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Thursday, April 19, 2012

Due anni dopo il golfo del Messico - 20 Aprile 2012


Grazie ad Adriano Bellintani


We've fished here all our lives and 
never seen anything like this
Sidney Schwartz, 2012

Pescatore della Louisiana 
sui pesci con deformita' 
due anni dopo lo scoppio










E cosi, sono passati gia due anni. La BP continua a mandare il televisione pubblicita' progresso in cui affermano che e' tuttapposto, che il mare e' aperto per business, che siamo tutti felici.

Invece lo sappiamo tutti che le conseguenze di questo disastro le sentiremo a lungo. Qui sopra ho cercato di mettere delle foto indicative di tutto cio' che il petrolio BP ha distrutto: delfini, coralli, pesci, persone, aironi, meduse, pellicani.

Allora erano tutti coperti di nero, oggi continuano a morire per deformazioni genetiche, aborti, e lesioni derivanti dal petrolio. Durera' molto, inutile illudersi. L'area dell'Alaska dove si riverso' il petrolio della Exxon Valedez nel 1989 non e' mai tornata ad essere come era prima.

Dei vari reportage che ho letto e visto in questi giorni, uno dei piu' interessanti, mi pare essere proprio quello di Al Jazeera sui pesci del golfo del Messico e le mutazioni genetiche, causate dal petrolio della BP.

Di alcune cose abbiamo gia' parlato in questo blog e le ho messe nella lista accanto - Corexit, killfish, brucellosi, ma qui c'e' un po tutto.

Il Dottor Jim Cowan, che lavora presso il Dipartimento di Oceanografia e di Scienze Costiere della Louisiana dice che oggi nel golfo ci sono pesci e crostacei con difetti terribili: senza occhi, senza zampe, sottosviluppati, con lesioni e buchi al corpo, pieni di petrolio, con gusci fragili e perforati e con tumori e malattie a tassi mai visti prima. Hanno tutti il sistema immunitario indebolito e ci sono molte piu' infezioni batteriche di prima. La biodiverstia' inizia a soffrire.

Ci sono zone, come Barataria Bay, in cui la meta' dei gamberetti pescati e' senza occhi, e la piaga si estende in Mississippi, Alabama. Prima dello scoppio la percentuale di gamberetti con difetti erano dello 0.1%. Adesso siamo al 50% a Barataria Bay. In altri posti le percentuali sono del 20%, ma pure sempre percentuali enormi di fronte a prima dello scoppio.

Colpa del disperasante Corexit, il cui principio attivo 2-butoxyethanol spezzetta le molecole del petrolio ma anche quelle delle membrane degli esseri viventi, non lasciando scampo a chi ci capita.

I gamberi sono i piu' "interessanti" dal punto di vista scientifico perche' hanno un ciclo vitale breve, e cosi dal giorno dello scoppio fino ad adesso sono passate tre/quattro generazioni. Il fatto che continuino a nascere senza occhi significa che le mutazioni genetiche sono avvenute e le sostanze chimiche del Corexit sono adesso parte del loro DNA.

I dispersanti entrano nella vita del mare e delle persone tramite l'inalazione, l'ingestione, contatto con pelle  e occhi, e causano mal di testa, vomito, diarea, dolori addominali, al petto, problemi respiratori, alla pelle, ipertensione, depressione, problemi cardiaci e cardiovascolari. Sono carcinogenici e teratogenici - causano cio' anche difetti ai feti.

Assieme al Corexit, colpa anche degli idrocarburi policiclici aromatici - IPA in italiano, PAH in inglese - che possono anche loro entrare nel genoma, come gia' accaduto nel disastro della Exxon Valdez.

I fondali marini sono coperti di petrolio, con migliaia e migliaia di animali, piante e coralli, sommersi dal petrolio.

Il goverantore della Louisiana - votato anche grazie ai soldi del petrolio, come tutti i politici di Lousiana - dice che e' tuttapposto e che stanno aspettando le analisi.

La BP dice che le lesioni sono normali ma che stanno facendo anche loro dei test.

Il governo non dice niente. Tutto il mondo e' paese.

Darry Felder e' un biologo dell'Universita' della Louisiana che faceva analisi ai pesci gia' prima dello scoppio, perche' l'area era gia' vulnerabile a causa di tutti i pozzi trivellati. Dice che una causa aggiuntiva di danni ai pesci e crostacei potebbero essere i fanghi tossici usati per tappare il buco e di cui sono state usate enormi quantita' durante i mesi delle emissioni incotrollate. In particolare una componente dei fanghi che si ritrovano nei gusci dei gamberi e di crostacei lesionati e anneriti e' il manganese.

Guarda caso,  i fanghi usati dalla BP avevano fino al 90% di particelle a base di manganese.

Andrew Whitehead e' professore alla Louisiana State University, che ha studiato il killifish, un innocuo pesciolino che e' alla base della catena alimentare marina, e ha trovato che anche qui le sostanze tossiche del petrolio e dei dispersanti sono entrati nel loro genoma. Hanno danni al cuore, non si sviluppano e muoiono.

I pesci piu' grandi mangiano il killifish deformati e dal genoma mutato, e noi umani mangiamo loro. Evviva.

Whitehead e' preoccupato degli effetti a catena di questi danni al genoma e pensa che siamo solo all'inzio, visto che il killifish e' un animlae semplice e piccolo - come i gamberi - e che per vedere gli effetti sui pesci piu grandi ci vorra un po, ma che arrivaranno prima o poi.

I delfini pero' non hanno aspettato, e sono morti in centinaia. Le sostanze chimiche che hanno mangiato durante il tempo dello scoppio sono migrate nei loro tessuti, e nei grassi che vengono poi usati durante la fase di gestazione, e cosi ci sono anche problemi di aborti dei delfini, e di feti deformi.

Il professor Ed Cake, 72 anni, ha studiato i delfini e la vita del mare in altri casi di disastri ambientali e dice che non solo l'area dell'Exxon Valdez non e'mai tornata ad essere come era prima, ma neanche l'area di Campeche in Messico, dove scoppio' un pozzo nel 1979, non e' mai tornata ad essere come prima.

I pescatori dicono che continuano a tirare su balle di petrolio e di catrame e residui tossici dalle reti, e che se ne vedono ancora lungo le spiagge.


I residenti non vanno a fare il bagno e non mangiano pesci del golfo.

Oil spills are forever.

In Italia non succedera' mai.

Wednesday, April 18, 2012

Le balene e i delfini alla riscossa


Vedere i delfini lungo le nostre coste e' sempre motivo di curiosita' e di benvolere. La stampa locale, in Abruzzo, in Puglia, in Sicilia ne fa sempre degli articoli con foto spettacolari.

E allo stesso modo ogni volta che vediamo morie di delfini, cetacei ed altri animali marini ci restiamo tutti un po sgomenti, perche' sono creature belle, grandi, affascinanti, che appunto si fanno volere bene.

E come per tutti gli essere viventi, incluso l'uomo, la salute di questi animali dipende dal loro ecosistema.

I ripetuti spiaggiamenti e le morie di delfini e balene che si verificano anche in Italia, significano che non e' sano il loro mare, che non e' sano il nostro mare.

L'ammirazione per i delfini deve andare di pari passo con la difesa della loro casa, il mare.

Forse chi segue tutti i nostri blog sul petrolio sa che fra le cause degli spiaggiamenti ci sono anche le ispezioni sismiche, spari violenti di aria compressa, e strumento che i petrolieri usano per cercare i giacimenti di petrolio nel fondale marino.

Chissa' se lo sanno i politici e chi prende le decisioni!

L'air gun causa confusione, disturbi al sistema uditivo, di orientamento, di accoppiamento dei delfini e delle balene, lesioni ai loro corpi, e a volte anche la morte.

Anche l'attività estrattiva vera e propria da una piattaforma permanete e' dannosa per gli animali, con sversamento a mare e in atmosfera di inquinanti che finiscono dritti dritti nella pancia delle creature del mare.

I cetacei - delfini e balene - occupano il vertice della catena alimentare e rappresentano una specie di sentinella della salute del mare. Bioaccumulano e magnificano gli inquinanti e concentrano nei loro tessuti tutte le schifezze che noi, teoricamente creature superiori, rigettiamo nel mare senza pensarci troppo.

E allora che si deve fare?

Beh, Guido Pietroluongo ha fatto una cosa bellissima. E' un laureando in veterinaria ed ha pensato di scrivere un documento illustrativo proprio su questo tema: la difesa dei cetacei in tempo di esplorazione ed estrazione di petrolio e piu' in generale sugli impatti delle attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi nel Mar Mediterraneo.

Ha bussato e gli hanno risposto ben 15 associazioni di livello nazionale ed europeo, fra cui

ENPA, Animalisti Italiani, LIDA, Comitato Parchi Italia, Federazione Nazionale Pro Natura e Pro Natura Mare Nostrum, Centro Studi Cetacei, Ketos, Aeolian Dolphin Research, Centro Ricerca Cetacei, Bottlenose Dolphin Research Institute, Istituto per gli Studi sul Mare, Oceana,
Sea Shepherd Conservation Society e The Black Fish.

Da questo fronte comune è nato il documento che si puo' scaricare in alto.

Il testo mostra anche che gli Studi di Impatto Ambientale delle società petrolifere rarissimamente trattano il tema della sicurezza dei loro impianti ed attivita' per i cetacei in maniera soddisfacente.

Assieme, queste associazioni denunciano l'assenza della trasparenza negli Studi di Impatto Ambientale, l'assenza della cronologia delle operazioni, l'assenza di una attenta e approfondita valutazione di tutti gli impatti ambientali - chimico, atmosferico, acustico - l'assenza di studi approfonditi sulla presenza di Cetacei nelle aree oggetto dei progetti di ricerca, l'assenza della valutazione di tutta la regolamentazione che tutela e protegge l'ecosistema marino e i Cetacei.

Insomma: ai petrolieri importa poco di delfini e balene - e come potevamo pensare altrimenti?

E dove e' finito questo testo?

E' stato inviato ai Ministeri della Repubblica Italiana e ai principali Enti preposti al monitoraggio e al controllo di queste attività e dei loro impatti (ISPRA, ARPA, Comando Generale delle Capitanerie di Porto etc. etc.), per richiedere di valutare attentamente e di analizzare con accuratezza questi aspetti prima di rilasciare i permessi di ricerca ed estrazione.

La tutela del mare non e' solo per le balene. La tutela del mare e' anche per difendere turismo e pesca, fulcri dell'economia marittima italiana, e naturalmente la difesa della salute pubblica.

In quei mari inquinati ci andiamo noi a fare il bagno!

Questo e' un piccolo passo verso un reale e concreto impegno per chiedere alle istituzioni e alle autorità di proteggere l'ecosistema marino spesso tutelato solo sulla carta. Anche se spesso neanche lo sappiamo, in Italia abbiamo un patrimonio naturalistico UNICO, che deve essere conservato e salvaguardato come risorsa inestimabile di vita, salute e sviluppo ecosostenibile.

Se qualche Associazione volesse unirsi nel firmare il documento e nel partecipare a questa
campagna, in linea con le tematiche sopra descritte, può comunicarlo mettendosi in contatto a
questo indirizzo mail:

docdolittle CHIOCCIOLA hotmail PUNTO it

Grazie Guido, grazie alle 15 associazioni!

Sunday, April 15, 2012

Elezioni Ortona 2012: Non votare Remo di Martino!


Fra un po ad Ortona si vota per il candidato sindaco.

Non sono residente ad Ortona, ma a quella citta' - nell'irriconoscenza generale della classe politica - ho dedicato anni della mia vita, da lontano e senza alcun tornaconto personale. Ancora adesso mi chiedo cosa sia scattato in me quel 15 Ottobre 2007 che ha cambiato la mia vita.

Credo pero' di poter dire che molto probabilmente senza di me, il centro oli sarebbe stato realta', considerato che a suo tempo erano tutti d'accordo, Caramanico, Fratino, Del Turco e che nessuno neanche sapeva cosa fosse l'idrogeno solforato.

E allora credo di poter dire la mia su queste elezioni.


Non votate Remo Di Martino.

Non votatelo.

Qualsiasi sia la vostra idea politica, qualsiasi sia il vostro passato, non votatelo.

Non se lo merita di portare a casa i quattrini pubblici.
Non se lo merita di portare a casa i vostri quattrini.
Non portera' niente di buono.

A quest'uomo, secondo me, non interessa niente di Ortona, dei suoi cittadini, della sua natura, altrimenti si sarebbe comportato diversamente in questi 5 anni.

Ha fatto qualcosa Remo Di Martino per fermare l'Amianto? il Petcoke? Ombrina Mare? Per promuovere il Parco della Costa Teatina? Non mi risulta.

E se il Centro Oli non si e' costruito, per ora almeno, io credo, non e' certo per merito suo. Anzi, se fosse stato per lui non si sarebbe mossa una mosca. Conservo ancora i suoi email del 2007 in cui mi diceva che era semplice allaccio di metano e che io "ero maleinformata".

Remo di Martino, se ci teneva ad Ortona, ma per davvero, avrebbe agito lui per primo, si sarebbe informato e se lo sarebbe fatto lui il giro d'Abruzzo, avrebbe lui dibattuto l'ENI, avrebbe lui convinto il suo collega Nicola Fratino ad abbandonare i folli progetti di morte per le vigne d'Abruzzo, invece di stare al rimpallo, aspettando di reagire a questa "creatura del web" che ha fatto quello che doveva fare lui.

Remo di Martino, se ci teneva ad Ortona, ma per davvero, avrebbe lui spiegato agli Ortonesi cosa e' una raffineria, cosa e' l'idrogeno solforato, cosa sara' l'Abruzzo petrolizzato.

Invece ha cambiato bandiera come cambia il vento. Prima dice si al petrolio, poi va sul trabocco a dire no. Prima vota per il ritorno del sito del Feudo a zona agricola e poi ci ripensa e lo trasforma in sito industriale.

E come potro' mai dimenticare lo spettacolo pietoso del gennaio 2010 in cui davanti a me, senza vergogna, va sul palco a dire che lui e' stato un paladino della lotta contro il Centro Oli?

E come potete dimenticarlo voi ortonesi, adesso che, di nuovo, si e' dimenticato del suo supposto eroismo anti-petrolifero e rivota il passaggio dell'area Feudo a zona industriale?

E' tutta una presa in giro, e lo sappiamo tutti, e non ci sono mezze parole.

Allora occorre avere il coraggio di dire: cambiamo, proviamo un altro, liberiamoci di questa zavorra.

A che ideale puo' essere fedele uno che oscilla cosi, senza sapere davvero in cosa crede? Uno che un giorno dice si e un altro dice no? Come potra' servire la collettivita' uno che non riesce a capire dove stare neanche su un tema cosi importante, cosi dibattuto?

E poi, il migliore indicatore del futuro e' il passato. In tutti questi anni Remo Di Martino ha avuto varie cariche comunali, provinciali in Abruzzo.

Chiedetevi: le vostre vite sono migliorate? E' migliorata Ortona? E' piu' bella? E' piu' ricca? Ci sono piu' turisti? E' piu' viva, ci sono piu' cose da fare? E' piu' salutare?

Ciascuno puo' rispondere a questa domanda come vuole, sapendo pero' che se lo si rivota, saranno altri 5 anni della stessa minestra.

Io non lo voterei.

Un ultima cosa: chissa' se Remo di Martino si ricorda quando mi scrisse che sarebbe venuto negli USA a dire ai miei studenti che io sono antidemocratica perche' ero contro le sue idee, e lui era stato eletto, e dunque rappresentava il popolo, e io no?

Beh, questa storia la racconto sempre, ovunque vado, a San Francisco, a Los Angeles, A Pechino, a New York a tutte le platee made in the USA a cui ho parlato della storia del petrolio d'Italia.

Ci facciamo sempre delle gran risate.

Questo blog e' scritto da un cittadino USA, su suolo USA, su server USA. In questo paese vige la liberta' di parola.

I am free.

Saturday, April 14, 2012

Bomba, su Google News


Ecco qui vari siti in inglese che hanno riportato la storia di Bomba e della Forest Oil:

888 Press Release

Virtual Strategy

Vero Beach Tattoo

Silo Breaker

Il testo in inglese e' qui - grazie a Sammy, Paul e Randi per averlo diffuso su Google News.

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The people of Abruzzo, Italy have once again scored a giant victory in their David versus Goliath fight against Denver-based oil giant Forest Oil Corporation, in their quest to protect one of Europe's most biodiverse regions.

On April 10th, 2012, the Commission for Environmental Impact Evaluation in Abruzzo, headed by Mr. Antonio Sorgi, unanimously rejected gas drilling and refining plans as proposed by the Forest Oil Corporation, headed by CEO Craig Clark, after a prolonged awareness campaign involving residents and activists.
According to public documents, the American oil giant had begun considering drilling a first cluster of five gas wells, a refinery, and multiple waste pits back in 2008. The company had anticipated extracting a total of at least 50 billion cubic feet of natural gas containing high levels of hydrogen sulfide to be refined 200 meters from the nearest residence in Bomba, Abruzzo, population 900.

Bomba sits along the banks of a popular recreational lake by the Parco Nazionale della Majella, a scenic national park that draws local and international visitors due its pristine environment and breathtaking views. Its economy is largely driven by agriculture and tourism.

Residents reacted strongly to drilling plans and uncovered Forest Oil Corporation's reports, according to which drilling could pose severe hydro-geological risks to a highly unstable, seismic area prone to subsidence and landslides. The project also called for the emission of pollutants from the refinery exceeding Italian legal limits, which would permeate the town center.
Official statements in opposition to drilling by the Forest Oil Corporation were filed by nineteen municipalities in the area, the Province of Chieti, the Catholic Church, the World Wildlife Federation, the Union of Merchants and Tourist Operators, and dozens of local organizations as well as the heirs of American author John Fante.

In a last-ditch effort to gather public support, executives from the Forest Oil Corporation visited Bomba in August 2011. They were confronted with incensed residents, who asked cogent questions that the Forest Oil executives were incapable of addressing. Later, the company stated that it was the first time in their 95-year history that they had received such informed and firm opposition from a local population.

The campaign to save Bomba is part of an ongoing effort to save Abruzzo, Europe's green heart, from turning into a giant oil field. The campaign has been largely coordinated by Professor Maria R. D'Orsogna, a California resident with origins in Abruzzo. In the past five years, this international activism has led to the rejection of another oil field and refinery in Ortona, sponsored by Italian oil giant ENI, and of the Ombrina Mare oil rig proposed by Mediterranean Oil and Gas of London.

In a brazen act of defiance against Italian officials and the unanimous will of local population, the Forest Oil Corporation of Denver plans to appeal.

Thursday, April 12, 2012

I coralli uccisi dalla BP






I danni alla vita marina sono maggiori di quel che si pensa, secondo un nuovo studio dell'Universita'
della Florida sui coralli del Pinnacle Reef nel golfo del Messico. Molti dei 400 coralli esaminati, a circa 35 miglia dal pozzo BP e a circa 70 miglia da riva erano ancora ricoperti di residui oliosi e di pezzi morti.

I ricercatori dicono che tutti gli indicatori puntano ad un singolo "traumatico" evento e non a un processo naturale: altri studi eseguiti fra il 1997 e il 1999 mostravano infatti coralli normali.

Ian MacDonald, oceanografo della Florida State University dice che secondo lui il danno e' ancora maggiore dell'area da loro studiata e che questo e' soltanto la punta dell'iceberg.
 
Secondo lui, il petrolio e' stato spruzzato con Corexit, il dispersante tossico usato per farlo affondare, e cosi facendo ha intaccato e contaminato i coralli. Un successivo uragano ha contribuito a espandere il petrolio fino a Pinnacles Reef.


Il disastro continua -- cinque anni e mezzo dopo.

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Tutti gli indicatori marini indicano che lo scoppio nel golfo del Messico ha avuto conseguenze disastrose, al momento dell'impatto, ma anche adesso, due anni dopo.

Dopo i delfini morti, le macchie che ricompaiono, i pesci malati, il Corexit e le persone con strane malattie, e' la volta dei coralli.

Ecco infatti un rapporto di CNN in cui si mostra che i coralli a circa 11 chilometri dal pozzo esploso sono stati fortemente danneggiati. Molti dei coralli sono morti, e ora ricoperti da sostanze appiccicose marroncino.

La composizione chimica di questa robaccia e' correlata positivamente al petrolio della BP.

Gli scienziati guidati da Helen White, affermano che questo e' solo uno dei tanti indicatori e che se il petrolio e' arrivato a danneggiare i coralli cosi lontano dal punto dello scoppio e' probabile che sia arrivato con conseguenze gravi su una vasta area del fondale marino.

I coralli sono un ottimo indicatore perche' sono stazionari e perche' quando vengono attaccati da sostanze tossiche reagiscono producendo sostanze protettive mucose. E' proprio su queste sostanze mucose che il petrolio si e' attaccato.

La spedizione lungo i fondali e' stata finanziata dal National Science Foundation, l'ente nazionale per la ricerca americana .

Io sono qui in questi giorni per assegnare i fondi, nel gruppo di Matematica Applicata a Sistemi Biologici. Qui il racconto di come e' stato nel 2008.

Tuesday, April 10, 2012

Vittoria a Bomba

Sono arrivata in un albergo a Washington DC.

E' mezzanotte e mezza.

Sto finendo di caricare i miei rapporti per il governo USA per l'assegnazione dei fondi di ricerca.

E' stato un viaggio lungo, e sono stanca.

Ho fame.

Nella mia stanza internet non funziona e cosi sono dovuta venire a lavorare nella lobby.

Scene comiche made in the USA.

I nottambuli dell'hotel parlano di fracking e di speculazione.

Volevo dirgli: non ci credete e fare anche a loro la mia solita predica, ma sono troppo presa a digitare le mie cose di lavoro.

Devo finire.

Un tizio e la sua fidanzata litigano.

Pare che lei sia ubriaca.

Non si riesce a fermarli.

Il signore della lobby chiama la polizia.

Io digito ancora.

Arrivano 5 macchine a sirene spiegate.

Come i film americani.

La lobby da cui lavoro e' vicino alla finestra.

E' tutto illuminato a giorno.

Arriva anche l'ambulanza e i pompieri.

Non si sa mai.

La signora si chiama Annette.

Mi viene da ridere a pensare a questo stranissimo momento della mia vita.

Faccio una pausa.

Non ho avuto il tempo di ricordare che oggi era il giorno della commissione VIA.

Apro Facebook e la posta elettronica.

Danilo, mio fratello, mi manda un messaggio scarno, ma perfetto: ha chiamato Assunta. La commissione all'unanimita' boccia Bomba.

Non so cosa provare.

Vorrei dire qualcosa, ma qui c'e' una scena di polizia in atto.

Sorrido.

Voglio bene a tutti. Al signore nella lobby, al poliziotto, ad Annette e pure ad Antonio Sorgi.

Mi pare che le sirene dell'ambulanza girino a festa.

Il potere della pressione popolare.

Non e' cambiato niente rispetto ad Ortona e al centro oli: era una raffineria allora, e' una raffineria adesso. I danni c'erano allora, ci sarebbero stati adesso.

Cinque anni fa hanno detto si, all'unanimita'. Adesso all'unanimita', dicono no.
Una piccola rivoluzione.

Non e' cambiato niente. Anzi, una cosa sola e' cambiata.

La gente si e' svegliata, abbiamo protestato, scritto, rotto le scatole, in modi e tempi diversi, ma incessanetemente, in modo adulto, senza paura di nessuno e consci dei nostri diritti.

La Forest Oil Corporation di Denver battuta da un paesello d'Abruzzo.

La democrazia vince.

Friday, April 6, 2012

Martedi di Pasqua all'Aquila, per l'Abruzzo, per la democrazia


Autobus per l'Aquila, Martedi' 10 Aprile. Telefonare al 338 1808840.


Martedì 10, e Mercoledì 11 aprile, il comitato di Valutazione di Impatto Ambientale, con a testa Antonio Sorgi, discutera' ben 64 progetti - uno piu' deleteri dell'altro fra cui la proposta della Forest Oil di trivellare il lago di Bomba.

Come possono fare tutto questo è un mistero, 64 progetti in due giorni, dopo Pasqua! Di certo una mole di questa portata comporta una superficialità
di fatto.

Cosa fare:

C'è un autobus che parte da Bomba il 10 aprile, alle 6,00 di mattina e fa una fermata al casello di Val di Sangro alle 6,20.

Per prenotare il numero è 338 1808840.

Per chi è impossibilitato, ma vuole dire la sua, si puo' scrivere a:

stampa@giannichiodi.com

tf.autambientale@regione.abruzzo.it

webmaster@regione.abruzzo.it

angela.sette@crabruzzo.it

info@difensorecivicoabruzzo.it

o andare qui e scrivete al assessore Ambiente Giuliante

Testo della bozza per chi non ha tempo


"Martedì 10, e Mercoledì 11 aprile 2012, saranno discussi 64 progetti
dal comitato di Valutazione di Impatto Ambientale V.I.A.

Ci auguriamo che tutte le decisioni vengano democrativamente prese per il bene comune, tenendo conto delle osservazioni inviate e del sentimento popolare, manifestato piu' e piu' volte in difesa dell'Abruzzo verde.

Visto il vostro modus operandi fino a questo punto, come cittadini e associazioni, non ci sentiamo affatto tutelati da voi, e anzi, continuiamo ad avvertire il ripetuto dispregio del piu' semplice buon senso nei confronti di chi abita territori, e paga pure i vostri lauti e sicuri stipendi.

Non e' questa la democrazia.

Infine, ricordiamo che il trattato di Aarhus, recepito anche dall'Italia obbliga gli aministratori a tenere conto della volonta' popolare e impone che quest'ultima sia vincolante.

Non ne possiamo piu' di questo modo di fare."

Grazie a Fabrizia Arduini e al Comitato Partecipazione Gestione del Territorio per l'organizzazinone.