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Wednesday, May 6, 2015

7 Maggio e il voto UE contro il fracking - Forza Italia, PD e Lega cosa voteranno?



While recognising that the energy mix is primarily a Member State competence, acknowledges the public concerns about hydraulic fracturing and the [negative] consequences this technology might entail for the climate, environment and public health and the achievement of the EU's long term decarbonisation goal; furthermore, recognises that the limited potential of unconventional fuels to help meet the EU's future energy demand, coupled with high investment and exploitation costs and the current low global oil prices, means it is questionable whether hydraulic fracturing can be a viable technology in the European Union; believes that public concerns must be properly addressed and any hydraulic fracturing activities should comply with the highest climate, environmental and public health standards;asks those Member States which intend to pursue hydraulic fracturing to respect the 2014 European Commission recommendation on minimum principles for the exploration and production of hydrocarbons (such as shale gas) using high-volume hydraulic fracturing;

****

Il giorno 16 Settembre 2015, a Bruxelles sono finalmente stati votati gli emendamenti seguenti:


Am 107 (tabled by Guillaume Balas, S.D.):

7a. Considers that the use of hydraulic fracturing in the Union entails risks and adverse consequences for the climate, the environment and public health, and jeopardises the achievement
of the EU?s long-term decarbonisation goal; considers, further, that on account of the limited potential of unconventional fuels to help meet the EU?s future energy demand, coupled with high
investment and exploitation costs, hydraulic fracturing is not a promising technology; urges the Member States, therefore, not to authorise any new operations involving the exploration
or extraction of unconventional fuels in the EU until this is proven to be safe for the environment and the public;


Am 150 (Keith Taylor and Davor Skrlec, Greens):

10a. On the basis of the precautionary principle and on the principle that preventive action should be taken, taking into account the risks and the negative climate, environmental and
health impacts involved in hydraulic fracturing for the exploitation of unconventional fracking and the gaps identified in the EU regulatory regime for shale gas activities, urges Member
States not to authorise any new unconventional hydraulic fracturing operations in the EU;

Am 158 (Davor Skrlec, Greens):


10c. Recalls the environmental, climate and health risks and impacts related to the extraction of unconventional fossil fuels and warns against using the Energy Union context to promote
such energy sources;


AM 137 (Josu Juaristi Abaunz, GUE ):

9a. Believes that the energy security and eventual self-sufficiency of the EU, can be primarily achieved by promoting energy savings and renewable energy, which will, together with other
alternative sources of energy, such as biofuels, reduce import dependency; notes that energy security must be achieved alongside with strict rules of environmental protection and demands
from the Commission and the Member States to oppose the use of extraction of fossil fuels such as the hydraulic fracture or fracking; in particular the unconventional ones;

Purtroppo, sono sono "suggerimenti", non leggi, ma un passo alla volta, le opinioni cambiano.


***

 L'emendamento non e' passato purtroppo.
Per un solo voto.

Il voto finale e' stato 30 a favore e 30 contro.
Ma ci voleva la maggioranza.

Ci si riprovera'.


**

La Commissione Industria dell'UE e' fatta di sessantasette rappresentanti, fra cui, per l'Italia


Questa commissione il giorno 7 Maggio 2015 avra' l'onore e la responsabilita' di votare un testo sulla strategia europea in merito alla sicurezza energetica. La discussione va avanti da un po' e allo stato attuale ci sono vari emendamenti da approvare, fra cui sul fracking. Molto semplicemente l'emendamento recita:

"On the basis of the precautionary principle and on the principle that preventive action should be taken, taking into account the risks and the negative climate, environmental and health impacts involved in hydraulic fracturing for the exploitation of unconventional fracking and the gaps identified in the EU regulatory regime for shale gas activities, urges Member States not to authorise any new unconventional hydraulic fracturing operations in the EU"

E cioe'

"Sulla base del principio di precauzione e sul principio che occorre intraprendere azioni di prevenzione, e tenere conto dei rischi e degli impatti negativi sulla salute, sull'ambiente, sul clima associati alla fratturazione idraulica per la ricerca di idrocarburi non convenzionali e le lacune presenti nel regime regolatorio riguardo le attivita' di shale gas, si invitano gli Stati Membri a non autorizzare alcuna nuova operazione di fratturazione idraulica nei paesi dell'UE."

Conosco di persona sia Borrelli e Tamburrano perche' hanno organizzato eventi o partecipato ad eventi contro le trivelle e sono quasi sicura che voteranno a favore dell'inserimento di queste parole. E gli altri?

Flavio Zanonato, Gianluca Buonanno, Aldo Patriciello, Antonio Tajani, Patrizia Toia come voteranno? Saranno presenti al momento del voto?

L'evidenza scientifica e giornalistica e' schiacciante e solo chi non vuole vedere non vede. Dagli USA arrivano storie incessanti di sismicita' indotta, di inquinamento di falde acquifere, di veleni in atmosfera, di danni ad agricoltura e bestiame. La strada non e' il fracking, ma la riduzione dell'uso delle fonti fossili, il risparmio energetico, l'uso delle rinnovabili. Lo sappiamo tutti. Solo le grandi lobby del petrolio continuano ad essere possibilisti, a seminare dubbi ed improbabili convivenze fra trivelle e vita sana. Adesso sta ai nostri politici decidere se essere dalla parte della scienza e dei fatti o dalla parte delle favole petrolifere.

Si dira': oh, ma in Italia non c'e' fracking su grande scala e che ci importa. Beh, non e' cosi.

Intanto, ci sono almeno una decina di casi di fratturazione idraulica fatta o sperimentata in Italia. Il caso piu' eclatante e' quello di Ribolla, in Toscana, del 2010 che ho pazientemente cercato di mettere assieme pezzo per pezzo, e a lungo nascosto al grande pubblico. Ma ci sono anche casi di prove di fracking in altre parti d'Italia - fatto o proposto.

E se non abbiamo il fracking a grande scala in Italia e' grazie alla nostra geologia, non certo per il buon cuore o per l'intelligenza dei politici. L'emendamento europeo pero' e' piu' grande dei nostri confini nazionali: vogliamo vedere il fracking nel resto d'Europa -- UK, Romania, Polonia, Olanda -- sapendo che non portera' ne a loro, ne a noi, niente di buono?

E' questa la domanda, e' qui il voto.

Che dite cari Zanonato, Buonanno, Patriciello, Tajani, Toia?




Tuesday, May 21, 2013

#noombrina - da mandare ai ministri

Al Ministro Flavio Zanonato
Ministro dello Sviluppo Economico
Via Veneto n. 33
00187 Roma

Al Ministro Andrea Orlando
Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
Via Cristoforo Colombo n. 44
00147 Roma

Al Ministro Massimo Bray
Ministro per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo
Via del Collegio Romano n. 27
00186 Roma






Oggetto: Contrarieta’ alle trivelle MOG - Ombrina Mare – Costa dei Trabocchi - Abruzzo


Il popolo e’ sovrano
Articolo 1 della Costituzione Italiana



Gentile Ministro Flavio Zanonato,
Gentile Ministro Andrea Orlando,
Gentile Ministro Massimo Bray,


le scrivo da cittadino italiano, libero ed informato, per esortarla a non autorizzare il rilascio del “si” alla concessione petrolifera detta ”Ombrina Mare” come proposto dalla Mediterranean Oil and Gas di Londra e che dovrebbe sorgere a circa 5 chilometri dal costituendo Parco della Costa Teatina, in provincia di Chieti.

La concessione prevede il trivellamento di almeno 6 pozzi di petrolio, l’installazione di una piattaforma petrolifera, di una nave desolforante FPSO, di vari oleodotti verso la costa nonche’ un viavai continuo di petroliere e di navi dedite al trasporto di materiale da scarto da e verso la riva.

Il petrolio presente nella concessione Ombrina e’ di qualita’ scadente, saturo di impurita’ sulfuree, difficile da estrarre e da raffinare. Stime della stessa MOG parlano di riserve complessive fra i 20 e i 40 milioni di barili, quanto serve all’Italia per 2 o 4 settimane e che vanno a spalmarsi su un arco produttivo di 30 anni.

E’ evidente a qualsiasi persona intelligente e senza interessi di parte che questo e’ un progetto folle, assolutamente privo di buon senso, e di cui gli unici a beneficiare sarebbero i petrolieri inglesi della MOG e i loro investitori.

Ombrina Mare snaturera’ l’essenza stessa della costa teatina ed e’ del tutto incompatibile con l’economia attuale, con la nascente industria turistica della riviera d’Abruzzo, con la presenza di varie riserve naturali lungo la costa e di una riserva di pesca finanziata dall’UE all’interno della concessione stessa.

Soprattutto, Ombrina Mare e’ incompatibile con le aspirazioni e la volonta’ di un popolo intero che dal 2008 ad oggi, in vari modi ed occasioni continua ad esprimere il suo piu’ totale dissenso ad Ombrina Mare.

Tutta la classe politica d’Abruzzo, dal consiglio regionale di Gianni Chiodi, ai vari senatori, ai presidenti delle province interessate, ai sindaci hanno ripetutamente detto no ad Ombrina Mare, coprendo con voce unanime tutto lo spettro politico, dall’estrema destra all’estrema sinistra. Forte dissenso e’ stato espresso anche dalla Confcommercio, dall’ intera Conferenza Episcopale d’Abruzzo e Molise, da Assoturismo, dal FAI, da WWF, da Legambiente, da una molteplicita’ di accademici indipendenti e da una miriade di associazioni in rappresentanza di pescatori, albergatori, subacquei ed altre attivita’ culturali , religiose, ambientali, giovanili e studentesche.

A testimonianza di quanto il popolo d’Abruzzo non desidera essere petrolizzato e’ la manifestazione del 13 Aprile 2013, in cui circa 40,000 persone sono scese in piazza a Pescara a dire, per l’ennesima volta, no ad Ombrina e alle trivelle in Adriatico.

I petrolieri affermano che sara’ tutto realizzato nel migliore dei modi, che ci saranno vantaggi per l’Italia, ma sappiamo che non e’ vero: non esiste nessuna comunita’ nel mondo in cui qualita’ di vita e petrolio si sposano. Non a caso lungo le coste atlantiche e pacifiche degli USA, esiste il divieto integrale alle trivelle entro 160 chilometri da riva. In Florida si arriva a 200 chilometri.

Il Ministero dell’Ambiente, sotto l’onorevole Stefania Prestigiacomo, aveva decretato parere negativo ad Ombrina Mare nell’ottobre del 2010 secondo le diciture riportate in calce. Fra i vari motivi del no, e non certo il principale, il Decreto 128 del 2010 in cui si imponeva una fascia di rispetto di 12 miglia (circa 20 chilometri) da riva in presenza di riserve naturali.

La successiva forte opera di lobby eseguita sul governo Monti da Sergio Morandi della MOG ha pero’ portato all’Articolo 35 del Decreto Sviluppo del 2012 in cui il vincolo delle 12 miglia non era piu' applicabile ai progetti antecendenti il 2010, fra questi Ombrina Mare. Tutti gli altri fattori di pericolosita’, di inquinamento, di effetti deleteri su persone, pesci e ambiente, sottolineati dal precedente parere del Ministero dell’Ambiente, restano pero’ immutati.

Questo nuovo governo afferma di volersi aprire all’insegna del bipolarismo, della voglia di cambiamento, di trasparenza, di partecipazione popolare.

Il no ad Ombrina Mare da parte dei vostri ministeri, in modo forte e chiaro, sarebbe allora un ottimo modo per dimostrare nei fatti questi intenti e di mostrare il cambiamento di rotta nel conceto: prima i cittadini e poi gli interessi speciali di lobbisti e petrolieri. E’ il buonsenso che lo chiede, e’ la democrazia, e’ la voglia di proteggere e di migliorare l’Italia, e’ la voglia di guardare liberi al futuro, speranzosi che il domani possa essere migliore dell’oggi.

Considerato che progetti simili riguardano tutti i mari d’Italia, in Adriatico, nello Ionio, ed in Sicilia, ci auguriamo che ci sia una azione decisiva, concentrata ed intelligente da parte dei vostri ministeri, per proteggere tutte le nostre coste, da nord a sud.

Il mare dell’Italia non e’ della MOG, della Petroceltic, della Shell, della Transunion, della Audax o dell’ENI.

Il mare dell’Italia e’ degli Italiani.

Grazie,

firma e data










--- Dal Ministero dell’Ambiente – Ottobre 2010 --


CONSIDERATO che le osservazioni presentate da Enti Pubblici e Privati, da Associazioni, esercizi commerciali e singoli cittadini attengono nella quasi totalità dei casi a:


· timore di nocumento per lo sviluppo turistico;

· timore di degrado ambientale per la presenza di una nuova torre di perforazione;

· impatto negativo di traffico, presenza di strutture a mare, smaltimento rif iuti, rilascio metalli pesanti;

· timore di possibile inquinamento da vernici, combustibili, reflui;

· timore per la paventata diminuzione di presenza turistica;

· timore di possibili nocumenti irreversibili per le aree SIC presenti sulla costa, e le altre aree protette nella zona di eventuale interferenza, in particolare per le specie arboree e l’avifauna;

· timore di nocumento per la pesca;

· timore per il possibile sversamento di idrocarburi liquidi in mare;

· timore di nocumento per le specie ittiche, per i rettili, i mammiferi marini e avifauna;

· timore di spiaggiamento cetacei;

· timore di possibili insorgenze di patologie nell’uomo in conseguenza dell’attività di sfruttamento
idrocarburi legate al rilascio di sostanze pericolose volatili e/o solubili e/o solide;

· Timore di interferenza con la flotta peschereccia e con le linee commerciali;

CONSIDERATO che il comma 17 dell’art. 6 del D. Lgs. 152/2006 come modificato ed integrato dal succitato Decreto Legislativo 29 giugno 2010, n. 128 prevede che:

"Ai fini di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, all’interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia marine dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette, oltre che per i soli idrocarburi liquidi nella fascia marina compresa entro cinque miglia dalle linee di base delle acque territoriali lungo l’intero perimetro costiero nazionale. Al di fuori delle medesime aree, le predette attività sono autorizzate previa sottoposizione alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli 21 e seguenti del presente decreto, sentito il parere degli enti locali posti in un raggio di dodici miglia dalle aree marine e costiere interessate dalle attività di cui al primo periodo . Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche ai procedimenti autorizzatori in corso alla data di entrata in vigore del presente comma”


CONSIDERATO che l’intera estensione dell’area di ricerca d 355 CR SR si trova interamente entro il limite di 12 miglia marine dalla costa in cui sono presenti le aree protette;


CONSIDERATO che nella zona costiera prospiciente l’area di ricerca sono presenti due Siti di Importanza Comunitaria (S.I.C.) ai sensi della legge 394/91 la cui ubicazione è illustrata nella carta dei vincoli allegata al SIA denominati “Fosso delle Farfalle” e “Lecceta litoranea di Torino di Sangro e Foce del Fiume Sangro”;


CONSIDERATO che sulla costa insiste un’area sottoposta a vincolo paesaggistico dichiarata di notevole interesse pubblico dalla L. 1497/39 (oggi art. 136 del D.Lgs 42/2004). In particolare con D.M. 21/06/1985 è stata vincola l’area di costa (codice del vincolo 130102) denominata “Fascia costiera che va da Francavilla al Mare fino a San Salvo con colline degradanti sul mare” che interessa tutta la coste della Provincia di Chieti e parte delle aree più interne, inglobando le singole aree vincolate istituite in precedenza;


ESPRIME

parere negativo riguardo alla compatibilità ambientale del progetto “Progetto di coltivazione del giacimento di idrocarburi Ombrina Mare nell’ambito della concessione di coltivazione d30 B.C-MD” in considerazionedi quanto previsto dall’art. 6 del D. Lgs. 152/2006 come modificato ed integrato dal succitato Decreto Legislativo 29 giugno 2010, n. 128.

Ombrina Mare: a Galan, Orlando, Bray, ministri della repubblica Italiana



Never doubt that a small group of thoughtful, committed, 
citizens can change the world. Indeed, it is the only thing that ever has. 

Margaret Mead 


Qui il testo da dove fare copia ed incolla se si vuole postare su Twitter.

Gli email da usare sono qui:

gabinetto@beniculturali.it
ministro.segreteria@beniculturali.it
mbac-udcm@mailcert.beniculturali.it
puntoascolto@minambiente.it
SegretarioGenerale@minambiente.it
segreteria.capogabinetto@sviluppoeconomico.gov.it

Se gli si vuole scrivere su Twitter ecco:

@massimobray
@AndreaOrlandosp
@minambienteIT
@flaviozanonato
@MinSviluppo
@SimonaVicari

Non so se esiste l'hashtag #noombrina, ma magari lo possiamo inventare.

Ovviamente ognuno puo' scrivere quello che vuole, il mio e' solo un template.

Grazie a tutti - non sappiamo come va a finire, ma il non fare niente, di sicuro non portera' da nessuna parte.

Dopo la manifestazione del 13 Aprile occorre continuare a fare, a protestare a spingere.

Ombrina e' - e sempre sara' - la lotta di un popolo intero, in cui occorre essere attivi, rompere le scatole, continuare a far sentire la nostra voce giorno dopo giorno.

Ci siamo riusciti nel 2010, ci riusciremo anche questa volta.

PS: Se qualcuno ha altri contatti twitter/email etc basta solo segnalare nei commenti e li metto. Nota: ci ho messo un sacco di tempo a scrivere questa cosa: avra' effetto solo se siamo in tanti, altrimenti e' fatica sprecata. Grazie!

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Al Ministro Flavio Zanonato
Ministro dello Sviluppo Economico
Via Veneto n. 33
00187 Roma

Al Ministro Andrea Orlando
Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
Via Cristoforo Colombo n. 44
00147 Roma

Al Ministro Massimo Bray
Ministro per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo
Via del Collegio Romano n. 27
00186 Roma






Oggetto: Contrarieta’ alle trivelle MOG - Ombrina Mare – Costa dei Trabocchi - Abruzzo


Il popolo e’ sovrano
Articolo 1 della Costituzione Italiana



Gentile Ministro Flavio Zanonato,
Gentile Ministro Andrea Orlando,
Gentile Ministro Massimo Bray,


le scrivo da cittadino italiano, libero ed informato, per esortarla a non autorizzare il rilascio del “si” alla concessione petrolifera detta ”Ombrina Mare” come proposto dalla Mediterranean Oil and Gas di Londra e che dovrebbe sorgere a circa 5 chilometri dal costituendo Parco della Costa Teatina, in provincia di Chieti.

La concessione prevede il trivellamento di almeno 6 pozzi di petrolio, l’installazione di una piattaforma petrolifera, di una nave desolforante FPSO, di vari oleodotti verso la costa nonche’ un viavai continuo di petroliere e di navi dedite al trasporto di materiale da scarto da e verso la riva.

Il petrolio presente nella concessione Ombrina e’ di qualita’ scadente, saturo di impurita’ sulfuree, difficile da estrarre e da raffinare. Stime della stessa MOG parlano di riserve complessive fra i 20 e i 40 milioni di barili, quanto serve all’Italia per 2 o 4 settimane e che vanno a spalmarsi su un arco produttivo di 30 anni.

E’ evidente a qualsiasi persona intelligente e senza interessi di parte che questo e’ un progetto folle, assolutamente privo di buon senso, e di cui gli unici a beneficiare sarebbero i petrolieri inglesi della MOG e i loro investitori.

Ombrina Mare snaturera’ l’essenza stessa della costa teatina ed e’ del tutto incompatibile con l’economia attuale, con la nascente industria turistica della riviera d’Abruzzo, con la presenza di varie riserve naturali lungo la costa e di una riserva di pesca finanziata dall’UE all’interno della concessione stessa.

Soprattutto, Ombrina Mare e’ incompatibile con le aspirazioni e la volonta’ di un popolo intero che dal 2008 ad oggi, in vari modi ed occasioni continua ad esprimere il suo piu’ totale dissenso ad Ombrina Mare.

Tutta la classe politica d’Abruzzo, dal consiglio regionale di Gianni Chiodi, ai vari senatori, ai presidenti delle province interessate, ai sindaci hanno ripetutamente detto no ad Ombrina Mare, coprendo con voce unanime tutto lo spettro politico, dall’estrema destra all’estrema sinistra. Forte dissenso e’ stato espresso anche dalla Confcommercio, dall’ intera Conferenza Episcopale d’Abruzzo e Molise, da Assoturismo, dal FAI, da WWF, da Legambiente, da una molteplicita’ di accademici indipendenti e da una miriade di associazioni in rappresentanza di pescatori, albergatori, subacquei ed altre attivita’ culturali , religiose, ambientali, giovanili e studentesche.

A testimonianza di quanto il popolo d’Abruzzo non desidera essere petrolizzato e’ la manifestazione del 13 Aprile 2013, in cui circa 40,000 persone sono scese in piazza a Pescara a dire, per l’ennesima volta, no ad Ombrina e alle trivelle in Adriatico.

I petrolieri affermano che sara’ tutto realizzato nel migliore dei modi, che ci saranno vantaggi per l’Italia, ma sappiamo che non e’ vero: non esiste nessuna comunita’ nel mondo in cui qualita’ di vita e petrolio si sposano. Non a caso lungo le coste atlantiche e pacifiche degli USA, esiste il divieto integrale alle trivelle entro 160 chilometri da riva. In Florida si arriva a 200 chilometri.

Il Ministero dell’Ambiente, sotto l’onorevole Stefania Prestigiacomo, aveva decretato parere negativo ad Ombrina Mare nell’ottobre del 2010 secondo le diciture riportate in calce. Fra i vari motivi del no, e non certo il principale, il Decreto 128 del 2010 in cui si imponeva una fascia di rispetto di 12 miglia (circa 20 chilometri) da riva in presenza di riserve naturali.

La successiva forte opera di lobby eseguita sul governo Monti da Sergio Morandi della MOG ha pero’ portato all’Articolo 35 del Decreto Sviluppo del 2012 in cui il vincolo delle 12 miglia non era piu' applicabile ai progetti antecendenti il 2010, fra questi Ombrina Mare. Tutti gli altri fattori di pericolosita’, di inquinamento, di effetti deleteri su persone, pesci e ambiente, sottolineati dal precedente parere del Ministero dell’Ambiente, restano pero’ immutati.

Questo nuovo governo afferma di volersi aprire all’insegna del bipolarismo, della voglia di cambiamento, di trasparenza, di partecipazione popolare.

Il no ad Ombrina Mare da parte dei vostri ministeri, in modo forte e chiaro, sarebbe allora un ottimo modo per dimostrare nei fatti questi intenti e di mostrare il cambiamento di rotta nel conceto: prima i cittadini e poi gli interessi speciali di lobbisti e petrolieri. E’ il buonsenso che lo chiede, e’ la democrazia, e’ la voglia di proteggere e di migliorare l’Italia, e’ la voglia di guardare liberi al futuro, speranzosi che il domani possa essere migliore dell’oggi.

Considerato che progetti simili riguardano tutti i mari d’Italia, in Adriatico, nello Ionio, ed in Sicilia, ci auguriamo che ci sia una azione decisiva, concentrata ed intelligente da parte dei vostri ministeri, per proteggere tutte le nostre coste, da nord a sud.

Il mare dell’Italia non e’ della MOG, della Petroceltic, della Shell, della Transunion, della Audax o dell’ENI.

Il mare dell’Italia e’ degli Italiani.

Grazie,

firma e data










--- Dal Ministero dell’Ambiente – Ottobre 2010 --


CONSIDERATO che le osservazioni presentate da Enti Pubblici e Privati, da Associazioni, esercizi commerciali e singoli cittadini attengono nella quasi totalità dei casi a:


· timore di nocumento per lo sviluppo turistico;

· timore di degrado ambientale per la presenza di una nuova torre di perforazione;

· impatto negativo di traffico, presenza di strutture a mare, smaltimento rif iuti, rilascio metalli pesanti;

· timore di possibile inquinamento da vernici, combustibili, reflui;

· timore per la paventata diminuzione di presenza turistica;

· timore di possibili nocumenti irreversibili per le aree SIC presenti sulla costa, e le altre aree protette nella zona di eventuale interferenza, in particolare per le specie arboree e l’avifauna;

· timore di nocumento per la pesca;

· timore per il possibile sversamento di idrocarburi liquidi in mare;

· timore di nocumento per le specie ittiche, per i rettili, i mammiferi marini e avifauna;

· timore di spiaggiamento cetacei;

· timore di possibili insorgenze di patologie nell’uomo in conseguenza dell’attività di sfruttamento
idrocarburi legate al rilascio di sostanze pericolose volatili e/o solubili e/o solide;

· Timore di interferenza con la flotta peschereccia e con le linee commerciali;

CONSIDERATO che il comma 17 dell’art. 6 del D. Lgs. 152/2006 come modificato ed integrato dal succitato Decreto Legislativo 29 giugno 2010, n. 128 prevede che:

"Ai fini di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, all’interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia marine dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette, oltre che per i soli idrocarburi liquidi nella fascia marina compresa entro cinque miglia dalle linee di base delle acque territoriali lungo l’intero perimetro costiero nazionale. Al di fuori delle medesime aree, le predette attività sono autorizzate previa sottoposizione alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli 21 e seguenti del presente decreto, sentito il parere degli enti locali posti in un raggio di dodici miglia dalle aree marine e costiere interessate dalle attività di cui al primo periodo . Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche ai procedimenti autorizzatori in corso alla data di entrata in vigore del presente comma”


CONSIDERATO che l’intera estensione dell’area di ricerca d 355 CR SR si trova interamente entro il limite di 12 miglia marine dalla costa in cui sono presenti le aree protette;


CONSIDERATO che nella zona costiera prospiciente l’area di ricerca sono presenti due Siti di Importanza Comunitaria (S.I.C.) ai sensi della legge 394/91 la cui ubicazione è illustrata nella carta dei vincoli allegata al SIA denominati “Fosso delle Farfalle” e “Lecceta litoranea di Torino di Sangro e Foce del Fiume Sangro”;


CONSIDERATO che sulla costa insiste un’area sottoposta a vincolo paesaggistico dichiarata di notevole interesse pubblico dalla L. 1497/39 (oggi art. 136 del D.Lgs 42/2004). In particolare con D.M. 21/06/1985 è stata vincola l’area di costa (codice del vincolo 130102) denominata “Fascia costiera che va da Francavilla al Mare fino a San Salvo con colline degradanti sul mare” che interessa tutta la coste della Provincia di Chieti e parte delle aree più interne, inglobando le singole aree vincolate istituite in precedenza;


ESPRIME

parere negativo riguardo alla compatibilità ambientale del progetto “Progetto di coltivazione del giacimento di idrocarburi Ombrina Mare nell’ambito della concessione di coltivazione d30 B.C-MD” in considerazionedi quanto previsto dall’art. 6 del D. Lgs. 152/2006 come modificato ed integrato dal succitato Decreto Legislativo 29 giugno 2010, n. 128.

Tuesday, November 27, 2012

L'Ilva di Taranto - pensieri

Non e' la Cina, e' Taranto.




Scene di miseria umana in questi mesi all'Ilva di Taranto.

Dopo tanti tira e molla si dice che la fabbrica chiudera'. Chissa'. La gente muore, gli operai protestano, ci si chiede se sia meglio morire di fame o di cancro. La politica parla ma non dice niente, la chiesa tace. Il signor Riva conta i suoi quattrini sprezzante del dolore e della devastazione che ha portato.

Ma dove erano tutti venti, trenta, quaranta anni fa? I veleni di allora erano uguali a quelli di oggi, perche' nessuno si e' mai posto domande?

Sono anni che si leggono di pecore alla diossina, di diossina nel latte materno, di cielo che non e' cielo.

Sono anni di silenzio. Se non c'era la magistratura, si sarebbe andati avanti cosi, sine die? A pane, veleni e morti?

Non si doveva arrivare a questo.

Bastavano poche cose: il coraggio di imporre ai signori Riva e a chi gestiva l'Ilva prima di loro di applicare delle migliorie anche graduali ma costanti e vere nel tempo, in modo da ridurre i veleni
sputati in aria.

Bastavano controlli periodici, multe punitive, denunce, richieste nel corso del tempo, alla prima pecora abbattuta per diossina, al primo giorno di sfondamento dei limiti legali, e non quando il vaso e' pieno di disperazione.

Soprattutto sarebbe bastato periodicamente chiedersi: dove va questa nazione?

E' l'industria pesante - all'Italiana, sregolata e senza controlli - il nostro futuro?

L'Ilva produce acciaio.

Landini della FIOM dice che serve per i telefonini. In verita', la maggior parte della richiesta di acciaio e' per i paesi in via di sviluppo - India e Cina - che se lo producono da se. E' ovvio che non potremmo mai competere con loro, specie se volessimo fare le cose in rispetto per l'ambiente.

Qui negli USA, uno strabiliante 92%, si quasi la totalita', dell'acciaio che si usa e' reciclato e non prodotto.

Credo che un analista qualunque avrebbe capito che forse sarebbe stato meglio venti anni fa iniziare a pensare ad un futuro post-Ilva.

Perche' succedera' , o e' successo gia', che questi relitti industriali di un tempo che non torna piu' o scoppiano perche' inquinano, oppure diventano antieconomici.

E la storia dell'Ilva non e' poi cosi' diversa da quella della Alcoa in Sardegna, di Bussi in Abruzzo, di Bagnoli a Napoli, e di un modo di concepire il lavoro che non e' piu' quello degli anni '60. 

Il mondo globale, che ci piaccia o no, non e' quello dei nostri padri e non si puo' pensare di arroccarsi a qualcosa che prima o poi tramontera', e piu' prima che poi.

Occorre invece avere coraggio, e programare - una parola cosi sconosciuta in Italia - guardando alla realta' vera, e magari immaginando quella di domani, e non ostinarsi ad andare avanti, ma guardando indietro.

E adesso cosa fare?

Io direi: invece che dare sussidi all'Ilva, decidiamo di chiuderla per davvero questa fabbrica, bonifichiamo l'area, multiamo Mr. Riva alla grande, riqualifichiamo gli operai, spieghiamogli che la loro vita non finisce perche' finisce l'Ilva.

Soprattutto prendiamo esempio dall'Ilva per evitare che fra 50 anni ci siano storie simili.

Tutti questi campi di petrolio a mare, in terra che Passera sta progettando, altro non sono che delle piccole Taranto, delle piccole Gela di domani.  Dove arrivano l'Ilva o l'ENI o la Northern Petroleum ad ingoiarsi un intero territorio uccidendo qualsiasi altra prospettiva economica e sociale.

L'ha detto bene Briatore (!) : ci sono miliardi fra cinesi e indiani che vogliono non il nostro acciaio, ma che vogliono vedere le nostre citta'.

E curare la bellezza e la qualita' della vita, va di pari passo con la difesa del territorio che deve essere protetto e reso accogliente per i turisti, per noi che ci viviamo.

A tutti i cinesi che vengono qui negli USA, quando gli chiedo, cos'e' che dell'occidente invidi di piu' ti dicono non le nostre universita', la nostra economia, o la nostra democrazia. Ti dicono che piu' di tutto invidiano la nostra aria pulita, qualcosa che non si puo' compare cosi facilmente a Pechino.

E allora, diamogli questo.

Rendiamo questo paese un enorme museo vissuto. E non un colabrodo di trivelle, di ruderi industriali, di aria malsana. Tutte le citta', ma proprio tutte, in Italia, hanno i loro tesori, inclusa Taranto. Inziamo da qui.

E facciamolo con intelligenza, senza interpellare l'amico dell'amico sul come fare le campagne pubblicitarie, i siti web che non funzionano, ma chiamando i migliori che esistano sul pianeta. Con praticita', creativita', senza interessi di lucro personale, e con degli obiettivi veri, su 5, 10, 20 anni.

Usciamo da questo vecchiume una volta per tutte, da questa paralisi.

E' il 2012 e non e' piu' il tempo di morire di inquinamento.