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Monday, July 8, 2013

Taranto, Gela e l'ENI

Che dire.

L'ENI ha un po di sfiga in questi giorni.















Dopo i riversamenti a mare a Gela del giorno 4 Giugno 2013, la ditta si era scusata dicendo "Non succedera' mai piu'". Infatti, ad una conferenza stampa a Gela tenutasi il giorno 7 Luglio,  il rappresentante dell'ENI Bernardo Casa ha detto che una "serie di cose non hanno funzionato" e che volevano indagare "così che si possa risalire all'origine del problema e garantire che non si ripeta mai più".

Scusi, Casa, ma l'ENI e' presente a Gela da piu' di 60 anni, adesso dovete indagare su cosa e' andato storto? E se dopo 60 anni non sapete bene gestire le cose, e quand'e' che imparate?

Poi Casa chiede scusa e dice - dopo 3 giorni - che e' tutto stato bonificato, che e' tutto sotto controllo, che l'emergenza e' rientrata. Chicca finale ci si impegna a portare avanti una campagna pubblicitaria per il turismo a Gela.

Ma lo sa Casa che in certe parti di Gela non c'e' l'acqua potabile e che la gente nasce deforme? Come si pensa di fare turismo cosi?

Ad ogni modo, dopo tutte le promesse, ecco qui, dopo pochi giorni, un nuovo incidente.

Fa un po ridere, se non che fa piangere.

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E poi, passiamo a Taranto.

Forse la promessa di Casa si applicava solo a Gela e non al resto d'Italia? Fatto sta che oggi 8 Luglio a Taranto ci sono state fiamme e fumo dallo stabilimento ENI, probabilmente a causa di sbilanciamenti alle pressioni dei tubi, che hanno comportato sversamento in mare di "materiale grigiastro" e la citta' invasa da "aria irrespirabile".

Anche qui, la Capitaneria riassicura tutti che la macchia di 80 metri e larga 10 metri e' molto leggera, e che "non si disperde al largo è tutta sotto costa, non c'è necessità di circoscriverla in mare".

E quindi tuttapposto.

Certo, in Italia e' sempre tuttapposto. Morti, tumori, ambiente inquinato. Sempre tuttapposto.

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In questi giorni uno non riesce a star dietro agli incidenti che si susseguono in tutto il mondo sul tema petrolio. Non sono una tantum, come si vede, ma sono cose frequenti e inevetabili, perche' INTRISECAMENTE l'industria del gas e del petrolio e' pericolosa, e porta con se rischi, le manutenzioni sono costose e gli imprevisti accadono SEMPRE.

Come ho detto centinaia di volte non si puo' fare assieme qualita' di vita sana, turismo e petrolio.
Proprio non si puo'. Non conosco realta' petrolifera esente da incidenti, non ne conosco, prima o poi succedono, piccoli o grandi che siano.

Quando capiremo che per fare petrolio dobbiamo rinunciare a tutto il resto, e quando lo capiranno i nostri cari politici, avremmo fatto un enorme progresso in questa nazione.




Wednesday, February 6, 2013

Rospo Mare: petrolio o erba? verita' o propaganda?







Se anche fosse vero che si trattava di erba e non di petrolio (personalmente non ci credo) e' accettabile che la Edison, la capitaneria di porto di Pescara, le autorita' coinvolte per ben due giorni non sappiano distingure l'una dall'altra?  E vista la tale ignoranza anche solo nel distinguere ceci e fave da parte dell'industria petrolifera nostrana, e' una mossa intelligente lasciarli trivellare la costiera d'Abruzzo, Adriatica, d'Italia? 


La storia degli eventi riguardo una presunta macchia di petrolio a 12 miglia al largo delle coste fra Vasto e Termoli sul confine Abruzzo-Molise e' alquanto singolare.

Il giorno 22 Gennaio 2013 la stampa delle regioni coinvolte riporta il ritrovamento di circa mille litri di presunto petrolio, riversati in mare nei pressi della piattaforma Rospo Mare, di proprieta' mista al 62% dell'Edison e al 38% dell'ENI. La Edison ne e' anche il diretto operatore. Sulla terraferma di fronte a Rospo Mare c'e' la riserva di Punta Aderci e il sito di interesse comunitario della Marina di Vasto. In totale a Rospo Mare ci sono 3 piattaforme con 28 pozzi.

Qui la notizia del presunto sversamento come riportata dal sito Abruzzo Quotidiano, dal sito Centro d'Abruzzo, dal sito Abruzzo Independent, dal sito Termoli TV, dal sito Quotidiano Molise, dal sito Termolionline, dal sito Abruzzo24ore, dal sito Abruzzoweb, dal sito Adnkronos e dal sito Tgcom24.

L'allarme fu lanciato nella notte del 21 Gennaio, verso le 22:30, dall' equipaggio della nave FSO Alba Marina ancorata vicino alle tre piattaforme di Rospo Mare. La FSO Alba Marina e' stata sostituita nel dicembre 2012 ed e' una nave di carico/scarico/stoccaggio usata in questo caso per gestire il petrolio di bassissima qualita' - circa 11.5 gradi della scala API - che viene estratto da Rospo Mare.

Come si puo' vedere dai link sopra, fu la stessa Edison a riferire dello scatto della procedura di emergenza, del fermo della produzione di petrolio, dell'intervento della Capitaniera di Porto di Termoli e di Pescara e dell'attivazione di mezzi antinquinamento e aerei.

In particolare, come riferito dal Giornale della Protezione Civile, il responsabile per i rapporti con la stampa dell'impianto della Edison, Stefano Amoroso, affermava che la macchia di petrolio misurava circa "20 metri per 60 pari a circa 1000 litri". Qui la videointervista allo stesso Amoroso.

La mattina del giorno dopo, il 22 Gennaio i sommozzatori della Guardia Costiera eseguono una ispezione dettagliata della piattaforma, delle tubature e della nave FSO per capire da dove venisse questo presunto petrolio e come e se intervenire.

Fortunatamente non furono avvistate altre macchie di presunto petrolio cosi' la Capitaneria passo' ad ipotizzare che lo sversamento fosse dovuto a problemi alle tubature di pompaggio o alla stessa nave FSO. 

In totale sono stati utilizzati un rimorchiatore della societa' Castalia, quattro motovedette, due supply vessel, un aereo ATR42 dotato di apparecchiature per il telerilevamento ambientale, sofisticate apparecchiature dette di "rec-oil" per separare il petrolio dall'acqua del mare, due robot detti Rov uno da Ancona e uno da Napoli, e c'e' stato oltre all'intervento del personale della Capitaneria di Pescara e Termoli anche quello dei sommozzatori della Guardia Costiera di San Benedetto del Tronto e della Edison stessa.

In seguito al gran dispiego di mezzi e forse anche grazie all'evaporazione dei presunti idrocarburi, come disse la stessa Capitaneria di porto, la sera del 22 Gennaio 2013, la Edison tranquillizza tutti, confermando tramite una nota ufficiale che

Al termine della giornata di interventi presso il Campo Rospo Mare a seguito della segnalazione di emergenza lanciata alle 22:30 dalla FSO Alba Marina per avvistamento di una macchia in mare, si conferma l’assenza di greggio in mare.

Intanto il pomeriggio di quello stesso giorno, verso le 16:00, il WWF Abruzzo riesce a fotografare un gruppo di gabbiani sporchi di petrolio, che la Societa' Ornitologica d' Abruzzo afferma "rappresenta un evento del tutto eccezionale" per questo tratto di costa, se riferito ai numerosi censimenti eseguiti negli scorsi anni.

I politici saltano sull'episodio, tutti pronti a dichiarare la propria contrarieta' alle estrazioni di petrolio in Adriatico - da tutti i colori politici. Si registrano dichiarazioni di Antonio Menna, dell'UDC regionale, del presidente della provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, anche lui dell'UDC, del sindaco di Vasto Luciano La Penna, del PD, di Carlo Costantini consigliere regionale dell'IDV.

Ad un certo punto pero' proprio il giorno 22 Gennaio iniziano le correzioni sulla notizia.

Il comandante della Guardia Costiera di Termoli, Claudio Manganiello dice

"C'erano solo delle piccole tracce di idrocarburi e nient'altro. Almeno per ora. L'operazione va avanti, stiamo verificando con la massima cura. Una perdita dalla piattaforma? Attualmente non ce n'è la prova".

La Capitaneria di Porto, aggiunge che dall'aereo risultava "solo" una

"irridescenza cioe' una pellicola superficiale di idrocarburi sulla superficie del mare" nelle vicinanze della nave, che non si segnalavano idrocarburi pesanti in superficie ma che le indagini continuavano lungo i fondali marini.
Il giorno dopo, 23 Gennaio 2013, la stampa locale riporta che la Procura di Larino, in Molise, ha aperto una inchiesta contro ignoti per inquinamento ambientale.



In particolare, il procuratore capo di Larino Ludovico Vaccaro conferma l'esistenza di una perdita anche se si riconosce che il pronto intervento della Edison che ha evitato il precipitare degli eventi.

Secondo il sito Primonumero di Termoli, la causa della perdita potrebbe essere un guasto ad una giuntura allentatasi da una delle trivelle che potrebbe portare, sempre secondo il sito Primonumero, all'ipotesi di cattiva manutenzione o negligenza da parte della Edison. Spunta anche l'ipotesi da parte dell'assessore all'ambiente Augusta Di Giorgi che il comune di Termoli possa intraprendere una azione legale contro la Edison per danni d'immagine.

Arriviamo al 24 Gennaio, quando la Edison manda un nuovo comunicato in cui si conferma l'assenza di petrolio in mare e si ricorda che ci saranno altri interventi di manutenzione, il ripristino dei pozzi e ben 160 milioni di euro spesi per la sicurezza. Si conclude che "si puo' escludere qualsiasi forma di inquinamento" e soprattutto che grazie a tutti i mezzi usati si puo' finalmente

"escludere lo sversamento di greggio in mare, fatto confermato dai rilevamenti satellitari effettuati dalla Capitaneria di Porto".

Ma allora cos'era il tutto? Secondo la Edison, dopo 60 ore dal momento dell'allarme

La macchia, che ha generato l’allarme e che era stata stimata essere a quel momento in piena notte a distanza di  30 metri dalla FSO Alba Marina e con un'onda media di 2 metri di altezza, di dimensione 20 per 60 metri (circa 1 metro cubo) si e' rivelata essere composta di natura diversa dal petrolio (sostanzialmente terra ed erba di origine fluviale). 
 
E poi concludono dicendo che "il campo è inoltre fornito di tutte le dotazioni di sicurezza previste dal codice della navigazione e dalle leggi minerarie", che i controlli proseguiranno e che 


La nuova FSO Alba Marina appartiene alla categoria Aframax, con doppio scafo e doppio fondo, ha una portata lorda di 109.000 tonnellate e possiede i più avanzati sistemi di controllo di rilevazione automatica di presenza di gas, incendio e arresti di emergenza che garantiscono un elevato livello di sicurezza delle operazioni. Progettata per ospitare 50 persone tra tecnici e operatori, la FSO Alba Marina è presidiata 24 ore su 24 ed è in costante collegamento con la base operativa Edison di Santo Stefano a Mare.

"Lunedì sera il personale, dopo aver notato in mare delle macchie iridescenti ha segnalato l'avvistamento, facendo scattare l'allarme e le conseguenti operazioni di emergenza. Vicino alla nave Alba Marina era presente solo materiale organico di natura vegetale che, di notte e in quelle particolari condizioni di visibilità, ha dato l'impressione della scia iridescente simile alle macchie petrolifere. Se tutto questo fosse accaduto di giorno, ci si sarebbe subito resi conto dell'assenza di pericoli ambientali. Il Comune di Termoli intende adire le vie legali per chiedere il risarcimento danni? Quale risarcimento? Non esiste nessun danno ambientale. I gabbiani avvistati dal WFF potrebbero essersi sporcati di petrolio in qualche macchia causata forse dallo sversamento di petroliere più a nord. Ma non nell'area di Rospo Mare".
Cioe': morale della favola, dopo 3 giorni ci si accorge che non era petrolio ma erano erba e fango e che siccome era notte fonda e le condizioni meteo erano difficili e' stato impossibile distinguere le varie sostanze.


E' importante notare che la Edison ha in corso, tuttora, l'intento di ampliare di Rospo Mare perforando altri 3 pozzi verticali ed uno in orizzontale dalle piattaforme esistenti e installando un'altra piattaforma ex novo, che va quindi ad accompagnarsi alle tre gia' presenti.

E' anche importante ricordare che non era la prima volta che si osservavano idrocarburi veri o presunti nei pressi della nave FSO Alba Marina, infatti gia' nel 2005 vi fu un riversamento di petrolio - mai smentite dalla Edison. Queste sono immagini dell'epoca



Nello scrivere questo testo ho cercato dove possibile di usare testi e link come trascritti da varie testate giornalistiche, accettando tutto quello che la Edison ha comunicato nel corso dei giorni. Ovviamente occorre accettare che si trattasse di un falso allarme e di erba e fango e non di petrolio perche' e' la Edison che sta sul posto e nessun ente predisposto ai controlli ha smentito il loro ultimo comunicato.

Tuesday, January 22, 2013

Dopo Rospo Mare ci sara' Ombrina Mare



Foto WWF Abruzzo - in basso i gabbiani al petrolio del parco della Costa Teatina 

Aggiornamento 28/1/2013: La Edison nei giorni scorsi ha smentito tutto. Secondo l'ultima versione della Edison si sarebbe trattato di fango, terra e materiale organico.  Dunque hanno allertato la poplazione, la guarda costiera e causato dispiegamento di mezzi di tutti i tipi per un falso allarme. Ci chiedono di credere a una semplice coincidenza, che questa macchia si sia materializzata dal nulla nei pressi delle strutture di Rospo Mare e che si sia poi dispersa nel giro di poche ore.

I gabbiani sporchi di petrolio pero' rimangono.  Rimane il dubbio di chi abbia pagato il conto del dispiegamento delle forze pubbliche (i cittadini?). Avrei pensato che la terra fosse solubile all'acqua di mare e invece pare di no.

Comunicati a parte, sembra che la Procura di Larino stia indagando e aspettiamo i loro risultati prima di scrivere la parola fine su questa vicenda. Una delle ipotesi che circolano e' che il petrolio si sia solidificato e si sia depositato da qualche parte sul fondo. Vedremo come va a finire.

***


Nella notte fra il 21 ed il 22 gennaio sono stati riversati in mare 1000 litri di petrolio in Adriatico dalle piattaforme Rospo Mare, a 12 miglia al largo delle coste fra Vasto e Termoli, circa 20 chilometri.

Rospo Mare e' al 38% di proprieta' dell'ENI e al 62% della Edison e quest' ultima ne e' anche  responsabile delle operazioni produttive.

Gli idrocarburi sono stati riversati in mare fra due riserve naturali - Punta Aderci e la Dune di Marine di Vasto. Il WWF riporta l'avvistamento di almeno sei uccelli sporchi di petrolio. Purtroppo non e' la prima volta che ci sono perdite di petrolio nei mari d'Italia. Gia' nel 2005 ci furono delle perdite secondo dinamiche del tutto simili.

Subito la Edison manda un comunicato stampa in cui certifica l'onnipresente tuttapposto italico secondo il quale "al termine della giornata di interventi" di squadre di soccorso e di sommozzatori  - e forse di qualche prestigiatore - "si conferma l'assenza di greggio in mare". 

Chissa'. Gli uccelli se lo saranno portati via sulle loro piume, il petrolio.  Menomale pero' che il greggio sia scomparso, perche' la Castalia, che dovrebbe in teoria occuparsi delle questioni di pulizia del mare non sempre ha i soldi per farlo. La Capitaneria di porto di Pescara invece dice dai microfoni di Rai Tre che in questo periodo ci sono "episodi di mucillagine" e che non e' detto che si tratta di idrocarburi!

Non so se ridere o piangere.

Prima di andare avanti vorrei far notare che Rospo Mare e' il tipico campo italiano dove si estrae petrolio di pessima qualita' ed in scarsa quantita'.

L'indice API di Rospo Mare infatti e' stimato in 11.5 gradi. Il greggio dei mari della riviera d'Abruzzo e' quindi solo un po' migliore delle sabbie bitumiche canadesi - di indice 8 - e di gran lunga peggiore rispetto al petrolio del mare del nord dove l'indice API e' superiore a 40.

Dal 1982 ad oggi sono stati estratti da Rospo Mare circa 92 milioni di litri di petrolio - o meglio, di melma petrolifera. In Italia ne usiamo 1.5 milioni di litri al giorno. E cioe' Rospo Mare da' all'Italia lo 0.5% circa del suo fabbisogno nazionale energetico.

Bell'affare questo petrolio italiano, eh?

Attaccata a Rospo Mare c'e' una nave FSO - che sta per Floating Storage and Offloading. Le FSO sono navi ormeggiate ai fondali marini vicino alle piattaforme che hanno semplicemente lo scopo di stoccare il petrolio e convolgiarlo al momento opportuno su petroliere. Queste FSO sono in genere vecchie navi riconvertite e costano poco in manutenzione.

E se i riversamenti fossero stati maggiori o non ce ne fossimo accorti per tempo? O peggio, se ci fossero stati incendi, o urti, o problemi agli ormeggi? Siamo sicuri che va bene mettere trivelle a distanza cosi ravvicinata dalla riva? In California dove - dal 1969 - il limite e' di 160 chilometri da riva per precauzione, sono scemi?

Ma i 1000 litri di Rospo Mare non sono niente in confronto ad un altra concessione, proposta invece dall'inglese Mediterranean Oil and Gas e detta Ombrina Mare che sta per piombare sui mari d'Abruzzo grazie al governo Monti-Passera e grazie all'apatia di quasi tutta la classe politica d'Abruzzo. Si, quegli stessi che oggi fanno i proclami populistici su Rospo Mare ma che su Ombrina, che si potrebbe ancora fermare, non muovono un dito.

Di Ombrina Mare parleremo la volta prossima in dettaglio. Come per Rospo Mare, il petrolio che c'e' qui e' scadente e poco abbondante. Ombrina sorgera'  vicino ad una riserva di pesca finanziata dall'UE e avra' l'onore di ospitare una nave FPSO, dove la P sta per Production e che vuol dire che non solo da questa nave il petrolio verra' caricato e scaricato, ma lo si processera' pure.  E dove processare vuol dire eliminarne gli scarti sulfurei con desolforatore, inceneritore e fiamma costante in bella vista.

Lungo quella che in teoria dovebbe essere il costituendo Parco Nazionale della Costa dei Trabocchi.

Ecco, per tutto questo occorre ringraziare la Strategia Energetica Nazionale di Passera e Monti - contornare l'Italia di piattaforme a pochi chilometri da riva in cambio di pochi spiccioli e di briciole di petrolio di qualita' schifosa.

Non c'e' che dire. Proprio dei grandi e lungimiranti professori.




Monday, September 3, 2012

Storie petrolifere quotidiane






E mentre qui discutiamo sulle trivellazioni e l'airgun presso le isole Tremiti, non riusciamo nemmeno a salvare i nostri mari dall'inqunamento "di tutti i giorni".

Queste foto me le ha mandate Giorgio Rebecchi, che dall'Emilia Romagna e' andato a far vacanza ad Otranto - una delle punte turistiche di diamante del Salento e della Puglia.

Sono idrocarburi riversati a mare fra Sabato 25 e Domenica 26 Agosto nel canale di Otranto, da navi in transito. Sono dovuti a venire a pulirlo con aerei e battelli fin da Pescara - ovviamente a spese di noi tutti.

Si stima e' che questi idrocarburi abbiamo coperto una macchia di 4 chilometri di lunghezza con spessore anche di 20 metri. In alcune localita' e' arrivato fino agli scogli dei bagnanti.

Scrive Giorgio

"Ho passato tutto il giorno a ungere i miei figli ricoperti di chiazze nerastre."

E' questo il tipo di mare che vogliamo offrire a chi viene a trovarci? E' questo che si intende per vacanza?

Clini e Passera non sanno che le trivelle alle Tremiti - o da qualsiasi altra parte - porteranno con se altri rifiuti, altri idrocarburi, altre navi?

Perche' se questo e' cio' che viene fuori da una nave in transito, cosa ci si aspetta che possa venir fuori  un pozzo permanente, che stara' li per 20 o 30 anni, con oleodotti, petrolio corrosivo, e via vai continuo di navi? Elisir di lunga vita? Profumo di mare? Sapore di sale?

E poi di chi e' la colpa? Saranno puniti? Oppure tutto fa brodo, visto che ora ci apprestiamo ad offrire i nostri mari al miglior offerente, cosi a casaccio e quindi cosa vuoi che sia un po di petrolio in piu, un po di petrolio in meno?

Per ora non si sa, c'e' una interrrogazione, ma chissa' se mai si sapra' niente. 

Giorgio fa l'avvocato e mi scrive questo:


Quello che sconcerta e' che tra i principi fondamentali (artt. 1-12) della nostra Costituzione (principi cioe' che dovrebbero "venir prima" di ogni altro diritto individuale o di iniziativa economica) vi e' l'art. 9 che impone la "tutela del paesaggio" oltre che del patrimonio storico ed artistico della      
nazione.    
                                                                
Se per altri articoli (primo fra tutti l'art. 3) l'incostituzionalita' di moltissime leggi e provvedimenti e' stata spesso invocata ed anche accertata,  sarebbe interessante sapere quante volte e' stato invocato l'art. 9 per sollevare analoghi rilievi a fronte di norme di legge e di provvedimenti che qui in Italia hanno consentito di fare di tutto e di piu', svuotando di ogni effettivo contenuto pratico un"principio fondamentale" di pari rango di quello contenuto nell'art. 3.                                                                         


E si, non fa una piega.

Ecco come era il mare prima del riversamento





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Passiamo ad altra monnezza nel mare





All'inizio di Agosto e' stato ritrovato catrame in spiaggia a Termoli nella zona fra Montenero e Petacciato. Se ne sono accorti i bagnanti, la capitaneria di porto non sapeva niente, e non si sa chi abbia messo quel catrame li.
 
Un'altra nave? C'e' qualcosa che viene fuori da Rospo Mare? E chi lo sa.

Qui il presidente dell'ADOC, una associazione di consumatori, Nicola Criscuoli che riferisce

In questi giorni fare il bagno in quel tratto di litorale è impossibile. La situazione non è migliorata e la chiazza marrone in mare, ancora presente, impedisce ai bagnanti di godersi anche pochi giorni di vacanza. Ovviamente tutto ciò ha indubbiamente danneggiato i turisti presenti e sta aggravando la situazione di crisi che sta vivendo, ancor più, la nostra regione in termini di domanda e offerta turistica, in quanto chi vuole trascorrere anche pochi giorni o qualche settimana al mare preferisce scegliere altre località diverse da quelle molisane, anche vicine, dove è possibile fare il bagno in mare senza rischiare malattie o allergie. 

Dall'ARTA, dalla Capitaneria di Porto e dalle autorita' locali non si sa niente solo che "non e' tossico" e che il tutto e' per colpa di una cattivissima ma non pericolosa alga.

Il mare e' stato soprannonminato Mare CocaCola per colpa del catrame e non tutti hanno creduto alla storia dell'alga. Un albergatore riferisce:
 
Abbiamo anche stampato e affisso gli articoli di giornale in cui si spiegava che tutto era da attribuire all’alga, ma i nostri ospiti non hanno dato peso a ciò che era scritto perché avevano trascorso la mattinata in acqua uscendone con la pelle unta dalla strana sostanza presente.

E cosi chi se ne poteva andare, se n'e' andato con buona pace dell'economia, del turismo e dell'estate al mare e delle alghe. 

Evviva l'Italia petrolizzata. E questo e' solo l'inizio.
Grazie Passera, grazie Clini.






















Wednesday, April 18, 2012

Le balene e i delfini alla riscossa


Vedere i delfini lungo le nostre coste e' sempre motivo di curiosita' e di benvolere. La stampa locale, in Abruzzo, in Puglia, in Sicilia ne fa sempre degli articoli con foto spettacolari.

E allo stesso modo ogni volta che vediamo morie di delfini, cetacei ed altri animali marini ci restiamo tutti un po sgomenti, perche' sono creature belle, grandi, affascinanti, che appunto si fanno volere bene.

E come per tutti gli essere viventi, incluso l'uomo, la salute di questi animali dipende dal loro ecosistema.

I ripetuti spiaggiamenti e le morie di delfini e balene che si verificano anche in Italia, significano che non e' sano il loro mare, che non e' sano il nostro mare.

L'ammirazione per i delfini deve andare di pari passo con la difesa della loro casa, il mare.

Forse chi segue tutti i nostri blog sul petrolio sa che fra le cause degli spiaggiamenti ci sono anche le ispezioni sismiche, spari violenti di aria compressa, e strumento che i petrolieri usano per cercare i giacimenti di petrolio nel fondale marino.

Chissa' se lo sanno i politici e chi prende le decisioni!

L'air gun causa confusione, disturbi al sistema uditivo, di orientamento, di accoppiamento dei delfini e delle balene, lesioni ai loro corpi, e a volte anche la morte.

Anche l'attività estrattiva vera e propria da una piattaforma permanete e' dannosa per gli animali, con sversamento a mare e in atmosfera di inquinanti che finiscono dritti dritti nella pancia delle creature del mare.

I cetacei - delfini e balene - occupano il vertice della catena alimentare e rappresentano una specie di sentinella della salute del mare. Bioaccumulano e magnificano gli inquinanti e concentrano nei loro tessuti tutte le schifezze che noi, teoricamente creature superiori, rigettiamo nel mare senza pensarci troppo.

E allora che si deve fare?

Beh, Guido Pietroluongo ha fatto una cosa bellissima. E' un laureando in veterinaria ed ha pensato di scrivere un documento illustrativo proprio su questo tema: la difesa dei cetacei in tempo di esplorazione ed estrazione di petrolio e piu' in generale sugli impatti delle attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi nel Mar Mediterraneo.

Ha bussato e gli hanno risposto ben 15 associazioni di livello nazionale ed europeo, fra cui

ENPA, Animalisti Italiani, LIDA, Comitato Parchi Italia, Federazione Nazionale Pro Natura e Pro Natura Mare Nostrum, Centro Studi Cetacei, Ketos, Aeolian Dolphin Research, Centro Ricerca Cetacei, Bottlenose Dolphin Research Institute, Istituto per gli Studi sul Mare, Oceana,
Sea Shepherd Conservation Society e The Black Fish.

Da questo fronte comune è nato il documento che si puo' scaricare in alto.

Il testo mostra anche che gli Studi di Impatto Ambientale delle società petrolifere rarissimamente trattano il tema della sicurezza dei loro impianti ed attivita' per i cetacei in maniera soddisfacente.

Assieme, queste associazioni denunciano l'assenza della trasparenza negli Studi di Impatto Ambientale, l'assenza della cronologia delle operazioni, l'assenza di una attenta e approfondita valutazione di tutti gli impatti ambientali - chimico, atmosferico, acustico - l'assenza di studi approfonditi sulla presenza di Cetacei nelle aree oggetto dei progetti di ricerca, l'assenza della valutazione di tutta la regolamentazione che tutela e protegge l'ecosistema marino e i Cetacei.

Insomma: ai petrolieri importa poco di delfini e balene - e come potevamo pensare altrimenti?

E dove e' finito questo testo?

E' stato inviato ai Ministeri della Repubblica Italiana e ai principali Enti preposti al monitoraggio e al controllo di queste attività e dei loro impatti (ISPRA, ARPA, Comando Generale delle Capitanerie di Porto etc. etc.), per richiedere di valutare attentamente e di analizzare con accuratezza questi aspetti prima di rilasciare i permessi di ricerca ed estrazione.

La tutela del mare non e' solo per le balene. La tutela del mare e' anche per difendere turismo e pesca, fulcri dell'economia marittima italiana, e naturalmente la difesa della salute pubblica.

In quei mari inquinati ci andiamo noi a fare il bagno!

Questo e' un piccolo passo verso un reale e concreto impegno per chiedere alle istituzioni e alle autorità di proteggere l'ecosistema marino spesso tutelato solo sulla carta. Anche se spesso neanche lo sappiamo, in Italia abbiamo un patrimonio naturalistico UNICO, che deve essere conservato e salvaguardato come risorsa inestimabile di vita, salute e sviluppo ecosostenibile.

Se qualche Associazione volesse unirsi nel firmare il documento e nel partecipare a questa
campagna, in linea con le tematiche sopra descritte, può comunicarlo mettendosi in contatto a
questo indirizzo mail:

docdolittle CHIOCCIOLA hotmail PUNTO it

Grazie Guido, grazie alle 15 associazioni!

Monday, August 8, 2011

Gli oleodotti dell'ENI a Taranto


Sversamento di petrolio a Taranto - meglio nota come "irridescenza"


Qualche giorno fa l'ennesimo incidente petrolifero d'Italia, a Taranto, anche se la stampa nazionale non ne parla.

Una condotta di petrolio che va dalla raffineria ENI in terraferma fino ad un impianto dove ormeggiano le petroliere in mare ha avuto delle perdite di petrolio.



Come si puo' vedere dalle foto, il mare era marroncino, ma quelli della Capitaneria di porto dicono che

non è neanche il caso di parlare di uno sversamento nel senso proprio del termine.

Ce lo dica lei allora come dobbiamo definirla questo sversamento che non e' uno sversamento. Tanto piu' che per sistemare il danno delle 10:30 del mattino del 6 Agosto 2011 c'e' voluta tutta la giornata, con l'operato di tecnici, ARPA, sommozzatori, vigili del fuoco e responsabili dell'ENI. Interessante anche che qualche settimana prima di queste perdite - che non sono perdite - in data 24 giugno 2011, la stessa Capitaneria di porto aveva detto che il trasporto di petrolio dal mare alla terraferma e'

un’operazione senza rischi

anche se

può accadere qualche piccola perdita ma solo di quantità di materiale assolutamente irrisorio che viene prontamente ripulito e reso innocuo.

Neanche un mese dopo queste affermazioni, ecco qui verificatosi l'incidente! Che pero' non si chiama perdita o sversamento ma "irridescenza".

La mia domanda e': come quantifichiamo l'irrisorieta'? Un litro? Dieci? Mille? E quante perdite irrisorie deve sopportare il mare, il pescato, la gente all'anno? Mistero.

Intanto a Taranto la difesa del mare e' lasciata ai volontari: un ortopedico che si chiama William Uzzi e un ambientalista di nome Fabio Matacchiera che dicono che non e' la prima volta che succede.

E il sindaco di Taranto Ippazio Stefano? Cosa dice? Cosa fa? Soprattutto nell'ottica in cui anche il mare di Taranto e' a rischio trivelle - siccome ci sono pochi guai in quella citta'.

La Repubblica di Bari aggiunge che in seguito allo sversamento, Taranto è stata investita a ripetizione da cattivi odori e che le innumervoli telefonate fatte ai vigili del fuoco segnalavano tutte puzza di gas.

L'indice accusatore è puntato ovviamente verso ciminiere e torri torce che incombono sulle case dei tarantini. L'emergenza è stata al centro di un summit in prefettura. Allo studio nuove rilevazioni che consentano di individuare la sostanza e quindi la fonte del nauseante tanfo.


La dottoressa Maria Spartera di Arpa Puglia, ha spiegato poi che la puzza è stata sicuramente causata da idrocarburi e collega la puzza allo sversamento - pardon all'irridescenza. Dice la Dr.ssa Spartera al Corriere del Mezzogiorno

Il degasaggio delle stive effettuato da una petroliera, oppure il cattivo odore potrebbe essere legato ai vapori del greggio sversato in mare durante la mattinata. Può essere, infatti, che tali vapori siano stati trasportati dal vento verso la città durante le ore successive alla perdita.

A Taranto non le manca niente, con buona pace di Nichi Vendola.