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Sunday, March 22, 2009

Aspettando Chiodi


Finalmente la tensione inizia a salire. Negli ultimi giorni, fra blog, commenti su prima da noi, dichiarazioni politiche, a Gianni Chiodi devono avergli iniziato a fischiare le orecchie.

Ma il nostro governatore, un vero principino per bene, invece di rispondere alle tante domande popolari, invece di confrontarsi con la gente, coi giornalisti, dice asetticamente che "replichera' lunedi' in un comunicato stampa". Come se lui abitasse in un castello dorato e come se lunedi' si degnera' di scendere fra noi cittadini che aspettiamo un NO vero al petrolio da mesi. Per di piu' un comunicato stampa non prevede la possibilita' di dialogo, di domande difficili, di confronto, ne con la gente, ne con giornalisti.

Penso ad Obama che va in televisone in prima serata a spiegar i perche' e i per come delle sue proposte per salvare l'America dalla crisi economica. Penso alle sue visite ai lavoratori del Midwest americano, o con le scuole qui in Calfiornia la scorsa settimana. Mica quello si nasconde dietro ad un comunicato stampa. No, e' andato a parlare con la gente. Forse non risolvera' niente, ma e' sceso fra la gente.

La mia semplice interpretazione e' che Chiodi ci deve pensare bene a che parole usare, a come fare per non fare passi falsi, e far sembrare che lui e' contro il petrolio, ma nello stesso tempo difendere il suo silenzio, l'operato di Febbo e il suo dover seguire gli ordini dall'alto. Deve capire come fare per imbambolare la gente ancora un volta senza che nessuno possa metterlo in difficolta'.

Molto probiblmente l'atteso comunicato stampa di Chiodi verra' fuori mentre io dormo. Lo immagino molto fiorito, quasi barocco, e pieno di retorica su un un Abruzzo bello, sano, e sicuro. Forse ci mettera' di mezzo la crisi economica. Chissa' se lascera' dire qualche parola alla nostra assessore all'ambiente, tale Daniela Stati, che finora e' rimasta muta e non ha detto nemmeno una parola, che sia una sul tema petrolio. Che ce l'hanno messa a fare una li che non parla sul tema ambientale piu' importante della nostra regione?

Forse nel comunicato Chiodi difendera' Mauro Febbo che per salvare la sua legge-insulto continua a sparare numeri, dicendo che "le royalties sono aumentate del 125 per cento" grazie al suo intervento. Ma a me questi numeri non mi incantano mica. Invece di fermare i petrolieri, le legge-insulto di Febbo li invita a nozze, lasciando agli Abruzzesi la beffa dell'1% del totale estratto. I conti uno li puo' fare come vuole, ma alla fine la verita' resta che all'Abruzzo restera' L'UNO PER CENTO della ricchezza estratta.

Su tale cifra gireranno intorno i soliti contentini e le varie promesse da mantenere. Ne abbiamo viste di tutti i tipi e colori in Abruzzo: intrallazzi, vilette, cene, viaggi in aereo, pc, e chissa quanto altro di cui non ne sappiamo nulla. Al popolo restera' ben poco. Anzi, quello che restera' per i cittadini saranno solo i tumori, la disoccupazione, l'emigrazione, la fine dell'agricoltura - vedi Viggiano.

Qualsiasi cosa questo comunicato stampa dira', la mia semplice posizione e' che OCCORRE UNA MORATORIA DI 30 ANNI, scritta nero un bianco. La democrazia non si basa sulle promesse di Berlusconi, o del governatore ma su leggi chiare, semplici e fatte per il beneficio del popolo.

Vogliamo una moratoria di 30 anni. Tutto il resto sono chiacchere, caro Gianni Chiodi, che non servono a nessuno e a cui non credera' nessuno, men che meno la sottoscritta.

Thursday, March 19, 2009

Chiodi il traditore


Vi ricordate durante la campagna elettorale le belle paroline che Chiodi disse sulla petrolizzazione dell'Abruzzo? Bugie, tutte bugie, solo bugie.

Mettiamo insieme tutta la storia. Alla fine di Novembre 2008, il PdL mandava Daniele Toto a dire al governo centrale "ma non possiamo rendere anticostituzionale la moratoria che quei fessi dei miei corregionali hanno fatto per proteggersi terra, polmoni e figli?" (inclusi i suoi)

Qualche giorno dopo il candidato-fantoccio Chiodi va in televisione a dire che il centro petroli sarebbe stata una straordinaria opportunita' per l'Abruzzo, in linea con l'azione di Daniele Toto, e dicendo piu' o meno le stesse cose che diceva Del Turco prima che la regione gli si rivoltasse contro. Anche qui non tardano a fioccare email, blog, gente arrabbiata, un mini scandalo in tutta la regione.

Chiodi cerca un modo per aggiustare la frittata. Decide di usare uno dei miei (tanti) email per andare in TV e dire che e' stato tutto un malinteso, "io sono un uomo libero", "sono contro il petrolio" ma bisogna accontentare l'ENI, lei e' brava etc etc. Insomma, disse quanto bastava per rimbambolare la gente.

Ad un certo punto, Chiodi si ritrovo' sommerso di email da parte di persone che leggono i nostri blog, facebook e cosi via. Qualche giorno dopo, mi mando' a dire per telefono se "per piacere potevo dire alla gente di non mandare piu' email perche' poi non riusciamo a leggere quelli importanti". Forse pensava che con quella lettera di qualche giorno prima avesse fatto il suo dovere e che non voleva esser piu seccato. Quel giorno pero' mi sono froncata ed ho detto all'intermediario che la democrazia non funziona cosi, che se gli arrivano 1000 o 10,000 o 100,000 email petrolfieri e' perche' LA QUESTIONE E" IMPORTANTE e che mai avrei detto alla gente di non scrivergli piu, anzi ne ero ben felice!

Assumesse un altro impiegato, visto che si porta via circa 120,000 euro l'anno netti di stipendio, DI PIU' DI QUALSIASI GOVERNATORE AMERICANO!!!!


Bene, su quella promessa anti-petrolfiera Chiodi vinse la campagna elettorale. Dovette anche far venire Berlusconi da Roma a dire che l'Abruzzo e' piu' bello del Maine e che il centro petroli non si sarebbe fatto. Anche quelle pero' erano parole vuote e inutili, visto che, passate le elezioni, Berlusconi ha buttato tutto al dimenticatoio, compreso il sondagio dove si diceva che il 75% degli Abruzzesi e' contratio alle trivelle.

Ma cosa ha fatto di concreto Chiodi in questi mesi? NULLA. Anzi, quel poco che ha fatto o non fatto e' stato un regalo dopo l'altro ai petrolieri.

Dopo le elezioni Chiodi ha vissuto nel piu grave mutismo petrolifero, assieme alla sua sottoposta Daniela Stati. Mauro Febbo propone la legge-insulto, dove spacciando per una manna l'assegnazione dell'1% delle royalties alla regione, di fatto apre ai petrolieri porta, portone, finestre, finestrelle, balconi e verande.

Anche dopo le elezioni ho continuato a cercare un contatto con lui, scrivendogli e riscrivendogli dei miei arrivi in Italia e che mi sarebbe piaciuto dire anche a lui, privatamente, pubblicamente, dove voleva lui, i pericoli a cui andiamo incontro.

Interrogato il morto, non rispose.

Oggi viene fuori che i limiti di tempo affinche' l'Abruzzo si costituisse in giudizio per cercare di salvare la legge salva-Abruzzo dall'attacco di Toto sono scaduti. Questo e' quello che riporta Prima da Noi. La famosa moratoria che con tanto amore e con tanta fatica abbiamo fatto approvare rischia di essere annullata SENZA CHE CHIODI FACCIA NULLA.

Invece di dire al governo centrale: guardate che quella legge l'hanno voluta a furor di popolo gli Abruzzesi, Gianni Chiodi se sta a mani conserte e tace, un moderno Ponzio Pilato.

Lui forse crede che restando muto e silenzioso, come Daniela Stati, o lasciando che siano gli altri a decidere o a parlare dell'utilita' dei 'pozzetti' come Mauro Febbo o come Gianfranco Giuliante, sia al riparo da giudizi, da scandali, e forse anche dal rimorso della sua coscienza. Non e' cosi' e lo sa anche lui.

Caro Gianni, un tempo mi parlavano di te come di una brava persona, un po debole, ma fondamentalmente onesto. Oggi sei diventato non solo un complice, ma sei divenato il colpevole principale della petrolizzazione dell'Abruzzo, perche' avevi la possibilita' di fare e non hai fatto.

Il silenzio non e' una scusante. Avevi una scelta davanti a te: lottare assieme e per gli abruzzesi, o restartene li a fare la statuina asservita. Hai scelto l'ultima possibilita', tradendo il popolo e rimangiandoti le promesse. La storia sara' crudele con te, e io spero che ancora piu' crudele sia la voce della tua coscienza se ne hai una. Da quella non si scappa.

Mi avevi scritto di essere un uomo libero. Io oggi ti vedo solo come uno squallido servitore dei potenti, e mi fai solo una gran pena.

Wednesday, March 18, 2009

Federparchi o federpetrolio?


Gianfranco Giuliante e' il presidente (?) del Parco Nazionale della Majella. E' anche stato appena eletto all'unanimita' come vicepresidente nazionale di Federparchi.

Questo e' quello che Patrizio Schiappa, il segretario regionale di Ambiente e Vita (mai sentiti nominare!) dice di lui a Prima da Noi. Secondo Schiappa l'elezione di Giuliante rappresenta:

"il riconoscimento più evidente dell’eccellente lavoro svolto da Giuliante sia come dirigente apicale di “Ambiente e/è Vita” sia come Presidente del Parco Nazionale della Majella".

Notare l'uso di parole arzigorose e auliche. Un dirigente apicale mi fa pensare al lavoro diuturno del buon vecchio Remo Di Martino. Comunque, Schiazza continua dicendo che l'attivita' di Giuliante e' da sempre

"caratterizzata per l’attenzione rivolta ai criteri di gestione e salvaguardia delle aree protette."

Ah si? E dov'e' Giuliante nella lotta all'Abruzzo petrolizzato? E dov'e' la Federparchi, Ambiente e Vita, o Mr. Patrizio Schiazza a sporcarsi le mani con il popolo? Qualcuno li ha mai visti? Qualcuno li ha mai sentiti? Dov'e' e' l'attenzione di Giulinate per quella meta' d'Abruzzo che rischia di essere ingoiata dal petrolio? Ha mai aperto bocca per promuovere la salvezza della costa teatina? Per farsi promotore dell'instaurazione, perimetrazione sia di quel parco che di quello marino, a Cerrano, vicino a Pineto?

Ma lo sa Giuliante che la Shell sta cercando di andare a trivellare LettoManoppello? Lo sa che molti permessi estrattivi ricadono anche dentro il parco Nazionale della Majella? C'e' mai stato lui in Baslicata dove i pozzidi petrolio hanno inquinato le falde acquifere del Parco Nazionale della Val D'Agri?

Cosa fa Federparchi oltre alle belle parole e all'autocelebrazione di quanto siamo bravi e belli?

Ma Giuliante sa benissimo cosa fa: tace perche' non gliene importa un fico secco della natura e dell'Abruzzo. La poltrona e' l'unico ambiente che ama. In questa intervista infatti dice:

"Bisogna fare una scelta intelligente - che non soffra di un pregiudizio "ecologico" - e non si deve negare la necessità che i "pozzetti" vadano messi da qualche parte per poter vivere e lavorare tutti quanti".


Questo qui non sa cosa dice! La parola SCELTA significa che non puoi seguire due strade in conteporanea: o fai l'Abruzzo verde o fai l'Abruzzo minerario. Non ci sono alterantive. O vuoi la salute del parco o vuoi ci i 'pozzetti' dentro.

Caro Giuliante, non abbiamo necessita' di pozzetti o di scelte petrolfiere intelligenti. Abbiamo invece necessita' di amministratori istruiti, lungimiranti, innamorati della terra, della gente, della verita'. Abbiamo biosgno di uomini liberi, e non di gente ignorante. Abbiamo bisogno di gente che invece di rincorrere le ultime goccie di petrolio del pianeta, sappia guardare al futuro liberi dai giochi di potere, di politica e che sappia dire no ai tarallucci con petrolieri, cementificatori e affaristi di ogni genere. Il petrolio non porta lavoro, ma solo malattie e distruizione.

Arrivera' la fine di questa gente, e' inevitabile. Sono vecchi nelle apparenze, nei modi di fare, nelle idee. Sono vecchi e inutili. Gianfranco Giuliante, Nicola Fratino, Remo Di Martino, Daniela Stati, Mauro Febbo, Gianni Chiodi, Daniele Toto. A modo loro questa gente ha dimostrato nei fatti di volere l'Abruzzo petrolifero. Non meritano l'Abruzzo, sta a noi farglielo capire.

Ringrazio con affetto ed amicizia Lorenzo del blog Allegria di Naufragi che mi ha segnalato l'esistenza di questo personaggio e del suo amore per l'Abruzzo. Ecco il video del Presidente (?) del Parco Nazionale della Majella:

Monday, March 16, 2009

A Daniele Toto l'Abruzzo piace minerario



Tutti gli Italiani, piu' o meno, hanno sentito parlare di Carlo Toto. E' il padrone dell'AirOne che da piccolo voleva fare il pilota dell'Alitalia ma non ci riusci'. E' stato uno dei salvatori della patria per il caso Alitalia ed e' indagato per presunta corruzione nel caso D'Alfonso a Pescara. Tre dei quattro figli di Toto lavorano nella Toto SPA che costruisce strade, ponti e gallerie.

Daniele Toto e' il figlio del fratello di Carlo, Angelo Toto ed ha lavorato come assessore al comune di Pescara dal 2001 al 2003. Nel 2008 e' stato eletto alla camera dei deputati nella 17esima circoscrizione PER L'ABRUZZO e per il PdL. Fa parte della commissione per i trasporti, le poste e telecomunicazioni. Ecco il giudizio su di lui della rivista Cronaca D'Abruzzo online del Marzo 2008.

La famiglia Toto dunque, e' una famiglia potente: c'hanno i soldi, l'AirOne, il deputato in casa, un pezzo dell'Alitalia e amici altolocati.

Qualcuno dira', bene ecco degli abruzzesi che 'contano' e che magari ci danno una mano. In fondo l'Abruzzo e' anche loro. Manco per niente. Innanzitutto, nessuno della famiglia Toto non ha smosso un dito per aiutare a salvare l'Abruzzo (e di questo sono colpevoli anche Filippo De Cecco, Jarno Trulli, Alda D'Eusanio, e si, pure Rocco Tano, che sono abruzzesi e che avrebbero potuto fare la loro parte), ma per di piu' si adoperano all'incontrario!

Daniele Toto infatti ha presentato una interrogazione parlamentare in cui sottolinea che l'Abruzzo e' una regione mineraria, che l'ENI ha tutti i permessi, che la raffineria di Ortona serve per il bisogno energetico dell'Italia e dunque vuole

...sapere se il Governo non intenda promuovere la questione di legittimità costituzionale ai sensi dell'articolo 127 della Costituzione con riferimento all'articolo 1, comma 6, della legge regionale n. 14 del 2008 della Regione Abruzzo.
(4-01623)

Cioe' invece di ricordare con veemenza al governo ed assieme agli Abruzzesi che l'Abruzzo e' la regione verde, lui dice che l'Abruzzo e' una regione mineraria. Invece di proteggere la sua terra, lui va a mettere la pulce nell'orecchio al governo centrale. Invece di chiamare i contadini, le associazioni, i sindaci, e dirgli: di cosa avete bisogno, sono di famiglia ricca, sono abruzzese e voglio lavorare con voi e per l'Abruzzo, lui va a fare la spia. Invece di aiutarci a far passare una moratoria piu' lunga, lui dice che si deve dichiare incostuzionale la legge che gli abruzzesi a gran voce hanno fatto per difendersi. Che gran gesto per l'Abruzzo che t'ha votato caro Daniele!

La cosa buffa e' che in una intervista precedente questa interrogazione il nostro eroe disse all'Opinione delle Liberta':

A dettare l’agenda dei lavoro sono soprattutto i temi propri della Commissione della quale sono membro, quella dei Trasporti. Dunque, l’impegno sarà principalmente rivolto all’approfondimento, allo studio e all’impostazione di progettualità relative ai nodi infrastrutturali di cui la nostra realtà è carente.

Che c'entra il petrolio con trasporti, poste e telecomunicazioni?

Che tristezza. Abbiamo di fronte un uomo che ha potere, che potrebbe fare del bene alla gente che teoricamente dovrebbe SERVIRE in parlamento, che potrebbe usare il suo peso politico, economico, di immagine, di amicizia e di parentele nella lotta all'Abruzzo petrolizzato. Invece sta li senza amore, senza coscienza, senza morale. L'avete mai visto voi Daniele Toto ad informarsi sul tema petrolio? Io mai.

Contento lui di vivere cosi.

Lascio allora che le parole d'amore che Daniele Toto ha per la sua terra vengano direttamente fuori dalla sua boccuccia di rosa. L'intervento di Toto alla camera e' del 13 Novembre 2008 e la risposta datagli e' del 26 Febbraio 2009. Questi interventi si possono leggere qui leggere qui oppure qui. A scanso di equivoci ho scaricato tutto e messo nei miei file personali, cosi' se cancellano ho nero su bianco cio' che Daniele Toto dice, con immenso amore per l'Abruzzo:


TOTO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro per i rapporti con le regioni.

- Per sapere -

premesso che: con decreto 19 aprile 2002 il ministero delle attività produttive, acquisiti i pareri della regione Abruzzo ai fini ambientali e dell'intesa Stato-Regioni, conferiva a ENI SpA la concessione «Miglianico» per la coltivazione e lo sfruttamento di un giacimento di idrocarburi;

nell'ambito del programma dei lavori è prevista la costruzione di un centro oli situato in Contrada Feudo di Ortona (provincia di Chieti) per lo stoccaggio dell'olio proveniente dai pozzi di produzione e il suo successivo trasporto in un deposito costiero;

l'articolo 1, comma 77, della legge 23 agosto 2004, n. 239, «Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia», testualmente dispone che

«Il permesso di ricerca e la concessione di coltivazione degli idrocarburi in terraferma costituiscono titolo per la costruzione degli impianti e delle opere necessari, degli interventi di modifica, delle opere connesse e delle infrastrutture indispensabili all'esercizio, che sono dichiarati di pubblica utilità. Essi sostituiscono, ad ogni effetto, autorizzazioni, permessi, concessioni ed atti di assenso comunque denominati, previsti dalle norme vigenti, fatto salvo quanto disposto dal decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 624» mentre il successivo comma 82 così recita: «Qualora le opere di cui al comma 77 comportino variazioni degli strumenti urbanistici, il rilascio del permesso o della concessione di cui al medesimo comma 77 ha effetto di variazione urbanistica»;

con decreto 6 luglio 2005 il ministero delle attività produttive approvava le varianti al progetto di cui alla richiamata concessione;

in data 11 luglio 2006, ENI SpA implementava l'iter autorizzatorio innanzi il Comune di Ortona, ancorché la citata legge n. 239 del 2004 lo rendesse, con ogni probabilità, non cogente;

il ministero dello sviluppo economico, in data 27 giungo 2008, ha classificato la regione Abruzzo come «regione mineraria»;

con la legge regionale 10 marzo 2008, n. 2 recante «Provvedimenti urgenti a tutela della Costa Teatina» la regione Abruzzo aveva, ad opinione dell'interrogante inopinatamente, sospeso il permesso a costruire il menzionato centro oli fino al 31 dicembre 2008 e con la recente L.R. n. 14 del 2008 tale sospensione è stata prorogata fino al 31 dicembre 2009 -:

se il Governo non intenda promuovere la questione di legittimità costituzionale ai sensi dell'articolo 127 della Costituzione con riferimento all'articolo 1, comma 6, della legge regionale n. 14 del 2008 della Regione Abruzzo.
(4-01623)

Sunday, March 15, 2009

Disastri petroliferi australiani


Mentre sui giornali esteri (tutti) si parla del disastro petrolifero in Australia di questi giorni, quelli Italiani tacciono. Le lobby petrolifere sono riuscite a mettere a bavaglio il riversamento in mare di 250 tonnellate di petrolio mescolato a sostanze chimiche, un disastro ambientale enorme, una delle peggiori in tutta la storia australiana.

La miscela petrolifera riversata in mare e' cancerogena. Sessanta chilometri di spiaggia lungo la Sunshine coast del Queensland (la cui citta' principale e' Brisbane) sono state dichiarate zona disastrata. A rischio c'e' tutto l'ecosistema marino della zona ed il turismo, una delle prima fonti di reddito della zona. Nella foto sopra, l'area interessata e' segnata in rosso.

Gia' si parla della colpevolezza del padrone della nave, la "Swire Shipping" che potrebbe essere multato di almeno un milione di dollari e per tutte le enormi spese per il ripristino ambientale. Si parla di mesi. C'e' il rischio che il petrolio possa anche inquinare le foci dei fiumi.

In questa storia australiana non ci sono di mezzo raffinerie o porti petroliferi. La nave che trasportava nitrato di ammonio, usato per fare fertilizzanti ed esplosivi, ha perso il suo carico. Con la caduta in mare di vari barili tossici, si e' rotta la stiva dove c'era il carburante della nave. Ecco qui il risultato. L'esempio pero' serve per metterci nell'ottica di idee di COSA potrebbe succedere se ci dovessero essere riversamenti petroliferi in mare da noi.

Trasformare Ortona e tutta la costa Abruzzese in un enorme campo petrolifero con tanto di porto petrolifero significa aumentare notevolmente tutti questi rischi. Ogni tanto ne succede una. E' per questo che qui negli USA le coste piu' sensibili, cioe' tutte tranne il Texas, non vengono trivellate, i grandi laghi non vengono rivellati. Perche' il RISCHIO e' troppo grande, e anche se i riversamenti spettacolari di petrolio sono rari, sono allo stesso tempo costosissimi, pericolosissimi, come quello australiano, come quello coreano dell'anno scorso.

SESSANTA CHILOMETRI DI COSTA SAREBBERO DUE TERZI DELLA COSTA ABRUZZESE

Manifestiamo il nostro no. Chiodi non puo' passarla liscia. La Stati non puo' restare muta al balcone. Febbo non puo' delirare a vanvera. La classe politica ha da svegliarsi e seguire la VOLONTA' della stragrande maggioranza degli Abruzzesi.

Fonti: BBC, Reuters

Saturday, March 14, 2009

Il Feudo abbacchiato


Il tempo sta lentamente scorrendo fra le nostre mani. L'ENI continua a tessere la sua tela di morte. La fine dell'Abruzzo inizia al Feudo, Ortona, collina di mozzafiato bellezza, presto sacrificata all'avidita' dei petrolieri, all'ignavia di Chiodi, alla stoltezza di Febbo, al mutismo della Stati, e di tutti gli altri, troppo timidi, qualche volta egocentrici, troppo spaventati "protagonisti" di questa storia. L'unica cosa che ci salvera' sara' la forza della piazza, checche' ne dicano politici di ogni colore che quasi sempre agiscono solo per vantaggi poltici ed elettorali.

L'ha gia detto tito Livio: Dum Romae cosulitur, Saguntum expugnatur. Mentre a Roma si fanno le chiacchere, Sagunto viene espugnata. Questo e' quello che sinceramente mi manda a dire uno degli abitanti della zona:

Cari amici, ieri mattina mi sono recato al Feudo ed ho trovato una amara sorpresa. Le viti che fino a sabato erano ancora intatte, non potate, e che speravo potessero ricevere questo trattamento, con una furia indicibile, venivano stroncate mediante motoseghe dagli ex proprietari, gli stessi che amorevolmente le avevano "allevate", gli stessi che hanno ricevuto i soldi dai petrolieri quegli stessi proprietari che probabilmente non riflettono minimamente sullo scempio che stanno perpetrando iniziando da un vigneto di chardonnay giovane, giovanissimo ( il primo appezzamento andando dalla montagna verso il mare ) ridotto a pezzi.

Ci vorra' tanto "coraggio" a riscaldarsi con quella legna gettata nel caminetto di casa sapendo quello che noi stiamo facendo per evitare il peggio, ma forse chiedo troppo ! Sono stati tutti abbondantemente informati, avvertiti, a volte supplicati...... ma il risultato e' la': basta recarcisi fra qualche giorno sara' una distesa che da rigogliosi vigneti d.o.c. diventera' terra nuda, che finora ha ricevuto solo rispetto e cure e dopo che ne sara'? Spero solo che dopo questo tristissimo evento, ci si muova perche' evidentemente non possiamo fidarci di sterili promesse elettorali, ma questo non e' un fatto nuovo per noi.

Cosa aspettiamo ad urlare a tutti che non e' giusto?

Friday, March 13, 2009

Claudio Descalzi - e le bugie





Qualche tempo fa abbiamo parlato dell'articolo del Financial Times di Londra dove si parlava dei disastri ambientali in Basilicata a causa delle estrazioni petrolifere. In questo articolo, del 18 Novembre 2008, ci sono anche le dichiarazioni di Claudio Descalzi, presidente di Assomineraria e vice presidente dell'ENI.

Oggi mi sono imbattuta nell'intervista al Corriere della Sera, pubblicata il 16 novembre e poi ripresa da Assomineraria, da cui vengono quelle dichiarazioni di Descalzi e dove lui ribadisce "la necessità" di una ripresa dell’Esplorazione e Produzione di Idrocarburi in Italia.

E perche' c'e' necessita'? Per chi c'e' la necessita'? Per arricchire i propri investitori? Per l'ENI che perde soldi in borsa? Per l'ENI che continua a promettere che Miglianico presto entrera' in produzione e che non sa piu' cosa inventarsi? Ricordo che ora parlano di entrata il produzione verso la meta' del 2009 per il centro oli di Ortona nel loro sito ufficiale. Bugiardi, la ci stanno ancora gli ulivi dell'eroico signor Orsini!

Continua Descalzi:

"Solo la disponibilità di forti riserve nazionali, il cui valore è stimato in 230 miliardi di euro, ci mette al riparo dalle forti oscillazioni di prezzi delle fonti energetiche come il petrolio e il gas."

"L’Italia ha notevoli riserve di olio e gas, che potrebbero essere messe in produzione dopo il 2012. Credo che finora siano mancate consapevolezze e focalizzazione: per svilupparle lo Stato dovrebbe lanciare un progetto ad hoc, dotandolo di adeguate risorse, finanziarie e umane. Sarebbe un’operazione con grandi investimenti, ma anche con grandi risultati."

Ah si? E per chi sarebbero questi risultati? Non certo per gli Italiani: basta solo guardare cosa e' successo ai lucani, la terza regione piu povera d'Italia nonostante (o forse proprio a causa!) del petrolio. Secondo Descalzi lo STATO, cioe' noi, dovremmo non solo dargli i soldi di tasca nostra per fargli strade, porti petroliferi, allacci, oleodotti e altre infrastrutture ma dovremmo anche star zitti e lasciargli campo aperto e veder distrutte tutte le altre attivita' umane ed economiche che gia' esistono sul territorio. E lo STATO, cioe' noi, dovremmo poi pure accollarci tutte le spese medico sanitarie per venire incontro all'aumento di malattie e inquinamento ambientale. Il tutto in cambio delle royalties che sono fra le piu' basse del pianeta. Ma crede che gli italiani siano babbo natale?

L’Italia è il quarto Paese dell’Unione Europea per riserve accertate, dopo i Paesi del Mare del Nord. Dispone di 130 miliardi di metri cubi di gas provati e altri 120-200 miliardi di metri cubi potenziali. Se poi ci mettiamo l’Alto Adriatico, sarebbero altri 30 miliardi di metri cubi in più. "
Poi c’è l’olio. Anche qui abbiamo riserve provate di 840 milioni di barili e potenziali fra i 400 milioni ed un miliardo di barili.

Abbiamo poche riserve rispetto a quel che ci serve, signor Descalzi. Peccato che lei non spiega che il nostro petrolio nulla ha a che vedere con quello piu' fluido e puro dei Mari del Nord.

Sfruttarlo significherebbe riempire l'Italia di raffinerie e desolforatori. In Norvegia ne hanno due di raffinerie. Lasciamo lo schifo che abbiamo sottoterra e concentriamoci sugli altri aspetti dell'economia Italiana che potrebbero farci crescere in maniera sana e onesta. So che all'ENI altri tipi di attivita' non interessano, ma questo e' un problema vostro, non degli italiani.

Assomineraria poi aggiunge:

Descalzi ha poi sottolineato che le regioni maggiormente indicate per lo sviluppo degli idrocarburi sono: Sicilia, Emilia Romagna, Puglia, in parte Calabria e Abruzzo e poi Basilicata, Piemonte, Lombardia e Molise

Cioe' vogliono bucare tutta l'Italia. Iniziamo con sotto casa sua, signor Descalzi? Continua:

Quando si passa al rapporto con le Regioni, però, non è possibile che le strategie energetiche di un Paese non siano uniformi, né da un punto di vista progettuale, né burocratico–amministrativo. E’ questa la causa dei blocchi, dei rallentamenti e delle incomprensioni fra le parti. E qui c’è una separazione netta, una discontinuità. Un progetto industriale non può essere demandato a due soggetti separati che non hanno le stesse competenze e non parlano lo stesso linguaggio.

La causa dei blocchi e' un altra: sta nel fatto che in Italia nessuno ha il coraggio di dare pane al pane e vino al vino. Ne abbiamo visto un lampante esempio in Abruzzo con Chiodi e Febbo che non si sa bene cosa dicano, che posizioni abbiano. La Stati, assessore all' ambiente ha la bocca totalmente serrata come se fare l'assessore all'ambiente significasse annaffiare fiori sul balcone. Gente inutile, senza coraggio che ha paura di dire io sono per il si 0 per il no PER DAVVERO e con sincerita' . Gente che non vive di principi ma di compromessi. Gli Abruzzesi non lo vogliono il petrolio, ma i politici non ci sentono, hanno paura, dicono ni, spesso sono ignoranti in materia, e cosi passano leggine poco chiare per tutti. Ne per la gente che vorrebbe dei no chiari ne per quei pochi e di parte, che come Assomineraria, vorrebbero dei si.

In un articolo del 18 novembre il Financial Times prende in esame la situazione della Basilicata dove c’è il maggiore giacimento petrolifero a terra dell’Europa Occidentale: quello della Val d’Agri. 

Gli ambientalisti - scrive il giornale inglese - hanno condotto per 15 anni una dura campagna mirante a stabilire nell’area della Val d’Agri un parco nazionale, che è entrato in vigore lo scorso marzo. In esso ricadono una mezza dozzina di pozzi del giacimento.

Ora il Governo sta preparando una legislazione che toglie alle Regioni come la Basilicata il loro potere di veto sui piani delle infrastrutture.

Ecco la chicca di Assomineraria. Il tono dell'articolo e' fortemente negativo per l'ENI, si parla di clientelarismo, di inquinamento, di emigrazione, di parchi violati, di puzza di idrogeno solforato, di agricoltura distrutta. Si dice che l'ENI ha costruito i pozzi DOPO che il parco fu istituito:

Activists campaigned for 15 hard years to establish the Val D'Agri area as a national park. The legislation finally came into effect last March, forbidding mineral extraction. In the meantime Eni, Italy's part state-owned energy giant, had already built half a dozen wellheads inside the park and more outside.

Dice Descalzi:

“Noi non possiamo essere bloccati per anni, in attesa di un’autorizzazione che potrebbe anche non venire. L’industria vuole processi autorizzativi chiari e rapidi”.

Dice Maria Rita:

Gli Abruzzesi vogliono un no chiaro e rapido, caro signor Descalzi, cittadino di Milano, che non puo' arrogarsi il diritto di decidere per un milione di Abruzzesi, il 75% dei quali NON LO VUOLE IL PETROLIO IN CASA. Checche' ne dicano i nostri rammolliti poltici, gli abruzzesi non vi daranno mai nessuna autorizzazione per venirci a portare morte e distruzione. Si metta il cuore in pace, e vada a raccontare le sue balle altrove.

Magari al Financial Times.