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Friday, May 2, 2014

Ciao Pierluigi!



Si chiamava Pierluigi, aveva 36 anni.

Era un fisico e un matematico che si era fatto da solo. Era intelligente, modesto ma brillante, e stimato sia da noi colleghi che da chiunque l’avesse conosciuto professionalmente. Era partito da Taranto, si era laureato a Roma, e dopo essere stato a Princeton e Vancouver era finalmente arrivato a Los Angeles. Era il mio vicino di ufficio. Facevo parte della commissione che l’ha selezionato quando l’abbiamo assunto, nel 2011.

Mille richieste, due posti. Uno per Pierluigi.

Era un po riservato, di questi uomini che non parlano tanto, ma con il tempo siamo diventati amici, prendevamo il caffe o cenavamo assieme, parlavamo di piccoli e grandi eventi universitari, di cose italiane, di tempo libero. A volte mi diceva di stare attenta alle mie "rivoluzioni petrolifere". Ero contenta di avere un collega italiano. Qualche volta ci vedevamo fuori dal campus, in bicicletta lungo il boardwalk che da Santa Monica porta a Manhattan Beach, o a mangiare messicano che gli piaceva tanto. Gli volevo bene.

A Novembre 2013 iniziano mal di pancia e nausea. Una serie di visite, domande, medicine, speranze, e poi il verdetto finale, irreversibile. Tumore. Metastasi. Ho seguito tutto il suo calvario e ne ho avuto cura a Los Angeles come meglio ho potuto. Per un po’ siamo stati io e lui di fronte al mostro.

A Gennaio 2014 e’ tornato a Taranto dalla sua famiglia.

Pierluigi e’ morto il 28 Aprile 2014. Scrivo sul treno mentre torno a casa dopo il suo funerale. Sono stata contenta, se cosi si puo’ dire, di averlo potuto rivedere il giorno prima della fine, che mi abbia sorriso e riconosciuta, e di avergli potuto dare il mio ultimo ciao.

Per una strana coincidenza, Pierluigi e’ morto due giorni prima che morisse il signor Emilio Riva, 88 anni, quello dell'Ilva. Non provo niente per lui. Nemmeno la pieta’ umana che si riserva ad uno sconosciuto che ha sicuramente lasciato dietro una famiglia e degli affetti. Niente.

Io non lo posso sapere con certezza che legame ci fosse fra la mutazione genetica ed il cancro che hanno divorato Pierluigi in neanche sei mesi ed i veleni dell'ILVA. Chissa’, magari si sarebbe ammalato anche se invece che a Taranto fosse nato in Costa Azzurra.

Ma e’ innegabile che l’ILVA e l’industrializzazione selvaggia della citta’ d’acciaio hanno lasciato dietro di se una scia di dolore e di morti che includono tanti giovani dalle vite spezzate come Pierluigi, nonostante tutti i razionalizzatori che – nel 2014 – continuano a sbandierare ancora il mito “lavoro o morte”.

Non vedono questi signori quella polverina rossa che avvolge tutto quando arrivi a Taranto? Non sanno che quel rossiccio marziano ha umiliato la democrazia, permettendo a qualcuno di arricchirsi mentre avvelenavano l’acqua e ucciso le pecore, le mucche, e le persone?

Perche’ i tarantini non reagiscono di piu’? Quanti morti ancora? Perche’ le mamme di Taranto invece di pensare a vestitini alla moda non pensano all’aria sana?  Perche’ Nichi Vendola e il sindaco di Taranto e il ministro dell’ambiente e chiunque prenda le decisioni non hanno il coraggio di dire: e’ tempo di chiudere tutto e di bonificare e di spiegare alla gente che non e’ vero che o muori di fame o di cancro.

Perche’ non sappiamo pianficare il post ILVA con il coraggio di fare cose intelligenti ed ambiziose per il lungo termine?  Il modello di sviluppo anni '60 e' passato da un pezzo e non torna piu'.

Ho accompagnato ieri Pierluigi al suo ultimo viaggio al cimitero di Taranto, vicino al quartiere Tamburi. Era tutto rosso, anche i marmi bianchi delle tombe. Mentre le mani lunghe, affusolate ed esperte di qualcuno sigillavano con solerzia il suo loculo, e delicatamente spargevano il cemento all’ombra di pini e circondato da fiori e lacrime, non ho potuto non notare che dalla tomba di Pierluigi si vede la ciminiera blu dell'ILVA. La canna di Mr. Riva fumava anche il giorno del suo funerale.

Presto la polverina rossa si spargera' anche sulla tomba del mio amico.

Che posso fare piu' di questo?

Ciao Pierluigi! Che tutto ti sia lieve, ovunque tu sia adesso.

9 comments:

newsoftheworldnews said...

Condoglianze

Anonymous said...

Condoglianze

guido said...

Ti siamo vicini con tutto il cuore... Mariella e Guido(da Pantelleria...)

Ilaria said...

mi dispiace tantissimo!

Paul G. said...

Hi Maria, I'm so sorry for the loss of your friend. Pierluigi sounded like a special person, and that's a nice tribute you wrote for him.
Hope you are well, stay strong.
Paul G.

cibi said...

Grazie delle tue parole. Lo hai descritto proprio come era. Manca solo il suo sorriso nella foto, con gli occhi che diventavano piccoli piccoli...

teresa said...

Ho conosciuto suo padre qualche giorno fa ed è il motivo per il quale sono arrivata a questo Blog ed a leggere queste righe di ricordo di Pierluigi.
Devo dire che è contro natura che i figli muoiano prima dei genitori e che il dolore del papà di Pierluigi non si può quantificare ma soltanto rispettare.
Non ho parole per esprimere la mia rabbia riguardo il legame tra malattie ed inquinamento, di qualunque genere sia.....
La ribellione è l'unica arma a disposizione di tutti e confido nell'evoluzione della razza umana che possa almeno avere la forza di reagire.......
grazie
mariateresa sbravati

Anonymous said...

Io Pierluigi non lo conoscevo. Conosco suo fratello, neanche de visu, ma solo per interposta persona.
Perché scrivo? Perché ero affascinato dall'intelligenza e dal coraggio di questo ragazzo e così, ogni tanto, su internet, seguivo la sua carriera e facevo il tifo per lui.
Che choc apprendere della sua morte. Ho pianto, sono sconvolto.
Lo so, è stato commemorato da tutti coloro che lo conoscevano, ma a me piacerebbe che arrivasse alla sua famiglia anche l'abbraccio di uno sconosciuto che sta condividendo il loro dolore.

Dario Francia said...

Cara Maria Rita, noi non ci conosciamo. Sono arrivato su questo blog perche' ho cercato in rete notizie del mio compagno di studi, Pierluigi, col quale ci eravamo laureati praticamente assieme e che non sentivo da anni. L'ultima volta che ci eravamo scritti era a Princeton, io a Parigi. Oggi per un impegno istituzionale ho rivisto un suo collega anche lui studente negli stessi anni, e questo mi ha fatto pensare a lui.

Sono senza parole, potrai immaginarlo. Avevamo condiviso l'anno di laurea alla Sapienza come frequentatori della sala laureandi teorici. Inoltre, lui aveva frequentato un corso con il mio futuro advisor di dottorato, e per quanto alla fine ci siamo dedicati ad ambiti diversi il gusto scientifico era simile, e trovavamo spesso motivi per confrontarci sui nostri studi e sui nostri progetti, sulla tesi di laurea che allora ci pareva un traguardo scientifico di importanza capitale,e su cosa fare dopo, dove, con chi. Parlavamo con passione e amicizia.

Non fu un rapporto che genero' consuetudine e frequentazione dopo le rispettive partenze, ma era quel tipo di amicizie che ti consentono di rincontrare qualcuno dopo anni e ricominciare a parlare come se ci si fosse salutati la settimana precedente.

L'ultimo messaggio su questo blog e' del 2015, sono fuori tempo massimo su tutto. Ti scrivo lo stesso pero', perche' dalle tue parole capisco che gli hai voluto bene. Anche io glie ne avevo voluto. Era stato un buon amico, Pierluigi, e ne avevo stima. Un amico che non sentivo, non vedevo, ma che non avevo dimenticato.

Attraverso di te gli mando il mio saluto.

Dario