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Tuesday, December 24, 2013

Tom Steyer: lo Zio Paperone d'America e il petrolio


Tom Steyer ha 56 anni ed e' un riccone della California, il cui patrimonio e' stimato essere di 1.4 miliardi di dollari.

1400 milioni di dollari.

E' finanziere che ha fondato una ditta che gestisce capitali di grandi istituzioni, come universita' private e fondazioni private, la Farallon Capital Management, LLC ed e' anche il fondatore della OneCalifornia Bank con sede a Oakland, nei pressi di San Francisco. Questa e' una community development bank, una banca commerciale con la missione di usare i propri proventi per lo sviluppo di zone economicamente svantaggiate. Nel 2010 Tom Steyer e sua moglie hanno sottoscritto il programma di Warren Buffett e di Bill Gates di devlovere tutto il capitale accumulato durante le loro vite prima di morire, a cause di beneficenza e di filantropia.

Ma Tom Steyer ha anche il pallino dell'ambiente. 

E cosi' qualche anno fa ha fondato Next Generation, una organizzazione che ha come scopo primario quello di sensibilizzare il pubblico e di proporre soluzioni ai problemi ambientali del nostro tempo.

In questi giorni e' li che lotta anima e corpo contro la costruzione dell'oleodotto delle Tar Sands, il Keystone pipeline che dovrebbe portare il bitume dei canadesi giu' nelle raffinerie della Louisiana, attraversando l'America, e aumentando ancora di piu' la nostra dipendenza dalle fonti fossili.

Scrive lettere ad Obama - e dalla sua posizione di democratico e liberale influente, non e' una lettera qualunque - si incontra con i leader di chiese e sinagoghe affinche' il tema dell'ambiente venga discusso maggiormente ai fedeli, sponsorizza e partecipa a conferenze sul petrolio in tutta la nazione e ha dato milioni e milioni di dollari ai referendum e ai candidati che nelle campagne elettorali sono anti-trivelle.

Piano piano inizia a crearsi una rete politica e di contrastare l'enorme potere della ricca destra conservatrice americana, con a capo i fratelli Charles and David Koch, che se fosse per loro l'ambiente sarebbe una pattumeria.

A Giugno 2013, Obama presenziando una cerimonia all'Universita' Georgetown, vicino a Washington disse che avrebbe approvato l'oleodotto se la comunita' scientifica portava le prove che l'oleodotto non avrebbe contribiuto ai cambiamenti climatici.

Ed ecco qui Tom Steyer che mette assieme un gruppo di scienziati a dire esattamente il contrario: qualche settimana fa infatti, c'e' stata una conferenza anti-Keystone di nuovo a Georgetown con tutti gli esperti a dire di no. E' stata una cosa che ha messo molto in imbarazzo la Casa Bianca, tant'e' che che se prima le chance che Obama approvasse Keystone erano del 90%, ora si parla piu' di un 50%. Il tutto grazie alla mobilitazione dell'opnione pubblica,

Il passato di Tom Steyer non e' verdissimo. La sua ditta ha investito in ditte petrolifere, incluse la BP che di oleodotti ne gestisce a decine e che e' stata la responsabile dello scoppio nel golfo del Messico.

Ecco cosa dice a proposito:

"My position has evolved over time. They're right - that we invested in every industry in the world, including energy industries. And as I became aware of the problems with that, I became concerned that it was important to me to clean up and make sure I didn't have any conflicts with the positions I was taking." 

E' bello che uno ammetta le cose sbagliate fatte in passato e che si vada avanti. Venti, trenta anni fa non si parlava di cambiamenti climatici come adesso e penso che sia bello riconoscere di essere cambiati per il meglio.

Ora aspetto con ansia che i ricchi d'Italia prendano esempio e che gli eredi Berlusconi, Agnelli, De Cecco, Benetton, Barilla e tutti quelli che hanno fortune mastodontiche usino il proprio potere e i propri soldi per un Italia piu' bella, piu verde, piu' civile, piu' giusta, senza trivelle.

Ci sono poche cause piu' nobili e per cui spendere le proprie fortune e il proprio tempo che non il bene di tutti.





Dear Mr. President,

With Friday’s announcement that the Canadian provincial government of British Columbia opposes the transportation of tar sands oil over their lands, the last of the arguments for the development of the Keystone Pipeline has collapsed.

It has been my belief all along that your Administration was not going to approve the Keystone Pipeline because it simply made no sense on the policy merits to allow a pipeline that would enable massive greenhouse emissions, do almost nothing for our economy and slow our own move to research-based advanced energy independence that will generate hundreds of thousands of American jobs. Now this announcement by British Columbia, coupled with the other information that has come out since the review of the project began, means the controversy should be over.

Over the last year, each of the policy arguments for the pipeline has cratered.

First fell the argument that the pipeline would support oil independence. The U.S. is now an exporter of oil, and the Keystone oil will be piped across the Midwest down to the Gulf of Mexico where it will then be shipped as a cheap source of energy to our economic competitors in Asia, including China. In fact, TransCanada, the company building the pipeline, refused to support guarantees that the Keystone oil would not be used for foreign export when asked by Congressman Ed Markey (D-MA) during congressional testimony in December 2011.

Second toppled the argument that the pipeline is good for the U.S. economy. The pipeline will generate profits, but profits overwhelmingly for foreign companies. The project will generate as much as $3.9 billion in additional revenue for foreign oil companies. Jobs, of course, are critical, but for the billions that the American people will generate for foreign oil companies, we will only get 35 permanent jobs in return. In fact, it appears that among the few Americans who would actually financially benefit from the building of the pipeline are the Koch Brothers (they have already been storing a toxic byproduct of Canadian tar sands oil at a location in Detroit, and in Canadian regulatory filings one of their subsidiaries declared that it had a “direct and substantial interest” in the construction of Keystone).

And now, the argument that the tar sands oil was going to be delivered across Canada if the U.S. pipeline was not permitted has been demolished. The contractor hired by the State Department to prepare its Keystone XL environmental impact review is reportedly under investigation for an alleged conflict of interest. Based on that contractor’s report, the State Department declared that there will be no significant greenhouse gas emissions from Keystone because the oil would be exported by other means if the pipeline were not approved. That argument was always a flimsy rationalization, but it has now been completely undermined by the decision of British Columbia to oppose a route through that province. This decision shows that our Environmental Protection Agency was right all along: Transporting tar sands from Canada through the Keystone Pipeline will significantly increase greenhouse gas emissions.

Given that none of the chief arguments being put forth by supporters of the pipeline remain standing, NextGen Action is going to be working with our friends and allies who are opposed to the development of Keystone XL to intensify our efforts in communicating what is the right policy choice to your Administration. On June 20, in Washington D.C. we will announce a campaign that will specifically focus on communicating to those Americans across the country who supported your re-election in 2012.

Respectfully,
Tom Steyer

1 comment:

Antonio Massimo Cristaldi said...

Lo spero Maria Rita. Abbiamo un patrimonio storico, ambientale e turistico da preservare, ma chi conta ha una miopia incredibile. È oramai evidente che le energie di origine fossile sono dannose proprio per questo patrimonio.
C'è comunque molto da fare sia negli USA che in Italia.