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Wednesday, October 22, 2014

Ottobre 2014: Abruzzo vs. North Dakota



Le colline verdi d'Abruzzo di Umberto Tiberio 
spetrolizzate

vs.

I campi di grano di Steve Jensen in North Dakota,
insozzati un anno fa da perdite di petrolio


 Perdite di petrolio in North Dakota - un anno dopo.


Circa un anno fa, un oleodotto della ditta petrolifera Tesoro, ebbe una perdita che rilascio' circa 20,000 barili di petrolio nell'ambiente. Una perdita enorme - oltre tre milioni di litri, uno dei piu' grandi su terraferma negli USA.


Costo delle operazioni di pulizia? 

Dai $4 millioni iniziali si e' passati a circa $20 millioni e ancora un altro anno di lavori.

Il terreno era agricolo ed ora inutilizzabile, visto che e' ancora saturo di petrolio. Gli agricoltori non fanno altro che partecipare alle operazioni di pulizia, visto che sono impossibilitati a fare il resto.

A scropire il disastro Steve Jensen che il giorno 29 Settembre 2013 scopri' delle perdite sul suo ranch coltivato a grano vicino a Tioga. Nessuno l'aveva visto prima di lui e il petrolio fuoriusci' per due settimane senza che nessuno facesse niente. L'oleodotto non aveva apparecchiature per controllare perdite.

Da un lato la Tesoro dice che faranno tutto come si deve e che e' stato un incidente, dall'altro Steve Jensen che si chiede, come ogni persona di buonsenso, come abbia fatto l'oleodotto a perdere tutto quel petrolio e nessuno che se ne accorgesse.

Multe? Non ancora.

Intanto, in questo tempo, hanno cercato di bruciare il petrolio o di aspirarlo, ma circa due terzi del petrolio - cioe' due milioni di litri - e' ancora saturato nel terreno.  Nessuno sa cosa fare. Hanno anche chiamato degli esperti dell'  Universita' del North Dakota.

In Abruzzo intanto le vigne si tingono di rosso e di giallo. Al massimo compaiono le scritte No Petrolio.






Wednesday, August 7, 2013

I fraccanti via anche da New York

lo ha annunciato oggi il governatore dello stato di New York.


 

Gail Fisher, proprietaria terriera dopo 
il ritiro della Chesapeake Energy nelle contee Tioga e Broome, NY

 

Lo stato di New York ha una moratoria contro il fracking dal 2008, grazie all'impegno e all'attivismo di tanti che da anni continuano a protestare e a rompere le scatole.

La cosa interessante e' che in Italia si continua a martellare con il mantra che le trivelle negli USA hanno portato ogni sorta di ben di dio, mentre invece non si parla mai dell'opposizione alle trivelle o del fatto che il fracking abbia potuto prendere piede in zone dove la gente non ne sapeva niente, e che una volta arrivati, sono stati pianti amari per tutti, tant'e' che sono tanti i pentiti del fracking.

Ma non a New York, dove appunto c'e' una moratoria da 5 anni.

E cosi', come per la Pennsylvania del nord, i signori del fracking, esasperati, dopo aver cercato di spuntarla con pressioni incessanti, promesse di lavoro, soldi, indipendenza dal medio oriente, e gioia per tutti, abbandonano il campo di battaglia anche qui.

Si tratta in questo caso della Chesapeake Energy - una delle ditte che ha investito di piu' nello sfruttamento di shale gas sulla East Coast.

Il tempo e' denaro, e non possono piu' aspettare.

La storia si snoda cosi.

Nel 2000 alcuni proprietari agricoli nelle contee rurali di Broome e Tioga, avevano concesso alla Chesapeake di usare i propri terreni, dietro pagamento, per fare sondaggi di gas da scisto. Queste concessioni erano state quando non si sapeva ancora tanto ne' del fracking ne' delle sue conseguenze ambientali e chi le ha firmate probabilmente non sapeva quel che faceva.

Offrivano 3 dollari all'acro e il 12.5 per cento di royalties, direttamente ai proprietari terrieri.

Dal canto suo, la Chesapeake in quegli anni compro' o affitto molteplici terreni in giro per la East Coast, senza necessariamente volerli sviluppare tutto di un colpo: erano solo investimenti e come dire, se non li compro io questi terreni, lo fara' un altro. E quindi fecero ingordigia.
 
Le concessioni valevano per dieci anni, a meno che non ci fossero "cause di forza maggiore" ad interrompere il conto dei dieci anni.

Arriva il 2010, senza che la Chesapeake potesse fare granche' , un po per programmazione interna, un po a causa della moratoria del 2008 e della sollevazione popolare.

La ditta allora chiese di poter estendere nel tempo le concessioni, e aprirono una pratica legale in cui volevano dichiarare la moratoria una "causa di forza maggiore" e in cui sostenevano che gli anni dal 2008 ad oggi dovessero non entrare nel conteggio dei dieci anni perche' erano stati incapacitati a trivellare non per colpa loro.

Ma i proprietari terreni, piu' saggi, non vollero rinnovarle e la pratica divento' una vera e propria causa in tribunale.

Adesso dopo due anni di lotte in tribunale si arrende, e restituisce le concessioni, intatte, ai proprietari terrieri, o cosi e' quando affermano i legali dei proprietari terreni, Levene Gouldin & Thompson.

Si tratta di 10,000 acri di terreno, che sono poca cosa se si considera che la Chesapeake controlla circa 2.5 milioni acri negli USA, pero' e' importante perche' questa ditta e' quella che ha maggiormente investito nello stato di New York, e se abbandonano il campo qui, potrebbe essere che altre decisioni simili di propagheranno per altre contee newyorkesi.

Le reazioni sono state di vario tipo.

Forbes magazine annuncia: 

If the people of a state don’t want the royalties and economic growth and jobs and truck traffic that come with oil and gas development, you can’t force it on them.

Pace a Forbes Magazine.

Gail Fisher, invece una delle proprietarie di terra coivolte commenta cosi la fine dell'incubo fracking sui suoi terreni

"Chesapeake finally capitulated after about a year and a half. I will not sign up to have my land leased again."


Amen, sister.