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Monday, November 17, 2008

Nuova lettera a Chiodi


Ecco qui cosa ho risposto stamattina al candidato presidente della regione per il Partito della Liberta' Gianni Chiodi. Non e' stato semplice mettere insieme questa lettera e spero di avere almeno un po' incarnato il pensiero di noi tutti. Posso solo sperare nella sincerita' sua e di Costantini, e che chiunque venga eletto si renda conto della gravita' della situazione. Io ancora adesso, dopo un anno intero di questa battaglia di noi Abruzzesi contro i petrolieri, ne sento ancora tutta l'urgenza, lo scandalo, lo schifo e la voglia di urlare a tutti che non e' giusto.


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Gentile Dr. Chiodi,

grazie per la sua risposta in merito al problema del petrolio in Abruzzo. In seguito al suo email ho ricevuto molti messaggi, sia privati che pubblici, e che hanno animato i numerosi blog attivi sull'argomento. Tutto questo testimonia quanto sia importante e sentito questo tema dall'elettorato abruzzese.

Innanzittuto, ci tengo a precisare che la questione petrolio non riguarda solo Ortona ma tutto l'Abruzzo e si estende da Vasto a Teramo. L'Abruzzo infatti e' stato ufficialmente declassificato dal Governo centrale in regione mineraria, al pari della Basilicata. Questo e' stato fatto senza informare ne chiedere il parere degli abitanti, contrariamente a quanto previsto da leggi italiane ed europee. Non va bene.

Dal mio punto di vista, il problema petrolio e' il piu' importante della nostra generazione di Abruzzesi. Ho visto il suo programma elettorale e in tutta sincerita' non trovo soddisfacenti le tre brevi righe dedicate al tema e concentrato sulla raffineria di Ortona. Questo perche' non parliamo solo di una frazioncina del chietino, ma di tutta una regione e perche' dire si al petrolio significa cambiare il volto di tutto l'Abruzzo in peggio.

Grazie all'azione capillare di comitati locali, migliaia di persone sono state informate e sensibilizzate sull'argomento. Vogliamo certezze e sapere che chi eleggeremo, a prescindere dal colore politico e di chi siano le responsabilita' del passato, avra' il coraggio e la fermezza di bloccare questo scempio, costi quel che costi e senza paura.

Quel che conta adesso e' che siamo tutti d'accordo che il petrolio d'Abruzzo, scarso e di bassa qualita', DEVE restare sottoterra assieme a tutti i suoi inquinanti ed ai problemi sociali, economici e sanitari che esso racchiude e come le esperienze di altri territori dimostrano. Basta solo leggere un qualsiasi articolo di stampa sulla realta' lucana degli ultimi dieci anni per rendersene conto.

La storia della democrazia, anche abruzzese, insgena che nessuna multinazionale, nemmeno l'ENI, e nessun governo o regime puo' essere piu' forte della volonta' popolare. Vogliamo governanti coraggiosi e forti che, nel prendere decisioni anche difficili, si circondino di persone esperte e libere da compromessi con i petrolieri,
il potere finanziario e politico. Governanti che, se necessario, sappiano resistere l'ENI, il governo centrale e l'attuale ministro Scajola, che ha deciso il nostro declassamento a regione mineraria. Governanti che rendano i cittadini partecipi di
decisioni cosi importanti e che siano dalla nostra parte.

Le chiedo di impegnarsi pubblicamente e prima delle elezioni affinche' se eletto, lei si adoperera' per far approvare:

1) una moratoria ventennale valida per tutto l'Abruzzo sulle concessioni, la coltivazione e le lavorazioni riguardanti gli idrocarburi, di qualsiasi genere.

2) leggi regionali che impediscano le installazioni di piattaforme in mare per l'estrazione e le lavorazioni di idrocarburi a meno di 30 km dalla costa.

Assieme a tutti i cittadini abruzzesi, ci aspettiamo una posizione chiara ed un impegno verso atti concreti.

La invito a prendere contatti per organizzare una proiezione pubblica di uno dei tanti video che i comitati spontanei, fra cui il Comitato Natura Verde e Nuovo Senso Civico, stanno divulgando da mesi nelle piazze, nei consigli comunali, scuole, fabbriche, parrocchie e teatri della nostra Regione. L'invito e' aperto anche ai suoi candiati consiglieri, compresi quelli, e so per certo che ce ne sono, che sono ancora anacronisticamente convinti che il petrolio sia occasione di sviluppo.

Tutti noi, ed io in particolar modo, non siamo guidati da ideologie e di partito, semplicemente vogliamo il bene dell'Abruzzo e vogliamo poter lasciare alle generazioni future una regione migliore, piu' bella, prospera e salutare.

Ho scritto in passato anche al suo opponente politico, Carlo Costantini, che nei suoi vari interventi pubblici e nel suo programma ha affermato di volersi adoperarsi per far
approvare i due punti di cui sopra. La questione e' grave, e ci vogliono piani precisi e focalizzati, e su cui tutti possiamo concordare a prescindere dalle idee politiche. I polmoni sono uguali per tutti, e le malattie e le deformita' non guardano a tessere politiche di alcun genere.

Lei ha la possibilita' di scegliere se essere ricordato come il difensore dell'Abruzzo ed un alleato delle battaglie civili dei cittadini o dimenticato e disprezzato, come gran parte dei nostri opportunisti governanti degli ultimi anni.

Saro' ben felice di chiarirle qualsiasi eventuale dubbio in merito e in caso lei fosse eletto di venire personalmente ad illustrare i fondamenti scientifici del mio no al petrolio in Abruzzo, anche in sedi istituzionali e alla presenza del consiglio regionale.

Cordialmente,

MR

Friday, November 14, 2008

Risposta di Chiodi


Oggi e' una giornata un po difficile di lavoro per me e non ho molto tempo per scrivere.
Vi lascio pero' la lettera che mi e' giunta da parte di Gianni Chiodi, a cui avevo scritto ai primi di Novembre. Grazie anche a tutti gli altri bloggers e non che hanno scritto assieme a me. Ho fatto copia e incolla di quello che mi e' arrivato e non ho cambiato una virgola. Rispondero' appena avro' un po di tempo questo fine settimana. Naturalmente vi rendero' partecipi di ogni altro tipo di comunicazione che mi verra' inviato. Il disegno e' di Maruska da Archi. Buon fine settimana a tutti.



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Comitato elettorale per la candidatura alla Presidenza della Regione Abruzzo


Gentile dottoressa Maria Rita D'Orsogna,

parola dopo parola ho letto e riletto la sua lettera. Il Suo non è un ambientalismo ideologico la cui cifra dominante degenera spesso in fondamentalismo strumentalizzato da politicanti senza scrupoli.

Lei è figlia di questa terra d'Abruzzo come lo sono io. A Lei l'onore dell'alto riconoscimento per meriti scientifici in America, il grande paese della democrazia e della libertà, come ci insegna Alexis de Tocqueville. A me la responsabilità di essere candidato al governo della Regione dopo l'enorme disastro politico e morale compiuto dal centrosinistra.

Lei opera nella scienza, io nell'economia politica: le nostre strade s'incontrano in un'unica strada. La strada del bene comune. Perché anch'io, come lei, sono una persona libera.

Lei, dopo aver argomentato scientificamente il suo NO al Centro Olii, ha sottolineato che sarebbe una scelta di sviluppo contro le persone, contro la nostra gente. Sarebbe una scelta non etica di progresso economico. Mi ha ricordato don Luigi Sturzo: “L'economia senza etica è diseconomia”.

Più volte in questi ultimi giorni ho pronunciato pubblicamente il mio "NO al Centro Olii" e l'ho scritto nel mio programma di candidato a Presidente dell'Abruzzo: "(...) particolare attenzione merita il progetto definito "Centro Olii"; alla luce di una rigorosa analisi della questione si ritiene che l'intervento, per i sacrifici che comporta su un territorio ad alta vocazione agricolo-turistico-ambientale, non debba essere perseguito".

Da questa vicenda ho imparato che – soprattutto con l'ausilio di persone come lei - sarà necessario introdurre un nuovo modello comportamentale per elevare l'autorevolezza del livello di interlocuzione – non soltanto con ENI – della classe dirigente politica della Regione. Sono convinto che lei mi intenderà.

Spero presto di poterla conoscere personalmente. Intanto La saluto rinnovandoLe la mia stima.

Cordialmente,

Gianni Chiodi


Teramo, giovedì 13 novembre 2008

Wednesday, November 12, 2008

"Forse" non basta


Leggo dal giornale della Frentania che "forse" l'ENI ci ripensa ad abbandona il progetto del centro oli si Ortona. A quanto pare le nostre proteste e l'abbassarsi del prezzo del petrolio gli hanno fatto cambiare idea. Naturalmente la notizia non puo' che farmi piacere, ma non e' sufficiente secondo me, ed occorre continuare a spingere per una moratoria ventennale, a prescindere da cio' che dice o fa l'ENI.

E se il tutto fosse una montatura in tempi di campagna elettorale? E se domani il prezzo del petrolio torna ad aumentare? E se scoprono piu' petrolio ancora nelle nostra campagne? E se domani il centro oli lo vogliono fare a Roseto? A Chieti Scalo? Ad Ofena? Non possiamo mica mollare adesso che l'ENI tentenna!

Ci vuole una legge che resti e che dia una pianificazione del terreno a lungo termine, cosicche' se uno vuole fare il turismo, l'agricoltura, il vino lo puo' fare senza l'incubo trivelle dopodomani sotto casa sua. Non dimentichiamo che il 35% del nostro territorio e' coperto da permessi petroliferi e che quelli restano, a prescindere dai disegni dell'ENI.

Non e' dunque solo l'ENI che decide di andarsene perche' non gli conviene piu'. Siamo noi che dobbiamo prenderci in mano le redini della nostra regione e decidere che non vogliamo piu' stare alla merce' dei petrolieri. E' per questo che dobbiamo continuare ad andare avanti, e a non adagiarci finche' chiunque scriva o proponga leggi metta nero su bianco che nessuno mai potra' pensare di venire in Abruzzo e poter fare il comodo suo e di scavare petrolio dove gli pare o di aprire una raffineria in mezzo alla gente o di mettere piattaforme a pochi chilometri dalla nostra costa.

Tutti i politici aprono blog dove dicono di essere contrari alle piattaforme, al centro oli e all'Abruzzo petrolizzato. Bene. Allora visto che sono tutti concordi, che l'ENi bisbiglia di volersene andare, mi aspetto che sara' facilissimo passare una moratoria di lungo respiro e con appoggio bipartisan, no?

Possiamo pero' essere un po soddisfatti. Secondo i rapporti ENI, checche' ne dicano adesso, Miglianico era il loro fiore all'occhiello o cosi dicevano agli investitori USA. In piu' secondo l'ENI noi Abruzzesi eravamo a punti 23 su 100 in scala di resistenza. Se fossimo a scuola questo sarebbe 2+. Mi sa che qualche punto l'abbiamo guadagnato! Magari ora siamo almeno a sei.

Il tutto solo con la persistenza, la forza del sapere e della coscienza civile. Questo deve darci fiducia per tutte le altre battaglie che ci sono ancora da fare in Abruzzo, dalla difesa dei fiumi, all'installazione del parco della costa teatina, al disastro Bussi, e piu in generale al progresso morale della nostra societa'.

C'e' ancora molto lavoro avanti. Andiamo avanti imperterriti.

Il disegno sopra e' di Micaela di Archi.

Monday, November 10, 2008

I deliri di Fratino



Il giorno Mercoledi' 12 Novembre 2008 alle ore 12, il consiglio comunale di Ortona si riunisce per discutere del ruolo che l'ENI ha sul futuro occupazionale della nostra regione. Spero che qualcuno ci possa andare e magari anche filmare tutto.

Intanto, mi chiedo a cosa serva questa riunione.

Per piangerci addosso?

Per dare a Fratino l'illusione che possa mantenere i suoi confliftti di interessi?

Ancora si pensa che il futuro occupazionale sia il petrolio ed una ditta che in decenni di attivita' ha collezionato cause in tribunale di mezzo mondo per stragi e disastri ambientali, cartelli di prezzi, bugie ed imbrogli anche nella stessa Ortona?

Continuo ad essere convinta che questo illuminato sindaco e tutta la sua giunta comunale vivano nel 1950. Io voglio sperare che la riunione del consiglio comunale sia propositiva e lungimirante, e non solo un giochetto per mettere paura alla gente che se l'ENI se ne va, rimaniamo tutti al freddo e al gelo o che muoriamo tutti di fame.

Non ce facciamo nulla di 25 posti di lavoro a respirare veleni in un centro insalubre di prima classe, mentre i contadini abbandonano le terre e tutto l'indotto agricolo, vinicolo e turistico va a farsi benedire!


Spero che Fratino e quelli che ancora vogliono l'ENI riescano a svincolarsi da una mentalita' vecchia e superata.

Perche' dobbiamo essere cosi ancorati al passato?

Accogliamo il futuro come una sfida, come un qualcosa dove crescere e migliorarci e non stiamo qui ad aggrapparci con le mani e i piedi e le unghia a qualcosa che e' ormai anacronistico: il petrolio fra le case e i campi.

Se fossero un po piu' intelligenti i governanti di Ortona indirebbero un altro tipo di riunione: come possiamo fare per attirare investimenti moderni, lungimiranti e che non ammazzano la gente?

Come possiamo fare per i ragazzi che i genitori mandano all' universita' con tanti sacrifici affinche' possano trovare un lavoro salutare ed adeguato ai loro studi e non dargli come prospettiva un lavoro con la maschera antigas?

Come possiamo fare per promuovere meglio tutti i doni che la natura e la storia hanno regalato ad Ortona? Il mare, i monti, la seconda guerra mondiale, San Tommaso, le vigne, gli Aragonesi? Vi pare poco?

In realta' questa del come crescere in modo sano e' una domanda che dovrebbero porsi tutti i governanti, d'Abruzzo e d'Italia. L'industria pesante ha fatto il suo tempo e quella non ci porta da nessuna parte. Anche l'inquinatissima Cina ha capito che non si puo' andare piu' avanti con le energie fossili, (la Cina!) ed iniziano a nascere anche li iniziative per incentivare le energie alternative, come ad esempio la trasformazione di una ex-discarica in un campo eolico, a Shanghai. E noi invece?

Agli Abruzzesi vorrei anche ricordare che nel 2001, prima che molti di noi sapessero del progetto Miglianico e della conseguente petrolizzazione dell'Abruzzo, l'ENI senza dialogare con nessuno, decise di elimiare 300 posti di lavoro ad Ortona e di trasferire il proprio centro direzionale a Ravenna.

All'epoca vi furono dei tentativi di protesta che si risolsero in un nulla di fatto perche' l'azienda ed il governo avevano deciso cosi. Il lavoro diciamo cosi, piu' dirigenziale e pulito, lo mandano a Ravenna, a noi lasciano il reparto trivelle.

Ecco qui un sito web dell'epoca. All'ENI, come tutte le multinazionali, non gli importa granche' del popolo, a meno che questi non siano azionisti. Questi ci lasciano solo le cose brutte dell'industria petrolifera e noi gli dobbiamo pure mettere il tappeto rosso sotto i piedi?

E nelle altre parti del mondo cosa fanno?

Bush, amico dei petrolieri, prima di andare via dara' il permesso di trivellare alcune terre desertiche nello Utah. Questi territori sono disabitati ma bellissimi e non lontani dai parchi nazionali. Sono sotto la protezione del Southern Utah Wilderness Alliance, che da venticinque anni ha in atto una moratoria contro le trivelle nei deserti della regione.

Naturalmente questa decisione ha scatenato l'ira delle popolazioni locali.

Bush intende declassificare quelle aree protette come regalino di buona uscita per le varie lobby petrolifere. Obama ha gia annunciato che immediatamente blocchera' queste decisioni. Il suo portavoce John Podesta ha detto che la decisione di trivellare non e' nell'interesse della nazione ma dei petrolieri e che appena si insidera' le eliminera'.

E poi ha ricordato che il lavoro del 2008 e' nell'industria verde. La nuova amministrazione prevede di stimolare la crescita di cinque milioni di posti di lavoro nelle tecnologie verdi, e di immatricolare almeno un milione di automobili ibride a breve termine. Ci riuscira'? Non ci riuscira'? Non lo sappiamo, ma almeno c'e' un progetto, una idea, una visione, cosa che troppo spesso manca all'Italia nel suo complesso.

A parte i piagnistei della Prestigiacomo infatti il governo italiano attuale, ma nemmeno quello precedente, non ha programmato nulla e tutto e' lasciato al caso.

L'ENI, magnanime pero', invece di andare a risanare le emissioni di una qualsiasi delle sue raffinerie italiane, che ammazza la gente da Pieve Vergonte fino a Gela, fa qualcosa: ha indetto il venerdi senza cravatta, come modo per tenere la gente piu' fresca, il condizionatore d'aria piu basso e dunque di lottare cosi' contro le emissioni di inquinanti in atmosfera.

L'idea e' venuta direttamente al Sancho Panza della situazione, Paolo Scaroni. Che genio! Gli unici scontenti di questa proposta sono stati i cravattai, poverini.

Sicuramente riusciremo a stare dentro Kyoto con questa strategia. Magari la adotta anche il consiglio comunale di Ortona che cosi' potra' bilanciare la tonnellata e mezzo di inquinanti che ogni giorno verranno emessi della raffineria di Ortona e a darci, come l'ENI, fumo negli occhi.

Il disegno me lo ha mandato Pierluigi da Archi, in fondo e' per i bimbi che facciamo tutto questo.

Saturday, November 8, 2008

L'ENI a Mantova - il grande camino e i tumori





Su questo blog abbiamo gia' parlato del petrolchimico di Mantova e dell'impressionante tasso di tumori dei suoi abitanti, dentro e fuori la fabbrica Enichem, del gruppo ENI.

Alla fine degli anni novanta iniziarono delle indagini quasi eroiche di due medici che hanno iniziato a studiare cosa succedeva agli abitanti di Mantova, quelli che lavoravano all'Enichem e quelli che vivevano vicino al grande camino, l'inceneritore petrolchimico di Mantova e che si trova nelle frazioncine di Frassino e Virgiliana.

Il grande camino spillava 350,000 tonnellate di benzene ogni anno. Si prevede che questo prodotto di scarto verra' emesso anche dalla raffineria di Ortona. Il benzene, un noto cancerogeno, fa parte del gruppo dei composti organici volatili, noti anche come COV in Italia o VOC in inglese: volatile organic compounds. Oltre al benzene ci sono toluene, xylene, idrocarburi policiclici aromatici, butadiene e cosi via. La loro caratteristica comune e' di essere a base di carbonio e di volatilizzarsi a temperatura ambiente, e la maggior parte di esse e' cancerogena.

Nel 1997 nello studio della dottoressa Gloria Costani di Mantova si presentarono tre pensionati del petrolchimico e due donne, con il sarcoma dei tessuti molli, al fegato, all'utero, alle budella. Il sarcoma e' una forma di tumore, generalmente raro, che colpisce i tessuti elastici, come i muscoli, i tessuti connettivi e adiposi, e le ossa. All'inizio la malattia e' difficile da diagnosticare, perche' il tumore cresce in tessuti relativamente poco resistenti, appunto molli, e ci si accorge della malattia solo quando il tumore diventa sufficientemente grande da infiammare i nervi. Spesso sorgono bubboni e lividi e occorre amputare gambe o braccia.

La dottoressa Costani non riusciva a capire perche avesse un numero cosi' grande di pazienti malati di sarcoma, considerato che le frazioni non erano molto popolate e considerato che il sarcoma e' un tumore generalmente raro. Nel 1998 scrisse un articolo scientifico sul tema dei cinque tumori rari che venne all'attenzione di un medico veneto, Paolo Ricci che aveva gia' fatto degli studi sugli impiegati del petrolchimico e che aveva scoperto che fra i lavoratori del centro di Mantova c'era un numero esorbitante di morti di tumore, specie di linfomi. Il medico aveva anche scoperto che nel centro di Mantova c'erano anche dei depositi segreti di amianto, altra sostanza cancerogena. La possibilita' di prendere il tumore da operaio del petrolchimico era otto volte superiore alla norma. Ricci trovo' altri casi di sarcomi nelle frazioni di Mantova. Nel 2001 si apri' un inchiesta, voluta dall'allora ministro Veronesi.

Intanto lo stabilimento Enichem si vantava di essere uno dei piu' sicuri a livello nazionale, con un monitoraggio elettronico ventiquattr' ore su ventiquattro su tutto: acqua, terra e aria. Si parlava di prevenzione, aggiornamento delle risorse umane, manutenzione preventiva e organizzazione per abbattere qualsiasi rischio. Insomma loro si presentano come dei santi, praticamente.

Finalmente ieri qualcuno ha osato essere contrario. Dopo quasi otto anni, sono finite le indagini condotte dai pm Giulio Tamburini e Marco Mantani. La procura di Mantova ha mandato diciassette avvisi di garanzia, a presidenti e amministratori della Enichem e dell'allora Montedison, per tutti le accuse sono di omicidio colposo e di omissione di cautele per prevenire gli infortuni sul lavoro. Fra gli accusati: l'ex rettore della Bocconi Luigi Guatri, l' ex presidente di Federchimica Giorgio Porta e l' ex presidente Eni Alberto Grandi che e' stato già condannato a un anno e sei mesi nel processo sul Petrolchimico di Marghera.

Le accuse sono di omicidio colposo aggravato da colpa cosciente per aver agito con previsione dell' evento, e rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Il procuratore capo di Mantova, Antonio Condorelli dice la cosa piu' agghiacciante: "Gli strumenti per evitare quelle morti c' erano".

Fonti: Corriere della Sera 1, Corriere della sera 2

NO all'Abruzzo petrolchimico


La classe POLITICA abruzzese deve prendere una posizione netta e agire per il bene della nostra TERRA

ABRUZZO RINNOVABILE ONLUS MOVIMENTO D’OPINIONE CONTRO L’ABRUZZO PETROLCHIMICO

Consorzio tutela Vini d'Abruzzo, Confesercenti Abruzzo, CIA Abruzzo, CNA Abruzzo, Confcooperative Abruzzo, Associazione Cantine Sociali Abruzzo, ANCI Abruzzo, Unione delle Colline Teatine, Slow Food Abruzzo, Lega Agroalimentare Abruzzo, Coldiretti Abruzzo, Citta' del Vino, Confederazione Produttori Agricoli, Consorzio Agrario Chieti-Pescara, WWF, Legambiente, Comitato Natura Verde, Abruzzo in Movimento

Sono con noi le Province di Chieti e Pescara e i Comuni di: Chieti, Pescara, Alba Adriatica, Archi, Ari, Bellante, Canosa Sannita, Casacanditella, Casalbordino, Casalincontrada, Casoli, Castelfrentano, Crecchio, Fara Filiorum Petri, Fara San Martino, Filetto, Fossacesia, Francavilla al Mare, Frisa, Giuliano Teatino, Guardiagrele, Lanciano, Lettopalena, Loreto Aprutino, Miglianico, Mozzagrogna, Notaresco, Orsogna, Paglieta, Palena, Pineto, Pretoro, Roccamontepiano, Rocca S. Giovanni, Roseto, Sant’Eusanio del Sangro, San Giovanni Teatino, San Martino sulla Marruccina, San Salvo, San Vito Chietino, Scerni, Silvi, Spoltore, Tollo, Torino di Sangro, Tornareccio, Torricella Peligna, Treglio, Vacri, Vasto, Villamagna

e inoltre: Pastorale Sociale Arcidiocesi Lanciano-Ortona, Emergenza Ambiente Abruzzo, Nuovo Senso Civico, Associazione Medici per l’Ambiente

Wednesday, November 5, 2008

Fughe di gas a Gela, Trivelle a Pineto


Mentre ieri il mondo aspettava con ansia l'esito delle votazioni americane, a Gela una nuova piccola ma grande tragedia del petrolchimico. Misteriosi fumi provenienti dalle aziende della nostra amica ENI hanno mandato una ventina di persone all'infermieria. La gente lamentava bruciore alle vie respiratorie, senso di asfissia e nausea. La puzza si e' sentita fino in citta', e varie persone si sono sentite male. I carabinieri e la polizia hanno ricevuto molte telfonate ed hanno effettuato un sopralluogo.

Come al solito, l'ENI minimizza e dice che non e' nulla di grave e che dai controlli rilevati si tratta "solo di idrocarburi, non di gas". Chissa che vuol dire. Gli idrocarburi sono forse degli elisir di lunga vita? Per di piu' dice l'ENI il medico che ha esaminato i vari operai non ha riscontrato niente di grave e ha rimandato la gente a lavorare. Si, infatti cosa vuoi che siano un po' di idrocarburi nel tuo corpo? E quei malori? Mah saranno allucinazioni collettive. Va tutto bene, non preoccupatevi, nessuno e' morto seduta stante. E per questo che io la definisco una piccola ma grande tragedia, perche' sembrerebbe un piccolo incidente di percorso, ma invece a lungo andare tutte queste porcherie che restano misteriose e che si mettono nell'aria a ritmi costanti si traducono in un bimbo gelese su sei che nasce deforme.

Un mese fa un incendio sprigiono' fumi neri per mezz'ora di tempo dallo stabilimento "Frazionamento BTX". Uno legge questo e forse non si chiede cosa sia il BTX, ma e' benzene, toluene e xylene - tre sostanze cancerogene. Una boccata di inquinanti forse non uccide, ma respirare queste sostanze per tutta la vita si.

La cosa piu' brutta pero', da come la vedo io, e' l'inganno dell'ENI, la loro malafede. Da piu' di un anno a Gela si parlava di accordi su un riassetto produttivo e occupazionale. Si parlava di investimenti sulla sicurezza, e manutenzione ordinaria degli impianti. Niente di speciale dunque, le cose che dovrebbero essere normali quando si opera in una raffineria. Ogni tanto si fanno i controlli e si mettono tecniche migliori se si puo' specie quando si opera cosi vicino ai centri abitati.

Ebbene, di tutto cio' l'ENI non ha fatto nulla. L'ENI NON HA FATTO NEPPURE LA MANUTENZIONE ORDINARIA! I sindacati dei lavoratori chimici e dell’energia, hanno addirittura accusato l'ENI di attuare la “logica del massimo profitto” perche' se ne sono altamente infischiati del piu' basilare buon senso e del rispetto della vita.

E' piu facile dire "non e' successo niente di grave" mentre intanto ogni due, tre settimane ci sono incidenti del genere a Gela. Dal sito siciliano tg10.it:

"..l’incidente è puntualmente arrivato. Per fortuna, ripetiamo, senza feriti. Ma non ci si può affidare sempre alla fortuna, alla buona sorte. Ecco perchè ogni ritardo negli interventi di manutenzione diventa una sorta di attentato alla sicurezza, considerata anche l’età avanzata degli impianti."

Intanto, mentre in Abruzzo si continua a fare le chiacchere, come riporta primadanoi, ci si prepara ad installare nuove trivelle a Pineto, a pochi chilometri dalla costa. Purissima follia. Dov'e' Gianni Chiodi, sindaco di Teramo, in tutto questo? Dov'e' Carlo Costantini che tanto dice di essere contro il centro oli ad Ortona? Dove sono i teramani? Possibile che non abbiano sentito parlare del petrolio in Abruzzo questi mesi? Possibile che non gli interessi del loro mare? Possibile che nessuno si sia preso la briga di indagare? Eppure sui blog e' almeno sei mesi che se ne parla, anche delle trivelle a Teramo....



Fonti:Sicilia Informazioni, Sicilia Informazioni 2