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Wednesday, February 4, 2015

Colle dei Nidi - bocciato

Bocciata 

Finalmente e' arrivato il verdetto del TAR del Lazio sul permesso "Colle dei nidi" che ha annullato il  permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi proposto dalla Gas Plus, Medoilgas e dalla Petrore. 

Colle dei Nidi era una concessione proposta dalla Gas Plus, Medoilgas e Petrorep che interessava le citta' di Sant’Omero, Nereto, Corropoli, Tortoreto, Torano Nuovo e Controguerra, fra Teramo e Ascoli Piceno. Ci sono li colline coltivate a vigneti di Montepulciano, siamo vicini al mare, e' una zona paesaggisticamente bella. Se ne e' parlato per tanti anni: io stessa ho anche partecipato a dibattiti ed incontri sul tema per sensibilizzare le popolazioni gia' dal 2008, quando di petrolio non si parlava ancora poi tanto.

Per Colle dei Nidi il conferimento del titolo fu annunciato nel Luglio 2013 da Franco Terlizese: si approvava  un pozzo esplorativo di 3500 metri da perforare entro 36 mesi e per cui le ditte proponenti  -- Gas Plus, Medoilgas e Petrorep -- avrebbero pagato allo stato 5 euro al chilometro quadrato per un totale di 400 euro annui, visto che la concessione e' di 83 chilometri quadrati.

400 euro all'anno - una mamma dal cielo, in tempo di crisi, eh?

Si e' poi susseguito un intenso processo giuridico in cui tre comuni hanno fatto ricorso al TAR: Bellante, Campli e Mosciano Sant'Angelo assistiti dal prof. Enzo Di Salvatore e dall'avvocato Paolo Colasante. Alla fine il decreto del TAR il giorno 28 Gennaio 2015: Colle dei Nidi viene stato bocciato per "non aver consentito alle amministrazioni locali di partecipare al procedimento".

Questa notizia e' molto bella e a me lascia sperare, non solo per il pozzo Colle dei Nidi, e per quello che significhera' per il Teramano, quanto per la coscienza che diventa sempre piu diffusa che le popolazioni locali hanno il sacrosanto diritto di poter dire la loro sulle concessioni petrolifere -- e su tutte le altre opere di impatto -- sul proprio territori. 

E quindi, si torna sempre al cuore della questione: i petrolieri non riescono a spuntarla se la democrazia e' sana, se i processi decisionali funzionano e sopratutto se la gente e' bene informata delle conseguenze di cio' che gli si vorrebbe propinare.

Scivere osservazioni serve, protestare serve, conoscere i propri diritti serve.

Non avere paura serve.







Tuesday, August 12, 2014

Oklahoma: sismicita' indotta, cause e class action contro i petrolieri










Update 9 Dicembre 2016

Everyone is pointing to the fact that these are human-induced, not acts of God. And so a lot of insurance companies are disclaiming coverage because they're not insuring for this kind of risk.


Come poteva essere che dopo tutti i terremoti record del Novembre 2016 non ci fossero cause contro il petrolieri? E infatti, eccole.

Settembre 2016: terremoto di 5.8 scuote Pawnee County, il piu' forte teremoto di tutta l'Oklahoma.

7 Novembre 2016: terremoto di 5.0 scuote la citta' di Cushing; 30 terremoti a seguire.

L'Oklahoma non aveva mai registrato cosi tanti e cosi forti terremoti nella sua storia, e certo non prima del 2009, anno in cui iniziarono le attivita' di fracking e di reiniezione.  Poi arrivo' Mr. Petrolio a iniettare monnezza nei pressi di falgie dormienti da millenni che... voila' si risvegliano.
 
E cosi' le class action:

17 Novembre 2016:  class-action contro le ditte oil and gas resoponsabili (secondo la class action) dei terremoti di Pawnee.

6 Dicembre 2016: class-action contro le ditte oil and gas responsabili (secondo la class action) del terremoto di Cushing.

Le class action sono contro 25 ditte estrattive e reiniettive, fra cui le due piu' importanti sono la
Eagle Road Oil di Tulsa e la Cummings Oil Company di Oklahoma City. Potrebbero essercene altre
in futuro.

Chiunque ritenga di essere stato danneggiato, in termini di crepe nelle case o crolli durante tali terremoti, puo' partecipare. Ci sono stati casi di tetti che hanno ceduto, porte che non si chiudono piu', ciminier di caminetti crollati, e crepe nelle case. Alcune sono inagibili e andranno demolite. I costi variano, ma si puo' arrivare anche a 75,000 dollari di danni stimati.

Cosa si chiede in queste class action? Soldi per compensare i danni subiti in termini di proprieta; danneggiata ma anche per danni emotivi.

E' vero alcuni cittadini hanno l'assicurazione contro i terremoti, ma nella polizze c'e scritto (esplicitamente) che le spese verranno rimborsate solo se si tratta di terremoti causati da madre natura e non dall'uomo. E quindi non si sa se il rimborso ci sara' davvero. Gli assicuratori non assicurano contro rischi sismici causati da attivita' umane.

Oltre il danno la beffa.
 
In una terza causa ancora,  c'e' invece un altra richiesta: che i petrolieri dichiarino ufficialmente che
la loro pratica costituisce "an imminent and substantial danger to public health and the environment," 
e che vengano ridotti i volumi di monnezza petrolifera re-iniettata. 
 
Queste class action si aggiungono a quelle gia' presentate nei mesi scorsi per conto di enti ambientali come il Sierra Club e di privati cittadini. Le cause sono tutte ancora pendenti.

Vedremo come va a finire, anche qui. I tempi saranno lunghi, i petrolieri hanno tentacoli dappertutto e questa nuova amministrazione Trump non promette molto bene.

Come sempre: occorre non farceli venire dal primo giorno.

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Tre ditte petrolifere sono state denunciate in un tribunale dell'Oklahoma per sismicita' indotta, per danni alla salute, all'ambiente, alle cose e per disturbo della quiete pubblica.

Nel 2014 in Oklahoma sono stati reiniettati la bellezza di 250 miliardi di litri di monnezza tossica nel sottosuolo. 250 miliardi. A portare i petrolieri in tribunale sono il Sierra Club e Public Justice, che hanno denunciato New Dominion, Chesapeake Operating and Devon Energy Production Company sulla sismicita' indotta da monnezza petrolifera e da fracking reiniettata nel sottosuolo

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Dopo la storia della famiglia Parr in causa contro i petrolieri per inquinamento, una storia simile per sismicita' indotta.

La signora Sandra Ladra era seduta tranquilla nella sua casa dell'Oklahoma. Era una mattina di Novembre del 2011. Improvvisamente tutto si e' mosso ed il caminetto della sua casa si e' frantumanto con i mattoni crollati addosso alle sue gambe. 

A differenza che in Emilia Romagna dove -- secondo l'INGV e varie commissioni governative e Franco Terlizzese -- possiamo star tranquilli che i terremoti non c'entrano assolutamente nulla con il petrolio e la reiniezione, qui in Oklahoma vari studi hanno decretato che si, la reiniezioni di acque reflue e l'estrazione di gas e petrolio sono correlate con i terremoti. 

E cosi, dopo quasi tre anni Sandra Ladra ha denunciato decine di aziende petrolifere per i danni. Chiede $ 75.000 per compensare le sue ferite.

La causa e' la prima relativa al terremoto di Prague, Oklahoma del 2011. Come lei altre due famiglie che hanno denunciato le società petrolifere per danni da sismicita' indotta alle loro case. Anche in Arkansas, quasi 40 proprietari  hanno fatto causa contro la Chesapeake e la BHP Billiton Ltd. per sciami sismici che hanno colpito l'Arkansas nel 2010 e 2011


Scott Poynter, e' l'avvocato che segue le cause nell'Arkansas ed e' anche uno dei consulenti di Sandra Ladra nella querela dell'Oklahoma. Dice che la gente e' molto preoccupata di scosse di grado maggiore in futuro.

Come ricordato piu' volte, il terremoto di magnitudo 5.7 del'Oklahoma e' stato il piu' potente delle centinaia di scosse che attaversano l'Oklahoma da quando il boom della produzione di petrolio e di gas ha preso il via nel 2008. Finora questo anno, Oklahoma ha registrato piu' di 290 terremoti di magnitudo 3.0 o maggiore, contro una media precedente di appena due all'anno, prima del 2008.

A differenza che in Italia, gli scienziati sono sempre convinti che questa maggiore attivita' sismica  sia legata a pozzi di reiniezione di acque reflue. Nell' Arkansas ci sono stati oltre 1.000 piccoli terremoti vicino alla citta' di Greenbier che hanno portato le autorita' a fermare i pozzi di reiniezione.


E voila' - le scosse si fermano.


Magia, eh?

Ovviamente petrolieri e  geologi di parte energetiche contestano, e dicono che non c'e' la certezza al 100, che le prove sono finora inconcludenti o che ci sono "cause naturali".


Scott Poynter, l'avvocato di Little Rock, e' pero' imperterrito.  


Dice semplicemente che i petrolieri avrebbero dovuto sapere dei rischi associati alle trivellazioni in una zona storicamente sismica.  "Le prove scientifiche ci sono tutte", ha detto.

Non in Italia, ovviamente, 

Sunday, August 3, 2014

Science, la commissione Ichese e gli americani





Continua su Science la discussione sui terremoti che hanno colpito l'Emilia Romagna due anni fa. Alla domanda: c'entrano le estrazioni di petrolio si o no? non c'e' risposta e tutto resta sospeso, vago, coperto da una patina sempre piu' spessa di poca trasparenza, confusione, conflitti di interesse e inciuci.

E' sempre molto triste questo modo di fare in Italia, in cui alla fine le cose devono sempre risolversi in modo opaco, dove non e' chiaro chi fa cosa, con continui colpi di scena, senza sapere cosa muove il tutto e in cui anche la scienza e' sporca. E questo non va bene, per la scienza, per la democrazia, e in questo caso specifico per il rispetto di 27 persone che sono morte.

La storia secondo Science e' questa:

L'ENI e' stata a lungo proprietaria di Societa' Padana Energia che gestisce molti dei giacimenti in Emilia Romagna. Nel 2010 vende la Societa' Padana Energia a Gas Plus per  "razionalizzare" il proprio portafoglio ed ottimizzare la sua efficienza operativa in Italia.

Verso la fine del 2012 o l'inizio del 2013, dopo i terremoti, e' l'ENI stessa a commissionare e a pagare uno studio sulla sismicita' nella zona colpita dal terremoto, studio che include misure di pressione e modelli matematici sul comportamento del sottosuolo.  All'epoca nessuno sapeva niente di questo studio. E va bene, una ditta privata puo' fare quello che vuole, ingaggiando chi vuole e studiando cosa vuole.

Nello stesso periodo iniziano i lavori della Commissione ICHESE, le cui conclusioni, sappiamo, sono che la "maggiore estrazione di petrolio e la reiniezione di acque reflue nel campo Cavone sono correlate con un aumento di attività sismica nell'anno precedente i terremoti". ICHESE conclude che "non si può escludere" una origine umana dei terremoti, ma che per essere sicuri oltre a dati statistici e' necessaria una modellazione basata sulla fisica del giacimento di petrolio.

Del rapporto ICHESE chissa' se avremmo mai sentito parlare se non fosse stato per Science che l'11 Aprile del 2014 rivela che il rapporto stesso e' in giacenza presso gli uffici della regione Emilia Romagna da due mesi senza che la popolazione ne sapesse niente. E quindi l'ex governatore Vasco Errani con la coda fra le gambe si scusa, dice che non voleva creare allarmismo, rende il rapporto pubblico e ferma le estrazioni di petrolio in zona.

Si decide allora di seguire le raccomandazioni di ICHESE e di fare questa modellistica, affidandola a nuovi "esperti americani' che avrebbero studiato gli effetti meccanici del flusso di idrocarburi nel sottosuolo attorno al campo Cavone, con particolare attenzione alla faglia Mirandola.

La commissione di esperti americani conclude -- nel giro di pochi mesi! -- che le estrazioni di petrolio dal campo Cavone non sono correlate ai terremoti del 2012.

Ma perche' non si chiamano di nuovo gli stessi membri della commissione ICHESE ad eseguire questi studi? E chi seleziona questi americani? Chi li paga? Non si sa. E poi, per fare i modelli ci vogliono i dati. E chi li tira fuori i dati?  Moltissimi dubbi su questo nuovo studio sono stati sollevati fin dall'inizio, in particolare dal professor Franco Ortolani dell'Universita' di Napoli.

Science scopre adesso che il commissionamento della commissione di esperti e il rilevamento dati sul campo Cavone sono arrivati direttamente.. dai petrolieri! I dati usati dai ricercatori americani sulle pressioni dei fluidi nei pozzi di reinizione sono quelli di Padana Energia che hanno eseguito test proprio nella primavera di quest'anno. Padana Energia ha anche chiesto ad Assomineraria di aiutarli nella raccolta dati, e ... per il rapporto finale sono stati usati studi e analisi del misterioso rapporto ENI del 2012 o 2013!

Secondo quanto riportato sul Resto Del Carlino, James Dietrich uno degli esperti statunitensi, ha assicurato che la maggior parte del rapporto degli esperti americani fu completato *prima* dei test eseguiti al Cavone e che i dati presi sul campo Cavone servivano solo per confermare quello che si era gia' concluso nel rapporto ENI.

Cioe': per fare approfondimento su un problema cosi delicato, e di interesse pubblico, e con lo spettro di ventisette morti, si chiama Padana Energia, Assomineraria e ci si basa su studi ENI di due anni prima.

Ancora, un altro esperto che vuole restare anonimo dice a Science che non era la faglia di Mirandola che andava esaminata ma quella di Medio Ferrara, a circa 20 km di distanza.

Interessante la posizione di Franco Terlizzese, direttore per le risorse minerarie ed energetiche del Ministero per lo Sviluppo Economico che faceva parte del gruppo ICHESE e che quindi sottoscriveva la tesi della correlazione fra produzione di petrolio e terremoti. Adesso invece sottoscrive la tesi secondo la quale "non c'e' possibilita' fisica di correlazione" e che "si può escludere che le attivita' estrattive e di re-iniezione connesse alla concessione di coltivazione di idrocarburi di Mirandola abbiano innescato il sisma del maggio 2012".

A Science, Franco Terlizzese dice che "bisognava fare in fretta" e che anche se pare che ci sia un conflitto di interessi l'INGV ha revisionato il tutto, attenuando il possibile conflitto di interessi.

Intanto i pozzi sono tornati a pompare - i petrolieri sono salvi.

Forse e' per questo che si doveva fare in fretta?

Il testo di Science e del Resto del Carlino sono qui






Saturday, August 2, 2014

I terremoti dell'Emilia Romagna, Science e i conflitti di interesse -- ENI, Gas Plus, Padana Energia ed Assomineraria







La Commissione "americana" incaricata di studiare il giacimento Cavone

"Nuovi studi sponsorizzati dall'industria petrolifera escludono ogni legame fra i terremoti italiani e la produzione di petrolio"

1 Agosto 2014


I due terremoti mortali che hanno colpito l'Emilia Romagna nel nord dell'Italia nel 2012 continuano a generare scosse di assestamento politico. 

Secondo il governo italiano, una relazione scritta da sei scienziati americani mette a tacere l'ipotesi iniziale che i terremoti in zona che hanno ucciso 27 persone, potrebbero essere stati innescati da un aumento della produzione di petrolio nel vicino giacimento Cavone.

Ma alcuni ricercatori non ne sono convinti, ed esperti e pubblico allo stesso modo criticano le origini dello studio, che il governo ha richiesto dal proprietario del giacimento di petrolio.

La possibilità che le attività a Cavone potrebbero aver innescato i due terremoti, un evento di magnitudo 5.9 il 20 maggio 2012 e un evento di magnitudo 5.8 nove giorni dopo, è stata sollevata all'inizio di quest'anno nel rapporto ICHESE, da un gruppo di scienziati convocati nel dicembre del 2012 su richiesta del governo regionale dell'Emilia-Romagna, a seguito di voci locali, secondo le quali le perforazioni esplorative per un impianto di stoccaggio di gas avevano causato i terremoti.

Il gruppo ICHESE -- costituito da due italiani e tre geoscienziati stranieri oltre che dall'ingegner Franco Terlizzese, direttore delle risorse energetiche minerali presso il Ministero dello Sviluppo Economico in Italia per lo sviluppo -- ha invalidato la prima ipotesi. Lo stesso gruppo pero', scopre che la maggiore estrazione di petrolio e la reiniezione di acque reflue nel vicino campo Cavone era correlato con un aumento di attività sismica nell'anno precedente i terremoti. Il gruppo ICHESE ha cosi' concluso che per i fenomeni sismici del 20 maggio "non si può escludere" una origine umana, ma aggiungono che per essere sicuri era necessaria una modellazione basata sulla fisica del giacimento di petrolio.

La relazione ICHESE  ha generato polemiche, in parte perché il governo regionale lo ricevette a metà febbraio 2012, ma lo ha solo reso pubblico il 15 aprile, appena 4 giorni dopo che Science riporto' le principali conclusioni dello studio. Il Presidente della Regione Vasco Errani ha spiegato che aveva bisogno di tempo per effettuare "ulteriori studi" e per "non provocare allarme." La sua amministrazione sospese tutti i nuovi esplorazione di idrocarburi nella regione.

Sia il Ministero dello Sviluppo Economico e il governo regionale dicono che l'ultima relazione, scritta da importanti geologi statunitensi, risolve la controversia. I ricercatori statunitensi hanno sviluppato un modello matematico per simulare gli effetti meccanici di flusso del fluido sulle rocce e in tutto il giacimento di petrolio Cavone. Il modello si ispira anche misurazioni della pressione del fluido sul fondo del conferimento delle acque reflue ben eseguito dall'operatore del campo, Padana Energia, nel maggio e giugno di quest'anno. Gli esperti concludono che le attività a Cavone non potevano avere sufficente alterazioni in pressione e stress all'interno della crosta da poter innescare i due terremoti.

In un comunicato, il ministero cita un'analisi dall'Istituto Nazionale Italia di Geofisica e Vulcanologia (INGV) che "attesta la validità" del nuovo rapporto. Anche alcuni scienziati danno applaudono al nuovo rapporto. Marco Mucciarelli, sismologo presso l'Istituto Nazionale Italia di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale di Trieste, dice lo studio fornisce una risposta "inequivocabile" alle incertezze sullo studio Cavone.

Altri, invece, contestano il lavoro. Nel loro modello, i ricercatori americani hanno simulato come i cambiamenti di produttivita' a Cavone avrebbero influenzato la faglia piu' vicina al campo -- Mirandola -- ma non la più lontana faglia di Medio Ferrara, a circa 20 km di distanza. Ma un esperto di sismicità indotta che desidera rimanere anonimo sottolinea che e' stato proprio a causa della faglia Medio Ferrara che si è verificato il terremoto del 20 maggio.

Nessuno degli esperti degli Stati Uniti ha risposto alle ripetute richieste di una risposta.

Nel frattempo, Franco Ortolani, geologo in pensione presso l'Università di Napoli Federico II, ha pubblicamente attaccato quello che lui chiama "una partita giocata tra le parti interessate", lamentando che il compito di gestire le nuove ricerche e prendere le misure di pressione e' stato affidato proprio alla Padana Energia. Sostiene che solo la magistratura ha l'autonomia per fare luce sulla controversia. Infatti, la scorsa settimana una serie di gruppi ambientalisti ha presentato una denuncia in diversi tribunali locali chiedendo un'inchiesta di entrambi gli studi ICHESE e quelli statunitensi.

Science ha scoperto che Padana Energia ha affidato il commissionamento della modellazione ad Assomineraria, che ha lavorato assieme con il ministero. Ma invece di commissionare uno studio nuovo di zecca, l'organismo di settore e il ministero semplicemente hanno rilasciato una versione estesa di ricerca del gruppo americano, che era stato commissionato e finanziato da ENI alla fine del 2012 o all'inizio del 2013. (L'ENI ha venduto Padana Energia alla società Gas Plus nel 2010.) Uno degli autori dello studio, James Dieterich della University of California, Riverside, ha detto la scienza che gli modellazione e test di pressione "hanno confermato le nostre conclusioni iniziali riguardanti le origini dei 2012 terremoti."

Terlizzese difende la scelta di utilizzare la ricerca americana, sostenendo che i sei scienziati di fama internazionale e già ben versato nella materia, aggiungendo che "abbiamo anche bisogno lo studio fatto in fretta." Egli riconosce che la messa in relazione di via Padana Energia "sembra un conflitto di interessi", ma dice che la revisione dall'INGV "attenuato", quel conflitto. La modellazione richiedeva sul giacimento di petrolio che solo il ministero, il governo regionale, e Padana Energia possedevano.

Amen.

Sunday, October 13, 2013

Il tuttapposto ENI in Basilicata e i sindaci rompiscatole

Il tour del tuttapposto dell'ENI 
Viggiano, 7 Ottobre 2013


L’incontro si è svolto in un clima di 
collaborazione e trasparenza
Gli indicatori ambientali mostrano 
una diminuzione delle emissioni di inquinanti in atmosfera 

7 Ottobre 2013


"Non è come ve la stanno raccontando"

Sindaci Lucani intervenuti in estemporanea 
all'incontro con la Commissione Ambiente.

Priceless.


Se uno guarda a tutto quello che l'ENI propaganda ed ha propagandato sulla Val D'Agri scopre quello che secondo me e' un grande insulto delle parole ambiente, salute, lavoro, rispetto.

A Dicembre del 2012 per esempio, la nostra beneamata pubblica direttamente dalle sue pagine questo bellissimo rapporto "Eni in Basilicata, Local Report 2012", un rapporto "rivolto alle comunità lucane interessate dalle attività petrolifere" ma intriso di inglesismi, e di parole come stakeholders, local content, local report, FAQ.

Ma parlate come mangiate!

Ma poi che significa che l'ENI fornisce un rapporto alle comuita' interessate?

Che loro non lo sanno da se cosa accade fra le loro case, e alla loro gente?

L'ENI dice di avere "l’ambizione di fornire informazioni documentate e puntuali su temi cruciali", appunto il lavoro, lo sviluppo locale, l’ambiente, la salute e la sicurezza delle persone.

Cioe' vogliono dire a chi vive li che e' tuttapposto.

Non vi piace? Non ci credete? Beh, stiamo sicuri perche' il tutto e' stato verificato dalla Ernst & Young, che ha verificato la "conformità e l’attendibilità" di questo fantomatico report.

Come dire, quelli della Ernst & Young dai loro uffici parigini e milanesi mettono lo stampo a Viggiano che e' tuttapposto.

Ma che ne sanno quelli della Ernst & Young?

Tutto questo per dire che si, quello che vedete e' uno schifo, ma siete voi che non capite. Noi con le nostre cravatte ed il logo Ernst &Young vi certifichiamo che e' tutto luccicante e perfetto, siete voi che non capite che questo e' progresso!

Ma piu' ancora che con le comuita' locali vogliono parlare con

"chi crede che in questa regione sia possibile realizzare un modello innovativo di sviluppo sostenibile, nel pieno rispetto dell’ambiente, delle identità e delle specificità locali."

Eh?

E chi e' quel fesso che crede a queste cose?


Ma che significa tutto questo? Qual'e' il modello "innovativo" di sviluppo?

Cosa c'e' di innovativo nel petrolio?

Fare buchi a piu non posso? Inquinare le falde acquifere? Costruire pozzi dietro l'ospedale?
Prendersela con chi vuole solo dare aria pulita ai propri figli?

E poi dicono che loro  illustrano le modalità con cui ENI stringe e coltiva relazioni con gli stakeholder, incluso il percorso degli accordi per lo sviluppo locale.

Per quel che mi riguarda alla fine di tutto all'ENI interessa solo stringere il portafoglio pieno di soldi.


E poi passano ai numeri.

Secondo l'ENI sono 291 i lavoratori direttamente impiegati nel Distretto Meridionale di Viggiano di cui "piu' della meta' e' residente a Viggiano".

Ma occorre stare attenti perche' "l'impatto occupazionale totale" è molto più ampio: i dipendenti che lavorano presso le imprese fornitrici ENI sono ben 2.146, di cui il 47% proviene dalla Basilicata e il 31% dalla Val d’Agri.

E tutto quello che hanno distrutto? E quello che non si sviluppera' mai perche' hanno inquinato e reso puzzolente tutto il resto? Quello dove compare nel conto?

E poi, un’ampia sezione del documento approfondisce le ricadute ambientali delle attività petrolifere e affronta il tema dei monitoraggi che tanto rilievo hanno al fine di salvaguardare la salute e della sicurezza delle persone.

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Passano 10 mesi.

L'ENI e tutto l'apparato ufficiale ci riprova, questa volta invitando la commissione Ambiente della Camera dei deputati infatti a fare visita proprio a Viggiano.

Fanno un tour dentro il centro oli, l'ENI dice agli operai di prendersi un giorno di vacanza per far vedere che e' tutto perfetto.

Paura eh, che scappi una parolina? 

E cosi l'ENI, Shell, Total e Mitsui assieme a Franco Terlizzese mettono su il loro teatrino per dire 
che e' tuttapposto.

Ma questa volta ci sono i sindaci della zona a rompere le scatole e a smontare tutti gli sceneggiati dell'ENI.

Il sindaco di Pisticci, Vito Di Trani, infatti uno dei pochi ad avere avuto il suo bell'invito ufficiale decide di allertare gli altri sindaci non invitati allo show, i sindaci di Montemurro, Sarconi, Spinoso e Paterno, in rappresentanza anche di quelli di Moliterno, Marsicovetere, Marsico Nuovo, Tramutola e Grumento Nova.
Tutti d'accordo, come riporta il quotidiano della Calabria, i sindaci interrompono in massa il tuttapposto per dire alla commissione ambiente che

"Non è come ve la stanno raccontando" e che il petrolio poco altro ha portato se non inquinamento morte di agricoltura e turismo, tumori, morte e disoccupazione.

Ricchezza e progresso?

Quelli stanno dentro i film dell'ENI.

I sindaci hanno ricordato che il Pertusillo e' in uno stato di catalessi, che c'e' un nuovo costruendo Centro Oli della Total che chissa' se parte o non parte il monitoraggio dell'aria, che ci sono miasmi attorno agli impianti che trattano le "acque" di risulta del petrolio, che ci sono probabili fuoriuscite di monnezza dai pozzi di reiniezione che c'e' disoccupazione e carenza di infrastrutture, che ci sono rischi di sismicita' indotta.

A quelli dell'ENI sara' venuta una sincope.
Ben gli sta.

I tempi, cari miei sono cambiati e se fino a cinque sei anni fa potevano pensare di tirare tutto a lustro e "far vedere" ora tutto questo non si puo' piu' fare, perche' le cose si sanno, perche' non e' piu' tempo di coincidenze, perche' c'e' internet, perche' le balle e il silenzio non si possono piu' sostenere.

Bravi sindaci.

E L'ENI? L'ENI manda questo patetico comunicato stampa stile istituto Luce dove dicono che

.. i membri della Commissione Ambiente hanno visionato una delle centraline di monitoraggio della qualità dell’aria adiacente al COVA e la sorgente di Tramutola, da cui fluiscono naturalmente acqua e petrolio.
 E certo, e' tutto naturale e fa bene alla salute.

L’incontro si è svolto in un clima di collaborazione e trasparenza.

Come i sindaci non invitati!


...gli indicatori ambientali mostrano una diminuzione delle emissioni di inquinanti in atmosfera (in particolare SO2 e NOx), e del gas inviato alla torcia, descrivendo un quadro nel quale le attività produttive di Eni in Val d’Agri si integrano in modo sostenibile con l’ambiente circostante.

Hanno anche paura a scrivere la parola idrogeno solforato!


Il Sistema di Monitoraggio Ambientale del COVA è unico in Europa per la quantità delle componenti ambientali, dei fenomeni fisici e degli ecosistemi monitorati: aria (emissioni in atmosfera ai camini delle apparecchiature in impianto e qualità dell’aria all’esterno dello stabilimento), suolo, sottosuolo, acque superficiali, acque sotterranee, rumore, odore, attività microsismica, vegetazione, flora, fauna, biosensori e bioindicatori su un’area di 100 Km quadrati attorno al COVA.

Unico in tutta Europa? Peccato che e' sempre spento!

Il Sistema di Monitoraggio Ambientale è stato approvato dalla Regione Basilicata e dall’ARPAB e si avvale del continuo supporto di università e specialisti di prestigio.

Alla modica cifra di...?


Fanno ridere perche' tanto non gli crede piu' nessuno.







Thursday, August 8, 2013

Colle dei Nidi - Medoilgas, Gas Plus, Petrorep



Gianni Chiodi, 2010

Chissa perche' queste decisioni si prendono sempre in periodi di vacanza.

Sul Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse del 31 Luglio 2013 viene infatti riportato il confermimento del titolo petrolifero "Colle dei Nidi" che interessa le citta' di Sant’Omero, Nereto, Corropoli, Tortoreto, Torano Nuovo e Controguerra.

La decisione e' datata 12 Luglio 2013 ed e' firmata da Franco Terlizzese, che pur facendo finta di essere un integerrimo ed imparziale funzionario ministeriale e' in realta' un profondo sostenitore dell'Italia ai buchi.

Ecco qui il decreto, a pagina 9







Ci sara' un pozzo esplorativo di 3500 metri che andra' perforato entro 36 mesi.

Per tutto questo, le ditte proponenti - la Gas Plus, Medoilgas e Petrorep - pagheranno allo stato 5 euro al chilometro quadrato.

Visto che sono circa 83 i kilometri quadrati, il conto e' presto fatto: 400 euro all'anno - da pagarsi anticipatamente pero' che sicuramente risolviamo cosi la crisi.

Che dire.

Beh, diciamo che intanto la famosa legge di Gianni Chiodi non e' servita a niente se siamo ancora qui con permessi per idrocarburi in zone di pregio agricolo e paesaggistico.

E ancora di meno e' servita la sua persona o il suo darsi da fare, semplicemente perche' il suo darsi da fare e' stato inesistente.

Gianni Chiodi non ha mosso un dito contro le trivelle, ed ha solo qualche volta parlato di cose che non sapeva, sparando numeri e promesse a casaccio. Lo sappiamo: e' un pappamolle a cui non interessa niente, nemmeno della sua provincia di origine.

Ma questo lo si sapeva gia', come pure si sapeva gia' della concessione Colle Dei Nidi. Io stessa ne parlai nel 2008 per la prima volta e sicuramente i progetti erano molto antecedenti quella data.

Ci sono stati quindi almeno 5 anni di tempo per protestare, ma la maggior parte della gente ha preferito dormire.

Ormai ne ho viste tante, ne ho sentite tante, ed una cosa mi e' chiara come il sole: i pozzi si sconfiggono solo con l'attivismo, incessante, quotidiano, diffuso, che non si addormenta nei periodi di calma, ma solo quando e' stata scritta la parola fine.

Si sconfiggono avendo il coraggio di prendere le posizioni scomode e fare le domande difficili, essere duri, antipatici se serve, e rompere le scatole, senza paura. La timidezza e lo "speriamo che" non portano lontano, e cosi pure l'aspettativa di usare il petrolio per farci carriere politiche o per la vanagloria.

E' stancante, lo so, anzi lo so fin troppo bene, ma non ci sono soluzioni diverse
che l'impegno quotidiano e sincero.

Perche' tutti i politici sono corsi a dire di no ad Ombrina e su Colle dei Nidi nessuno fiata?

Perche' su Ombrina sono anni che l'opinione pubblica li martella, e ci si scandalizza, la gente nei parla nei supermercati e nelle scuole, e ci sono ripetute forme di proteste e manifestazioni di fronte a cui e' impossibile far finta di niente, proprio come per il centro Oli a suo tempo.

Credete che ai politici interessa qualcosa del mare pulito o dei vigneti?

No.

A quelli interessa solo la real politik, e quindi occorre trasformare le battaglie ambientali in uno scandalo diffuso, di modo che questi ignoranti che ci governano abbiano paura di far brutta figura, di perdere consensi, di essere additati come quelli che distruggeranno la nazione.

E purtroppo, tutto questo attivismo di popolo per Colle dei Nidi non c'e' stato, come non c'e' stato gruppo, coesione, coscienza collettiva.

Un sacco di gente mi ha scritto all'ultimo minuto su questo argomento, ma la mia giornata e' fatta di 24 ore, come per tutti, ed io non ho bacchette magiche.

In Abruzzo c'e' tanto bisogno di gente che abbia coraggio di agire in modo continuato nel tempo e non sporadico: vogliono rimpicciolire i parchi, distruggere la riserva del Borsacchio, fare i buchi, gli inceneritori, le palazzine, e chi piu ne ha piu ne metta.

Occorre allora che tutti si diano da fare - ma non solo su Facebook, che quello e' troppo facile - ma nella vita vera, con spirito di umilta' e di servizio, ciascuno con la professionalita' che ha, con manifestazioni, mostre, concerti, incontri, scuole, domande difficili ai politici, rendendosi utili senza cercare ritorni personali.

Lo so che costa tempo, e bile di fegato, e che uno deve diventare qualcosa che non e', ma, come detto, non ci sono scorciatoie.




















Monday, July 29, 2013

Peter Styles e la commissione terremoti Emilia



Peter Styles, Shale Gas Europe, consorzio finanziato da


Esce in questi giorni un testo della commissione nominata dalla Protezione Civile che dice di voler fare "chiarezza sulle cause e sui falsi miti" collegati al terremoro dell'Emilia del Maggio 2012.

In particolare si afferma che

"Il Capo Dipartimento della Protezione Civile, con decreto n. 5930 11 dicembre 2012 e s.m.i., ha individuato esperti di altissimo livello internazionale, non coinvolti in attività e consulenze riguardanti il territorio emiliano-romagnolo, quali componenti di questa Commissione."

Il Capo Dipartimento della Protezione Civile si chiama Franco Gabrielli e questa commissione tecnico-scientifica e' stata "al lavoro su eventuali relazioni tra terremoto ed esplorazioni per la ricerca di idrocarburi" in Emilia Romagna per circa un anno.

Subito mi suonano strane le parole "non coinvolti in attivita' e consulenze riguardanti il territorio emiliano-romagnolo."

Perche' hanno specificato "il territorio emiliano-romagnolo?"

E se ne hanno in altri territori?
E se ne hanno a livello nazionale?
E se ne hanno a livello europeo?

Ma andiamo con calma.

Il presidente di tale commissione si chiama Peter Styles: professore di geofisica applicata e ambientale della Keele 4 University del Regno Unito.

Ma chi e' questo Peter Styles?

Beh, iniziamo con il dire che l'Universita' Keele 4 ha autorizzato la costruzione di un pozzo di gas non convenzionale da Coal Bed Methane alla ditta Igas SUL PROPRIO CAMPUS, senza che nessuno, incluso il professor Styles, si lamentasse o facesse niente. Gli unici a protestare furono quelli del campo golf che confinava con l'Universita'!

Anzi, lo stesso Peter Styles pare essere perfettamente d'accordo con il progetto e intervistato da Oilbarrel.com, sito dedicato agli investitori petroliferi dice, tutto orgoglioso

“There’s a huge resource of gas under our feet. The coal here lies in very thick sequences, and it’s one of the gassiest coals by reputation.”

C'e' una enorme risorsa di gas sotto i nostri piedi. Il carbone e' qui posto in sequenze molto spesso ed e' uno delle rocce carbonifere piu' gassose.

La cosa piu' scandalosa, per me almeno, e' che tale Peter Styles, presidente della commissione, fa parte del "Shale Gas Europe expert advisory panel" cioe' del pannello di esperti della "Shale Gas Europe".


Eccolo qui, direttamente sul loro sito:





A leggere il tutto, pare quasi quasi che questo Styles sia una persona indipendente e libera e che questa Shale Gas Europe sia consigliata da innocenti "esperti" accademici.

E invece.

Invece continuando a cliccare si scopre che la "Shale Gas Europe" altro non e' che un consorzio per promuovere l'immagine positiva del fracking in Europa.

Chi lo finanzia?

Chevron, Shell, Halliburton, Cuadrilla, Statoil, Total.

Eccoli:

















Ora, tutto e' possibile, ma nutro forti dubbi dell'imparzialita' del Professor Peter Styles e come me, tutti dovrebbero. Anche se lui e' integerrimo, credo che il suo conflitto di interessi sia veramente palese.

Uno che e' direttamente collegato a sei grandi nomi dell'industria petrolifera non puo' essere adeguato a presiedere una commissione che in teoria dovrebbe guardare tutti gli eventi in modo disinteressato e pulito.

E gli altri?
Beh, eccoli.

2. Paolo Gasparini:

Professore emerito di Geofisica dell’Università “Federico II” di Napoli. Qui il suo curriculum: vanta varie consulenze per Agip, Snam, Texaco, Unocal e per la Turkish Petroleum Corporation, TPAO, tutte ditte petrolifere.

3. Ernst Huenges:

Direttore dell’International Centre for Geothermal Research al German Research Centre for Geosciences (GFZ, Postdam, Germania). Il GFZ anche se cerca di sembrare un ente indipedente e finanziato dal governo tedesco, e' in realta' sponsorizzato da Bayerngas, ENI, Exxon Mobil, Forest Oil, GDF Suez, Lundin, Marathon Oil, Petrobras, Petrochina, PetroSA, Repsol, RWE-DEA, Schlumberger, Statoil, Total, Vermilion Energy Trust, Wintershall AG.

Lo dicono loro stessi: GFZ sta per GeoForschungsZentrum e qui ringraziano i petrolieri per i fondi:





Paolo Scandone:

professore ordinario di Geologia strutturale, in quiescenza, dell’Università di Pisa. Il gruppo di Stratigrafia, Tettonica e Sismotettonica di cui era a capo assieme ad Etta Patacca e' stato finanziato da: Enterprise Oil, ENI e British Gas.





Stanislaw Lasocki

Professore di Scienze della Terra; capo del Dipartimento di Sismologia e Fisica della Terra presso l'Istituto di Geofisica, Accademia delle Scienze, Varsavia, Polonia e direttore del Triggered and Induced Seismicity. Working group, per studiare la sismicita’ indotta. E’ l’unico per cui non paiono esserci collegamenti diretti con l'industria del petrolio e del gas.

Franco Terlizzese

Direttore generale per le risorse minerarie ed energetiche del Dipartimento per l’Energia del Ministero dello Sviluppo Economico. Il suo ufficio fu creato nel 2009, e al convegno di Assomineraria di quell'anno disse i due obiettivi primari del suo ufficio erano di snellire le procedure burocratiche per lo sfruttamento degli idrocarburi e ripartire con gli studi ambientali nell’Alto Adriatico, dove la subsidenza indotta dalle trivelle ha causato non pochi problemi in passato.

In tempi piu' recenti al Sole 24 ore ha dichiarato:

"il problema è che in Italia non si fanno pozzi esplorativi, necessari per uno sviluppo oculato dei giacimenti. È necessario spingere le compagnie petrolifere a investire in ricerca per creare un patrimonio di conoscenza che l'Italia e in particolare la Basilicata ci auguriamo riescano a ottenere"


Credo che sia chiaro in che direzione vada.




E cosa altro poteva concludere una commissione il cui presidente e i cui membri sembrano avere per la maggior parte legami con l’industria del petrolio e del gas pur essendo "esperti di altissimo livello internazionale non coinvolti in attività e consulenze riguardanti il territorio emiliano-romagnolo"?

Ma e' ovvio: che e' tuttapposto.

E infatti, il rapporto degli esperti di altissimo livello internazionale non coinvolti in attivita' e consulenze riguardanti il territorio emiliano-romagnolo afferma che gli idrocarburi in superficie ci sono sempre stati, che la reinizione di acqua salata nel sottosuolo e’ utile per ridurre la subsidenza, che i terremoti del 2012 sono accaduti in zone gia’ interessati da eventi sismici in passato.

Nessun dubbio, nessuna domanda, nessun proponimento per il futuro: se continuare o no a trivellare l’Emilia - e lo stivale tutto - o se, alla fine, e’ sempre cosa e’ niente.

Friday, February 22, 2013

La MOG conferma ai suoi investitori: Ombrina passa.



Ieri la notizia che Ombrina Mare e' stata approvata dagli uffici governativi italiani. Si tratta di un campo di petrolio a circa 6 chilometri da riva, con una nave desolforante FPSO - con fiamma costante sputa idrogeno solforato tutti i santi giorni - nei pressi del parco nazionale della costa teatina e di una riserva di pesca finanziata dall'UE.

Interpellato Franco Terlizzese, il responsabile ministeriale su tali questioni, risposte fugaci e misteriose. "Dovete attendere."

Ma basta andare sui siti degli investitori per vedere invece come stanno le cose.

La MOG - la Mediterranean Oil and Gas lo dice chiaramente. Hanno avuto un positive ruling.

E infatti, mica la MOG si chiama Franco Terlizzese o Gianni Chiodi che dormono e aspetta oggi che viene domani per parlare democraticamente al popolo di cosa succede ai loro mari.

No, la MOG ha gli investitori da rendere felici e cosi ecco che giunge la notizia ufficiale da parte della MOG di oggi 22 Febbraio 2013. 

Il Ministero dell'Ambiente gli ha dato l'OK.

Dicono che questa approvazione li porta praticamente al passo finale per l'approvazione dopo la prima istanza sottomessa nel 2009.

Secondo la MOG, appena il Ministro dell'Ambiente e delle Attivita' Culturali firmeranno il decreto passeranno all'approvazione finale presso il ministero dello Sviluppo Economico, che gia' aveva detto si nel 2009.

Interessante che l'altro ieri Franco Terlizzese diceva che si doveva attendere - noi gente normale - mentre invece la MOG sa tutto.

Il capo della MOG, tutto gongoleggiante dice

"We are very pleased to hear that the EIA Commission has ruled positively in favour of our EIA for Ombrina Mare. This supports our belief that Ombrina Mare can be developed safely and with due care for the environment."

Siamo molto compiaciuti che la Commissione di Valutazione Ambientale abbia decretato in favore di Ombrina Mare. Questo da supporto alla nostra opinione che Ombrina Mare possa essere sviluppata in modo sicuro e con attenzione per l'ambiente.

Parola di petrolieri.

Adesso tutti i politici a saltare sul carro - me dove erano tutti PRIMA?

Mistero della fede.

Ciascuno merita quel che ha.

Thursday, February 21, 2013

Ombrina Mare: La democrazia di Franco Terlizzese


Ecco cosa da dire Franco Terlizzese, il direttore generale dei petrolieri in un email che mi e' giunto ieri.

Un perfetto Ponzio Pilato.

Mentre lui diceva che tutto sara' "tempestivamente riportato" sui vari organi decisionali, loro avevano gia' deciso.

Ah, la democrazia italiana, in cui la cosa pubblica e' cosa loro e in cui la gente deve essere l'ultima a sapere.

In un altra societa' sarebbero tutti bombardati di email - da Chiodi a Terlizzese, da Di Giuseppantonio alla Sclocco, fino all'ultimo amministratore di Ortona.

In un altra societa'.

Qui ci si abituera' anche a questo.

La democrazia e' un impegno, non e' un like su facebook.

franco.terlizzese@mise.gov.it

------

Gentile dottoressa,

le informazioni sul sito ministeriale in merito all'istanza di Ombrina Mare (d30) si fermano alle osservazioni presentate dalla Società al MATTM a seguito del preavviso di rigetto fondato sul D. Lgs. 128/2010.

In base al Decreto Sviluppo, come da Lei osservato, art. 35, è possibile riprendere l'iter istruttorio, che questo Ministero potrà riavviare in caso di eventuali nuove determinazioni del Ministero dell'Ambiente in merito al sub procedimento di VIA.

Nuove istanze/determinazioni di competenza di questo Ministero in merito saranno come sempre tempestivamente riportate in estratto sul sito e mensilmente sul BUIG

Distinti saluti


Ministero dello sviluppo economico
Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche
Franco Terlizzese
Direttore Generale

tel: (+39) 06 4705 2859 - fax: (+39) 06 47887802
e-mail: franco.terlizzese@mise.gov.it
web: http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it
Via Molise, 2 - 00187 Roma

-----Messaggio originale-----
Da: D'Orsogna, Maria-Rita R
Inviato: martedì 19 febbraio 2013 19:53
A: Franco Terlizzese
Oggetto: MOG in Abruzzo


Gentile Dr. Terlizzese,

le scrivo dopo tanto tempo per conoscere lo status di Ombrina Mare.

Dai siti ufficiali non compare nulla, mentre in questi giorni in Abruzzo le voci fioccano sulla approvazione di questo progetto.

Le sarei grata se si potessero avere delle informazioni ufficiali, pubbliche, chiare e democratiche su questo tema dato che sta a cuore a molti abruzzesi.

La stragrande maggioranza di cittadini, sindaci e rappresentanti regionali ha infatti manifestato piu volte la propria contrarieta' ad Ombrina Mare.

Come lei sai, a suo tempo, il ministero dell'ambiente aveva espresso parere negativo contro la MOG per la pericolosita' dell'impianto, per la sua vicinanza a riserve naturali e per il suo forte impatto ambientale. Il decreto Prestigiacomo era solo uno dei tanti motivi della prima bocciatura di Ombrina.

Anche se il nuovo Decreto Sviluppo rende obsoleto il Decreto Prestigiacomo, tutti gli altri motivi su elencati restano invariati.

Non e' chiaro come 3 anni fa una FPSO sputa idrogeno solforato 24 ore su 24 potesse essere pericolosa ed oggi non lo e' piu.

Wednesday, February 20, 2013

Approvata Ombrina Mare


Una nave FPSO - a pochi chilometri dalla costa teatina -
Grazie a Gianni Choidi
 

Non ho molto tempo, ma il file ufficiale e' qui. E pensare che il comune di Lanciano aveva questa carta dal 14 Febbraio e hanno ben pensato di tenrere tutto nascosto per un po.

Gianni Chiodi, cosa ha da dire?
Enrico Di Giuseppantonio, cosa ha  da dire?
Giovanni Legnini, cosa ha da dire?
Nazario Pagano, cosa ha da dire?
Carlo Costantini, cosa ha da dire?
Fabrizio Di Stefano, cosa ha da dire?
Mario Pupillo, cosa ha da dire?
Luigi Comini, cosa ha da dire?
Rocco Catenaro, cosa ha da dire?
Eugenio Caporella, cosa ha dire?
Marinella Sclocco, cosa ha da dire?
Remo Di Martino, cosa ha da dire?

Non voglio sentire che non e' colpa vostra. Voi avete in mano comuni, regione, provincia, e se solo lo VOLEVATE e aveste lavorato insieme questo scempio non si sarebbe realizzato.

Agli Abruzzesi: e' anche colpa vostra. La democrazia funziona solo se uno CONOSCE i propri diritti, non ha paura di farli valere ed ESIGE che la cosa pubblica sia rispettata.

ESIGE. Ogni giorno. Senza se e senza ma.

God Bless.








Monday, February 7, 2011

Tutti a Chieti il 18 Febbraio 2011


In data 18 Febbraio 2010, il professor Mario Rainone dell'Universita' degli studi d'Annunzio ha organizzato l'ennesimo ingannevole tentativo di creare consenso attorno al tema della petrolizzazione d'Abruzzo con la tavola rotonda dal titolo "Gli idrocarburi in Abruzzo - conoscenza, territorio, impresa e lavoro".

La conferenza si svolgera' presso il Centro Ricerche e Studi Sperimentali per le geotecnologie di Chieti dell'universita' e spicca per l'enorme sbilanciamento di partecipanti a favore di Confindustria o con interessi diretti nell'industria del
petrolio. La cittadinanza non e' stata invitata a partecipare.

Gli unici tre relatori ad invito sono:

Vittorio Scisciani, dell'Universita' di Chieti, che si occupa della creazione di profili sismici per l'esplorazione petrolifera per conto di ENI-Agip. Fa parte del gruppo TaskForceMajella, creato dal'ENI nel 1998 al solo scopo dichiarato di trivellare il Parco Nazionale della Majella, assieme alla Exxon, la British Gas, e la norvegese Norsko Hydrom, nel silenzio generale.

Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, una ditta privata con sede a Bologna che si occupa di strategie di mercato per conto terzi, inclusa l'industria del petrolio.

Nel 2008 dichiaro': "Sono necessari grandi investimenti per sviluppare piu' capacita' produttiva e tirare fuori il petrolio che c'e'". Fra i suoi clienti anche la A2A che indirettamente la centrale a turbogas di Gissi.

Franco Terlizzese, Direttore per le risorse minerarie ed enegetiche dello sviluppo economico che in un convegno di Assomineraria ha affermato che lo scopo del gruppo che dirige e' quello di "snellire le procedure burocratiche per lo sfruttamento degli idrocarburi", rendendo dunque la vita facile ai petrolieri e lasciando i cittadini sempre piu' soli.

L'organizzatore e' il professor Rainone, direttore del Ce.R.S.-GEO- Universita' G. D'Annunzio, sebbene il suo H-index, che misura il successo professionale in ambito
accademico, sia bassissimo, solo uno secondo il sito americano Isiknowledge. Per fare un confronto, altri geologi dell'Universita' di Chieti, non invitati al convegno, hanno invece un H-index di 15.

Riteniamo molto sgradevole e profondamente offensivo il fatto che si voglia discutere del nostro futuro senza includere i cittadini e che ad essere invitati a relazionare siano personaggi che non conoscono minimamente, ne tantomeno amano, la realta'
abruzzese.

Riteniamo altresi' gravissimo tentare di strumentalizzare l'attuale crisi economica, facendo pressione su sindacati, con la falsa promessa di posti di lavoro che mai si realizzeranno.

Come sempre, e' tutto gia' scritto e basta andare in Basilicata a vederlo.

Il petrolio non porta lavoro ma malattie. Il petrolio non porta soldi se non agli speculatori di turno.

Invitiamo Gianni Chiodi a denunciare con piu' coraggio questi continui tentativi di falsa propaganda in favore del gas e del petrolio - ugualmente dannosi e spesso
l'uno un cavallo di Troia per l'altro - e di farsi interprete con maggiore incisivita' della volonta' popolare, irreversibilmente cementificatasi contro lo sfruttamento minerario dell'Abruzzo, grazie a 4 anni di informazione, vera, indipendente e capillare.

Alla Confindustria, a Rainone e a Primavera, rivolgiamo invece l'invito di fare un passo verso la modernita' - gli anni sessanta sono passati da un pezzo.

Soprattutto invitiamo il popolo abruzzese ad organizzarsi via Facebook, blog e predendo contatti con le associziazioni sul territorio per protestare a Chieti in data 18 Febbraio 2011.

Siamo uniti, compatti e numerosi e non lasceremo il nostro territorio indifeso davanti a vili interessi speculativi da parte di petrolieri e di industriali senza scrupoli.


Maria Rita D'Orsogna, PhD
Assistant Professor
Department of Mathematics
Institute for Sustainability
California State University at Northridge
Los Angeles, CA 91330
dorsogna@csun.edu
1 818 677 2703

assieme a tutte le associazioni che lottano eroicamente contro l'Abruzzo petrolifero

Nuovo Senso Civico - presidente Alessandro Lanci
Comitato No Petrolio - presidente Gabriele di Clerico
Comitato Abruzzese del Paesaggio
Abruzzo in Movimento
Le Colonne d'Ercole
Emergenza Petrolio Abruzzo

Friday, October 1, 2010

Assomineraria: "creiamo consenso"




Non sapevo se ridere o piangere quando ho letto di Assomineraria che vuole promuovere il settore parapetrolifero per "crearsi consensi", visto che sono odiati un po' in tutta Italia.

Cos'e' questo parapetrolifero? Gia' di per se, il nome fa ridere ed e' un modo per rendere piu' delicato quello che delicato non puo' essere.

Non e' petrolio, ma parapetrolio!

Praticamente, vogliono coinvolgere un po di piu' le industrie locali in modo da aumentare il proprio "consenso" fra la gente. Della serie: io ti do un pochino di mansioni da svolgere in loco e in cambio cerco di crearmi una immagine di industria santa e che vuole bene alla gente del posto.

Come se fossimo tutti nati ieri!

Ecco allora il parapetrolio - praticamente i servizi petroliferi. Se l'ENI fosse riuscita a trivellare in Abruzzo, la Buonefra, Fratino e Marrollo sarebbero stati anche loro para-petrolieri.

Secondo un comunicato di giugno 2010 - contorto, barocco e prolisso - Assomineraria sta preparando un nuovo filone di attivita' con una serie di incontri nelle sedi piu' interessate al petrolio - e alla sua devastazione ambientale. Dicono:

In questo contesto, il Workshop punta a creare maggiore consapevolezza e consenso presso gli opinion-makers locali intorno all’idea che le Imprese di Beni&Sevizi del settore upstream, in ciascuna Regione, si debbano comportare anche come parte di un “sistema a rete” per gestire insieme una serie di problemi di comune interesse, dalla creazione dei necessari supporti logistici ed infrastrutturali ai rapporti con le diverse istanze locali, allo sviluppo di risorse tecnico-professionali, alle questioni ambientali etc.

Cioe' in poche parole vogliono farci il lavaggio del cervello, dopo 15 anni che hanno distrutto la Basilicata che andra' tutto bene perche' ci sara' il parapetrolio.

Il primo di questi incontri per "creare consenso" e' svolto proprio a Matera. Ma davvero pensano di "crearsi consenso" in Basilicata dopo che gli hanno rovinato campi, miele, acqua potabile, polmoni e speranza per il futuro?

Interessante che non abbiano scelto Potenza - li hanno gia' preso tutto facendo leva sull'ignoranza della gente e non gli serve piu' il consenso per le operazioni future. Si sono gia' presi tutto con la prepotenza. Siccome ora vogliono investire anche in provincia di Matera, cercano li di passare per santi e dicono di avere invitato 50 esponenti "altamente qualificati"

di imprese di Beni e Servizi associate ad Assomineraria, di compagnie petrolifere, di Confindustria e Regione Basilicata, del Ministero dello Sviluppo Economico, di Organizzazioni sindacali, dell’Università e dei media regionali e con la partecipazione di un numerosissimo pubblico di osservatori.

Dicono di avere portato avanti un dialogo molto serrato e che

l’obiettivo è stato quello di discutere delle esperienze fin qui sviluppate dagli operatori impegnati nella valorizzazione delle risorse del sottosuolo, e le prospettive che si possono aggiungere a questo impegno, evidenziando anche la necessità di sostegno e condivisione da parte delle diverse istanze locali che hanno il compito di promuovere la crescita del sistema produttivo regionale.

Tante parole per dire che gli serve una regione ancora piu asserviente cosi' anche Matera e' stata conquistata.

Le mie domande: ma come mai della gente normale nessuno ne sapeva niente? Come mai non si parla in nessun posto dell'ambiente? Come mai neppure una parola sulla devastazione ambientale che l'ENI ha portato in Basilicata? Come mai non si parla del fatto che i tumori scoppiano in Basilicata? Del fatto che vogliono trivellare dietro l'ospedale? Del fatto che trovano scarti petroliferi nelle dighe, nelle falde acquifere, nel miele? Del fatto che la gente emigra senza sosta dalla Basilicata?

Ah gia' il parapetrolio li salvera' tutti!

Poi dicono che

Numerosi sono stati i riferimenti allo crescita negli ultimi trent'anni del comparto parapetrolifero a Ravenna.

Puo' darsi, ma si dimenticano di dire che per colpa delle estrazioni di metano Ravenna e' affondata di oltre un metro, e hanno fortissimi problemi di erosione alle costa che e' indietreggiata anche di 50 metri in alcuni posti, con gravi conseguenze sull'industria turistica.
Forse il parapetrolio e' meglio dell'attivita' turistica?


I prossimi workshop-lavaggio del cervello saranno in Emilia Romagna e in Sicilia, anche li si parte con la disinformazione. Interessante che in Abruzzo nemmeno ci provano!

Assomineraria - che vergogna, e che vergogna per chi di quei 50 esponenti "altamente qualificati" gli crede a queste balle.

Ma poi, cosa vuole dirti Assomineraria?

Il loro obiettivo non e' di voler bene alla Basilicata, alla Puglia o all'Abruzzo o all'Italia.

Il loro obiettivo e' di trivellare questa nazione, da cima a fondo, possibilmente indisturbati e con il consenso di un popolo, il piu' supino possibile.

Sta a noi fargli vedere che non ci crediamo nemmeno un pochino e che siamo piu intelligenti di loro e delle loro bugie.

Fonti: Assomineraria