Wednesday, April 4, 2012
Lettera all'UE: verificate se Sorgi rispetta la democrazia in Abruzzo
Quelli della Commissione VIA, con a capo Antonio Sorgi, sono gli stessi che hanno approvato, zitti zitti, a suo tempo il centro oli di Ortona. Tutti ce la siamo presi con Fratino, Del Turco e Caramanico, ma il vero autorizzatore finale e' stata la Commissione VIA del nostro amico Antonio Sorgi.
Questa volta pero' non ci colgono impreparati.
Non e' accettabile scondo me, che Antonio Sorgi e suoi uomini pensino di poter fare il bello ed il cattivo tempo in Abruzzo. E' questa la democrazia e spero che il Segretariato della Convenzione di Aarhus faccia luce su questo pietoso caso.
Abbiamo mandato 200 lettere di opposizione e testi scientifici piu di due anni fa. Si e' espressa contro la Confcommercio, Assoturismo e decine di altre associazioni. Ad ogni tentativo di farci il lavaggio del cervello, i comitati locali, specie il Comitato Gestione Partecipata del Territorio di Bomba, ha mostrato di saperne piu' di tutti i capoccioni della Forest Oil messi assieme. Pure i figli di John Fante hanno detto che e' una follia.
Ci sono stati 19 comuni e l'intera provincia di Chieti a dire no e la Commissione VIA non ha potuto dire una sola parola?
Ma che ci stanno a fare?
Interessante che Sorgi abbia gia' firmato un nulla osta, come direttore degli Affari della Presidenza, Politiche Legislative e Comunitarie, Programmazione, Parchi, Territorio, Valutazioni Ambientali, Energia, ma che invece non abbia potuto dire una parola in qualita' di Presidente della Commissione VIA, guarda caso l'ente a cui tutte le osservazioni di contrarieta' sono giunte e di cui, per legge, deve tenere conto.
Inaccettabile.
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In data 3 Aprile 2012 decine di cittadini, rappresentanti del mondo ecclesiale, docenti universitari e associazioni di categoria, ambientali e culturali hanno sottoscritto una lettera indirizzata al Segretariato della Convenzione di Aarhus chiedendo che le procedure ed i metodi della commissione VIA d'Abruzzo, presieduta da
Antonio Sorgi, vengano esaminati in dettaglio per assicurare trasparenza e la democraticita' dei processi decisionali in Abruzzo.
Fra i firmatari la Confcommercio, il WWF, Assoturismo, i rappresentanti della
diocesi di Lanciano-Ortona e decine di associazioni che da anni lottano contro le trivelle in Abruzzo.
Antonio Sorgi era anche il direttore regionale che firmo' nell'Aprile del 2007, l'autorizzazione a favore del Centro Oli di Ortona.
Cinque anni dopo, il caso sottoposto al Segretariato presieduto dal Prof. Jonass Ebbesson, Preside e Docente di Diritto Ambientale presso l'universita' di Stoccolma, e' centrato sulla proposta raffineria ed estrazione di gas dal giacimento di Bomba.
La proposta formale di trivellare e di costruire una centrale per il trattamento di gas ad alta concentrazione di idrogeno solforato, fu avanzata dalla ditta americana Forest Oil Corporation, guidata in Italia da Giorgio Mazzenga, e da John Klein a
Denver, gia' nel 2009.
I sottoscriventi chiedono al Segretariato della Convenzione di Aarhus di indagare perche' la commissione VIA non si sia pronunciata in merito alla questione, dopo ben due anni dal deposito di oltre 200 osservazioni da parte della comunita', e dopo che ben 19 comuni e l'intera provincia di Chieti si siano espresse in maniera negativa.
Tutto questo alla luce del fatto che la Forest Oil si sia gia' apprestata ad assumere personale dichiarando di avere avuto alcuni permessi autorizzativi gia' nel dicembre 2010, fra cui il nulla osta da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei
Trasporti, e dei Beni e delle Attivita' Culturali.
Soprattutto ai sottoscriventi appare inconciliabile che Antonio Sorgi abbia rilasciato l'autorizzazione a procedere in qualita' di direttore degli Affari della Presidenza, Politiche Legislative e Comunitarie, Programmazione, Parchi, Territorio, Valutazioni Ambientali, Energia, ma che invece non abbia potuto esprimersi sul tema in qualita' di Presidente della Commissione VIA, a cui tutte le osservazioni di contrarieta' sono giunte e di cui, per legge, deve tenere conto.
Si chiede altresi al Segretariato della Commissione di Arrhus di indagare sui presunti viaggi effettuati da funzionari della regione, fra cui Domenico Scoccia, per conto della Forest Oil in Olanda e di verificare che non vi siano conflitti di interesse.
Al Segretariato si denuncia altresi che in questi anni e' stato difficilissimo comunicare con la Commissione VIA, essere da loro informati tempestivamente, reperire materiale online ed avere indirizzi email funzionali e soprattutto avere la certezza che l'opinione popolare sia democraticamente rispettata.
Infine, visto che la stessa Commissione VIA dovra' pronunciarsi su questioni simili, come l'autorizzazione di trivellazioni nella riserva del Borsacchio secondo la concessione Mazzarosa da parte della MOG, si chiede al Segretariato di accertarsi che vi siano responsi in tempi ragionevoli, che la volonta' popolare sia rispettata e che le nostre voci siano ascoltate, come obbligano le leggi Italiane ed Europee.
Chiediamo che a prevalere sia il bene comune e non gli interessi di pochi.
Maria R D'Orsogna, PhD
Associate Professor
Department of Mathematics
Institute for Sustainability
California State University at Northridge
18111 Nordhoff Ave.
Los Angeles, CA 91330
www.csun.edu/~dorsogna
1 818 677 2703
Francesco Stoppa, PhD
Professore Ordinario
Dipartimento di Scienze della Terra,
Universita' d'Annunzio,
Campus Madonna delle Piane,
66013-Chieti, Italy
www.unich.it/geo8
fstoppa@unich.it
0039- 871 3556418
Sunday, April 1, 2012
Tremila delfini morti e le esplorazioni petrolifere in Peru





The dolphins may have been killed by the impact of
off-shore oil exploration and drilling in the region
Carlos Yaipen, direttore
Organization for Research and Conservation of Aquatic Animals
off-shore oil exploration and drilling in the region
Carlos Yaipen, direttore
Organization for Research and Conservation of Aquatic Animals
Ogni tanto su Facebook qualcuno posta immagini di delfini o di cetacei spiaggiatisi lungo le coste italiane. Si sono spiaggiati per cause naturali? Per colpa delle ispezioni sismiche? Per colpa delle correnti marine?
Non lo sapremo mai con certezza a causa dei pochi studi, e della difficolta' di farli questi studi. E' un vero peccato - che i delfini muoiano, e poi che non si riesca a capire il perche', in modo da evitarle queste morti.
Quello che pero' si sa e' che le esplorazioni sismiche, con i loro sonar, e il loro disturbare il sistema uditorio degli animali marini sicuramente non sono benevoli a delfini e cetacei, perche' causano lesioni, danni all'udito e al sistema dell'orientamento, confusione, e emoraggie interne.
Qui su PlosOne del 2009 uno dei pochi studi in cui si parla dello spiaggiamento di sette cetacei nella zona di Foggia. Si afferma che le ispezioni sismiche possono essere una concausa di queste morti. Qui un altro studio sullo stesso tema.
E per chi volesse saperne di piu' sul tema spiaggiamenti e petrolio, consiglio l'ottimo testo di Guido Pietroluongo.
In gergo, gli spiaggiamenti e le morie di delfini e cetacei si chiamano UME - unexplained mortality events - eventi mortali inspiegati.
La successione di morte di delfini e cetacei in collegamento con le ispezioni sismiche non e' un fatto nuovo, anzi si ripetono in Nuova Zelanda, in Spagna, in Australia, e ora anche in Peru.
Nel 2011 infatti ci sono stati ben 3,000, si tremila delfini morti lungo le coste di Lambayaque, in Peru, attribuibili, secondo il quotidiano Peru21, alle esplorazioni sismiche nella zona.
Catastrophe for Dolphins in Peru from BlueVoice.org on Vimeo.
Questo e' confermato dal direttore dell'ORCA, l'Organizzazione Scientifica per la Ricerca e la Conservazione di Animali Acquatici, Carlos Yaipen che dice
“The oil companies use different frequencies of acoustic waves and the effects produced by these bubbles are not plainly visible, but they generate effects later in the animals. That can cause death by acoustic impact, not only in dolphins, but also in marine seals and whales".
Esattamente quello che andiamo ripetendo da mesi e mesi.
Nel Febbraio 2012 avevano ritrovato circa 264 carcasse di delfini morti a 500 miglia a nord di Lima, la capitale del Peru', presso la citta' di Chiclayo.
A Marzo 2012 un altra moria di 615 delfini un po piu a sud, vicino a San Jose.
Ma non ci sono solo delfini spiaggiati, ci sono anche le sardine avvelenate e trovate morte sulla riva di Lambayeque.
Un'altra possibilita' che avanza Jorge Cabrejos, che rappresenta i pescatori della zona, e' invece, visto che nella zona ci sono gia' trivelle attive, che ci siano stati riversamenti di petrolio a contaminare il plankton, mangiato dalle sardine, mangiate dai delfini, morendo sardine e delfini.
E cosa esattamente c'e' nella zona? Come riporta il blog di Jeff Phillips, vicino alle zone di morte dei delfini del Peru' c'e' un blocco di esplorazioni petrolifere detto "Block Z34", proprio nei pressi della citta' di Chiclayo, dove gia' estraggono gas naturale.
Le ditte che estraggono o che fanno esplorazioni petrolifere sono la "Gold Oil" di Londra, la corporazione peruviana "Petrotech" in cui partecipano anche la Corea del Sud e la Colombia e la ditta americana BPZ, di Houston.
Le esplorazioni sismiche sono effettuare dalla ditta cinese BGP con la sua nave "Pioneer".
Ma ce di piu'. Nella stessa zona del Peru' ci sono stati terremoti del grado 4.8 della scala Richter, in Febbraio, due giorni dopo il ritrovamento dei 264 delfini e prorpio nella stessa zona. Coincidenza? Caso? Chi lo sa.
Le autorita' dicono che non si sa e che occorre fare indagini piu' approfondite.
Gli scienziati invece dicono che invece quando ci sono morie di delfini solo l'otto-dieci per cento finiscono sulle spiagge. Il resto resta disperso in oceano, per cui i delfini morti poterbbero essere molti molti di piu' delle carcasse ricoverate.
Ecco qui le immagini:
A volte mi chiedo chi siano le bestie vere in tutto questo.
La politica energetica d'Italia: affossare il sole, trivellare monnezza.

In Europa siamo secondi solo alla Germania per produzione totale di energia fotovoltaica
In Italia si puo' quasi raddoppiare la
produzione nazionale di idrocarburi.
Claudio De Vincenti,
sottosegretario allo sviluppo economico
Bene, inziamo da casa sua, caro Claudio De Vincenti.
Il 28 Marzo del 2012 il Rapporto Statistico del 2011 del Gestore Servizi Energetici d'Italia riporta che, per l'anno 2011, in Italia, il 24.5% dell'energia elettrica prodotta e' derivante da fonti rinnovabili.
Per il fotovoltaico da solo la crescita e' stata vertiginosa: siamo passati da circa 3,500 MegaWatt a quasi 13 GigaWatt. L'energia prodotta dai pannelli fotovoltaici nel 2011 e' aumentata dunque di cinque volte rispetto al 2010, grazie agli incentivi, grazie al calo dei costi.
Non siamo ai vertici delle classifiche europee ancora, questo primato spetta alla Germania - quella che il governo Monti vuole ricopiare! - che produce il doppio di noi. Per il 2011 infatti, la Germania ha prodotto quasi 25 Giga Watt di energia fotovoltaica.
Abbiamo molto da fare ancora. Ci saranno sicuramente, come in tutte le cose italiche, problemi di dove li mettiamo questi pannelli, consumo di suolo, e brutture visive. Ma io penso che con tutti i suoi piccoli e grandi problemi, e cercando di riempire con i pannelli solari i tetti delle case e delle fabbriche e magari usando vecchi siti industriali dismessi e non i campi, sia questa la strada da perseguire.
Specie quando l'alternativa e' ... trivellare!
E quello che dovrebbe essere un piccolo vanto per noi, diventa invece un occasione di sciacallaggio da parte dei soliti noti: Passera, Scaroni, l'ENEL, tutti quelli che vogliono continuare lo status quo, perche' hanno da perderci con le rinnovabili.
Iniziamo con Paolo Colombo, presidente dell'ENEL che dice che
"Lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabili e il conseguente aumento della pressione competitiva, unito alla perdurante stagnazione della domanda di energia elettrica, sta rendendo difficile la copertura dei costi di produzione degli impianti convenzionali, mettendo a rischio la possibilita' di tali impianti di rimanere in esercizio".
Ma cosa dice questo! Era proprio questo lo scopo delle rinnovabili, far uscire di scena "gli impianti convenzionali": il carbone, il petrolio, perche' inquinano, perche' portano ai cambiamenti climatici, perche' chi ci vive vicino ci si ammala.
Paolo Colombo avrebbe dovuto capirlo 10,20 anni fa: decideva l'ENEL di essere pioniere in questo settore e avrebbe visto che neanche lui li avrebbe voluti piu' gli impianti convenzionali.
E invece no, qui ci si aggrappa allo status quo, perche' e' troppo difficile rnnovarsi, mettersi in gioco, iniziare. E cosi dobbiamo difendere l'indifendibile, vero Colombo?
Cosa, sovvenzioniamo il carbone perche' produciamo troppa energia pulita? Ma non faccia ridere i polli!
Passiamo al nemico dell'ambiente Corrado Passera che dice che
le bollette degli italiani sono troppo alte, l’esecutivo studia un piano per diminuirle. Un piano che è fatto soprattutto di meno aiuti all’energia pulita, più trivelle e più liberalizzazioni.
Claudio De Vincenti invece, il sottosegretario del Ministero dello Sviluppo Economico, dice che si deve puntare al
rilancio della produzione nazionale di idrocarburi
perche' si puo'
quasi raddoppiare la produzione nazionale di idrocarburi.
Dice che pero' ci vuole una
grande attenzione alla tutela ambientale.
Della serie, voglio la botte piena, la moglie ubriaca. Ma mi faccia il piacere!
Si faccia un giro in Basilciata, e poi mi dica di che tutela ambientale siamo capaci. Mi dica e poi si vergogni di parlare a vanvera.
Ma perche' poi questo assalto alle trivelle? Per il beneficio di chi? Come?
Ci le rinnovabili ci danno un quarto dell'elettricita' che ci serve, senza creare, tutto sommato, problemi di inquinamento, di malattie dei residenti, e noi vogliamo affossare il sole per metterci a scavare lo schifoso petrolio italico?
Ma questi o sono fuori di testa, o hanno interessi nascosti!
Come possono dire delle balle di questo genere? Sono questi i professori che devono guidarci?
E perche' non chiedono, che so io, a Rubbia? Certo piu' esperto di questi "professori" in tema.
Lo sapevo che prima o poi se ne sarebbero usciti che per uscire dalla crisi si deve trivellare l'Italia da capo a fondo! Lo sapevo, che avrebbero usato lo sciacallaggio e il lavaggio del cervello alla gente.
Non credetegli.
Trivellare l'Italia, caro Passera, caro De Vicenti, caro Colombo, caro Scaroni, non portera' niente di buono: ce ne abbiamo troppo poco di petrolio, fa schifo, e lo devi andare a trivellare fra i campi, le case, la vita della gente!
Come gia' detto, se volete fare, iniziate a dare l'esempio, e trivelliamo a casa vostra!
Mmh.
Ma chi ci guadagna con i pannelli? Il piccolo imprenditore che li installa.
E chi guadagna con le trivelle e gli "impianti convenzionali"?
Gli speculatori, i petrolieri. L'ENI, l'ENEL, Scaroni, Descalzi, la Saras, i Moratti.
La cricca dei soliti noti, a cui i soldi gia' escono dalle orecchie. Una cricca di gente a cui non importa niente dell'Italia vera e che pensa solo al proprio portafoglio.
Queste povere rinnovabili hanno solo fatto il loro dovere, gli Italiani le hanno installate e loro ci hanno portato a circa il 25% del fabbisogno nazionale. E' un ottima percentale.
E' cosi difficile immaginare il 100% per l'Italia? E' cosi difficile pensare che ogni condominio se le possa installare da se, ogni fabbrica, ogni edificio non storico?
E cosi invece di sentirci fieri, da sadici, decidiamo di affossare queste rinnovabili che non portano quattrini a Scaroni, Passera, Colombo, De Vincenti, Descalzi e compagnia.
Non credetegli.
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Saturday, March 31, 2012
Una storia di carbone, uranio e cancro

Plant Scherer, Juliette, Georgia, USA
Questo blog parla di petrolio. Ogni tanto pero' mi capita di leggere o di sentire storie di ambiente e di salute che mi paiono di rilievo. E cosi ecco questo racconto che e' stato in gran parte ripreso da un articolo di CNN.
E' carbone, ma potrebbe essere petrolio, gas, nucleare, petcoke o inceneritore.
Juliette e' una citta' della Georgia, nel sud degli USA.
Georgia Power e' una ditta di energia che ha una centrale a carbone proprio a Juliette. E non e' una centrale qualunque, e' una delle piu' grandi al mondo. L'impanto e' il maggior emettitore di gas serra degli USA, ha due ciminiere alte 30 metri ciascuna, e nello stesso tempo e' il quinto maggior generatore di elettricita' degli USA.
Il signor Robert Maddox e' di Juliette e vive con un respiratore che gli da l'ossigeno. Ogni tanto gli viene sangue dal naso, ha problemi di fegato, reni e spasmi muscolari.
Il medico gli ha chiesto se fosse alcolizzato, e lui ha detto che non beve. Un altra sua vicina ha gli stessi sintomi.
La mamma del signor Robert Maddox invece e' morta di una forma rara di cancro all'orecchio, dopo tre anni vissuti a Juliette.
Anche il vicino di casa del signor Robert Maddox ha il tumore all'addome. Due case piu' in la, una signora ha una forma rara di demenza "giovanile".
Un altra vicina, Gloria Dorsett, ha avuto un cancro al seno, che il medico ha diagnosticato essere causato da "problemi ambientali".
Un altro vicino ancora ha avuto un tumore allo stomaco.
Insomma, Juliette pare il sanatorio.
Il signor Maddox e' convinto, e non ci vuole poco!, che la causa di queste malattie sia proprio la centrale a carbone di Juliette.
Per la signora Donna Welch invece non si riusciva a capire cosa avesse - anche con lei i medici pensavano che fosse alcolizzata o che avesse la sclerosi multipla.
Poi e' andata a farsi delle analisi approfindite ed ha scoperto che .. ha i capelli all'uranio - concentrazioni di 68 parti per milione. Anche suo marito ha malattie ai reni.
Il medico di famiglia ha identificato nell'acqua del pozzo di casa la fonte dell'uranio. Anche altre 20 case hanno acqua artesiana all'uranio. La signora Donna non e' la sola ad avere l'uranio in corpo e dopo di lei altra gente si sta facendo le analisi e sta scoprendo la stessa cosa.
La spiegazione ufficiale dell'origine dell'uranio e' che c'e' una roccia granitica nei dintorni che inquina le falde. Ma la verita' e' che l'impianto a carbone di cui sopra produice centinaia e centinaia di tonnellate di ceneri ricche si uranio che vengono seppellite nei pressi di un lago vicino alla centrale - e vicino a Juliette e alle case delle persone.
Nel corso degli anni, piu' che seppellire si e' formata una montagnola con tutti questi residui all'uranio. Adesso e' di circa 5 metri di altezza.
Le ceneri di carbon sono radioattive, piu' dei residui delle centrali nucleari.
I residenti di Juliette pensano che la colpa di tutte queste malattie, siano le ceneri radioattive e ricche di uranio che in qualche modo sono arrivate nelle case e nei pozzi artesiani delle persone.
Ovviamente quelli della centrale, la Georfia Power, dice che e' tuttapposto e che loro fanno tutto a norma di legge.
Ad ogni modo, siccome e' brutta pubblicita', la Georgia Power sta comprando tutte le case nel circondario e le sta radendo al suolo. La prima fu quella della signora Gloria Dorsett, e ora stanno comprandone altre, per distruggerle e per sigillare i pozzi di acqua.
Lo sanno anche loro che sono nel torto, altrimenti non ci sarebbe questa furia di radere le case e di chiudere i pozzi artesiani.
Per molte persone quelle case rivendute a prezzi stracciati e poi distrutte erano i risparmi di una vita.
Senza parole.
Friday, March 30, 2012
Il fracking e gli scoppi in Pennsylvania e in Texas
Scarpe scioltesi con i residui tossici del fracking
Nel Febbraio 2012 Assomineraria di Claudio Descalzi ha promosso una conferenza sullo "shale gas". Il titolo preciso era "Shale Gas: nuove opportunità per lo sviluppo all'estero delle Imprese di Beni e Servizi".
Erano presenti:
Vincenzo Di Gennaro di Schlumberger, Maurizio Marchesini di Baker Hughes, Alfred Azer di Halliburton, Fernando Aguilar, Calfrac Well Services, oltre che i nostri eroi Sergio Polito, Presidente di Assomineraria, Roberto Nava della ditta Bain & Company Italy e poi S. Reymond e F. Gotti dell'ENI.
Me li immagino questi bei signorotti, eleganti, seduti in una qualche bella villa romana, tutti distinti come se parlassero di un torneo di bridge, magari a bersi l'acqua Perrier, con le loro valigette di pelle e le penne stilo luccianti.
E ci scommetto che in tutto il convegno non hanno mai parlato dei veri costi del fracking, di questo magico shale gas che risolvera' i problemi del mondo.
Eppure la galleria degli orrori del fracking non finisce mai. Ieri per esempio c'e stato uno scoppio in Pennsylvania, l'ultimo di una lunga serie.
E' accaduto nella Contea di Susquehanna, dove e' scoppiato un compressore usato per il trasporto del gas che e' stato fraccato in zona, vicino alle case delle persone, causando tremori per circa un chilometro dal punto di esplosione. Per fortuna non si e' fatto male nessuno.
Della Pennsylvania abbiamo gia' parlato in merito all'acqua avvelenata che la gente trova dai propri rubinetti. Ora anche le esplosioni.
Le autorita' riportano un incendio con rilascio di gas in aria:
Ecco il video:
Non e' la prima volta che ci sono scoppi collegati al fracking in Pennsylvania, che sta lentamente diventando una specie di eldorado del fracking. Qui ad esempio Canton, Pennsylvania, dove scoppio' invece un pozzo, circa un anno fa, nell'Aprile del 2011.
Ci furono migliaia di galloni di fluidi tossici riversati nell'arco di due giorni in acqua e sul suolo di roba di cui non si sa cosa ci sia dentro, se non che un report del Congresso americano dice che alcune delle componenti note sono carcinogeniche.
Qui invece un altro scoppio a Pearsall, in Texas, nella contea di Eagle Ford, nel gennaio del 2012 dove un pozzo e' stato scaraventato in aria a circa 10 metri di altezza. con rilasci di sostanze tossiche e di idrogeno solforato.

I residenti riportano tutti di odori molesti, disturbi fisici e addirittura, le scarpe che si sciolgono se si va vicino ai pozzi del fracking!
Come potevano mancare i terremoti, e infatti ci sono pure quelli ad Eagle Ford!
E come sempre, anche qui la boccetta dell'acqua "potabile" color marroncino.
Trivelle nelle foreste, acqua imbevibile, rifiuti tossici prodotti in abbondanza, scoppi e tremori, terremoti. Aria inquinata, acqua che si incendia. E che vuoi di piu!
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Thursday, March 29, 2012
Sarroch: l'idrogeno solforato, questo sconosciuto

Provo dei sentimenti strani.
Sono anni, anni, che vado predicando sull'idrogeno solforato, e ogni volta che leggo la stampa italiana su questi strani "gas", "vapori", "miasmi", mi sento un po sconfitta.
Oggi e' la volta di Sarroch, dove la Saras ha una raffineria di petrolio, che ne ha combinate di tutti i colori nel corso degli anni - morti, inquinamento in aria, in acqua, nei polmoni della gente, strani tentativi di fermare la liberta' di parola e di espressione.
Forse ha anche inquinato il modo di pensare del popolo, convincendoli piano piano che o si muore di fame o si muore di cancro.
A Sarroch pero' dovrebbero saperlo bene cos'e' l'idrogeno solforato, visto che e' uno dei principali prodotti di scarto delle raffinerie - quelle torce che si vedono hanno lo scopo esclusivo di bruciarne i residui, a Sarroch, a Viggiano, e in tutte le altre raffinerie del mondo.
Invece la stampa parla di "puzza insopportabile di uova marce", come se fosse un rapporto del 1800.
I medici dicono che hanno dovuto chiudere gli ambulatori per colpa della "puzza".
La gente ha le congiuntiviti per colpa della "puzza".
La Saras dice che "la puzza" non c'e' ed e' tutto normale ma - e qui casca l'asino - che ci sono stati "convogliamenti verso le torce della raffineria di vapori di idrocarburi"
Veramente il 1800.
Perche' non ci si chiede COSA sia quella puzza? Perche' non lo chiede il giornalista, la gente, il sindaco, i medici?
Come possono accettare che ci sia un misterioso gas killer, senza porsi altre domande?
Se sa di uova marce, se ci sono stati dei convogliamenti in torcia, non puo' che essere H2S.
Perche' allora non si spiega alla gente che quella roba si chiama IDROGENO SOLFORATO, e' tossico, ed e' provato che comporta mali respiratori, mal di testa, nausea, problemi alla vista, problemi circolatori, aborti spontanei, tumori?
Che e' lo stesso gas killer che ha ucciso gente nelle cisterne di Molfetta, Catania e che ogni tanto lascia morti anche alla raffineria dei fratelli Moratti?
La puzza e' veramente solo la punta dell'iceberg.
Non e' a caso che la gente parla di bronchiti e di congiuntiviti. E' tutto scritto, da anni, si sa.
E se la puzza c'e' oggi, e porta a vomito e mal di testa oggi, cosa puo' succedere al corpo umano dopo anni e anni che si respira quella roba che esce incessantemente dalle raffinerie, oggi un po di piu' magari, ma la cui presenza e' costante?
Non credo che ci voglia un mago dell'epidemiologia per arrivare ad una conclusione.
E la cosa piu' insopportabile, per me almeno, e' che in Italia gli impianti petroliferi sono autorizzati a rilasciare circa 30 ppm di H2S, a fronte di un limite di 10ppm per altri tipi di impianti industriali.
E cosa vuol dire 30ppm? Beh, basta guardare in giro.
Qual'e' il limite raccomandato dall'organizzazione mondiale della sanita' per le concentrazioni in aria? 0.005 ppm.
Qual'e' il limite legale per le concentrazioni in aria di H2S in Massachussetts? 0.00065 ppm.
In Italia le raffinerie dunque sono autorizzate ad emettere valori di idrogeno solforato fattori migliaia e migliaia di volte superiori a quanto salutare.
Migliaia. 30 ppm contro 0.005 ppm! Un vero scandalo.
La Saras non se ne andra' tanto presto da Sarroch. Ma quel che si puo' fare e' di almeno sapere cosa succede per magari evitare che ce ne siano altre di Sarroch - ad Arborea, ad Ortona, a Lecco, a Bomba.
Ai cittadini di Arborea: non lasciateli venire nel vostro paese. Il pozzo "esplorativo" di gas Eleonora 1 che cercano di far passare come innocente buchetto nel terreno, e' solo l'inizio. Si allargheranno, e prima o poi vorranno mettere una raffineria anche da voi. E' l'iter normale, ed e' stato cosi' in Basilicata, e volevano fare lo stesso in Abruzzo.
Grazie a Manuela Pintus e a Davide Rullo.
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Wednesday, March 28, 2012
Elgin Franklin, Mare del Nord: perdite, idrogeno solforato, incendi e bugie bianche.
Update: 22 Dicembre 2015
“Industry must learn from this, it is an important reminder of the
ever-present hazards with oil and gas production and the need for them
to be rigorously managed. This could have easily led to loss of life.”
La Total e' stata oggi multata di 1.125 milioni di sterline, circa un milione e mezzo di euro per questo incidente del 2012.
E' la piu grande multa mai data dal cosiddetto Health and Safety Executive (HSE), l'ente britannico che si occupa di sicurezza, anche petrolifera. La Total si e' dichiarata colpevole ed ha accettato di pagare.
Era Marzo 2012 e a causa di perdite di gas dalla piattaforma Elgin, 238 persone furono evacuate. Le perdite durarono per 51 giorni, con la perdita di 6,000 tonnellate di gas. La piattaforma fu chiusa per un anno intero per metterla in sicurezza.
Gli esperti concordano che le cose avrebbero potuto essere molto peggiore se non per i venti forti che mandarono il gas dalla parte opposta rispetto all'incendio che si divampo' sulla Elgin. Secondo l'HSE le perdite avrebbero potuto essere disastrose e che la Total ha molte colpe di gestione e di manutenzione.
Sembrano tanti soldi, ma e' sempre tutto relativo. La Total fattura 1 milione di sterline ogni ora. Quindi per loro questa multa e' bazzeccole.
La statistica piu' triste invece e' che dal 2000 al 2012 ci sono state circa 4,123 perdite di petrolio e/o di gas nei mari del Nord. E a fronte di oltre 4mila incidenti, ci sono state solo sette multe. Una su 600.
Fra le multe alla Shell, una nel 2006, anche questa per un milione di sterline per la morte nel 2003 di due lavoratori che morirono per esalazioni tossiche durante l'installazione della piattaforma Brent Bravo.
Siccome la Shell collaboro' con le autorita', le diedero lo sconto del 10%.
Come sempre, la soluzione e' non farceli venire dall'inizio.

Ecco le foto dell'incidente, come riportate da Sky Truth, la non profit americana che si occupa di monitorare il cielo degli scandali petroliferi.
In questo momento lo scenario piu' ottimistico e': "speriamo che la piattaforma collassi su se stessa" in modo che si possa fermare il flusso di gas contenente idrogeno solforato, ad alta pressione, ad alta temperatura, estremamente infiammabile e tossico.
Se la piattaforma non collassa su se stessa occorrerranno mesi - chi dice due, chi dice sei - per trivellare un pozzo secondario, il relief well, per diminuire la pressione.
Intanto, The Guardian riporta che c'e' gia' un incendio che va avanti da 4 giorni, e che i tecnici sono molto preoccupati delle fiamme: se toccassero il gas che fuoriesce ci sarebbe un forte rischio di esplosione.
Ma.. come, non se ne era parlato di incendio in questi giorni!
E infatti ecco il barbatrucco degli onestissimi petrolieri della Total - hanno deciso di non dirlo a nessuno perche' "non era una loro preoccupazione imminente"
Dice infatti David Hainsworth della Total UK
"we have been trying to feed information that is pertinent as the situation was unfolding, the fact that the flare was burning was not one of the most pertinent parts of information. The flare is not our immediate concern."
"abbiamo cercato di divulgare informazioni pertinenti alla situazione che ci si presentava e il fatto che il fuoco bruciasse non era una delle informazioni piu' pertimenti. La fiammata non e' una delle nostre preoccupazioni piu' imediate"
Paese che vai, petroliere disonesto che trovi.
E infatti, the Guardian riporta che loro sono venuti a sapere di questo incendio solo dopo la domanda diretta del giornalista!
Aggiunge Hainsworth
"It was not our number one top priority whether the flare was alight. We've been trying to get useful information to the media to tell the public."
"Non era la nostra priorita' numero uno se il fuoco fosse acceso o no. Stiamo cercando di ottenere informazioni utili da dire alle persone."
Dice che anche se l'incendio continua, il rischio di scoppio e' basso perche' i venti sono favorevoli.
Della serie, facciamo la danza della pioggia per metterci al sicuro dai rischi delle trivelle!
Intanto, vento o non vento, finora dalla piattaforma ci sono perdite pari a 2 chilogrammi al secondo di gas - si, due chili al secondo - fra cui idrogeno solforato.
Questo avra' conseguenze negative sulla vita marina e sulla pesca, perche' il flusso arriva dal fondo, si mescolera' in parte all'acqua e rendera' tossico tutto il mare.
Qui gli sviluppi minuto per minuto.
Lo vogliamo anche noi in Italia il nostro pozzo di petrolio!
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