

Tutti gli Italiani, piu' o meno, hanno sentito parlare di Carlo Toto. E' il padrone dell'AirOne che da piccolo voleva fare il pilota dell'Alitalia ma non ci riusci'. E' stato uno dei salvatori della patria per il caso Alitalia ed e' indagato per presunta corruzione nel caso D'Alfonso a Pescara. Tre dei quattro figli di Toto lavorano nella Toto SPA che costruisce strade, ponti e gallerie.
Daniele Toto e' il figlio del fratello di Carlo, Angelo Toto ed ha lavorato come assessore al comune di Pescara dal 2001 al 2003. Nel 2008 e' stato eletto alla camera dei deputati nella 17esima circoscrizione PER L'ABRUZZO e per il PdL. Fa parte della commissione per i trasporti, le poste e telecomunicazioni. Ecco il giudizio su di lui della rivista Cronaca D'Abruzzo online del Marzo 2008.
La famiglia Toto dunque, e' una famiglia potente: c'hanno i soldi, l'AirOne, il deputato in casa, un pezzo dell'Alitalia e amici altolocati.
Qualcuno dira', bene ecco degli abruzzesi che 'contano' e che magari ci danno una mano. In fondo l'Abruzzo e' anche loro. Manco per niente. Innanzitutto, nessuno della famiglia Toto non ha smosso un dito per aiutare a salvare l'Abruzzo (e di questo sono colpevoli anche Filippo De Cecco, Jarno Trulli, Alda D'Eusanio, e si, pure Rocco Tano, che sono abruzzesi e che avrebbero potuto fare la loro parte), ma per di piu' si adoperano all'incontrario!
Daniele Toto infatti ha presentato una interrogazione parlamentare in cui sottolinea che l'Abruzzo e' una regione mineraria, che l'ENI ha tutti i permessi, che la raffineria di Ortona serve per il bisogno energetico dell'Italia e dunque vuole
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Cioe' invece di ricordare con veemenza al governo ed assieme agli Abruzzesi che l'Abruzzo e' la regione verde, lui dice che l'Abruzzo e' una regione mineraria. Invece di proteggere la sua terra, lui va a mettere la pulce nell'orecchio al governo centrale. Invece di chiamare i contadini, le associazioni, i sindaci, e dirgli: di cosa avete bisogno, sono di famiglia ricca, sono abruzzese e voglio lavorare con voi e per l'Abruzzo, lui va a fare la spia. Invece di aiutarci a far passare una moratoria piu' lunga, lui dice che si deve dichiare incostuzionale la legge che gli abruzzesi a gran voce hanno fatto per difendersi. Che gran gesto per l'Abruzzo che t'ha votato caro Daniele!
La cosa buffa e' che in una intervista precedente questa interrogazione il nostro eroe disse all'Opinione delle Liberta':
A dettare l’agenda dei lavoro sono soprattutto i temi propri della Commissione della quale sono membro, quella dei Trasporti. Dunque, l’impegno sarà principalmente rivolto all’approfondimento, allo studio e all’impostazione di progettualità relative ai nodi infrastrutturali di cui la nostra realtà è carente.
Che c'entra il petrolio con trasporti, poste e telecomunicazioni?
Che tristezza. Abbiamo di fronte un uomo che ha potere, che potrebbe fare del bene alla gente che teoricamente dovrebbe SERVIRE in parlamento, che potrebbe usare il suo peso politico, economico, di immagine, di amicizia e di parentele nella lotta all'Abruzzo petrolizzato. Invece sta li senza amore, senza coscienza, senza morale. L'avete mai visto voi Daniele Toto ad informarsi sul tema petrolio? Io mai.
Contento lui di vivere cosi.
Lascio allora che le parole d'amore che Daniele Toto ha per la sua terra vengano direttamente fuori dalla sua boccuccia di rosa. L'intervento di Toto alla camera e' del 13 Novembre 2008 e la risposta datagli e' del 26 Febbraio 2009. Questi interventi si possono leggere qui leggere qui oppure qui. A scanso di equivoci ho scaricato tutto e messo nei miei file personali, cosi' se cancellano ho nero su bianco cio' che Daniele Toto dice, con immenso amore per l'Abruzzo:
TOTO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro per i rapporti con le regioni.
- Per sapere -
premesso che: con decreto 19 aprile 2002 il ministero delle attività produttive, acquisiti i pareri della regione Abruzzo ai fini ambientali e dell'intesa Stato-Regioni, conferiva a ENI SpA la concessione «Miglianico» per la coltivazione e lo sfruttamento di un giacimento di idrocarburi;
nell'ambito del programma dei lavori è prevista la costruzione di un centro oli situato in Contrada Feudo di Ortona (provincia di Chieti) per lo stoccaggio dell'olio proveniente dai pozzi di produzione e il suo successivo trasporto in un deposito costiero;
l'articolo 1, comma 77, della legge 23 agosto 2004, n. 239, «Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia», testualmente dispone che
«Il permesso di ricerca e la concessione di coltivazione degli idrocarburi in terraferma costituiscono titolo per la costruzione degli impianti e delle opere necessari, degli interventi di modifica, delle opere connesse e delle infrastrutture indispensabili all'esercizio, che sono dichiarati di pubblica utilità. Essi sostituiscono, ad ogni effetto, autorizzazioni, permessi, concessioni ed atti di assenso comunque denominati, previsti dalle norme vigenti, fatto salvo quanto disposto dal decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 624» mentre il successivo comma 82 così recita: «Qualora le opere di cui al comma 77 comportino variazioni degli strumenti urbanistici, il rilascio del permesso o della concessione di cui al medesimo comma 77 ha effetto di variazione urbanistica»;
con decreto 6 luglio 2005 il ministero delle attività produttive approvava le varianti al progetto di cui alla richiamata concessione;
in data 11 luglio 2006, ENI SpA implementava l'iter autorizzatorio innanzi il Comune di Ortona, ancorché la citata legge n. 239 del 2004 lo rendesse, con ogni probabilità, non cogente;
il ministero dello sviluppo economico, in data 27 giungo 2008, ha classificato la regione Abruzzo come «regione mineraria»;
con la legge regionale 10 marzo 2008, n. 2 recante «Provvedimenti urgenti a tutela della Costa Teatina» la regione Abruzzo aveva, ad opinione dell'interrogante inopinatamente, sospeso il permesso a costruire il menzionato centro oli fino al 31 dicembre 2008 e con la recente L.R. n. 14 del 2008 tale sospensione è stata prorogata fino al 31 dicembre 2009 -:
se il Governo non intenda promuovere la questione di legittimità costituzionale ai sensi dell'articolo 127 della Costituzione con riferimento all'articolo 1, comma 6, della legge regionale n. 14 del 2008 della Regione Abruzzo.
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