.

.

Saturday, May 16, 2009

Corropoli, 24 Maggio

Iniziano a trivellare anche in Brianza, la patria del nostro primo ministro Silvio Berlusconi. Il Corriere della Sera na he fatto un articolo, qui. Io invito tutti i lettori del blog a contattare il giornalista, Alessandro Sala, e a spronarlo, in modo gentile, ad interessarsi anche dell'Abruzzo petrlizzato. Il suo email e' qui: asala@corriere.it. Io gli ho gia scritto: come sempre, se siamo in molti il messaggio e' piu' incisivo.

Intanto, questo e' quello che ho da dire a Gianni Chiodi. Mi sono davvero sentita ferita che lui sia andato allegramente ad accogliere il condannato Paolo Scaroni all'Aquila e a portargli in dono la nostra terra e i nostri giovani e che continui a rifiutare di parlare con la gente dell'Abruzzo petrolizzato.

Come ho gia detto, se Paolo Scaroni voleva far qualcosa di buono per l'Abruzzo, prendeva i soldi suoi personali e li regalava all'Abruzzo. L'ENI poteva staccare un assegno senza chiedere nulla in cambio. Invece no, soneo venuti solo per speculare sulla tragedia e per assicurarsi altri yes-men al loro servizio.

Un dettaglio brutto e' che se uno va sul sito della regione Abruzzo, non ci sono email di nessun rappresentante. C'e' solo un area riservata per la posta elettronica a cui la gente normale non puo' accedere. Questo in un qualsiasi altra democrazia non sarebbe accettabile.

Comunque, sono in Spagna fino alla meta' di giugno. Il 24 Maggio sono a Corropoli per parlare con la cittadinanza e con chiunque volesse ascoltare. Saro' poi in Abruzzo per varie settimane di fine giugno-luglio. Vorrei tanto discutere della possibilita' di manifestare: secondo me e' importante.

----

Caro Presidente Chiodi,

Le scrivo dopo avere letto della sua presenza all' Universita' de L'Aquila in occasione dell' arrivo di Paolo Scaroni, amministratore delegato dell' ENI, gia' condannato in vari appelli per tangenti, corruzione, disastro ambientale e inquinamento.

In questo incontro l'ENI si e' impegnata a versare 20 milioni di euro all'Universita' per finanziare studi legati alla ricerca e all'estrazione di gas e petrolio. Si parla di circa cento ricercatori che lavoreranno non in liberta' ma su progetti commissionati dall'ENI.

Non vorrei dubitare della buona fede di Paolo Scaroni, anche se mi sembra alquanto infelice la scelta di arrivare in Abruzzo proprio adesso, quando la regione e' particolarmente vulnerabile agli attacchi delle multinazionali.

Sapra' meglio di me che abbiamo forti problemi di bilancio, che ci ha colpito un terremoto devastante - della scala 6.3 Richter secondo l'ente governativo americano, l'United States Geological Survey - e soprattutto quando c'e' meta' regione petrolizzanda, in gran parte per iniziativa dell'ENI stessa.

Quello che invece mi ferisce profondamente e' che lei sembra non essere minimamente interessato al problema della deriva petrolifera, che invece preoccupa buona parte della popolazione abruzzese, come testimoniano le innumerevoli richieste di conferenze informative che in sono giunte in questi giorni.

Sono altresi' ferita per il fatto che sono mesi che cerco di contattarla per dialogare con lei dell'
Abruzzo petrolizzato, per metterla al corrente dei pericoli a cui stiamo andando incontro.

Ho usato tutti gli strumenti che ho a mia disposizione: e-mail, persone che sono in contatto con il suo ufficio di relazioni pubbliche, il mio blog, richieste piu' o meno pubbliche per una moratoria trentennale senza mai riuscire a creare un vero dialogo con lei.

Sebbene lei si sia impegnato a non far realizzare la raffineria di Ortona, non ha mai affrontato direttamente la questione centrale:

L'ABRUZZO INTERO REGIONE MINERARIA,

DAL MARE ALLA MONTAGNA

Saro' il 24 Maggio a Corropoli (TE) per incontrare la cittadinanza e le istituzioni, e poi di nuovo alla fine di giugno e per tutto il mese di luglio in giro per l'Abruzzo a parlare di petrolio. Spero vivissimanente che lei vorra' finalmente incontrarmi a Corropoli, o in qualsiasi luogo o tempo che lei preferisce.

Credo di meritare almeno questo, visto che sono due anni che dedico tutto il mio tempo a questa causa con la fedina penale pulita e solo per amore.

Grazie,
MRD

Thursday, May 14, 2009

Solarexpo


A Verona dal 7 al 9 di Maggio c'e' stato il Solarexpo, un convegno ed una mostra sulle energie rinnovabili, per mostrare gli ultimi progressi recenti sullo sviluppo e le possibilita' dell'energia solare. Dal mio punto di vista, l'energia distribuita - ciascuno se la produce da se - e' la soluzione piu' intelligente per aiutare a risolvere i problemi energetici, allo stesso modo in cui il compostaggio a casa e' quello migliore per dimunire il piu' possibile il quantitativo di immondizia prodotta da ciascuno.

Al Solarexpo c'erano mille ditte, da tutto il mondo: per una volta sono stata contenta di vedere una cosi grande presenza di imprenditori italiani nella lista e di sapere che il numero totale di visitatori e' stato di quasi 64,000 persone per un'area espositiva di 57,000 metri quadrati.

La piccola digressione che voglio fare e' che l'ingegno italiano e' fra i piu' fini che io conosca, siamo un popolo creativo e intelligente quando vogliamo. Quanto meglio potrebbero essere le cose e la vita in Italia se solo avessimo al timone poltici seri, istruiti in temi moderni e capaci di chiedere consigli a chi ne sa piu' di loro quando ce n'e' bisogno.

Al Solarexpo, il portavoce dell'organizzazione, Arturo Lorenzoni dell'Universita' di Padova e della Bocconi dice che l'obiettivo da raggiungere per rendere i fotovoltaici economicamente redditizi, e per giocarsela alla pari con l'energia tradizionale e' il limite di un dollaro di costo per ogni watt prodotto. Alcuni costruttori hanno gia' superato questo limite e anzi, ci si prospetta di andare sotto ai 70 centesimi per watt nel 2012.

Per ogni megawatt di potenza installata si creano 2 posti di lavoro per venti anni e uno per ogni megawatt di potenza prodotta dal sole (1 watt = 1 joule per secondo. 1 megawatt = 1000 watt. In media, una persona che sale le scale usa una potenza di 200 watt. Una lampadina incandescente ne usa dai 5 ai 30.)

Per il 2009 si stima che verranno creati 900 megawatt in Italia, che nel 2011 potrebbero salire a 2200 megawatt. La cosa bella, sottolinea Lorenzoni e' che:

tutto ciò sta dando interessanti frutti come la creazione di nuovi posti di lavoro. Sono lavori che rimangono nel lungo periodo e sul territorio. Quanti settori industriali possono fare lo stesso?

Aggiungerei io che non si tratta nemmeno di lavori con la mascherina antigas contro l l'H2S durante le ore lavorative e per conto dell'ENI, ma lavori di installazione e di manutenzione dove si creano piccole e grandi aziende locali con tecnici qualificati. Questo e' lavoro sano, che crea ricchezza vera, perche' invece di regalare i soldi ad una multinazionale si crea imprenditoria piccola ed indipendente, con una fonte rinnovabile e senza inquinare l'ambiente e i polmoni della gente. Continua Lorenzoni:

Non si è visto in nessun altro settore industriale del nostro paese una crescita così elevata. Questo è il punto di partenza che dovrebbe guidare imprese e amministratori ad una visione ottimistica per gli anni a venire per questo settore. Nel breve periodo tutto il settore dell'energia verde sta avendo un ruolo “anticiclico” rispetto alla crisi in atto.

Bene, uno direbbe: abbiamo perso gia' mille treni (biotech, nanotech, information technology), questo del solare tienamocelo stretto. Abbiamo tutte le caratterische giuste, non solo il sole, ma il sapere lavorare in maniera distribuita, con una miriade di piccole e medie imprese. Si penserebbe che i poltici vogliano fare a gara a chi aiuta di piu' questo settore e a fare dell'Italia la punta di diamante, per una volta, in un settore legato alla conoscenza e alla tecnologia.

Secondo il blog di Antonio Cianciullo de La Repubblica, negli anni Ottanta l'Italia stava facendo grandi passi in avanti nel campo dell'energia fotovoltaica. Una politica miope pero' decise di non aiutare, con sgravi ed incentivi, il nascente filone energetico, e anzi si crearono un sacco di ostacoli. Subentrarono tedeschi, danesi, e spagnoli che hanno potuto contare su un sistema normativo più certo e affidabile e che ora sono piu' avanti di noi.

Ora si riparte, e di nuovo, l'ingegno c'e'. Gli organizzatori avevano anche invitato per questa decima edizione, e la piu' importante d'Europa, anche Stefania Prestigiacomo, ministro dell'ambiente, Claudio Scajola, ministro per lo sviluppo economico.

Ma i due non ci sono andati. Evidentemente sono troppo impegnati a fare accordi con l'ENI e a piangere alla corte europea per non multarci sui non rispettati accordi di Kyoto per rendesi conto dell'ennesima opportunita' per il futuro che stanno buttando via.

Monday, May 11, 2009

NON VOTATE REMO DI MARTINO


E' ufficiale, Remo Di Martino si presenta delle liste elettorali del Partito della liberta', come riporta Prima Da Noi.

Per chi ama l'Abruzzo e non lo vuole petrolizzato,
non votate Remo Di Martino.


Quest'uomo e' stato il piu' grande sostenitore di Ortona petrolizzata, tutto lascia presupporre che sara' anche il piu' grande sostenitore dell'Abruzzo petrolizzato.

Non votatelo.

Saturday, May 9, 2009

La "scuola-dottrina" dell'ENI


E cosi visto che non sono riusciti a domarci come pensavano, ora l'ENI passa ad altri metodi: cercano di comprare la nostra terra spacciandosi per salvatori della patria. Nel nostro caso, cercano di fare la figura degli amici dell'Abruzzo ai tempi del terremoto per infiltrarsi squallidamente nel tessuto umano della nostra regione.

Leggo infatti da primadanoi che Paolo Scaroni, pluri-processato, pluri-condannato per inquinamento, disastro ambientale, tangenti e corruzione sia all'ENI che in altre ditte a partire dalla fine degli anni '90 e' andato all'Aquila a dire che vogliono "investire" nella ricerca. Da notare come l'ENI si e' scelta un amministratore delegato gia condannato PRIMA di arrivare da loro.

Scaroni ha cosi' ha deciso di portare avanti all'Aquila una "centrale di teleriscaldamento" sotto il nome di ENIpower. Pagheranno 50 dottorandi e ricercatori a cui daranno anche da mangiare e bere e che potranno lavorare su progetti ad hoc per loro. Metteranno su 50 laboratori usando fonti rinnovabili. Le loro strutture potranno ospitare fino a 100 persone. Scaroni dice che il tutto gli costera' 20 milioni di euro ma che lo fanno a scopo di bene.

Ma chi gli crede?

Che cos'e' esattamente questa centrale di teleriscaldamento, non si sa bene. Si dice solo che funzionera' a gas e per il 10% dalle biomasse. Dal canto opposto pero' Scaroni non si risparmia niente sul piano della pura propaganda.

Dice infatti di fare tutto questo per aiutare l'Universita' abruzzese, cosi' messa in ginocchio dal terremoto. Vogliono darci la possibilita' di svilupparci in modo "autonomo e sostenibile" e che "guardi al futuro". Vedono potenzialita' enormi all'Aquila. Ci aiutano come possono ed usando cio' che sanno fare meglio, come ad esempio l'attivita' di ricerca nel petrolio e nel gas.


QUESTO E' PURO SCIACALLAGGIO!


Innanzitutto, se davvero volevano fare qualcosa di utile e buono per l'Abruzzo, prendevano quei 20 milioni di euro (bazzeccole per l'ENI) e li davano all'Universita' "no strings attached", come dicono qui in America, cioe' senza condizioni. Avrebbero detto al rettore, ecco qui il nostro contributo, usateli come meglio potete. Non ci aspettiamo niente in cambio.

Madonna, americana e che conosce l'Abruzzo solo vagamente e solo perche' e' la terra dei suoi nonni, ha preso e ha staccato un assegno di 500,000 sterline senza fiatare e senza chiedere nulla. E i ricchi d'Italia? E il cittadino privato Paolo Scaroni? Questo uomo ha lasciato l'ENEL (da condannato) con una buonuscita di 10,300,000 euro nel 2005, con bonus di 500,000 euro per avere venduto Wind. All'ENI questo condannato guadagna circa 3,000,000 di euro l'anno, secondo il libro "La paga dei padroni". Penso che il conto in banca di Scaroni abbia molti zeri.

Cosa ha dato di tasca sua Scaroni ai terremotati? Perche' Madonna, che con l'Abruzzo ha poco a da spartire offre 500,000 sterline e lui invece usa il terremoto come un modo per corrompere moralmente l'Abruzzo?

Non so cosa dire del rettore, Ferdinando di Orio, che ha accettato di trasformare la sua universita' in una succursale dell'ENI cosi a cuor leggero. Si vede che pecunia non olet.

Ma secondo voi questi saranno davvero universitari liberi, seri, che formeranno la gente in modo corretto e indipendente, o il centro ENI sara' piuttosto una grande scuola di lavaggio del cervello ed indottrinamento?

Chi glieli fara' i corsi di ingegneria ambientale? Paolo Andreussi di Pisa, consulente ENI da 20 anni che sugli articoli scrive che l'idrogeno solforato fa male, e poi invece quando viene a parlare con la gente mente spudoratamente e dice che va tutto bene, i lucani hanno l'odorato sensibile ed e' tutto sotto la norma? Quando messi di fronte a fatti incontestabili di inquinamento e di corruzione, diranno ai loro studenti, come fatto con me "signorina lei e' troppo giovane per capire come funziona il mondo"?

Glielo diranno a questi studenti di tutte le porcherie che l'ENI ha fatto sul suolo italiano?

Oppure inviteranno quei medici di Bari che dicono che gli operai morti a Manfredonia si sono ammalati di tumore per colpa delle troppe aragoste e non certo perche' l'ENI gli ha avvelenato terra ed aria?

Glielo diranno che la meta' dei siti inquinati di interesse nazionale porta la firma ENI?

I loro dipendenti, ingegneri e tecnici, stileranno rapporti di compatibilita' ambientale che guardino in faccia alla realta' e senza ricordare che e' il loro padrone a commissionarli, oppure chuideranno un occhio o tutti e due in favore del petrolio?

Sotto queste condizioni, sentiremo mai una voce ufficiale dell'Universita' dell'Aquila dire il suo no all'Abruzzo petrolizzato?

Come sempre, non ci si puo' aspettare che tutti vivano da eroi, specie in Italia, e io sono convinta che la maggior parte di quei 50 o 100 ricercatori aquilani non sputera' mai nel piatto in cui mangia. Ci ritroveremo, nella migliore delle ipotesi, con 50 o 100 nuovi yes-men aquilani che convinceranno le proprie famiglie, i propri amici sulla santita' dell'ENI. Gli sara' molto piu' facile dire che Maria Rita e' matta.

L'Abruzzo petrolizzato passa anche per qui.


Non bisogna mai credere ad una sola parola, a nessun buon sentimento dell'ENI. E' tutto finto, e' tutto fatto solo perche' ci devono guadagnare qualcosa. Ai miei occhi sono solo una patetica banda di criminali e corruttori, dal primo all'ultimo.

Friday, May 8, 2009

Il piu' bravo


Uno dei commenti di oggi parlava di una possibile presentazione di Remo di Martino alle liste europee. Questo personaggio e' attualmente presidente del consiglio comunale di Ortona, ed assieme al sindaco Nicola Fratino ha approvato tutte le autorizzazioni comunali per l'installazione della raffineria di petrolio a 500 metri dal mare e fra i vigneti del Montepulciano doc.

Sono allora andata ad indagare, per l'ennesima volta, sul suddetto personaggio in rete. Meraviglia delle meraviglie, trovo in rete il suo blog baffuto! Guardatelo, e' un capolavoro dell'autocelebrazione e del potere dei sogni.

Seguiro' questo blog con molta attenzione, se non altro per farmici due risate. A Remo, amante della democrazia, io non posso scrivere piu' perche' gli sono "molesta", come mi scrisse qualche tempo fa. Continua anche a dire che io sia una figura immaginaria della rete. Forse dovro' crescermi i baffi anche io e metterne una foto nel blog per convincerlo che sono viva e vegeta.

Sul sito di Remo Di Martino c'e' una lettera, postata in data 1 Aprile 2009, scritta dal nostro eroe a Gianni Lannes, giornalista che scrive per La Stampa e che e' venuto ad Ortona per indagare maggiormente la questione del petrolio in Abruzzo. Non si sa quando esattamente questo messaggio sia stato scritto.

Comunque, di questa lettera, alcuni modi di fare, di presentarsi mi sono familiari. Ricordo che Remo Di Martino fu uno dei primi politici di Ortona che contattai all'inizio di questa faccenda nel tardo 2007. Anche con me cerco' di dipingersi come di un eroe dal lavoro "diuturno e absoleto". Anche a me cerco' di minimizzare la questione petrolio in Abruzzo dicendo "lei e' poco informata", anche con me cerco' di fare gli inciuci dicendo "venga che le faccio vedere Ortona e ci prendiamo un caffe'". Non mi feci ingannare e gli diventai "molesta".

Torniamo alla lettera. Si inizia con un complotto contro di lui. Addirittura! Scrive il nostro eroe, riferendosi a Gianni Lannes:

Qualcuno ha tentato di armare la sua penna, per eseguire una sentenza di condanna che non sarebbe “del popolo”, ma di una ben individuata parte politica.

Secondo lui questi corruttori innominabili di Ortona sono cosi potenti da arrivare a un giornalista di cosi grande notorieta' per fargli dispetto a lui, Remo di Martino? E poi se ben individuati perche' non dirlo? Forse perche' non esiste?

Gli e' mai sorto il dubbio a Remo di Martino che forse non e' poi cosi' amato ad Ortona come crede di essere nei suoi deliri di onnipotenza?

Andiamo avanti. La lettera continua con la storia quasi strappalacrime della sua carriera. Non manca di tirare in ballo sua mamma, le case popolari, il fatto che nessuno lo voleva ad Ortona a fare pratica perche' non era "inserito un contesto sociopolitico ragguardevole" . Potrebbe essere che non lo volevano perche' forse non era poi un cosi bravo avvocato? Potrebbe essere una possibilita' no? Ma, si sa, fa piu' audience la figura dell'eroe solo contro tutti. Continua:

Sto quattro anni a Pescara e divento il beniamino di quel foro

Mi alzo alle sei vado a lavorare alle sei e mezza smetto alle 22.

In poco tempo il mio studio diventa uno dei migliori della città.

La logica clientelare affaristica di basso cabotaggio non consentiva alcun progresso della città.

TUTTI VEDONO CHE SONO IL PIU' BRAVO, IL PIU' ONESTO ED IL PIU' LEALE

Non ho neppure la stanza, uso quella del Sindaco e FACCIO DELLE COSE MIRABOLANTI, dal porto alla società per la trasformazione, passando per il teatro, il Ciavocco, l’Orientale

Non c’è una parte di Ortona che non viene investita dalla nostra operosità.

Per farla breve FACCIO TUTTO DA SOLO e con pochi, veramente pochi collaboratori.

Uno sforzo diuturno e continuo che porta Ortona, rinnovata nelle sue strutture, ad essere LA CITTA' PIU' IMPORTANTE DELL'ABRUZZO


San Tommaso diventa IL TRAINO DEL TURISMO RELIGIOSO REGIONALE

C’è qualcuno che ha una visione strategica della città.

Divento il primo partito


Infine, la chicca sulla raffineria di Ortona:

Del “centro oli” non mi interesso sino alla fine del 2006 quando il Sindaco mi dice che lui non può occuparsene, perchè non vuole che si dica che ha interessi con l’Eni.

Vedo di che si tratta e sembra UNA COSA NON BUONA MA STRORDINARIA!

Per il centro oli non c’è una voce contraria.

Non vado in ferie, vede tra le fortune che ho è quella di avere una casa vicino a Madonna di Campiglio, veramente è dei genitori di mia moglie, dove vado tutti gli anni.

Tra agosto e settembre organizzo riunioni pubbliche nella sala del consiglio comunale con tutti: con i sindacati, con l’Eni, con gli imprenditori, perfino con Natura Verde, che si è costituita in quei giorni (le mando anche i verbali di tutte le riunioni).


Che esiste la D’Orsogna (famosa scienziata sic!) nessuno lo sa.

Viene approvata la delibera, nonostante che il Presidente della Provincia con “revireman” degno del miglior trasformismo, dichiari che vuole affidare al Mario Negri sud una perizia per verificare la pericolosità dell’impianto.

Perizia che arriva dopo mesi senza che dica una cosa diversa da quella che sapevamo già.

I contadini avevano venduto tranquillamente la terra, gli imprenditori, c’è un indotto con circa 60 ditte e 400.000 addetti, erano contenti, i sindacati ancora di più,

LA CITTADINANZA NON ASPETTAVA ALTRO.

Facciamo una convenzione con la quale per il comune, oltre che le “royaltis”, strappiamo letteralmente perchè le trattative sono lunghe e difficili: 100.000 euro per la squadra di calcio, 100.000 per il Teatro, 100.000 per la pesca e tanto altro, totale 6.000.000,oo di euro “cash”.


Dunque, secondo Di Martino l'indotto Eni rappresenta con 400,000 unita' circa la meta' dell'Abruzzo, compresi neonati, bambini e pensionati.

Del 1,100,000 euro che si e' presa la ditta di Fratino, neppure un rigo.

Del contento del report del Mario Negri sud e della tonnellata e mezza di inquinanti "diuturni" che il petrolchimico avrebbe dato ad Ortona, nemmeno una virgola.

Del fatto che la popolazione ne e' venuta a sapere per caso e non certo perche' li avesse informati lui nell'ottobre 2007, se n'e' dimenticato.

Dei contadini discesi su Ortona nel 2007 con una sfilza di trattori in piazza per dire no, non se ne parla.

Di quegli altri seimila che sono andati a pretendere la moratoria regionale all'Aquila, costringendo finanche Del Turco a firmarla, non c'e' traccia.

Dei quasi 100 medici di Ortona che si sono pronuciati contro i progetti petroliferi perche' dannosi alla salute, non si fa menzione.

Del fatto che anche l'intera conferenza episcopale abruzzese e molisana abbiano detto no n'e' scordato.

Del fatto che l'ENI abbia minacciato i contadini "diuturnamente", non se ne parla.

Della salute dei suoi cittadini, non sembra essere preoccupato. Sara', ha la casa a Madonna di Campiglio, mica alla contrade Feudo o Savini.


Remo Di Martino e Nicola Fratino si sono venduti Ortona in cambio di 300,000 euro per il calcetto, la pesca e il teatro. E poi per sei milioni in contanti. (Stai con l'italiano che l'inglese non e' il tuo forte, Remo). Chissa' chi li spendera' e controllera' questi soldi. Chissa' se in quella conta ci sono anche i soldi per gli affari della Buonefra, del sindaco Fratino e per non meglio specificate parcelle legali.

Wednesday, May 6, 2009

La realta e l'immaginario


L'altra sera in televisione hanno mostrato un film su Enrico Mattei, il fondatore dell'ENI e dai metodi crimininali e corrotti. Non ho visto il film e neppure la discussione tenutasi a Porta a Porta da Bruno Vespa, ma, come riportato nel link sopra, questi aggettivi sono stati usati dagli stessi ospiti in studio per descrivere l'uomo in questione da parte di giornalisti e attuali dirigenti ENI. Per la precisione si parla di un "corruttore dalla straordinaria onesta' personale". Chissa' che vuol dire. O sei corrotto o sei onesto, non ci sono vie di mezzo.

Comunque, messuno ha pensato di parlare, ne' da Bruno Vespa, ne' nel film, di storie attuali dell'ENI, di cosa stanno facendo al nostro gia' martoriato Abruzzo, di cosa hanno gia' fatto alla Basilicata, di parchi violentati, di gente soffocata dall'idrogeno solforato, di inquinamento, di pozzi scoppiati, di illegalita' di ogni genere. Ma dopotutto, l'ENI e' nata da un corruttore, che ci aspettiamo?

L'Abruzzo si appresta a diventare una regione mineraria. Gli effetti gia' si vedono: il porto di Ortona e' irriconoscibile, con tubi, infrastutture petrolifere dai colori sgargianti che fanno quasi male agli occhi. Gli Ortonesi, a parte qualche sporadica anima nobile, dormono e il sindaco Nicola Fratino - felice - conta il milioncino di euro che l'ENI ha dato alla sua ditta in cambio di permessi e nuovi piani regolatori pro petrolio. Sara' anche lui un "corrotto dalla straordinaria onesta' personale?"

Passiamo a San Vito Marina. Circa un anno fa comparsero delle macchie nere nelle spiaggie della citta'. Era catrame. Il "Turchino" e' (o era) una delle piu' belle spiaggie del chietino per la quale la citta' ogni anno prendeva la Bandiera Blu. Il catrame non si vedeva mai da quelle parti. Il WWF denuncio' l'accaduto e mise in relazione il catrame con le piattaforme petrolifere sorte come funghi nel mare Adriatico. Cos'altro poteva essere quella patina nera oleastra in tutto e per tutto simile agli idrocarburi, se non roba di scarto dalle trivelle nostrane?

Il sindaco Rocco Catenaro pero' (che fra l'altro si appresta pure a cementificare l'eremo di dannunziano), invece di denunciare i petrolieri, disse di voler portare il WWF in tribunale per procurato allarme. Il mondo alla rovescia! La colpa non era di chi aveva messo quel catrame li, ma di chi ne parlava.

I fatti pero' mostrarono che quello era veramente petrolio, come confermo' dopo l'ARTA. Cos'altro poteva essere? Venne anche fuori che vicino alle trivelle, l'inquinamento era
passato da basso a medio nel giro di soli tre mesi.

Successivamente l'ARTA accerto' che a San Vito ci sono 500 metri di costa non balneabile a causa di limiti sfondati per coliformi fecali (anche 40 volte maggiore!), streptococchi (6 volte in piu') e batteri (il doppio dei limiti consentiti). La maggior parte di questa robaccia e' dovuta a scarti di ogni genere che vengono gettati nel fiume Feltrino che sfocia a San Vito, e a depuratori che non funzionano come si deve.

Dopo un anno da queste rilevazioni, cosa ha fatto il sindaco di San Vito? Ha promosso opere di educazione per la gente per dire loro: il Feltrino non e' la vostra discarica personale? Ha promosso la miglioria dei depuratori? Ha cercato di indagare se ci sono industrie che scaricano in modo illegale? Si e' dato da fare per combattere l'Abruzzo (e San Vito) pertrolizzata? Ha chiesto scusa al WWF?

Non so, ma almeno da quanto leggo sui giornali, non mi pare si sentire nulla di tutto questo.

Ricordo solo che in occasione dell'incontro di San Giovanni in Venere del luglio 2008, mi vennero vicino due tizi in rappresentanza del comune, all'improvviso, tirando fuori una lettera che avevo scritto ad una commissione europea per denunciare l'opera di petrolizzazione nei mari di San Vito, dicendo che il petrolio non si accompagna alle bandiere blu. I due bravi mi intimidarono di star zitta, dicendomi che parlare di tutto cio' agli enti europei avrebbe significato per loro una brutta figura. Anche qui, meglio venire a prendersela con me, piuttosto con chi gli va a mettere le trivelle nel mare.

Quest' anno la bandiera blu non gliel'hanno data a San Vito. Se per colpa del petrolio o per colpa del Feltrino, non lo so. So solo che quello e' il mio mare. Il mare che ogni volta che ci vado mi porto dietro il sacchetto dell'immondizia per raccogliere la robaccia che la gente ignorante ci lascia. Voglio solo che resti cosi' com'e, piu' bello, piu' pulito, piu' sano, senza trivelle.

Spero che perdere la bandiera blu faccia capire agli amministratori di San Vito che occorre lavorare sul serio per i prossimi anni, e che invece di perdere tempo con patetiche minaccie di denuncia contro il WWF, occorre invece lavorare per pulire il mare, per fermare gli inquinatori locali, i costruttori senza scrupoli, i petrolieri di mezzo mondo, affinche' San Vito migliori e non muoia.

Si raccoglie cio' che si semina.

Monday, May 4, 2009

Il tubo di Sulmona


La SNAM - societa' nazionale auto-metanodotti che l'ENI controlla al 100% - progetta di costruire un gasdotto da Brindisi a Minerbio, in provincia di Bologna, che attraversera' l'Abruzzo. Le citta' principalmente coinvolte sono Sulmona e L'Aquila a sismicita' "elevata e catastrofica", passando per altre citta' sismiche ed artistiche di Umbria, Lazio, Marche, Puglie, Molise ed Emilia Romagna.

Il punto di partenza e' il costruendo rigassificatore di Brindisi che assieme al metano che passera' nei tubi e' di proprieta' della British gas. La SNAM gli costruisce solo l'infrastruttura nel suolo italiano. Il gas arriva liquefatto dall'Algeria, viene poi riportato allo stato gassoso nel rigassificatore, e spedito nel Nord Europa.

Un piccolo dettaglio degno di nota e' che i lavori per il rigassificatore sono fermi a causa di 5 arresti, 27 avvisi di garanzia 52 perquisizioni in tutta Italia e il sequestro del cantiere per "corruzione continuata e aggravata". Un affare da 330 milioni di euro, intrallazzi e ruberie esclusi.

Minerbio invece e' il punto d'arrivo dove esistono gia' altre tubature per il gas che arrivano dalla Russia e dalla Tunisia, e che gia' attraversano l'Italia, soddisfacendo al nostro fabbisogno nazionale.

Il gasdotto, di circa 637 chilometri, prevede la presenza di un tubo di circa un metro di diametro, interrato a tre metri di profondita'. Necessita di circa 40 metri di scasso, 20 a destra e 20 a sinistra.

Inutile dire che nei progetti della SNAM non si tiene conto ne' di aree protette, ne' di fiumi, boschi, falde acquifere, centri abitati e sismicita', come denunciano gli umbri che si sono riuniti in varie associazioni no-tubo.

In piu' il gas delle tubature ogni tanto deve essere spinto per farlo andare nella direzione desiderata, ed ecco dunque la comparsa di cosiddette stazioni di compressione. La SNAM ne vorrebbe mettere una a Sulmona. Che sia una citta' di sismicita' a grado uno, "elevata e catastrofica", non importa.

Come riporta Primadanoi, l'unita' di compressione dovrebbe sorgere a due chilometri dalla citta', in 12 ettari di terra coltivati ad uliveti in una area di 'preminente interesse agricolo', vicino ad un sito archeologico, e vicinissimo al parco nazionale della Majella.

Anche qui la storia si ripete: come per la raffieria di Ortona ci sara' la necessita' di una modifica del piano regolatore che trasformi questi terreni da agricoli ad industriali. L'ENI-SNAM non esclude la possbilita' di futuri ampliamenti.

Come da copione, la SNAM-ENI dice che va tutto bene, nonostante i loro stessi studi mostrano come i fumi di turbocompressione e del riscaldamento del gas emetteranno, 12 microgrammi per metrocubo l'ora (=11 ppm) di monossido di carbonio, e 52 microgrammi l'ora (=0.022ppm) di ossidi di azoto. La centrale funzionera' 24 ore su 24. I limiti americani in materia sono si 9ppm per il CO e di 0.053 ppm per i nitrati.

La centrale negli USA sarebbe considerata fuorilegge per le troppe emissione di CO. Ma si sa, gli italiani nascono con i polmoni di ferro.

Infine, proprio come ad Ortona, la centrale di Sulmona portera' a sei o sette posti di lavoro perche' tutto verra' manovrato elettronicamente da San Donato Milanese.

L'unica (e ottima) differenza con il caso Ortona, dove la ditta del sindaco Fratino ha portato a casa in un anno 1 milione di euro in appalti ENI, e' che il consiglio comunale di Sulmona ha espresso all'unanimita' parere negativo a questa centrale, il 23 febbraio 2009.

Vedremo come si svolgera' la situazione. Voglio pero' precisare una cosa. Uno potrebbe dire: beh, il gas ci serve, alla fine dei conti e' solo un tubo sotterrato e il metano lo usiamo tutti. In effetti, potrebbe anche essere cosi', se non fosse per due lievi dettagli:

1) la SNAM in tutti questi progetti non chiede niente a nessuno, traccia linee come se il territorio gli appartenesse, non spiega, non parla, non chiede. Pensano che Sulmona, L'Abruzzo, l'Umbria gli appartengono. Questa mentalita' non va assolutamente bene.

2) Il fatto piu' grave, e' che il gas non e' ne per abruzzesi, umbri o laziali, ne per gli italiani, ma solo per farci correre il gas della British Gas. In Italia abbiamo gia' metanodotti a sufficienza per il fabbisogno nazionale. Lo stesso Scaroni afferma che lo scopo piu' grande e' quello di trasformare l'Italia "nell'hub del gas internazionale", una specie di autostrada dove gli altri mettono tubi, inquinamento e centrali di compressione a loro uso e consumo e noi stiamo zitti, come dei fessi.

Cosa resta agli italiani? Niente, perche' la British gas, e chiunque altro usera' questo gasdotto, paghera' i diritti di passaggio allla SNAM (=ENI), e non certo a noi.

Ecco le parole di Scaroni alla Commissione attivita' produttive della Camera:

"Certamente l’Italia ha più pipelines di qualsiasi altro paese europeo. Nessun altro ne ha così tanti, se poi avessimo anche 7-8-10 rigassificatori potremmo essere un hub. Ma vedo che si fa fatica a farne 1 o 2, mentre in Spagna se ne fanno ben 9. Mi sembra che sia un treno già partito sul quale faremo fatica a saltare”.

Di grazia, ci puo' spiegare perche' dovremmo saltare su questo treno? Cosa ne guadagnano gli italiani? A chi andranno i benefici?



Fonti: Petrolio.Blogosfere, Il Corriere dell'Umbria, Il Corriere del web, La Nazione, Il Corriere della Sera