
Il presidente George Bush e il candidato alla casa bianca John Mc Cain continuano a premere affinche' si trivellino le coste statunitensi. Dicono che questo aiutera' ad abbassare il prezzo della benzina. Circa l'85% dei nostri mari e' coperto da una moratoria contro le nuove trivelle: solo nel golfo del Messico (attorno al Texas, guarda caso) queste sono legali.
Il movimento anti-petrolio-nel-mare e' molto forte in California, dove l'amore ed il rispetto per l'oceano e le numerose opportunita' anche economiche che questo offre sono radicati in ciascun abitante di questo stato. Dopo una terribile esplosione di un pozzo petrolifero a Santa Barbara, nel 1969 c'e' stato un crescendo di sensibilizzazione, e presa di coscienza che le trivelle in mare non sono una cosa buona.
Il Los Angeles Times in data 21 giugno 2008 ha fatto un editoriale sul tema, senza peli sulla lingua, che rispecchia le posizioni del giornale come ente. Come loro ne ho letto di simili sulla stampa dell'Oregon, della Florida, del Maine. Ecco cosa dice il Los Angeles Times:
"Il presidente Bush e il candidato repubblicano Mc Cain hanno di recente proposto di eliminare la moratoria federale sulle trivelle offshore. Quello di cui abbiamo veramente bisogno invece e' una moratoria contro le proposte inutili dei nostri politici per abbassare il prezzo del carburante."
"L'opposizione alle trivelle nel mare non viene solo da un gruppetto di ambientalisti di Santa Barbara che guidano macchine ibride. Le moratorie vennero decise in maniera consapevole e per proteggere l'industria del turismo, della pesca, le piccole attivita' commerciali e gli abitanti della costa. Trivellare nel mare porta benefici solo alle ditte petrolifere, ma causa danni economici diretti a chiunque altro sia in contatto con l'oceano, sporcando le spiaggie, avvelenando la vita marina e abbruttendo le vedute."
"I Californiani non aprovano le trivelle lungo la costa dal 1969, quando un riversamento in mare di petrolio devasto' i mari di Santa Barbara. Coloro che difendono le piattaforme in mare si difendono dicendo che da allora la tecnologia ha fortemente ridotto i rischi di incidenti, ma questi continuano ad accadere. E c'e' molto di piu' di cui essere preoccupati degli incidenti. Il Texas non e' famoso per le sue spiaggie che continuano ad attrarre gli scarti dell'industria petrolifiera lungo le sue coste, fra cui catrame e scarti di lavorazione dalle migliaia di piattaforme nel golfo del Messico. Le trivelle rilasciano una gran quantita' di sostanze chimiche tossiche, creando problemi gravi, fra cui concentrazioni elevate e pericolose di mercurio nei pesci.
La distruzione delle nostre coste e' un prezzo troppo alto da pagare per un abbassamento irrilievante del prezzo della benzina che accadra' forse fra 20 anni."
Questo per trivelle che si vogliono costruire a 50 miglia, ottanta chilometri, dalla costa. Dove sono i nostri autorevoli giornali, locali e nazionali a difendere il mare? Perche' il Los Angeles Times scrive editoriali e da noi i giornali non prendono posizioni ma si limitano a riportare le notizie?
Noi in Abruzzo abbiamo le trivelle non a 50 ma a 5 miglia dalla costa.
Fonti: Los Angeles Times