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Thursday, March 8, 2018

Ohio: pozzo ExxonMobil esplode e rilascia metano senza sosta per tre settimane



 





Succede in Ohio, nella contea di Belmont, nel sud dello stato

Il giorno 15 Febbraio 2018 un pozzo della ditta XTO, sussidiaria della Exxon Mobil, e' esploso, si e' incendiato, e sono state rilasciate in atmosfera sostanze tossiche. Sopratutto il pozzo ha iniziato a rilasciare metano senza sosta e non si e' fermato piu' per tre settimane.

Cento persone sono state evauate.

Ci sono volute tre settimane per far fermare il flusso di gas metano che si e' arrestato il giorno 7 Marzo 2018. Il tasso di emissione e' stato stimato in piu' di 9 milioni di metri cubi di gas al giorno. Fanno quasi 200 milioni di metri cubi di gas finiti in ambiente. Per di piu' sono finite nei fiumi della zona grandi quantita' di acque di scarto sature di acidi e altre sostanze tossiche. Si parla di circa 20mila litri.

Non ne ha parlato quasi nessuno.

Una delle cose piu' difficili e' che questo pozzo da cui si faceva fracking era datato, non c'erano misure di sicurezza moderne e le valvole di sicurezza non hanno funzionato.

Sempre tuttapposto.








Wednesday, March 7, 2018

Primavera in Artico, gelo in Europa, il clima sottosopra












The extended warmth really has kind of staggered all of us
Ruth Mottram, Danish Meteorological Institute.

It's just crazy, crazy stuff
Mark Serreze, National Snow and Ice Data Center, Boulder Colorado

Climate change is the overriding thing
Walt Meier, National Snow and Ice Data Center, Boulder Colorado



E' stato l'inverno piu' caldo mai registrato in Artico, secondo la NASA.

E' questo il quarto anno di una serie di inverni con temperature sempre piu calde al polo nord, con sempre meno ghiaccio e quest’anno anche vie navigabili laddove dovrebbe esserci ghiaccio. Questo e’ quello che emerge dai dati registrati dal National Snow and Ice Data Center (NSIDC) di Boulder, Colorado.

In Febbraio, ondate di caldo al polo nord.

Una cosa mai vista prima.

Il commento del direttore del NSIDC, Mark Serreze, e’ stato questo:

"It's just crazy, crazy stuff”.

E lui ne dovrebbe sapere di crazy stuff visto che e’ dal 1982 che si occupa di clima e di livelli di ghiaccio e di temperature. Non c’e’ ombra di dubbio che tutto questo sia collegato ai cambiamenti climatici.

Per fare un esempio, a Cape Morris Jesup, nel punto piu’ a nord della Groenlandia, le temperature di Febbraio sono state le stesse che di solito di registrano a Maggio. Anzi, qui ci sono stati tre giorni in cui le temperature sono state superiori allo zero gradi centigradi. Neanche questo, mai visto prima.

In questa, e in molte altre localita’dell’Artico, 10 su 15 stazioni registrate, la temperatura e’ stata piu’ di 10 gradi superiore alla norma.

Anche a Barrow, nel Circolo Artico relativo all’Alaska, la temperatura media e’ stata 10 gradi superior alla norma, con media di otto gradi piu’ del normale se si considera tutto l’intervallo Dicembre 2017 – Febbraio 2018.

Secondo la NASA le ondate di calore arrivano non solo dall’Atlantico, fra la Groenladia e l’Europa, ma a per la prima volta anche dal Pacifico, attraverso lo stretto di Bering. Alek Petty del NASA Goddard Space Flight Center in Maryland dice che sebbene ci siano stati periodi di caldo ai poli in passato, questi periodi, queste anomalie diventano sempre piu’ frequenti ed intense. Non era mai capitato prima che le ondate di calore si sviluppassero in due parti opposte dell’Artico.

E mentre che la zona si riscalda, calano anche i livelli di ghiaccio, con vaste distese di acqua invece che neve e ghiaccio, dall’Alaska in su. Per esempio la zona che va dallo strestto di Bering fino al Chukchi Sea di solito in questo periodo e’ coperta di ghiaccio. Quest’anno invece c’e’ addirittura una traiettoria navigabile.

E’ qui che ci sono stati addirittura venti gradi piu’ rispetto alla norma,

Venti gradi.

In totale a Febbraio il ghiaccio in Artico copriva cira 14 milioni di chilometri quadrati, 160mila chilometri quadrati in meno rispetto al 2017, che gia’ era stato un anno difficile. Se si guarda solo Febbraio la perdita e’ stata di ben 1,4 milioni di chilometri quadrati, il minimo da 30 anni a questa parte. Un area di ghiaccio persa grande quanto due volte il Texas.

C’e’ anche chi mette in correlazione questi eventi estremi in Artico con quanto accade piu’ a sud, dove invece ci sono temperature veramente polari. L’idea e’ che la diminuzione di ghiaccio al polo nord e l’aumento di temperature fa si che si riducano anche le differenze fra la pressione atmosferica fra l’Artico e le zone di latitudine minore. Essendo ora le pressioni piu’ simili i venti provienenti dall’Artico non vengono spazzati via in fretta, come succederebbe se le pressioni fossero diverse, ma possono adesso restare piu’ a lungo e diffondere lungo aree piu’ grandi.

E' una teoria certo, ma inizia a prendere piende fra gli esperti. 

Ad ongi modo niente di tutto cio' e' normale, non l'intesitia' di questi eventi, non la rapidita' dei cambiamenti.

Io non so quand’e’ che il genere umano decidera’ che tutto questo deve essere la nostra prima priorita’.

Senza un ambiente sano, senza un clima normale, senza l'alternarsi delle e stagioni, senza i ritmi che garantiscono la vita alla nostra la flora e fauna cosi come li conosciamo un giorno non ci sara’ neanche piu’ l’uomo.



Tuesday, March 6, 2018

La Tesla costruisce il tetto solare piu' grande del mondo - sulla Nevada Gigafactory









La Tesla sta costruendo il tetto solare piu' grande del mondo.

E' sulla sua fabbrica in Nevada, la Nevada Gigafactory nei pressi della citta' di Sparks. Una volta terminata l'opera, il sistema generera' 70 megawatt di energia. Finora il record e' in India, dove invece l'impianto solare piu' grande del mondo, per ora, genera 11.5 megawatt di elettricita'.

Cosa si produce dentro la Gigafactory? Prodotti che saranno di servizio alle automobili elettriche della Tesla, of course. Per ora da qui e' partita la produzione di massa di batterie al litio, operazione che va avanti dal Gennaio 2017. L'edificio e' tale che nonostante la produzione sia gia' partita alcune ale sono ancora in via di costruzione, come appunto la copertura totale del tetto. In questo momento solo il 30% dell'edificio e' completato.

Uno dira', ma quant'e' grande questo edificio e perche' ci vuole tutto questo tempo?

Perche' si tratta dell'edificio piu' grande del mondo. Siamo solo al 30% dei lavori completati ma la superficie impiegata e' gia' di 450mila metri quadrati, su piu' piani di lavoro.

L'idea non e' solo di costruire componenti per le vetture elettriche di Mr. Elon Musk, ma anche di produrre queste stesse componenti in modo sostenibile, senza energia fossile e usando solo rinnovabili e batterie.

Cioe' senza petrolio, gas e carbone consumati direttamente. 

Oltre al tetto da 70 Megawatt, sette volte piu' grande dell'impianto indiano, veranno usate una serie di installazioni fotovoltaiche a terra.

A regime, entro il 2020, verranno qui costruite batterie al litio a un ritmo di 50 Gigawattora l'anno, piu' che in tutto il resto del mondo messo assieme e abbastanza per alimentare 500mila Tesla. Il tutto senza una goccia di petrolio.

Ha le idee chiare questo Elon Musk, e certo non ha paura di osare e di pensare in grande. Puo' darsi che le cose non filino cosi liscie, che ci saranno errori e ostacoli, ma gia' solo pensare e volerlo il futuro da' speranza.  

Sunday, March 4, 2018

I mattoncini della Lego diventano biodegradabili





La Lego ha iniziato a produrre una nuova linea di mattoncini fatta di materiale a base di fibra vegetale, che e' biodegradabile. 

Lo annuncia Tim Brooks, il vicepresidente per la responsabilita' ambientale della Lego.

I nuovi pezzi saranno in vendita a partire dalla fine del 2018 e secondo la Lego stessa saranno tecnicamente indistinguibili dai mattoncini tradizionali. Bimbi e genitori non potranno distinuguere fra i pezzetti vecchi e nuovi. Solo il pianeta potra' nel senso che i pezzetti nuovi saranno biodegradabili e non prodotti da fonti fossili.

Il materiale arriva dalla canna di zucchero ed e' una sorta di polyetilene (plastica) naturale. La plastica vegetale cosi derivata sara' morbida ma durevole, resistente e flessibile e appunto ecologica. La prima scatoletta avra' elementi botanici come alberi e foglie.

L'idea della Lego e' che questo sara' solo il primo passo verso il progetto ambizioso ma nobile di trasformare tutta la sua catena in prodotti fatti da materiale ecosostenibile.

Il progetto si basa su una collaborazione fra la Lego e il WWF, con l'intento di appunto incoraggiare tutte le ditte produttrici a cercare alternative in cui i loro prodotti arrivino da fonti non petrolifere ma che siano ecologicamente sani e che non resitino nell'ambiente per migliaia di anni una volta prodotti e magari poi gettati via.

Fra le altre iniziative della Lego l'obiettivo della monnezza zero nelle sue fabbriche, l'impegno ad usare materiale sostenibile anche per il packaging e altre operazioni di logistica entro il 2030. In questo momento la Lego e' anche un membro di RE100, un gruppo di produttori mondiali impegnato ad andare al 100% ad energia rinnovabile nel minor tempo possibile. 

Se pensiamo che fino a pochi anni fa la Lego produceva kit con le trivelle in Artico con il logo della Shell, e che ora hanno pure un dirigente per la responsabilita' ambientale, direi che hanno fatto veramente tanti passi in avanti.

Come sempre, sta a noi consumatori e cittadini ogni giorno mettere pressione alle grandi corporazioni affinche' facciano la cosa giusta. Se non per amore, lo faranno per business.

E in Italia?

Quante ditte, di giocattoli, di mangiare, di automobili, di vestiti hanno il vice presidente per la responsabilita' ambientale?

Benetton, Della Valle, Ferrari, Mr. Luxottica, Ferrero. Qualcuno vuole iniziare? 



Saturday, March 3, 2018

Le trivelle texane nelle foreste magiche di Colombia














Si chiama Caño Cristales e si trova in Colombia. E' un fiume nella provincia di Meta, che scorre fra le montagne del complesso detto Serrania de la Macarena, ad est delle Ande. Non e' un fiume lungo, solo 100 chilometri, ma e' considerato un piccolo miracolo della natura.

Il fiume infatti cambia colore durante l'anno e viene chiamato fiume dei cinque colori, o anche arcobaleno liquido. Alcuni lo considerano il fiume piu' bello del mondo. Da Luglio a Novembre il fiume e' un misto di giallo, verde, blue, nero e rosso.

I colori arrivano grazie ad una pianta poco vistosa, la Macarenia clavigera che sorge solo qui. Quando piove, il livello dell'acqua si alza, avvolge la pianta che cresce lungo le sue sponde e arrivano i colori.

Il primo e' il rosso scarlatto.

Dalle foto sopra e' evidente che si tratti di qualcosa di davvero spettacolare, bellissimo ma fragile, visto che tutto si basa sull'esistenza della piantina e sulle sue interazioni con l'acqua.

L'area e' diventata una grande attrazione turistica con flusso di visitatori durante i mesi dei colori.

Arriva il lupus in fabula.

Chi?

Da sotto alcuni massi si intravede il nero liquido di una sostanza che fuoriesce dal sottosuolo.

Petrolio.

E il petrolio non arriva mai da solo.

Una ditta texana ha infatti preso di mira Caño Cristales e vogliono trivellare proprio qui.

Senza ritegno, eh?

La citta' principale della zona si chiama La Macarena, come il ballo. E' una piccola citta' che non si e' tanto sviluppata a causa delle lotte interne fra il governo colombiano e i ribelli del FARC, fronte armato rivoluzionario di Colombia. A volte queste lotte hanno interessato anche i narcotrafficanti, rendendo varie zone interne colombiane pericolose, per i turisti, per i residenti, per i trivellatori.

Dodici anni fa arriva una sorta di tregua attorno a La Macarena fra i ribelli del FARC e il governo, grazie all'aumento della presenza delle forze armate centrali. Visto che c'era un po' piu' di sicurezza garantita dai militari, piano pinao sono aumentati i turisti.

La pace finale fra Bogota' e quelli del FARC e' arrivata nel 2016, 

Da quello stesso anno il numero di turisti nella zona e' aumentato vertigionsamente.

Nel solo 2017 sono arrivati qui 15mila turisti. Tutti a vedere il fiume arcobaleno.

Ma nel 2009 era gia' arrivata Hupecol, una sussidiaria colombiana della Dan A. Hughes Company of Beeville in Texas a fare ispezioni sismiche per cercare petrolio nella citta' di San Vicente del Caguán, non lontano da La Macarena e da Caño Cristales. I risultati erano stati promettenti, e la Huepecol decide di trivellare pozzi permanenti.

Il governo di Colombia aveva prima assegnata loro una concessione ma a causa di forti pressioni popolari, questa venne poi revocata nel 2016 per proteggere Caño Cristales. La gente accolse questa decsione con grande fervore, visto che erano tutti preoccupati, giustamente, dell'inquinamento e che Caño Cristales potesse diventare nero invece che restare un arcobaleno colorato. Oltre al turismo nascente qui la gente vive di agricoltura e di pastorizia.

Un poster anti trivelle la dice lunga: "Prima era la guerra con FARC, ora e' guerra con il fracking".

E non c'e' solo il fiume acrobaleno. C'e' la foresta tuttattorno dove vivono giaguari e leopardi, ci sono coccodrilli e delfini, c'e' una enorme biodiversita' che sarebbe messa a duro rischio dalle trivelle. Si contano qui 50 specie diverse di uccelli acquatici, quattro specie di serpenti d'acqua, 150 di pesci, e ogni tanto ne viene fuori qualcuno finora sconosciuto alla scienza.

Ma sopratutto e' l'umile Macarenia clavigera che e' a rischio e che preoccupa i residenti perche' questa pianta e' il motore di tutta l'attivita' turistica della zona. E' una pianta che cresce solo qui, sulle sponde del fiume la cui acqua e' leggermente acida e non ricca di sostanze nutritive.  E' eveidente che nessuno sa come tutti i delicati equilibri pittorici cambierebbero se cambia la composizione chimica dell'acqua a causa di anche un modesto inquinamento da petrolio.

Quelli della Huepecol dicono (e cos'altro possono dire?) che e' tuttapposto, perche' le trivelle sarebbeero a 68 chilometri da qui, dicono che la ditta non vuole fare fracking, ma "solo" usare trivelle normali.

Come se tutto questo fosse una garanzia!

Che ha da fare un petroliere? Ma certo, chiedere risarcimenti al governo. In questo caso circa 21 milioni di dollari. Un po come per il caso Ombrina e l'arbitrato internazionale.

Arrivano altri personaggi.

Un gruppo di dissidenti FARC dice che loro hanno deciso di non partecipare all'accordo per la pace firmato nel 2016 e che quindi potrebbero portare avanti azioni di guerriglia proprio attorno a La Macarena. Le trivelle avrebbero vita difficile.

In un certo senso, per quanto contorto, questo e' un punto a favore di Caño Cristales.

L'ultimo personaggio siamo invece tutti noi.

Il microclima attorno a Caño Cristales cambia, con o senza trivelle. Ci sono sempre piu' di frequente periodi asciutti durante la stagione delle pioggie e sempre piu' pioggie durante la stagione piu' asciutta. Si teme che queste siano manifestazioni dei cambiamenti climatici che potrebbero distruggere i delicati equilibri di Caño Cristales.

Trivelle, guerriglia, cambiamenti climatici.

Povera natura. Poveri noi.




Friday, March 2, 2018

Il 73% dei pesci in acque profonde ha mangiato plastica -- dalle nostre lavatrici














"It's worrying to think that our daily activities, 
such as washing our synthetic clothes in our washing machines, 
results in billions of microplastics entering our oceans 
through our waste water stream that may 
eventually end up in these deep-sea fishes."


Me lo ricordo il Professor Francesco Stoppa che diceva di comprare solo vestiti di fibre naturali ed ecco qui.

E' un numero strabiliante: il 73 percento dei pesci in acque profonde ha mangiato microplastica. E' un tasso elevatissimo, mai visto prima.

Alcuni ricercatori della National University of Ireland nella citta’ di Galway in Irlanda hanno analizzato gli intestini di 233 pesci raccolti in acque profonde dell’Atlantico, a circa 600 metri di profondita’ e hanno qui trovato che circa 170 di questi aveva plastica in corpo. Appunto il 73% del totale.

Lo studio e’ apparso sulla rivista chiamata Frontiers in Marine Science e il capo del gruppo di ricerca si chiama Thomas Doyle.

La microplastica giace in superficie, i pesci di acque profonde migrano verso l'alto per mangiare plankton, ed e’ probabile che e’ da qui che arriva la loro contaminazione. Cioe' scambiano la plastica per plankton.

Un esempio e’ quello di un pesce con 13 pezzettini di plastica di cui il piu’ lungo di circa 5 centimetri.

Certo puo' essere che i pesci provengano da una zona dell'Atlantico particolarmente inquinata, ma questi numeri sono veramente impressionanti. Un altra ricercatrice del gruppo,  Alina Wieczorek dice che presto cercheranno di analizzare altri campioni in altre parti del mare.

Ma che di plastica si tratta?

Non ci avrebbe mai pensato nessuno. 

Per la maggior parte si trattava di microplastica e di microfibre, di colore nero e blu. Sono pezzi che arrivano da fibre sintetiche, polyestere, rayon and nylon.

Sono i nostri vestiti.

Una sorpresa, vero? Nessuno pensa che questo possa essere il fato dei nostri vestiti sintetici, e invece eccoci qui. Quando si lavano le fibre sintetiche anche in lavatrice queste possono lasciare tracce dietro di se, anche senza che le buttiamo via. Un giubbotto di materiale sintetico puo' rilasciare la bellezza di 250,000 fibre nel corso della sua vita e dei suoi lavaggi. Un indumento di polyestere puo' invece rilasciare circa 1,900 fibre in una sola lavata.

I filtri e i depuratori non riescono a trattenerli tutti, e la maggior parte finisce in oceano. Intanto, in mezzo a queste microplastiche o microfibre artificiali possono esserci anche degli additivi, come coloranti o anti-incendio, o altre sostanze tossiche. E quindi oltre a durare per sempre, una volta ingerite possono causare forti danni agli animali, come l'infiammazione degli intestini, nausea, e mancanza di nutrimento.

E cosi, arriva dalla California una nuova proposta: se i vestiti sono fatti piu' del 50% di materiale sintetico questo deve essere aggiunto ad un "avviso" al consumatore: che potrebbero essere rilasciate microfibre di plastica, e quindi si raccomanda il lavaggio a mano.

Non ci credo neanche per niente che nessuno seguira' questi consigli. E' tutto troppo difficile per l'Americano medio.  Dal canto suo la California Fashion Association si oppone a questa legge perche' gli portera' via business.

E' un problema grande, di cui la maggior parte delle persone non sa niente.

Come sempre, non sono solo i pesci.

Siamo noi, perche' siamo noi che andiamo a mangiare quei pesci anche se vivono a 600 metri sotto il livello del mare. 
Dalla plastica dei nostri vestiti, alle lavatrici, al mare, ai pesci, alla nostra acqua, al nostro corpo, al nostro futuro.





Thursday, March 1, 2018

Amsterdam: apre Ekoplaza, il primo supermercato no plastica





Sian Sutherland e da Frederikke Magnussen
le ispiratrici del tutto 



Si chiama Ekoplaza ed ha aperto le sue porte al pubblico il 28 Febbraio 2018 alle 11 del mattino ad Amsterdam, Olanda.

In vendita ci sono 700 prodotti alimentari in una sezione separata totalmente privi di plastica.

No imballaggi, no pellicole, no forchette di plastica, no contenitori di plastica.

Invece il cibo e' qui posto in contenitori di vetro, metallo e di carta ed altre componenti facilimente biodegradabili.  Laddove compaiono pellicole si tratta invece di biolfilmm fatto di materiale organico proveniente da alberi e piante che ha una vita media di 12 settimane.

In vendita frutta e verdura, carne, riso, sughi, cioccolata, yogurt. Il costo e' lo stesso dei prodotti con gli imballaggi tradizionali.

I gestori di Ekoplaza dicono che entro la fine del 2018 tutti i suoi negozi in Olanda, tutti e 74, avranno una sezione plastica-free. 

La prossima citta' in linea sara' l'Aia, a Giugno.

Come e' successo?

Esiste in Olanda un gruppo di attivisti che si chiama "A Plastic Planet", guidato da Sian Sutherland e da Frederikke Magnussen, due donne caparbie e risolute. A un certo punto hanno deciso di inventarsi un piccolo logo che i produttori potevano applicare sui loro prodotti senza plastica per farsi pubblicita' e come marchio di garanzia no plastica.

La loro idea era di dare una piccola spinta in positivo alla produzione di oggetti e di cibo senza involucri di plastica perche' non ha senso, se ci pensiamo bene, che la plastica di contorno un volta usata e gettata via essenzialmente restera' su questa terra per secoli mentre quello che mangiamo o beviamo durera' al massimo qualche giorno.

Ekoplaza ha fatto sua questa idea e ha adesso un intero settore plastica free.  Hanno fatto campagna di informazione per un mese prima di aprire questa ala al pubblico e dicono di essere soddisfatti, sia di aver fatto la cosa giusta, ma anche perche' i clienti in anni passati si sono spesso lamentati della troppa plastica nei loro acquisti.

Della sovrapproduzione di plastica a livello mondiale ne abbiamo parlato tante volte, alcune statistiche rivelano anche che una parte importante di questo inquinamento da plastica arriva proprio da cio che gettiamo via dopo aver visitato il supermercato, nella forma di imballaggi, circa il 40%.

Adesso vediamo come tutto si svolge: la risposta del pubblico, l'effettiva qualita' dei materiali no plastica, se davvero biodegradano dopo 12 settimane, se sono versatili tanto quanto la plastica, e se possano essere migliorati.

Cosa ci insegna, secondo me, questa storia? Che cambiare le cose e' possibile, che si parte sempre dal basso, che la caparbia di due persone puo' portare lontano, che il consumatore-cittadino puo' e deve fare sentire la sua voce quando le cose non gli piacciono.

Che in questo mondo ci sono delle persone speciali, che cercano di fare le cose buone non per se stesse, ma perche' e' giusto cosi.  Saranno loro che ci salveranno tutti.