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Wednesday, April 9, 2008

Gita a Washington DC


Sono stata via per una settimana, piu' o meno, ed e' per questo che il blog non e' stato aggiornato ultimamente. Mi aspettano tante cose da fare, e per oggi voglio solo raccontarvi la mia piccola esperienza dei giorni scorsi.

Mi ha invitata la National Science Foundation, l'ente nazionale di ricerca scientifica americana, per aiutare a decidere come distribuire i fondi della scienza, in particolare quelli destinati al campo della matematica/fisica in cui lavoro io. La loro sede e' a Washington. Funziona cosi: tu mandi una proposta di ricerca, l'ente chiama degli esperti, lo analizza e poi decide se darti i soldi o no. Io ero parte del gruppetto degli esperti che decideva.

Nella mia unita' di lavoro eravamo in tredici ad analizzare settantacinque proposte, di cui due greci, una bulgara, un turco, una canadese, un polacco, una argentina, due russi, un norvegese, la sottoscritta e due americani. Gli organizzatori erano tre, un ungherese, un tedesco ed un americano. Eravamo tutti docenti universitari e la nostra composizione cosi variegata vuol dire che questa nazione davvero e' riuscita ad attirare a se gente valida da ogni parte del mondo, senza porsi troppe domande e basandosi solo sulla qualita'. Noi stranieri abbiamo deciso come spartire svariati milioni di dollari del governo americano, e questo ci e' stato permesso perche' il sistema ha cosi tanta fiducia in noi, nella nostra correttezza e nel fatto che sappiamo che se imbrogliamo le conseguenze sono dure, che non ha paura ad affidarci delle decisioni cosi importanti.

Non ci conscevamo, e tutti abbiamo dovuto dichiarare i nostri conflitti di interesse, per esempio se eravamo colleghi-amici-parenti di qualcuno che aveva mandato una proposta. Chi ne aveva ha dovuto lasciare la sala durante le discussioni in merito.

Verso la fine e' venuto il capo dell'NSF a salutarci e a ringraziarci, e' stato con noi per circa un oretta e ci ha detto che il governo americano ci tiene molto alla ricerca scientifica di base, perche' e' da li che vengono gli spunti per le innovazioni e per le scoperte e tutto cio' aiuta la nazione a crescere e al benessere della popolazione. La tendenza di base, ha aggiunto, e' di *raddoppiare* i soldi che il governo da alla ricerca ogni sette anni.

A un certo punto mentre ero li non ho potuto fare a meno di pensare all'Italia, al declino del mio paese, alle risorse umane che scappano mentre chi comanda, dal piccolo al grande, non ha a cuore ne il benessere della popolazione ne uno sviluppo sano basato su una democrazia vera, aperta, pulita. Finche' pensiamo tutti al nostro orticello, da Fratino.com che guarda a come arricchirsi con il porto, a Berlusconi che si fa le leggi ad hoc, ad Andreussi che confonde la scienza con la propaganda per l'ENI che lo finanzia, non ci sara' mai progresso vero. E quando il mio vicino, un americano, mi ha detto che lui ama l'Italia e non capisce perche' mai io me ne sia andata, non ho saputo rispondergli. Ho solo alzato le spalle e sorridendo gli ho detto che era una storia troppo lunga. E poi come faccio di solito, l'ho invitato a visitare l'Abruzzo, una Toscana sconosciuta.