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Sunday, January 20, 2013

We also need you


Come sono bizzarre queste elezioni italiane, in cui ogni giorno c'e' un partito nuovo, una legge nuova, una primaria nuova. In TV dicono tutti le stesse cose, ma sul tema ambiente non si sente fiatare una mosca. Neanche l'ILVA e la sua bonifica fanno piu' audience.

Parallelamente, il 6 gennaio e' stato pubblicato un bellissimo op-ed da Bill McKibben, sul Los Angeles Times.

Bill McKibben e' il fondatore di 350.org che spende buona parte del suo tempo per lottare contro i cambiamenti climatici e tutto quello che c'e' in mezzo - inclusi i petrolieri.

Il movimento prende il nome dal fatto che secondo il climatologo NASA James Hansen, direttore del Goddard Institute for Space Studies a New York City, qualsiasi concentrazione di CO2 oltre il livello di 350 parti per milione e' considerato dannoso al pianeta. Dice Hansen "If humanity wishes to preserve a planet similar to that on which civilization developed and to which life on Earth is adapted, paleoclimate evidence and ongoing climate change suggest that CO2 will need to be reduced from its current 385 ppm to at most 350 ppm, but likely less than that."

Bill Mc Kibben vive Vermont e prima di fare l'attivista faceva il giornalista. Nel Vermont non trivellano, il fracking e' vietato ed e' uno stato liberale, progressista, in cui la vita scorre tranquilla. Eppure questo signore dalla voce pacata a un certo punto ha deciso di fara l'attivista per davvero, andando in giro per l'America a predicare sui cambiamenti climatici, organizzando marce, eventi di sensibilizzazione e proteste di ogni genere. E' stato anche arrestato durante le proteste contro la costruzione del Keystone XL Pipeline che doveva portare il petrolio semilavorato dalle Tar Sands del Canada negli USA assieme a Darryl Hannah e anche ad alcuni frati francescani. La questione e' ovviamente ancora aperta e ci sara' un altra manifestazione nazionale in Febbraio alla casa Bianca.

Una delle ultime campagne di Bill McKibben e di 350.org e' proprio contro le fonti fossili, i principali responsabili dei cambiamenti climatici, come ormai riconosciuto all'unanimita' da tutti gli istituti di scienza del mondo e dalle associazioni di settore internazionali, inclusi quelle che fanno capo ai petrolieri. McKibben chiede alle Universita' USA di non investire piu' nell'industria fossile, come fatto a suo tempo con il boicottaggio dei prodotti del Sud Africa per combattere contro l'apartheid.

Sara' un lavoraccio, occorrera' il supporto del corpo docente, degli studenti e non si sa neanche se ci riusciremo. Per ora ci sono 100 gruppi studenteschi a chiederlo in tutta l'America. Chi glielo fa fare a Bill McKibben?  Non lo so, ma credo che sia per un ideale, per senso del dovere, per la voglia di spendere il proprio tempo facendo cose piu' grandi che se stessi.

Il suo editoriale parla delle leggi della fisica che proseguono inesorabili - che noi lo vogliamo o no, che i nostri presidenti e politici agiscano o no, che noi agiamo o no - mentre siamo qui impantanati che tergiversiamo sul da farsi e mentre i signori del petrolio continuano ad incassare sul patrimonio naturale, sull'ambiente, sulla salute di tutti.

Il 2012 per dirne una, e' stato uno degli anni piu' caldi sul pianeta, ci sono state siccita' e perdite di ghiacciai spaventosi e qui negli USA il mostruoso uragano Sandy, una cosa mai vista prima a New York - tutto per colpa dei cambiamenti climatici checche' ne dicano i negazionisti.

Bill Mc Kibben dice che non possiamo piu' aspettare nessuno e che occorre prendere la situazione in mano da noi stessi, mettendo pressioni a chi ci governa in modo che facciano tutto quello che si deve fare, e di piu', a partire da Obama e a seguire con tutti gli altri.

E' per questo che l'editoriale finisce con "We also need you".

Questa battaglia - contro il pozzo sotto casa se la si vuole vedere cosi, o contro la distruzione del pianeta se vogliamo guardarla piu' in grande - ha bisogno di tutti noi, e non la si vince restando passivi, facendo gli spettatori, facendo il tifo per me o per l'ENI o mettendo "like" su facebook.

Si vince ciascuno cercando di fare quello che puo'  in prima persona, con i piccoli e grandi comportamenti nella vita reale, informandosi, facendo le domande difficili, non rassegnandosi a che i trivellanti debbano vincere. Occorre fargli capire che siamo di piu' noi, che lo vogliamo veramente e occorre sentirsi parte interessata da nord a sud, senza pensare che siccome succede in un posto lontano non ci riguarda. Sono battaglie per la vita.

Io li leggo, li vedo tutti i commenti e i tentativi propagandistici dei protrivellanti - dal delirante Corrado Passera e delle sue "trivelle sostenibili", dagli articoli dalla matematica dubbia della Stampa dove si celebrano gli 11 milioni di barili di petrolio prodotti in Italia all'anno - equivalenti ad una settimana di fabbisogno nazionale -  a Rocco Papaleo al festival di San Remo,  tutti che cercano di passare il messaggio che trivellare e' cosa buona e giusta e che tutto si puo' fare in rispetto per l'ambiente.

Non e' vero niente.

Adesso in Italia c'e' la campagna elettorale. Andiamoci agli incontri dei politici, e cerchiamo di avere il coraggio di farle le domande, domande secche, senza possibilita' di mala comprensione,  in modo semplice, e non emotivo ma razionale: "Lei che ne pensa delle trivellazioni offshore in Italia?"  "Lei che ne pensa delle trivellazioni in terraferma?" "Lei che ne pensa dello stoccaggio in territori sismici"? "Lei che ne pensa di una legge preventiva che vieti il fracking in Italia come fatto in Francia?"

Esigiamo risposte chiare. Se si arrampicano sugli specchi, richiamiamoli. "Scusi, lei non ha risposto alla domanda. Gliela rifaccio. Che ne pensa lei delle trivelle offshore in Italia?" Se fanno promesse, ricordiamoglielo. Osiamo, rompiamo le scatole, stiamogli alle costole, senza paura.  Qui direbbero "let's keep them accountable".

Se nessuno osa incalzarli, niente cambiera' mai. E questo vale per l'ambiente e - visto un po piu in grande - vale per la nostra democrazia.

We also need you.


Monday, August 29, 2011

Cherri Foytlin, la NASA e la chiesa


As scientists, speaking for ourselves and
not for any of our institutions,
we can say categorically that
it's not only not in the national interest,
it's also not in the planet's best interest.

James Hansen,
Goddard Institute for Space Studies - NASA


The stand against tar sand oil is basically
about protecting God's creation and God's people.

Reverendo Mari Castellano
a nome di 60 capi religiosi arrestati



Once you sell out like that,
once you give it away, they take it all.
It's not about jobs, it's about life.
It bothers me.

Cherri Foytlin - mamma

Oggi un altra giornata di arresti in una storia di cui la stampa italiana non parla: la protesta degli americani contro la costruzione di un mega oleodotto dal Canada fino al Texas per portarci petrolio delle Tar Sands, la peggiore qualita' che esista.

C'erano preti, c'erano persone normali, c'erano scienziati.



L'oleodotto si chiama Keystone XL e dovrebbe snodarsi per 1700 miglia, circa 2500 chilometri, con la possibilita' di inquinare aquiferi. E' in corso qui negli USA una protesta davanti alla Casa Bianca per convincere Obama a non autorizzarne la costruzione.

Le proteste sono iniziate Sabato 20 Agosto e finora oltre 520 persone si sono fatte arrestare.

Si, si sono fatte arrestare, inclusa la signora del video, Cherri Foytlin e il capo della NASA di New York, James Hansen.

La signora Foytlin ha sei figli, ed e' sposata ad un operaio di una ditta petrolifera in Louisiana. L'anno scorso e' andata a piedi dalla Louisiana fino a Washington per protestare contro le scoppio della BP e il loro modus operandi.

Qualche giorno fa e' tornata a Washington a protestare contro la costruzione di questo mega oleodotto che inquinera' aria, terra ed acqua. Dice:

I’m here to try and protect the people who are going to be affected by this pipeline, because we’ve seen how an oil spill can be devastating to a community. Our environment is not worth a few bucks and a few jobs here in the now.

Sto cercando di proteggere tutti quelli che saranno impattati da questo oleodotto, perche' so quanto possa essere impattante una perdita di petrolio alle comunita'. Il nostro ambiente non puo' essere barattato con un po di quattrini e un po di lavoretti nell'immediato.

I'm going to tell you what's going to happen, should there be a spill or something else that happens to that pipeline. First they are going to come in and they are going to lie to you and they are going to tell you that there is far less oil than it is. They'll own the response, they'll own the science, they'll own your healthcare, and they'll own whether or not you get compensated. And if you don't believe me living in the Gulf, then you can ask the people of the Kalamazoo river, in Michigan, you can ask the people of Valdez, Alaska, you can ask the people of Laure, Montana, you can ask the people of Ecuador you can ask the people of Nigeria.

Ora vi diro' che succedera', se ci dovesse essere un riversamento o qualcos'altro che succedera' a quell'oleodotto. Prima, verranno e vi mentiranno e diranno che c'e' molto meno petrolio di quello che c'e' realmente. Saranno i padroni delle risposte, della scienza, saranno i padroni della vostra salute e se verrete rimborsati o no. E se non credete a me che vivo nel golfo del Messico, chiedete a quelli che vivono lungo il fiume Kalamazoo in Michigan, a Valdez in Alaska, o alla gente di Laure, Montana. Oppure potete chiedere direttamente alla gente dell'Ecuador o della Nigeria.

La signora Foytlin ha detto la sua verita' e poi e' stata arrestata.


Ecco qui l'immagine con i frati francescani che aspettano il loro turno di essere arrestati pure loro. Altro che la chiesa di Basilicata!