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Sunday, November 27, 2016

L'inferno petrolifero dell'Iraq




Se fosse successo nei nostri paesi occidentali ne avremmo parlato e disquisito per settimane.

Ma succede in Iraq e cosi sono qualche eroica agenzia di stampa internazionale -- Reuters in quetso caso -- ne parla.  Oppure la NASA che qualche tempo fa rilascio' foto da satellite di quanto accadeva nei cieli del paese.

Man mano che l'ISIS perde terreno in Medio Oriente appicanno fuoco ai pozzi che controllavano e se ne vanno.  Hanno semplicemebte messo esplosivi a casaccio e se ne sono andati.

Non gliene importava niente della gente, come puo' importargli dell'ambiente?

E cosi' una zona del nord dell'Iraq e' stata puntellata da incendi apocalittici e da fiamme e fumi che persistono da mesi, anche da Agosto 2016.

A cercare di fermare il tutto quel che resta del North Oil Company dell'Iraq, uomini che si avvolgono il corpo e il viso in stoffe protettive e che cercano di estinguire le fiamme.

Fra questi uomoini Hussein Saleh che per 30 anni ha lavorato per oil e gas e che dice di non avere mai visto niente di simile.  Ci vogliono giorni per sistemare un solo pozzo. Finora sono riusciti a fermare le fiamme che venivano fuori da sette o otto pozzi.

Ce ne sono ancora dodici.

Su ogni pozzo c'e' un gruppo di circa 150 persone a studiare come meglio fare e a usare tutte le precauzioni possibili.  Il lavoro e' pericoloso, non solo per le fiamme e i fumi tossici, ma perche' l'ISIS ha anche lasicato mine e bombe nei pressi dei pozzi stessi.  A volte viene usata acqua che si trasforma subito in un funo grigio; altre volte viene scavato il terreno attorno ai pozzi metro per metro per eliminare le possibili mine. Quando ne trovano, le fanno esplodere in modo controllato. Sotto le fiamme.  A volte ci sono malori.

Il petrolio dell'Iraq e della Siria e' servito ai signori dell'ISIS per finanziare le proprie attivita', tramite la vendita sul mercato nero dal 2014 ai mesi scorsi.  


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