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Monday, November 21, 2016

Obama vieta le trivelle in Artico, Atlantico, Pacifico fino al 2022



Le trivelle saranno vietate in Artico fino al 2022, secondo quanto annunciato dall'amministrazione Obama il giorno 18 Novembre 2016. 

E' considerata una decisione storica. 

Il piano quinquennale di trivelle per i mari USA, annunciato dal segretario dell'interno Sally Jewell,  prevede che non ci sara' nessuno tipo di nuova trivellazione nei mari di Beaufort and Chukchi e conferma il divieto a nuovi pozzi anche in Atlantico e nel Pacifico. L'unico posto in cui l'industria del petrolio si potra' espandere e' il golfo del Messico, gia' sacrificato al dio petrolio, e nel cosiddetto Cook Inlet dell'Alaska dove gia' le trivelle erano attive.

Come sono cambiate le cose in pochi mesi.

Obama e i suoi consiglieri non sono sempre stati cosi pro-conservazione del mare, anzi sotto la sua amministrazione ci state anche discussioni sulla possibilita' di aprire nuove concessioni, specie sulla costa atlantica. Ma il calo dei prezzi del petrolio, le pressioni da parte di pescatori, operatori del turismo, del dipartimento della difesa e dei cattivissimi residenti ed ambientalisti ha portato a piccolo-questo grande cambio di marcia. Chissa', avra' giocato un ruolo importante anche il desiderio di lasciare dietro un ricordo green di se.

Questo annuncio non puo' che essere benvoluto da noi tutti, quale che sia il motivo che c'e' dietro.

Ma perche' fino al 2022?

Negli USA le concessioni a mare vengono rilasciate ogni 5 anni, e il nuovo piano e' appunto per il quinquennio 2017-2022. Nel piano precedente, dal 2012 al 2017, le concessioni in Artico erano parte del progetto, questa volta le sette vecchie concessioni non ci sono piu'.

E' interessante la storia della vendita di concessioni nel mare di Chukchi, eseguita nel 2008 sotto Bush. A suo tempo arrivarono offerte fino a $2.66 miliardi di dollari per trivellare questo pezzo di Artico. Di questi soldi, $2.1 milardi erano della Shell.

Ma le concessioni si sono rivelate un disastro: studi di imaptti ambientali sbagliati, proteste, incidenti.
E cosi delle concessioni del 2008 nessuna e' stata messa in pratica, e anzi il dipartimento dell'interno le ha cancellate tutte.
Nel frattempo, Shell, ConocoPhillips, Statoil, Chevron, BP and Exxon si sono tutte ritirate dai mari artici dell'Alaska. Nel 2015, l'ultima ad abbandonare il campo e' stata la Shell che nonostante tutti i miliardi spesi per comprare la concessione e doverne investiti altri 7 miliardi di dollari ha dovuto accettare la sconfitta ed andarsene.  Nel 2015, le concessioni del mare di Chukchi sono state ritirate
dal governo e mai piu' ripresentate.
Ovviamnte c'e' lo spettro della nuova amministrazione di Mr. Trump che non promette benissimo da questo punto di vista. I petrolieri infatti gia' sperano che Trump cancellera' queste decisioni, visto che ha promesso di eliminare "lacci e lacciuoli" all'industria fossile americana. Come sempre i numeri sono volati: questa decisione ci costera' il sacrificio di 24 miliardi di barili di petrolio, 100 trillioni di piedii cubi di gas naturale, 55mila posti di lavoro, 193 miliardi di introiti.

Abbiamo cioe' rinunciato a Babbo Natale tutti i giorni!

Fra i politici piu' infuriate la rappresentante dell'Alaska, Lisa Murkowski che dice che questa decisione consegna lo sviluppo petrolifero dell'Artico alla Russia ed altre nazioni che si affacciano sul polo nord e che si augura che Trump stracci via tutto.

Staremo a vedere cosa fara' Trump.

Ma gli esperti dicono che per cambiare direzione ed aprire l'Artico dell'Alaska alle trivelle ci vorranno almeno due anni.

E la storia insegna che tante cose possono cambiare in due anni.






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