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Friday, September 25, 2015

Texas: primo sistema di rete integrata di energia solare e stoccaggio



Pian piano iniziano ad esplodere tutte le bolle petrolifere.

Forbes Magazine riporta che fino ad un anno fa, i profitti dei petrolieri per ogni progetto erano in media di circa il 15%, adesso si e' calati al 2%. Secondo James Noe, analista di Wall Street "...this is one of the sharpest year-to-year declines in profitability that we’ve ever seen.”

Dopo i licenziamenti, le ristrutturazioni, la chiusura dei pozzi non vantaggiosi, si calcola che circa 1.5 trillioni di dollari in investimenti nel mondo siano a rischio perche' antieconomici in questi tempi di 50 dollari al barile. 1.5 trillioni sono 1,500,000 milioni di dollari.
 
Dal Settembre 2014 ad oggi, nei soli USA e in Canada circa 1,300 pozzi sono stati chiusi. Circa 196,000 posti di lavoro persi. Si calcola che la produzione di petrolio calera' di 400,000 barili al giorno il prossimo anno.

E intanto, il sole silenziosamente avanza. In Texas (in Texas!) nasce uno dei primi sistemi integrati di produzione di energia solare e di stoccaggio di energia. Ha il potenziale di fornire energia per 24 milioni di persone. L'agenzia pubblica che gestisce la rete del Texas si chiama ERCOT,  Electric Reliability Council of Texas.

Negli ultimi anni il sistema non e' piu' funzionale, con forti problemi di stress, specie nelle ore di punta e una utenza sempre piu grande. E cosi si decide di puntare alle rinnovabili.

As renewable energy sources become less expensive and ongoing regulatory developments create a more uncertain environment for some traditional generation sources, ERCOT is seeing growth in wind and solar resources and expects future growth in energy storage. 

Finora, il 10.6% dell'energia di Ercot e' del 10.6%, e il sole solo dell'1%. Ma i piani di espansione sono tutti  per il vento e per il solee per le nuove batterie per stoccarne l'energia, con un investimento enorme di sette miliardi di dollari per un nuovo progetto di transmissione di energia dall'eolico nel deserto.

Se anche in Texas....

Wednesday, August 7, 2013

I fraccanti via anche da New York

lo ha annunciato oggi il governatore dello stato di New York.


 

Gail Fisher, proprietaria terriera dopo 
il ritiro della Chesapeake Energy nelle contee Tioga e Broome, NY

 

Lo stato di New York ha una moratoria contro il fracking dal 2008, grazie all'impegno e all'attivismo di tanti che da anni continuano a protestare e a rompere le scatole.

La cosa interessante e' che in Italia si continua a martellare con il mantra che le trivelle negli USA hanno portato ogni sorta di ben di dio, mentre invece non si parla mai dell'opposizione alle trivelle o del fatto che il fracking abbia potuto prendere piede in zone dove la gente non ne sapeva niente, e che una volta arrivati, sono stati pianti amari per tutti, tant'e' che sono tanti i pentiti del fracking.

Ma non a New York, dove appunto c'e' una moratoria da 5 anni.

E cosi', come per la Pennsylvania del nord, i signori del fracking, esasperati, dopo aver cercato di spuntarla con pressioni incessanti, promesse di lavoro, soldi, indipendenza dal medio oriente, e gioia per tutti, abbandonano il campo di battaglia anche qui.

Si tratta in questo caso della Chesapeake Energy - una delle ditte che ha investito di piu' nello sfruttamento di shale gas sulla East Coast.

Il tempo e' denaro, e non possono piu' aspettare.

La storia si snoda cosi.

Nel 2000 alcuni proprietari agricoli nelle contee rurali di Broome e Tioga, avevano concesso alla Chesapeake di usare i propri terreni, dietro pagamento, per fare sondaggi di gas da scisto. Queste concessioni erano state quando non si sapeva ancora tanto ne' del fracking ne' delle sue conseguenze ambientali e chi le ha firmate probabilmente non sapeva quel che faceva.

Offrivano 3 dollari all'acro e il 12.5 per cento di royalties, direttamente ai proprietari terrieri.

Dal canto suo, la Chesapeake in quegli anni compro' o affitto molteplici terreni in giro per la East Coast, senza necessariamente volerli sviluppare tutto di un colpo: erano solo investimenti e come dire, se non li compro io questi terreni, lo fara' un altro. E quindi fecero ingordigia.
 
Le concessioni valevano per dieci anni, a meno che non ci fossero "cause di forza maggiore" ad interrompere il conto dei dieci anni.

Arriva il 2010, senza che la Chesapeake potesse fare granche' , un po per programmazione interna, un po a causa della moratoria del 2008 e della sollevazione popolare.

La ditta allora chiese di poter estendere nel tempo le concessioni, e aprirono una pratica legale in cui volevano dichiarare la moratoria una "causa di forza maggiore" e in cui sostenevano che gli anni dal 2008 ad oggi dovessero non entrare nel conteggio dei dieci anni perche' erano stati incapacitati a trivellare non per colpa loro.

Ma i proprietari terreni, piu' saggi, non vollero rinnovarle e la pratica divento' una vera e propria causa in tribunale.

Adesso dopo due anni di lotte in tribunale si arrende, e restituisce le concessioni, intatte, ai proprietari terrieri, o cosi e' quando affermano i legali dei proprietari terreni, Levene Gouldin & Thompson.

Si tratta di 10,000 acri di terreno, che sono poca cosa se si considera che la Chesapeake controlla circa 2.5 milioni acri negli USA, pero' e' importante perche' questa ditta e' quella che ha maggiormente investito nello stato di New York, e se abbandonano il campo qui, potrebbe essere che altre decisioni simili di propagheranno per altre contee newyorkesi.

Le reazioni sono state di vario tipo.

Forbes magazine annuncia: 

If the people of a state don’t want the royalties and economic growth and jobs and truck traffic that come with oil and gas development, you can’t force it on them.

Pace a Forbes Magazine.

Gail Fisher, invece una delle proprietarie di terra coivolte commenta cosi la fine dell'incubo fracking sui suoi terreni

"Chesapeake finally capitulated after about a year and a half. I will not sign up to have my land leased again."


Amen, sister.