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Saturday, October 6, 2018

Golfo del Messico: la piattaforma che perde petrolio da 14 anni senza sosta














Ormai sono passati 14 anni ed i pozzi della Taylor Energy, ditta ormai defunta, continuano a sputare petrolio in mare, al ritmo di 10,000 - 30,000 galloni al giorno.

Era infatti il 2004 quando l'uragano Ivan rovescio' una piattaforma danneggiando vari pozzi collegati alla piattaforma; fra questi il pozzo 23051 che perde da appunto 14 anni.

Assieme a 23051 altri pozzi secondari, che, secondo le stime piu' recenti perdono ogni giorno la bellezza di 37,000 - 110,000 litri.

Questi numeri arrivano da studi da satellite eseguiti da Oscar Pineda-Garcia, professore alla Florida State University e titolare di una ditta che studia perdite petrolifere in mare.

La Taylor Energy, o quel che resta di questa ditta, dice che sono al massimo 2 o 3 galloni al giorno, provenienti dai fondali marini.

Ci vuole un bel coraggio eh? Tra 3 e 30,000 galloni c'e' di mezzo un fattore diecimila!

Ma gia' nel 2015 il governo centrale aveva trovato che le stime di petrolio rilasciate in mare da 23051 e dalle sue sorelle erano di molto superiori a quelle fornite dalla Taylor Energy; il tutto grazie a degli studi fatti dai giornalisti della Associated Press. 

Molti di questi pozzi sono circa 100 metri sotto il livello del mare, a volte anche coperti da melma, questo e' il risultato dell'uragano Ivan che innesco' una frana marina che porto' alla distruzione di piu' di dieci pozzi di petrolio, molti dei quali ancorati alla stessa piattaforma.

Nel 2011 la Taylor Energy cerco' di rispristinare l'area, e blocco' nove dei vari pozzi distrutti da Ivan, ma tutto questo non ha impedito all'infrastruttura petrolifera attorno a 23051 di perdere la bellezza di  circa 4 milioni di galloni di petrolio -- 16 milioni di litri -- dal 2004 fino al 2017. 

Secondo Garcia il petrolio e' cosi abbondante che occorre indossare maschere per non sentirsi male, e che oltre al petrolio arriva in superficie anche il gas.

Dal canto suo la Taylor ha ... portato in causa il governo nel 2016 perche' avevano in precedenza depositato $666 milioni di dollari per la sicurezza, e che ora ne rivogliono indietro $423 milioni, visto che il loro lavoro e' completo. Ma il governo si oppone perche' secondo loro (giustamente!) il lavoro non e' finito nientaffatto.

Intanto il petrolio continua a scorrere.
Da 14 anni.

Friday, October 5, 2018

Arriva Calipso V, nuovo pozzo ENI al largo di Falconara

Nitrati (NOx) che saranno emessi da Calipso V, dell'ENI al largo di Falconara






"Le attivita in progetto non comportano impatti significativi per l'ambiente"
Tutto questo e' firmato dal legale rappresentante dell'ENI, Mr. Diego Portoghese
Ovviamente da San Donato Milanese e' sempre tuttapposto!

Siamo a circa 35 km dalla costa fra Falconara ed Ancona, ad una profondita' d’acqua di circa 75 metri. E' qui che l'ENI (al 51%) vuole trivellare assieme alla Edison Gas (al 49%), piazzandoci il pozzo Calipso V.

Ai tempi della scuola Calipso era una ninfa che trattenne Ulisse sulla sua isola, Ogigia, in Grecia, per sette anni. I due si amarono, lei gli offri' l'immortalita' ma lui la rifiuto' perche' voleva tornare ad Itaca.

Adesso Calipso e' un petrol-mostro, perche' questi signori del petrolio non sanno neanche rispettare la sacralita' della letteratura greca e devono inquinare pure la mitologia antica.

Ad ogni modo, questi galantuomini dell'ENI gia' operano, e dal 2002, la piattaforma Calipso, collegata alla centrale di Falconara, citta' martoriata dal petrolio. 

Quello che vogliono fare con Calipso V e' di trivellare un nuovo pozzo per l'estrazione del gas, il quinto della serie, e aggiungerlo a tutti quelli che gia' fanno riferimento alla piattaforma Calipso. Di questi due sono gia' produttivi, Calipso 003 DirA e Calipso 004 DirB.

Quello che vogliono fare e' di perforare, fare test sulla natura del gas estratto, e metterlo in produzione. Il giacimento e' a circa 1.8 chilometri dalla piattaforma, per cui non e' ben chiaro come ci arriveranno. Il loro documento di valutazione ambientale non lo spiega chiaramente. Trivelleranno in orizzontale per 1.8 chilometri? Non si sa, ma parrebbe l'unica possibilita'.

Ovviamente non possono non sparare sulla loro presunta benevolenza: dicono che il modello di business di ENI e' "volto alla creazione di valore" per tutti, perseguita per varie strade, fra cui "la prevenzione dei rischi di business", "la tutela dell’ambiente e delle comunità dove l’azienda opera", "la salvaguardia della salute e sicurezza delle persone che lavorano in Eni e con Eni e il rispetto dei diritti umani, dell’etica e della trasparenza."

Ormai sono tanti anni che leggo sviolinate del genere, e basta andare a Gela o a Viggiano per capire che sono solo balle e che di tutela dell'ambiente o di rispetto per i residenti c'e' solo l'inchiostro con cui cotante sciocchezze vengono scritte. 

Perche'? Perche' il vero rispetto di ambiente e di persone significherebbe chiudere Gela, Viggiano, Porto Torres, Falconara e tutte le raffinerie d'Italia, ma questo ovviamente significherebbe fine del petrol-business, e dunque e' piu' facile mandare alla stampa e alla propaganda parole al vento che non significano niente.

E con queste belle parole ci propinano altri pozzi, come se a Falconara non ne avessero gia' abbastanza di sirene che annunciano pericoli dalla raffineria, scoppi, puzze e disperazione, dal mare e dalla terraferma.

Partiamo con la litania del tuttapposto, del tanto-non-c'e'-niente-di-interessante e del fa-tutto-schifo-cosi'-possiamo-trivellare.

Secondo l'ENI nell’area interessata non ci sono beni paesaggistici, culturali o archeologici vincolati, ad eccetto dell' area archeologica sommersa “Peschiera romana della Scalaccia” a sud di Ancona.
Tuttapposto.

Ancora, nella Regione Marche non ci sono aree marine protette, anche se presto dovrebbe essere instaurata l'area marina Costa del Monte Conero a 33 chilometri e anche se ci sono vari SIC, ZPS, ZSC ed IBA lungo le coste marchigiane piu' o meno vicine a Calipso.

ZSC IT5310006 Colle San Bartolo;
ZSC IT5320005 Costa tra Ancona e Portonovo;
ZSC IT5320006 Portonovo e falesia calcarea a mare;
ZSC IT5340001 Litorale di Porto d’Ascoli;
SIC IT5340022 Costa del Piceno – San Nicola a mare;
ZPS IT5310024 Colle San Bartolo e litorale pesarese;
ZSC e ZPS IT5310022 Fiume Metauro da Piano di Zucca alla foce;
ZPS IT5320015 Monte Conero;
ZSC IT5320005 Costa tra Ancona e Portonovo;
ZSC IT5320006 Portonovo e falesia calcarea a mare;
ZSC IT5320007 Monte Conero;
ZPS IT5320015 Monte Conero;

Ma non solo Calipso non portera' effetti negativi, sara' un toccasana, come lo sono gia' tutte le piattaforme petrolifere in zona. Infatti l'ENI ci ricorda che nel mare Adriatico esiste una area di "Barbare" a 20 chilometri a nord di Calipso dove le piattaforme servono per... difendere i litorali contro la pesca a strascico illegate!

Questa mi mancava proprio! Le piattaforme che ci salvano dalla pesca illegale!

Aggiungon ancora che ...  le piattaforme, "con le loro strutture intricate, ricche di anfratti, rifugi", rappresentano "un elemento di diversificazione nell’habitat originario monotono" e costituiscono dei "meccanismi bio-ecologici" in grado di aumentare la produzione alieutica di un ecosistema.

Oddio, la vita marina senza trivellatori e' monotona, per cui arrivano i petrolieri a renderla piu' intricata, e piu' interessante! A darci piu' pesci!

Ma che si sono bevuti questi qui?  

Fanno ridere e piangere assieme. Interessante che molte delle frasi scritte sono state scopiazzate di qua e di la da internet. Per esempio la frase "costituiscono dei meccanismi bio-ecologici in grado di aumentare la produzione alieutica di un ecosistema" e' stata presa pari pari da un sito che si chiama Il Pesce, del 2003.

La fantasia non e' petrolio, eh?

Ad ogni modo, nonostante queste piattaforme romperanno la monotonia e porteranno alla maggior "produzione alieutica" (perche' non scrivono come trivellano?), e' interessante notare che navigazione, ancoraggio, pesca sara' tutto vietato in un raggio di 500 metri dalla piattaforma.

Chissa'. Dei fluidi di perforazione, dei detriti, dell'inquinamento non se ne parla. Quei pesci aumenteranno, ma nessuno si potra' avvicinare loro.

Ci sono invece, verso costa degli allevamenti di cozze, di allevamento ittico ed acquacoltura ma, secondo l'ENI e' tutto lontano dalle loro trivelle e dunque anche qui, tuttapposto.

Ma poi, quanto gas arrivera' da Calipso V? 
La bellezza di 280 milioni di metri cubi in totale, su un arco di sette anni.

In Italia ne consumiamo circa 700 miliardi di metricubi l'anno, per cui qui siamo a

Un altro tuttapposto viene dall'affermazione dell'ENI che Calipso V potrebbe aiutarci a "sostenere l’attuale situazione di criticità del mercato italiano del gas, caratterizzato da riduzione della produzione nazionale dovuta alla diminuzione delle riserve nazionali e crescente dipendenza di forniture dall’estero".


Dulcis in fundo, fanno "simulazione modellistica" e trovano... indoviniamo? 

Tuttapposto!!

Tutto e' sotto i limiti di legge, e al massimo ci sara' un po di inquinamento a causa di tre motogeneratori durante le operazioni di trivellazione che dureranno circa 65 giorni.

Non ci saranno danni alle tartarughe, alla pesca, all'ambiente, a nessuno. Tutto e' perfetto. E anche cio' che perfetto non dovrebbe esserlo e' "secondario". Ci sara' una "verifica periodica del corretto
funzionamento dell’impianto di trattamento delle acque di scarico", "l’ispezione periodica dei
serbatoi contenenti liquidi pericolosi" e "manutenzione relativa ai motori e alle tubazioni" che contribuiranno a ridurre il rischio di rilasci anche accidentali.

Ma se l'ENI e' la regina dei disastri, per dirne una, in Norvegia, dove ogni tanto le capita di essere sgridata dall'ente per la sicurezza petrolifera per irregolarita' nelle sue operazioni? E poi, di grazia, quali sono questi "liquidi pericolosi"? Cosa c'e' dentro? E le acque di scarto? Dove le metteranno? Quante ne saranno prodotte?

E  poi, niente paura. 

Ci sara' una nave di appoggio permanente dotata di attrezzature e materiali antinquinamento.

Ma non era tuttapposto? Perche' allora la nave antinquinamento?  Per di piu' con sistemi meccanici per separare olio ed acqua che lavoreranno almeno a 35 metri cubi/ora, e con sistemi di materiale per lo "spandimento in mare."

Ma siamo gia' a pagina 49 di 50, per cui questi sono solo piccoli dettagli. Come detto, e' tutto perfetto, e perche' perdere tempo con queste cosucce, come sapere di che monnezza si tratta e quanta ne finira' in circolazione? 

E cosi arriviamo all'ultima pagine dove di tuttapposto in tuttapposto siamo arrivati alla piena "coerenza tra il progetto" e "l’attuale situazione energetica italiana". Ovviamente le "attività previste non determinano impatti rilevanti" su niente e nessuno, e si prevede "assenza di impatti significativi", trascurabili, lievi e completamente reversibili. E anche se l'impatto e' basso, il disturbo non e' significativo e tutto sara' condotto nel massimo rispetto e tutela dell’ambiente.

Come detto, e' perfetto! 

Purtroppo che dopo 50 anni di racconti su tutta questa perfezione, i residenti di Falconara non ci credono piu'.

Non c'e' niente di perfetto in queste trivelle, ci sono invece scarichi di materiale tossico in aria, in acqua, pericoli di scoppio, danni alla vita marina, e se vogliamo essere piu' grandi dell'orticello marchigiano, cambiamenti climatici, dipendenza cieca dalle fonti fossili, e peggior qualita' della vita per tutti.

Come sempre, meglio il sole, meglio il vento.
Meglio Omero e la mitologia greca.




















Thursday, October 4, 2018

Babcock Ranch, Florida: la prima citta' USA 100% solare














Florida, the sunshine state.

E' questo il motto di questo stato amato da turisti e da pensionati per il sole che splende quasi tutto l'anno.

Ed e' qui che il sole alimentera' tutta l'energia elettrica nella cittadina di Babcock Ranch, a 25 chilometri da Fort Myers. Anzi, si prevede che alla fine l'energia che la citta' produrra' dal sole sara' piu' di quanta non serva ai suoi residenti.

L'idea di costruire una citta' nuova, al 100% solare e' venuta al signor Syd Kitson, ex giocatore professionista di football, nel 2005. La sua idea per Babcock Ranch era di combinare tecnologia con ambiente. Essendo tutto nuovo di zecca, e partendo da zero, ha potuto sviluppare la sua idea nel modo che gli sembrava ottimale.

E cosi nel 2005 ha comprato il suo lotto su cui costruire una citta' di 19,500 case, con un downtown, ristoranti, palestre, piscine, scuole, spazi-lavoro, tutto condito da piste ciclabili, piste da hiking e tanta natura. Sono stati piantati qui 5,500 alberi, e dove si e' potuto hanno usato materiale edile reciclato. A lavori e ad occupazione ultimata si calcola che vivranno qui circa 50mila persone.

Siccome e' tutto pensato per essere green, a Babcock Ranch sono stati installati circa 300,000 pannelli solari, sui tetti delle case, delle scuole, degli edifici pubblici.

Il sole alimenta gli autobus elettrici e la citta' e' pensata per favorire il trasporto pubblico invece che quello con l'automobile. Ad ogni modo, tutti i garage hanno tutti la presa per la ricarica di macchine elettriche. Ci sono una varieta' di app per il controllo dei pannelli che alimentano anche l'illuminazione pubblica e pure esperimenti con mezzi autonomi, che si guidano da sole.

Le case sono costruite secondo criteri di risparmio energetico cosicche’ l’aria condizionata spesso non serve, e questo per la Florida e’ tutto dire. Ci sono pure orti urbani e istruzioni su come coltivare ortaggi. L'acqua usata per l'irrigazione e laddove il verde e' supposto essere decorativo si sono scelte piante native, poco invasive e dalla face manutenzione.

Cigliegina sulla torta: Kitson acquisto' un grande lotto edificabile ma scelse di costruire solo su una parte limitata del suo terreno. E cosi' l'80% del sito attorno a Babcock Ranch e' stato regalato allo stato dell Florida per farci un parco statale.

Kitson dice che costruire, o vivere, a Babcock Ranch, che lui chiama un lavoratorio vivente, non e' piu' costoso di qualsiasi altra comunita' suburbana. Il prezzo dell'elettricita' e' lo stesso che altrove. E addirituttura, quando nel 2017 l'uragano Irma si abbatte' su Babcock Ranch, nemmeno uno dei pannelli sui tetti si sposto'. Restarono tutti ancorati in posizione.

Ci sono ancora dei problemi: il sistema di stoccaggio dell'energia non e' ancora perfezionato, e cosi a volte di notte o se ci sono vari giorni di fila di maggior nuvolosita' Babcock Ranch deve prendere l'energia dalla rete tradizionale. La previsione e' di installare batterie adeguate piu' avanti nel tempo, quando la tecnologia sara' perfezionata ed economicamente vantaggiosa. Ma gia' ora hanno dieci batterie da 1 Megawatt in azione che possono stoccare energia per quattro ore.

Una casa piccola con tre stanze da letto costa $195,000; il massimo invece e' offerto a $750,000 cpm quattro stanze, vicino al lago e a due piani.

L'aria e' pulita.

Non sono mancate le critiche: quando Kitson compro' il suo lotto dagli eredi di Fred Babcock per 500 milioni di dollari, il terreno era un ranch da 37mila ettari. C'era qui allevamento di bestiame e di coccodrilli, c'erano campi di cocomeri e pure una specie di agriturismo. E anche se tutto era un po cosi cosi dopo la morte del patriarca, appunto Fred Babcock nel 1997, il sito non era in condizioni disperate.

Molte persone non hanno visto di buon occhio l’arrivo di costruzioni su un sito che era stato un tempo tutto agricolo, anche se l’80% del terreno e’ stato poi ceduto alla stato della Florida per fare un parco, e nonostante le promesse green. I critici vogliono essenzialmente che l’area resti tutta rurale.

La risposta di Kitson e’ che ha cercato di abbinare le esigenze di famiglie e di lavoratori conteporanei con l’intento di creare un modo di vivere piu’ sostenibile, cercando di incoraggiare bici, trasporto pubblico, il lavorare vicino a casa, l’andare a piedi creando in una comunita’ suburbana meno sprecona di quelle costruite finora. Dice che e’ meglio andare nella direzione giusta anche se non si e’ pronti al 100% piuttosto che aspettare in eterno di essere perfetti.

Vediamo come si svolge; io al signor Kitson do’ il beneficio del dubbio, e visto che poteva specularci sopra come fanno mille altri developers americani, almeno ha provato a metterci un po di amore e di rispetto per la natura.

Wednesday, October 3, 2018

Porto Rico: dopo l'uragano Maria piantati 750mila nuovi alberi
























We believe ecology recovery goes hand in hand with human recovery
Lloveras San Miguel, Para la Naturaleza


Il giorno 20 Settembre 2018 e' stato il primo anniversario dell'avvento dell'uragano Maria a Porto Rico.

L'elettricita' ando' via per settimane e mesi, e in alcuni casi non e' neanche mai tornata, ci sono stati morti, c'e' stata distruzione.

Ma come per tutte le cose umane, la vita torna, e in questo caso e' tornata con nuovi alberi.

In particolare la non-profit Para la Naturaleza ha deciso di piantare 750mila nuovi alberi, di 400 varieta' diverse. Si parte con la citta' di Comerío. Entro il 2033 il 33% della terra di Porto Rico verra' dichiarata protetta. Adesso siamo solo al 16%.

Durante l'uragano sono stati sradicati molti alberi. Alcune stime parlano di 31 milioni di alberi altre di addirittura 480 milioni, per cui 750mila sono solo un piccolo passo, ma e' importante partire, e come sempre, la natura che cresce porta ispirazione e bellezza a tutti, e si spera buona volonta'.

Ci saranno anche giardini botanici associati alle scuole in modo da coinvolgere i ragazzi a "costruirsi la propria foresta", ad impare lezioni su come gli alberi mantengono i sedimenti, e prevengono erosione ed allagamenti. Gli alberi morti, uccisi dall'uragano Maria verrano usati come concime.

Gli alberi piantati saranno indigeni, dal cacao all'Annana Muricata, che e' tipico della zona.

Pian piano e'  ricresciuta l'erba e piccoli arbusti sono gia' germogliati, ma ci vorranno fino a 100 anni per tornare alla foresta come era prima.

E cosi l'uomo dara' una mano, ma il piu' grande aiuto sara' dato dalle specie animali, che si spera torneranno e riporteranno l'ecosistema alla normalita' - pipistrelli e uccelli in primis.

Anzi, morti uccelli sono morti dopo l'uragano perche' erano finiti cibo - semi, bacche e altri alimenti direttamente collegati ad una forest sana e viva.  Anche insetti e lucertole sono morti perche' mancavano i loro posti per cibarsi e per nascondersi.  Alcune specie hanno potuto riadattarsi fuori dalla foresta - iguane e altri rettili per esempio hanno saputo migrare dalle foreste a spazi aperti senza troppi problemi ma non e' cosi per tutte le specie.

Ovviamente c'e' preoccupazione dell'introduzione di specie nuove in sistemi dove prima non ci sono mai stati, e si teme che questa migrazione di iguane per esempio possa rompere tutti i delicati equilibri. Un po come con l'arrivo dei cinghiali dove prima non c'erano.

El Yunque National Forest e' di particolare preoccupazione per gli ecologisti. E' questa una foresta tropicale che e' fonte di sostentamento economico, per il turismo che genera e perche' fornisce acqua alle comunita' vicine.  Dopo l'uragano la foresta e' diventata marrone, ma pian piano il color verde torna a ravvivarsi.

L'unica cosa buona di questo uragano e' stato che ha dato agli scienziati la possibilita' di studiare le dinamiche delle foreste, come si rigenerano