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Thursday, August 8, 2013

Colle dei Nidi - Medoilgas, Gas Plus, Petrorep



Gianni Chiodi, 2010

Chissa perche' queste decisioni si prendono sempre in periodi di vacanza.

Sul Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse del 31 Luglio 2013 viene infatti riportato il confermimento del titolo petrolifero "Colle dei Nidi" che interessa le citta' di Sant’Omero, Nereto, Corropoli, Tortoreto, Torano Nuovo e Controguerra.

La decisione e' datata 12 Luglio 2013 ed e' firmata da Franco Terlizzese, che pur facendo finta di essere un integerrimo ed imparziale funzionario ministeriale e' in realta' un profondo sostenitore dell'Italia ai buchi.

Ecco qui il decreto, a pagina 9







Ci sara' un pozzo esplorativo di 3500 metri che andra' perforato entro 36 mesi.

Per tutto questo, le ditte proponenti - la Gas Plus, Medoilgas e Petrorep - pagheranno allo stato 5 euro al chilometro quadrato.

Visto che sono circa 83 i kilometri quadrati, il conto e' presto fatto: 400 euro all'anno - da pagarsi anticipatamente pero' che sicuramente risolviamo cosi la crisi.

Che dire.

Beh, diciamo che intanto la famosa legge di Gianni Chiodi non e' servita a niente se siamo ancora qui con permessi per idrocarburi in zone di pregio agricolo e paesaggistico.

E ancora di meno e' servita la sua persona o il suo darsi da fare, semplicemente perche' il suo darsi da fare e' stato inesistente.

Gianni Chiodi non ha mosso un dito contro le trivelle, ed ha solo qualche volta parlato di cose che non sapeva, sparando numeri e promesse a casaccio. Lo sappiamo: e' un pappamolle a cui non interessa niente, nemmeno della sua provincia di origine.

Ma questo lo si sapeva gia', come pure si sapeva gia' della concessione Colle Dei Nidi. Io stessa ne parlai nel 2008 per la prima volta e sicuramente i progetti erano molto antecedenti quella data.

Ci sono stati quindi almeno 5 anni di tempo per protestare, ma la maggior parte della gente ha preferito dormire.

Ormai ne ho viste tante, ne ho sentite tante, ed una cosa mi e' chiara come il sole: i pozzi si sconfiggono solo con l'attivismo, incessante, quotidiano, diffuso, che non si addormenta nei periodi di calma, ma solo quando e' stata scritta la parola fine.

Si sconfiggono avendo il coraggio di prendere le posizioni scomode e fare le domande difficili, essere duri, antipatici se serve, e rompere le scatole, senza paura. La timidezza e lo "speriamo che" non portano lontano, e cosi pure l'aspettativa di usare il petrolio per farci carriere politiche o per la vanagloria.

E' stancante, lo so, anzi lo so fin troppo bene, ma non ci sono soluzioni diverse
che l'impegno quotidiano e sincero.

Perche' tutti i politici sono corsi a dire di no ad Ombrina e su Colle dei Nidi nessuno fiata?

Perche' su Ombrina sono anni che l'opinione pubblica li martella, e ci si scandalizza, la gente nei parla nei supermercati e nelle scuole, e ci sono ripetute forme di proteste e manifestazioni di fronte a cui e' impossibile far finta di niente, proprio come per il centro Oli a suo tempo.

Credete che ai politici interessa qualcosa del mare pulito o dei vigneti?

No.

A quelli interessa solo la real politik, e quindi occorre trasformare le battaglie ambientali in uno scandalo diffuso, di modo che questi ignoranti che ci governano abbiano paura di far brutta figura, di perdere consensi, di essere additati come quelli che distruggeranno la nazione.

E purtroppo, tutto questo attivismo di popolo per Colle dei Nidi non c'e' stato, come non c'e' stato gruppo, coesione, coscienza collettiva.

Un sacco di gente mi ha scritto all'ultimo minuto su questo argomento, ma la mia giornata e' fatta di 24 ore, come per tutti, ed io non ho bacchette magiche.

In Abruzzo c'e' tanto bisogno di gente che abbia coraggio di agire in modo continuato nel tempo e non sporadico: vogliono rimpicciolire i parchi, distruggere la riserva del Borsacchio, fare i buchi, gli inceneritori, le palazzine, e chi piu ne ha piu ne metta.

Occorre allora che tutti si diano da fare - ma non solo su Facebook, che quello e' troppo facile - ma nella vita vera, con spirito di umilta' e di servizio, ciascuno con la professionalita' che ha, con manifestazioni, mostre, concerti, incontri, scuole, domande difficili ai politici, rendendosi utili senza cercare ritorni personali.

Lo so che costa tempo, e bile di fegato, e che uno deve diventare qualcosa che non e', ma, come detto, non ci sono scorciatoie.




















Wednesday, August 7, 2013

I fraccanti via anche da New York

lo ha annunciato oggi il governatore dello stato di New York.


 

Gail Fisher, proprietaria terriera dopo 
il ritiro della Chesapeake Energy nelle contee Tioga e Broome, NY

 

Lo stato di New York ha una moratoria contro il fracking dal 2008, grazie all'impegno e all'attivismo di tanti che da anni continuano a protestare e a rompere le scatole.

La cosa interessante e' che in Italia si continua a martellare con il mantra che le trivelle negli USA hanno portato ogni sorta di ben di dio, mentre invece non si parla mai dell'opposizione alle trivelle o del fatto che il fracking abbia potuto prendere piede in zone dove la gente non ne sapeva niente, e che una volta arrivati, sono stati pianti amari per tutti, tant'e' che sono tanti i pentiti del fracking.

Ma non a New York, dove appunto c'e' una moratoria da 5 anni.

E cosi', come per la Pennsylvania del nord, i signori del fracking, esasperati, dopo aver cercato di spuntarla con pressioni incessanti, promesse di lavoro, soldi, indipendenza dal medio oriente, e gioia per tutti, abbandonano il campo di battaglia anche qui.

Si tratta in questo caso della Chesapeake Energy - una delle ditte che ha investito di piu' nello sfruttamento di shale gas sulla East Coast.

Il tempo e' denaro, e non possono piu' aspettare.

La storia si snoda cosi.

Nel 2000 alcuni proprietari agricoli nelle contee rurali di Broome e Tioga, avevano concesso alla Chesapeake di usare i propri terreni, dietro pagamento, per fare sondaggi di gas da scisto. Queste concessioni erano state quando non si sapeva ancora tanto ne' del fracking ne' delle sue conseguenze ambientali e chi le ha firmate probabilmente non sapeva quel che faceva.

Offrivano 3 dollari all'acro e il 12.5 per cento di royalties, direttamente ai proprietari terrieri.

Dal canto suo, la Chesapeake in quegli anni compro' o affitto molteplici terreni in giro per la East Coast, senza necessariamente volerli sviluppare tutto di un colpo: erano solo investimenti e come dire, se non li compro io questi terreni, lo fara' un altro. E quindi fecero ingordigia.
 
Le concessioni valevano per dieci anni, a meno che non ci fossero "cause di forza maggiore" ad interrompere il conto dei dieci anni.

Arriva il 2010, senza che la Chesapeake potesse fare granche' , un po per programmazione interna, un po a causa della moratoria del 2008 e della sollevazione popolare.

La ditta allora chiese di poter estendere nel tempo le concessioni, e aprirono una pratica legale in cui volevano dichiarare la moratoria una "causa di forza maggiore" e in cui sostenevano che gli anni dal 2008 ad oggi dovessero non entrare nel conteggio dei dieci anni perche' erano stati incapacitati a trivellare non per colpa loro.

Ma i proprietari terreni, piu' saggi, non vollero rinnovarle e la pratica divento' una vera e propria causa in tribunale.

Adesso dopo due anni di lotte in tribunale si arrende, e restituisce le concessioni, intatte, ai proprietari terrieri, o cosi e' quando affermano i legali dei proprietari terreni, Levene Gouldin & Thompson.

Si tratta di 10,000 acri di terreno, che sono poca cosa se si considera che la Chesapeake controlla circa 2.5 milioni acri negli USA, pero' e' importante perche' questa ditta e' quella che ha maggiormente investito nello stato di New York, e se abbandonano il campo qui, potrebbe essere che altre decisioni simili di propagheranno per altre contee newyorkesi.

Le reazioni sono state di vario tipo.

Forbes magazine annuncia: 

If the people of a state don’t want the royalties and economic growth and jobs and truck traffic that come with oil and gas development, you can’t force it on them.

Pace a Forbes Magazine.

Gail Fisher, invece una delle proprietarie di terra coivolte commenta cosi la fine dell'incubo fracking sui suoi terreni

"Chesapeake finally capitulated after about a year and a half. I will not sign up to have my land leased again."


Amen, sister.





Tuesday, August 6, 2013

Golfo del Messico: 27,000 pozzi orfani e geyser al petrolio


I 27,000 pozzi abbandonati nel golfo del Messico.

 

  Un geyser al petrolio, 2013.


Nel golfo del Messico c'e' un po di tutto.

Ecco qui nella foto in alto un bellissimo geyser di petrolio in mezzo al mare. Si trova a 9 miglia a sud ovest di Port Sulphur, in Louisiana e per vari giorni a Febbraio 2013 ha sputato - neanche a farlo apposta - idrocarburi misti a idrogeno solforato. La stessa cosa era gia' successa a Plaquemine, sempre nel golfo del Messico, nel 2012.

E infatti, nel Golfo del Messico ci sono la bellezza di 27,000 pozzi abbandonati, dei quali 3,500 in uno stato di semi-abbandono con pozzi arrugginiti, valvole difettose e la possibilita' di perdite anche piccole, ma continuate nel tempo.

Di questi 10,000 sono stati abbandonati piu' di 10 anni fa.

Nel 2010 ci fu un analisi investigativa da parte dei giornalisti dell'Associated Press che appunto fornirono la stima del numero di pozzi abbandonati. I piu' vecchi risalgono agli anni 1940.


Non c'e' nessuno - ne i petrolieri, ne il governo - che li sorveglia. Nessuno.






Le leggi dicono che le ditte del petrolio in teoria devono presentare programi per riusare o per tappare in modo definitivo i pozzi dismessi, ma ovviamente, queste stesse leggi non vengono rispettate perche' e' difficile il controllo. Di solito fanno dei lavoretti alla meno peggio, magari li chiamano "temporanei" ma poi il tappo finale, come i controlli, non arrivano mai.

E perche' controllarli?

Beh, ce lo dice Andy Radford - un ingegnere del petrolio che lavora per l'American Petroleum Institute - e Roger Anderson - professore alla Columbia University di geofisica petrolifera - e non la D'Orsogna.

Radford e Anderson dicono che i pozzi perdono, sia nel mare che in terraferma, e anzi nel mare di piu' a causa delle maggiori pressioni e possibilita' di corrosione. Dicono che il cemento invecchia e potrebbe presentare crepe e fessure, come succede in ogni altra opera umana e che quindi vanno monitorati come si deve per evitare che ci siano dispersione in mare.

"It ages, just like it does on buildings and highways"

Dicono che le condizioni geologiche potrebbero cambiare, a causa di estrazione da pozzi vicini, o da cambiamenti negli acquiferi vicini, e portare a ripressurizzazioni sotterranee che potrebbero portare liquami vari a tornare in superficie, come nel caso del geyser di cui sopra.


"You can have changing geological conditions where a well could be repressurized"

I petrolieri invece insistono che il loro cemento e' migliore e che resistera' per l'eternita'.

I controlli sono sempre troppo blandi, perche' ai petrolieri non interessa farme,  perche' troppe sono le risorse governative che ci vorrebbero e perche' putroppo in mare occhio non vede cuore non duole.

Tutto questo sebbene gia' nel 1989 un rapporto del General Accountability office mostro' che negli USA il 17% dei pozzi dismessi non sono stati tappati in modo appropriato. Nel 1994 un rapporto eseguito per conto del Congresso mostro' che le perdite dai pozzi in mare sono dannosi per la vita marina, con casi di morie di pesci e flora marina.

Ma perche' le ditte del petrolio non vogliono tappare i pozzi come si deve?

Perche' e' costoso, si tratta di strutture ferrose gigantesche sotto il mare, e loro devono guadagnarci fino all'ultima lira e spemere tutto lo spremibile da madre natura, senza che gli importi niente di quello che lasciano indietro. Niente.

Il pozzo Macondo, scoppiato nell'Aprile del 2010, a quanto pare era in fase di tappatura "temporanea" quando il cemento ha ceduto e il pozzo si e' incendiato, causando la morte di 11 persone e il rilascio di petrolio per quasi tre mesi.

Dopo il rapporto dell'Associated Press, nel Settembre del 2010, Obama ha ordinato che i 3,500 pozzi in stato di semi-abbandono venissero tappati in modo permanente.

Il Wall St. Journal dice costera' fra i $1.4 e i $3.5 miliardi di dollari.



Piattaforma sottomarina dismessa - notaare 
quanto grande sia la struttura in confronto alle dimensioni dei lavoratori, sulla destra.



 




Monday, August 5, 2013

L'oleodotto e le suore





 Sister Maria Visse, Sisters of Loretto


La ditta Williams Co. con sede a Tulsa, Oklahoma, ha in programma di costruire un oleodotto che dovrebbe partire da alcuni nuovi impianti di gas naturale da fracking in Pennsylvania fino ad arrivare al golfo del Messico.

L'oleodotto, secondo i progetti della Williams Co., dovrebbe snodarsi attraverso vari stati, fra cui il Kentucky, dove 18 sarebbero le contee impattate e che vedrebbero sorgere sotto i loro piedi un tubo con gas ad alta pressione, altamente infiammabile.

Lungo il suo percorso, l'oleodotto dovrebbe anche attraversare un campo di circa 3000 acri di proprieta' di suore dell'ordine di Loretto, ed un altro di 2500 di proprieta' di monaci dell'ordine dei trappisti. L'Abbazia del Getsemani dei monaci sorge nelle strette vicinanze del proposto tubo, mentre invece nel convento delle suore vivono circa 100 persone, fra consacrati e laici. Le loro strutture immerse nel verde sono usate spesso per ritiri spirituali, per fare meditazione e fuggire dal tran tran quotidiano. Ci vengono anche da lontano.


No.

A parlare per loro, Sister Maria Visse, che coordina le suore di Loretto, che dice che ha detto no a quelli della Williams Co. all'istante,  senza neanche pensarci su due volte, preoccupata per eventuali perdite nel terreno di materiale tossico e per l'inquinamento delle falde acquifere.

“This is just short-term money that has very dangerous potential long-term consequences"

Le fa eco Sister Claire McGowan, suora Dominicana e direttrice del "New Pioneers for a Sustainable Future in Springfield"  che dice che il progetto mettera' a rischio tutto quanto c'e' di buono in quella parte del Kentucky:

the beauty of our landscape, the abundance of good water, the health of our air, the peaceful quietness of our rural areas, and the general sense of security from unexpected disasters.

E fanno bene ad essere tutti preoccupati: uno degli impianti della Williams Co, il Geismar Olefins in Lousiana e' gia' esploso il giorno 13 giugno, causando due morti, dopo vari richiami e multe per infrazioni al codice di sicurezza. I feriti furono 77.

Sister Maria Visse dice della terra: 

 "It’s a gift. It’s not a commodity."  
E' un dono, non una commodity.

E questo, io credo vale non solo per il Kentucky, ma per il pianeta tutto.













Sunday, August 4, 2013

L'Olanda e la sismicita' indotta










"You can never exclude anything if people 
are in the wrong place at the wrong time,"

 Chiel Seinen, NAM, consorzio che comprende Exxon e Shell  

"We want them to put our safety on top of everything, 
but they don't, they really don't."

 Daniella Blanken, attivsita,
Groningen Ground Movement

Dei collegamenti fra le trivellazioni per gas metano ed eventi sismici in Olanda abbiamo gia' parlato diverse volte qui a Groningen, e poi qui e poi ancora  qui.

Ci sono reportage giornalistici, ci sono universita' e pure gli stessi trivellanti che lo ammettono.

E' infatti dal 1986 ad oggi che le zone interessate dalle trivelle, nella regione del Groningen, sono martoriate da sismicita' indotta, con intensita' che varia attorno alla magnitudo 3.0 della scala Richter.

In questi ultimi tempi pero' gli eventi sono stati sempre piu' frequenti tant'e' che delle 60,000 case in zona, circa il 60%  ha un qualche tipo di problema collegato ai ripetuti sismi.
Groningen last week, an earth tremor registering 3.0 on the Richter scale hit the village of Garrelsweer, rocking a dyke and causing damage to houses.
It is the latest in a long line of earthquakes that regularly hit those living amid the Groningen natural gas fields, the largest in Europe. While the fields have been exploited for almost 50 years, earthquakes are now becoming more frequent, now averaging one a week compared to fewer than 20 a year before 2011.
- See more at: http://www.iamexpat.nl/read-and-discuss/expat-page/news/natural-gas-extraction-doubling-number-of-earthquakes-groningen#sthash.FeB3yzGO.dpuf

Non si usa fracking in Olanda, ma il campo di gas di Groeninger e' stato sfruttato da almeno 50 anni. Prima del 2011 c'erano una media di 20 terremoti l'anno, adesso, non si sa perche' ce n'e' uno alla settimana. E mentre prima gli esperti dicevano che si poteva arrivare al massimo al grado 3.9 Richter, adesso invece si accetta che potrebbero esserci tremori anche di intensita' 4 o 5 Richter.

Uno degli ultimi eventi sismici c'e' stato il giorno 2 Luglio 2013, sempre di intensita' 3.0 Richter. L'epicentro e' stato nella citta' di Garrelsweer, e il terrremoto ha causato danni alla Lauwersmeer Dijk, una diga che separava terraferma dal mare, nonche' crepe alle case delle persone.

La diga che ha traballato si trova a 25 miglia dall'epicentro del terremoto indotto, e la ditta che si occupa di monitorare sismicita' e subsidenza e' preoccupata di cosa dovesse succedere se invece il terremoto potesse capitare piu' vicino alla diga.

Come gia' accaduto in Febbraio 2013, lo stesso consorzio trivellante - Exxon e Shell, riunite in un gruppo detto NAM, ha ammesso che la vita delle persone possa essere a rischio.

Chiel Seinen, il capo del consorzio NAM dice:

"Until now we always knew that earthquakes could occur, now we don't know what the new maximum could be. You can never exclude anything. If people are in the wrong place at the wrong time"

Rassicurante, eh?

E poi aggiunge pero' che non c'e' niente da temere perche' la NAM ripaghera' fino all'ultima lira, senza nessun limite. Un milione di euro? No, nessun limite.

"There is a compensation scheme in place. A million-euro fund? No, there is no limit. People can count on it that we at NAM will compensate them for any damage caused by the earthquakes." 

I residenti invece si lamentano non solo dei rischi, ma del fatto che le loro case hanno perso valore e che sono delle pedine nelle mani del governo olandese. Secondo i residenti infatti, chi governa poco sa fare per proteggere i cittadini, specie perche' considera vitale l'industria del gas.

Il governo e' uno degli azionisti della NAM e anzi, tramite il NAM, il governo ha guadagnato 250 miliardi di euro, vendendo il gas anche alla Germania, Francia e al Belgio e da qui si capisce il dilemma dei politici: soldi o sicurezza?

E chi vive a Groeningen? Molti sono i comitati di opposizione fra cui il Groningen Ground Movement, guidato da Daniella Blanken.

La gente qui considera il gas una maledizione: terrore, impotenza, paura per il futuro, incertezza.

Queste le voci dei residenti:

“People are mentally stressed by anxiousness about what is coming in the next years.”

"The house shook enormously; it was scary"

"The risk of greater tremors affects the whole region. Banks don’t want to invest anymore, and you cannot sell a house here.”

“We feel taken hostage. A hostage in your own home.” 

"The government is meant to protect its citizens. We don't feel protected."

"It comes rumbling towards you, louder and louder and louder. Everything starts to shake. It ends with a bang, like a massive weight dropped on the house. Boof! And that is frightening, really really frightening."

"We sleep underneath a beam. At night I think, what if there was another earthquake and that beam was to come down on top of us? I hope I will live to tell about it."

Daniella Blanken e il suo gruppo Groningen Ground Movement vogliono portare la questione alla corte europea dei diritti umani, in nome del diritto a vivere liberi dalla paura.



Friday, August 2, 2013

Siberia: le miniere e la sismicita' indotta







Viktor Seleznev,  

Direttore del Geo-physical Service Russian Academy of Science, Siberia
sul terremoto 5.3 (o forse 7?) Richter in Siberia

Il 19 Giugno 2013 c'e' stato un terremoto in Siberia, nella provincia di Kemerovo.

L'intensita' iniziale fu stabilita essere del grado 5.3 della scala Richter.

L'epicentro era nel bacino minerario di Kuznetsk, detto anche Kuzbass, e i danni si sono registrati fino alle vicine citta' di Kemerovo, dallo stesso nome della provincia, di Novokuznetsk, Prokopyevsk, Leninsk-Kuznetskiy, e nella confinante repubblica di Altai.

Il Kuzbass e' a circa 3600 chilometri da Mosca,  ed e' noto per le produzioni di carbone dalle miniere sotterranee - nel 2012 ne hanno prodotte 80 milioni di tonnellate, grazie alle ditte Evraz Group, Raspadskaya, Yuzhkuzbassugol, e Sibplaz.

Il terremoto causo' la distruzione di circa 500 case, nel vicino villaggio di Bachatsky. La zona di recente ha sofferto per altri terremoti, fra cui uno a Febbraio 2013, di intensita' 4.4 Richter e una scia successiva di intensita' 3.2, 3.6, 3.8.

A parte le case distrutte, non ci furono morti, ma all'indomani del terremoto il governatore di Kemerovo, Aman Tuleyev, ordino' il fermo totale alle operazioni minerarie sotterranee, incluse le esplosioni controllate nelle miniere  profonde ed in superficie.

Passano varie settimane e lo scenario cambia.

Intanto, il Siberian Times riporta che le stime dell'intensita' del terremoto sono state riviste, e si parla ora di grado 7.0 della scala Richter e non piu' di 5.3.

E poi anche l'ipocentro del terremoto, da dove il tutto e' partito,  inizialmente era stato stimato a 9.8 chilometri sotto la crosta terrestre. Successivamente la stima e' stata poi aggiornata a 4 chilometri.

E inizia a farsi largo un altra idea - non della D'Orsogna, ma dal gruppo di scienziati russi chiamati ad indagare - e cioe' che le miniere di Kuzbass possano avere contribuito al sisma, con le esplosioni sotterranee, ma che ci sono anche dei risvolti positivi nella faccenda.

Viktor Seleznev, il direttore dei servizi geofisici dell'Accademia Russa di Scienza infatti dice:

'The earthquake was provoked by man but I put positive meaning here. If there is tension in the Earth crust, the quake will happen sooner or later. And if we blow up or are doing something else on this territory, the event takes place earlier and magnitude is lower. If there were no coal mines, the earthquake would happen later but it would be much stronger". 

"Il terremoto e' stato provocato dall'uomo, ma lo intendo in un senso positivo. Se c'e' tensione nella crosta terrestre, prima o poi ci saranno terremoti. E se provochiamo esplosioni o se facciamo dell'altro sul territorio, l'evento accade prima e la magnitudine e' minore. Se non ci fossero le miniere di carbone, il terremoto sarebbe accaduto piu' tardi ma sarebbe stato piu' forte."

Piu' forte di 7.0? Bah.

Comunque, a parte lo spin positivo, credo che sia importante quando dice che 'The earthquake was provoked by man".

Seleznev aggiunge che questo e' stato il piu' forte terremoto nella regione negli scorsi 100 anni.

Alexander Zaviyalov invece, il capo del "Continental Seismic Activity and Seismic Danger Forecast Laboratory" presso il Schmidt Earth Physics Research Institute, sempre della Russian Academy of Sciences dice che finche continuera' l'attivita' mineraria in Kuzbass, terremoti ci saranno ancora.

'It impacts on tension in the Earth's crust of the upper level. It may happen that in one part there will be more tension than in the other and this is where the crust starts moving, and we feel it as an earthquake.

'Impatta la tensione sulla parte superiore della crosta terrestre. Potrebbe succdedee che da una parte ci sia piu' tensione che dall'altra, ed e' qui che la crosta inizia a muoversi, e noi lo precepiamo come un terremoto'.

Sulla stampa italiana, tutto tace.

Ma di che ci preoccupiamo: in Italia siamo fortunati: da noi non succede mai.













Thursday, August 1, 2013

Il miracolo di Varese Ligure


 Varese Ligure, prima citta' d'Europa al 100% verde.


“Because the political will existed, 
we succeeded in arresting Varese Ligure’s decline.”

Maurizio Carranza, sindaco di Varese Ligure


Varese Ligure, provincia di La Spezia, e' uno dei picoli miracoli d'Europa.

Ha solo 2400 abitanti ed e' stata la prima citta' d'Europa - nel 2001, prima dei tedeschi, prima dei finladesi - a generare il 100% della sua elettricita' dalle energie rinnovabili.

Hanno usato vento, sole, energia idrolettrica e ci hanno messo una manciata di anni a trasformarsi in citta totalmente sostenibile. Genera tanta energia quanto tre volte il suo fabbisogno interno.

Dieci anni fa, Varese Ligure era in crisi, e la popolazione era in declino. Il sindaco Michaela Marone, ed il suo predecessore, Maurizio Caranza, pensarono a lungo su cosa fare per ridare vigore alla sua citta'.

E mica pensarono ad un pozzo di petrolio? A una raffineria? A un centro di stoccaggio?

No.

Pensarono alle energie rinnovabili, alla difesa dell'ambiente, alla rivitalizzazione del centro storico, al turismo. E cosi, si misero all'opera per trasformare radicalmente Varese Ligure. Grazie alla richiesta di manodopera, grazie alle opportunita' collegate al programma dei sindaci sostenibili, sono stati creati 140 posti di lavoro. Varese Ligure e' la prima citta' italiana ad avere il certificato ISO 14001 (Ottobre 1999) e la prima citta' Europea EMAS (Novembre 1999).

Nel giro di dieci anni, il turismo e' aumentato di sei volte - la gente viene solo a vedere il sistema energetico della citta'!

Varese Ligure dalla sua ha una posizione geografica conveniente, i venti sono buoni e le sue 4 turbine a vento che producono  8 milioni di kilowatt-ore. A completare il quadro pannelli fotovoltaici che danno energia al comune e alla scuola.

Il loro prossimo obiettivo?

Agricoltura biologica: Varese ligure vuole diventare 100% organica nei prossimi anni.

Proprio come Viggiano, in Basilicata dove l'ENI ha annerito terreni, coscienze e sogni per il futuro.


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Dal Sito Clean Technica

A trip to Varese Ligure, Italy, will bring you face to face with a charming town of pastel-colored houses and a plethora of restaurants serving dishes with organic porcini mushrooms and chestnuts. Stop at the bustling markets and you will see Italians who have traveled from far and wide to purchase the locally produced organic meats, cheeses, and honey. It’s a far cry from just 20 years ago, when this town in the Liguria region of northwest Italy was fading away due to a lack of jobs, no industry, decaying properties, and a lack of essential services.

At the end of the 1980s, Varese Ligure, a small town (pop: 2,400) located in the Vara valley in the province of La Spezia, had gone from a population of 6,000 to 2,250. However, the mayor at the time, Maurizio Caranza, refused to give up hope for his dying town.

He decided to take what others thought of as Varese Ligure’s weaknesses—geographical isolation, lack of modern industry, antiquated farming practices—and turn them into strengths.

He realized the valley’s clean air and unspoiled land were assets and opportunities. What better way to capitalize on those attributes than by becoming a sustainable tourist destination through renewable energy and organic farming? “We realized the only thing to do to prevent the village from dying was to protect the environment and rehabilitate the agriculture sector,” Caranza told Italian news agency Adnkronos International.

The forward-thinking mayor hit on a gold mine. This was in the early 1990s, before climate change and mad cow disease became household words. Little did he know that in the following decades the organic and environmental movements would mushroom (pun intended).


Now, 20 years later, four wind turbines produce 8 gigawatt-hours of electricity per year, generating three times more electricity than the town uses. The town hall and secondary school are covered with solar photovoltaic panels, producing on site 98 percent and 62 percent of their electricity needs, respectively. The wastewater treatment plant has a 4 kW PV system and the town swimming pool is heated with solar panels. There is also a small 8 kW hydroelectric system.
The electricity from the renewable energy systems is fed into the local grid managed by ACAM, the electric utility company in La Spezia. While ACAM manages and maintains the wind turbines, the ACAM utility and the municipality jointly own them. ACAM pays Varese Ligure about $30,000 each year for the excess electricity and also provides the town with various services as part of its payment for the electricity, such as sorted waste and landfill site management.

To rebuild the town, Caranza asked the residents if they would be willing to repair and renovate their ancient stone houses—an image of which sits juxtaposed against a modern wind turbine on the municipality’s website—if the public administration got funding to redo the roads, sewers, aqueducts, and street lighting. Though some people were resistant at first, Caranza finally won them over, and home renovations began. While some of the funding for renovations came from the European Union, the majority of it came from the citizens themselves. A psychological factor was at work, Caranza told travel journalist Giovanna Dunmall. “If you go to someone’s house and it’s much nicer and cleaner than yours, then when you go back to your home you realize that you want to improve it, too.”

There was also a lot of education about organic farming practices, and a push for farmers to stop using chemical fertilizers. Most farmers actually couldn’t afford chemical fertilizers, so were farming organically out of necessity already, but weren’t officially certified. To get these conservative farmers to become organic certified, Caranza explained that organic products could be sold at higher prices and helped farmers get EU grants for organic farms. Now 108 organic farms supply 98 percent of town’s produce, meat, and dairy products. The Vara valley, now known as the “Organic Valley,” became Europe’s first valley to be certified ISO 14001, the international benchmark for environmental management.

One important program they started in the town in 1996 was the Environmental Education Center (CEA), which educates children of the region about organic agriculture, renewable energy, and sustainability. The CEA takes schoolchildren on tours of organic farms, dairy cooperatives, and bee keeping operations; it offers educational courses on small wind turbines, solar panels, and solar cookers; and it educates youth about energy consumption and climate change.
Varese Ligure is currently rated one of the best small towns in Italy by the Touring Club Italiano, even receiving the organization’s orange flag, awarded to small towns for excellency in tourism, hospitality, and the environment. There has been a 500-percent increase in tourists since the late 1990s, an additional$514,000 in annual tax revenues, 140 new jobs, and a stable population.

Caranza is proud of what has become of his town. “Tourism is an important sector for six months a year, local farmers produce an abundance of organic fruit and vegetables, meat and dairy products, and the village now recycles 25 percent of its refuse,” he reported to Adnkronos International. “Because the political will existed, we succeeded in arresting Varese Ligure’s decline.” And more than arresting decline, with a mixture of clean energy and sustainable agriculture, they have truly transformed the community.