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Thursday, November 5, 2009

Lucio Petrocco e la "Ecopetrol"






Per lui accuse di evasione e frode fiscale, sequestrati conti correnti bancari, un elicottero e una Porsche per un valore di quasi 2 milioni di euro, beni di lusso e fatture false, tutto grazie al settore manutenzione e della bonifica dei serbatoi per impianti di distribuzione e raffinazione di idrocarburi.
E cioe' petrolmonnezza che voleva spacciare per ecologica!


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Gia' nel nome della sua ditta c'e' un che di menzognero. Ecopetrol. Ma come si fa? Non c'e' assolutamente niente di Eco nel Petrol. A meno che non si voglia confondere le idee alle persone, cercando di far passare per buono qualcosa che buono non puo' essere. Ah, la stoltezza!

Veniamo alla storia. Prima da Noi, un paio di giorni fa, ha pubblicato un articolo su Lucio Petrocco, consigliere provinciale di Pescara nelle file del PdL, che "ha fortemente voluto farsi eleggere presidente della commissione ambiente" e con "una grossa esperienza in campo petrolifero".

E gia' perche' il Petrocco e' il responsabile commerciale della Ecopetrol, che opera nel settore petrolifero e che ha fondato lui stesso assieme al fratello Mario e di cui a capo c'e' sua moglie Stefania Pelini. Un affare di famiglia.

Tutti Eco. Tutti Petrol. Tutte balle.

La prima domanda e': ma chi glielo ha dato quell'incarico di difenditore della natura? Come si puo' affidare la commissione ambiente di una intera provincia a un petroliere, anzi ad un petroliere di monnezza petrolifera???? Non e' neanche laureato il Petrocco - e' un perito industriale. Che ne sa lui dell'ambiente?

Intanto - zitti zitti - arriva sul tavolo della regione l'approvazione per un “impianto di recupero di idrocarburi, mediante trattamento chimico-fisico con deposito preliminare di rifiuti pericolosi e non pericolosi derivanti da operazioni di bonifica serbatoi” da installare a Civitacquana (Pescara).

La cosa interessante e' che non si sa chi e' il proponente. Roba da matti, un progetto anonimo che la regione Abruzzo approva in un batter d'occhio. Un tempo c'era l'anonima-sequestri, ora siamo all'anonima-inquinamento!

Anche qui, la Daniela Stati tace, dorme, russa, e' su un altro pianeta.

Purtroppo per Petrocco pero', la mossa di presentare il progetto anonimanente non gli riesce. Un consigliere dell'IDV, Attilio di Mattia scova la verita', la denuncia sul suo blog e arriva Prima da Noi a fare da amplificatore.

Petrocco non ha ancora capito che ai tempi di internet devi essere molto, molto, molto piu' furbo per nascondere la verita'. Forse ai tempi di internet sarebbe meglio essere puliti ed onesti e fare le cose giuste invece che cercare di far passare sottobanco progetti che di rispetto per l'ambiente non hanno nulla. Ai tempi di internet e' piu' furbo fare le cose buone piuttosto. Se la moralita' non e' un deterrente, dovrebbe esserlo la paura di essere scoperti e di fare figuraccie.

Si scopre allora che gia' nel 2008 il Petrocco aveva presentato la stessa richiesta, che pero' fu bocciata perche' il progetto sorgeva troppo vicino alle case ("eco", vero ???) e perche' i rifiuti che la Ecopetrol avrebbe trattato sarebbero stati in contrasto con il piano urbanistico della citta' di Civitacquana.

Cioe' vogliono mettere trattamenti di monnezza petrolifiera, fanghi, cisterne sporche di idrogeno solforato e altre schifezze, vicino alle case, dove prima non era lecito.

La cosa triste pero' e' che intanto tutti i permessi sono stati dati questa volta. La regione e' stata velocissima per la Ecopetrol. Il provvedimento e' stato preso da Antonio Sorgi, un non meglio specificato "dirigente" regionale.

Le case troppo vicine alla Ecopetrol sono state rase al suolo.

Il progetto pare una pagina dell'inferno: stoccamento, autospurgo di cisterne, rilascio di vapori organici, bonifica di serbatoi e depositi di carburanti. Il Petrocco a Civitacquana ci abita e assieme a lui la moglie e le figlie, "brillanti studentesse".

Dice che il suo centro e' una innocente occasione di lavoro per ben 40 persone. Ma davvero pensa che il lavoro del 2010 sia andare a lavorare in un posto malsano a repirare fumi tossici? E' per questo che la gente oggi manda i figli all'universita'? Perche' non creare occasioni di lavoro sano?

Mi si accapponisce la pelle e per vari motivi:

1) Il tizio ha probabilmente usato la sua posizione di potere per avvantaggiarsi personalmente. Non e' giusto.

2) Chissa' quante altre fabbriche di morte autorizzera' il Petrocco, alla faccia dell'ambiente.

3) Che ne e' stato dei padroni di quelle case rase al suolo?

4) A Civitacqana c'e' una concessione petrolifera per estrarre petrolio. La Ecopetrol fara' affari con loro? Ecopetrol nasce per servire l'industria petrolfiera abruzzese? E' una specie di Buonefra ortonese?

5) Perche' smaltire rifiuti petroliferi a Civitacquana? Da dove verranno questi rifiuti?

6) La commissione ambiente della provincia di Pescara, presieduta da Lucio Petrocco, vigilera' che la ditta Ecopetrol, di proprieta' della moglie di Lucio Petrocco, rispetti tutte le norme ambientali?

7) La Ecopetrol ha la possibilita' di ingrandirsi? Di trasformarsi in un centro petroli?

8) Gli abitanti di Civitacquana lo sanno che quella roba fa male?

9) Petrocco prendera' il Cip6 per la sua ditta di recupero idrocarburi?

10) Le sue figlie, Eleonora Petrocco e Cristiana Petrocco, "entrambe brillanti studentesse" come dice il papa' sul suo sito elettorale, andranno a lavorare alla Ecopetrol con le mascherine antigas? E' per questo che studiano?


Che schifo. Il Petrocco fa approvare i progetti di morte per se stesso, ma delle vere emergenze di Pescara non se ne parla. Mentre era li che faceva inciuci, cosa ha fatto finora il presidente della commissione ambiente, Lucio Petrocco, per la piu importante problematica della provincia di Pescara?

Si chiama BUSSI. Petrocco ne ha mai sentito parlare? O era li troppo indaffarato a pensare agli affaracci suoi? Lo sa che risanare Bussi avrebbe portato molto, molto, molto piu' lavoro che la sua aziendina di morte?

Dopo la EcoPetrol arivera' la EcoChim?

Vergogna. Vergogna. Vergogna.

Fonti: Lucio Petrocco, Prima da Noi, Attilio di Mattia

Tuesday, November 3, 2009

Piattaforma Montara: 75 giorni di follia


A quanto pare, dopo due mesi e mezzo, e' finalmente finito il flusso di petrolio dalla piattaforma australiana Montara. Ci sono volute cinque tentativi, lo scavo di una nuovo pozzo, e un mega-incendio per fermare lo scoppio, ma c'e' ancora tanto lavoro da fare per il ripristino e la messa in sicurezza di piattaforma ed ecosistema.

Della piattaforma ne abbiamo gia' parlato qui. Il pozzo e' scoppiato il 21 Agosto 2009, non si sa' ancora perche'. Verso il 10 Settembre 2009 parte da Singapore un jack-up, una piattaforma temporanea, come quelle che hanno messo a suo tempo nei nostri mari italiani. L'idea era di costruire un pozzo parallelo da cui intercettare quello scoppiato per cercare di tapparlo.

Finalmente, domenica scorsa, primo Novembre gli addetti sono riuscti a pompare dal jack-up degli speciali fanghi chimici nel pozzo esploso, a circa 2 chilometri e mezzo dal fondale marino ed il flusso si e' fermato.

Durante l'operazione pero' qualcosa e' andato storto e la piattaforma ausiliaria e' andata in fiamme, non si sa bene perche' , ma visto che in giro c'era petrolio, gas e condensati di varia natura, e' facile capire che si trattava di una situazione pericolosa e delicata. Nessun umano si e' fatto male, ma si e' orginata una scia di fumo di circa 100 miglia, 160 chilometri.

La ditta trivellante, PTTEP dice che il lavoro davanti e' ancora molto complesso.

Le stime di petrolio rigettato variano. Non si sa con esattezza quanto petrolio e' stato sversato a mare, ma e' tanto, e secondo alcune stime si tratta di 9 milioni di galloni. La petroliera Exxon Valdez - un disastro ambientale le cui conseguenze si sentono ancora oggi in Alaska- ne rilancio' a mare 11.

Ecco il video delle fiamme. Proprio una bella visuale per i nostri, tanto desiderati, turisti lungo la costa teatina. Andiamo avanti cosi.




Fonti: Skytruth

Monday, November 2, 2009

Sessanta giorni dal 31 dicembre


Gianni Chiodi continua a non sentire e a non vedere. Beato lui che riesce a stare tranquillo quando mancano meno di due mesi alla scadenza della moratoria anti petrolio. Fra un po' saremo al gran completo: petrolio, inceneritori, discariche di amianto. Bussi non e' stata mai bonificata, gli Aquilani sono al freddo, mentre la mafia si sta mangiando lentamente ma inesorabilmente il nostro tessuto sociale. Che governatore speciale che ha questa regione!

Dal primo gennaio 2010 chiunque puo' venire a fare il comodo petrolifero suo sul nostro territorio, complice una classe politica tiepidina.

Ma Gianni Choidi, Daniela Stati, Mauro Febbo, non ce li hanno i figli? Cosa vogliano per il loro futuro?

Ecco qui una nuova lettera che un ragazzo di San Vito, Vittorio Veri' ha scritto al nostro governatore Gianni Chiodi. Sono sicura che Chiodi non rispondera' nemmeno adesso. Ma intanto noi continuiamo. L'ignoranza di chi governa questa regione e' strabiliante.

Posso solo dire che quando sara' troppo tardi tornare indietro, sappiamo di chi sara' la colpa. La colpa sara' di Gianni Chiodi. Il capo ha l'onore ed i dovere di proteggere i suoi cittadini. Se non lo fa, la colpa non e' del sistema, o della malasorte, o del "io-non-ci-potevo-far-niente". No, la colpa e' di chi poteva agire, di chi poteva darsi da fare, ed ha preferito restare inerte, sordo, muto e cieco e per codardia.

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Illustrissimo Presidente Chiodi,

Sono un cittadino abruzzese residente a San Vito Chietino. Il motivo che mi spinge a scriverle nasce da due sentimenti che mi attanagliano: l' amore e la paura, amore per la mia, e la sua, terra, e paura di vederne compromesse le sua caratteristiche naturali attraverso un irreversibile processo di degrado ambientale.

Questa paura fino a poco tempo fa era chiara e definita in un nome ed uno spazio: Centro Oli, Ortona.

Dalla professoressa Maria Rita D'Orsogna ad Antonello Tiracchia, alle numerose associazioni (per citarne una, Nuovo Senso Civico), molti si sono spesi per tentare di far nascere nei cittadini e nelle istituzioni una coscienza collettiva capace di contrastare la deriva petrolifera e puntare su uno sviluppo sostenibile. Già, sostenibilità: questa parola così tanto usata e capace di entrare nei discorsi relativi a qualsiasi argomento. A me sembra che ci sia una evidente dicotomia che si apre nel passare dalle parole ai fatti, nel sentirsi ripetere sostenibilità, ambiente, innovazione, turismo e poi vedere nei fatti un insieme di interventi sul territorio che non si conciliano con affatto con tali idee.

E' una questione che si è ulteriormente complicata nel momento in cui la paura ha perso il suo spazio definito, cioè la sola Ortona, e si è allargata all'intero territorio regionale, al nostro mare e alle nostre montagne. Oltre alla realizzazione del Centro Oli, si parla ora delle concessioni per la ricerca e l'estrazione dl petrolio in molti punti dell' Abruzzo. Voglio tralasciare il discorso legato agli effetti delle sostanze chimiche che verranno usate, dal rischio per la salute derivante dall' emissione nella aria dei residui derivanti dalla ricerca prima , dall' estrazione e dalla lavorazione del petrolio poi. Chiunque in questi mesi si sia informato e abbia avuto modo di documentarsi sulle conseguenze derivanti dall' incondizionato sfruttamento delle risorse minerarie , per altro esigue, della nostra Regione, ha motivo di credere che essi siano rischi da evitare e che le istituzioni preposte debbano dire in maniera decisa e autorevole: No, Grazie.

La mia paura è che si faccia dell' Abruzzo un distretto petrolifero, che si renda legale la distruzione di un patrimonio ambientale in maniera irreversibile e incontrollata, e aggravata come se non bastasse, da un pericolo ancora maggiore, il più grave: quello di mettere a repentaglio la salute degli abitanti.

Da libero e comune cittadino, non legato ad oggi ad alcuna associazione e non inserito in alcun partito, sento il bisogno di esprimervi la mia preoccupazione perché si parla di qualcosa che sento coinvolgermi pesantemente. E qui forse arriviamo all'amore. L'amore per questa terra per cui sento il dovere di cercare di difenderla, perché credo a ragion veduta che essa possa esprimesi veramente e al meglio attraverso i concetti di sostenibilità, di turismo, di responsabilità e innovazione.

Sono concetti che laddove esistono non hanno bisogno di essere invocati ad ogni discorso perché divengono fenomeni quasi tangibili. Concetti che per un abruzzese vengono a trovarsi in alcune espressioni e termini per noi comuni e che ci identificano includendo nel loro significato l'idea stessa di sostenibilità.

Per cui quando sento parlare di Regione Verde d'Europa penso che non sia la coccarda da cucirsi addosso, ma è la strada, l'obiettivo da perseguire e a cui condurre gli sforzi e le decisioni che si prendono ai veri livelli della politica. La tutela del paesaggio, la ricerca di fonti rinnovabili per l'approvvigionamento di energia, una politica efficace per lo smaltimento dei rifiuti devono essere priorità assolute. Priorità che devono essere comunicate e condivise, passate dalle istituzioni ai cittadini per educarli e renderli coscienti e responsabili del vivere in un determinato contesto. Quando i cittadini ne saranno consapevoli, si sentiranno essi stessi abitanti della Regione Verde d'Europa e l'Abruzzo verrà percepito come tale dal di fuori , senza bisogno di scriverlo sugli autobus.

Penso al Montepulciano D'Abruzzo: è il vino per eccellenza della nostra regione che ogni giorno viene bevuto ovunque nel mondo e grazie al quale veniamo anche riconosciuti. Addirittura nelle sue caratteristiche si ritrovano elementi comuni ai cittadini abruzzesi, quando si parla di forte carattere, ruvidezza e genuinità. Non accadrebbe con prodotti d'altra "natura"?. La nostra riconoscibilità come una regione affascinante, ed anche fortunata, avviene quando sulle tavole di qualsiasi parte del mondo compare un buon bicchiere di vino, uno squisito formaggio, un determinato zafferano, una pasta di grano duro lavorata in un certo modo. Sono sensazioni che si legano non solo al gusto verso determinate cose, ma anche all' immaginario che quei prodotti sono in grado di evocare, immaginari fatto della sagoma dolce della Maiella e di quella più aspra del Gran Sasso, di colline verdeggianti , di vigne e olivi, delle terre coltivate e della montagna a due passi dal mare.

Il mare appunto, con tutte le sue caratteristiche di mutevolezza, di potenza e maestosità, con le sue storie e la gente, anzi la nostra gente e i nostri trabocchi. Davvero strane macchine i trabocchi! L' uomo ha imparato a costruirsele sfruttando le caratteristiche dei propri fondali e proprio per questo risultano differenti da quelli di altri lidi. Essi davvero sono il simbolo di una regione, racchiudendo in loro quella vicinanza tra terra e mare, quell'essere contemporaneamente l'una e l'altro. In piena costa dei trabocchi, proprio lì, troverebbe spazio il Centro Oli, un progetto che al territorio su cui va a insediarsi non chiede nulla perché non ha bisogno di determinate caratteristiche, non ha bisogno della cultura del posto, di certe caratteristiche che il luogo può offrire. Ha bisogno di un sito, qualsiasi, su cui impiantare una centrale che ne causerebbe gravi conseguenze. Quel tempo in cui certi problemi non ce li ponevamo è finito, ora siamo in un'epoca diversa dove non chiedersi come con le nostre azioni arrivino a influire sulla qualità della vita e sul futuro, non è ammissibile.

Veniamo poi all'Abruzzo, cosa rappresenta questa terra per me è difficile dirlo. Significa molte cose, e tante non riesco nemmeno a spiegarle. E' difficile darne una definizione eppure nel pronunciarla c'è qualcosa che mi salta subito alla mente: le Radici. E' la terra dei miei avi e che, comunque e dovunque vada, sarà per sempre, la mia. E ho capito che se ti toccano le radici toccano te, la tua identità e quello che sei realmente. Lì nelle radici c'è una parte di te che ti porterai ovunque dietro e che non cambierai mai perché è la tua essenza. Lo sa bene questo la Dottoressa D'Orsogna, altrimenti che cosa l'avrebbe spinta dalla California a prendere parte così attivamente in questa avventura? Probabilmente lei, che non vive in Abruzzo, sente quotidianamente quanto di lei è rimasto prepotentemente abruzzese. Dovrebbe essere d'esempio a tutti coloro che credono, stando in Abruzzo, che questa terra sia solo il contorno territoriale di
un Io. Di questi tempi in realtà il Noi che l'Abruzzo potrebbe essere in grado di esprimere farebbe invidia al mondo.

Non credo in virtù dell'amore per la mia terra di essere più Abruzzese di altri e di Lei, che occupandosi della cosa pubblica ha scelto come missione quella di interessarsi della vita dei cittadini; come tali chiediamo a voi, che con le vostre scelte influenzate le nostre vite, di parlare apertamente e di chiarire la maniera in cui vi inciderete. Le migliorerete? Assicurerete un futuro più sicuro qualitativamente soddisfacente a chi oggi sta nascendo?

Resto ora in fiduciosa attesa di una risposta. Non potevo esimermi dallo scriverle. Mi ha spinto una strana sensazione fatta di paura e di amore, mi ha convinto il trovarvi conferma nella ragione.

Distinti Saluti,

Vittorio Verì.

Sunday, November 1, 2009

Franco de Angelis ed il Qualunquismo


Le dichiarazioni di Franco de Angelis del 18 ottobre 2009 sulla petrolizzazione e sul centro petrolifero di Ortona mi erano sfuggite. Il De Angelis e' un esponente della lega Nord Abruzzo (anche se l'Abruzzo fa parte del centro sud), sezione di Teramo.

Come riportato da Giulianova news il de Angelis ha dichiarato:

La Lega nord Abruzzo non si schiera con i qualunquisti che hanno bocciato il progetto del centro olii senza neanche chiedere di conoscere i progetti. Le lobbies verdi e quelle dei pochi che sfruttano con il turismo le nostre coste (albergatori, balneatori , pizzaioli etc.). realizzando alti guadagni che non ridistribuiscono neanche sottoforma di occupazione stagionale hanno deciso in nome e per conto di un’intera regione, l’Abruzzo, di schierarsi “contro” neanche fossero tornati i , per loro, “bei tempi” del No al terzo traforo. Prima di dire di no al Centro olii bisognerebbe informarsi. Informarsi bene. Basta slogan dice la Lega nord. Confrontiamoci con l’Eni e con i fatti e lasciamo perdere le ideologie antisviluppo. Cerchiamo di vedere cosa si può ottenere per gli abruzzesi e come realizzare al meglio ciò che l’Eni si propone, salvaguardare l’Abruzzo e concepire uno sviluppo in cui non abbia più spazio la cultura “nimby” (not in my back yard : non nel mio giardino).

Non so da dove iniziare. Il vero qualunquismo e' in queste dichiarazioni insensate che arrivano dopo due anni e mezzo che l'intero Abruzzo parla del petrolio e dei suoi danni mentre il De Angelis chissa dov'era.

Vorrei informare il signor de Angelis, di cui non si conoscono le credenziali scientifiche, tecniche o mediche, che la sottoscritta ha visto ed ha letto il progetto. La sottoscritta si e' informata. Si e' informata bene. Si e' informata da persona libera, preparata e titolata. E una volta che si e' informata ha sentito il dovere di dirlo a tutti gli altri, al meglio che poteva e sebbene neanche vivesse in Abruzzo. Cosa faceva nel frattempo il de Angelis? Dov'era? Se i documenti sono arrivati a me, potevano anche arrivare anche a lui.

Dopo due anni si sveglia e dice: dialoghiamo con l'ENI!!! E nel frattempo dormiva?

La sottoscritta ha confrontato l'ENI per ben due volte e con dati alla mano, la prima volta quasi due anni fa e la seconda un annetto fa. E per ben due volte l'ENI non ha potuto battere ciglio sui dati veri. Non ha potuto dire niente in contrapposizione al fatto che l'ENI e' sotto processo per inquinamento ambientale in mezza Italia, che in Italia i limiti legali sono da terzo mondo, che il capo dell'ENI Scaroni e' stato condannato per inquinamento ambientale.

La sottoscritta ha speso ore ed ore a leggere, ha visitato Viggiano, si e' letta di tutti gli schifi che l'ENI fa - tangenti, morti, bugie, malformazioni e tumori a Crotone, Porto Marghera, Porto Torres, Nigeria, Congo, Viggiano, Gela, Priolo, Trecate, Manfredonia e in Maremma e chi piu' ne ha piu' ne metta. Dovunque l'ENI sia andata ha lasciato dietro di se solo morti e lacrime amare.

"Realizzare al meglio cio' che l'ENI si propone"? E perche' mai? Chi e' l'ENI che puo' venire qui a fare il cavolo che gli pare? L'Abruzzo e' degli Abruzzesi. Non e' ne dell'ENI e nemmeno dell'acuto De Angelis, o del lungimirante Gianni Chiodi o della coraggiosa Daniela Stati. L'Abruzzo e' degli Abruzzesi e di l 75% della popolazione ha gia' detto di essere contrario.

Da parte mia, io non so piu' in che lingua dirlo: l'Abruzzo petrolfiero NON E' COMPATIBILE con l'Abruzzo verde. Non ricordo chi mi disse questa frase ma e' proprio cosi': non e' possibile avere la botte piena, la moglie ubriaca e l'uva appesa nella vigna. Non si puo'.

Lo capisce signor De Angelis? Non si puo' avere Abruzzo sano se andiamo a coprire il 50% del territorio con pozzi, oleodotti e raffinerie. Non si puo'. Tutto il resto, quello si che e' qualunquismo. Uno deve decidere cosa vuole. L'Abruzzo nero ma verde allo stesso tempo non si puo' fare. Punto e basta. Si deve scegliere da che parte stare e per una volta nella vita avere coraggio.

E poi, una domanda. Ma Franco De Angelis lo sa che la Lega e' stata fra le piu' ferventi opponenti del progetto di trivellare il parco del Curone, a Milano?

Quando io sento queste persone di "politica" parlare a vanvera cosi', ci rimango veramente male.
Un po' perche' questa gente che io ritengo ignorante, in teoria dovrebbe rappresentarci (!!) e poi perche' invece di fare i conti con la propria limitatezza, ed invece di mettersi a cercare la verita', questi "politici" con le loro sparate cercano di sminuire tutto il lavoro di sensibilizzazione che abbiamo pazientemente cercato di fare in giro per l'Abruzzo.

Ma da dove sbuca questo De Angelis? Non ha ancora capito che dire qualsiasi cosa a favore del centro petrolio e' un suicidio politico? E poi, esattamente cosa vuole il De Angelis? Proposta: costruiamogli il centro oli nel suo giardino. Vedra' che significa avercelo un centro oli a casa sua per davvero.

Franco De Angelis della lega Nord: colto, preparato, soprattutto non qualunquista.

Fonti: Giulianova News

Friday, October 30, 2009

L'ignoranza



Come ho gia' detto tante volte questo blog non si propone di risolvere tutti i problemi d'Abruzzo o d'Italia. Non ne ho il tempo, l' energia. Questo blog e' nato come uno strumento per aiutare a spiegare agli Abruzzesi che trivellare la regione Abruzzo a destra e a manca e' folle, e che di Abruzzo verde non restera' niente se invece perseguiamo l'Abruzzo nero.

Strada facendo mi sono incappata in vari personaggi della poltica abruzzese, e posso dire con tristezza, ma con verita', che purtroppo la stragrande maggioranza di loro dal presidente della regione fino a molti altri politcucci locali sono ignoranti delle stesse discipline per le quali dovrebbero invece guidarci. La classe politica d'Abruzzo, in generale, non conosce l'inglese, non sa come si vive altrove, spesso non e' neanche laureata, non e' aperta ad un dialogo onesto con i cittadini, e non sa che mentre sono li a discutere di cose effimere il mondo ci e' scappato avanti - in ricerca, ambiente, tipo di industrializzazione, idee, e valorizzazione dei giovani.

Si bada troppo spesso a titoli, forma e apparenza piuttosto che ai fatti veri. Nessuno ha una vera visione di cosa vuole fare, e soprattutto nessuno ha la forza morale di *perseguire* il suo obiettivo. In una parola, io personalmente li trovo ignoranti e provinciali.

Una di queste persone e' Daniela Stati. Non si sa che titoli abbia. In cosa e' laureata? Cosa ne sa lei dell'ambiente? Cosa ha fatto prima di arrivare in regione per meritarsi la posizione che ha? Lei lo sa cos'e' l'idrogeno solforato?

La diossina? Lo sa che in California non esistono inceneritori? Lo sa che chi ci vive vicino si ammala con maggiori probabilita' di tumori?

Lo sa che a San Francisco, citta' con 4 milioni di abitanti, reciclano oltre il 70% della monnezza che producono ed hanno zero inceneritori?

Ovviamente non lo sa.

Daniela Stati, e' un assessore muto per il petrolio, perche' le e' comodo a lei. Oggi la novita' e' che la su citata e' andata a Rimini per dire ai riminesi che lei ha questa bella proposta per costruire anche per l'Abruzzo un igenico "termovalorizzatore". Mica l'e' andato a dire a Pescara o a Avezzano, no l'e' andata a dire a Rimini.

Come detto, non voglio trasformare questo blog in un punto di lotta ai "termovalorizzatori" ed esco dal tracciato petrolio solo perche' sono profondamente indignata e allibita che questo assessore all'ambiente muta sul petrolio ora invece va in giro a proclamare gioiosamente di questo "termovalorizzatore". L'unica scusante e' che assieme a Gianni Chiodi e come per il petrolio siano ignoranti in materia.

Intanto, iniziamo a chiamare le cose con il proprio nome. Un termovalorizzatore e' un INCENERITORE da cui esce diossina, un cancerogeno. In inglese non esiste nessuna parola equivalente. Come per il "centro oli" ci si inventa una parola delicata per coprire un'altro sistema di morte. Oil center non esiste. E nemmeno "thermo-value".

Si chiama incinerator e basta.

Un inceneritore emette: diossina, particelle fini, vanadio, manganese, cromo, nickel, arsenico, mercurio, piombo, cadmio, furani, solfati. Le particelle piu' fini non posso essere fermate da alcuna tecnologia moderna. Queste sostanze possono essere cancerogne anche a basse quantita'. Le ceneri prodotte da un inceneritore devono essere stoccate da qualche parte, spesso in altre discariche ad hoc. Un inceneritore dura in genere per 30 anni. Abbisogna di immondizia per funzionare, e dunque le persone saranno invogliate a incenerire piuttosto che a reciclare. Costa piu' energia costruire un inceneritore che tutta l'energia che ne ricaverai.

Nel 2008 circa 33,000 dottori, chimici ambientali e tossicologi scrissero una lettera al parlamento europeo esprimendo la propria preoccupaizone di persone esperte ed indipendenti al proliferare di inceneritori e per l'insorgere di malattie correlate.

Puo' dirci la Stati quali abruzzesi ha consultato per installare l'inceneritore? Qual'e' il suo programma? Lo mettiamo a Lanciano? A Vasto? A un chilometro da casa sua? Chi lo costruira'? Che ne sara' della raccolta differenziata? Che tecnologia usera'? Chi vigilera'?

Ora io gia lo so che uno potrebbe dire: la raccolta differenziata non basta. Sono d'accordo, se ne fa poca. E perche' allora non incentivarla? Perche' non spiegare alla gente che o recicli, riduci, riusi oppure non se ne esce piu'?

E per una volta, non bisogna nemmeno andare troppo lontano. Basta guardare cosa succede gia' in tutti i comuni in cui e' stata installata la raccolta differenziata porta a porta. In alcuni comuni si e' arrivato al 60% nel giro di un anno. In provincia di Treviso sono passati dal 27% di monnezza reciclata nel 2000 al 75% nel 2006 e con notevoli risparmi per i comuni coinvolti.

Qui a Los Angeles volevano mettercelo un inceneritore, verso la fine degli anni ottanta. Scelsero un sito abitato da gente povera. Anche qui la scusa era che e' impossibile convincere pesone poco istruite, immigrati messicani a fare la raccolta differenziata. La comunita' si ribello', il comune dovette ripensarci e nel giro di pochi mesi erano tutti a fare la raccolta differenziata. L'inceneritore non venne mai costruito. Produciamo sempre troppa immondizia qui in America, ma almeno qui in California siamo al 60% di recupero. In uno stato di 37 milioni di persone con zero inceneritori.

Nel 1990 negli USA c'erano 186 inceneritori. Nel 2007 sono scesi a 89.
Nel 1988 c'erano 6200 inceneritori di rifiuti ospedalieri. Nel 2003 sono scesi a 113.

Fra il 1996 e oggi non sono stati costruiti nuovi inceneritori.

San Francisco ha detto di voler diventare citta' a zero rifiuti entro il 2020. Los Angeles entro il 2030. A San Francisco reciclare e' obbligatorio. C'e' la pubblicita' ovunque sul come si fa e perche' si deve fare.

In cima ho messo il link ad una bellissima presentazione di un professore di New York, Dr. Paul Connett sul zero waste. E' facile da capire, interessantissimo e geniale nella sua semplicita'. Mette ispirazione e fa veramente venire la voglia di un mondo migliore.

Per fare politica ambientale, che si tratti di petrolio o di monnezza ci vuole amore, coraggio, intelligenza, lungimiranza, visione a lungo termine, creativita'.

Daniela Stati e Gianni Chiodi, purtroppo per noi di queste qualita' non ne hanno quasi nessuna.

Fonti: Paul Connett - Zero Waste

Wednesday, October 28, 2009

Claudio Descalzi e i deliri sul petrolio




Nulla di nuovo sotto il sole.



Claudio Descalzi e' il presidente di Assomineraria, il vice presidente di Confindustria-Energia e dal 2008 anche il capo della divisione dell'esplorazione e produzione dell'ENI. Lavora per l'ENI dal 1981. Dunque e' un petroliere doc. Di lui abbiamo gia' parlato qui.

Il 14 giugno 2009 rilascia una intervista in cui dice

"Lo scorso autunno lanciammo un segnale forte, sottolineando a più riprese che il cosiddetto “tesoretto”, vale a dire gli almeno 100 miliardi di euro corrispondenti al valore del petrolio e del gas ancora da produrre nel nostro Paese nei prossimi 20-30 anni, diventava essenziale perché l’Italia non perdesse l’opportunità di compiere scelte di lungo termine nell’energia"

Gia' qui si vede la lungimiranza di quest'uomo. Le uniche scelte intelligenti che l'Italia possa prendere al lungo termine e' quella di correre, ma proprio correre, verso le energie rinnovabili. Di energia solare ne produciamo pochissima, sessanta volte in meno che in Germania, mentre invece dovremmo essere quelli che produciamo di piu'. E questo per mille motivi: un territorio che non si presta ad estrazioni petrolifere per densita' abitativa, un petrolio scarso, scadente e difficile da estrarre, e perche' il sole abbonda mentre per il petrolio siamo fuori tempo. Non e' qui il futuro.

A Trecate, vicino Novara, i campi inondati dal petrolio, nel 1994 e poi nel 2003 sono ancora impraticabili. Se la piattaforma Montara installata nel 2008 e che sputa petrolio da 70 giorni in Australia, si trovasse nei nostri mari, avrebbe inquinato mezza Italia. Non abbiamo deserti, ne per il petrolio ne per le scorie nucleari, ne per le centrali a carbone.

Tutto il mondo, pure la Cina, l'ha capito. E noi? Ma Descalzi dove vive? Ah si, e' uno dell'ENI, e vede solo petrolio, purtroppo per lui. Dice che in Italia ci sono 58 progetti cantierabili, ma che per colpa di non meglio specificati "blocchi" non si possono sfruttare. Dice che questo equivale a oltre 5 miliardi di euro, che porterebbe a 100 mila addetti (!) e che queste risorse andrebbero sfruttate per superare la crisi.

Obama per superare la crisi ha stanziato milioni e milioni e milioni di dollari per ricerca in vari settori, prima fra tutte le energie alternative, per la installazione di infrastrutture nuove, per il risparmio energetico, per le universita'. Non ha mica detto per superare la crisi andiamo a trivellare i mari Californiani!

Descalzi continua, e dice che occorre che le aziende di Assomineraria si preparino "a essere incisivi anche in un contesto che si profila incerto e nebuloso, sia a livello centrale, sia soprattutto a livello locale"Non possiamo dire di non essere stati avvertiti.

Sul famoso decreto legge che la Camera ha poi approvato, dove praticamente si dice che a decidere sulle infrastrutture petrolifere deve essere Roma e nessun altro, Descalzi dice:


Complessivamente si tratta di norme pratiche e di buonsenso che dovrebbero contribuire ad accorciare i tempi autorizzativi. Non dimentichiamo che il time-to-market in Italia è ancora il doppio rispetto alla media mondiale ed è la causa principale dell’allontanamento degli investitori esteri, con una perdita significativa per tutto il nostro sistema industriale.

Ma non e' vero niente. La causa principale del fatto che gli stranieri non investono in Italia e' che le leggi sono troppo complicate, il sistema - mazzette, amicizie importanti, l'arte di arrangiarsi, ritardi ingiustificati - per un non italiano e' impossibile da capire e da accettare. Io stessa che sono Italiana non ci verrei mai ad investire in Italia perche' e' tutto troppo bizantino ed uno perde la pazienza.

In Italia, la legge non e' dalla parte del diritto, del buonsenso, o del cittadino, ma troppo spesso dalla parte dei potenti. I politici sono per la stragrande maggioranza persone ignoranti e preoccupate piu' della forma che della sostanza. Quante ne abbiamo viste in questi mesi? Quante promesse non mantenute?

L'investitore non viene perche' non e' un sistema limpido, lineare o prevedibile. E se vengono e' solo perche', come nel caso del petrolio, glielo regaliamo. Oppure perche' gli permettiamo di mettere i pozzi dove gli pare, vicino alla costa, nei parchi e dove meglio gli aggrada. Ma quanto meno costoso e' mettere un pozzo, come Elsa2 a sette chilometri dalla costa, piuttosto che in mare aperto?

Poi Descanzi parla del fatto che le royalties sono aumentate dal 7% al 10% (ma solo in terraferma, non in mare) e che questo servira' per dare sconti alle regioni che hanno estrazioni di idrocarburi o rigassificatori sul proprio territorio.

Ma anche qui, e' pura demagogia.
Infatti coincidenza vuole che proprio un paio di settimane fa, dopo UN ANNO che la regione Basilicata aveva chiesto una revisione sui conti del petrolio estratto in Basilciata, per capire effettivamente quanto petrolio venga estratto dalla Lucania, il governo ha detto no. Va tutto bene cosi', con le autocertificazioni ENI sul petrolio estratto.


Queste le parole del Ministero: Si ritiene che non ci sarebbero, al momento, i presupposti per una intensificazione dei controlli sulle produzioni di idrocarburi sul territorio nazionale.

E cosi' potranno pure aumentare le royalties, per far star zitta la gente, ma se si rifiutano di controllare quanto e' il petrolio estratto, che ce ne facciamo di un aumento (simbolico!) delle royalties?? In Libia sono al 90%. In Norvegia all'80% e vanno in mare aperto.

Quando leggo queste cose sento che il futuro dell'Italia a me fa paura, anche se non ci vivo piu'. E' triste. E' triste perche' questi sofismi sul perche' va bene distruggere la nostra penisola la applicano non solo sul petrolio ma anche su tutto il resto - politica, leggi ad personam, scudi fiscali, ricerca mozzata. Nessuno guarda veramente al futuro. Che posso fare io? Sono solo una goccia nell'oceano.

Fonti: Assomineraria, Staffetta Quotidiana

Tuesday, October 27, 2009

L'ENI e le mazzette in Nigeria


Update 16 Novembre 2011: La donna che difende l'ENI in questa causa si chiama Paola Severino ed e' il nuovo ministro di giustizia italiano. L'ENI e' stata poi multata di circa 365 milioni di dollari per tangenti.

The largest combined disgorgement amount ever in an FCPA violation.

FCPA: Foreign Corrupt Practices Act

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Nel 1994 l'ENI entro' in un consorzio detto TSKJ con sede a Madeira, in Portogallo, noto paradiso fiscale. Di questo consorzio fa tuttora parte KBR - le cui iniziali stanno per Kellogg, Brown and Root (USA), Technip (Francia), Snamprogetti (Italia, controllata al 100% dall'ENI) e la Japan Gasoline corporation.

Ciascun partner aveva il 25% delle azioni ed una lettera nella sigla TSKJ. La KBR era una subsidiaria della Halliburton. Assieme i quattro volevano costruire un impianto per la lavorazione del gas estratto in Nigeria, in una zona detta Bonny Island.

Nel Settembre 1994 la banda dei quattro bassotti offre 2 milioni di dollari al governo Nigeriano per approvare il progetto. E' troppo poco. Iniziano allora una serie di operazioni, come dire, non proprio limpide, di smussamenti e di massaggini vari, incluse promesse e maxi pagamenti a personaggi del governo di Abuja.

I principali intermediari sono due avvocati inglesi, Jeffrey Tessler e Wojciech Chodan, amici di poltici nigeriani e del ministro del petrolio dello stesso paese, Dan Etete.

Finalmente nel 1995, il governo della Nigeria accetta la proposta e concede i permessi al gruppo TSKJ. Si parla di almeno 60 milioni di dollari di mazzette, promesse o pagate.

I regalini continuano, e nel 1999, dopo altre tangenti, il governo concede pure a TSKJ di ampliare i lavori. Si tratta di 1 miliardo e 200 milioni di dollari di lavori commissionati, per un totale di circa 6 miliardi di dollari in totale.

Nel 2003 pero' iniziano i guai per TSKJ. Dalla Francia si accorgono che l'avvocato Jeffrey Tesler, colui che fungeva da intermediario fra i petrolieri e il governo Nigeriano, ha depositato un totale di 132 milioni di dollari nel suo conto. Le indagini francesi sollevano il sospetto che si tratti di mazzette illegali da parte della TSKJ.

Il vice presidente americano, Dick Cheney che al tempo dei misfatti era l'amministratore delegato della Halliburton (si dovette dimettere dopo le elezioni del 2000), inizia ad avere paura delle ramificazioni. La Halliburton, per proteggerlo, licenzia due personaggi scomodi, fra cui Albert Stanley, l'amministratore delegato della KBR.

Entrambi questi tizi avevano ricevuto soldi da Jeffrey Tessler, circa un milione di dollari, forse anche di piu'. Si sospetta che nel giro di comunicazioni riguardanti questo denaro ci fosse anche l'avvocato di famiglia dei Bush, James Baker.

Nell'Agosto del 2004 finalmente il governo Nigeriano all'unanimita' decide di interrogare il nuovo presidente di Halliburton, David Lesar, e di vietare ad Halliburton e a tutte le sue subsidiarie di partecipare in altri progetti petrolfieri in Nigeria. In Settembre 2004 il divieto diventa ufficiale, grazie anche al fatto che la Halliburton era stata protagonista della misteriosa scomparsa di scorie radioattive e pericolose mai denunciate al governo nigeriano.

Nel 2005 il dipartimento di giustizia americano afferma che questa vicenda e' la piu' grave storia di corruzione della storia degli USA. 60 milioni nel 1995, 37 nel 1999, 51 nel 2001 e 23 nel 2002.

Oltre 180 milioni di dollari.

Il ministro del petrolio Nigeriano, che aveva ricevuto 15 milioni di dollari, ci si era comprato un castello in Francia. E' stato condannato al pagamento di 8 milioni di euro. Altri mangiatori di mazzette sono stati il generale Nigeriano Sani Abacha, morto nel 1998, 45 milioni di dollari,
il presidente della Nigeria Olusegun Obasanjo, 23 milioni di dollari, il generale Abdulsalami Abubakar, presidente del paese per un solo anno, 2.2 milioni di dollari.

Nel 2008 Albert Stanley, il capo della KBR, dichiara la propria colpevolezza per mazzette date e ricevute nell'arco di 10 anni. Si e' beccato sette anni di galera e la condanna al risarcimento di 11 milioni di dollari.

Jeffrey Tessler e Wojceich Chodan saranno presto estadati negli USA per metterli sotto processo. Rischiano fino a 55 anni di galera e il risarcimento di almeno 130 milioni di dollari.

A Febbraio del 2009, la Halliburton e' stata condannata a pagare quasi 580 milioni di dollari al dipartimento di giustiza americano ed alla Security and Exchange Commission, l'equivalente della Consob Milanese.

Qualche giorno fa e' uscita la notizia che anche il governo inglese vuole mettere mettere a processo la Halliburton per mazzette.

E da chi sono venuti tutti quei soldi per le tangenti?

L'ENI di certo non e' rimasta a guardare, visto che la proprieta' di TSKJ era ugualmente ripartita fra le quattro societa'. Infatti sono sotto indagine anche due manager ENI per questa vicenda e c'e' stata la richiesta da parte dei giudici di Milano di vietare all'ENI di fare affari in Nigeria per i prossimi anni, come fatto per la Halliburton dai colleghi americani.

Tutto questo dopo le maxi tangenti ENI degli anni Novanta, dopo le quali l'ENI aveva promesso che mai piu' avrebbero fatto i cattivi, e che anzi adesso si sarebbero dotati di un severissimo codice etico.

Secondi i Pubblici Ministeri Milanesi Fabio de Pasquale e Sergio Spadaro invece in questa vicenda ci sono stati

comportamenti improntati a deliberata elusione del codice etico che Eni aveva adottato dopo le vicende emerse all' inizio degli anni ' 90, consistite nella creazione di fondi neri da parte delle società Snamprogetti e Saipem, utilizzati allo scopo di pagare provvigioni a intermediari all' estero
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E cioe' hanno fatto di tutto per far finta di fare gli etici ma senza nessuna intenzione davvero di farlo. I due dirigenti ENI accusati (di cui non si sa neanche il nome!) sarebbero stati responsabili di smistare le tangenti. Cioe' facevano la parte piu' terra terra degli affari, consegnavano le valigette coi soldi.

Verranno mai fuori i nomi dei due? Come puo' essere che solo i lavoratori di bassa manovalanza vengono beccati? E le piu' alte cariche dell'ENI o della Snamprogetti dove erano mentre tutto cio' accadeva? Qualcuno di loro si becchera' 7 anni di galera? Qualcuno di loro dovra' restitutire 1, 10, 100 milioni di dollari? Il processo iniziera' mai?

Intanto gia' iniziano le prescrizioni e secondo il Corriere della Sera almeno, si possono soltanto processare le tangenti per l'anno 2004. Prima no. Il tempo sta per scadere anche qui: dopo cinque anni infatti si va in prescrizione (grazie Berlusconi!). Probabilmente non succedera' niente e cercheranno mille scusanti per non arrivare mai a processo.

Gia' adesso l'ENI dice che loro non sapevano niente di queste mazzette, anche se invece i giudici americani hanno accertato con documenti alla mano che questo tipo di decisioni veniva preso dall'intera amministrazione della TSKJ - americani, francesi, giapponesi e italiani inclusi.

Il 21 ottobre 2009, il nuovo ennesimo rinvio. L'avvocato ENI, Paola Severino, dice, poverina, che ci vuole piu' tempo perche' i documenti devono essere tradotti in Italiano.

Aspettiamo ancora che tutto si perda. Al massimo l'ENI ci promettera' un nuovo codice etico e cosi siamo tutti pronti per ripartire.

Nuovo giro, nuova corsa, nuove mazzette, stessi condannati: nessuno.

Intanto, in Nigeria la gente continua a morire, di fame, di inquinamento, di violenza.

La storia continua qui.


Fonti: Halliburton Watch, CNN, FCPA, Buisness Day, Corriere della Sera 1, Corriere della Sera 2, Corriere della Sera 3, Channels TV