In questi giorni il presidente di Confindustria Abruzzo, Paolo Primavera, accusa la politica abruzzese di superficialita', in quanto, a suo parere, ha "assecondato il sentore popolare sui presunti effetti devastanti dati dall'insediamento di nuove attivita' estrattive nella nostra Regione".
Visto che sono stata io a diffondere gran parte dell'informazione assieme a numerose associazioni di volontari sul territorio, mi sento in dovere di replicare all'ennesimo ingannevole tentativo di creare consenso intorno al tema della petrolizzazione.
Ci tengo a ricordare che Confindustria, come e' giusto che sia, esprime l'interesse dei propri associati. Questi non corrispondono necessariamente a quelli del popolo Abruzzese.
Agricoltori, viticoltori, pescatori, operatori turistici e semplici cittadini che dovrebbero vivere vicino a pozzi e raffinerie non fanno parte di Confindustria - chi rappresenta i loro interessi ?
Che l'industria petrolifera sia inquinante e dannosa alla salute umana e all'ecosistema e' un dato di fatto e lo dimostrano centinaia di studi scientifici condotti in ogni parte del pianeta. Questo e' impossibile negarlo e chi lo fa o ignora i fatti o e' in cattiva fede.
Ci tengo anche a ricordare a Paolo Primavera, per l'ennesima volta, che l'industria petrolifera in Basilicata e' stata devastante e non ci sono altri termini per descriverne gli effetti.
In Basilicata, i petrolieri hanno portato al calo dell'occupazione e ad aumenti di emigrazione. L'agricoltura e la viticoltura sono in ginocchio, il turismo e' morto. Aumentano invece i tumori, c'e' petrolio nel cibo, nelle dighe di acqua potabile, il territorio e' invaso di pozzi di petrolio e di discariche illegali di liquami tossici, frutto inevitabile delle perforazioni.
E' questa la strada verso cui Confindustria vuole portare l'Abruzzo, per perseguire gli interessi di alcuni suoi associati?
Non crediamo a questi "ricatti" e ai numeri magici tirati fuori dal cilindro di Confindustria. Non siamo condannati a barattare la nostra salute, i nostri vini, la nostra terra per quello che alla fine sara' un piatto di lenticchie al petrolio saturo di zolfo.
Mentre i petrolieri e alcuni associati di Confindustria cercavano di petrolizzare l'Abruzzo in silenzio, in questi tre anni abbiamo discusso nelle piazze con la gente del miraggio dell'occupazione e dei danni alla salute.
Dove era Paolo Primavera? Perche' non e' venuto a dibattere con noi nelle sedi appropriate?
Il popolo d'Abruzzo e' piu' intelligente di petrolieri ed industriali senza scrupoli. Difendiamo la nostra salute e la nostra terra e non crediamo alle favole di chi invece difende il proprio tornaconto e il proprio portafoglio.
Possiamo spezzare la nostra dipendenza dal petrolio. Dobbiamo appoggiare queste innovazioni.
E' per questo che ho chiesto al Congresso di eliminare i miliardi di dollari pubblici che diamo alle ditte petrolifere. Non so se l'avete notato, ma stanno facendo bene anche da soli.
Per cui, invece di sovvenzionare l'energia di ieri, investiamo in quella del domani.
Il presidente Obama, discorso alla nazione, 25 Gennaio 2011
Paolo Primavera, il presidente di Confindustria Abruzzo, io non so se ci fa o ci e'. Di sicuro non ha sentito il presidente degli Stati Uniti pronunciare queste parole in diretta alla nazione una settimana fa.
Dopo quasi quattro anni infatti, Paolo Primavera e' ancora qui con questa brodaglia di o il petrolio o la disoccupazione!
L'avra' capito che la gente NON LO VUOLE L'ABRUZZO PETROLIFERO?
L'avra' capito che a questi ricatti non ci stiamo e che sono bugie?
Il petrolio non porta lavoro a nessuno, non porta benessere a nessuno, non porta salute a nessuno. Porta solo soldi nelle tasche degli speculatori, nella quale categoria cadono molti dei membri di Confindustria che Primavera rappresenta.
Sono stata via per un convegno questo fine settimana, e tanti sono stati i messaggi di indigazione che mi sono arrivati per le parole di quest'uomo che ha pure presentato un protocollo d'intesa con Cisl, Uil e Ugl e Cgil, per il sostegno e la valorizzazione del settore idrocarburi.
Dice Primavera:
La politica ancora una volta ha dimostrato di essere superficiale, assecondando il sentore popolare sui presunti effetti devastanti dati dall'insediamento di nuove attività estrattive nella nostra Regione.
Non ha tenuto conto dei 6000 dipendenti che per colpa di questo provvedimento rischiano di perdere il lavoro - denuncia Primavera - 6000 posti, tra diretto ed indotto, una seconda Sevel, in pratica, solo nella provincia di Chieti dove opera il 90% delle aziende del territorio.
Cioe' ancora un volta Primavera tira fuori numeri magici dal suo cappello.
Senza petrolio si perderanno 6000 posti di lavoro! Un colpo mortale! Moriremo tutti di fame! Si, sara' un colpo mortale, ma solo ai suoi affari e a quelli di ENI, Fratino e compari.
Fa ancora piu' ridere come termina il suo intervento sulla stampa:
Con questo protocollo assicuriamo il nostro sostegno ma non dimentichiamo l'ambiente perchè con le royalties che le multinazionali lasceranno sul territorio chiederemo siano utilizzati per la bonifica dei fiumi, ad esempio, o per iniziative di tutela e valorizzazione del territorio come la Costa dei Trabocchi.
Cioe' lui da un lato vuole distruggerlo l'ambiente, dall'altro vuole bonificare fiumi e creare la Costa dei Trabocchi. Ma come gli vengono in mente certe cose? Farebbe piu' bella figura a risparmiarci la paternale sull'ambiente.
A che serve bonificare i fiumi e poi inquinare le falde idriche e l'acqua potabile, come e' gia' successo in Basilicata? A che serve valorizzare la costa teatina se poi ci mettiamo le piattaforme di petrolio?
Paolo Primavera, ma perche' lei e i suoi amici di Assomineraria e di Confindustria non accettate il fatto che QUI NON VI CI VOGLIAMO?
Come sempre, nessun politico ha potuto rispondere a queste belle frasi di Primavera. Obama li ha presi di petto, Chiodi tace. La classe non e' acqua.
a tre anni di reclusione e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici
per reati ambientali a Porto Tolle (Rovigo)
E' condanna in primo grado.
Negli USA questo sarebbe sufficente a cacciarlo
dall'ENI e dalla scena pubblica a pedate.
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Questo fu scritto nel 2011
Ecco chi si e' scelta l'ENI per amministratore delegato, Paolo Scaroni.
Questo signore qualche giorno fa e' stato condannato in via definitiva per i danni provocati dalla centrale di Porto Tolle, in provincia di Rovigo, per emissioni moleste, danni all'ambiente, al patrimonio pubblico e privato, e per la violazione delle leggi sull'inquinamento dell'atmosfera.
Paolo Scaroni al tempo dei fatti era amministratore delegato dell'Enel, proprietaria di quell'impianto, assieme al suo compare Franco Tato'.
Purtroppo i reati sono stati prescritti, per cui la Corte d'Appello civile di Venezia ora quantifichera' i danni, ma non servira' a niente.
Siamo pure sempre in Italia.
Ad ogni modo sono contenta di questo po' di giustizia che si compie e che siano stati colpiti i capi. La responsabilita' finale e morale e' sempre del capo - che lui sappia, nel qual caso e' connivente, o che non sappia, nel qual caso e' ignorante.
Il primo processo contro Enel-Scaroni si svolse ad Adria, e si concluse nel 2006.
Venne fuori che la centrale Polesine Camerini a Porto Tolle aveva emesso quantita' industriali intollerabili di SO2, NOx e polveri sottili, inquinando l'area fino a una distanza di 25 km dalla centrale. I giudici stabilirono che queste emissioni avevano danneggiato l'ambiente naturale del delta del Po, l'agricoltura, e pure le case.
E pensate che l'uomo non sia stato danneggiato da tutto questo?
La centrale operava in violazione di norme italiane ed europee e si trova DENTRO il Parco Regionale Veneto del Delta del Po, patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.
Senza parole.
In quella occasione l'Enel dovette dare 2 milioni e mezzo di euro alle parti civili e alle associazioni ambientali. Scaroni e Tato' furono condannati a uno e sette mesi di carcere, mentre i direttori di centrale Carlo Zanatta e Renzo Busatto furono condannati a due mesi il primo ed ad una multa il secondo.
Poi, tre anni dopo, nel 2009, la corte di appello di Venezia decide di assolvere sia Scaroni che Tato', con formula piena. Zanatta e Busatto sono stati condannati a pagare 130 euro il primo e 760 il secondo.
Le accuse di danneggiamento aggravato, getto pericoloso di cose, peggioramento vietato delle emissioni dell'impianto, cadono tutte.
Morale: inquini il delta del Po per anni, e al massimo paghi.. 700 euro! Ma a quelli gli fanno un baffo 700 euro!
Interessante anche la posizione all'epoca dei politici locali: l’Ente Parco regionale Veneto del Delta del Po e i Comuni di Adria, Taglio di Po, Rosolina e Porto Tolle, avevano deciso di non costituirsi piu' parte civile, in cambio dei soldi che l'Enel gia' gli aveva versato.
Finalmente, nel 2011 questa piccola vittoria, anche se di carta: Scaroni e' condannato in via definitiva dalla Cassazione.
Fine della storia? Non proprio.
Scaroni continua ad inquinare il mondo a capo dell'ENI, mentre l'Enel decide di... trasformare la centrale in una centrale a carbone "pulito". Roba da matti. Una centrale a carbone dentro un parco patrimonio dell'umanita'.
Purtroppo in questo paese non impariamo mai niente.
Questo e' quello che dice Paolo Primavera, il presidente di Confindustria, su Facebook, rispondendo alle domande di un cittadino.
Il tizio ovviamente non ha sentito parlare ne' dello scoppio della Louisiana, ne del fracking, ne della marea nera sarda o del fiume Lambro, ne' di come si vive a Gela, Marghera, Falconara, Viggiano, Priolo, Manfredonia, Pieve Vergonte, Mantova e a Sarroch, nella nostra civilissima Italia.
Notare tutti i ricatti petrolio o disoccupazione, e solita storia che siccome e' gia' tutto inquinato, allora cancro in piu' cancro in meno, andiamo avanti avvelenandoci.
Il profumo del denaro e' inebriante.
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Paolo Primavera:
"Prima di prendere una posizione mi documento ma lei no.
Primo: aziende come Iniziative industriali (150 dipendenti) ed altre stanno già delocalizzando a ravenna in seguito al provvedimento della regione sugli idrocarburi....e non penso che in emilia romagna o marche sono tutti fessi ed ingenuotti come dice lei....le ricordo che sulle principali riviste statunitensi la regione marche è considerata al quinto posto nel mondo per qualità della vita e le marche producono quasi il doppio di idrocarburi dell'abruzzo. Ma lei lo sa che in abruzzo ci sono oltre 400 siti inquinati censiti (non dovuti agli idrocarburi!!!) ed i fiumi più inquinati perchè quasi tutti gli impianti di depurazione non funzionano ed abbiamo trovato una esagerata presenza di prodotti chimici utilizzati per l'agricoltura senza controllo...???? Perchè gente come lei non parla di questi problemi...??? Avete qualche interesse o c'é ignoranza...??? Inoltre non dimentichi mai che io non sono un politico ma sono un imprenditore....e non mi paragoni ai politici!"
"siccome la ritengo una persona intelligente, sa bene anche lei che alcune cose scritte non sono vere.....tutti slogan per spaventare la gente su un settore che negli ultimi anni è tra i più sicuri al mondo.... Ma voglio raccogliere quella di trovare una strada comune....e per questo l'invito a leggere ogni punto del protocollo firmato da noi con i sindacati..."
"Vede che è informata male....il disastro successo nel golfo del messico qui non può accadere perchè sono conformazioni geologiche completamente diverse....lì hanno forti pressioni di uscita, mentre qui bisogna pomparli perchè non hanno pressioni per uscire dai pozzi.... Io le farei visitare e spiegare uno di questi pozzi di ultima generazione per rendersi conto di cosa si sta parlando.... So bene che lei soffre per queste situazioni ma è anche aperta a conoscere meglio di cosa si parla....non dimentichi che il primo pozzo in italia di petrolio è stato realizzato ad alanno nel 1935 e fino ad oggi non mi sembra che sia successo qualche incidente in abruzzo....piuttosto ci sono altri scempi ambientali che dominano in questa regione e lì sarò dalla sua parte per combatterli.... Non è vero che penso solo ai soldi e all'industria, nel mio programma porto avanti due progetti con la stessa intensità....uno è un campus sull'innovazione, l'altro è il progetto della costa dei trabocchi da ortona a san salvo ( ne avrà sentito parlare!?) per salvaguardare la costa con pista ciclabile.... Io porto avanti un concetto che possono coesistere sviluppo industriale e tutela dell'ambiente nel rispetto delle regole con controlli serrati...."
"continua ad essere sempre meno informata.....la basilicata è talmente scontenta che ha presentato ultimamente il raddoppio del centro olii e progetti per raddoppiare le estrazioni.... Le hanno spiegato (ma presumo di no) che non estraendo qui idrocarburi aumenteranno vertiginosamente le navi sull'adriatico per importare idrocarburi da altri paesi con grossi rischi....???? Lo sa che si estraggono 27 milioni di mc e in abruzzo ne consumiamo 1800 milioni di mc...??? Come pensa di portarli gli idrocarburi in abruzzo se non con le navi ed i grandi rischi legati al loro trasporto...??? Non è vero il resoconto sui dati di estrazione perchè le do tutte le tabelle degli ultimi cinquant'anni in abruzzo....dove c'è stata una forte attività estrattiva dagli anni sessanta agli anni novanta....poi si è stabilizzato.... Rischio sismico...???? Sono anche ingegnere e le potrei fare un trattato su questo argomento e le posso assicurare che le hanno raccontato una marea di cavolate....altrimenti mi dimostri il contrario con documenti analitici e di calcolo...."
"Lei continua a parlare di chiacchiere ed io le do numeri....se vuole continuare a ragionare con me da persona intelligente proseguiamo....se invece fa politica e vuole solo lo scontro non mi interessa.... Lei non si è affatto documentata ma legge giornali di gossip sulla materia.... Sono abituato a ragionare con persone che usano la testa e non la pancia.... Quindi nel momento in cui mi fa delle affermazioni voglio i dati ufficiali o la fonte ufficiale di quello che dice altrimenti lo dica a qualcun altro che crede alle favole del lupo cattivo.... Ma lei lo sa come e da dove viene alimentato la centrale turbogas"
Questo e' blog e' dedicato alla denuncia di danni ambientali perpetrati da ENI e da petrolieri in tutta Italia. Viene scritto da Los Angeles dove sono docente universitario. Non voglio niente. Faccio tutto questo perche' non posso accettare che ENI e compari pensino di poter distruggere la nostra penisola e restare impuniti, con l'assenso di politici ignoranti e servili. Almeno che si vergognino un po.
Mi vengono inviati due filmati di Sabino Bufo, un professore ordinario di chimica agraria presso l'universita' di Potenza. Il primo e' in relazione ad un convegno svoltosi a Potenza in data 15 Gennaio 2011 e sponsorizzato dall'Universita' dalla Basilicata, l'altro in merito alla sua apparizione al TG3 lucano per commentare lo stesso convegno.
Il tema del suo intervento era "la complessita della composizione del petrolio" e dell'impatto che questo materiale ha sull'ambiente, e sulla salute dell'uomo.
Ci si riferisce alla presenza di zolfo che e' dannoso alla salute dell'uomo, "come riferito dalla professoressa Albina Colella".
In realta' quelle slide della professoressa Colella erano tutte mie (pari pari - stendiamo un velo pietoso) per cui mi sento chiamata direttamente in causa.
Il prof. Bufo fa una lunga disquizione, e parla di tumori in relazione a mutagenesi e teragenesi e tumori. Deve ammettere anche lui che ci sono effetti tossici negli organismi acquatici e nella catena alimentare, che i dervati del petrolio sono "potenzialmente tossici" e che con la lavorazione e l'arrivo in superficie del petrolio possono crearsi sostanze ancora piu pericolose di quelle che erano sottoterra.
Conclude dicendo, riferendosi al petrolio, che:
con l'impatto in ambiente e quindi con l'azione del sole e dell'aria si formano sostanze tossiche per le quali bisogna prendere precauzioni molto piu' importanti
Interessante pero' che poi va al telegiornale a dire che
non sappiamo nulla di quello che e' l' impatto delle perforazioni petrolifere sulla qualita' della vita in generale.
Il convegno lo sentono in 100, il tg tutta la Basilicata.
Nella mia opinione, il messaggio che passa al popolo e' che il professore ha detto che non si sa, per cui andiamo avanti.
Dal curriculum pubblico di questo Bufo viene fuori che e' stato un impiegato dell'ENI, negli anni '80. Cosi dice il suo CV:
Researcher at ASSORENI and ENIRICERCHE, the Association among Companies of ENI Industrial Group (National Petroleum Company - Holding) for Research Development and Planning (1982-1984).
Interessante e' che adesso sia parte del dipartimento di agricoltura, foreste e dell'ambiente, e che sia un esperto di soil remediation, cioe' come ripulire il territorio dall'inquinamento.
La mia domanda e': dov'era il professor Bufo 20 anni fa a parlare di effetti teragenesi, di tumori e di mutagenesi ai suoi concittadini?
Dov'era lui a fare le battaglie per la sua gente? O almeno a spiegare queste cose al popolo lucano? Dove erano lui e tutti questi altri professori lucani PRIMA?
Perche' Bufo e gli altri dell'Universita' della Basilicata non hanno fatto la loro parte per EVITARE che la Basilicata diventasse un campo petrolifero? Perche' non fanno la loro parte ADESSO per evitare la proliferazione di altri centri oli, di altri pozzi?
Perche' non dicono una parola sulla stampa a favore di Bolognetti?
Perche' non dicono niente sulla stampa del responsabile di tutto cio' - l'ENI?
Ad esempio, non mi risulta che l'Universita' della Basilicata abbia preso posizioni pubbliche sulla questione del pozzo di petrolio dietro l'ospedale che l'ENI voleva costruire a Marsicovetere, o sull'inquinamento della diga del Petrusillo, o sulla sorgente dell'Acqua di Calvello.
E non mi venissero a dire che "non si sapeva" o che "non ci si puo' mettere contro l'ENI".
Si sa tutto. Si puo' tutto. Basta volerlo e dedicarcisi anima e corpo, senza paura.
E' troppo facile cosi, e come dico sempre, uno che sta all'universita' ha il dovere morale di fare le cose buone per la comunita' in cui vive, come ce l'hanno i medici, i preti. Come in realta' ce l'hanno tutti.
Un'abbraccio a tutti quelli della OLA, gli unici che invece la coerenza ce l'hanno da vendere.
Miguel Antoñanzas, presidente di E.On Italia, Luca Dal Fabbro, Amministratore delegato di E.On Italia, Nicolo Prien, CFO di E.On Italia, Paolo Venerucci, Direttore Generale Risorse Umane e Sviluppo Territoriale di E.On Italia.
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Ho la sensazione che l'emergenza non sia stata affrontata con la determinazione giusta e con l'impiego di tutti i mezzi adeguati disponibili in Sardegna e nella penisola
"In Italia non puo' succedere" . Questo e' quello che sento ripetere da ogni parte dello stivale da politici e petrolieri ignoranti, ogni volta che si parla di incidenti petroliferi. In qualche modo noi siamo sempre migliori degli altri - nella prevenzione, nella cura e pure nel corpo e nella virilita'.
Invece non e' vero niente, e l'incidente della Sardegna ce lo ricorda: tutte le localita' interessate al transito di petroliere, allo sfruttamento, alla raffinazione e alla trasformazione di petrolio e derivati sono soggette a rischi, che aumentano in mancanza di controlli e prevenzione.
Punto.
L'ENI puo' tappezzare l'Italia di reclame luccianti, ma non cambia niente.
Gli incidenti gravi sono relativamente rari, ma quando accadono si creano disastri duraturi e soprattutto viene a messo a nudo tutta la nostra arte di arrangiarci, che poteva andare bene 50 anni fa, ma che ora ci rende solo ridicoli.
Nel golfo dell'Asinara, in Sardegna, circa 20,000 litri di olio pesante sono finiti in mare e si sono sparsi lungo quasi 20 chilometri di costa per le citta' di Porto Torres, Platamona, Marina di Sorso, Marritza e fino in Corsica.
L'olio pesante sono idrocarburi lunghi e complessi, al contrario della benzina, con molecole piu' leggere e volatili. Questa sostanza e' classificata come cancerogena. Il kerosene e' un esempio di olio combustibile.
Pare che il tutto sia dovuto a una piccola fessura da una vecchia tubatura che collegava una petroliera alla centrale E.On di Fiume Santo, vicino a Porto Torres, in provincia di Sassari che usava l'olio pesante per alimentare la centrale elettrica.
Quando se ne sono accorti, il 12 gennaio 2011, il mare era gia' nero.
Come da copione i responsabili della ditta, in questo caso la E.On Italia, la cui casa madre e' in Germania, all'inizio cercano di minimizzare e di dire, che e' tutto apposto.
Poi, invece la triste verita', la tragedia e' peggiore di quanto si pensasse o di quanto si volesse pensare.
Passa una notte e l'olio riversato in marea contatto con l'acqua salata si solidifica in piccole palle gelatinose. Cosi, ora le spiaggie sono chiuse e coperte da palle di catrame - dove va bene.
Dove male e' tutto nero, il mare e' una chiazza di olio e i pesci e i gabbiani sono morti.
E come poteva l'ENI non partecipare a tutto cio'? Come volevasi dimostrare, oggi un'altra perdita di centinaia di litri di gasolio pesante misto ad acqua, regalo della Polimeri Europa, controllata dall'ENI al 100%.
Secondo la stampa sarda, l'ENI-Polimeri Europa dice che l'incidente non ha coinvolto suolo, sottosuolo e acque sotterranee e che ci saranno altri controlli e attivita' fino al completo ripristino.
Insomma, pure qui, tuttapposto, anche se la Procura della Repubblica di Sassari ha aperto un'inchiesta sulla causa e i responsabili di questo ennesimo danno ambientale targato ENI.
Intanto oggi la E.On va a parlare con il presidente della regione Sardegna, Ugo Cappellacci - una specie di Gianni Chiodi, messo li dal capo di Arcore e munito di scarso poco coraggio - e con l'assessore regionale dell'Ambiente Giorgio Oppi.
Un sacco di parole per dire, di nuovo che e' tuttapposto, che stanno cercando di capire come non fare mai piu succedere tutto cio' in futuro, che hanno in progetto di riconvertire la centrale ed eliminare l'alimentazione a olio combustibile e di usare qualche altro metodo.
In modo molto trasparente, all'incontro non ha potuto partecipare nessuno delle amministrazioni locali, nemmeno il presidente della provincia di Sassari. Cioe' Cappellacci sente e accetta per oro colato quello che gli dice la E.On, ma della gente, non gliene importa niente.
Il presidente della provincia di Sassari, Alessandra Giudici dice basta minimizzare, che il disastro e' di proporzioni devastanti, che chiedera' il riconoscimento dello stato di calamita' naturale. Dice che il danno ambientale e' tale che avra' serie ripercussioni per tutto il turismo della Sardegna del nord.
La gente vuole partecipare, hanno raccolto mille buste di monnezza petrolifera finora.
Ma non sono sufficienti i volontari - non possiamo andare avanti cosi' in Italia, senza personale e a colpo di volontari e di gente che lavora gratis per il bene comune e solo per amore. Dov'e' la Castalia? Dove sono i ministri? Dov'e' la Prestigiacomo? Dov'e' il presidente del Consiglio?
Ci vorrebbero dei piani, delle strutture, dei controlli seri, dei soldi, della programmazione, che non ci sono mai perche' in tempi di calma non ci si pensa e perche' chi governa invece di pensare a migliorare l'Italia pensa alle leggi per se e per le sue amanti.
Restando a Porto Torres, la marea nera e' oggi, ma la zona tutta e' fortemente inquinata da decenni di attivita' industriale pesante e illimitata. Si parla di alte concentrazioni di benzene, di decadimento industriale, di aumento di malattie per i cittadini.
Ci scommetto che anche questa durera' per un po, e poi, come per la tragedia del fiume Lambro, tutto passera', fino alla nuova tragedia che ci trovera' di nuovo qui con la Ruby o la Noemi di turno mentre il paese va a picco.
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Questo blog rappresenta mie opinioni personali. Viene scritto negli USA, dove il primo emendamento alla costituzione recita:
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