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Tuesday, October 5, 2010

Mario Rainone? Non Crediamogli!




Compare sul Centro di ieri un articolo di tale Mario Rainone, professore all'universtia' d'Annunzio di Chieti e di Pescara, che in sostanza dice che i pozzi di petrolio vanno bene, sia in terra che in mare.

Dice in che l'Abruzzo e' gia' inquinato dai contadini, per cui continuiamo ad ammazzarlo. Dice che non meglio specificati "ambientalisti" stanno facendo terrorismo psicologico e che da noi in Abruzzo e in Italia niente di male potra' mai succedere.

E che c'ha la sfera di cristallo lui?

Intanto questo Rainone non lo aveva mai sentito nominare nessuno fino a ieri, e la prima domanda che mi pongo e': come mai proprio adesso se ne esce con questo articolo fuoriviante e pieno di inesattezze? C'e' lo zampino di Assomineraria? Della Forest Oil? Della Halliburton? O che forse ci si sta preparando per altre concessioni o per approvare Ombrina Mare? O c'e' odore di consulenze e denaro?

Dice che "le estrazioni petrolifere non sono un rischio per il nostro mare perche’ i giacimenti la nell'Adriatico non hanno pressioni tali da poter creare incidenti."

Pero’ aggiunge che le perforazioni “in caso di incidenti possono essere facilmente raggiunte dai tecnici”.

Allora sono pericolose o no? Incidenti si o no?

La verita’ e’ che nessuno puo’ assicurare con matematica certezza la sicurezza dei pozzi.

Nessuno.

Anche la BP fino al giorno prima dello scoppio garantiva che non sarebbe successo nulla alle loro infrastrutture!

Il Professor Rainone dimentica che proprio in seguito al disastro della Louisiana il Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo ha imposto un divieto trivelle a 9km da riva, per precauzione.

Se davvero fosse tutto cosi’ sicuro come afferma il professor Rainone, perche’ il nostro ministero avrebbe approvato questa legge - per me assolutamente insufficiente, ma meglio di niente?

Che dire della California dove vige il divieto di trivellare a 160 chilometri dalla riva? O della Florida, dove il limite e’ di 200 chilometri dalla costa? O dei grandi laghi americani, dove e’ totalmente vietato trivellare, anche se l’intera superficie e’ una volta e mezza superiore a quella di tutto l’Adriatico? O della Norvegia dove i pozzi di petorlio sorgono almeno a 50 chilometri da riva? Il professor Rainone pensa che questi limiti siano messi per sport?

Il "professore" ha dimenticato l’incidente della piattaforma Paguro, nel Ravennate, che esplose nel 1960 a meno di tre chilometri da riva causando la morte di tre persone e rilasciando metano ed acqua per tre mesi, incontrollatamente, creando una colonna di decine di metri di altezza.

Il "professore" non sa che il piu’ grande disastro petrolifero in termini di vite umane e’ stata l’esplosione della piattaforma Piper Alpha, che nel 1988 costo’ la vita di 167 persone nel Regno Unito e che era posto in acque considerate basse, o del caso Ixtoc che scoppio’ in Messico rilasciando petrolio per 9 mesi nel 1979, anche questa in acque poco profonde.

Allo stesso modo il "professore" non conosce lo scoppio di una piattaforma a Santa Barbara, anche questa in acque basse, che nel 1969 causo’ l’inquinamento di tutta la costa e dopo il quale nessuna piattaforma e’ stata costruita lungo la costa pacifica americana.

Soprattutto al "professore" manca una visione d'insieme e non dice che secondo i piani petroliferi META' del la nostra regione e' da diventare un distretto minerario.

Non staimo parlando di un pozzo - qui si vuole trivellare lungo in lungo e in largo lungo tutta la costa! Si vuole installare un cosiddetto centri oli a mare, una nave gigante per la raffinazione a 9km da Rocca San Giovanni in bella vista sul litorale teatino, con inceneritore incorporato ed attivo 24 ore su 24. Mica queste sono bazzeccole!

Gli FSPO non sorgono cosi vicino alla costa in nessuna parte del mondo occidentale! Anche qui, il "professore" non sa della Maersk Ngujima-Yin danese che sottoposto a tutte le perizie per accertarne la sicurezza scoppio’ esattamente un anno dopo!

Il "professore" dimentica che a regime le piattaforme rilasciano tonnellate di inquinanti nel mare che hanno ripercussioni sulla salute dei fondali, dei pesci, delle persone che mangiano quei pesci e che nuotano in quei mari.

Lo afferma il governo Norvegese sulla sua pagina ufficiale dedicata al tema dell’ambiente e non "gli ambientalisti" che fanno terrorismo psicologico.

Rainone passa poi alle trivellazioni su terraferma e afferma

che arrivare ad evocare scenari come il Vajont è puro terrorismo psicologico. Le norme di sicurezza adottate nel nostro Paese sono molto severe. Non è un caso se, da quando l'estrazione di idrocarburi è attiva nelle nostre aree, non si siano mai verificati incidenti.


Questo e’ falso. Il pozzo di petrolio di Trecate, in provincia di Novara, e’ scoppiato per ben due volte. La prima esplosione, la piu grave nel 1994. Piovve petrolio per tre giorni, i campi e le risaie furono impraticabili per oltre un decennio, e vennero intaccati oltre 100 chilometri quadrati di territorio con conseguenze econmiche devastanti per gli agricoltori della zona. Una seconda esplosione, meno grave, nel 2006.

Come per gli esempi in mare, le esplosioni sono rare ma che ne basta UNA SOLA, per distruggere tutto. E come gia’ detto non ci sono solo gli scoppi, ma tutti gli altri effetti nefasti che l’ENI e le ditte petrolifere portano alle comunita’ in cui si insediano. Basta guardare il caso Basilicata, dove 15 anni di trivellazioni hanno portato a sorgenti idriche inqunate, dighe di acqua potabile inquinate da scarti petroliferi, petrolio nel miele, campi decimati, tumori in forte aumenti.

E’ questo il vero scenario delle trivellazioni e non solo il rischio di scoppio. Lo scoppio si vede e fa rumore, la morte progressiva e lenta no.

Per quanto riguarda “lo scenario Vajont” e’ stata la Forest Oil – ditta americana che vorrebbe trivellare ai piedi del lago di Bomba – a parlare per prima di questi rischi in un comunicato del suo dirigente per gli affari esteri, Ronald Brown che esplicitamente citava questa possibilita’. E’ stato lo steso brown a ricordare che la stessa ENI ha deciso di non trivellare ai piedi del lago di Bomba, oltre 40 anni fa per I gradni rischi di frane e smottamenti. In questo caso dunque, il terrorismo psicologico l’ha fatto la Forest Oil e non certo le persone che si ergonno in difesa dell’ambiente per il beneficio di tutti, anche del Prof. Rainone.

Infine, il professor Rainone conclude con un affondo sui contadini – classe cosi spesso trascurata e poco rispettata in Abruzzo accusandoli di

un uso sconsiderato di concimi e diserbanti in decenni di attività agricole.


Caro Rainone, qui non stiamo giocando a chi distrugge l’ambente di piu’. Se lei avesse davvero a cuore l’Abruzzo, si farebbe portatore di una campagna per sensibilizzare i contadini ad un uso piu rispettoso del territorio, e non certo usare l’uso di concimi come paravento per invocare una devsatazione ambientale ancora maggiore. Mi aspetterei da un accademico di voler migliorare la societa’ in cui vive, e non di avvallarne la distruzione.

Il "professore" conclude con un invito ad un incontro scientifico. Bene, ci sto. Se vuole un dialogo vero e non semplice propaganda, concordi con me luogo e ora, e sono sicura di smontare tutte le sue tesi.

In questi tre anni in cui leggo, viaggio, parlo, studio il tema del petrolio non ho ancora trovato una sola comunita’ che sia felice di ospitare l’industria petrolchimica nei suoi mari, nelle sue terre. Una sola non l’ho trovata.

Agli Abruzzesi onesti e intelligenti invece posso solo ribadire quello che ho scritto nella pagina informativa comparsa sul Centro in data 28 Agosto 2010: Non crediamogli.

6 comments:

davide said...

nell'intervista il prof.rainone dichiara che in caso di sciagura in adriatico (diversamente che in louisiana), si potrebbe intervenire velocemente e facilmente: ma forse dimentica che l'adriatico è un mare appena un tantino più chiuso dell'oceano? che la corrente del golfo di trieste (che permetteva un debole ricambio) agnonizza?
basterrebbe 1/1000 di ciò che è fuoriuscito in louisiana per devastare tutto l'adriatico.

inoltre parla di un momento delicato dal punto di vista dell'approvigionamento energetico" , giustissimo,
ma dimentica che è ancor più delicato il punto tema della produzione energetica a basso impatto ambientale... :
è un momento in cui tutti gli stati industiali puntano a fonti rinnovabili,perchè la Terra non ce la fa più a digerire la nostra produzione ci C02 e porcherie vari.
e proprio ora noi ora vogliamo lanciarci nella corsa al petrolio e nucleare 3°generazione (obsoleto!. un paese che non riesce a gestire i normali rifiuti solidi urbani, si accolla la responsabilità di smaltire rifiuti estremamente tossici , derivanti dall'industria petrolifera e nucleare?
perchè aspettiamo sempre il collasso per cambiare rotta?
non penso che siamo così tonti...
forse semplicemente poco onesti...

Anonymous said...

ma chi cxxx sarebbe mò questo??

Kyoko said...

Questi signori forse credono che stando dalla parte dei petrolieri potranno avere qualche spicciolo per fuggire via da qui e costruirsi una baracca (perché giusto quella potranno permettersi) alle Bahamas? Me lo chiedo perché fino a prova contraria anche loro vivono in Abruzzo, in Italia. E anche loro mangeranno cibo tossico e moriranno di tumore. Faranno il bagno in un mare di petrolio e berranno vino al petrolio.
Insomma, questi signori dove vivono per dire con una tale tranquillità che non ci sono rischi?
In un momento di crisi energetica come questo, invece di andare avanti si torna indietro. E' la mentalità della gente che deve cambiare, e questo mi dispiace dirlo è colpa del popolo abruzzese, e italiano in generale.
Nessuno è disposto a rinunciare alla sua macchina, ai piatti di plastica, alle buste di plastica.
La mia vicina di casa è insegnante, e va a scuola, situata a 300 mt (non sto scherzando) da casa mia in macchina.
Mia madre va in palestra, a meno di 1km da casa mia, in macchina.
I teramani passano ore in macchina alla ricerca del parcheggio perfetto perché gli pesa parcheggiare un po' più lontano e camminare 2 minuti.
I mezzi pubblici sono pochi e quei pochi che ci sono allontanano anche i potenziali utilizzatori (alle fermate degli autobus, a Teramo, non ci sono né orari né tragitto, ma come si fa!).
La lista delle cose che non funzionano è lunghissima.
Ma dove vogliamo andare a finire con questa mentalità?
Se usiamo il petrolio tutti i giorni ci sarà sempre una Petrolceltic o un'Eni a bussare alla nostra porta.
I nostri nonni e i nostri genitori ci hanno portato a tutto questo, perché se si fossero interessati da giovani, come me ne sto interessando io ora, di quello che sta succedendo sulla Terra, oggi non saremmo messi così.
Tutt'oggi quando parlo del problema del petrolio sono disinteressati e non si rendono conto che TUTTI dobbiamo impegnarci affinché non accada l'irreparabile.
Ma loro lavorano, hanno altro a cui pensare, non possono mica perdere tempo a raccogliere firme o spedire raccomandate...
Il popolo dovrebbe comandare, ma siamo solo pecore!

Kyoko said...

Questi signori forse credono che stando dalla parte dei petrolieri potranno avere qualche spicciolo per fuggire via da qui e costruirsi una baracca (perché giusto quella potranno permettersi) alle Bahamas? Me lo chiedo perché fino a prova contraria anche loro vivono in Abruzzo, in Italia. E anche loro mangeranno cibo tossico e moriranno di tumore. Faranno il bagno in un mare di petrolio e berranno vino al petrolio.
Insomma, questi signori dove vivono per dire con una tale tranquillità che non ci sono rischi?
In un momento di crisi energetica come questo, invece di andare avanti si torna indietro. E' la mentalità della gente che deve cambiare, e questo mi dispiace dirlo è colpa del popolo abruzzese, e italiano in generale.
Nessuno è disposto a rinunciare alla sua macchina, ai piatti di plastica, alle buste di plastica.
La mia vicina di casa è insegnante, e va a scuola, situata a 300 mt (non sto scherzando) da casa mia in macchina.
Mia madre va in palestra, a meno di 1km da casa mia, in macchina.
I teramani passano ore in macchina alla ricerca del parcheggio perfetto perché gli pesa parcheggiare un po' più lontano e camminare 2 minuti.
SEGUE

Kyoko said...

I mezzi pubblici sono pochi e quei pochi che ci sono allontanano anche i potenziali utilizzatori (alle fermate degli autobus, a Teramo, non ci sono né orari né tragitto, ma come si fa!).
La lista delle cose che non funzionano è lunghissima.
Ma dove vogliamo andare a finire con questa mentalità?
Se usiamo il petrolio tutti i giorni ci sarà sempre una Petrolceltic o un'Eni a bussare alla nostra porta.
I nostri nonni e i nostri genitori ci hanno portato a tutto questo, perché se si fossero interessati da giovani, come me ne sto interessando io ora, di quello che sta succedendo sulla Terra, oggi non saremmo messi così.
Tutt'oggi quando parlo del problema del petrolio sono disinteressati e non si rendono conto che TUTTI dobbiamo impegnarci affinché non accada l'irreparabile.
Ma loro lavorano, hanno altro a cui pensare, non possono mica perdere tempo a raccogliere firme o spedire raccomandate...
Il popolo dovrebbe comandare, ma siamo solo pecore!

Anonymous said...

probabilmente e' uno pagato da Assomineriaria