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Friday, March 6, 2009

Elga, l'Abruzzo e il vulcano



Elga e' la agguerrita e coraggiosa protagonista del filmato contro il centro petrolifero di Ortona che fu mandato in onda da current TV qualche tempo fa. Il video e' linkato in basso. Subito dopo, mi mando' dei documenti redatti da Philippe Pallas, un consulente delle Nazioni Unite dove si spiegano le procedure per realizzare pozzi di petrolio e gas.

Ho cercato allora di indagare un po di piu' su questo tema.

Secondo Pallas, una delle tecniche usate per testare il sottosuolo e' la riflessione sismica, dove
si mandano dei segnali al sottosuolo ed in base a cio' che viene riflesso si cerca di capire la composizione del terreno e l'eventuale presenza di petrolio, fratture e cosi via. Il bombardamento puo' durare anche per settimane intere, ininterrottamente. Per emettere questi segnali si usano esplosivi e vibratori che spesso causano dei mini-terremoti e che si propagano anche per molti chilometri. Questi bombardamenti possono avere delle conseguenze anche gravi sull'equilbrio del sottosuolo, sulla circolazione dell'acqua nelle falde acquifere, sulla stabilita' delle roccie. Quando questi test vengono fatti in mare, tutto l'equilibrio marino ne risente.

L'Universita' del Texas stima che alcuni terremoti in quello stato sono stati causati dall'attivita' petrolifera o dall'iniezione di fluidi e fanghi perforanti nel sottosuolo. Anche se la magnitudine di questi terremoti e' bassa, circa 3 gradi Richter, sempre terremoti sono.

A Viggiano, neanche a dirlo la terra trema a cadenza regolare, come testimoniano gli abitanti.

Qualcuno pensera' che queste siano cose da poco conto, invece siccome nessuno conosce la complessita' del sottosuolo, possono anche esserci risvolti drammatici e insospettabili quando si va a trivellare in zone delicate.

La storia del vulcano Lusi, in Indonesia, e' emblematica ed e' riportata dalla BBC inglese. Nel 2006 questo vulcano invece di emettere lava inizio' a sputare fango. L'eruzione continua a tuttoggi.

Nel Novembre del 2008 una commissione di 74 geologi internazionali concluse che la causa scatenante di questa eruzione era nelle trivellazioni usate per l'esplorazione e lo sfruttamento petrolifero.

Il primo a parlare della possibilita' che lo scoppio del vulcano fosse collegato all'attivita' petrolifera fu il Professor Richard Davies, un geologo inglese.

Secondo i suoi studi, un pozzo scavato per 2.5 km di profondita' non troppo lontano dal vulcano frantumo' della roccia calcarea che conteneva acqua pressurizzata. Le fuoriuscite di acqua mescolate alla terra portarono alla creazione del fango che trovo' come unico sfogo il cratere del vulcano Lusi. La foto sopra mostra la devastazione causata dall'ingordia dei petrolieri.

Intanto il cratere sputa cosi tanto fango da poter riempire una dozzina di vasche olimpioniche al giorno, quattro villaggi interi sono stati ricoperti dal fango e trentamila persone sono state evacuate. Tredici persone sono morte, alcune tubature petrolifere sono esplose. Tutti i progetti finora escogitati per contenere i riversamenti di fango sono falliti, fra cui la creazione di dighe, drenaggi verso il mare, e l'idea di tappare il cratere con il piombo.

Alcuni dei 74 geologi stimano che il cratere potra' continuare ad eruttare per decenni.

Tutto questo perche' qualcuno frantumo' un sasso sottoterra.

Noi non abbiamo vulcani, per fortuna, ma non e' per questo che i pozzi di petrolio fra i campi e le case siano meno pericolosi per il nostro sottosuolo e le nostre falde acquifere.

Quando manifestiamo?


Wednesday, March 4, 2009

Chi inquina paga. Forse.



Il 10 Febbraio del 2009, le ditte americane 'Frontier Oil Corporation' e 'Wyoming Refining Company' sono state multate di 141 milioni di dollari dall'EPA, l'equivalente del ministero per l'ambiente degli USA per inquinamento. EPA sta per Environmental Protection Agency.

Queste ditte sono state multate perche' superavano nel Wyoming (in localita' Cheyenne e NewCastle) e nel Kansas (El Dorado) i limiti legali americani per le emissioni di SO2, nitrati ed altri inquinanti.

Di tutti quei soldi, una parte finira' nelle tasche dei contribuenti americani, ma la stragrande maggiornanza sara' usata per ammodernare le raffinerie in questione. La legge americana, nel Clean Air Act, afferma che le raffinerie sono obbligate a dotarsi della miglior tecnologia possibile per mitigare le emissioni di inquinanti in atmosfera. Evidentemente, la Frontier Oil Corporation e la Wyoming Refining Company non hanno seguito la legge, qualcuno ha controllato, sono scattate le multe. Lex dura lex sed lex.

Si prevede che, grazie a queste nuove migliorie, verranno tagliati circa 3,700 tonnellate di SO2 all'anno, 2,100 tonnellate di nitrati e 1,200 tonnellate di altri inquinanti. Un totale di circa 7 mila tonnellate di schifezze in meno. L'incaricato dell'EPA che ha condotto queste indagini si chiama Catherine Mc Cabe e dichiara:

"I nitrati e il diossido di zolfo possono causare forti problemi respiratori e contribuiscono all'asma nei giovani, allo smog ed al altri fattori di inquinamento ambientale".

I petrolieri hanno qualche anno per completare i lavori. I burocrati e gli amministratori hanno cercato la verita' e poi hanno agito di conseguenza in maniera semplice e lineare.

Spostiamoci invece in Sicilia, 20 Febbraio 2009. 10 giorni piu tardi della decisione dell'EPA. Stefania Prestigiacomo potrebbe quasi essere, mutatis mutandis, la Catherine Mc Cabe per l'Italia, anche se quest'ultima e' un semplice funzionario e la Prestigiacomo e' un ministro.

La Prestigiacomo pero', invece di monitorare o di far monitorare a dovere la situazione ambientale in Italia, invece di indagare, di multare l'ENI e tutti gli altri petrolieri e ditte varie che scaricano un po di tutto in Sicilia, invia bella pimpante un comunicato al presidente della regione Sicilia, Raffaele Lombardo. La letterina inizia cosi:

“Caro Raffaele, ti informo che la Commissione europea sta procedendo alla messa in mora per mancato adempimento di alcuni obblighi in materia di ambiente ...”

L'unione europea infatti aveva fissato al 30 settembre 2008 un limite massimo di tempo per presentare un progetto per constrastare l'inquinamento in Sicilia, specie nelle aree di Palermo, Siracusa, Messina e Catania, compreso il triangolo petrolfiero Augusta, Melilli, Priolo. Nessuno ha fatto niente, e ora arriva la multa che potrebbe oscillare fra i 20 mila e i 700 mila euro al giorno, per ogni giorno di ritardo.

Quei soldi della messa in mora non li pagano la Frontier Oil Corporation o la Wyoming Refining Company. Quei soldi non li pagano la Prestigiacomo o il governatore siciliano Lombardo. Nessuno perdera' la poltrona.

Quei soldi delle multe li pagano i cittadini.

Il coinvolgimento dell'Unione Europea avrebbe potuto essere una occasione per far qualcosa di buono in Sicilia. Invece grazie all'inadempienza della classe dirigente, dal ministero romano fino all'ultimo burocrate locale, le raffinerie siciliane continueranno ad emettere schifezze a lungo termine, la gente si ammalera', e i soldi che l'Europa aveva destinato per aiutare la lotta allo smog in Sicilia andranno persi.

Che paese di furbi che siamo! Andiamo avanti, al fondo pare non esserci mai fine.

Fonti: Reuters, Trading Markets ,
La valle dei templi

Saturday, February 28, 2009

National Geographic, Abruzzo


Leggo oggi su prima da noi che il comune di Silvi Marina ha approvato all'unanimita' una risoluzione contro la petrolizzazione dell'Abruzzo. Il testo del sindaco Gaetano Vallescura sara' mandato anche a Chiodi e a Berlusconi - e credo che non manchera' di arrivare anche all'ENI e compari.

Io non conosco il sindaco Vallescura, ma mi complimento con lui per avere fatto la cosa giusta, e spero che altri sindaci della zona abbiano lo stesso coraggio. Sara' utile? Sara' efficace? Non e' questo l'importante, l'importante e' che petrolieri e gente dei ministeri sappia che qui facciamo sul serio e che l'Abruzzo non si lascera' mettere le mani addosso da petrolieri senza scrupoli, e che alle balle di Febbo non crediamo minimamente.

E' solo come collettivita' che vinciamo, e' solo se continuiamo a bombardarli di email,
di cominucati, se continuiamo ad andare avanti con la voglia di lottare, senza stancarci mai.

Intanto, l'altro ieri mi ha scritto Lucia, una ragazza di Lanciano che vive a Padova. Mi manda il link della pagina del National Geographic dove c'e' un articolo dal titolo
"Insospettabile Abruzzo":

Alcune zone ricordano il Tibet, altre Yellowstone: con un terzo del suo territorio protetto, dal punto di vista naturalistico è tra le regioni più ricche d’Europa. Ma la sua varietà di piante e animali è un segreto condiviso da pochi.

Purtroppo non si puo' accedere all'articolo nella sua interezza: e' stato scritto solo per un pubbico italiano (sulla edizione americana non c'e', almeno nel numero di Marzo), immagino pero' che si parli di noi nello stesso modo in cui si parla dell'Abruzzo un po' su tutta la stampa che ci vede da lontano, cioe' come di una terra bella, ancora legata alle tradizioni, e dove il 'progresso' non e' riuscito a stravolgere completamente i ritmi e gli stili di vita. O almeno per ora, senza il petrolio.

Per me, e' sempre un piccolo dolore leggere di queste cose quando vengono scritte dagli stranieri e senza che mai gli abruzzesi se ne rendano conto. Senza mai che sappiano coniugare quello che la natura e la storia ci hanno dato con la crescita del nostro popolo, dai politici alla gente normale che troppo spesso disprezza quel che ha. E' bello che gli altri scoprano l'Abruzzo, ma sarebbe molto meglio se fossimo noi ad essere parte attiva di questa scoperta, e che non fosse un caso, facendoci invece pubblicita', insegnando agli Abruzzesi come essere ricettivi, valorizzando cose che solo noi abbiamo: eremi, monasteri cistercensi, un patrimonio boschivo unico, il mare, i calanchi, i trabocchi.

Ll'autore dell'articolo di Nat'l Geographic e' Gianni Paris. Ha un blog qui, per chi volesse, delicatamente, raccontargli la nostra storia.

Intanto sullo stesso numero del National Geographic, due articoli che fanno riflettere: il primo sul fatto che l'Italia e', indovinate un po', fra le ultime per quanto riguarda la lotta al riscaldamento globale, il secondo su Taranto, la citta' piu' inquinata d'Europa, grazie all'ILVA e alla diossina.

E noi cosa vogliamo essere? Una nuova Taranto? O vogliamo invece essere un passettino in avanti per salvare la nostra salute e contribuire, nel nostro piccolo a fermare il riscaldamento globale? Io voto per la seconda ipotesi, e continuo a volere una moratoria almeno trentennale. Ci risparimieremo pure un po di emissioni di CO2, fra le altre cose.

Gia' sento rimbombare la voce del ragionier Mauro Febbo che in TV ha detto che siccome nevicava, il global warming non esiste. (!!!). Glielo andasse a dire al resto della comunita' scientifica, fra cui a tutte le accademie di scienze del mondo occidentale, Italia inclusa, e all'IPCC (ramo dell'ONU, vincitore del premio Nobel assieme ad Al Gore nel 2007) che dichiarano il surriscaldamento del pianeta essere una realta' incontrovertibile, e che e' causato dall'uomo.

Mauro Febbo e' l'assessore all'agricoltura, l'uomo che in teoria dovrebbe proteggere i contadini. Daniela Stasi invece e' l'assessore all'ambiente ed e' ancora muta. Prima o poi vorrei sentire cosa ha da dire. Io non vado da nessuna parte e aspetto titubante di sentire la sua voce.

Friday, February 27, 2009

Mare mostrum



"In mare non resta quasi niente, cosi' si pesca sempre di piu'. Uno sforzo insostenibile, garantito da pescatori ignoranti, grossisiti irresponsabili e poltici corrotti."

L'Adriatico, secondo un reportage de la Repubblica e' uno dei mari piu' inquinati del mondo. L'acqua e' infetta. La temperatura negli scorsi decenni e' salita di due gradi, mutando equilibri e dinamiche marine. Le calamita' causate all'ecosistema dall'inquinamento vanno di pari passo con la conceazione che l'Adriatico, assieme ai nostri fiumi, sono da considerare una specie di acchiappa rifiuti, ci si butta di tutto dentro e poi ci andiamo a fare il bagno d'estate e pretendiamo che ci sia il turismo di qualita'.

A tutte le zozzerie che gli regaliamo al nostro mare, vanno ad aggiungersi i pescatori che non praticano la pesca sostenibile, per ignoranza o piu' semplicemente perche' non gliene importa niente. Il mare e' diventato il far west: chi prima arriva fa quel che vuole. Non importa cosa ci si lascia dietro di se. Usano reti illegali, barche illegali, uomini illegali in Italia e prendono quel che possono, senza controlli, senza amore, lasciando dietro di se il vuoto. I ristoranti di Pescara, complici, offrono specie protette ai loro clienti da mangiare, che teoricamente sarebbe reato mangiare e pescare. La colpa non e' solo dei pescatori ma di tutto quello che gli sta dietro, una fitta rete di grossisti senza scrupoli che dettano leggi e ricatti solo in base al profitto.

Si attende il passaggio dei tonni, in aprile, con navi dotate di tecnologia militare, per colpire tutto il colpibile, anche i cuccioli, vietati. Ci sono bande criminali che vanno in giro dalla Croazia alla Puglia all'Abruzzo, che si affondano fra loro, e che ne pensano una piu' del diavolo per raggirare consumatori, controllini, e norme della comunita' europea. E' cosi' in tutta Italia.

La pesca lentamente muore e oggi il 70% del pesce viene da altrove, spesso fatto passare per nostrano. Ci mangiamo pure il pesce del fiume piu' inquinato del Vietman, il Mekong, senza saperlo. Le multe sono cosi basse che se presi, e' meglio pagarle: il guadagno ce lo stesso. Si calcola che fra 5 anni l'Adriatico sara' esaurito.

Intanto, ci accingiamo a riversare nel nostro mare, maltrattato e sfruttato, altra robaccia. A Vasto a Pineto, ad Ortona, le nuove piattaforme petrolifere riverseranno tonnellate di sostanze tossiche in mare e nei fondali, attireranno a se quei pochi pesci che sono rimasti e che si ciberanno di porcherie.

Il porto di Ortona, che teoricamente dovrebbe diventare porto petrolifero, certo non aiutera' il mare. Mia madre mi racconta che da piccoli andavano al mare anche alla sinistra dei cosiddetti Saraceni. I miei nonni ricordavano quando invece ad Ortona era balneabile tutta la costa, anche il pezzo dove c'e' il porto. Oggi quelle zone sono off-limits, inquinate e occupati da capannoni, molti dei quali abbandonati.

In Gennaio incontrai Fratino per la strada, ad Ortona (lui cerco' di evitarmi io gli corsi dietro ... ma questa e' un altra storia, un po comica a dire il vero) e fra le varie cose strampalate che mi disse ci furono pure le seguenti parole: senza petrolio il porto di Ortona e' morto. Non ha caso l'ufficio della Mediterranean Oil and Gas e' proprio sopra al suo.

Il petrolio di Rospo Mare, a Vasto ha indice API 11.5, peggio ancora di quello di Ortona. Ricordo che il petrolio peggiore del mondo e' in Canada con indice 8. Quello migliore e' quello texano con indice 40. Ortona ha 12.

Non credo che il Texas sia famoso per il turismo di qualita'.

Qual'e' la soluzione di tutto questo? Purtroppo, per adesso non possiamo fare altro che mettere le pezze, e almeno arignare tutto quello che e' possibile arginare. Risanare, nel piccolo, cio' che e' possibile risanare. Fermare le estrazioni petrolifere. Non rassegnarsi che non si possa migliorare. L'Adriatico non merita altri affronti. A lungo termine, dal mio punto di vista, c'e' una sola cosa che salvera' l'Adriatico, l'Abruzzo, l'Italia intera: una cultura della legalita'. Un paese istruito, sensibilizzato, educato a cio' che e' morale fare e cio' che morale non lo e', anche nella vita di tutti i giorni.

Ad essere ottimisti, ci vorranno almeno trenta anni.

Tuesday, February 24, 2009

L'Abruzzo di Chiodi e Febbo


La cartina mostra in modo nitido cosa stiamo combattendo: La fine della nostra regione cosi come la conosciamo. Un tempo i lotti di terra erano segnati dai fiumiciattoli, dalle quercie, dai vigneti, dalle vallate in fiore. Ora invece, con in beneplacito di una classe poltica stolta ed indegna di rappresentare e difendere cosi tanta bellezza, e' tutto lasciato alle fredde righe di un cartografo che vive lontano, e che non sa cosa uccide con i suoi tracciati.

E quando gli inutili ed ignoranti poltici, primi fra tutti Chiodi, Febbo, e la Stasi, si renderanno conto di che mostro hanno lasciato partorire, che cosa hanno lasciato distruggere per ignavia e per scarso coraggio, quando si renderanno conto di cosa la loro coscienza e' sporca, purtroppo sara' troppo tardi, per loro, per noi, e per gli Abruzzesi del futuro. L'Italia non ha bisogno di amministratori cosi. Provo solo vergogna per loro perche' invece di urlare allo scandalo, invece di essere i primi promotori della difesa della NOSTRA terra, si preparano per vendersela allegramente.

Per fare un paragone oggi i governatori della Toscana e del Piemonte hanno subito messo le mani davanti per dire: nelle nostre regioni il nucleare no. Preventivo, subito, chiaro, senza perdere tempo. Da noi Chiodi ha sempre parlato dell'Abruzzo petrolifero come di una faccendina di Ortona, e sempre a mezza bocca e da che ne sappia io non si e' davvero informato sulla pericolosita' della faccenda. E che dire di Febbo, saccente assessore distruggi-agricoltura che fa pure finta che la sua legge petrolifera serve a fermare i petrolieri. Ma dove? Intanto la Stasi, assessore all'ambiente tace, e resta timidina all'ombra, come una brava casalinga che affida le decisioni importanti agli uomini di casa. A che serve un assessore dell'ambiente che non dice neanche una parola sul problema ambientale piu' grave della nostra regione? Gente inutile.

L'ignoranza e' una brutta cosa, ancora peggio e' il voler restare tali quando gli strumenti per saperne di piu' sono a portata di mano. Diventa criminale quando le due cose si combinano con la RESPONSABILITA' di scegliere per il futuro di un intero popolo.

Questi non sanno cosa fanno, cosa firmano, cosa non firmano.

E' arrivato il tempo di agire, occorre fare sul serio, occorre esssere piu arrabiati, occorre il clamore della piazza, occorre lo scandalo nazionale. Attiviamoci in questo senso.

Com'e' lontana la democrazia vera in Italia.

La politica inutile



L'immagine e' di un pozzo di petrolio scoppiato ad Apricena, in provincia di Foggia.

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Ieri Primadanoi ha pubblicato un articolo sulla regolamentazione del "centro oli di Ortona". Innanzitutto, e per l'ennesima volta, il problema non e' il centro oli di Ortona ma la petrolizzazione dell'Abruzzo intero, una prospettiva di gran lunga piu' inquietante perche' significa Ortona moltiplicata per dieci, per venti volte, fino a coprire la META' della regione e fino ad interessare la vita dell'80% degli Abruzzesi.

Data la gravita' del problema, ci sarebbe stato bisogno di statisti veri, informati, lungimiranti, coraggiosi e non di balbettii politici di gente che crede di sapere e in realta' non sa nulla. L'assessore all'agricoltura, un ragioniere, sa' cosa fa l'idrogeno solforato alle viti? L'assessore all'ambiente, ex dipendente di telespazio, sa cos'e' l'idrogeno solforato? Ne hanno mai parlato alla gente e con la gente? Sono mai stati in Basilicata? Sono mai andati a qualche proiezione? A qualche dibattito? Ne hanno organizzati loro? Gli importa davvero dei contadini? Gli importa davvero dell'ambiente?

Nell'articolo poi, si parla di fine alla deregulation. Perche' si parla di deregulation? In inglese, deregulation significa TOGLIERE le leggi complicate e farne di piu' semplici. Fino a prova contraria esiste una semplice e chiara legge regionale che dice chiaro e tondo che i petrolieri non possono venire in Abruzzo fino alla fine del 2009. Quelle che hanno fatto sono si regole nuove, ma di gran lunga meno chiare, piu' contorte e che lasciano, nella mia interpretazione, campo aperto ai petrolieri. Qui sarebbe stato meglio parlare di new messy regulation secondo me. Fine della deregulation e' un gioco di parole senza senso. Perche' usare termini inglesi quando non si sa di cosa si sta parlando?

Uno strumento normativo che, con le sue previsioni, rende, di fatto, impraticabile l'ipotesi di realizzazione del Centro Oli di Ortona.

Che sciocchezza scrivere queste cose: subito dopo ci sono due paragrafi interi dedicati
alle royalties, ai soldi per il ripristino ambientale e alla con-partecipazione degli enti locali, per decidere la costruzione e l'ampliamento degli stabilimenti di lavorazione e stoccaggio del petrolio. Tutte queste cose vanno di fatto a disciplinare la possibile impiantazione di raffinerie e pozzi di petrolio.

In che modo si rende "di fatto" il centro oli impraticabile?

Nel dettaglio sono sottoposti ad autorizzazione della Regione l'installazione e l'esercizio di nuovi stabilimenti di lavorazione e stoccaggio di oli minerali; la dismissione degli stabilimenti di lavorazione e stoccaggio di oli minerali; la variazione della capacità complessiva di lavorazione degli stabilimenti di oli minerali e la variazione di oltre il 30% della capacità complessiva autorizzata di stoccaggio di oli minerali.

Non ho ben capito allora: la regione decide dove si puo' mettere la raffineria? E la gente cosa decide? E dei limiti delle emissioni dove si parla? E del mare? E dei chilometri dalla costa? E del fatto che il 75% degli Abruzzesi non lo vuole il petrolio in regione?

Non vedo da nessuna parte in questo articolo parole chiare e semplici dove si dice: l'
Abruzzo dice no alle estrazioni di un petrolio scadente ed inquinante. Vedo piuttosto il grigiore, tipicamente italiano di leggi astruse, fatte apposta per imbrogliare la gente, con termini poco chiari e aperti a mille possibilita' interpretative.

Il primo firmatario e' Mauro Febbo, persona che io ritengo arrogante e poco aperta al confronto scientifico. La sua prossima mossa (me l'ha detto in TV) e' di mettere 4 inceneritori: uno per regione. Andiamo avanti nella corsa al baratro.

C'e' voluto un mese e mezzo per preparare questa arzigorosa "regulation". La gente, i movimenti popolari, i comitati cittadini, il WWF, i medici: non e' stato interpellato nessuno. La stampa locale non ha scritto editoriali, approvando o affossando questa mossa.

C'e' ancora molto da fare in Italia perche' la democrazia sia una cosa reale, tangibile, partecipata e non solo un vuoto modo di dire. La res publica e' solo un contenitore vuoto. Non e' giusto, ne' per noi che da mesi ci spendiamo in questa lotta, ne' per le generazioni future e tantomeno per il paese nel suo complesso che lentamente ma inesorabilmente crolla verso la mediocrita'.

Friday, February 20, 2009

Inchiodiamolo!


Rubo questo titolo dal blog Liberta' di Parola. Ecco l'ennesima lettera al nostro troppo timido governatore. Devo ancora sentire e/o leggere dichiarazioni su cosa davvero intende fare per TUTTO L' ABRUZZO minacciato dalle trivelle. Si continua a parlare di Ortona, ma non si e' ancora capito che il problema riguarda tutto l'Abruzzo.

Non voglio assolutamente sentire: non ci posso fare niente, o ci sono poteri piu' forti di me. Il governatore e' stato votato anche sulla promessa che non ci saremmo petrolizzati. E' la persona con maggior poteri in Abruzzo: Chiodi puo' e deve combattere per gli abruzzesi e non per far contenti ENI, Berlusconi, la Prestigiacomo o la MOG e i loro azionisti. Qui non si accettano compromessi.

In fondo la mappa dell'Abruzzo petrolizzato come l'ha preparata il WWF e come e' stata pubblicata da Prima da Noi.

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Presidente Chiodi,

le scriviamo perche' la deriva petrolifera della nostra regione procede senza alcun segnale di contrasto da parte della sua amministrazione regionale. Questo e' molto grave perche' non c'e' assolutamente tempo da perdere vista l'urgenza e i pericoli a cui andiamo incontro.

Ad oggi, la META' del nostro territorio e' interessata da permessi estrattivi di vario genere. Su quel territorio vive l'80% della popolazione abruzzese.

Ci sono i nostri mari, i nostri campi, le nostre vite a cui non vogliamo rinunciare per fare arricchire ditte petrolifere straniere e multinazionali senza scrupoli.

Lei in campagna elettorale ha promesso di contrastare la petrolizzazione della citta' di Ortona. Bene, questo e' il momento di mantenere quella promessa, fatta per Ortona, ma che in realta' riguarda tutto l'Abruzzo. La nostra regione non deve fare la fine della Basilicata.

Chiediamo una moratoria immediata di almeno 30 anni contro qualsiasi tipo di opera di raffinamento e di estrazione del petrolio sul nostro territorio.

Lei porta sulle spalle una responsabilita' enorme. Sara' il coraggio che lei avra' o non avra', saranno le azioni che lei prendera' o non prendera', sara' la statura morale a cui lei decidera' di elevarsi o meno che decideranno il futuro delle generazioni d'Abruzzo.

Scelga di salvarci da decenni di malattie, territori stuprati, agricoltura defunta, poverta' diffusa ed emigrazione di massa. Scelga di stare dalla parte dei cittadini e non del potere dei forti.

Abbiamo bisogno di atti concreti di cui la popolazione sia partecipe ed informata. Adesso e' il tempo di agire.

Los Angeles, CA (USA)
19 Febbraio 2009

In rappresentanza dei rispettivi movimenti-associazioni-bloggers:

Maria Rita D'Orsogna - No al centro petroli dalla California (Los Angeles)

Enrico Gagliano - Impronte (Giulianova)

Attilio Di Mattia - Abruzzo Sostenibile (Montesilvano)

Fabio Di Stefano - Associazione Medici per l'Ambiente (Ortona)

Antonello Tiracchia - Nuovo Senso Civico (Lanciano)

Catia Giovina Mattioli - Comitato Miglianico contro il centro oli
(Miglianico)

Andrea Iezzi - Comitato Abruzzese del Paesaggio (Pescara)

Luca Fanaro - Vastesi.com (Vasto)

Tiziano Frezza - Facebook contro il centro oli (L'Aquila)

Antonio Martinez - Facebook: No al centro oli in Abruzzo (Pescara)

Abruzzo in Movimento (Ortona)

Pasquale Morone - Libera Associazione Barbarica (Vasto)

Giusto Di Fabio, Lino Olivastri - Comitato Natura Verde (Tollo)

Mauro Vanni - Liberta di Parola (Ortona)

Nino Di Bucchianico - Abruzzo Rinnovabile (Francavilla)

Tommaso Palermo - Proposte Per Chieti (Chieti)

Domenico Zenobio - Italia Nostra (Atri)

Claudio Censoni - Comitato Abruzzese per i Beni Comuni (Giulianova)

PETROLIO Aree Totali 225