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Friday, October 11, 2019

Il petrolio misterioso che compare in 138 coste del Brasile




Di questo misterioso petrolio finito sulle spiagge del Brasile si parla da vari giorni. Circa 100 tonnellate di petrolio hanno imbrattato le coste settentrionali del paese. Ora il ministro dell'ambiente Ricardo Salles dice che con molta probabilita' il petrolio arriva dal Venezuela.

La conta delle macchie e delle localita' interessate dal petrolio inizia il due di Settembre, e finora siamo arrivati ad almeno 138 punti-neri lungo le coste del Brasile che ha inquinato almeno 61 citta' in nove stati. Il gruppo per la protezione dell'ambiente TAMAR dice che questa e' la peggior catastrofe del paese che hanno dovuto affrontare in 40 anni di attivita' , per estensione territoriale e perche' non si sa ne da dove arriva il petrolio ne tantomeno come fare per evitare che altre localita' vengano inquinate.

Con il petrolio morie di tartarughe, uccelli e animali marini. I pescatori sono del tutto impreparati all'emergenza. Si teme per le mangrovie e la vita associata. Le operazioni di pulizia sono massiccie e continue secondo l'agenzia per la protezione ambientale del paese, IBAMA.

A confermare che il petrolio possa arrivare dal Venezuela e' la Petrobras che dice che il greggio potrebbe arrivare da una nave in transito proveniente da Caracas che intenzionalmente o no, ha rilasciato petrolio in mare, oppure potrebbe essere affondata e il rilascio e' continuo di modo che il petrolio diffonda lungo la costa.

La Petróleos de Venezuela non ha avuto niente da dire, ne tantomeno il ministro venezuelano del "potere pubblico per l'ecosocialismo e per l'acqua". Si in Venezuela hanno un ministro che si chiama proprio cosi!

Ora tutto questo va preso un po con le pinze, visto che il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro e' abbastanza in contrapposizione al presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, e che ha ripetutamente offerto il suo appoggio al leader dell'opposizione, Juan Guaidó.

Intanto, IBAMA l'ente citato prima per la protezione dell'ambiente del Brasile, ha eseguito le analisi ed emerge che in nessuna delle 138 localita' interessate il petrolio raccolto e' proveniente da campi brasiliani, la composizione chimica e' esterna al paese. Dunque, Petrobras non c'entra.  Le stesse analisi rivelano che quantomeno il petrolio e' invece compatibile con il greggio venezuelano, di tipo pesante ed amaro, cioe' schifoso.

La marina ha indagato almeno 30 navi da dieci paesi diversi cercando di capire le loro azioni ed il loro tracciato nel corso delle scorse settimane per capire meglio. 

Ma le macchie e l'inquinamento perdura: lo stato di Sergipe ha dichiarato lo stato di emergenza, ed ordinato alla gente di star lontano dall'acqua. Le tartarughe continuano a morire, il petrolio e' arrivato anche nella citta' di Salvador, la quarta citta' piu' grande del paese.

Si teme per i ben 2000 chilometri di costa brasiliana  che devono ora essere tutti super-monitorati. Il petrolio e' difficile da svocare visto che spesso e' giusto al di sotto della superficie marina e non e' facile avvistarlo nella sua interezza dagli aereoplani.

Come sempre: prima ce ne liberiamo di questa petrol-societa', meglio e'.





Posted by maria rita at 1:15 PM No comments:
Labels: Bolsonaro, brasile, caracas, coste, inquinamento, macchie, Maduro, petrobras, Petrolio, venezuela

Friday, September 2, 2011

I misteri delle nuove perdite del golfo del Messico





Il giorno 31 Agosto 2011, a circa 16 miglia dal pozzo Macondo, esploso l'anno scorso nel golfo del Messico, si sono regristrate altre perdite. A riportarlo e' la signora Bonny Schumaker che ha messo su un gruppo chiamato On wings of care e che volontariamente e fa attivita' di salvaguardia della vita marina, inclusi viaggi in barca e in aereo di supervisone del mare.

Sono usciti in volo qualche giorno fa, e la foto in alto e' quello che hanno visto. Qui ce ne sono delle altre di foto. Hanno anche visto delfini nel petrolio, incapacitati a nuotare, inabissarsi e mai piu' tornare a galla. Questo e' l'eloquente filmato della loro giornata:



Come ci e' finito quel petrolio li? Alcuni parlano di perdite di pozzi o di oledotti nelle vicinanze, altri di perdite dal sottosuolo marino. Pare escluso che sia altro petrolio "fresco" del pozzo Macondo, ed e' piu' probabile che sia petrolio provieniente da altra fonte, oppure petrolio rimasto in zona dall'esplosione dello scorso anno. In due parole, non si sa.

Anche il gruppo Sky Truth, che si occupa di osservare la terra dal cielo via satellite allo scopo di monitorare siti potenzialmente a rischio ambientale, ha indagato e dice che dalle sue immagini la macchia pare essere circa 122 chilometri quadrati e contenere circa 3200 galloni di petrolio - circa 12 mila litri.

Non e' la prima volta che succede ed e' gia' da varie settimane che petrolio appare in varie zone del golfo del Messico.

Intanto, il 1 Settembre 2011 la BP - sempre lei - annuncia la chiusura di un oleodotto nel mare perche' ci sono troppi liquidi condensati nella conduttura.

Questa e' un immagine dei mari attorno a New Orleans nel golfo del Messico, con le linee gialle che rappresentano condutture sottomarine. Sulla mappa, quelli di Sky Truth hanno pure messo la posizione della perdita del giorno prima. Nella foto piu' piccola anche zone di perdite minori dal sottosuolo, in verde.




Ed e' qui che viene la domanda: come si vede, la macchia e l'oleodotto chiuso dalla BP, segnato in arancione, sono vicinissimi: distano circa 6 miglia dal punto dove il giorno prima hanno registrato le macchie di petrolio.

In piu' nella stessa zona si e' registrato un terremoto di scala 3.5 Richter qualche mese fa. Quelli di Sky Truth si chiedono se possono esserci collegamenti fra il terremoto, l'oleodotto daneggiato e le macchie.

Non si sa per ora. Si sa solo che la zona e' petrolizzata e che c'e' una macchia di petrolio di oltre centoventi chilometri quadrati, certo non apparsa li magicamente.

E se Ms. Schumaker e se quelli di Sky Truth - volontari - non ci fossero? Chi se ne accorgerebbe? La BP?

E in Italia? Chi monitora quello che esce da Rospo Mare, a Ravenna, nelle Marche o dagli altri pozzi gia' sparsi nella nostra penisola? Se sulla terraferma hanno distrutto la Basilicata, c'e' solo da immaginarsi lo schifo che fanno in mare....
Posted by maria rita at 8:31 AM 4 comments:
Labels: british petroleum, care, disastro, golfo, inquinamento, macchie, messico, Petrolio, scoppio, wings
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