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Saturday, November 14, 2009

E Chiodi? E la Stati? Ancora muti?


L'Abruzzo mi pare che nemmeno ce l'abbia un assessore all' Ecologia.

Che vuoi che gli interessi a Daniela Stati e alla regione verde d'Europa di proteggere questo nome? E anche se New York Times, il Times di Londra, Guardian, The Independent, e altri giornali dalla Nuova Zelanda al Canada parlano dell'Abruzzo, cosa vuoi che gli interessi alla cricca poco colta che ci governa di darsi da fare per proteggere l'unica ricchezza che abbiamo?
 
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Ieri c'e' stata una scorpacciata mediatica sul caso petrolio in Abruzzo, con il Corriere della Sera e la Repubblica a parlare di noi e di quanto eccezionale fosse il fatto che *tutta* la comunita' civile si sia unita per difendere la nostra regione.

Vorrei qui aggiungere alla lista degli attivisti due persone di nazionalita' britannica a cui sono molto grata. Vivono a Roseto da cinque anni e curano il sito LifeinAbruzzo.com. Si chiamano Samantha Durham e Rody Newlands, hanno scritto una lettera al ministero dell'ambiente contro Elsa2, hanno raccontato la storia petrolifera ai loro concittadini qui, e messa la storia del petrolio in Abruzzo in Inglese sotto Twitter. Per seguire si puo' andare qui.

Grazie a Sam e Rody!

Le uniche persone rimaste timide timide sono la solita Daniela Stati - assessore all'ambiente per non si sa quale merito specifico - e Gianni Chiodi.

Oltre al Corriere, anche il Venerdi' di Repubblica ha parlato di noi. Dal blog di Lorenzo si possono scaricare i documenti cartacei della Repubblica, e leggere un interessante commentario su quella che nella mia opinione e' l'assessore all'ambiente piu' inutile d'Italia: Danile Stati.

Piu' in basso il comunicato Emergenza Ambiente Abruzzo ha mandato alla stampa e dove si chiede alla Stati e a Chiodi di svegliarsi e di darsi da fare sul serio.

Vogliamo una moratoria regionale di 30 anni contro le trivelle in terra e in mare.

Tutto il resto sono balle e codardia politica.

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Mancano 46 giorni alla scadenza della moratoria sul Centro Oli di Ortona
Dalla Regione ancora nessun atto concreto

Sentire l'Assessore Regionale all'Ambiente Daniela Stati parlare del petrolio in Abruzzo e' senz'altro un avvenimento eccezionale per tutti coloro che, comitati, associazioni, semplici
cittadini, dall'atto del suo insediamento, non hanno fatto altro che chiederle di dire qualcosa sull'argomento che preoccupa la popolazione abruzzese, ma che sembra esulare dalle sue competenze e perfino dai suoi pensieri.

I riflettori della stampa nazionale sono puntati sul progetto di petrolizzare meta' della
regione Abruzzo. Ieri, sia il Corriere della Sera che La Repubblica hanno dedicato ampio spazio al tema, trasformando quella che sembrava una questione ortonese/abruzzese in un caso nazionale.

Il Corriere titola: "Battaglia biparistan contro le trivelle" e spiega al resto d'Italia che la
popolazione e' stata straordinariamente compatta ed attiva nel denunciare, nell'esigere
risposte, e nello spronare il Ministero dell'Ambiente a bocciare progetti
petroliferi presenti e futuri.

Di fronte a questa enorme partecipazione popolare, Emergenza Ambiente Abruzzo, rete di sessanta associazioni civili, ambientali e culturali, rinnova la propria richiesta a Gianni Chiodi
ed a Daniela Stati di pronunciarsi in maniera chiara riguardo le iniziative concrete
che la Giunta regionale vorra' intraprendere, quando mancano solo 46 giorni alla scadenza della moratoria regionale, fissata per il 31 dicembre 2009.

Emergenza Ambiente Abruzzo ricorda di aver richiesto al Presidente Chiodi un incontro da
mesi senza mai essere ricevuta. E' scandaloso che un Presidente eletto dai cittadini e pagato dai cittadini non trovi il tempo di confrontarsi con loro!

Daniela Stati riferisce al Corriere della Sera - ma non ai cittadini che invano la interrogano da dieci mesi - che: "Stiamo mettendo in piedi una serie di iniziative per portare avanti quello che il presidente Chiodi ha promesso in campagna elettorale".

Ed aggiunge: "Ad oggi io le posso parlare di una volonta' politica. E non mi sembra poco".

E' invece molto poco! Emergenza Ambiente Abruzzo ritiene che sia antidemocratico non rendere partecipe la popolazione di queste iniziative e considera del tutto insufficiente una non meglio
specificata volonta' politica, peraltro disgiunta dai fatti.

Emergenza Ambiente Abruzzo rinnova la richiesta di incontro e chiede che venga
immediatamente approvata una moratoria di trenta anni sulle operazioni di
trivellamento e di estrazione di idrocarburi sul suolo regionale che, come ricorda
l'assessore, dovrebbe essere la terra dei parchi.

Ricordiamo la legge Marzano, la 239 del 2004, stabilisce all'articolo 1 che lo Stato e le Regioni
garantiscono adeguato equilibrio territoriale nella localizzazione delle infrastrutture
energetiche, nei limiti consentiti dalle caratteristiche fisiche e geografiche delle singole regioni, nonche' la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, e del paesaggio, in conformita' alla normativa nazionale, comunitaria e agli accordi internazionali.


EMERGENZA AMBIENTE ABRUZZO

Maria Rita D'Orsogna - CSUN Los Angeles
Dante Caserta - Consigliere Nazionale WWF
Angelo Di Matteo - Presidente Legambiente Abruzzo
Claudio Censoni - Comitato Abruzzese per la Difesa dei Beni Comuni

Friday, November 13, 2009

Sul Corriere della Sera - di nuovo!


Stavo per andare a dormire, quando ho ricevuto la telefonata di una mia amica dove mi si diceva che il Corriere della Sera ha pubblicato un nuovo articolo sulla questione petrolio in Abruzzo.

L'articolo non dice il nome della ditta principale che vuole distruggere l'Abruzzo. Si tratta dell'

ENTE NAZIONALE IDROCARBURI - ENI


Sono contenta, perche' finalmente dopo che per due anni ho portato avanti questa battaglia, con l'aiuto di tante persone di buona volonta', siamo arrivati alla stampa nazionale. Dopo quattro giorni chiusa in casa a scrivere le osservazioni per Elsa2 per la provincia che non sapeva neppure da dove iniziare, o sull'idrogeno solforato, o a indagare sui mille motivi del perche' no al petrolio, dopo due anni di ferie "sacrificate", dopo due anni di confronti con ENI, con i politici da quattro soldi, siamo un po' piu' vicini alla meta.

Ovviamente e' tutto ancora da decidere e la partita e' ancora aperta ed urgente. Pero' per una volta, adesso che e' l'una di notte qui in California, fatemi dire di essere davvero orgogliosa di quanto ho fatto, da oltre oceano, senza conoscere quasi nessuno e molto spesso andando contro la comune mentalita' del "non ci puoi' fare niente".

Quando questa storia e' iniziata, due anni fa, non c'era quasi nessuno a lottare e ho praticamente messo su tutto questo senza demordere mai e con pazienza quotidiana.

Vorrei anche dire che tutto quello che ho fatto e' perche' da un lato ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia semplice ma corretta, che mi ha insegnato il valore dell'impegno e della moralita'. Dall'altro ho avuto la fortuna di nascere e di crescere negli Stati Uniti d'America, dove la democrazia e' vera e dove te lo dicono da quando nasci che "you can do anything you want if you put your mind to it."

Ho anche letto le dichiarazioni di Daniela Stati, che poveretta non sa che pesci prendere. Le avrano scritto decine e decine di abruzzesi, e finalmente al Corriere non puo' tacere, qualcosa deve inventarsi. E cosa dice? Ma certo, smentisce. Dice che si tratta di un falso problema perche' siamo la regione verde d'Europa.

Ohibo'. Ma che significa? Mica il marchio regione verde d'Europa e' qualcosa che uno ha di diritto? Quel logo occorre MERTITARSELO, occorre DIFENDERLO cara Daniela Stati, ogni santo giorno.

Stiamo portando avanti una serie di inziative dice la Stati. E quali sarebbero? E dove sono? E perche' la gente non ne deve essere partecipe? Mi sono fatta il giro d'Abruzzo a spiegare a TUTTI che significa avere idrocarburi pesanti sul territorio, ed ora mi devo sentire la Stati che parla di inziative segrete?

Questa tizia e' ANTIDEMOCRATICA. Se c'e' una cosa che contraddistingue questa battaglia e' che e' della gente, per la gente. L'ho voluta cosi' dal primo giorno, e tutte le volte che la politica mi ha proposto cose segrete me ne sono ben guardata. Dal primo giorno ho cercato di rendere tutti partecipi, perche' e' solo cosi' che secondo me puo' funzionare una vera democrazia quando si tratta della nostra salute.

PEr chi arriva per la prima volta a questo blog: Daniela Stati e' stata interpellata dai cittadini per circa 10 mesi. Le abbiamo scritto email a tonnellate. Non ha detto nemmeno una parola, una che sia una del tema petrolio in Abruzzo. Ora a un mese e mezzo dalla fine della moratoria parla di una non meglio specificata "volonta' politica".

Io voglio i fatti. Voglio una moratoria nero su bianco. Tutto il resto sono frottole che Daniela Stati puo' raccontare al Corriere della Sera di Milano, ma non certo ai cittadini d'Abruzzo.

Thursday, November 12, 2009

La politica dell'inciucio


Questo testo l'ho preso dal sito di Apocalisse Italia. Penso che sia un capolavoro di lucidita' e di sintesi e vorrei condividerlo con voi. Anche se qui parlo principalmente di petrolio, la filosofia e i metodi usati dall'ENI e dai politici corrotti e' la stessa per tutti gli altri problemi d'Abruzzo e d'Italia. In una parola: ci sta da mangiare.

Il testo originale dell'articolo e' qui.

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La politica dell'inciucio sembra non morire mai, ne in Abruzzo ne in Italia piu' in generale.

Continuo a leggere le notizie locali su giornali online e offline ma la conclusione e' sempre la stessa. Si governa per fare gli interessi di pochi e si ignorano completamente i molti. No, non sono comunista, non sono di sinistra e mai lo saro', ma l'evidenza dei fatti e' sotto gli occhi di tutti.

Energia, spazzatura, sanita' e terremoto sono i temi che piu' occupano i nostri politici. Perche' ? Ci dicono sempre che sono delle emergenze. Ma sara' vero ? Io non ci credo piu'. Io dico che sono le grande bufale che ci vendono tramite giornali e telegiornali. Se uno vuole prendere delle decisioni impopolari cosa fa ? Semplice, ormai si spaccia tutto per una emergenza, e allora si puo' fare tutto.

Ho degli amici degli amici che vogliono fare un inceneritore perché incenerire vuol dire guadagnare un sacco di soldi. La monnezza abbonda e ci sara' sempre, un business sicuro. Gli inceneritori sono un modello di business a rischio zero visto che lo stato ti da pure i CIP6: contributi pubblici che dovevano essere destinati alle energie rinnovabili e che poi sono stati estesi a "rinnovabili e assimilabili". E grazie all'assimilabile ci entra di tutto, inceneritori, turbogas e energia di scarto delle raffinerie. I Moratti e l'Eni prendono soldi CIP6.

E i CIP6 sono sovvenzionati dai cittadini con una speciale tassa sulle loro bollette energetiche del 6-7% del loro totale. Togliere ai cittadini per dare alle varie bande legalmente organizzate, come se in Italia non pagassimo gia' troppo le bollette energetiche. Lo stato al servizio di pochi.

E allora, visto che il business e' perfetto l'unico problema e' farle costruire queste macchine spargi cancro. Come si fa? Se una regione ricicla il 50% dei rifiuti lo puoi giustificare economicamente un inceneritore ? Certo che no. Allora la raccolta differenziata e' meglio che non c'e' e che non si faccia. Educare il cittadino al riciclaggio ? No, meglio di no. E' controproducente. Pianificare per tempo le discariche ? Ancora, meglio di no, senno come fai a creare l'emergenza ? Nel vastese in questi giorni c'e' l'emergenza discariche, che tradotto vuol dire che siamo all'emergenza che precede l'inceneritore con l'inciucio politico-imprenditoriale collegato.

A Campobasso, l'eroe abruzzese Marrollo chiude la divisione prefabbricati di Mafalda. Usano la scusa della crisi (altra grande opportunita' per fare soldi) per chiudere una fabbrica e ancora una volta, hanno la scusa perfetta. Come fai a contestare che c'e' la crisi ? Eppure i dipendenti dicono che solo ora hanno scoperto che il piano per fare un impianto a biomassa era stato avviato 2 anni fa, quando scoppiavano di lavoro. Mistero Marrollo, presidente della Confindustria Abruzzo, altro cortocircuito politica-potere-controllo-controllato. E la gente va a casa disoccupata.

Altra emergenza: quei disgraziati di dipenti di Villa Pini. Gente che lavora e non viene pagata da mesi. Ma si puo' concepire cosi' uno stato moderno ? A quanto pare si. Quanto tempo devono aspettare quei poveracci per essere pagati ? Perche' non sospendiamo al consiglio regionale lo stipendio fino a quando lo avranno i dipendenti di Villa Pini. Vediamo se poi l'emergenza dura piu' di una settimana.

Febbo, assesore regionale all'agricoltura dovrebbe occuparsi di difendere i contadini e il VALORE del loro lavoro. Invece si occupa di tutt'altro. Oggi lo ritroviamo a parlare di energia e di una centrale idroelettrica all'interno del Parco Regionale Sirente Velino. Appena eletto invece si occupo' delle royalties del petrolio con una proposta di legge che voleva mettere d'accordo tutti.

La teoria e' che siccome i comuni limitrofi non ci guadagnano niente dalle royalties era meglio spartire la torta anche con loro. Complimenti. E intanto i contadini che lui dovrebbe difendere non sono rappresentati da nessuno e vengono pagati una miseria per i loro prodotti. Si spaccano la schiena e fanno il lavoro piu' duro di tutti e subiscono il prezzo imposto dai grandi distributori.

Febbo intanto si occupa di petrolio. E allora e' di oggi la notizia che un centinaio di trattori di allevatori sono pronti a marciare su Roma perche' dicono che non sono difesi da nessuno. Come dargli torto ? Spero che scarichino tanta merda davanti ai palazzi delle istituzione, ma conoscendo certi soggetti che ci sono dentro, sono sicuro che troveranno il modo di fare soldi anche con quella!

Altro servizio vitale, altro mega-business. L'acqua e' l'affare del futuro e allora ecco servita la privatizzazione dell'acqua. E sia a livello nazionale che locale, con il grande statista Chiodi in prima fila che si avvia alla centralizzazione dell'acqua in Abruzzo. Dicono che e' per risparmiare poltrone, ma il problema del numero di poltrone e' marginale. Il problema e' che le poltrone vengono gestite dalla politica per fare il sistema di potere e per creare tutti gli inciuci sulla spartizione del "potere ad poltrona". Se su quelle poltrone ci avessero messo delle persone preparate, e non i soliti trombati elettorali e raccomandati, forse oggi avremmo un sistema idrico efficiente e non ci sarebbe bisogno di riformare un bel niente. Ancora una volta si crea una emergenza, quella dello spreco, per giustificare il fallimento della politica e dei suoi metodi d'inciucio.

Dalla sanita' all'acqua lo slogan e' sempre lo stesso: unico ente centralizzato per gestire torte sempre piu' grandi con la scusa del risparmio. Ancora una volta si cerca di mettere una pezza a decenni di mala politica che ha interferito alla grande sul sistema sanitario, che lo ha comandato dettando assunzioni di medici, primari e amministratori. E ora la colpa di chi sarebbe della "cattiva organizzazione" ? Dei troppi manager ? Benvenuti allo scarica barile.

E i pozzi di petrolio ? Le raffinerie come facciamo a farli ? Ancora con l'arma del ricatto dell'emergenza lavoro. Non c'e' lavoro e arriva l'Eni o la Petrceltic o la ECOPETROLI. Stendete il tappeto rosso ci portano una manciata di posti di lavoro. A Ortona una classe dirigente ignorante, corrotta e al servizio solo del proprio portafoglio ha spalancato le porte ai petrolieri pur di far arrivare le navi in porto. Gli interessi di pochi su quelli di tutti, tanto per cambiare.

Il terremoto ? E' una grande emergenza ma fare prevenzione non porta voti. Meglio aspettare che cada tutto cosi' puoi andare in tv a tagliare nastri e consegnare case agli sfollati di gionro, mentre di notte vai a puttane sperando che non ti beccano. E intanto dopo un terremoto cosa fai, ti metti a fare le gare d'appalto ? No, tutto con trattativa diretta nell'apoteosi della politica dell'inciucio.

Energia, acqua, spazzatura: questi i temi che saranno sempre piu' centrali perche' e' li che adesso e in questi anni ci sara' da spartirsi un sacco di soldi. Ovviamente al cittadino generico medio faranno credere che ci sono delle emergenze per poter giustificare inceneritori, privatizzazioni e pozzi di petrolio.

Avanti Italia.

Tuesday, November 10, 2009

L'ENI svergognata in Congo


Ovviamente nessun articolo di stampa italiano ha riportato le critiche che il resto del mondo rivolge all'ENI in questi giorni, svelandone le solite bugie ed i soliti inganni.

Cosa possiamo aspettarci dal sistema di informazione italiano in cui l'Agenzia Giornalistica Italia e' di proprieta' al 100% dell'ENI e in cui Ferruccio De Bortoli, il direttore del piu' grande giornale italiano fa parte della fondazione Enrico Mattei?

Non resta che leggere comunicati e notizie dall'estero.

Si apprende cosi' che il nostro cane a sei zampe vuole andare a tirare fuori "petrolio" in Congo, a Brazzaville, capitale del Congo Brazzaville, ricca di foreste tropicali e di fiumi.

Dico petrolio fra virgolette perche' in realta' l'ENI vuole sfruttare le sabbie bituminiche del Congo, il peggio del peggio in quanto ad impurita' , inquinamento e necessita' di infastrutture ad alto impatto ambientale per la lavorazione.

L'unico paese al mondo che estrae sabbie bituniche e' il Canada, nella provincia dell'Alberta, dove 15 anni di "tar sands" hanno creato disastri ambientali su larga scala, fiumi inquinati, forste decimate, veri e propri laghi di liquami tossici, malattie e tumori rari alla popolazione.

Il Canada per colpa del suo "petrolio" non e' riuscito a soddisfare i parametri di Kyoto e addirittura contempla di costruire centrali nucleari con il solo scopo di usarne l'energia per raffinare ed estrarre petrolio da queste sabbie a bassissimo rendimento.

Ne parlai qualche tempo fa in questo post. Le sabbie bituminiche sono ancora piu' sporche del petrolio Abruzzese - una vera schifezza che ha portato con se anche enormi cambiamenti dannosi agli equilibri sociali.

Gli attivisti congolesi, tedeschi e britannici hanno denunciato tutto cio' dicendo che la tecnologia che l'ENI usera' sara' ad alto impatto ambientale, e deviante rispetto al bisogno di contrastare i cambiamenti climatici.

Intanto la furba ENI in tutti i suoi comunicati ufficiali continuava a dire che avrebbe trivellato e costruito infrastrutture, pozzi, oleodotti e quant'altro in inutili zone di savana erbosa. Non avrebbero danneggiato le foreste tropicali con interventi petroliferi a larga scala.

Il Congo e' coperto per il 60% da foreste tropicali. L'ENI, allora sarebbe stata una santa ed avrebbe evitato di trivellarle.

Ma se questi sono andati a trivellare pure dentro i parchi nazionali Italiani, in Basilicata, vi pare che useranno i guanti bianchi in un paese remoto come il Congo????

Il Wall Street Journal allora - mica il Corriere - fa delle indagini, analizza i documenti interni ENI raccolti dalle associazioni ambientaliste e scopre le bugie dell'ENI. Infatti, nella riservatezza delle proprie carte interne si dice candidamente che in realta' la zona petrolifera del Congo e' costituita "principalmente da foresta e da altre zone altamente bio-sensibili e delicate". Mentono sapendo di mentire.

Queste foreste tropicali indisturbate dall'uomo fungono da perfetto assorbitore di emissioni di anidride carbonica e distruggerle significa scavare ancora un pochino il baratro ambientale del global warming verso il quale l'umanita' si sta dirigendo.

Al resto del mondo l'ENI dice di stare facendo indagini sismiche, esplorazioni preventive, studi sociali e ambientali. Dicono che non si distruggera' la foresta, i campi, e che le persone non saranno mandate via.

Fra di loro invece si dice che FINO AL SETTANTA PER CENTO dei loro progetti riguarda ecosistemi fragili e foreste delicate di alto valore ecologico.

Gia' adesso l'ENI rilascia fumi tossici in Congo, dove alcune operazioni di estrazione del gas gia' esistono. Come in Nigeria, tutte le impurita' vengono bruciate allegramente senza filtri, senza ostacoli e secondo la pratica del gas flaring.

In estate sono stata ad Iglesias ed ho conosciuto i principali attivisti in questione, inglesi, nigeriani, congolesi con i quali ho parlato lungamente di tutte le nefandezze che l'ENI fa in giro per l'Italia. Questo incontro era alla riunione parallela al G8 dedicato ai temi dell'estrazione di petrolio. Si e' parlato anche di Abruzzo.

La cosa che mi fece piu' tristezza riguardo gli attivisti del Congo li presenti, e' che, increduli, mi dicevano che avevano cercato di contattare i responsabili della stampa italiana in Congo per denunciare la follia di trivellare zone sensibili e perche' speravano che l'opinione pubblica italiana si sarebbe scandalizzata.

Alla fine, il 30% dell'ENI e' roba nostra. E questo vuole dire che se i progetti dell'ENI in Congo andranno avanti, NOI ITALIANI saremo in parte responsabili della distruzione della foresta tropicale congolese.

Il povero attivista trovo' un solo giornalista italiano prsente in tutto il Congo.
E chi era?

Era uno dell'Agenzia Giornalistica Italia! Uno stipendiato al 100% dall'ENI che mai e poi mai avrebbe raccontato questa storia.

Menomale che ci ha pensato il Wall Street Journal. Menomale che c'e' internet.

Andiamo avanti, caro Scaroni a distruggere il pianeta.

Fonti: The Wall Street Journal , Upstream, World Oil,

Friday, November 6, 2009

Lucio Petrocco e la "Ecopetrol" parte 2



Per lui accuse di evasione e frode fiscale, sequestrati conti correnti bancari, un elicottero e una Porsche per un valore di quasi 2 milioni di euro, beni di lusso e fatture false, tutto grazie al settore manutenzione e della bonifica dei serbatoi per impianti di distribuzione e raffinazione di idrocarburi.
E cioe' petrolmonnezza che voleva spacciare per ecologica!
 

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"Allora siamo amici o nemici?" Cosi' esordisce Lucio Petrocco nell'intervista a Prima da Noi. Questo non ha capito che il giornalista non ti e' amico o nemico. Il giornalista racconta la verita'. Punto. Sta all'intervistato avere la coscienza pulita in modo da poterci fare bella figura, se vuole.

Questa storia e' il continuo del racconto sul tentativo di Lucio Petrocco di mettere un impianto a trattamento rifiuti pericolosi petroliferi a Civitaquana.

Apri un qualunque sito su questa citta' e si parla di acquedotti antichi, di cisterne, di reperti archeologici. Si parla dell'abbazia di Santa Maria delle Grazie, del palazzo Leognani-Fieramosca, del convento dei Carmelitani. Si parla del suo centro storico medievale. Si parla di uliveti, di natura, di montagne, di aria buona.

Non si parla di operazioni petrolifere. Non si parla di "Eco" e di "petrol" nella stessa frase.

Leggo allora le dichiarazioni di Lucio Petrocco a Prima da Noi. Il tizio parla di questo centro "ecopetrolfiero" fatto approvare in un batter d'occhio e mentre lui medesimo era il capo della commissione ambiente della provincia di Pescara (!!!) e che dovra' raccogliere monnezza petrolifera.

Per sua stessa spiegazione arriveranno scarti petroliferi, lui li trattera' e ne tirera' fuori acqua contaminata, rifiuti speciali e idrocarburi da raffinare.

Tutti elisir di lunga vita.

Tutte cose, che secondo Petrocco andranno o "fuori regione" o in centri speciali. Lui piglia monnezza, e manda fuori monnezza, ma magicamente, secondo lui, di monnezza sul suo territorio non restera' nulla!

Dice che la prima volta il suo progetto fu bocciato perche' c'erano le case vicino, e perche' pareva che fosse un impianto Seveso. Adesso invece i vicini hanno "firmato le liberatorie" oppure le case sono state rase al suolo, e l'impianto, siccome non tratta diossina, non e' Seveso. Ma come puo' essere che prima e' Seveso e dopo no?

Chi glieli ha dati i permessi sa cosa firma?

Petrocco vuole prendere la terra dei campi vicini per allargarsi, e per premio costruiranno delle attrezzature sportive. Dice che ha il benestare dei residenti.

Tutto bene allora, come se la liberatoria magicamente trasformasse le porcherie in creme di bellezza. Sono sicura che nessuno ha spiegato a quella gente di che si tratta davvero.

Sono andata allora a vedere cos'e' la tecnologia "Tricanter" che e' quella che la Ecopetrol usera'. E' vero, il Tricanter serve per alleviare i problemi di accumulo di rifiuti nelle cisterne di stoccagio di petrolio. Un po' come quando l'olio di oliva forma il suo deposito nel fondale delle bottiglie. L'idea e' di raccogliere questo fondo, di toglierci tutte le impurita' e di riusare quel che resta.

Il fondo del barile, insomma.

Il Tricanter e' una centrifuga che separa gli idrocaburi dal resto delle impurita' - acqua e residui solidi. Tri sta per acqua, idrocarburi e roba tossica solida.

Quello che Petrocco non dice e' che il 10, 15% della monnezza non puo' essere trattato.
Che fine fa?

Gli scarti dalla centrifuga vengono mandati, di solito, in un inceneritore o in discarica.
Quelli di Civitaquana dove andranno?

L'acqua e' tossica.
Chi se la piglia?

Il punto e' questo: Tricanter serve per recuperare le ultime goccie di petrolio dalle cisterne e per alleviare i problemi della pulitura. Ma Civitaquana, fino a prova contraria, e che io sappia non ha raffinerie, centri di stoccaccio, operazioni di trasporto petrolifero. Perche' portar dentro Civitaquana porcherie che di Civitaquana non sono?

Perche' invitare sul proprio terriorio una operazione che stride con il resto? Civitaquana non e' Porto Marghera. Perche' mescolare le due cose?

Chi controllera' che davvero quella robaccia, quel 10, 15% non finira' sottoterra?

Cosa ne guadagna, a lungo termine, la collettivita'?

Dice che di centri simili ne esistono solo due o tre in tutta Italia. Ma vi pare che il posto per mettere qualcosa che "forse" e' Seveso e per cui ci vuole la liberatoria sia Civitaquana, popolazione 1,400?

Dice che porta lavoro. Fra i suoi futuri operai ci saranno anche le sue figlie, "brillanti studentesse"?

E' questo il lavoro del 2010?

Ci sono mille cose che uno puo fare in maniera sana. Oltre alle cose scontate - agriturismo, vacanze, enoteche - si potrebbe dire: siccome sono il capo della commissione ambiente di Pescara io voglio qui creare una impresa che installa pannelli solari in regione, voglio creare un centro termale o di benessere, voglio creare un museo dell'olio, della montagna, del vino, delle popolazioni antiche abruzzesi. Se si chiama Civitaquana un motivo ci sara' pure no? Che c'azzecca l'ecopetrolio?

Ma poi, ormai di cosa mi scandalizzo piu'. Ognuno fa quel che gli pare, ci mette sopra un po di ornamenti barocchi - abiti raffinati, occhiali alla moda, telefonini ipertecnologici, parole sparate a casaccio - e si avanti, alla cieca, senza cultura, senza idee vere per il futuro, senza amore.

Fonti: PrimadaNoi, Tricanter1, Tricanter2

Thursday, November 5, 2009

Lucio Petrocco e la "Ecopetrol"






Per lui accuse di evasione e frode fiscale, sequestrati conti correnti bancari, un elicottero e una Porsche per un valore di quasi 2 milioni di euro, beni di lusso e fatture false, tutto grazie al settore manutenzione e della bonifica dei serbatoi per impianti di distribuzione e raffinazione di idrocarburi.
E cioe' petrolmonnezza che voleva spacciare per ecologica!


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Gia' nel nome della sua ditta c'e' un che di menzognero. Ecopetrol. Ma come si fa? Non c'e' assolutamente niente di Eco nel Petrol. A meno che non si voglia confondere le idee alle persone, cercando di far passare per buono qualcosa che buono non puo' essere. Ah, la stoltezza!

Veniamo alla storia. Prima da Noi, un paio di giorni fa, ha pubblicato un articolo su Lucio Petrocco, consigliere provinciale di Pescara nelle file del PdL, che "ha fortemente voluto farsi eleggere presidente della commissione ambiente" e con "una grossa esperienza in campo petrolifero".

E gia' perche' il Petrocco e' il responsabile commerciale della Ecopetrol, che opera nel settore petrolifero e che ha fondato lui stesso assieme al fratello Mario e di cui a capo c'e' sua moglie Stefania Pelini. Un affare di famiglia.

Tutti Eco. Tutti Petrol. Tutte balle.

La prima domanda e': ma chi glielo ha dato quell'incarico di difenditore della natura? Come si puo' affidare la commissione ambiente di una intera provincia a un petroliere, anzi ad un petroliere di monnezza petrolifera???? Non e' neanche laureato il Petrocco - e' un perito industriale. Che ne sa lui dell'ambiente?

Intanto - zitti zitti - arriva sul tavolo della regione l'approvazione per un “impianto di recupero di idrocarburi, mediante trattamento chimico-fisico con deposito preliminare di rifiuti pericolosi e non pericolosi derivanti da operazioni di bonifica serbatoi” da installare a Civitacquana (Pescara).

La cosa interessante e' che non si sa chi e' il proponente. Roba da matti, un progetto anonimo che la regione Abruzzo approva in un batter d'occhio. Un tempo c'era l'anonima-sequestri, ora siamo all'anonima-inquinamento!

Anche qui, la Daniela Stati tace, dorme, russa, e' su un altro pianeta.

Purtroppo per Petrocco pero', la mossa di presentare il progetto anonimanente non gli riesce. Un consigliere dell'IDV, Attilio di Mattia scova la verita', la denuncia sul suo blog e arriva Prima da Noi a fare da amplificatore.

Petrocco non ha ancora capito che ai tempi di internet devi essere molto, molto, molto piu' furbo per nascondere la verita'. Forse ai tempi di internet sarebbe meglio essere puliti ed onesti e fare le cose giuste invece che cercare di far passare sottobanco progetti che di rispetto per l'ambiente non hanno nulla. Ai tempi di internet e' piu' furbo fare le cose buone piuttosto. Se la moralita' non e' un deterrente, dovrebbe esserlo la paura di essere scoperti e di fare figuraccie.

Si scopre allora che gia' nel 2008 il Petrocco aveva presentato la stessa richiesta, che pero' fu bocciata perche' il progetto sorgeva troppo vicino alle case ("eco", vero ???) e perche' i rifiuti che la Ecopetrol avrebbe trattato sarebbero stati in contrasto con il piano urbanistico della citta' di Civitacquana.

Cioe' vogliono mettere trattamenti di monnezza petrolifiera, fanghi, cisterne sporche di idrogeno solforato e altre schifezze, vicino alle case, dove prima non era lecito.

La cosa triste pero' e' che intanto tutti i permessi sono stati dati questa volta. La regione e' stata velocissima per la Ecopetrol. Il provvedimento e' stato preso da Antonio Sorgi, un non meglio specificato "dirigente" regionale.

Le case troppo vicine alla Ecopetrol sono state rase al suolo.

Il progetto pare una pagina dell'inferno: stoccamento, autospurgo di cisterne, rilascio di vapori organici, bonifica di serbatoi e depositi di carburanti. Il Petrocco a Civitacquana ci abita e assieme a lui la moglie e le figlie, "brillanti studentesse".

Dice che il suo centro e' una innocente occasione di lavoro per ben 40 persone. Ma davvero pensa che il lavoro del 2010 sia andare a lavorare in un posto malsano a repirare fumi tossici? E' per questo che la gente oggi manda i figli all'universita'? Perche' non creare occasioni di lavoro sano?

Mi si accapponisce la pelle e per vari motivi:

1) Il tizio ha probabilmente usato la sua posizione di potere per avvantaggiarsi personalmente. Non e' giusto.

2) Chissa' quante altre fabbriche di morte autorizzera' il Petrocco, alla faccia dell'ambiente.

3) Che ne e' stato dei padroni di quelle case rase al suolo?

4) A Civitacqana c'e' una concessione petrolifera per estrarre petrolio. La Ecopetrol fara' affari con loro? Ecopetrol nasce per servire l'industria petrolfiera abruzzese? E' una specie di Buonefra ortonese?

5) Perche' smaltire rifiuti petroliferi a Civitacquana? Da dove verranno questi rifiuti?

6) La commissione ambiente della provincia di Pescara, presieduta da Lucio Petrocco, vigilera' che la ditta Ecopetrol, di proprieta' della moglie di Lucio Petrocco, rispetti tutte le norme ambientali?

7) La Ecopetrol ha la possibilita' di ingrandirsi? Di trasformarsi in un centro petroli?

8) Gli abitanti di Civitacquana lo sanno che quella roba fa male?

9) Petrocco prendera' il Cip6 per la sua ditta di recupero idrocarburi?

10) Le sue figlie, Eleonora Petrocco e Cristiana Petrocco, "entrambe brillanti studentesse" come dice il papa' sul suo sito elettorale, andranno a lavorare alla Ecopetrol con le mascherine antigas? E' per questo che studiano?


Che schifo. Il Petrocco fa approvare i progetti di morte per se stesso, ma delle vere emergenze di Pescara non se ne parla. Mentre era li che faceva inciuci, cosa ha fatto finora il presidente della commissione ambiente, Lucio Petrocco, per la piu importante problematica della provincia di Pescara?

Si chiama BUSSI. Petrocco ne ha mai sentito parlare? O era li troppo indaffarato a pensare agli affaracci suoi? Lo sa che risanare Bussi avrebbe portato molto, molto, molto piu' lavoro che la sua aziendina di morte?

Dopo la EcoPetrol arivera' la EcoChim?

Vergogna. Vergogna. Vergogna.

Fonti: Lucio Petrocco, Prima da Noi, Attilio di Mattia

Tuesday, November 3, 2009

Piattaforma Montara: 75 giorni di follia


A quanto pare, dopo due mesi e mezzo, e' finalmente finito il flusso di petrolio dalla piattaforma australiana Montara. Ci sono volute cinque tentativi, lo scavo di una nuovo pozzo, e un mega-incendio per fermare lo scoppio, ma c'e' ancora tanto lavoro da fare per il ripristino e la messa in sicurezza di piattaforma ed ecosistema.

Della piattaforma ne abbiamo gia' parlato qui. Il pozzo e' scoppiato il 21 Agosto 2009, non si sa' ancora perche'. Verso il 10 Settembre 2009 parte da Singapore un jack-up, una piattaforma temporanea, come quelle che hanno messo a suo tempo nei nostri mari italiani. L'idea era di costruire un pozzo parallelo da cui intercettare quello scoppiato per cercare di tapparlo.

Finalmente, domenica scorsa, primo Novembre gli addetti sono riuscti a pompare dal jack-up degli speciali fanghi chimici nel pozzo esploso, a circa 2 chilometri e mezzo dal fondale marino ed il flusso si e' fermato.

Durante l'operazione pero' qualcosa e' andato storto e la piattaforma ausiliaria e' andata in fiamme, non si sa bene perche' , ma visto che in giro c'era petrolio, gas e condensati di varia natura, e' facile capire che si trattava di una situazione pericolosa e delicata. Nessun umano si e' fatto male, ma si e' orginata una scia di fumo di circa 100 miglia, 160 chilometri.

La ditta trivellante, PTTEP dice che il lavoro davanti e' ancora molto complesso.

Le stime di petrolio rigettato variano. Non si sa con esattezza quanto petrolio e' stato sversato a mare, ma e' tanto, e secondo alcune stime si tratta di 9 milioni di galloni. La petroliera Exxon Valdez - un disastro ambientale le cui conseguenze si sentono ancora oggi in Alaska- ne rilancio' a mare 11.

Ecco il video delle fiamme. Proprio una bella visuale per i nostri, tanto desiderati, turisti lungo la costa teatina. Andiamo avanti cosi.




Fonti: Skytruth