.

.
Showing posts with label solfidrico. Show all posts
Showing posts with label solfidrico. Show all posts

Saturday, March 5, 2011

Molfetta, l'ENI e l'idrogeno solforato



Dalla sentenza di condanna per gli operai di Molfetta
Giudice Lorenzo Gadaleta, Gennaio 2010


Signora Luigi Farindola, vedova di uno
degli operai uccisi dall'idrogeno solforato a Molfetta - Ottobre 2009





Il 23 Febbraio 2011 e' iniziato il secondo processo a Molfetta contro varie societa' - fra cui l' immancabile ENI - per accertare le responsabilita' della morte di 5 persone, a causa delle esalazioni di idrogeno solforato, come riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno e dal quotidiano online di Puglia L'Ira del Tacco di Nino Sangerardi.

Le vittime del disastro, avvenuto il 3 marzo 2008, sono:

Vincenzo Altomare, 64 anni,
Luigi Farindola, 37 anni,
Biagio Sciancalepore, 24 anni,
Guglielmo Mangano 44 anni,
Michele Tasca, 19 anni.

La dinamica dell'incidente e' ben nota: un autocisterna che avrebbe dovuto trasportare zolfo liquido ha iniziato a sprigionare idrogeno solforato. Uno degli operai si e' affacciato nell'oblo' dell'autocisterna per vedere cosa succedeva e si e' sentito male, cadendo. Gli altri sono soccorsi per aiutarlo, si sono gettati nel serbatoio per cercare di salvarlo e sono morti tutti, soffocati dal veleno.

Vincenzo Altomare era il titolare della Truck center, gli altri quattro i suoi dipendenti. L'unico a salvarsi fu un altro operaio, Cosimo Ventrella.

Quando si ha a che fare con lo zolfo liquido, e' inevitabile che ci sia una certa percentuale di gas di idrogeno solforato, ma le percentuali dovrebbero essere basse in modo da salvaguardare la salute dei lavoratori. Questo perche' l'H2S e' un veleno.

Anche le cisterne usate per il trasporto di zolfo liquido potrebbero avere dentro delle tracce di H2S in seguito a reazioni chimiche. In generale, dovrebbero essere fatti dei corsi agli operai che quantomeno dovrebbero sapere come comportarsi in situazioni di emergenza come quella di Molfetta.

Questo gas infatti a dose alte e' letale, a dosi basse causa problemi di circolatori, neurologici e respiratori, specie se inalati nel corso di una vita intera e anche se c'e' chi a Viggiano per esempio dice che l'H2S e' un elisir di lunga vita.

Invece qui, grazie a questo elisir di lunga vita, sono morti in cinque, perche' nessuno sapeva niente.

Il primo processo si concluse il 6 ottobre del 2009.
Si erano presentati parte civile i parenti dei morti e pure l'Inail.

Sul banco degli imputati Eni SPA che aveva prodotto lo zolfo dalla raffineria di Taranto, Nuova Solmine SPA di Grosseto che lo avrebbe usato per produrre altri sottoprodotti, e Meleam Puglia, che in teoria si occupa di sicurezza nei luoghi di lavoro e che forni' i piani di sicurezza alla Truck Center.

L'unico superstite, Ventrella, dichiaro' che la puzza di H2S si inzio' a sentire molto tempo prima della morte degli operai.

Evidentemente nessuno ha saputo gestire l'emergenza. Potevano benissimo scappare se avessero saputo che quello era veleno, che agisce esattamente nello stesso modo in cui agisce il cianuro, se qualcuno glielo avesse spiegato cosa fare. Invece cinque morti e chissa quante lacrime dopo eccoci qui.

Dal processo del 2009 venne fuori che:

1) Non fu fatta adeguata formazione agli operai su cosa fare in questi casi.

2) L'ENI non ha indicato ai conducenti delle cisterne che il carico fosse pericoloso, e non ha compilato una scheda di pericolosita' da dare agli operai come previsto da leggi italiane e europee.

3). Nessuno fu mai capace di dire esattamente che composizione chimica aveva la miscela di zolfo liquido che avrebbero dovuto trasporare gli operai e quanto H2S ci fosse dentro.

4) Le procedure di sicurezza della Truck Center vennero cambiate appena dopo l'incidente, per renderle piu' stringenti. Che strana coincidenza - cambiano le regole dopo 5 morti, lo stesso giorno!

5) L'impianto di Molfetta non era autorizzato a bonificare la cisterna prima che ci venisse messo dentro lo zolfo liquido.

6) Le cisterne non venivano controllate prima dell'immissione di zolfo liquido per vedere se dentro c'erano dei residui di H2S.

7) La Nuova Solmine decise di non pagare circa 3 milioni di euro all'ENI perche' non erano sicuri che il carico di zolfo che stavano comprando fosse zolfo liquido e basta e non zolfo liquido misto a idrogeno solforato. In poche parole, la Nuova Solmine pagava per zolfo e non per H2S - a loro inutile. L'ENI o per incompetenza o per malafede gli mollava pure un pochino di H2S, non si sa quanto, ma abastanza per mandare un fumo contratti di 3 milioni di euro.

8) In seguito alle dichiarazioni dell'ENI, che non e' mai riuscita a spiegare esattamente cosa ci fosse dentro il suo zolfo liquido a giugno 2009 la procura ordino' perquisizioni, sequestri ed acquisizioni presso le raffinerie di Taranto e Livorno e presso gli uffici ENI di Roma.

9)Furono ipotizzati reati di falsa testimonianza per i dipendenti ENI e pure per quelli di Nuova Solmine.

10) Tutti gli imputati sono stati riconosciuti colpevoli di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme di prevenzione degli infortuni. Per ciascuno 5 anni ci carcere e l'inerdizione dalla professione.

Purtroppo pero' fra i condannati ci sono soltanto gli impiegati e i responsabili di ditte terze, quelle dei subappalti: Mario Castaldo, Alessandro Buonopane della Fs Logistica e Pasquale Campanile di Cinque Biotrans, condannati per omicidio e lesioni colpose.

Tutte le ditte minori, Fs Logistica, Cinque Biotrans e pure la Truck Center sono state condannate a 400,000 euro di multa ciascuno.

Gli unici intoccabili? Quelli dell'ENI o della Nuova Solmine.

Il pubblico ministero Giuseppe Maralfa e' pero' riuscito a trovare almeno degli elementi che quantomeno pongono dei dubbi sull'eticita' dell'ENI e sul suo modo approssimato di fare buisness. Infatti l'assessore al lavoro di Puglia Michele Losappio disse all'epoca:

Va poi evidenziata la scelta di trasmettere gli atti alla Procura per accertare eventuali nuove responsabilità di colossi societari come ENI e Nuova Solmine.
A loro più che ad altri spetta, per il rilievo e la solidità dei Gruppi, assumere misure e procedure di lavoro che tutelino la vita e la salute delle maestranze.
Se questo non è accaduto occorre accertarne le cause e le responsabilità.
Eccoci allora al nuovo processo di questi giorni nel quale si costituiranno parte civile la regione Puglia e la stessa Truck Center. A giudizio di nuovo Eni SPA, Nuova Solmine SPA e Meleam Puglia, che si dovrebbe occupare di sicurezza nei luoghi di lavoro.

I reati contestati sono omicidio colposo aggravato plurimo e lesioni personali aggravate.

Per l'ENI sono imputati

Giorgio Mario Artibani,
Antonio Caffarelli,
Bernardo Casa,
Fiorella Iobbi,
Marco Pinzuti Ansolini,
Alessandro Rosatelli,
Gaetano De Santis, direttore raffineria ENI di Taranto.

Vediamo come va a finire.

Intanto cinque persone sono morte, e non torneranno piu', anche per colpa della negligenza di una ditta che in tutta la sua storia ha avuto come unico obiettivo quello di fare soldi, senza rispetto per nessuno. Anzi, come dicono ad ENI-scuola, "alla ricerca spasmodica del successo".

Al Copam 2011 dicono che l'idrogeno solforato fa bene alla salute.

Lo andassero a dire alle mogli e ai figli dei morti di Molfetta se ne hanno il coraggio.

Verra' un giorno...