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Sunday, October 25, 2015

Arabia Saudia: incendi, debiti e fine dei petrodollari



Eccoci alla resa dei conti: l'Arabia Saudita, il principale esporatatore di petrolio del mondo, annuncia di avere quasi cento miliardi di dollari di debito.

Gia' il Fondo Monetario internazionale aveva avvertito in Ottobre che senza interventi e cambiamenti, il paese sarebbe andato in bancarotta. E infatti, oggi 28 Dicembre 2015, il re Salman annuncia che l'economia per forza di cose dovra' diversificare e cambiare i suoi programmi di sviluppo e di investimento.

98 miliardi di dollari sono il 15% del prodotto interno lordo del paese.  Per il 2016 prevedono di tagliare le spese, specie in vista del massiccio calo del prezzo del petrolio: nel 2015 il prezzo medio era di 54 dollari a barile, adesso siamo a 37.

Dimiuiranno i sussidi statali, per acqua, elettricita' e benzina, cosa che potrebbe essere politicamente difficile: la gente e' abitutata alla bonanza e allo spreco infatti. Ci saranno privatizzazioni e progetti per usare piu energia rinnovabile e per la conservazione di risorse naturali. Aumenteranno anche le tasse, specie su bevande e su tabacco.

Ah il petrolio - il sole invece e' gratis e non ci sono eventi politici, battaglie di prezzo a cambiarne la luminosita' e il potenziale.

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Nulla e' eterno, neppure i petrodollari.

Secondo un rapporto del Fondo Internazionale Monetario, se i prezzi del petrolio restano cosi bassi, l'Arabia Saudita restera' a secco di denaro fra cinque anni. E come l'Arabia Saudia, la maggioranza dei paesi OPEC, fra cui Oman e Bahrain.

Gia' quest'anno sono andati in fumo 360 miliardi di dollari del Medio Oriente, cioe' quasi 400 mila milioni di euro.

Quelli che erano suprlus, sono ora debiti e occorre cambiare prioirta' nello spendere. Allo stesso tempo crescono i dissensi interni, la violenza e pure i mercati finanziari altalenano, ed e' tutto confuso.

Secondo l'FMI,  all'Arabia Saudita, il principale produttore mondiale di petrolio, servono prezzi di petrolio di circa $106 al barile per poter guadagnarci. E visto che adesso siamo attorno a $45, invece che guadagnare ci si perde. Nessun problema se il prezzo resta cosi basso per poco, visto che il paese ha 700 miliardi di dollari di liquidita', ma se invece continua cosi',  fra cinque anni, sempre secondo il FMI, i "risparmi" nazionalisi prosciugheranno.

E questo lo sanno benissimo anche in Arabia Saudita, dove hanno gia' venduto 4 miliardi di obbligazioni e dove il deficit quest'anno aumentera' del 20%.  Tagli sono necessari ma non si sa dove farli: non certo ai programmi di assistenza sociale o militari perche' hanno paura delle primavere arabe.   Il governo sta vagliando.

Per l'Iran la quota di sopravvivenza e' di $72 al barile, mentre va meglio al Kuwait, al Qatar agli Emirati Arabi che hanno diversificato, per quanto possibile, le loro economie.  Ad esempio, al Kuwait bastano $49 al barile per segnare conti in attivo, e al Qatar $56. Per gli Emirati la cifra e' di $73. A differenza dell'Arabia Saudita, e grazie alle minor popolazioni, i risparmi di queste nazioni basteranno loro per venticinque-trent'anni.
 

Sunday, March 29, 2015

Se anche in Texas il 100% dell'elettricita' da rinnovabili.




E' il trionfo delle rinnovabili. 

Qualche giorno fa il Costarica ha annunciato che per oltre 75 giorni l'intera nazione e' andata avanti a fonti rinnovabili. La Francia ha annunuciato che presto gli edifici commerciali nuovi dovranno essere coperti o da tetti verdi, o da pannelli solari.

E poi c'e' Georgetown, Texas - citta' di 54,000 persone a nord di Austin, nel cuore del Texas.
Nel nostro immaginario la terra delle trivelle, del petrolio, di JR e dei petrodollari.

E poi c'e' Dale Ross, il sindaco di Georgetown.

La sua e' una citta' tranquilla, di epoca vittoriana, con una universita' piccola e dove non succede quasi mai niente.  Senonche' il sindaco ha appena annunciato, di punto in bianco, che entro il 2017 il 100% dell'elettricita' del paese sara' da energia rinnovabile.

In Texas, dove sulle targhe ci mettono le trivelle e dove i pozzi appaiono come funghi. 

Perche' lo fanno? Per amore dell'ambiente? Per una presa di posizione contro i cambiamenti climatici? No, sole e vento sono una decisione meramente economica: costeranno di meno che quanto si paga con le fonti fossili e daranno maggiore stabilita' energetica alla citta' almeno fino al 2041. Dice infatti Mr. Ross

"The city’s contracts for solar and wind power will provide wholesale electricity at a lower price than our previous contracts. These long-term agreements also provide a fixed cost that will enable the city to avoid the price volatility and regulatory costs we were likely to have seen had we continued to use electricity generated by burning fossil fuels. With energy costs locked in for the long-term, we can maintain competitive, predictable electric rates through 2041."

E infatti, fra una trivella e l'altra il Texas e' diventato uno dei principali stati in cui si genera energia eolica. Dapprima era tutto concentrato attorno al West Texas, ma la costruzione di linee di trasmissione hanno potuto far si che l'energia dal vento giungesse anche alle grandi citta' di Austin, Houston, Dallas, San Antonio. Nel frattempo i prezzi dell'energia dal solare sono calati notevolmente. E cosi, le forniture di vento e di sole inizieranno ad alimentare Georgetown fra qualche mese e quando sara' tutto finito nel 2017 si arrivera' al 100%.

Georgetown e' una delle citta' a maggior tasso di crescita in tutti gli Stati Uniti, ed il sindaco ha deciso di voler aumentare i quantitativi energetici in vista di nuova crescita negli anni a venire. Invece di rinnovare i contratti esistenti con ditte che vanno a fonti fossili hanno deciso di spostarsi sulle rinnovabili.  Alla sera, il vento prendera' il posto del sole.

Dovranno spegnere le luci se qualcosa va storto? Resteranno senza energia? Secondo le stime e gli studi assolutamente no. Anzi, secondo le previsioni i contratti firmati dalla citta' le garantiranno probabilmente piu energia di quanto necessario, con la possibilita' di rivendere gli eccessi.

Il sindaco ricorda un altro ottimo motivo per finalmente dire addio alle fonti fossili: acqua e siccita'.
Il Texas soffre di enormi problemi di aridita' e tutti gli impianti collegati alle fonti fossili ne usano enromi quantitativi.

Il sindaco conclude dicendo che questa mossa e' quella giusta per l'intera economia di Georgetown:
le nuove ditte che si sono qui insediate sono per la maggior parte nell'high tech e chiedono fonti di energia verde per le loro attivita' come una sorta di biglietto da visita per il loro business. Se la citta' riesce a provvedere energia verde, questo potrebbe attirare altri investimenti e a fare la differenza.

Ecco, anche nella capitale del West Texas Intermediate, uno dei tipi di greggio quotati sul mercato internazionale, siamo arrivati alle rinnovabili.  Veramente non abbiamo piu' scuse.

Qualcuno dovrebbe dire tutte queste cose a Matteo Renzi e a tutti i miopi politici che hanno votato lo Sblocca Italia.

Qui la Francia e la nuova legge sui tetti verdi o fotovoltaici.