
Elga e' la agguerrita e coraggiosa protagonista del filmato contro il centro petrolifero di Ortona che fu mandato in onda da current TV qualche tempo fa. Il video e' linkato in basso. Subito dopo, mi mando' dei documenti redatti da Philippe Pallas, un consulente delle Nazioni Unite dove si spiegano le procedure per realizzare pozzi di petrolio e gas.
Ho cercato allora di indagare un po di piu' su questo tema.
Secondo Pallas, una delle tecniche usate per testare il sottosuolo e' la riflessione sismica, dove
si mandano dei segnali al sottosuolo ed in base a cio' che viene riflesso si cerca di capire la composizione del terreno e l'eventuale presenza di petrolio, fratture e cosi via. Il bombardamento puo' durare anche per settimane intere, ininterrottamente. Per emettere questi segnali si usano esplosivi e vibratori che spesso causano dei mini-terremoti e che si propagano anche per molti chilometri. Questi bombardamenti possono avere delle conseguenze anche gravi sull'equilbrio del sottosuolo, sulla circolazione dell'acqua nelle falde acquifere, sulla stabilita' delle roccie. Quando questi test vengono fatti in mare, tutto l'equilibrio marino ne risente.
L'Universita' del Texas stima che alcuni terremoti in quello stato sono stati causati dall'attivita' petrolifera o dall'iniezione di fluidi e fanghi perforanti nel sottosuolo. Anche se la magnitudine di questi terremoti e' bassa, circa 3 gradi Richter, sempre terremoti sono.
A Viggiano, neanche a dirlo la terra trema a cadenza regolare, come testimoniano gli abitanti.
Qualcuno pensera' che queste siano cose da poco conto, invece siccome nessuno conosce la complessita' del sottosuolo, possono anche esserci risvolti drammatici e insospettabili quando si va a trivellare in zone delicate.
La storia del vulcano Lusi, in Indonesia, e' emblematica ed e' riportata dalla BBC inglese. Nel 2006 questo vulcano invece di emettere lava inizio' a sputare fango. L'eruzione continua a tuttoggi.
Nel Novembre del 2008 una commissione di 74 geologi internazionali concluse che la causa scatenante di questa eruzione era nelle trivellazioni usate per l'esplorazione e lo sfruttamento petrolifero.
Il primo a parlare della possibilita' che lo scoppio del vulcano fosse collegato all'attivita' petrolifera fu il Professor Richard Davies, un geologo inglese.
Secondo i suoi studi, un pozzo scavato per 2.5 km di profondita' non troppo lontano dal vulcano frantumo' della roccia calcarea che conteneva acqua pressurizzata. Le fuoriuscite di acqua mescolate alla terra portarono alla creazione del fango che trovo' come unico sfogo il cratere del vulcano Lusi. La foto sopra mostra la devastazione causata dall'ingordia dei petrolieri.
Intanto il cratere sputa cosi tanto fango da poter riempire una dozzina di vasche olimpioniche al giorno, quattro villaggi interi sono stati ricoperti dal fango e trentamila persone sono state evacuate. Tredici persone sono morte, alcune tubature petrolifere sono esplose. Tutti i progetti finora escogitati per contenere i riversamenti di fango sono falliti, fra cui la creazione di dighe, drenaggi verso il mare, e l'idea di tappare il cratere con il piombo.
Alcuni dei 74 geologi stimano che il cratere potra' continuare ad eruttare per decenni.
Tutto questo perche' qualcuno frantumo' un sasso sottoterra.
Noi non abbiamo vulcani, per fortuna, ma non e' per questo che i pozzi di petrolio fra i campi e le case siano meno pericolosi per il nostro sottosuolo e le nostre falde acquifere.
Quando manifestiamo?




