.

.
Showing posts with label cattura. Show all posts
Showing posts with label cattura. Show all posts

Monday, August 10, 2015

Norvegia: arriva l'airgun e la pesca di merluzzi diminuisce del 70%

Update 21 Dicembre 2015

La regione Abruzzo sbaglia a fare il ricorso al TAR
sulla questione Air gun in Adriatico.
Senza parole.
Meglio riderci sopra, va.

--------


"We are not so frightened of the oil coming up, from a blow out. 
We are more frightened of the seismic. It is something that is out of sight, out of mind" 

Nils Mykelbust, pescatore e portavoce del Norwegian Fishermen's Association. 

In Norvegia la cattura di merluzzi nel 2006 e 
nel 2007 e' stata di circa 800 tonnellate.

Arriva l'airgun e nel 2008 si passa a 83 tonnellate.


 Norvegia, 2014







L'airgun ed i merluzzi - non ci sono infatti solo le balene e i delfini a soffrire delle ispezioni sismiche ma anche la pesca commerciale.

Di esempi ce ne sono tanti, studiati e vissuti dal 1993 ad oggi. Siamo nella civilissima Norvegia, nel Barents Sea, dove per secoli i pescatori hanno tirato su merluzzi ed eglefini. Arriva l'airgun, e voila':  i merluzzi scompaiono, spaventati dal suono insopportabile. In uno studio del 1996, si e' quantificato il raggio di effetti negativi in circa 70 chilometri, cioe' in un area di quasi 5000 chilometri quadrati. L'area con maggior perdita della pesca e' stata stimata in circa 18 miglia nautiche dalla sorgente, circa 32 chilometri. Fanno 900 chilometri quadrati di effetti gravi.

La scomparsa della pesca e' durata per dieci giorni dall'inizio degli spari fino alla fine dell' "esperimento". Cioe' il giorno in cui hanno smesso di monitorare i merluzzi non erano ancora tornati nelle loro sedi abitudinali. Non si sa ne se sono tornati, ne se sono tornati, dopo quanto tempo. Idem per uno studio simile del 1993, dove si dice che il calo della pesca e' dovuto "senza ombra di dubbio" agli spari dell'airgun. In entrambi gli studi hanno trovato calo di merluzzi ed eglefini in aree vaste, fino a 5,000 chilometri quadrati, con punte anche di perdita di pesca anche dell'80%, e specie per pesci piu' grandi. 

Questo non lo dice la D'Orsogna, lo dicono i due articoli citati in alto:

"Effects of seismic shooting on local abundance and catch rates of cod (Gadus morhua) and haddock (Melanogrammus aeglefinus)" scritto da A Engås, S Løkkeborg, E Ona, A V Soldal e pubblicato
sul Canadian Journal of Fisheries and Aquatic Sciences nel 1996.

"The influence of seismic exploration with airguns on cod (Gadus morhua) behavior and catch rates" scritto da S. Løkkeborg, e da A. V. Soldal e pubblicato sul ICES Marine Scientific Symposium nel 1993.

L'ICES e' l'International Council for the Exploration of the Sea, un organismo internazionale che ha sede in Danimarca e che appunto si occupa di questioni collegate alla vita marina. 

Nel 2006 e 2007 la cattura di merluzzi attorno alle isole Lofoten e' stata di circa 800 tonnellate. Nel 2008 arriva l'airgun a grande scala, circa 21 ditte a fare ispezioni sismiche, e voila' --  si e' passati ad 83 tonnellate. Ci sono state proteste dei pescatori che hanno chiesto anche risarcimenti all'industria del petrolio e del gas che e', a loro dire, responsabile di tutto. Non so se li hanno ricevuti. Fatto sta che la pesca e' crollata qui del 90%, secondo questi dati.

Una delle ultime storie di airgun norvegese risale al 2014. 

Uno degli enti petroliferi di Norvegia, Northern Petroleum Direcorate (NPD) manda la sua nave-spara airgun in Artico. La nave si chiama Artemis Atlantic. L'idea e' di fare ispezioni sismiche di circa 7000 chilometri, in un area contesa con la Russia. Nessuno sa bene infatti a chi appartengano quali acque del polo nord. La Northern Petroleum Directorate manda allora la sua nave -- come dire, chi arriva prima vince.

Greenpeace scopre che in realta' non solo l'area e' contesa ma che il governo norvese ha vietato ispezioni sismiche in zone contese, e vicino a dove sorgono imponenti ghiacciai. Proprio il caso dell'area dove l'NPD e andata a fare airgun.

E cosi, colti con le mani nella marmellata, l'NPD non completa le sue operazioni e se ne torna a casa con "solo" 5600 chilometri di ispezioni sismiche e sopratutto senza avere toccato l'area piu' promettente da un punto di vista petrolifero, quella piu' a nord.

Oltre all'NPD, anche la Rosneft di Russia, la Statoil, anche questa norvegese, e la ExxonMobil vogliono trivellare in zona.

Greenpeace Norway intervista allora Pal Heremo della Statoil, la ditta nazionale norvegese, che dice  "Science is not always precise but in 40 years Statoil has been operating seismic surveys, studies carried out by independent scientists have not recorded any damage to marine mammals".

Cioe' il tuttapposto norvegese!

Risponde invece Lindy Weilgart, biologa marina, che ricorda che che quando i petrolieri dicono che e' tuttapposto, e' quasi sempre falso e che riescono a dire sempre che e' tuttapposto perche' spesso gli effetti dell'airgun non si studiano in dovere - e a quelli interessano le trivelle, mica le balene? -- ma che se anche li studiassero e' difficile, ad esempio, fare la conta degli animali morti o feriti, in quando spesso le carcasse non vengono trovate, o semplicemente altri animali finiscono con il mangiarle.

“Seismic surveys have been strongly tied to fatal whale, dolphin and giant squid strandings and deaths at sea. Of course, if you don't look, you won't see. Oil and gas companies do not undertake thorough surveys for whale and dolphin carcasses. Even if they did, only about 3% of dolphin carcasses are ever detected, as they sink or are eaten by predators."

Trivelle Norwegian style - e se non e' tuttapposto in Norvegia, figuriamoci in Italia come sara'!





Thursday, April 3, 2014

Lo stoccaggio di CO2 nel sottosuolo causa probabile di terremoti



In alto, l'articolo di Zoback e Gorelich sulla futilita' dello stoccaggio di CO2 sottoterra.
Arriveranno piccoli terremoti, e voila', tutto dissperso nell'ambiente.

In basso, la campagna di "public acceptance" dell'ENI su Porto Tolle









"The notion of mitigating harmful carbon dioxide emissions by storing the gas underground is not practical because the process is likely to cause earthquakes that would release the gas anyway"

We argue here that there is a high probability that earthquakes will be triggered by injection of large volumes of CO2 into the brittle rocks commonly found in continental interiors. Because even small- to moderate-sized earthquakes threaten the seal integrity of CO2 repositories, in this context, large-scale CCS is a risky, and likely unsuccessful, strategy for significantly reducing greenhouse gas emissions
 

Stanford, Environmental Earth System Science

Proceedings of the National Academy of Sciences, USA
18 Giugno 2012


"Clean coal" does not exist

Al Gore, 2008

Amen.



L'Italia e' una nazione strana. Non riusciamo a pagare i piccoli imprenditori o a fornire carta igenica ai bambini, ma ogni tanto ci viene in mente di partire alla grande con progetti di dubbia utilita' e scientificita'.

Siamo a Porto Tolle, provincia di Rovigo, il parco naturale che ha ospitato a lungo una centrale ad olio combustibile ENEL. Sono state le irregolarita' operative in quella centrale che hanno causato la condanna in primo grado a tre anni per Paolo Scaroni, ex AD dell'ENEL, e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici per lo stesso.

Secondo il sito Carbon Capture e Sequestration dell'MIT qui a Porto Tolle e' ora in progetto una centrale per lo stoccaggio di anidride carbonica, un progetto di "CCS".

Si vorrebbe infatti convertire la centrale in un impianto a carbone "pulito" e catturare le emissioni di CO2 dai gas effluenti, per poi comprimerli, convogliarli, e iniettarli in un acquifero salino in Adriatico. La CO2 viaggera’ lungo una conduttura di 120 chilometri e lo stoccaggio "geologico" sottoterra sara' per sempre.

Per sempre.

Notare che prima si chiamavano centrali a carbone. Adesso sono centrali a carbone pulito.

Costo previsto? 2 miliardi e mezzo di euro, di cui solo 100 milioni dall'UE.

Il progetto e' dettagliato qui.

Si parla di iniziare nel 2015, anche se il ministero dell'Ambiente lo scorso Gennaio ha bocciato la procedura autorizzativa, di modo che l'ENEL dovra' ora presentare un nuovo studio di impatto ambientale.

Io non so a chi vengano in mente queste fantasie/incubi ma la domanda che mi pongo e' : ma con tutto quello che di buono ci si potrebbe fare in Italia con 2 miliardi e mezzo di euro, proprio a una centrale di stoccaggio di anidride carbonica devono pensare?

E sopratutto, con quali rischi per la collettivita'?

Il 18 Giugno 2012 comparve su PNAS - Proceedings of the National Academy of Sciences, una delle riviste di scienza piu' prestigiose - un articolo di Mark Zoback e Steven Gorelich, professori a Stanford, dove affermavano che

"La nozione di poter mitigare gli effetti nocivi delle emissioni di CO2 con lo stoccaggio del gas sottoterra non e' practica perche' il processo sara' probabile causa di terremoti che rilascerebbero il gas comunque."

Cioe' la fatica di Sisifo..

Fai e disfai.

Con terremotini di mezzo.

Zoback e Gorelich aggiungono che il problema non e' che con il CCS ci saranno terremoti di intensita' elevatissima. Piuttosto, visto che la crosta terrestre e' in equilibrio precario anche piccole variazioni nelle pressioni sotterranee, e quindi anche piccoli e medi terremoti, possono avere gravi conseguenze per i siti di stoccaggio, aprendo alla CO2 via di fuga nel sottosuolo che magari possono arrivare in superficie.

Secondo i due, un terremoto di intensita' 4 Richter che potrebbe portare a pochi danni visibili, potrebbero invece spostare le roccie del sottosuolo anche di un paio di centimetri, distanza sufficente a formare canali sotterranei, a compromettere l'integrita' del sito di stoccaggio, e al rilascio di CO2 dal sito di stoccaggio.

Come sempre, occorre ricordare che questi siti di CCS devono essere costruiti per durare non per uno o cinque o venti anni. Ma per sempre.

E quindi: il gioco vale la candela?

Secondo Zoback e Goreclich seppure tutto fosse a tenuta perfetta, ci vorranno almeno 3,500 siti di stoccaggio al ritmo di un milione di tonnellate di CO2 iniettata all'anno per ciascuno, di essi e al costo di un trillardo di dollari - cioe' mille miliardi di dollari - per avere un qualche tipo di impatto sulle riduzioni di CO2 in atmosfera.

La conclusione di Zoback e Gorelick?

“Let’s do all of those things that we know will be beneficial and will have long term payback. Wind and solar are now getting competitive with fossil fuels [...] In 40 years we could be using all renewables. I think CCS in comparison is just too expensive and too risky.”