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Tuesday, May 31, 2016

Il Financial Times ai petrolieri: rassegnatevi alla fine







Instead of railing against climate policies, or paying them lip-service 
while quietly defying them with investment decisions,
 the oil companies will serve their investors and society better 
if they accept the limits they face, and 
embrace a future of long-term decline.



Chi l'avrebbe mai detto. Un editoriale del Financial Times, pubblicazione da sempre pro-petrolio, che pubblica un editoriale in cui si consiglia ai petrolieri di accettare che il futuro per loro sara' fatto di un declino lento ed inesorabile.

L'editoriale pubblicato ieri 28 Maggio 2016 dice che invece di combattere contro le politiche fatte dai vari paesi per contrastare i cambiamenti climatici, o facendo solo piccoli gesti pro-forma mentre si continua ad investire nelle fossili, i petrolieri farebbero un servizio migliore a se stessi e alla societa' se accettassero che il loro futuro e' fatto un declino lungo e inesorabile.

Il Financial Times punta il dito contro Exxon and Chevron per avere a lungo negato gli effetti dei cambiamenti climatici.

Il giorno 25 Maggio 2016 infatti, i vertici della Exxon hanno detto no a tutte le richieste di trasparenza sui cambiamenti climatici avanzate dagli investitori eccetto che ad una. La stessa cosa e' capitata con all'incontro annuale con gli investitori BP, qualche mese fa, in cui i vertici dell'azienda hanno similmente detto no a discussioni, a maggiori studi, a maggiori dichiarazioni e trasparenza sui legami petrolio-clima-business. Idem per Shell e Statoil di Norvegia. Tutte al bavaglio. 

Il Financial Times dice che questi meeting fra investitori, vertici e dirigenti e' quasi una sorta di sessione di terapia per i petrolieri, in cui si cercano di capire le conseguenze degli accordi di Parigi e della necessita' di prendere decisioni per contenere l'aumento di temperatura a meno di 2 gradi centigradi.

Ovviamente la risposta a questi pensieri e' che il petrolio dovrebbe restare sottoterra, ma loro non ci riescono proprio a capire, a fare questo legame logico.

Secondo il Financial Times

The international objective of holding the increase in global temperatures to “well below” 2C, agreed at the Paris climate talks last year, implies the obsolescence of all fossil fuel production within the next few decades. The oil companies have not yet reconciled themselves to quite what this means.

Cioe' Parigi significa che la produzione di petrolio diventera' obsoleta.

Non e' parola di Greenpeace, ma del Financial Times, una delle principali pubblicazioni finanziarie del Regno Unito.

Il Financial Times dice che se i governi veramente seguiranno cio' che si e' deciso a Parigi i petrolieri dovranno trovare un qualche modo di fermare le emissioni di gas serra, mettersi a fare rinnovabili o chiudere battenti. Quartium non datur.

Dicono che in tutte queste riunioni si litiga e si discute, che gli Europei sono gia' piu' pronti ad ammettere i pericoli dei cambiamenti climatici rispetto ai petrolieri d'America. Che in generale si parla di piu' di tenere i costi bassi e di sicurezza nazionale, piuttosto che di ridurre le emissioni. Non ne vogliono sentire!

Ma mentre chi comanda e' restio all'idea di esplorare in dettaglio cosa succederebbe alle varie Exxon, Shell, BP, Chevron, al loro business e alla loro profitto con il vincolo dei due gradi, la risposta la da la rivista Nature. 

Secondo loro per tenere fede a Parigi e all'aumento dei due gradi, un terzo delle riserve petrolifere e meta' del gas del mondo dovrebbe restare sottoterra.

Il messaggio che non vogliono sentire e' che la crescita sara' scarsa e ridotta, e che nel lungo termine la produzione dinimuira' invece che aumentare.

Il Financial Times conclude con:

Invece di schiamazzare contro le politiche di contenimento dei cambiamenti climatici, o far finta di agire mentre segretamente si cerca di raggirarle quando si fanno gli investimenti, i petrolieri sarebbero di maggior servizio ai loro investitori e alla societa' se invece accettassero i limiti che hanno davanti e si preparassero ad un futuro a lungo termine fatto di inesorabile declino.

Amen.








Saturday, December 12, 2015

Parigi: l'80% delle fonti fossili deve restare nel sottosuolo





I now invite the COP to adopt the decision entitled Paris Agreement
outlined in the document.


Il ministro degli esteri francese Laurent
Fabius alla chiusura della Climate Conference of the Parties di Parigi.


Tutti approvano. Un enorme applauso. Tweet da tutto il mondo. E’ un giorno storico — il 12 Dicembre 2015. Il giorno in cui decine di migliaia di persone hanno riempito le strade di Parigi mentre i politici firmavano gli ultimi accordi sul clima. E’ la prima volta in cui tutti i paesi sono concordi nel tagliare le emissioni di CO2. Per alcuni l’impegno è volontario, per altri è legalmente vincolante.

L’obiettivo che ci si è posti è di tenere il riscaldamento del pianeta a meno di 2 gradi Celsius, con il target specifico a 1.5 gradi. Ai paesi in via di sviluppo saranno dati in totale 100 miliardi di dollari, con l’impegno di ricevere altri fondi per continuare a combattere i cambiamenti climatici. Ogni 5 anni gli impegni devono essere rivisti e si possono scegliere anche nuovi obiettivi più ambiziosi.

Ci si impegna anche ad iniziare a lavorare per raggiungere la “neutralità del clima”a partire dalla metà del secolo e cioè a bilanciare le emissioni di gas ad effetto serra con possibili riassorbimenti. E’ tanto, è poco? E’ sicuramente un passo avanti, e grande. Certo, l’urgenza del momento è tale che iniziare a lavorare per la neutralità del clima nel 2050 pare poco incisivo, un rimandare a data da destinarsi in cui le generazioni protagoniste saranno altre. Nel frattempo per alcuni sarà già troppo tardi con eventi catastrofici e irreversibili specie per atolli ed arcipelaghi.

Ma comunque Parigi manda un segnale forte: c’è un solo modo per arrivare alla neutralità del clima: lasciare le fonti fossili nel sottosuolo già da adesso eliminando sussidi e investimenti. E quindi i petrolieri farebbero bene a non dormire sonni tranquilli: l’obiettivo dei 2 gradi centigradi significa che l’80% delle fonti fossili dovrebbe restare sottoterra. Ovviamente se si scende a 1.5 gradi, ancora più petrolio dovrebbe restare dove madre natura l’ha messo.

Per di più, quello che emerge da due settimane di incontri è che i nemici in tutto questo sono sempre loro: i petrolieri che continuano a negare l’evidenza e a ostacolare impegni e programmi comuni anche qui, a Parigi, all’ultima ora. Ma le loro parole e i loro sforzi sono ormai cembali che tintinnano. Se siamo arrivati fin qui è anche grazie alla pressione che noi cittadini ordinari abbiamo messo a politici e ai petrolieri stessi. I governi senza di noi non sarebbero mai arrivati fin qui. Ora c’è solo da mettergli ancora più pressione affinché tengano fede agli impegni, con coraggio e determinazione.

Cosa pensa di tutto questo Matteo Renzi? Se limitare l’aumento del clima di soli 2 gradi centigradi significa lasciare l’80% del petrolio sottoterra, da dove vogliamo iniziare a salvare l’Italia petrolizzanda? Non è difficile, anzi c’è solo l’imbarazzo della scelta con progetti di trivelle in tutto il paese. Decidiamo che per onorare Parigi fermiamo Ombrina Mare? Le trivelle a Carpignano Sesia? A Zibido? In Basilicata? Nei mari della Puglia? La Vega B di Ragusa? L’airgun di Sardegna? Coraggio, caro presidente del Consiglio, scelga lei. Le lasciamo questo onore.

Monday, January 14, 2013

Exxon hates your children

Update: oggi 3 Settembre 2014 e' uscito il seguito: "Exxon hates the world"





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E qui "Exxon hates America":




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Il giorno 11 Gennaio 2013 e' iniziata una nuova campagna pubblicitaria qui negli USA. Dura 30 secondi e si chiama "Exxon hates your children" - "La Exxon odia i tuoi figli". Eccolo:


Semplice, chiaro, diretto. Senza giri di parole.

Dopo essersi fusa con la Mobil, la Exxon e' diventata la piu grande ditta petrolifera del mondo, nonche' l'azienda che fa piu' profitti sul pianeta, piu' della Apple, piu di Walmart, a causa della nostra insaziabile sete di petrolio. Nonostante tutto cio', grazie ai milioni di dollari che spende in attivita' di lobby a Washington e a livello locale, riceve ancora sussidi governativi e sconti sulle tasse.  E non sono bazzeccole. Nel solo 2011, i petrolieri - Exxon inclusa - hanno ricevuto ben 10 miliardi di dollari, dritti dritti dalle nostre tasse di cittadini, sottoforma di sussidi.

Secondo l'Agenzia Internazionale dell' Energia  se vogliamo che la temperatura del pianeta aumenti di soli due gradi centigradi, i due terzi delle riserve petrolifere note devono restare sottoterra. L'aumento della temperatura di oltre 2 gradi centigradi e' considerata pericolosa e sovvertira' tutti gli ordini naturali ed ecologici del pianeta cosi come lo conosciamo. Alla base dei cambiamenti climatici c'e' l'attivita' umana, prima fra tutte, l'uso di fonti di energia fossile.

Alla Exxon - e a tutte le altre - tutto questo non importa. Loro hanno un solo scopo: trivellare e lucrare, e non importa se quel che ne risulta sono rifiuti tossici, incidenti, cambiamenti climatici.

Per anni la Exxon e tutte le altre hanno cercato di sabotare la scienza vera sponsorizzando "studi" in cui si promuoveva lo scetticismo e i vari distinguo sui cambiamenti climatici. Era una operazione studiata bene a tavolino, in cui non si sono risparmiati niente per seminare dubbi, per far confusione, per trovare il pelo nell'uovo dove peli non ce n'erano, in modo da potersi crogiolare nel "non si sa'" e restare allo status quo. E cioe' ad arricchirsi.

Prezzo dell'operazione-negazionismo? 16 milioni di dollari, spesi dal 1998 al 2005.

La saga della Exxon per negare i cambiamenti climatici e' illustrata in un eccellente documentario del 2007 della PBS, la TV pubblica americana - che non ha niente a che vedere con la RAI - e che si chiama "Hot Politics".

Ma il diavolo fa le pentole e non i coperchi ed il tentativo della Exxon - e delle altre - e' fallito.

Abbiamo perso 15 anni, ma ad oggi c'e' il consenso di tutti gli istituti di scienza del mondo, secondo i quali i cambiamenti climatici esistono e sono dovuti principalmente all'uso di combustibili fossili e alla deforestazione. Gli ultimi ad accettarlo sono stati - guarda caso! - quelli dell'American Association of Petroleum Geologists, che nel 2007 hanno modificato la loro posizione. Da negazionisti, sono passati a "neutrali" sul tema.

E cosa fanno adesso quelli della Exxon? Non possono piu' negare, e allora il CEO del gruppo, Rex Tillerson - stipendio 25 milioni di dollari nel 2011 - nel giugno del 2012 dice, che si, i cambiamenti climatici ci sono, ma che "ci adatteremo".

Ah si, ci adatteremo - umani e flora e fauna - a cose come l'uragano Sandy? Agli incendi, alle siccita', alle alluvioni? In quella occasione Rex Tillerson se l'era presa con giornalisti, attivisti e con il pubblico, secondo lui tutti "ignoranti" di matematica e di scienza e che propagandano paure infondate sull'industria del gas e del petrolio.  Come se non avessimo niente di meglio da fare.

Ma non c'e' solo la Exxon in questa spirale del petrolio in ci si promette lavoro, ricchezza, sicurezza energetica, rispetto dell'ambiente e gioia per tutti. Operano tutte allo stesso modo, perche' il modello che promuovono, in Italiacome negli USA, e' lo stesso. Trivellare per le tasche di pochi, lasciando  briciole e guai alle comunita' locali e alla collettivita'.

Ovviamente chi pagera' le conseguenze di queste scelte saranno le generazioni future, ed e' per questo che la pubblicita' si chiama "Exxon hates your children".

E chi e' che mette su questa coraggiosa pubblicita' contro la Exxon?

Sono cittadini normali sotto un logo dal nome "The other 98%" che hanno raccolto donazioni online per poterlo dire a tutti che la democrazia e' nostra, e non dei petrolieri.

Dicono:

Why? Because we want to live in a world where we can tell the plain truth about the richest companies in the world, right on television - and it's no big deal. Because Exxon keeps getting away with destroying any chance of a future for your children and ours. Because we live in a time where politicians discuss eviscerating the New Deal while handing Big Oil a free $10 Billion in taxpayer subsidies a year for no good reason, and no one ever calls it out.

E in Italia? In Italia siamo anni luce lontano da tutto questo. Ve l'immaginate la gente normale che manda in TV una pubblicita' che dice "L'ENI odia i vostri figli"? Invece qui, la liberta' di parola e' cosi tutelata che mandare questa pubblicita' e' legale e nemmeno la Exxon, con tutti i suoi soldi,  puo' vietarlo.

Exxon hates your children e noi abbiamo il diritto di poterlo dire.