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Thursday, January 8, 2009

Incontri di gennaio




Stasera 9 gennaio sono a Palombaro (CH) assieme agli amici del Nuovo Senso Civico, e poi il 10 gennaio a Teramo in mattinata alle 11 assieme al WWF e poi nel pomeriggio a Pineto per un grande incontro informativo contro la petrolizzazione dell'Abruzzo, organizzato e fortamente voluto dal sindaco della citta'. Grazie a lui per averci dato questa straordinaria opportunita' per sensibilizzare la popolazione.

Fra gli eventi ancora da mettere a punto ci sono il 14 gennaio a Chieti ed il 15 a Pescara (nel pomeriggio, ma l'orario e' ancora da stabilirsi). Il 16 gennaio ci sara' invece l'incontro ad Ortona alle 5:30 del pomeriggio, nella sala Eden (ma anche qui occorre ancora avere la conferma definitiva)

Intanto questi giorni continuo a sentire opinioni 'relativistiche' di sindaci che contemporanemante sono anche operatori portuali e che invece di studiare gli effetti inquinanti di piattaforme in mare e in terra fanno affari con i petrolieri, di politici titubanti che hanno paura di prendere posizioni forti e di essere coerenti, di bloggers che si nascondono dietro l'anonimato, o di persone che ancora pensano che il problema sia ristretto ad Ortona.

Non e' cosi: Pineto e' in prima linea, e ora si parla di costruire un nuovo centro oli nella piana di Navelli, di attaccare la Maiella, di scavare il bitume di LettoManoppello. Presidente Chiodi: nel caso lei non lo avessa ancora capito, qui occorre proteggere TUTTA la regione perche TUTTA la regione e' sotto attacco.

L'ho detto gia' tante volte, l'Abruzzo non ha nulla da guadagnarci nel suo trasformarsi in regione petrolifera. Dopo aver visitato la Basilicata, sono sempre piu convinta che questa sia una scelta piu' che folle, e continuo a pensare che chi voglia la petrolizzazazione della nostra regione sia o un ignorante oppure in malafede.

NON POSSONO ESISTERE RELATIVISMI: una volta che i petrolieri arrivano, quelli non se ne vanno piu'. E possiamo stare qui a discutere di tutti i dettagli che vogliamo, ma la verita' e' una sola, che dopo il petrolio la qualità di vita delle localita' interessate peggiora.

Ce l'abbiamo un esempio davanti: la Basilicata. Il 70% della loro regione e' dedita al petrolio. La provincia di Potenza e' ormai tutta trivellata e non gli hanno risparmiato nemmeno il parco nazionale che ospita 12 pozzi! Ora si passa a Matera, e dulcis in fundo, anche alla zona costiera del Mar Ionio. Nulla e' sacro, ne il parco, ne il mare, ne la gente. Nulla.

Odio quando mi viene detto 'ma tanto il mare e' già inquinato' oppure 'anche l'agricolura inquina' o ancora 'anche il fumo di sigaretta fa venire il cancro'. E allora? Con queste scuse vogliamo continuare ad ucciderci da soli? Il mare sara' anche inquinato ma cio' che occorre fare e' di INDIVIDUARE chi lo inquina, MULTARLI e poi PULIRE il mare come si deve. La soluzione non e' di continuare a riversarci sostanze tossiche dentro. Uno fuma? Quella e' la sua scelta personale di ammazzarsi da solo. Non deve venire l'ENI a decidere di ammazzarci tutti con i suoi scarichi tossici.

Vogliamo migliorare quello che abbiamo e non invece peggiorarlo.

Alla fine dei conti, io non ho nulla da guadagnarci in questa storia. Lo faccio solo per amore, perche' e' giusto cosi, perche' mi hanno insegnato che occorre usare cio' che si ha e si e' per il bene comune. Sono veramente convinta che il petrolio non ci portera nulla di buono, e non posso fare altro che dire a tutti le mie argomentazioni.

Questa mentalita' dell' 'io non ci posso fare niente' e del 'tiriamo a campare' veramente mi fa arrabbiare. Perche' e' una mentalita' perdente, perche' e' una mentalita' da sudditi e non di persone, perche' condannera' le generazioni future a sprofondare sempre piu' in basso. Quello che amo di piu' degli americani e' il loro porsi davanti ai problemi come individui in maniera propositiva e di cercare soluzioni invece di piangersi addosso con fatalismo e rassegnazione. Come individui prima ancora che come collettivita'.

La domanda giusta e': What can I do? How can I make a difference?

L'ENI non vincera' questa volta. Non ci riusciranno a petrolizzarci. Dobbiamo soltanto crederci. E spero che di pari passo impariamo ad essere cittadini veri, a comportarci da uomini e non da pecore in ogni azione delle nostre vite quotidiane.


Sunday, January 4, 2009

Viaggio a Viggiano


Lo vedi a vari chilometri di distanza. Nella notte, da lontano ti chiedi se sia un circo fuori stagione, un gigantesco tempio mormone nella landa desolata oppure un centro commerciale di perdizione. Poi ti avvicini. Di tutte le luci gialle al sodio una si distingue perche' non e' fissa, ma svetta ed ondeggia cattiva. Ti accorgi che le case sparse attorno a quel castello malefico, sono state abbandonate. Poi arrivi. La puzza si intensifica, le vampate di qua e di la rapidamente si trasformano in un sottofondo uniforme e puzzolente. le guardie escono timide ma rasseganate a chiederti cosa tu ci faccia li.

3 Gennaio 2009. Benvenuti al centro oli di Viggiano, tempio al dio denaro, centro di morte della democrazia, dell'agricoltura, della vita.

Ai piedi della fiamma svettante c'e' un cartello enorme con scritto "H2S safety". Ma nessuno sa quanto idrogeno solforato viene emesso nell'aria a Viggiano perche' l'ENI non lo misura. Caro Scaroni, ma a che serve un cartello con scritto H2S safety se poi questa sostanza non viene rilevata? A che serve il cartello H2S safety se poi gli abitanti neppure sanno che quella puzza di uova marcie che si sente a chilometri e chilometri di distanza si chiama idrogeno solforato? A che serve quel cartello H2S safety se poi la gente continua indisturbata a nutrirsi di cibi contaminati dagli idrocarburi e dai composti sulfurei?

Mi sono veramente sentita umile davanti agli abitanti della Val D'Agri. Ho provato rabbia nel dover essere una sorta di uccello di malaugurio 15 anni dopo che i disastri erano gia successi. Perche' nessuno ha spiegato loro quali sarebbero state le reali conseguenze del petrolio 15 anni fa? Perche' e' dovuta venire una tizia dall'altra parte del mondo a parlargli in modo comprensibile? Dove sono gli accademici, i politici, i giornalisti, i petrolieri locali?

Ho anche imparato delle cose sconvolgenti. Non esiste un registro tumori accurato, non esistono piani di evacuazione, i rifiuti dei pozzi petroliferi (tossici, cancerogeni e spesso anche radioattivi) vengono disseminati in maniera illegale per il territorio alla meno peggio. C'e una forte emigrazione che ha portato la popolzione lucana da 600,000 unita' a 530,000. Gli incidenti si susseguono a cadenza regolare, i carichi petroliferi persi durante il trasporto inquinano milioni e milioni di chilogrammi di terreno alla volta, e non vengono bonificati in maniera regolare. Gli si mette una tabella di H7 e H14, cancergoeni ed ecotossici, e tutto viene smaltito alla meno peggio, cosi anche le ditte assicuratrici ci risparmiano. Qualcuno ci ha detto che ci sono interi paesi dove la gente muore giovane e tutti di cancro, qualcun altro che a volte l'aria e' irrespirabile e che non si puo entrare in macchina nei giorni di afa a cause della forte concentrazione di H2S. Nel giro di nove mesi la centralina di rilevamento dei nitrati ha funzionato un solo giorno, e quel giorno ha superato i limiti legali. Poi hanno preferito spegnerla. Intanto quei gran signori dell'ENI gli sponsorizzano il torneo di calcetto.

In Basilicata hanno iniziato con poco, ed ora il 70% della regione e' coperto da permessi estrattivi. Vogliono trivellare anche la provincia di Matera, mettere le trivelle nello Jonio. Non sono contenti ne petrolieri ne politici, e giacche' ci sono vogliono costruire anche delle centrali nucleari nonche' la sede italiana di stoccaggio dei rifiuti radioattivi, visto che ancora non si sa dove mettere quelli pre-Chernobyl. Le tangenti fioccano.

Vedere quell'impianto, pensarlo in Abruzzo, sentire le storie dei lucani mi ha fatto male al cuore. Avrei voluto trovare per loro un modo per tornare indietro nel tempo e per evitare questi scempi. Avrei voluto sapere tutto quello che so adesso 15 anni fa. Sarei voluta restare con loro per giorni e per dire a tutti che quello che vivono non e' giusto e che occorre che loro stessi si sveglino e che siano salvatori di se stessi.

Cari dirigenti ENI che so che leggete questo blog: anche se continuate a gettare fumo negli occhi alla gente verra' un giorno anche per voi, e li non ci saranno ne scusanti, ne politici a cui appigliarsi. Sarete chiamati tutti, dal primo all'ultimo, a rispondere di morte, distruzione e poverta' a cui avete condannato una intera regione.

Io non me ne vado.



Eventi mediatici


Il nuovo anno non poteva iniziare meglio per noi abruzzesi innamorati della nostra terra. Il lavoro da fare e' ancora lungo, c'e' ancora tanta informazione da fare, ci sono ancora tante coscienze da smuovere, abbiamo ancora bisogno di leggi durature e ferree nel tempo, soprattutto per la difesa del nostro mare che e' gia preda di interessi petroliferi.

Finalmente pero', la stampa nazionale inizia ad avere coscienza di noi.

L'ultimo numero di Vanity Fair, ha un articolo a pagina 100 dedicato al petrolio d'Italia e c'e' una sezione interamente dedicata all'Abruzzo. Grazie a Catia per avermi mandato le pagine della rivista. Stamattina e' andato in onda un servizio su Raiuno dove per 15 minuti tutto il marciume dei progetti ENI e dei politici piu' o meno conniventi sono venuti fuori. Che dire del nostro eroe, il signor Orsini che con semplicita' e purezza contadina ci ha mostrato gli ulivi che pianto' 50 anni fa su al Feudo assieme a sua moglie. Un grazie di cuore a lui, per l'esempio concreto di amore per la terra e per avere rifiutato gli oltre 200,000 euro sporchi di petrolio per salvare invece il suo uliveto e la nostra salute. E' stato bello sentire le voci delle mamme preoccupate per la salute dei loro figli, dei rappresentanti delle cantine, e, anche se indirettamente, della chiesa cattolica che caso piu' unico che raro si e' pronunciata a difesa della nostra terra.

Abbiamo fatto veramente tanta strada assieme e, come dico sempre, questo ci deve dare fiducia che possiamo vincere e che uniti non ci sara' ENI o Fratino che tenga.

Pagine di Vanity Fair: 6,7,8,9,10,11

Monday, December 29, 2008

La vergogna dell'ENI sul Financial Times


Circa un mese fa il Financial Times, uno dei quotidiani di finanza e di affari piu' importanti del mondo pubblico' un articolo sugli scempi ENI in Val D'Agri.

Mentre in altre parti del mondo le raffinerie e le estrazioni di petrolio si fanno in posti disabitati, come i deserti del medio oriente e le lande desolate ed artiche della Russia, l'ENI decide di trivellare la Val D'Agri dove invece ci sono persone, parchi, agricoltura. A Viggiano c'era la vita prima di loro.

Il reporter inglese parla di una puzza acre di zolfo che invade la citta' e che sara' destinata ad aumentare perche' ora, oltre all'ENI ci sono anche la Total, la Shell e la Exxon Mobil tutte li pronte ad incrementare il quantitativo estratto di petrolio amaro che si estrae in Basilicata e a regalarle altra miseria umana e materiale. Il Financial Times, come tutti gli altri organi di stampa che si sono occupati di questo tema, parla di inquinamento, di perdita di posti di lavoro, e di un sacrificio enorme che la Basilicata ha pagato per il petrolio senza che nessuna di queste ditte abbia mai davvero fatto nulla per la regione e per amore di questa regione.

Il medico di Viggano, Pino Enrico Laveglia ha portato l'ENI in causa perche' i fumi tossici del 'centro oli' ha portato infezioni respiratorie e a tumori alla gente. Questo dopo solo DIECI anni dall'insediamento ENI. Dice che un tempo in Val d'Agri non c'era mai la nebbia. Adesso invece c'e' una fitta coltre di smog blu tuttii giorni.

L'ENI paga il 4% di royalties al governo (in Venezuela siamo all'85%! In Norvegia all'80%.) Di questi soldi il 15% va ai governi locali. Dunque, alla Basilicata spetta in totale lo 0.6% della ricchezza estratta. Tumori alla gente in cambio dello 0.6% della ricchezza estratta. Un affarone.

Nonostante la comparsa di un parco nazionale, i distinti signori ENI che nel tempo libero organizzano serate a teatro e ci educano all'arte moderna, hanno ben pensato di mettere una decina di pozzi petroliferi DENTRO il parco e molti di piu' immediatamente fuori. Ma a cosa serve un parco allora? L'intelligente ministro Presitgiacomo dal canto suo, invece di protestare e di fare il suo lavoro che in teoria e' di DIFENDERE L'AMBIENTE, ha ben pensato di sostiuire il responsabile regionale del parco con uno 'yes man' di sua fiducia.

Il governo centrale, recita ancora il giornalista ingelese, si appresta anche a varare leggi contro la difesa locale del territorio, spalancando le porte all' opera petrolifera. E poi ci sono una manciata di accademici negazionisti e con le bende agli occhi che dice che ''si emigra in tutto il sud Italia'', e che i tumori non sono da attribuirsi alle estrazioni e alle lavorazioni petrolifere.

Si, sara' stato il mago Zurli' a portarli! Ora si parla anche di creare una stazione per i rifiuti tossici nucleari in Basilicata e magari di metterci anche un impianto nucleare. La follia dell'ignoranza non ha limiti.

Abruzzesi, adesso e' il tempo di agire, e non dopo quando ci ritroveremo le trivelle dappertutto.
La canzone si ripete sempre: si inizia con poco e si finisce con l'invasione capillare di scempi sul terreno. L'ENI e tutta l'industria petrolifera non ha vergogna di nulla e dice bugie a cui loro stessi credono.

Claudio Descalzi, il capo dell'Assomineraria dice che ci vogliono tempi decisonali brevi. Bene, l'Abruzzo e' stato chiaro, breve e sintetico: NOI QUI NON VI VOGLIAMO. Come direbbero gli Americani, take your losses and get out of here.


Fonti: The Financial Times, OLA

Saturday, December 27, 2008

Viaggi...


Sono finalmente arrivata in Italia e dopo un po di riposo siamo pronti per ripartire con la campagna no petrolio del 2009. Restero' fino al 17 gennaio. Se qualcuno ha idee o proposte, le lasci nei commenti. Stasera saro' ad un concerto presso la sala Mazzini a Lanciano. Le informazioni sono sulla locandina in alto. Che freddo che fa qui!

Ogni tanto, quando la mia vita e' un po' piu calma del solito, mi metto a pensare a questa storia del petrolio in Abruzzo. C'e' ancora molto da fare, soprattutto nello svegliare le coscienze civili, non solo verso il petrolio ma verso i mille altri inquinanti delle nostre vite, inquinanti fisici e spesso morali della nostra societa'. Sono pero' convinta che siamo stati bravissimi, tutti insieme noi cittadini almeno a fermare le trivelle fino ad adesso. Ma occorre continuare a far pressione, e a far si che le promesse elettorali non rimangano tali. E l'ora dei fatti, e visto che in campagna elettorale TUTTI si sono detti contrari al petrolio, io mi aspetto niente di meno che l'approvazione di una legge che COPRA TUTTO IL TERRITORIO e che sia DURATURA nel tempo. Tutto il resto e' fumo negli occhi.

Quanto importante e' stata la nostra azione coordinata? Da come la vedo io siamo stati noi cittadini a portare il tema petrolio alla ribalta della scena politica, ad obbligare perfino il presidente del consiglio a dire no al centro oli e dobbiamo continuare cosi senza accontentarci ma anzi, avendo l'audacia di pretendere che i nostri diritti siano rispettati.

I primi di gennaio saro' in Basilicata: nei confronti dei lucani noi abruzzesi abbiamo un enorme debito, perche' e' stato grazie a loro che abbiamo potuto vedere in anteprima quale strumento di morte e distruzione sia un 'centro oli'. Vado per dire anche a loro le cose che vado ripetendo da tempo, sull'idrogeno solforato e sui pericoli legati al petrolio.

Intanto ho parlato con alcuni coordinatori di Potenza e mi dicono che in Basilicata STANNO COSTRUENDO UN NUOVO 'CENTRO OLI'. Una nuova raffineria di petrolio a 20 CHILOMETRI di distanza dalla prima.

Come dico spesso, basta solo dire si al primo impiantino e ai primi pozzetti, per lentamente ritrovarsi con una metastasi di oleodotti, raffinerie, tubi e pozzi, inquinamento e malattie. Venti chilometri! Questo per l'Abruzzo significherebbe che dopo quello di Ortona, potrebbe esserci il 'centro oli' di Pineto, o della Majella o di Vasto.

Occorre continuare a resistere. Occorre darci ancora da fare. Occorre non credere mai alle bugie dell'ENI. Occorre non scendere ad ALCUN compromesso. Dobbiamo invece vincere per rispetto a quelli che sono venuti prima di noi e per amore di quelli che verranno dopo.

Thursday, December 25, 2008

Indicenti petroliferi


BUON NATALE A TUTTI!

Durante il mese di Dicembre il tema petrolio e' stato molto discusso in Abruzzo, ma troppo spesso senza fare giustizia alla complessita' del problema. Ovviamente durante le elezioni si e' detto di tutto da parte di tutti sul 'centro oli' di Ortona, molto spesso per motivi elettorali e perche' la gente ha posto domande precise. Poi ci sono state le vicende di Pineto dove la Petroceltic vuole installare delle piattaforme in mare e poi il governo che, a tre giorni dalla vittoria elettorale di Gianni Chiodi, decide che la legge regionale blocca trivelle non e' valida.

Come non mi stanchero' mai di dire, il problema delle estrazioni petrolifere e della raffinazione di petrolio, RIGUARDA TUTTO L'ABRUZZO, non e' limitato ad Ortona o Pineto e non possiamo uscircene con una leggina in difesa della contrada Feudo, o della costa teatina. Il 35% del nostro territorio e' coperto da permessi estrattivi di vario genere e chissa' quante cose si stanno progettando che noi nemmeno sappiamo. Per esempio, dietro le quinte la Shell indaga se e come si puo' estrarre bitume da LettoManoppello. Come ho cercato di illustrare guardando al bitume estratto dalla Shell in Canada questo sarebbe devastante per la Majella.

Alcuni dicono che occorre fare differenza fra estrazioni e raffinerie, che occorre trovare un compromesso, o che le tecniche di oggi sono solide o che il petrolio avra' buone consguenze per l'Abruzzo o che l'ENI ha gia' investito e che non possiamo fargli perdere del denaro.

Tutti questi relativismi secondo me sono solo fumo negli occhi e che non guardano alla realta' dei fatti: l'industria petrolifera porta con se ramificazioni, rischi e danni enormi alla gente e al creato. Estrazioni, raffinerie, oleodotti, porti petroliferi, corruzione, incidenti. Sono tutte cose collegate, le une servono alle altre, e non possono sopravvivere a lungo da sole.

Restiamo a queste citta' di mare. Ortona e Pineto. Che ce ne facciamo del petrolio che si estrarrebbe o che verrebbe raffinato da quelle parti? Occorrera' mandarlo da qualche altra parte. Occorreranno delle petroliere e dei porti petroliferi. Infatti per la gioia del sindaco Nicola Fratino attrezzare il porto di Ortona per il passaggio delle petroliere e' proprio quello che si vuole fare.

Ogni anno l'ENI, e sono stime ufficiali della nostra compagnia petrolifera, sversa in mare circa un milione e mezzo di litri di petrolio in mare: queste sono operazioni normali per loro. Per di piu' ogni anno ci sono vari incidenti legati ad incidenti nel mare. Successe a Genova nel 1991 con l'affondamento della petroliera Haven. Succede ancora nel mondo, basta solo leggere.

In Korea c'e' stato uno scontro fra una petroliera e una chiatta della Samsung nel Dicembre del 2007. Furono riversati in mare circa 10 milioni di litri di petrolio in una delle zone costiere piu' belle del paese attorno alla citta' di Mallipo. C'era li vicino il parco marino nazionale Taean, oltre 400 allevamenti di pesci, ostriche, vongole, una intensa attivita' turistica e vari rifugi per uccelli migratori. E' stato tutto inquinato. Si pensava che a causa del freddo il petrolio sarebbe rimasto localizzato nei pressi della petroliera danneggiata, invece il petrolio si e' sparso per circa quaranta chilometri lungo la costa. Trentacinque localita' balneari e varie isole al largo della costa si sono colorate di nero per settimane. Ad oggi, le spiaggie sono ancora sporche e sia il turismo che le attività di pesca e allevamento ittico, faticano a riprendere vigore.

Per ripulire il grosso dal mare della Korea ci sono voluti due mesi, 300 milioni di dollari, una dichiarazione di stato nazionale di disastro, 13 elicotteri, 17 aereoplani, 300 navi e decine di migliaia di volontari. Molta gente si e' ammalata di mal di testa e nausea per colpa delle esalazioni e delle puzze. E' stato il secondo piu' grave incidente petrolifero della Korea. Un altro ci fu nel 1995.

Una storia simile accadde a Genova, nel 1991: anche la petroliera Haven si inabisso'
con spargimento di petrolio nel mare.

Trasportiamo l'incidente della Korea con la fantasia a noi. Sarebbe come se un incidente petrolifero da Ortona andasse ad inquinare TUTTA la costa fino a Pineto, passando per tutto quello che c'e' di mezzo: Tollo, Francavilla, Pescara, Montesilvano, Silvi Marina. Tutto nero. Tutto olioso. Tutto morto. Il problema e' dunque REGIONALE e non ristretto al Feudo o a Pineto.

Com'e' andata a finire in Korea? Si stima che ci vorranno DIECI anni per il ripristino ambientale. Dopo un anno dall'incidente, il capitano della petroliera e' stato condannato ad un anno e mezzo di carcere. Anche il capo della chiatta della Samsung dovra' andare in galera per due anni e tre mesi. Le ditte coinvolte hanno dovuto pagare multe salate.

Com'e' andata a finire a Genova? Li nel mare ci finirono 160 milioni litri di petrolio, sedici volte di piu' che in Korea. Fu' il nono incidente piu' grace della storia del petrolio del mondo. Le vongole mostrano ancora traccie di idrocarburi. Dopo quasi 20 anni, nessuno ancora e' andato in galera. E siccome siamo garantisti, pare che non sia copla di nessuno.

E' questo che vogliamo per TUTTO il nostro mare?



Fonti: The New York Times, The Korea Times, Associated Free Press

Wednesday, December 24, 2008

In difesa di Pineto


Prendete 4.2 milioni di persone e mettetele in un area di circa 10,000 chilometri quadrati. Visto che in Abruzzo vivono circa 1.3 milioni di persone su un territorio simile, e' come se questo territorio avesse quattro volte gli abitanti dell'Abruzzo.

Il territorio in questione di cui voglio parlare e' la contea di San Francisco, la cui area metropolitana e' grande piu' meno quanto la nostra regione, ma appunto con il quadruplo degli abitanti.

Siamo in America, la terra degli sprechi. Chissa quanti inceneritori avra' questa citta' per smaltire tutta l'immondizia dei suoi cittadini. Tre? Dieci? Venti? No. San Francisco ha zero inceneritori. E come fanno con l'immondizia? A San Francisco reciclano il 70% dei loro rifiuti, senza bruciarli.

Il sindaco pero' non e' contento, e vuole che si arrivi almeno al 75% al piu' presto.

E come fanno?

1) Il vuoto a rendere

2) I ristoranti sono obbligati a fare il compostaggio dei rifiuti organici. Ditte specializzate passano a prendere i rifiuti dei ristoranti e lo trasformano in concime per i vigneti della zona

3) Piu' immondizia produci, piu' paghi

4) Le vernici di scarto vengono mescolate e donate a gruppi caritatevoli che ridpingono gratis le case dei piu' poveri

5) Gli scarti delle costruzioni sono usati per farci i marciapiedi

6) Le buste di plastica sono vietate e pure il polistirolo, perche' e' piu' difficile
da reciclare

7) C'e' una proposta per OBBLIGARE i cittadini al reciclaggio di carta, vetro, plastica, lattine e materiale organico.

Nessuno si lamenta a San Francisco. Hanno iniziato a reciclare come matti trenta anni fa. In tutta la California il tasso del reciclaggio e' del 54%. In Abruzzo del 18%. Sono sicura che in altre citta' del Nord Europa fanno anche meglio. Ci sono solo due alternative: o si inizia a reciclare sul serio oppure oltre ai petrolieri dobbiamo vedercela con gli inceneritori. Puo' darsi che siano innocui, ma nel dubbio che non lo siano, io preferirei che non ci fossero sul territorio.

Pineto ha appena vinto il premio di comune piu reciclone d'Abruzzo. Non merita un inceneritore, e' uno schiaffo ai cittadini che con pazienza hanno separato, lavato e reciclato i loro rifiuti.

"When we look at garbage, we don’t see garbage, O.K.? We see paper, we see metal, we see glass. You can recycle almost anything”

Fonti: The New York Times