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Thursday, March 6, 2008

Non inquiniamo - iniziamo dal piccolo

Fra le cose che faccio quando non scrivo al blog (si cara Flora, cerco pure di lavorare ogni tanto!) studio dei modelli matematici collegati alla vita di tutti i giorni. Uno dei progetti in cui sono coinvolta e' quello di studiare il crimine a Los Angeles, e se ci azzecchiamo, di dare al dipartimento di polizia dei consigli utili. E' un progetto ambizioso in cui gioco solo una parte marginale, pero' ci sono anche io.

E allora ieri, con mia grande gioia, il Los Angeles Police Department ci ha invitati a trascorrere
una giornata con loro. Siamo prima andati alla riunione strategica che si tiene una volta al mese, il COMPSTAT, per discutere dove sistemare le risorse, dove intervenire e come coinvolgere gli enti locali nella lotta al crimine. Poi siamo stati nella centrale operativa dove si prendono le chiamate del 911 (l'equivalente del 113), e nel centro di intelligenza dei crimini, dove hanno il database computerizzato di tutta la contea e che e' aperto 24 ore su 24. E poi, cigliegina sulla torta, siamo andati con una pattuglia in un giro notturno. Il mio sergente si chiamava Rick. Eravamo io e lui, ed e' stato gentilissimo. Mi ha fatto mettere il giubbotto antiproiettili, ha riempito la macchina con pistole-fucili-coltelli-(me!) e siamo partiti con le sirene spiegate.
"Abbiamo" salvato un bambino maltrattato, una donna menata dal marito e abbiamo fatto la multa a uno che passava con il rosso.

La cosa che piu' mi ha fatto riflettere sono state le parole di questo ufficiale, che veramente non poteva essere piu gentile con me. Mi ha detto, io quando indosso l'uniforme sento la responsabilita' di essere "la polizia" agli occhi della gente e cerco di fare del mio meglio per difendere questo posto.

Dovrebbe essere cosi qualsiasi sia il nostro lavoro nella vita.

Oil spills are forever









L'altro giorno il Los Angeles Times riportava un articolo sulla vita in un paesino dell'Alaska, Cordova, dove circa 19 anni fa la petroliera Exxon Valdez causo' uno dei piu' gravi disastri ambientali della storia a causa di fuorisucite di greggio. Ci furono quasi 50 milioni di litri di petrolio riversati lungo 3,000 chilometri di costa. I danni ambientali sono stati molto piu' gravi di quanto si immaginasse. Dopo tutti questi anni, la vita non e' ancora tornata alla normalita' a Cordova ed alcuni delicatissimi equilibri ambientali sono stati distrutti per sempre.

L'aringa e' un pesce che puo' sembrare insignificante, e forse anche gli abitanti di Cordova pensavano cosi prima del petrolio. Fino al 1989 era molto abbondante e nessuno neanche ci faceva caso. Ma in seguito all'incidente della petroliera, le larve e le uova di questi pesci vennero cosi' fortemente danneggiati che le generazioni succesive nacquero deformi e in numeri sempre minori. Oggi le aringhe sono scomparse, e con loro i salmoni rosa allo stato naturale che se ne cibavano e che rappresentavano la principale fonte di reddito per la citta'.

L'industria della pesca e' in forte declino, tre industrie che inscatolavano le acciughe sono fallite e nessuno compra il poco salmone che c'e' per paura che sia contaminato. Che sia veramente contaminato o no, non conta, e' questa l'immagine del salmone di Cordova. La popolazione e' decimata e i pochi che sono rimasti sono solo anziani e persone scoraggiate. Uno dei sindaci, incapace di risollevare le sorti della citta' si e' suicidato. La Corte Suprema americana si pronuncera' in estate se accordare ai pescatori di Cordova ulteriori danni di 2.5 miliardi di dollari per danni economici alla collettivita'. La Exxon ha gia' pagato 3.5 miliardi di dollari per il ripristino ambientale in Alaska. Ma il ripristino totale secondo gli esperti non ci sara' mai. Un monitoraggio su 25 specie animali riporta che solo sette sono tornate ai livelli pre Exxon Valdez.

Anche in Italia abbiamo un disastro simile, con conclusioni legali un po' differenti. Nel 1991 la Haven, una petroliera di bandiera cipriota, vecchia e malandata, esplose carica di greggio a Genova, con a carico 140,000 tonnellate di petrolio. Naturalmente grazie a giochi di prestigio tipicamente italiani, non vi furono ne risarcimenti ne colpevoli. Nel 2002 furono definitavamente archiviate tutte le richieste di pagamento e di dichiarazioni di colpevolezza dalla Haven. Gli armatori dissero che non capivano perche' ci fosse voluto cosi' tanto tempo per dichiarare la loro innocenza. Non fu colpa di nessuno. La nave giace a una ottantina di metri da Arenzano, in provincia di Genova. E' stimato essere il piu grande relitto subacqueo di tutti i tempi.

L'università di Marsiglia, in Francia nel 1994 condusse una ricerca sull'inquinamento provocato dalla Haven, affermando che la natura del petrolio e le condizioni ambientali non sembravano favorire il naturale processo di decontaminazione. Nel 1995 venne effettuato uno studio sulle ostriche del mar ligure: furono rilevate quantità di idrocarburi superiori a quelle registrate nel porto di Marghera, in Veneto. Le conseguenze di questo disastro ecologico sono ancora evidenti e gli esperti concordano che le sostanze tossiche emesse durante quell'esplosione siano ormai entrate nella catena alimentare.

Il punto che voglio fare con queste storie, e basta navigare in internet un po' per rendersene conto, e' che la natura e gli ecosistemi sono sistemi complessi e fragilissimi e non e' possibile prevedere cosa succedera'. Occorre essere PREVENTIVI e non piangere i morti e i danni dopo che sono successi. Trasformare il porto di Ortona in porto minerario per il commercio di petrolio ed affini solo per promuovere la fratino.com e' una scelta - come molte altre proposte dall'attuale amministrazione ortonese - FOLLE .

Anche se le possibilita' di incidenti sono remote, sono pur sempre possibili e sarebbero catastrofiche. Il caso Genova la dice lunga: se i giochi di prestigio li hanno saputi fare i ciprioti, figuriamoci l'ENI!

Sindaco, ma lei non pensa che sia arrivata l'ora di concedere, elegantemente e con dignita', la sua sconfitta sul petrolio ad Ortona?

Fonti Los Angeles Times, Focus, Wikipedia

Tuesday, March 4, 2008

La lotta continuera'


Leggendo 'Prima da noi' sulla questione del centro oli, e i commenti sui vari blog, credo anche io che la nostra sia una prima, seppur piccola e limitata, vittoria. Ma l'opera e' ben lungi dall'essere compiuta.

Anche io credo che il congelamento fino al 31 Dicembre 2008 sia stato concesso solo ed esclusivamente a causa del forte impegno popolare. A causa dell'instacabile azione della gente. Di noi, dei nostri trenta autobus, dei nostri blog, dei nostri giovani, delle nostre associazioni locali, piccole e grandi, che si sono adoperati contro questo mostro. E' questo deve darci forza e ottimismo. Siamo stati NOI ad obbligarli a pronunciare questo microscopico no e dobbiamo continuare a fargli pressione, senza sosta.

I politici corrotti e i signori dell'ENI pensano che in questi mesi che ci separano al 2009 ci stancheremo, ci scorderemo e li lasceremo indisturbati fare le campagne elettorali basate sul fumo e non sugli arrosti (arrosticini nel caso di del Turco). Pensano che siamo un movimento passeggero e che presto potranno tornare ai loro sotterfugi e ai loro giochi di prestigio come se niente fosse. Invece sbagliano anche qui. E sbagliano perche' useremo questi mesi per assillarli, per continuare l'opera di sensibilizzazione in tutto l'Abruzzo. La lotta continuera' e sara onesta ma durissima.

Intanto, il resto del mondo corre, prende decisioni, sceglie, va avanti. Da noi invece, di fronte ad un insediamento insalubre di prima classe, di fronte ad una tonnellata e mezzo di inquinanti al giorno, di fronte alla possibilita' di distruggere agricoltura, pesca, vinicoltura, di fronte a sostanze che sono scientificamente provate essere tossiche, di fronte all'esperienza lucana che parla da sola, di fronte ad un ente che palesemente inganna il popolo, i politici decidono di sedersi, di prendersela con calma, e di aspettare. Magari fra nove mesi l'idrogeno solforato
fara' bene alla salute.

Sono proprio degli statisti coraggiosi.

Monday, March 3, 2008

Quattro morti per esalazioni di zolfo


Una notizia bruttissima: morti per idrogeno solforato. Ho appena letto la notizia sul Corriere della Sera e sono arrabbiata. Perche' nessuno ha detto a quegli operai che zolfo in polvere + acqua = veleno? Sono veramente morti che non dovrebbero esserci, e mostrano che nemmeno le piu' elementari norme di prevenzione vengono prese in Italia. Questi lavoravano ogni giorno con lo zolfo, perche' nessuno gli ha mai fatto un corso di formazione sul tema? Perche' nessuno gli ha fatto mettere le maschere antigas? Una rabbia.

Il Professor Giancarlo Umani Ronchi, ordinario di Medicina Legale all'Università "La Sapienza" di Roma afferma:

«Quando si formano vapori di zolfo di anidride solforosa o idrogeno solforato il sangue non si ossigena più, viene bloccata l'emoglobina, e si muore per asfissia. Non respiratoria, ma sanguigna». E la morte è rapida: «Non c'è molto tempo, quasi subito interviene la perdita di conoscenza, che probabilmente è quello che è capitato agli operai scesi nella cisterna per tentare di soccorrere la prima vittima, e si muore. C'è poco da fare, ci vorrebbe (ma solo se sono passati pochi istanti di esposizione) un'immediata rianimazione e un soccorso con ossigeno, ma anche in questo caso le speranze sono pochissime, lo zolfo è un elemento che una volta respirato non perdona».

Fonte:

Corriere della Sera

ENI via dall'Abruzzo!

Questo e' un volantino che mi hanno inviato gli amici della Onlus Fare Verde. Grazie!
Domani so che saremo in tanti, e veramente vorrei esserci per vedere con i miei occhi il cuore e l'anima dell'Abruzzo che riprende la sua dignita'. Non dobbiamo pero' accontentarci di un anno di attesa. Alle estrazioni di petrolio dobbiamo dire no, fra un'anno, fra dieci, fra mille, ad Ortona, a Sulmona, a Teramo - in tutto l'Abruzzo. Noi siamo la regione verde, non nera d'Europa.

E' notizia di pochi giorni fa (15 Febbraio 2008) che l'ENI e' stata condannata ad una multa di sette milioni e mezzo di dollari per inquinamento ambientale in Kazakhstan, dove si estrae petrolio ricco di idrogeno solforato. Sette milioni e mezzo di dollari di multa!

Mi sa che i loro esperti ambientali di Pisa non c'hanno tanto azzeccato a farsi "li cund", che dite? Le motivazioni della multa sono per avere prodotto emissioni incontrollate di sostanze inquinanti nell'atmosfera dovute al bruciamento di gas tossici. Mmmmh, chissa' perche' suona tutto cosi' familiare...

Forza tutta domani, e niente compromessi. ENI e compari tornatevene da dove siete venuti.

Fonti: Thomson Financial News

Saturday, March 1, 2008

L'ENI in Ecuador


Nonostante le chiacchere che anche noi ben conosciamo, l'ENI e' tra i principali esportatori di un modello economico basato sull'impoverimento dei popoli del sud del mondo e sulla distruzione dell'ambiente.

Alla fine del 1999 l'Eni è divenuta titolare unica di un'intera regione dell'Amazzonia ecuadoriana chiamata «Blocco 10», all'interno della quale porta avanti attività di sfruttamento petrolifero. Per aumentare la capacita' estrattiva, l'Eni ha approvato la costruzione di un oleodotto privato
di 513 km che ha spaccato in due il paese, distrutto gran parte delle foreste ancora rimaste e violato i diritti delle comunità vicine al tubo.

La Banca mondiale si rifiuto' di finanziare il mega progetto in quanto non rispettava gli standard minimi di sicurezza e di tutela ambientale richiesti. Le operazioni di questi anni hanno garantito enormi profitti all'ENI, ma sono state disastrose per l'intero paese.

Le attività nel «Blocco 10» hanno provocato la deforestazione di oltre mille ettari di boschi primari, il taglio di 372.320 alberi, lo scarico diretto di residui tossici nei fiumi e nel suolo, un alto livello di inquinamento che ha causato la perdita di una gran parte della straordinaria biodiversità presente. A questo va aggiunto l'impatto sociale e culturale sulle popolazione contadine ed indigene che da millenni abitano la zona, i danni alla salute e gli inganni alle popolazioni indigene.

Le tubazioni attraversano molte comunità indigene. Il petrolio scorre a 80 gradi centigradi, altrimenti sarebbe troppo denso, e sotto enormi pressioni. Per risparmiare, le valvole di sicurezza sono state impiantate a venti chilometri l'una dall'altra. Ci sono state piu di venti esplosioni dalla tubatura rotta. In una di queste occasioni, a causa delle pioggie e degli smottamenti, sono morte 50 persone.

Come volevasi dimostrare, nel portare avanti il progetto le comunità coinvolte mai sono state informate, contrariamente a quanto prevede la legge dell'Ecuador. Facendogli firmare un documento con le impronte digitali, l'Eni acquisto' i diritti estrattivi con la bellezza di un fischietto, un quintale di riso, due palloni da calcio, una bandiera dell'Ecuador, qualche dollaro, qualche secchio di burro e di sale e un po' di piatti e posate.

Martedi 4 Marzo, non dobbiamo credere ad una parola di quello che dicono.

Fonte: Peacelink, Unimondo, Carta Settimanale

Del Turco indagato con tutta la giunta


Voleva aggiustare la sanita' abruzzese ed il conto con la Deutche Bank coi soldi dell'ENI, e intanto li regalava ai suoi amici. Vergogna!


Pecara - Bufera sanità sulla giunta di centrosinistra dell'Abruzzo. La magistratura di Pescara ha inviato informazioni di garanzia al presidente della Regione Ottaviano Del Turco e a sette assessori. Si ipotizza il reato di abuso d’ufficio in relazione a una delibera con cui si autorizzava un atto di transazione di 14 mln euro alla Deutsche Bank, la quale aveva a sua volta versato la cifra al gruppo sanitario che fa capo all’imprenditore Vincenzo Angelini. "È una cosa che si chiarirà in brevissimo tempo" commenta Del Turco.

Provvedimenti Gli assessori indagati sono: Bernardo Mazzocca (Sanità), Marco Verticelli, Giovanni D’Amico, Tommaso Ginoble, Franco Caramanico, Mimmo Srour e Fernando Fabbiani. Non risultato, invece, destinatari di informazioni di garanzia gli assessori Enrico Paolini ( Vicepresidente), Elisabetta Mura e Valentina Bianchi, assenti al momento dell’adozione della delibera. Gli avvisi di garanzia sono stati recapitati questa mattina da parte del pool di magistrati pescarese, Nicola Trifuoggi, Giuseppe Bellelli e Giampiero Di Florio. In particolare l’avviso di garanzia riguarda l’adozione della delibera n.58 del 29 gennaio 2008 con la quale la giunta disponeva il pagamento a favore della Deutsche Bank di circa 14 milioni di euro relativi a un credito che l’imprenditore Angelini, titolare della clinica privata Villa Pini, aveva ceduto all’istituto di credito. La Deutsche Bank, poichè la somma non è stata ancora erogata ed il contratto di cessione di credito e scaduto nell’aprile dello scorso anno, ha chiesto alla Regione Abruzzo interessi per circa un milione di euro. L’inchiesta della magistratura aveva preso l’avvio di una interrogazione di Rifondazione Comunista che sosteneva che le somme non fossero dovute alla clinica privata.

Sanità: Del Turco indagato in Abruzzo
16.02: Indagati per concorso in abuso di ufficio il presidente della giunta regionale abruzzese, Ottaviano Del Turco, e sette assessori. I provvedimenti nell'ambito di un'inchiesta su una delibera con cui si autorizzava una transazione di 14 milioni di euro ad una clinica privata.