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Friday, May 10, 2019

Quei 600 terremoti di Ohio, Texas, West Virginia, Pennsylvania e Oklahoma causati dalle trivelle


Circa 600 terremoti recenti e di intensita' media in Ohio, Texas, West Virginia, Pennsylvania e Oklahoma possono essere attribuiti al fracking.

Lo conclude uno studio presentato presso il Seismological Society of America e presentato al congresso annuale del 2019 da Michael Brudzinski della Miami University.

Questi terremoti sono diversi da quelli causati dai pozzi di reinizione, in quanto sono dovuti direttamente all'atto del fracking e non ai fluidi ri-immessi in profondita'. Tipicamente sono fra intensita' 2.0 e 3.8. Il fenomeno dei terremoti da trivelle e non da reiniezione e' maggiormente sentito in Ohio e nella zona della catena dei monti Appalaci.

E guarda caso proprio nei pressi dell'Appalachian Basin, dove c'e' stata una esplosione di estrazione di gas naturale negli scorsi venti anni. Ci sono qui piu' gas estrattivi che di reiniezione, e i cluster dei due tipo sono bene separati gli uni dagli altri. Brudzinski dice che questo fa si che sia possibile distinguere la sismicita' indotta dalle due fonti, analizzando localita' e tempo delle scosse sismiche.

In generale i terremoti da fracking, a differenza di quelli da reiniezione, mostrano scosse in forte vicinanza fra di loro, di circa cento o duecento eventi nel giro di pochi giorni, con periodi di pausa, e poi gli sciami riprendono.

Fra i fattori piu' importanti nel determinare l'intensita' dei terremoti: la profondita' del pozzo: piu' in verticale si va, piu'siamo vicino a faglie mature ma sopratutto la pressione esercitata sulla roccia e' maggiore.

Credo che ormai di studi di questo tipo ce ne siano a bizzeffe, e che sia chiaro che le trivelle non portano niente di buono, mai. Se continuo a scriverne, e' perche' voglio che questi temi restino parte della discussione, dell'attualita', perche' una volta che ce ne dimentichiamo o peggio, che li diamo per assodati, quello e' il momento in cui petrolieri e affini affileranno le trivelle e torneranno a prendersi il nostro sottosuolo.

Tanto e' stato fatto e detto in questi dodici anni, e occorre cementificare nell'opinione pubblica il fatto che trivelle in Italia, no grazie.  

Wednesday, May 8, 2019

Un email a Enrico Rossi, presidente di Toscana, per salvare i pini marittimi di Grosseto







Un piccolo grande gesto:

scrivere ad Enrico Rossi, presidente della regione Toscana
per salvare i pini di Grosseto e di Castiglione della Pescaia
e al ministro dell'ambiente

enrico.rossi@regione.toscana.it

Qui la petizione su Change.org

Twitter: 
@SergioCosta_min

  



Il Piano AIB (anti-incendi boschivi) commissionato dalla Regione Toscana alla Società privata D.R.E.AM, prevede drastici interventi di diradamento degli alberi (oltre l’80%), distruzione del sottobosco, abbattimento di tutti i Pini marittimi (Pinus pinaster), la costituzione di strutture parafuoco e di viabilità e fasce di autoprotezione fortemente impattanti e addirittura l’utilizzo del fuoco prescritto.

Non e' stata fatta VIA

In estate qualsiasi intervento e' vietato perche' e' periodo di riproduzione


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Se non si sa cosa scrivere bastano queste poche righe:

Non abbatta i pini marittimi di Grosseto:
nel 2019 gli alberi si piantano, non si abbattono. 

  
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Spesso mi arrivano email e commenti della serie: che possiamo fare per la natura, contro i cambiamenti climatici, per il nostro futuro?

Non c'e' una risposta facile, ma a volte ci sono dei passi che possiamo fare, passi piccoli e stupidi per ciascuno di noi forse, ma che moltiplicato per milioni di persone possono fare la differenza.

Ed ecco qui: io sono una amante svergognata del verde. Piante, alberi, fiori, se fosse per me non sarebbe mai abbattuto niente e troverei un modo per far funzionare sicurezza con chiome verdi invece che arrendermi alla scure dell'abbattimento.  E questo perche' metodi sicuri e funzionali esistono. Leggere quelle righe sopra che (su consiglio di una ditta privata!) vogliono abbattere tutti i pini marittimi e appiccare il fuoco nelle pinete fa male al cuore.

Siamo dunque in provincia di Grosseto e la principessa da salvare e' la Pineta del Tombolo, un Sito di Interesse Comunitario come stabilito dall'UE. Da quel che mi pare di capire c'e' un folle piano di abbattere molti dei pini e del loro sottobosco, addirittura usando fondi per la salvezza del patrimonio boschivo, cioe' pagati dalle nostre tasse.

Perche' abbattono i pini? Alcuni dicono per ridurre il rischio incendi.

Ma questo e' assurdo! E' una contraddizione in termini. Certo niente alberi, niente incendi.  Ma a pensare cosi il pianeta sarebbe tutto una lastra di cemento. Perche' invece non dare pene supersevere ai piromani? Perche' non creare personale adatto per controllare, monitorare? Si parla tanto di disoccupazione in Italia, creaimo piu' guardie forestali, diamogli gli strumenti adatti, computer, droni, telecamere. E perche' non creare pure leggi severissime a chi fa del male alle foreste?

Gli alberi si proteggono non si abbattono mica!

Altri, piu' maliziosi dicono che l'abbattimento e' per farci legna da ardere nelle centrali a biomasse.

Non e' dunque chiaro perche' ci siano queste folli idee, ma sempre idee folli sono.  

Quel che' e' chiaro invece e' che gli alberi non si abbattono, si curano e si piantano. Gli alberi fanno bene all'anima, fanno bene all'ambiente, sono utili al ciclo naturale e sono il regalo piu' bello che possiamo fare per le generazioni fututre.  La pineta di Grosseto secondo i GUFI (si lo so fa ridere, ma sta per Gruppo Unitario delle Foreste Italiane) e' speciale per la sua biodiversità, perche' habitat di tante specie vegetali e animali, che vivono qui e si riproducono in santa pace da millenni.  Alla fine la macchia mediterranea non e' che si trova poi in cosi tante parti del mondo!

E infine, quello che questa gente non capisce, neanche nella avanzatissima Toscana e' che il verde e' una attrattiva turistica che se coltivata e usate bene, porta benessere e richezza. La gente e' stanca di cemento e invece c'e' voglia di camping, di natura, di verde, di pace e di lentezza.

Non importa in che angolo d'Italia viviamo, la nazione, il pianeta a dire il vero e' un solo e l'abbattimento di *tutti i pini marittimi* della zona di Grosseto e' inaccettabile, da Milano a Canicatti'.



Email a cui scrivere:

enrico.rossi@regione.toscana.it;
vittorio.bugli@regione.toscana.it;
alberto.fluvi@regione.toscana.it;
marco.remaschi@regione.toscana.it;
stefania.saccardi@regione.toscana.it;
vincenzo.ceccarelli@regione.toscana.it;
federica.fratoni@regione.toscana.it;
giani@consiglio.regione.toscana.it;
consiglioregionale@postacert.toscana.it;
presidente@pec.governo.it;
procedimenti@beniculturali.it;
ministro@politicheagricole.it;
urp@minambiente.iturp@minambiente.it;
dva@minambiente.it;
m.ramazzotti@comune.castiglionedellapescaia.gr.it; v.tamburini@comune.castiglionedellapescaia.gr.it;
mc.monaca@comune.castiglionedellapescaia.gr.it;
m.fanti@comune.castiglionedellapescaia.gr.it;
comune.grosseto@postacert.toscana.it;
sindaco@comune.grosseto.it;
luca.agresti@comune.grosseto.it;
riccardo.megale@comune.grosseto.it;
simona.petrucci@comune.grosseto.it;
fabrizio.rossi@comune.grosseto.it;
fausto.turbanti@comune.grosseto.it;
info@unionecomunicollinemetallifere.it;
fgr43516@pec.carabinieri.it


Tuesday, May 7, 2019

San Francisco: spiaggiate o morte di fame nove balene in due mesi









Siamo arrivati a nove. 

Nove balene trovate morte al largo di San Francisco in due mesi di tempo.

Di queste nove, tre sono morte dopo aver urtato contro navi nella baia della citta', cinque per fame.
L'ultima, scoperta lunedi' scorso,  e' invece morta per fratture alla testa e altri danni sul corpo: ferite sanguinanti e ematomi che fanno concludere che anche lei sia morta dopo un urto contro una nave.
Era una femmina ed era pure malnutrita.

Quindi fanno quattro morte per avere incontrato e urtato contro imbarcazioni e cinque per fame.

Ovviamente sono partiti studi e indagini necroscopiche, ma e' ovvio che il problema, in un modo o nell'altro e' l'eccessiva antropizzazione della zona. Le balene transitano in questa zona come ogni anno mentre migrano dalla Baja California, in Messico fino ai mari piu' freschi dell'Alaska. Quando arrivano nella California del nord sono gia' stanche, perche' alla fine del loro lungo viaggio, e se non sono nutrite a sufficenza e' qui che iniziano a sentirsi male e a mostrare segni di stanchezza e di cedimento.

Quest'anno il numero delle balene appare piu numeroso ma le balene appaiono anche molto piu' magre e malnutreite, si pensa a causa del calo di cibo collegato ai cambiamenti climatici.

Se si guarda a tutta la costa occidentale degli USA le morti invece sono state 31 da gennaio ad oggi, cinque mesi. Il piu' grande numero di balene morte dal 2000, molte per fame. Pochissimi sono stati invece gli avvistamenti di mamma e cucciolo, segno che ci sono anche meno nascite e/o piu' aborti, anche qui le coppie avvistate parevano tutte piu' magre del normale.

Si calcola che ci saranno in totale 60 o 70 morti entro l'estate: questo e' causa di forte preoccupazione
fra gli esperti perche' e' un tasso tre volte di piu' che il normale.

Sara' sempre peggio se non facciamo niente.

Monday, May 6, 2019

ONU: la perdita di habitat portera' alla morte di un milione di specie e a perdite senza precedenti


Nel 1965 erano solo 50 milioni.


Non sono io che dico queste cose cosi drammatiche, e' l'ONU, e visto che questo ente e' cosi' lento e farraginoso, e cosi cauto nel fare i suoi annunci, direi che la situazione e' grave e difficile.

Un milione di specie e' a rischio di estinzione nei prossimi decenni, dice un gruppo di esperti dalle Nazioni Unite.

Per la precisione l'allarme arriva dall'Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services, noto come IPBES, che ha preparato tale rapporto. Era dal 2005 che non rilasciava documenti di cosi grande impatto.

Il rapporto parla del rischio del collasso del mondo cosi come lo conosciamo - un milione di specie non solo solo tanti animali, ma rappresenta un forte scossone per tutti gli equilibri naturali: il sistema di impollinazione, le catene alimentari, i bilanci di popolazione fra prede e predatori.

Il rapporto parla gia' ora di declino e di estinzioni, con gli autori che essenzialmente supplicano i politici di darsi da fare.

Dicono che oggigiorno c'e' maggiore attenzione all'ambiente ma che non e' ancora sufficiente a riparare i danni fatti.

Il principale responsabile di tutto questo e' l'uso del terreno: l'agricoltura intensiva, l'urbanizzazione, la distruzione di sistemi marini.

L'ottantacinque per cento di tutto l'habitat di zone paludose, e' andato perso; la coltivazione industriale di piante e animale ha portato all'indebolimento delle specie; i cambiamenti climatici hanno distrutto quel che restava. L'inquinamento, la diffusione di specie non native hanno fatto la loro parte pure loro. Due terzi degli oceani sono sotto pressione, come per esempio la perdita di *meta'* di tutti i coralli viventi. La pesca eccessiva, la plastica in mare sono arrivati a punti di forte preoccipazione.

Secondo gli autori del report dell'IPBES, i governi non stanno facendo abbastanza per fermare il declino di alberi e animali.

Molte delle specie saranno gia' perse se e quando mai si decidera' ad intervenire in modo determinato ed efficiente. 

Cosa auspiacano?

Per prima cosa che i governi stabiliscano che almeno il 17% dell'ambiente terrestre e lagunare siano protetti, e cosi pure il 10% degli habitat marini.

Le stime e' che a questo punto siamo solo al 15% dell'ambiente terrestre e del 7% del mare.

Quindi, un po abbiamo fatto ma possiamo e dobbiamo fare di piu'.

E non solo occorre creare queste aree, occorre far si si che qualsiasi tipo di attivita' sia vietata, e che qui fiori e animali possano vivere e riprodursi in completa liberta'.  La parte piu' difficile e' creare queste aree dove e' maggiormente necessario: zone fortemente antropizzate in ogni direzione dello sguardo umano dove la natura la vedi solo nei libri.

Il report in questione non lascia spazio all'ambiguita': se continuiamo cosi le perdite di vita non umana saranno "unprecedented in human history" e avranno implicazioni anche per l'uomo.

Posso aggiungere la mia: siamo troppi su questo pianeta. La natalita' in Niger e' di sette figli per donna, in Chad e Nigeria di sei. Ora senza entrare in troppi discorsi di economia, e di cosa faranno queste sette persone in uno dei paesi piu' poveri del mondo, il fatto resta che se anche fosse questo un paese ricchissimo, non e' possibile sostenere un ritmo di crescita cosi elevato, ne in Niger ne' in Svizzera.   Proprio da un punto di vista di risorse umane.

In Nigeria la meta' della popolazione ha meno di 15 anni, e questo vuol dire che presto, se non gia', saranno in eta' riproduttiva. Negli altri paesi occidentali solo il 20% della popolazione ha meno di 15 anni.  Come puo' il pianeta sopportare tutte queste persone?

Io non sono un demografo e non so quali debbano essere le politiche esatte per dissuadere le persone dall'avere troppi figli, ma occorre, a mio avviso, che l'ONU e la comunita' internazionale ritorni a fare campagne serie, umane e rispettose sul controllo delle nascite, che promuova opportunita' lavorative e di emancipazione alle donne specie nei paesi dove la natalita' e' cosi forte in modo tale che cosi non si ritrovano a fabbricare bambini come unico scopo nella vita, e che la chiesa, le moschee o chi per loro parli dei problemi collegati alla sovrappopolazione.

Certo, e' qualcosa un po brutto, ma occorre che ci si renda conto che il pianeta e' allo stremo. Dovranno pure esistere dei metodi gentili e garbati per educare le persone.

Nel 1965 la Nigeria aveva 50 milioni di persone.
Nel 1992 la Nigeria aveva 100 milioni di persone.
Nel 2019, oggi, ne ha 200 milioni.

Raddoppiati in meno di trent'anni.

Si prevede che nel 2035 arriveranno a 300 milioni.

Si prevede che nel 2100 saranno la terza nazione piu' popolosa del mondo, con *un miliardo* si, un miliardo, di persone.

Qualcosa deve essere fatto, non per la Nigeria che prendo qui solo perche' paese gia popoloso che presto diventera' una bomba demografica, quanto per il mondo intero.



Saturday, May 4, 2019

La tribu Waorani vince la prima causa contro le trivelle in Amazzonia






La strada e' lunga, e la storia sara' sicuramente appassionante e sappiamo gia' per chi facciamo il tifo.

Per ora, nel primo round dei Waorani, 4,800 anime, contro i petrolieri, la corte ha dato ragione agli indigeni: i trivellatori non potranno entrare nelle loro terre ancestrali alla ricerca di petrolio in Amazzonia.

Per adesso almeno.

Sono state due settimane intense di dibattiti e di interrogatori a Puyo, nella parte centrale dell'Ecuador, ma alla fine i giudici hanno accordato ai Waorani che le loro terre nella provincia di Pastaza resti chiusa alle trivelle e che i 180,000 ettari di terra che si voleva lottizzare, restino invece parte della foresta.

Il punto cruciale e' che secondo il tribunale, qualsiasi lottizzazione e speculazione deve essere preceduta da consultazioni con gli indigeni, che in questo caso non ci sono state.

Quindi, il governo per adesso e' stato fermato e per andare avanti dovranno almeno "consultare" gli indigeni, che -- secondo me almeno  -- gli diranno no!

Secondo la costituzione dell'Ecuador, gli indigeni hanno il diritto “inalienabile, non revocabile e indivisibile" di mantenere il possesso delle loro terre ancestrali.

Il contenzioso nasce dal fatto che il petrolio e' ... sottoterra e non e' ben chiaro a chi appartenga. La stessa costituzione prevede pero' che ci voglia la "consultazione" degli indigeni per effettuare operazioni minerarie, in modo da poter valutare gli effetti all'ambiente e alla cultura delle tribu'.

Il governo di Quito cosi non ha fatto. 

Anzi, gia' 2012 avevano avuto una sorta di rassicurazione dal governo di che le loro terre sarebbero state trivelle-free, ma in realta' poi il governo centrale ci ha ripensato e ha riproposto la lottizzazione
senza chiedere niente a nessuno.  Nel frattempo, i trivellatori, mica scemi, hanno cercato di fare il lavaggio del cervello agli indigeni con regali, e promesse, sfruttando l'ospitalita' dei Waorani nella foresta, senza spiegare che erano li per entrare nelle loro terre e studiarne l'appetibilita' petrolifera.

Il tribunale ha adesso ordinato di applicare al caso tutte le normative imposte dall' Inter-American Court of Human Rights, che da maggior protezione agli indigeni del continente, e in particolare prevede che questa consultazione sia vera, estesa e chiara.

Tutto fermo per ora almeno.

La vittoria dei Waorani e' in realta' una vittoria di tutte le genti indigene del paese, e ha creato un importante precendente in Amazzonia: sulla loro scia tutte le altre tribu del continente potranno appellarsi agli stessi principi per fermare gli sfruttatori nelle loro terre. Non solo i Waorani ma anche le terre degli Shuar, Achuar, Kichwas, Shiwiar, Sapara potranno essere protette.

La cosa piu' bella e' che a capo di questa battaglia c'e' una donna, Nemonte Nenquimo.  

Anche Leonardo di Caprio ha mandato le proprie congratulazioni ai Waorani.

Certamente il governo centrale e i petrolieri non si fermeranno e ci saranno appelli e pillole per cercare di addolcire l'amaro del petrolio, prima e dopo questa fantomatica consultazione, ma per ora i Waorani hanno vinto.

Speriamo che continui a prevalere il buon senso fino alla fine.

Wednesday, May 1, 2019

L'ENI rinuncia alla concessione Panda in Sicilia










PANDA W2,  PANDA 2dir
Sealine di 16,5 km di collegamento 
tra i pozzi Panda ed il Manifold di raccolta di Cassiopea

Tutto all'aceto

Resta incerto il fato dei pozzi
ARGO 2, CASSIOPEA 1, CASSIOPEA 2, CASSIOPEA 3,
CENTAURO 1, GEMINI 1, VELA 1


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Il testo della rinuncia dell'ENI e' stato pubblicato qualche giorno fa dal sito del Ministero dell'Ambiente, ora funzionale, anche se e' scritto in un italiano impossibile da capire.

Perche' questi testi siano scritti in un linguaggio impossibile da decifrare e' per me un mistero. Anche il Concilio Vaticano secondo ha deciso che si doveva parlare in parole comprensibili al popolo, per cui veramente non capisco perche' non dare pane al pane e scrivere queste frasi contorte.

Cos'e' un progetto emarginato? Cosa sono le more del perfezionamento? Boh.

Ad ogni modo, quello che ne viene fuori e' la cosa seguente:

Nell'Aprile del 2010 l'ENI presento' al Ministero dell'Ambiente la richiesta per lo sviluppo di due concessioni estrattive, con dentro tre giacimenti minerari: Panda, Argo e Cassiopea, al largo del comune di Licata in provincia di Agrigento. Avrebbero voluto creare pozzi, oleodotti di collegamento e una centrale di raccolta.

A suo tempo venne tutto proclamato con tanta fanfara.

A causa pero' dei tanti dibattiti sui limiti e sulla barriera protettive delle 12 miglia, passata sopratutto grazie al caso Ombrina, e dopo tanti tira e molla, fra cui una prima approvazione nel 2014,  pozzi semisegreti, altri pozzi approvati, alla fine all'ENI e' stato chiesto di riperimetrare tutto.

E cosi, non e' ben chiaro perche' ma dopo cinque anni "ritendo che fossero venute meno le condizioni per lo sviluppo del giacimento Panda", il giorno 4 Marzo 2019 l'ENI annuncia al ministero di non "voler proseguire l’iter per il conferimento della concessione."

Il procedimento e' stato cosi archiviato.

Fine della storia breve, con 140 kmq di mare al largo della costa di Licata salve dalle trivelle.

Ciao ENI, questa volta non ci sei riuscita.

E per l'altra concessione? La Argo e Cassiopea?

Per quello non si sa ancora. C'e' solo un ottemperanza alle prescrizioni collegate al decreto approvativo del 2014 in cui si dice che

"Prima dell'avvio dei lavori il proponente dovrà integrare il Piano di monitoraggio dei fenomeni
geodinamici con approfondimenti riguardo al monitoraggio dei processi erosivi lungo il tratto di
litorale prospiciente l'area di interesse, da mettere a punto con le Autorità competenti” 


Questo decreto e' del 28 Marzo 2019 che dice che i lavori non sono ancora iniziati e che hanno fatto gli approfondimenti richiesti sull'erosione delle coste.


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La storia piu' lunga e' qui.

Le due concessioni estrattive ora archiviate, provenivano da concessioni precedenti di ricerca di idrocarburi. Nel passare da ricerca ad estrazione finale (coltivazione) le concessioni hanno cambiato nome.

Queste aree trivellande sono dunque la D2 GC AG di 143 kmq, che piu' o meno corrisponde alla concessione di ricercca GR 14 AG (Panda) e la D3 GC AG di 146 kmq, che invece corrisponde piu' o meno alla GR 13 AG e GR 14 AG (Argo e Cassiopea).

Era tutto parte del cosiddetto progetto Offshore Ibleo per estrazione di gas, che secondo le stime dell'ENI avrebbe dato all'Italia 12 miliardi di metri cubi per tutta la durata del progetto.

I conti sono sempre gli stessi: ne usiamo 70 milardi l'anno per cui questo Ibleo con 12 miliardi in totale avrebbe fornito ... circa due mesi di gas di fabbisogno nazionale nei 20 di sua vita su questa terra.

Una miseria, nonostante i paroloni dell'ENI e il prefisso giga o miliardi.

Ma voila' esce fuori che l'ENI aveva scelto un pezzo di mare che faceva parte di un area diventata intrivellabile a causa del decreto 128/2010,  passato da Stefania Prestigiacomo nel 2010 all'indomani dello scoppio in Louisiana e sotto pressione da parte degli abruzzesi impegnati nel caso Ombrina.

Fu Stefania Prestigiacomo che infatti che vieto' le trivelle entro le prime 5 miglia dalla costa, ed entro le prime 12 miglia in caso sulla costa ci fossero zone protette.

Purtroppo per l'ENI, Panda per il 17% ricadeva nelle dodici miglia di distanza dal Sito di Interesse Comunitario SIC Litorale Palma di Montechiaro in Sicilia.

Si volevano qui trivellare il pozzo Panda W2, in verticale, a 21 chilometri da tale SIC, il pozzo Panda 2 dir, in obliquo, a 20 km dal SIC; i pozzi Cassiopea 1, 2, 3; il pozzo Argo 2. Poi ci sarebbero stati i pozzi esplorativi Vela 1, Centauro 1 e Gemini 1.

Un totale di almeno nove pozzi fra permanenti ed esplorativi. Tutti questi pozzi, nuovi e vecchi, vicini e lontani, sarebbero infine stati collegati alla centrale di raccolta di Cassiopea lungo un percorso di oleodotto di 16 chilometri.  Le trivelle sarebbero arrivate fino a 600 metri di profondita' in acque considerate profonde, e poi fino a 4km sotto la crosta terrestre.

Oltre alle trivelle in mare lorsignori dell'ENI volevano martoriare ancora un po di piu' la citta' di Gela, su terraferma per una "minima attivita' onshore."

In teoria a causa del decreto Prestigiacomo avrebbero dovuto riperimetrare tutto, ma siccome e' poi' intervenuto il decreto sviluppo di quel gran signore di Corrado Passera, quelli dell'ENI hanno pensato di poter procedere. Infatti in decreto Passera aumentava il limite del no-trivelle entro le 12 miglia per tutta Italia, ma solo per pozzi nuovi. Per i pozzi dall'iter gia' in corso, tornava tutto a come era prima della Prestigiacomo.

E cosi, con un colpo da vero prestigiatore, Passera restitui' il mare ai trivellatori, incluso il progetto offshore Ibleo dell'ENI. Tutto il mare d'Italia infatti era stato gia' lottizzato, e di mare libero da lottizzare post-Prestigiacomo non era rimasto quasi niente.

Tutto questo, cioe' l'ENI che chiede di poter andare avanti con le trivelle in seguito al decreto Passera, accadeva nel 2014.

Da allora sono passati cinque anni, e dalle carte non c'e' piu' niente di pubblico sui siti del Minsitero.
Quello che pero' e' successo e' che con la finanziaria del 2016, e' stato deciso che il limite delle 12 miglia si applicava a tutto, concessioni nuove o vecchie che fossero.

Secondo me hanno lasciato il tutto un po dormiente, in stand-by finche' in tempi piu' recenti gli e' stato finalmente richiesto di riperimetrare tutto e hanno deciso che almeno con Panda non ne valeva la pena; oppure hanno deciso che il gas non era poi cosi abbondante come volevano credere.

Come detto sopra del fato di Cassiopea e di Argo non si sa ancora niente.

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E allora torniamo a leggere il progetto iniziale Panda e facciamoci delle risate.

Intanto viene fuori che questo era nella mente malata dell'ENI, un progetto "efficiente e senza impatti
negativi sull’ambiente",  che doveva durare per 20 anni.

Parole testuali!

Si vaglielo a dire proprio a Gela che e' un progetto senza impatti ambientali.

Dicono, come sempre, che l'alternativa zero non si puo' per le solite balle della "dipendenza dall'estero" e perche' e' "economicamente estremamente vantaggioso."

Avrebbero usato lo Scarabeo 9 per trivellare che "può operare in piena sicurezza anche in condizioni meteo-marine avverse".

Come sempre ci sarebbero stati fanghi, detriti, infiltrazioni, rischi di fuori uscite incotrollate, idrocarburi di bassa qualita', rischi di scoppio, vasche, reflui e rifiuti solidi, emissioni in atmosfera, rumore e vibrazioni, fluidi di perforazione, fuoriuscita accidentale di gas, sversamenti accidentali di sostanze inquinanti in mare,  collisione di navi con l’impianto di perforazione o i mezzi
navali di supporto, tutte cose di cui ormai abbiamo parlato milioni di volte ma che per l'ENI hanno "probabilita' di accadimento molto basse".

Qui compaiono pero' interessanti parole: la "necessità di effettuare operazioni di stimolazione per accrescere la produttività degli strati" e questo comprende tecniche aggressive, come il fracking e l'acidificazione.

Mmh.

Parlano pure di rischio geologico in relazione allo stendimento della conduttura di collegamento, del fatto che "nel canale di Sicilia sono inoltre presenti molte faglie" e che sono presenti "strutture morfologiche legate a fenomeni di rilascio di gas o fluidi attraverso i sedimenti marini non consolidati" ma anche qui e' tutto minimo, tutto poco probabile, irrilevante.

Insomma, tuttapposto!

Oltre a Palma di Montechiaro, vicino a questi pozzi e a tutti questi scoppi poco probabili ci sono
le varie aree protette

SIC Scala dei Turchi (ITA 040015), situato in direzione Nord, a circa 33 km da Panda W2 e da
Panda 2dir e a circa 47 km dal Cassiopea Manifold;

SIC Litorale di Palma di Montechiaro (ITA040010), situato in direzione Nord Est, a circa 19 km da
Panda 2dir, a circa 21 km da Panda W2 e a circa 26 km dal Cassiopea Manifold;

SIC Rupe di Falconara (ITA050008), situato in direzione Nord-Est, a circa 41 km da Panda 2dir,
a circa 44 km da Panda W2 e a circa 38 km dal Cassiopea Manifold;

SIC Torre Manfria (ITA050011), situato in direzione Nord-Est, a circa 42 km da Panda 2dir, a
circa 45 km da Panda W2 e a circa 38 km dal Cassiopea Manifold. Il sito coincinde con una
porzione del sito ZPS Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela (ITA050012) che si estende ad
Ovest di Gela ed è incluso nell’area “Biviere e Piana di Gela” classificata come Important Bird
Area (IBA n. 166) da BirdLife International;

ZPS Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela (ITA050012), situato in direzione Est, a circa 42 km
da Panda 2dir, a circa 45 km da Panda W2 e a circa 38 km dal Cassiopea Manifold. Tale area
comprende il SIC Biviere e Macconi di Gela (ITA050001), situato in direzione Est a notevole
distanza rispetto alle attività di progetto (circa 59 km da Panda 2dir, a circa 61 km da Panda W2
e a circa 51 km dal Cassiopea Manifold).

Important Bird Area – IBA (Direttiva “Uccelli” 79/409/CEE). L’IBA più vicino, IBA n. 166 “Biviere e Piana di Gela”, dista circa 41 km da Panda 2dir, circa 44 km dal Pozzo Panda W2 e circa 37 km dal Cassiopea Manifold.

E ovviamente come dimenticare che il Canale di Sicilia, dove volevano appioppare queste trivelle e' sede di una enorme bioviersita' e dove la pesca e' una importante forte di reddito.

Siamo qui nelle acque vicino alle isole Pelagie, dove si "registra uno dei più alti tassi di cattura sia di specie ittiche di interesse commerciale, sia pelagiche di piccole e medie dimensioni", sia tipiche della costa. Si pescano qui ricciole, tonni alletterati, sgombri, triglie, molluschi, gamberi, naselli, triglie  di fango, acciughe, sardine, pesce spada.

Ci sono qui le tartarughe Caretta caretta, e tutto il mediterraneo e' un luogo tipico di nidificazione. Ci sono qui cetacei fra cui il delfino comune (Delphinus delphis), tursiope (Tursiops truncatus), grampo (Grampus griseus), balenottera comune (Balaenoptera physalus), capodoglio (Physeter macrocephalus).  La zona fa anche parte di percorsi di rotte migratorie di varie specie di uccelli.

Per tutte queste specie acquatiche gli spiaggiamenti sono gia adesso numerosi e lo dice pure l'ENI. Le trivelle avrebbero migliorato la situazione?
Nientaffatto!

L'ENI ancora affossa, ed e' vergognoso che dopo tutti i veleni e la disperazione che hanno dato alla Sicilia fanno pure finta di essere dei benefattori dell'umanita'.

Dicono infatti che l'economia in Sicilia va male, ad eccetto che... agricoltura, pesca e turismo. Pero' siccome loro sono in mare aperto, le loro opere non avrenno  "interferenze con le attività
turistiche ed agricole presenti sulla costa."

E per la pesca?

Anche qui dicono che il settore e' gia' in calo, con il "drastico ridimensionamento della flotta peschereccia siciliana", con disoccupazione e barche vecchie. Per ammazzare quello che per loro e' gia' un paziente mezzo in coma dicono che occorrera' chiudere il mare ai pescherecci, durante l’esecuzione delle attività di perforazione.

Che dire, chiudere il mare ai pescatori per farci le trivelle.

Dicono pero' che avrebbero fatto i monitoraggi, e faranno paragoni con il sito industriale di Porto Empedocle, Butera e Gela. Questa fa ridere perche' certo sono tutte localita' inquinate gia'.  E infatti lo dice l'ENI stessa che qui siamo al di sopra dei limiti per l’ozono, per gli ossidi di zolfo, gli ossidi di azoto, il particolato atmosferico (PM10) e il benzene.

Mmh.

Ma .. chi ha inquninato Gela? Chi ce l'ha messo quel benzene, un cancerogeno, in atmosfera?

Non certo io, e tutti sappiamo che e' stata L'ENI stessa!  E' come un circolo vizioso: ho iniziato ad inquinare 60 anni fa, adesso siccome e' tutto inquinato, posso continuare ad inquinare ancora.

Ricordano pure, senza commento, che la mortalita' in questa zona della Sicilia e' per la maggior parte dovuta a malattie del sistema circolatorio (con una prevalenza di malattie ischemiche del cuore e dei
disturbi circolatori dell'encefalo),  tumori (con una prevalenza di tumori di trachea, bronchi e polmoni negli uomini) e malattie del sistema respiratorio.

Notare che molte di queste cause di morte sono collegate alla respirazione ed io credo, indirettamente alla cattiva qualita' dell'aria e a quel benzene che esce fuori da ogni grazia divina dalle ciminiere industriali di Gela.

Perche' l'ENI non ha niente da dire? Da commentare? Perche' pensano che aggiungere altre trivelle sia una cosa da niente?

E poi arrivano le risate finali. Tutti questi pozzi, questi cavi, queste emissioni, vengono riepilogate in una lista finale con il seguente commento:  impatto ambientale trascurabile.

O tradotto in italiano semplice: tuttapposto.

Per fortuna che qui alla fine hanno rinunciato, per amore o per forza non e' importante.

Fine della storia lunga e breve.











Il governatore di New York vieta le trivelle in Atlantico assieme a Billy Joel







Il governatore di New York, Andrew Cuomo, figlio del compianto Mario, ha firmato una nuova legge statale che vieta le trivelle nei mari dello stato di New York.

Tutto questo e' in diretta risposta ai piani trivellanti del presidente arancione, Donald Trump, che nel gennaio 2018 ha annunciato che avrebbe aperto il mare  ai petrolieri. Siccome e' uno che le spara grosse, disse al tempo che voleva lottizzare il 90% dell'offshore americano con  47 concessioni in Atlantico, dal 2019 al 2024, incluso nello stato di New York.
 
Il governatore Andrew Cuomo ha annunciato questo nuovo provvedimento dal mare di Jones Beach nella citta' di Wantagh assieme al cantante Billy Joel, del New Jersey che tanto si e' impegnato perche' venisse fatto qualcosa di proattivo. 

Secondo varie stime economico, il costo delle trivelle sarebbe la perdita di circa 320mila posti di lavoro nel turismo e nella pesca. E questo senza nemmeno parlare di perdite di petrolio o di incidenti piu' o meno gravi.

Un altro passo in avanti: proteggere prima e' meglio che piangere dopo.