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Wednesday, October 7, 2009

La piattaforma Montara: due mesi e mezzo di petrolio, una class action di pescatori indonesiani





Questa storia del pozzo Montara e' del 2009.

Cioe' da prima che in Italia si parlasse a grande scala del petrolio, e da prima pure dello scoppio nel golfo del Messico.

Ma lo stesso fu un episiodio orrendo di una piattaforma -- Montara -- che scoppio', si incendio' e sputo' petrolio senza sosta per 70 giorni fra i mari fra Australia e Indonesia. Finirono in mare 300 mila litri di petrolio.

Fu il piu grande disastro ambientale d'Australia.

La ditta responsbile si chiama PTT Exploration & Production Australasia ed ha sede in Thailandia.

E adesso, sette anni dopo, si prepara ad una class action da parte di 13,000 pescatori indonesiani
che hanno chiesto alla corte di Sydney di essere risarciti a causa delle loro vite spezzate dal petrolio.
Chiedono 150 milioni di dollari, poco piu di diecimila dollari a testa.

Nella causa dicono che la PTTEP ha cercato di risparmiare sui costi, per questo mettendo a rischio la vita delle persone e il sostentamento di decine di pescatori.

Ma la PPTEP Australasia dice che e' tuttapposto, che accettano le proprie responsabilita' ma che non ci sono stati impatti in Indonesia: e' troppo lontana e quindi e' tuttapposto. Secondo loro il petrolio e' rimasto intatto nei mari di Australia e in Indonesia non ci e' arrivato manco per niente. Dicono infatti che “PTTEP Australasia maintains its position, based on extensive independent scientific research overseen by the Australian government, that no oil from Montara reached the shores of Indonesia or Australia and that no long-term damage was done to the Timor Sea environment”

Finora, la ditta in questione, nonostante il petrolio finito in mare, ha dovuto pagare solo 387mila dollari per l'incidente. Nel 2012 infatti si e' dichiarata colpevole di avere causato l'incidente. 

Vediamo come va a finire.


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10 Luglio 2009

Mentre leggevo il progetto per trivellare il mare di Ortona con il pozzo Elsa2 ricordo che la ditta proponente - la Vega Oil - diceva che i rischi di incidenti sono bassi, e che in base ai loro "calcoli" il loro pozzo sara' praticamente una botte di ferro. Si dice che le piattaforme nuove sono meglio di quelle vecchie e le tecniche nuove ipersicure. Sara'. Intanto pero' basta un solo incidente, uno solo, per distruggere un intero ecosistema.

Qualcuno ha mai sentito parlare del pozzo petrolifro esploso nell'oceano indiano, a meta' strada fra Timor ed Australia, in data 21 Agosto 2009? Si chiama piattaforma Montara. Credo che nessuno ne abbia sentito parlare perche' i media italiani non ne hanno discusso, o almeno io non ho letto nulla in proposito. E' il peggior disastro petrolifero d'Australia, che pure ne avuti tanti di problemi di trivelle in mare.

A tutt'oggi 8 ottobre 2009 il pozzo e' ancora in fase di rigetto di petrolio. Un incidente che dura da un mese e mezzo! Si parla di circa 3,000 barili al giorno che escono dalle viscere della terra in mare aperto e senza che nessuno possa farci niente. 3,000 barili di petrolio sono circa 500,000 litri di petrolio. Al giorno. Secondo la classificazione della Costa Marina americana qualsiasi cosa al di sopra dei 400,000 litri e' un disastro ambientale. Questi e' come se ne avessero uno al giorno.
Petrolio in mare, fumi tossici, scie chimiche. Per un mese e mezzo.

In totale finora fanno circa 25 milioni di litri di petrolio.

La scia di robaccia e' arrivata dal mare aperto fino ad una riserva marina detta di Cartier Island. Tutti i tentativi di bloccare la fuoriuscita di petrolio sono falliti.

Intanto il petrolio e' arrivato sull'isola di Timor, vicino all'Indonesia e a circa 130 chilometri dal pozzo. Alcuni pesci morti sono arrivati in riva, la gente li ha mangiati e si sono sentiti male, con irritazione alla pelle e nausea. Non sapevano nulla dello scoppio della piattaforma nell'oceano.

Alcuni pescatori invece raccontano di avere visto macchie di pesci morti su tutto l'orizzonte mentre erano fuori con le loro barche e che al largo il mare era tutto puzzolente. Inutile dire che la pesca e' collassata in quella zona. Anche qui pero' i petrolieri e qualche politico cercano di minimizzare tutto dicendo che i pesci muoiono per altre cause e che e' tutto sotto controllo.

La piattaforma esplosa era nuova di zecca ed era nel bel mezzo dell'Oceano.

E se questo succedeva a Pineto? Alle isole Tremiti? ad Ortona? a Rospo Mare?


Fonti: Skytruth, No rigs, The Irregular Times, The Jakarta Post, Radio Australia

Monday, October 5, 2009

L'ENI a Praia a Mare




Assoluzione di tutti gli imputati nel processo di primo grado
Il fatto non sussiste 
 Insufficienza di prove

Undici dirigenti responsabili della Marlane indagati per 
omicidio colposo
lesioni gravissime,
omissione dolosa di cautele sul lavoro 
disastro ambientale. 



Come sempre, alla fine di ogni violenza che si fa alla natura, noi uomini ne paghiamo le conseguenze. Non subito pero' perche' la natura ha i suoi tempi. Per un po' accetta, assorbe, sopporta. Ma anche se noi uomini dimentichiamo, lei no, ricorda tutto. E per il semplice motivo che segue il suo corso logico, dato da semplici regole che hanno avuto millenni per solidificarsi. Si raccoglie quel che si semina. Che siano i morti di Messina perche' l'uomo ha costruito palazzine di cinque piani lungo il letto di un fiume, lasciando la spazio a zero alberi, o che siano i morti di tumore perche' l'uomo ha seppellito sostanze tossiche in riva al mare e' la stessa cosa.

La natura si rispetta e non perche' vogliamo essere "ambientalisti estremisti", ma per il semplice buon senso. Amare e rispettare la natura significa amare e rispettare il genere umano, che della natura fa parte e che dalla natura trae vita, benessere, sostentamento.
Ogni albero spiantato lungo quel fiume di Messina, ogni fusto tossico gettato in mare, sono piccoli tasselli di morte.

In questi giorni esce sui giornali la nuova storia che riguarda l'ENI (ma non solo) e i morti per tumore, questa volta a Praia a Mare, in provincia di Cosenza. A guardare la fotografie, la citta' pare un bellissimo centro di vacanze, con il mare blu, gli ombrelloni lungo la spiaggia sabbiosa, spaziosa e gli scogli che guardano il cielo e l'acqua azzurra.

Non e' tutto oro quello luccica.

Poco distante dalla spiaggia infatti, sorge una azienda tessile, la Marlane. Anche dal nome si voleva far passare una immagine di mare, di vacanze di aria buona. Questa azienda fu fondata negli anni '50 dal conte Stefano Rivetti di Val Cervo, morto nel 1974. Era un piemontese che aveva ricevuto in eredita' dal padre un lanificio.

Grazie alla cassa per il Mezzogiorno, e ai contributi a fondo perduto il conte decise di aprire altre industrie tessili nel sud Italia, a Maratea, Tortora e appunto a Praia a Mare, tutte zone di mare fra Basilicata e Calabria. Il conte ebbe fortune alterne, la ditta di Maratea falli' fra sprechi di vario genere. Gli investimenti sul turismo invece ebbero sorte migliore.

A Praia a Mare si producevano divise militari e i vari reparti erano divisi fra muri. Dal 1969 al 1987, e cioe' per diciotto anni, la Marlane e' stata di proprieta' dell'ENI. Sotto la nostra beneamata, i muri divisori caddero, e tutto si faceva in un unico ambiente. In particolare i fumi tossici della coloritura venivano respirati da tutti, senza masherine e come se fosse elisir di lunga vita.

Le confezioni di coloranti sono contrassegnati dalla figura tossica con il teschio: gli operai, ai quali non era evidentemente stato fatto nessun corso di sicurezza, prendevano il materiale e a mani nude lo buttavano nelle vasche bollenti aperte, le cui esalazioni andavano a finire nei corpi di tutti. Gli aspiratori non funzionavano ed i fazzoletti degli operai erano sempre neri di porcherie che arrivavano dai loro polmoni. Gli scarti di amianto venivano abbandonati alla meno peggio, senza alcuna premura di smaltitura corretta.

Alla fine della giornata l'ENI passava agli operai una busta di latte per disintossicarsi.

Nel 1987 la ditta passa alla Marzotto di Valdagno che e' ancora la proprietaria della Marlane. Negli anni novanta le vasche vengono sigillate, e i fumi tossici contenuti. Ma l' azienda e' gia' morta, e nel 1996 chiude per sempre.

La natura fa il suo corso. Piano piano la gente inizia ad ammalarsi di cancro, anche giovani trentenni.

Su mille operai in totale, si stima che centocinquanta siano morti di cancro a causa dei fumi tossici della Marlane. Altri centoventi sono vivi ma ammalati pure loro di cancro alla mammella, alla vescica o ai polmoni. Fanno un operaio su quattro.

Ovviamente siccome siamo in Italia e le indagini sono sempre difficili, per molte delle persone morte non ci sara' mai giustizia, visto che la prescrizione ha annullato tutto. Per gli altri la procura di Paola ha ipotizzato il reato di truffa, omicidio colposo e di inquinamento ambientale, anche se si sta prendendo in considerazione il reato, piu' grave, di omicidio volonario.

E poi ci sono mille altri scandali: pressioni fatte su cittadini e operai affinche' stessero zitti, report medici falsi, dove invece di dire che la gente moriva per cancro ci si inventava altre scuse, o i terreni attorno alla Marlane che sono diventati un cimitero di roba tossica con fanghi di scarto seppelliti sotto la sabbia, in discariche abusive o gettati direttamente a mare, le falde idriche inquinate, i soldi presi dallo stato "per lo sviluppo" e che invece sono serviti per ammazzare la gente.

Quando l'ENI ando' via vennero stanziati 44 milioni di lire per ognuno dei 200 lavoratori licenziati, in teoria per aiutare la rioccuopazione a Praia. Nove miliardi delle vecchie lire,
nel 1987. Non si sa che fine hanno fatto i soldi.

Fra i veleni di Praia a Mare anche le ammine aromatiche (con dentro il benzene): gia' nel 1997 si sapeva che facevano venire tumori alla vescica e al seno. Uno studio americano di 12 anni fa infatti diceva: "Non sono un caso i tumori della vescica in chi lavora nell'industria dei coloranti", come riporta il Corsera di allora.

Il conte e' morto. l'ENI non dice niente. La Marzotto dice che non e' colpa sua. I cittadini di Praia sono per la maggior parte anestetizzati. L'unica che va avanti senza paura e' la natura. Lei fa il suo corso: porcherie mi dai, porcherie ti restituisco.

Non e' lei che e' matrigna, siamo noi matrigne di noi stessi.



Fonti: Bloglavoro, La repubblica1, La repubblica2, Pane e rose, SLAI-Cobas

Friday, October 2, 2009

Manifesti della Confcommercio


Fra qualche giorno l'intera provincia di Chieti sara' invasa da manifesti di contrarieta' alle trivelle petrolifere nella nostra regione.

E' una cosa bellissima e sono veramente grata al presidente della Confcommercio, Angelo Allegrino, per avere accolto il mio invito a creare queste locandine ed a farle diffondere il giro per la provincia. Ovviamente dietro questa nuova iniziativa c'e' il lavoro di varie altre persone, prime fra tutte Giosue' e poi Fabrizia che si sono adoperati per disegnare e far stampare queste locandine. Grazie!

Io penso che non ci sia cosa piu' bella dell'operare insieme alla gente, di renderla partecipe, di far sentire a ciascuno che ogni passo e' importante, anche se non ci sembra. Abbiamo veramente fatto tanta strada insieme, tanta altra ce n'e' ancora da fare. Nessuna cosa sara' un passo lunare, ma ognuno si costruira' sui tanti gia' fatti. Tutti ci porteranno alla meta finale: no alle trivelle in Abruzzo.

Ogni tanto mi arrivano email con proposte grandiose, che occorre andare a parlare con Di Pietro, con Santoro, con Berlusconi, con Fini. E si, sarebbe bellissimo che ciascuno di questi personaggi volesse dire e fare la loro, ma intanto che aspettiamo Godot che ci salvi, e' bello che siamo noi persone normali a darci da fare, inventandoci qualcosa ogni santo giorno.

In questo senso, tutto e' stato utile, dal pubblico di Cupello che incalza Chiodi, dal video amatoriale fatto a EdG dove gli si chiede: ma come fai a fare il turismo con le piattaforme? Dai messaggi su Facebook a EdG alle lettere e ai filmati a Chiodi. E' stato grazie a tutto questo movimento di persone che abbiamo avuto la moratoria del 2008, la partecipazione della provincia contro Elsa2, il ritiro della legge Febbo-Chiodi per spartirsi le royalties e messa all'ordine del giorno, "per sbaglio", da Emilio Nasuti.

Sono queste le nostre armi, e occorre continuare a martellare, con la trasparenza e l'operato paziente di tutti. Nessuno di noi legifera, per cui dobbiamo solo fare affidamento nei nostri numeri, nella nostra impazienza di popolo. Continuano ad arrivarmi email di vario genere, di ammirazione, di ringraziamento, di voglia di fare. Andiamo avanti cosi, ogni giorno un passo in piu'.

La strada e' ancora lunga, ma in qualche modo ce la faremo.

Thursday, October 1, 2009

La censura Moratti


Saras recognises the importance of safety and protecting the environment.
www.saras.it

La storia di Massimiliano Mazzotta mi rattrista e mi fa rabbia nello stesso tempo.

Massimo e Gianmarco Moratti. Il primo e' il presidente dell'Inter sposato con Emilia Bossi, detta Milly, che milita nel partito dei Verdi, il secondo e' marito della 'ecologissima' Letizia Moratti, che regala le bici ai dipendenti di Milano e che mette l'ecopass per migliorare la qualita' dell'aria ai milanesi. Che bravi questi Moratti.

I due di cui sopra pero' sono anche i proprietari della Saras, la raffineria piu' grande del mediterraneo, e una delle piu' inquinanti. Questa raffineria fu installata dal padre dei signori Moratti, Angelo nel 1962. I suoi metodi erano un po', come dire, poco ortodossi. Angelo Moratti inizio' con una raffineria simile a Melilli, in provincia di Siracusa. Questa raffineria era in realta' un rottame texano che stavano smantellando da Longview (Texas) perche' obsoleta.

Mr. Moratti senior venne, la prese e la mollo' ai siciliani. Bell'affare, eh?

Nel corso degli anni, a Siracusa come a Sarroch le raffinerie Moratti non hanno portato altro che devastazione ambientale, malati, incidenti di vario genere. Ogni tanto muore qualcuno, ogni tanto c'e' una fuga di gas. Sfondano i limiti legali un giorno si e uno no. Fanno affidamento nella rassegnazione del popolo.

Un giovane regista leccese-milanese pero', Massimiliano Mazzotta, decide di fare un documentario sulla vita a Sarroch. Si parla di tutte le verita' scomode della Saras, delle analisi fatte male, dei pesci allo zolfo, dei morti. La cosa triste di questo e' dopo quasi 50 anni di Saras nessuno degli abitanti pareva sapere cosa uscisse dall'Ecomostro dei Moratti. Nessuno sa che la puzza di uova marce e' l'idrogeno solforato. Nessuno gli ha spiegato che quella roba fa male.

Il Mazzotta inizia a proiettarlo in giro per l'Italia, all'accademia di Brera, a Cagliari, nella stessa Sarroch, a Roma. La notizia di questo video vero ma scomodo, incuriosisce i Moratti. E' meglio che nessuno sappia e che l'Italia pensi ai Moratti come ai proprietari dell'Inter, o al massimo come quelli delle biciclette di Letizia.

A Marzo del 2009, arriva a Mazzotta una a raccomandata dagli uffici legali della Saras: blocca ogni altra proiezione del tuo video. Come se fossimo in un regime stalinista. Come se la liberta' di espressione non esistesse. Quanta paura hanno i Moratti che la verita' venga fuori?

Mazzotta decide di non lasciarsi intimidire, e continua a proiettare il suo video per l'Italia durante tutta l'estate. Qualche volta ci riesce, qualche volta no.

I Moratti continuano a mettergli i bastoni fra le ruote con tutto il loro potere, economico e sociale. C'e' il sequestro della pellicola, la resituzione del materiale (legalmente filmato) all'interno della raffineria, citazioni presso il tribunale di Cagliari.

Subito si vedono le persone con la spina dorsale e quelle che invece non ce l'hanno. Il Festival internazionale di reportage ambientale di Genova, coraggiosi difenditori della verita' ne annulla la proiezione. L'Ecologico International Film Festival di Lecce invece gli assegna il primo premio ex-aequo per la rabbia militante con cui documenta la delittuosità di un sistema industriale.

Qui c'e' l'intervista a Mazzotta come fattagli da L'Espresso. I Moratti non hanno mai voluto partecipare ad un dibattito pubblico e preferiscono far fare il lavoro dai loro avvocati, cosi' poverini non devono rovinare la loro immagine di signori della Milano per bene.

Intanto, la Saras torna a colpire. In estate muoiono tre operai perche' inalano idrogeno solforato.
Proprio ieri 30 settembre una nube bianca, fatta di polveri cancerogne, proveniente dalla raffineria avvolge tutta la citta'. Dopo un po' si innalza la fiaccola del desolforatore con una lunga fiammata nera.

Qualcuno paghera' multe? Qualcuno decidera' di installare misure di sicurezza piu' forti? Qualcuno fara' una indagine seria sugli abitanti di Sarroch? E' piu' facile zittire Mazzotta e pensare al campionato di serie A.

Infatti, per tutta risposta la Saras indice una delicata conferenza dal titolo vuoto: "L'ambiente come fonte di sviluppo, la salute come principio di vita”.

A Milano forse, non a Sarroch.

Altri post su Sarroch:
Saras1, Saras2, Saras3, Saras4



Tuesday, September 29, 2009

CHIODI IL TRADITORE


** Il 30 Settembre 2009 hanno ritirato questo progetto di legge. Emilio Nasuti ha detto di essersi sbagliato. Che classe dirigente! **

E cosi, per un piatto di lenticchie e per pochi denari Gianni Chiodi, colui che a Cupello promise che "fra dieci anni di quei pozzi di petrolio non restera' nulla", vende la nostra regione al migliore offerente.

Esce infatti oggi la notizia che domani 30 settembre l'accoppiata Febbo-Chiodi si prepara a spartire le briciole delle royalties fra comuni, enti, province... Chissa' quante tasche private ne beneficeranno. Tolgono le ASL e gli ospedali e mettono pozzi di petrolio invece. Che cosa folle, che gente dal cervello piccolo piccolo piccolo. Vanno avanti senza idee, senza coerenza, come canne al vento.

Che piccolezza, che schiaffo a tutti i cittadini, comitati e a tutte le persone di buona volonta' che si sono date da fare per salvare la nostra regione. Se invece di fare i conti su come spartirsi i soldi, il duo in questione avesse lavorato presso Roma, presso le province, presso l'ENI per contrastare i piani petroliferi per l'Abruzzo, ora non saremmo qui.

Questo a dimostrare ancora una volta che a comandare dovrebbero starci le persone intelligenti, colte, sensibili, saggie. Persone di cultura che quando *non sanno* hanno l'umilita' di chiedere e di ascoltare chi ne sappia piu' di loro. Invece qui l'arroganza e' di casa, e questi signori vanno avanti per la propria strada, senza farsi domande, senza chiedere, senza amore. Ovviamente senza mai valutare qual'e' la cosa migliore per l'Abruzzo, ma semplicemente facendo cio' che e' piu' facile fare.

Scegliere fra l'ENI e la tua gente? Ma e' molto piu' facile scegliere l'ENI, di gran lunga. Alla cieca.

Il primo del duetto di saggi, Mauro Febbo teoricamente e' l'assessore all'agricoltura, che in televisione a rete Otto, dietro le quinte mi urlo' addosso maleducatamente e che disse che gli inceneritori si faranno perche' lo dice lui, punto e basta. Un assessore all'agricoltura che vuole inceneritori e pozzi di petrolio. Diamgolielo da mangiare a lui un bel piatto di insalata cresciuta dietro l'inceneritore e un bel bicchiere di vino fatto con l'uva marcia di Viggiano!

Secondo me il signor Febbo e' ignorante in materia, e non sa che in Basilciata il raccolto di olive e di uva e' DIMEZZATO da che e' arrivato il petrolio. E questo non lo dico io, ma uno studioso di economia della Bocconi, Antonio Bianco, in un convegno a Lanciano a Luglio. Che razza di assessore all'agricoltura e' uno che vuole distruggerla?

E poi vi ricordate a Rete Otto che porto' anche il Corriere della Sera con la notizia che il "petrolio non porta ricchezza alla Basilicata" e che promise che non si sarebbero avute infrastrutture petrolifere ad Ortona? Chissa, se n'e' scordato e ora pensa che invece il petrolio portera' ricchezza all'Abruzzo.

Gianni Chiodi, invece ogni volta che parla dice cose diverse e contraddittorie. Non lo sa neanche lui che pesci pigliare e in mancanza di carattere decide di fare la cosa piu' facile, sempre e comunque. A Rete Otto prima disse che il petrolio era una straordinaria opportunita' per l'Abruzzo, poi scrisse a me dicendomi che era contrario al centro oli di Ortona, poi dice che dei pozzi non restera' nulla - chissa' per quale magia - ora si decide come spartirsi i soldi.

Prova che certe volte la spina dorsale e' un optional nei nostri politici. A quello non gliene importa niente dell'Abruzzo. Invece di difenerci, ci vende.

Come diceva Don Abbondio, se uno il coraggio non ce l'ha non se lo puo' dare. Io aggiungerei, ma se fai il presidente della regione e non hai gli attributi per scacciare dalla tua terra gli invasori irlandesi, americani, canadesi ed inglesi, che vogliono venire qui a derubare il tuo territorio, e ti acconenti delle briciole, e' meglio che fai un altro mestiere. I rammolliti non ci servono.

Chiodi e Febbo resteranno nella storia come i due politicucci che hanno venduto l'Abruzzo, fra mille bugie, mille inganni alla gente. Che schifo.

Cosa fare? BOMBARDARE LA REGIONE DI EMAIL. Diciamo loro che non vogliamo le estrazioni, ma invece che venga prolungata la legge regionale che vieta le trivelle in Abruzzo fino al 31 dicembre 2009. In alto a destra mettero' gli indirizzi a cui scrivere.Ovviamente questa non e' una battaglia politica per me, ma umana e io spero che per una volta gli amministratori tutti si diano una mossa e si comportino secondo coscienza.

Franco Moroni e' stato il consigliere della provincia di Chieti a cui va l'onore ed il riconoscimento di avere spinto la provincia a mandare le osservazioni contro Elsa, firmate da Enrico di Giuseppantonio. Ieri, sempre grazie a Moroni TUTTA LA PROVINCIA DI CHIETI HA VOTATO ALL'UNANIMITA' CONTRO IL PETROLIO. Il mio ringraziamento pubblico per avere spinto in questa direzione a Franco Moroni, ed anche a Enrico Di Giuseppantonio, per avere finalmente deciso da che parte stare.

Purtroppo, in questi tempi cosi drammatici, occorre fare ancora di piu', ed e' arrivata l'ora di NON AVERE PAURA a contrastare Chiodi a livello regionale. A fargli vedere che qui non siamo sudditi, ma cittadini.

Occorre che TUTTI siano uniti, non e' il tempo di guardare alla destra o alla sinistra, quanto alle persone di buona volonta' che vogliono fare la cosa giusta. Tutti i sindaci, tutti i firmatari della moratoria attuale, la chiesa, i Verdi, i cittadini, occorre che tutti lavoriamo assieme. Non c'e' alternativa. La gente e' dalla parte di chi il petrolio non lo vuole, nei fatti e nelle parole.

In tutta questa storia aleggia vagamente una figura, quella dell'assessore all'ambiente, Daniela Stati. Muta era, muta rimane. Che brutto esempio per il genere femminile.

Monday, September 28, 2009

Corriere della Sera


 Il campanile di San Marco crollato per la subsidenza ai primi del novecento

Sono appena rientrata dall'Italia dove ho partecipato ad un convegno a Chioggia per discutere delle estrazioni di metano al largo di Venezia.

Era di questo che avrei voluto commentare oggi, e della follia di noi italiani a permettere una cosa del genere. Venezia e' unica al mondo. Ravenna per colpa anche delle estrazioni del metano e' sprofondata di un metro e venti centimetri nel corso di sessant'anni. Il Polesine per colpa delle estrazioni di metano e' stato sommerso da varie alluvioni negli anni '50 e '60. Nel 1951 morirono 88 persone.

Smantellate le piattaforme, fermate le alluvioni, rallentata notevolmente la subsidenza. E ora l'ENI viene fuori con fantomatici "calcoli matematici" che assicurano che Venezia e Chioggia non saranno colpite da fenomeni simili, pur volendo trivellare a 5 chilometri dalla costa!

Invece scopro che finalmente il Corriere della Sera, dopo che ho tanto (tanto!) scritto loro affinche' parlassero dei pericoli del futuro dell'Abruzzo ha deciso di pubblicare un articolo sul petrolio in Abruzzo qui.

Sono contenta che il resto d'Italia possa sapere di quello che un branco di petrolieri vuole fare ad una terra gia' martoriata dal terremoto e che non ha bisogno di altri guai per colpa della cupidigia di ENI, Petroceltic, Vega Oil, Mediterranean Oil and Gas, Edison, Cygam Gas, Forest Oil e di altre ditte che vogliono trasformare l'Abruzzo in una nuova Basilicata.

Ho pensato allora per tutti quelli che arrivano a questo blog per la prima volta di linkare un po di informazioni in piu sul tema.

In cima a questo blog c'e' la figura dell'Abruzzo petrolifero secondo le concessioni rilasciate fino al gennaio 2009. I vari colori sono i vari stadi di avanzamento dei permessi.

Ecco allora vari link sul petrolio in Abruzzo e sulla storia del Centro Oli di Ortona - nome soave scelto dall'ENI per confondere le idee ai contadini che li coltivano vino ed ulivi e che per molto tempo hanno pensato ad un frantoio!

Dibattiti con l'ENI:
Pescara 21 luglio 2008
Seconda Parte
Terza parte
Pescara 18 Gennaio 2008

L'ENI e la societa' italiana:
OIL

Sulla politica abruzzese:
Gianni Chiodi a Rete 8
Lettera a Gianni Chiodi
Risposta di Chiodi
Gianni Chiodi a Cupello
Gianni Chiodi a Cupello, parte seconda

Sulla politica italiana e l'ambiente:
Politica1,
Politica2

Sul petrolio in Abruzzo e perche' no:
America Oggi
Indymedia
Primadanoi

Sui processi criminali ENI:
Criminal proceedings ENI

Sull'ENI in altre parti d'Italia:
Maremma,
Crotone
Manfredonia
Mantova
Gela
Paderno Dugnano
Augusta
Taranto

Sull'ENI in Basilicata:
Basilicata
Financial Times

Sull'ENI in altre parti del mondo:
Nigeria
Ecuador

Sulla Saras ed i Moratti in Sardegna:
Saras1
Saras2
Saras3
Saras4

Sull'API di Falconara:
Falconara1
Falconara2
Falconara3

Sulla Tamoil di Cremona:
Cremona1
Cremona2

Sui tumori che aumentano in Italia e dimuniscono nel resto dei paesi occidentali:
Tumori 1
Tumori 2
Tumori 3

Sull'Italia e le multe di Kyoto:
Kyoto

Sull'Italia e il fotovoltaico:
Italia-Germania trentacinque a duemila

In questi due anni di attivita' non mi sono risparmiata niente, ed ho fatto tutto quello che potevo, senza chiedere niente in cambio se non la soddisfazione di sapere di avere fatto la mia parte per salvare una terra dove ho vissuto per 10 anni e alla quale voglio bene.

Ho girato l'Abruzzo in lungo ed in largo con la mia presentazione power point dicendo a tutti - da contadini a senatori - che non era giusto quello che burocrati di Roma, l'Ente Nazionale Idrocarburi e politici corrotti abruzzesi avevano deciso per noi. Non ho avuto paura di dibattere l'ENI e di dire loro che quello che andavano propagandando era falso - secondo me e sulla base di documenti ENI, di articoli di scienza, di report giornalistici in altre parti d'Italia e del mondo e sulla base del semplice buonsenso. Un campo di petrolio, con raffineria connessa, non ha posto fra i vigneti del Montepulciano d'Abruzzo. Punto.

Ho convinto la Chiesa Cattolica a prendere una posizione netta, ho convinto la provincia di Chieti a presentare osservazioni di contrarieta' al ministero per un progetto di un pozzo di petrolio a 5 chilometri dalla costa. Ho scritto alla Security and Exchange Commission di New York per denunciare le bugie che l'ENI scriveva nei rapporti agli investitori americani.
Ho spronato piu' e piu' volte Gianni Chiodi, il presidente della regione Abruzzo a darsi da fare, e cosi pure la sua assessore all'ambiente, Daniela Stati che a tuttoggi non ancora dice una parola che sia una sul tema petrolio.

Ho scritto a tutte le testate giornalistiche d'Italia, alle Iene, ad Annozero, al Gabibbo, a Beppe Grillo, alla Gabanelli, a Iacona. Ho coinvolto la Confcommercio, i cittadini, le scuole, i gestori di bed and breakfast, i contadini, al meglio che ho potuto, pur vivendo lontana, pur essendo americana di nascita e pur non progettando di tornare a vivere in Italia sul medio termine della mia vita.

E' un lavoro paziente, e tanti sono stati gli ostacoli, ma non ho mai accettato no come risposta e ho continuato per la mia strada. In Italia non siamo troppo abituati alla democrazia partecipata e quando si sente che l'ENI, l'ENEL o chi per loro ha deciso, troppo spesso c'e' rassegnazione, oppure la protesta dura poco. Invece no, la democrazia e' un impegno quotidiano, e richiede che ciascuno di noi sia vigile e che faccia la propria parte, passo dopo passo. Io spero che questa storia incoraggi altre persone a fare altrettanto nelle proprie realta' locali.

Cosa volgio? Voglio una moratoria di 30 anni che vieti ogni forma di estrazione petrolifera in Abruzzo. Voglio che l'Adriatico sia libero da qualsiasi nuova opera estrattiva, da Venezia fino alle isole Tremiti, e cosi pure i mari di Lampedusa, siciliani e ionici.

Fantascienza? Gli americani non trivellano su nessuno dei loro mari, ad eccetto che in Texas e nel circolo polare artico. Perche' noi invece andiamo a mettere le trivelle a pochi chilomentri dalla costa?

Il nostro petrolio, in Abruzzo, come in Basilicata, e' di scarsa di qualita', ricco di impurita' sulfuree e sara' sicuramente accompagnato da desolforatori, oleodotti e infrastrutture che nulla hanno a che spartire con l'Abruzzo cuore verde d'Europa.

Fra l'altro, grazie alla Turbogas di Gissi, l'Abruzzo gia' produce piu' energia di quel che gli serve.

L'Ente Nazionale Idrocarburi non ci riuscira' a distruggere una terra che generazioni di contadini e di lavoratori onesti hanno amato e fatto migliorare. Un milione di Abruzzesi non glielo permetteranno di venire qui a fare il comodo loro.

La meta' dei siti inquinati di interesse nazionale porta la firma dell'ENI.

Tuesday, September 22, 2009

Chioggia


Mille cose bollono in pentola, ma non posso scrivere a lungo perche' non ho tempo. Da noi in Abruzzo sia la Confcommercio, con i suoi 9,000 aderenti, che la Chiesa Cattolica hanno scritto lettere di contrarieta' al progetto Elsa2 della Vega Oil, una cosa bellissima e segno di un passo ulteriore nella partecipazione collettiva e apolitica alla salvezza dell'Abruzzo costiero. Grazie.

Intanto, al vertice ONU si parla dei cambiamenti climatici come di uno dei piu gravi pericoli per il futuro dell'umanita'.

Le ranocchie scompaiono dall'Italia per colpa dei cambiamenti del clima.

Massimiliano Mazzotta, il giovane regista che ha avuto il coraggio di fare un documentario contro il modo barbaro in cui Mr. Moratti e famiglia gestiscono il centro petrolifero della Sardegna viene da un lato perseguitato dai Moratti e dai loro legali (VERGOGNA!) e dall'altro vince premi a destra e a manca per il suo impegno e per la qualita' del suo lavoro.

Ho studiato il problema della subsidenza in alto adriatico: le piattaforme metanifere di Ravenna gli hanno abbassato il territorio di oltre UN METRO negli scorsi 50 anni, con costi gravissimi alla comunita' e con la perdita della spiaggia.

Negli USA qualcuno sperimenta con l'asfalto fotovoltaico, cioe' quando non ci passa nessuno l'asfalto raccoglie energia in maniera utile, come un pannello vero.

Obama stanzia palate e palate di soldi per incentivare le energie alternative, per il bene del pianeta e dell'economia USA.

Anche la Cina ha capito che devono rinverdirsi, per malattie ed inquinamento, ma anche per assicurarsi di essere parte dell'economia mondiale di energia verde.

E in Italia?

Avrei tante cose da riflettere su tutti questi temi, ma purtroppo non ho tempo. Sono stanca, ma felice del lavoro che abbiamo fatto e perche' tutti ci sono sentiti protagonisti del nostro futuro.