.

.
Showing posts with label tasse. Show all posts
Showing posts with label tasse. Show all posts

Sunday, February 19, 2017

Mr. Petrolio impone nuove tasse a chi guida auto elettriche


Le Tesla, per chi puo' permettersela, e' adorata, e pian piano tutte le case autmobilistiche iniziano a sformare modelli eletrici perche' hanno capito che prima o poi prenderanno il sopravvento.

E quindi, da qualche parte un petroliere deve pure iniziare a fare qualcosa per fermarli, prima che sia troppo tardi. E quindi, ecco qui. Dall'inzio del 2017 altri sei stati USA e cioe' Indiana, South Carolina, Kansas, Tennessee, New Hampshire, e Montana hanno introdotto leggi per tassare chi guida auto elettriche di un massimo di $180 l'anno.

Tasse simili esistono gia' in Wyoming, Colorado, Virginia, Nebraska, Missouri, Washington, North Carolina, Idaho, Georgia, e Michigan sia per gli autisti di auto elettriche che di auto ibride. In questo caso le tasse variano da $50 a $300 l'anno.  Arizona e Arkansas le stanno considerando.

La Georgia, che in precedenza era il secondo stato dell'unione per la vendita di auto elettriche, grazie agli incentivi di un tetto massimo di $5,000 ha adesso annullato tale incentivo. Invece che $5,000 dollari ora l'incentivo e' di $200.  Ovviamente, i crolli delle vendite di automobili elettriche sono stati immediati.

Chi sta dietro a tutto questo?

I fratelli Charles e David Koch, di 81 e 76 anni.

Ultraconservatori, ricchi, che spendono e spandono per fare lobby contro tutto cio' che il 21esimo secolo dovrebbe essere: rinnovabili e un mondo fossil-fuel free.  Grazie alla loro Koch Industries spendono circa 10 milioni di dollari l'anno per incoraggiare il consumo di petrolio e per cercare di arginare, come possono, le rinnovabili.

Cosa fa la Koch Industries, fondata dal loro padre Fred Koch?

Asfalto, sostanze chimiche,  fertilizzanti, minerali, gas naturale, petrolio, plasitca, finanza.
Puo' bastare per inquadare i due fratelli di Wichita, Kansas?

E di soldi ne hanno tanti: la Koch Industries e' dell'84% di proprieta' privata - e cioe' della famiglia
Koch, ha fatturato 100 miliardi di dollari nel 2015 ed e' il secondo conglomerato per grandezza degli USA in mano a privati.  Ci lavorano 100 mila persone.

Ovviamente hanno tutto da perdere con le rinnovabili, e quindi cercano di fermarle come meglio possono. Dieci milioni l'anno di lobby anti-sole e anti-vento sono tanti.

I due fratelli, non contenti, hanno pure formato un gruppo politico dal nome ALEC che sta per American Legislative Exchange Council che oltre a Koch Industries viene supportata da altri industriali fossili/antichi/conservatori per fare azione di lobby presso Washington.

E infatti a Dicembre 2015 passarono una risoluzione per far si che gli stati che avevano investito sulle rinnovabili e che pensavano di dare sussidi alle auto elettriche facessero retromarcia.

Da un certo punto di vista, ci sono riusciti. Dopotutto, tutti gli stati di cui sopra hanno passato tasse sulle macchine elettriche oppure ridotto gli incentivi.

Pero' il fatto che si siano cosi impuntati alla lotta contro le rinnovabili, e contro le automobili elettriche testimonia quanto grandi siano i passi fatti in avanti dalle auto non-a-benzina. 

Nel 2016 il tasso di crecita delle auto elettriche e' stato del 37 percento rispetto al 2015, e questo nonostante non siano economicissime, e nonostante i prezzi del petrolio siano relativamente bassi rispetto a qualche anno fa. E le cose non potranno che migliorare: i prezzi delle auto elettriche continueranno a calare, un po come per i pannelli solari, con la produzione di massa.

L'Imperial College di Londra, stima che entro il 2035 ci saranno il 35% di auto elettriche nel pianeta e nel 2050 arriveremo al 67%.i

I fratelli Koch e i loro amici dicono che queste tasse sulle auto elettriche sono dovute al calo della vendita della benzina, e alle tasse per la manutenzione delle strade che e' contenuto dentro tali tasse. Meno galloni si vendono, meno introiti alla comunita' da parte di queste accise, e quindi la necessita' di avere tasse "esterne"

Le tasse sulla benzina vennero introdotte nel 1957 e servivano per finanziare strade e ponti. 

La realta' e' che questa tassa non e' mai aumentata con l'inflazione e il valore e' fermo al 1993; le macchine sono diventate sempre piu' efficenti, e quindi anche le macchine a benzina ne usano meno;
la percentuale di macchine elettriche e' ancora troppo bassa per giustificare tasse ad hoc solo per loro.

Cioe': queste tasse non serviranno per sistemare l'infrastruttura stradale americana.  Invece pare che sia stato tutto fatto ad arte per scoraggiare l'acquisto di automobili elettriche, che per ora costano piu' delle altre, e a cui ora aggiungono anche tasse. 

Come aggiustare le strade? Usare una carbon tax, una tassa sul numero di miglia viaggiato ogni anno? O fare come il Vermont che riconosce che le tasse sulle automobili elettriche saranno considerate solo dopo che queste costitueranno il 15% delle automobili nello stato.

E poi, quanti soldi risparmiamo come collettivita' con queste automobili elettriche che non inquinano tanto quanto le automobili fossili? 

Eppur si muove.. nel senso che nonostante tutti questi piccoli e grandi ostacoli, le automobili elettriche sono in crescita dappertutto.

Prima o poi ci arriveremo -- prima o poi anche gli ottantenni fratelli Koch e le loro idee fossili -- saranno il passato.


Saturday, December 3, 2016

Svezia: apre la prima strada elettrica -- quando in Italia?





Ora arriva la strada elettrica di Svezia 

Sweden will be one of the world’s first fossil-free welfare countries
not only because it is morally right with respect to future generations, 
but because it makes economic sense

 



E in Italia, quando arrivano?

Ah gia'. Siamo qui nella palude dell'ultimo giorno di questo massacrante dibattito rivolta-renzi-referendum. Dobbiamo fare le cose importanti in Italia, vero?

E mentre noi siamo qui a dibattere come fare per meglio distruggere quel po di democrazia che resta, ecco cosa fanno nel frattempo altrove.

Le strade al sole.  I marciapiedi al sole. Il sole dappertutto. E questo grazie al crollo dei prezzi e al crescere dell'ingegno e della creativita' umana.

In Francia la costruzione di strade al sole va avanti, e sono gia' 100 i siti sperimentali nel paese. Il direttore della tecnologia della ditta incaricata, la COLAS Wattway, Philippe Harelle, dice che vogliono trovare una nuova vita per le strade, e che mentre i campi solari portano al consumo di suolo, le strade sono gia' li.

Basta solo metterci pannelli resistenti al passaggio di automobili e di camion.

Ci si sono messi, hanno studiato per 5 anni, hanno trovato i metodi e materiali migliori, ed eccoci.
La piena commercializzazione avverra' nel 2018.

Noi nel 2018 staremo ancora qui a dibattere le "riforme" (sono 30 anni che parlano di "riforme") .

Oltre alla Francia, ci sono progetti di aprire strade al sole, sempre per opera della COLAS Wattway, in altre parti del mondo: proprio una settimana fa sono iniziati gli accordi con Calgary, in Canada. 
Ironia della sorte Calgary (una delle citta' piu irradiate dal sole del paese) e' anche la capitale dell'Alberta, lo stato piu' petrolizzato del Canada.  Si parla anche di Giappone, Georgia (USA) e di altri stati d'Europa.

Noi c'abbiamo il referendum.

Oltre alla COLAS Wattway c'e' la Scania e la Siemens che in Svezia hanno messo a punto una strada elettrica. E' stata aperta il 22 Giugno 2016 nella citta' di Gävle, nel centro del paese, e fa parte del progetto della Svezia di diventare completamente fossil-fuel free entro il 2030.

Come funziona la strada elettrica di Svezia? 

Intanto e' una strada per ora lunga due chilometri e pensata per camion. Sono camion ibridi in condizioni normali che vanno a biocarburante. I camion hanno anche un sistema metallico, un pantografo come quello usato dai treni, per collegarsi ad una rete elettrica. I camion ci si possono collegare o scollegare a piacimento. E cosi, quando sono collegati i camion sono totalmente elettrici.

Questo progetto, implementato dalla Scania e dalla Siemens assieme al governo svedese, era considerato fondamentale per il governo, perche' sanno che arrivare al 100% fossil free significa dover cambiare tanti paradigmi, primo fra tutti quello del trasporto. E secondo Nils-Gunnar Vågstedt, il responsabile dell'elettrificazione per la Scania dice che e' anche conveniente da un punto di vista economico.

E fra le mille iniziative che la Svezia porta avanti, che includono piu' tasse sui trasporti-benzina e meno si quelle a basse emissioni, questa della strada elettrica.

Tuesday, August 30, 2016

Costa Rica: ancora record nel 2016 -- 113 giorni di elettricita' senza petrolio





Anche per il 2016 il Costa Rica continua la sua corsa con le rinnovabili. Grazie all'idroelettrico che fa la parte del leone, al vento e all'energia geotermica, il paese ha prodotto oltre il 96% della sua energia da fonti non fossili dal 1 Gennaio ad oggi.

Per la precisione, di circa 5,050 GWh di elettricita' generata nei primi sei mesi dell'anno, il 69% e' arrivato dall'idroelettrico, il 13% dal geotermico e il 12% dal vento. Il resto e' sole e biomasse.

A Giugno il 100% dell'energia e' arrivato dalle rinnovabili.
A Luglio il 100% dell'energia e' arrivato dalle rinnobaili.
Ad Agosto il 100% dell'energia e' arrivato dalle rinnovabili.

In totale da fine Maggio ad oggi, siamo a 113 giorni di elettricita' solo dalle rinnovabili.

Chi l'avrebbe mai detto? Questo piccolo paradiso del turismo e' diventato pioniere dell'energia non fossile grazie ad investimenti lungimiranti, ad una classe politica volenterosa e alla voglia di guardare avanti.  Certo, la sua posizione geografica, il fatto di non essere densamente abitata, l'abbondanza di acqua e di sistemi idroelettrici aiutano molto, ma il punto e' che lo si e' voluto, e che l'infrastruttura non e' arrivata dal cielo.

I primi impianti idroeletrici arrivano qui all'inizio del 1900, ma investimenti e progetti a scala maggiore arrivadono alla meta' del secolo. Nel 1949 venne istituito l'Instituto Costarricense de Electricidad che gestisce tutte le dighe pubbliche del paese.   Dal 1989 ci sono anche i privati.

Nel 2015 generarono il 99% dell'elettricita' dalle rinnovabili, con 285 giorni di soli sole, vento ed idroelettrico. Di questi giorni 75 sono stati consecutivi.

Quest'anno vogliono fare ancora meglio.

L'obiettivo a cinque anni, per una nazione di circa 5 milioni di persone e' di liberarsi completamente di oil and gas. Entro il 2021 vogliono  essere "carbon neutral": cioe' emettere tanta CO2 quanta ne si assorbe.

E vogliono fare questo con sistemi di trasporto elettico e/o ibridi, con l'incentivo per i veicoli non alimentati da idrocarburi, per esempio biocarburanti, e con una tassa, detta C-neutral, sugli impianti turistici che devono certificare di essere appunto carbon neutral. Cioe' possono emettere tanta CO2 quanto ne assorbono oppure devono pagare una tassa.

L'ostacolo maggiore sono ovviamente le automobili. In questo momento gli autobus sono tutti o quasi a diesel. Ma il governo cerca di svoltare: la maggior parte dei nuovi veicoli sono tutti ibridi o elettrici.


Altre cose che aiutano il Costa Rica: l'essere la quarta piu' piovosa del mondo, il fatto di non avere grande industrie impattante, cosicche possano essere piu' flessibili negli usi e non ci sia bisogno di enromi quantitativi di energia da generare. 
Sopratutto l'eliminazione dell'esercito venne con una clausola: i soldi risparmiati dovevano essere usati per salute, istruzione e ambiente. Niente soldi ai miliari, e investimenti invece per programmi sociali e di utilita' pubblica. 
L'hanno fatto veramente ed ecco qui i risultati. 



Saturday, September 12, 2015

Summerland, California, 2015



Summerland, 2015
cent'anni dopo












Summerland, dove hanno costruito i primi pozzi petroliferi a mare del mondo, non e' molto lontano da Los Angeles. Ci si arriva facilmente dalla US 101. L'uscita prima si chiama Padaro Lane e ci sono le case dei milionari hollywoodiani e non, che vanno li d'estate per ``rilassarsi".

Ero li in Agosto quando la spiaggia e' stata chiusa perche' hanno trovato petrolio in riva.  E' subito stato chiarito che non era petrolio collegato all'incidente di Maggio 2015, quando circa 400 mila litri di petrolio sono finiti in mare da una fessura di oleodotto nei pressi di Santa Barbara, piu' a nord lungo la costa californiana.

Da dove venivano allora il petrolio e le associate puzze di Summerland? Non si sa. Ma dopo un po di giorni, le spiaggie sono state riaperte. Ci sono andata un giorno a vedere.

Il primo campo di petrolio di Summerland venne su nel 1896. Era poco piu' di una accozzaglia improvvisata di buchi e pali di legno che dalla terraferma facevano capolino in acqua. Erano presenti in un numero impressionante. Tutta la costa era coperta di queste strane sculture traballanti. Nel 1939,  il petrolio si esauri', tutte le impalcature di legno furono rimosse e il petrolio divenne un ricordo.

A quei tempi non c'erano codici ambientali e i pozzi trivellati in mare venivano chiusi alla meno peggio. Li si riempiva con quello che capitava: terriccio, pali, materassi vecchi, sassi e altra immondizia. Il tutto era fatto in modo approssimativo.  E' evidente che questi metodi non possono reggere a lungo termine. E siccome il petrolio migra dal basso verso l'alto, fuggendo delle pressurizzazioni sotterrranee, alla fine, trova sempre una strada per arrivare in superficie.

E cosi ogni tanto, quei vecchi pozzi "chiusi" nel 1939 perdono. Nessuno sa esattamente quanti siano, forse 400?. Nessuno sa esattamente dove siano. Fra il 1960 and 1968, ne hanno scovati ottanta di questi pozzi di altre epoche e li hanno cementificati con metodi piu moderni per fermare il petrolio che fuoriusciva a mare. Altri ancora sono stati trovati e sigillati fra il 1975 e il 1993. Probabilmente ce ne ne sono ancora.

Molte delle ditte dell'epoca non esistono piu', e quindi il compito di trovare questi relitti petroliferi e chiuderli e' dello stato della California e delle nostre tasse. 

E quindi torna la domanda: da dove e' arrivato il petrolio dell'estate del 2015 sulle coste di Summerland?  Se uno chiede ai residenti, la colpa e' di uno dei vecchi pozzi riattappati in anni recenti detto "Becker wellhead" ma che secondo chi vive li, perde ancora. L'ultima volta che il Becker wellhead fu riattappato e' stato nel 1990. Lo stato spese 700mila dollari.  Evidentemente non e' stata una chiusura permanente. Un gruppo di sommozzatori si e' offerto di aiutare per rimetterci mano e sono partite le raccolte fondi.

Tutto questo per dei pozzi in teoria esauriti nel 1939, dai quali lo Stato di California ha intascato esattamente zero dollari.  Come per tutti i campi di petrolio, si sa quando si inizia, non si sa quando veramente si finisce.












 

Tuesday, November 13, 2012

La California e la tassa sulla CO2


Mary Nichols, 
California Air Resources Board


Mike Mielke, Silicon Valley

Diteglielo a Passera che sono queste 
le cose degli USA che si devono copiare!

Finalmente ci siamo.

Domani parte il "Cap and Trade" program dello stato della California, secondo il quale se inquini, devi pagare. E' considerato un programma rivoluzionario e il piu' ambizioso d'America nella lotta ai cambiamenti climatici.

Cap significa mettere un tetto massimo, trade significa scambiare.

La legge, detta AB 32 - Assembly Bill 32 -   era stata presentata nel 2006, sotto Arnold Schwarzenegger, e dopo sei anni di preparativi domani partira'.

Secondo questa legge, ciascuna industria avra' un tetto massimo di inquinamento consentito.

Se si vuole andare oltre questo tetto massimo, allora occorre comprare un "permesso inquinatore",
una cosiddetta "allowance".

Questi permessi saranno venduti all'asta in numero limitato e poi basta per il resto dell'anno. Saranno poi le ditte a doversele scambiare fra loro, ovviamente e pagamento e creando un mercato, che si spera incentivera' chi inquina a tagliare le emissioni invece che pagare per questi permessi.

Ed e' proprio domani che la California Air Resources Board vendera' all'asta i permessi "inquinanti" a circa 350 industrie - raffinerie in primis.

Per i primi due anni, il tetto massimo e' il 90% della CO2 prodotta.

Questo vuol dire che ciascuna ditta deve comprare il "permesso" ad inquinare per il rimanente 10%.

E' un tetto iniziale generoso, per dare tempo all'industria di adeguarsi, ma una volta implementato il tetto massimo si abbassera' gradualmente.

Si possono avere dei bonus se si presentano - e si realizzano! - piani di ri-forestazione o altri progetti che abbassano l'anidride carbonica nell'atmosfera.

Per l'anno fiscale 2012-2013 si prevede che gli inquinatori pagheranno quasi un miliardo di dollari per inquinare. Notare che questo inquinamento prima era a gratis perche' non dovevano pagare niente.

I soldi verranno usati per programmi di ricerca e di diffusione di energia rinnovabile.

Le compagnie inquinanti, interpellate, dicono che invece che compare i crediti per inqiunare sara' piu' conveniente per loro emettere meno anidride carbonica nell'atomsfera, proprio come la legge voleva.

Gli analisti predicono, come per tutte le cose, che l'esempio della California sara' seguito in altre parti degli USA e del pianeta, specie dopo l'elezione di Obama, e dopo il disastro dell'uragano Sandy che ha risvegliato le coscienze degli americani sui cambiamenti climatici. Questo e' ovviamente un passo, non una bacchetta magica, ma se il resto d'America va dove va la California, allora e' un passo enorme.

Ovviamente i signori inquinatori hanno tirato fuori un sacco di obiezioni - aumenta la disoccupazione, aumenta il costo dell'energia - ed hanno chiesto al governatore Jerry Brown di post-porre la data iniziale di questa "Cap and Trade".

Jerry Brown gli ha detto no.

Entusiasti  invece tutti gli altri - quelli della clean-tech, quelli che costruiscono prodotti efficenti, quelli che investono su cose che non sono le fonti fossili, quelli che producono i sistemi di monitoraggio della CO2. E infatti, da quando la legge AB 32 e' passata nel 2006, sono aumentati notevolmente i brevetti e gli investimenti nelle rinnovabili qui in California.

La California e' la nona piu' grande economia del mondo.

Se lo possiamo fare qui, lo possono fare tutti.

Wednesday, August 10, 2011

Royalties di Norvegia


Dedicato a Vito De Filippo, a Stefania Prestigiacomo e a Assomineraria:
Vogliamo trivellare?
Allora facciamo come in Norvegia.
50 km da riva, l'80% di introiti al governo,
fondo speciale pensioni.

I buoni sconto sulla benzina potete tenerveli voi,
intanto memorandatevi questo.


La Norvegia e' uno stato petrolifero e ricco che produce petrolio dal 1970.

Forse e' anche l'unico al mondo dove hanno saputo fare le cose con il minor impatto ambientale possibile, sebbene il governo continui a ricordare che le estrazioni petrolifere siano inevetabile causa di inquinamento.

Tutti i pozzi norvegesi sono in mare: ci sono circa 40 campi di petrolio e di gas sparsi lungo le sue coste posti ad almeno 50km da riva.

Per far capire la portata dell'attivita' petrolifera in Norvegia si stima che il petrolio e il suo indotto diamo lavoro a circa l'1% della popolazione e che - nel 2007 - il 23% del prodotto interno lordo norvegese fosse dovuto agli introiti petroliferi.

La stragrande maggioranza dei ricavati che finiscono nelle casse dello stato vanno in uno speciale fondo pensioni, che al 2009 aveva dentro circa 320 miliardi di euro - quanto il PIL annuale della Norvegia - per un popolo con 5 milioni di abitanti.

Cioe' circa 60,000 euro a persona, inclusi i neonati.
Un mare di soldi, pubblici, di tutti.

In Norvegia fanno cosi: il governo e' spesso co-proprietario dei pozzi di petrolio e riscuote direttamente sui profitti, oltre che applicare varie tasse ai petrolieri. E come funzionano queste tasse in Norvegia? Eccole qui:

1. tasse ordinarie - 28% del ricavato
2. tassa speciale sul petrolio - 50% del ricavato
3. tassa sulle emissioni di CO2 e di NOx
4. tassa sulle emissioni di gas serra
5. tassa sullo sviluppo della zona
6. interesse diretto allo stato (SDFI)
7. tassa sulla licenza petrolifera

Quindi, quando ENI, Assomineraria, Vito De Filippo, e Paolo Scaroni verranno a dire che in Italia siamo tutti felici per il 4% di royalties in mare, e che siamo fra i piu' esigenti verso i petrolieri, fatevi due risate.

Le nostre royalties del 4% in aggiunta alle tasse governative, spesso un optional in Italia, dovrebbero essere paragonate a tutte queste belle tabelline della Norvegia. Qui a parte le tasse normali - che pagano tutti - ai petrolieri gli mollano un'aggiunta del 50%!

Dicono cosi:

due to the extraordinary profit associated with recovering the petroleum resources, an additional special tax is levied on this type of commercial activity.

a causa degli straordinari profitti associati allo sfruttamento delle risorse petrolifere, si applica una tassa speciale addizionale su questo tipo di attivita' commerciale.

Assomineraria, ingannevolemente secondo me, dice che la Norvegia non applica royalties. Ah si? Beh chiamiamole come vogliamo, ma in Norvegia al governo fra una cosa e l'altra gli devi lasciare l'80% dei tuoi profitti.


Poi c'e' la tassa sulle emissioni di monnezza tossica, che e' stata adottata addirittura nel 1991. E' considerata fra le piu' alte al mondo e dipende dal tipo di anidride carbonica (CO2) o di nitrati (NOX) che emetti. Per i petrolieri e le estrazioni in mare e' di circa:

50 euro alla tonnellata di CO2 emesso,
2,000 euro alla tonnellata di NOX emessi,

In piu' ci sono circa 40 euro alla tonnellata di CO2 che devono essere pagati per la legge sull'effetto serra, secondo le quali oltre a pagare la tassa sulle emissioni, devi pure pagare delle quote speciali.

Per il 2010 si stima che un miliardo di euro sia finito nelle casse statali solo grazie alla legge delle emissioni.

A Viggiano c'avrebbero tutti la Porche se mettessero una tassa simile sull'H2S!

La tassa sullo sviluppo della zona invece e' fatta in modo tale che nessuno speculi sulle licenze: una volta che te l'hanno accordata, se non trivelli ti danno una multa di 3,800 euro al chilometro quadrato della concessione.

La tassa diretta allo stato (SDFI - State direct financial interest) dipende da quanta parte della concessione appartiene allo stato, una sorta di partner delle compagine private. Lo stato e' dunque parte sia dell'investimento iniziale, che dei profitti. Ad oggi, il governo Norvegese e' azionista di circa 146 licenze. Poi c'e' la ditta nazionale, la Statoil, i cui profitti sono tutti pubblici. Per l'anno 2010, la Statoil da sola ha generato circa 1 miliardo e mezzo di euro.

Infine, qualsiasi cosa succeda, la responsabilta' e' sempre dell'operatore privato.

In Norvegia non inquinano campi, non trovano carpe morte nelle dighe. In Norvegia la gente non muore di cancro per colpa del petrolio. In Norvegia non trovano petrolio nel miele delle api. In Norvegia non danno i buoni sconto da 90 euro per prendere in giro la gente.


Tuesday, December 14, 2010

Roma in fiamme


Mi sveglio, accendo il computer, preparo i cereali con le fragole. Il latte e' freddo. Fuori c'e' nebbia. Il marine layer che sa di sale pervade il mio balcone. Le mie piante sono vive. Il compostaggio procede. Le rose stanno sbocciando. Vorrei tanto mangiare un cachi, come quando ero bambina, in campagna.

Vedo le foto. La fiducia a Berlusconi. Baci in Parlamento. Le smorfie di Bossi, di Casini. Donne incinte su sedie a rotelle. Berlusconi galletto. Un cartellone elettronico con i numeri. Berlusconi spavaldo. 206 su 206 del PD hanno votato contro la fiducia. Berlusconi sorridente.

Apro il video di Repubblica. Non puo' essere Roma. Forse e' Buenos Aires? Fiamme, piccoli roghi, ragazzi con le sciarpe palestinesi in giro per la citta'.

Chiamo la mamma. C'e' la neve a Lanciano. Le dispiace che l'Italia non abbia piu' niente da offire ai giovani. L'ha portata in centro un rumeno che l'ha presa sotto la neve. Non ha avuto paura. I am proud of you mom.

Ho un paper da scrivere prima di partire per l'Italia. Mi hanno invitato ad Este. Mi hanno invitato in Basilicata. Sono stanca. Mi hanno invitato a Sambuceto. Piantiamo un albero. Chissa' se serve a qualcosa. Continuano a chiedermi come fare per venire a studiare in America. Sento la disperazione nei loro email. Non ho tempo. Oggi ci sono gli esami. Vorrei partire, andare lontano per un po e non pensare a niente.

Mangio i cereali. Sono lontana. Il latte e' freddo, ma non ci penso piu' .

Penso a Roma che brucia. Che posso fare? Non l'ho votato io Berlusconi. Vorrei cancellare il Settembre 1979 e non essere mai stata italiana. Qualcosa mi assale. Mi dispiace vedere Roma cosi'. Mi dispiace non poter fare niente. Non e' giusto.

Non e' giusta questa sconnessione fra chi siede ai palazzi e chi sta in strada. Non e' giusta la plateale compravendita di voti, non e' giusto che di giovani, ambiente, di giustizia sociale, di integrazione vera, di futuro non se ne occupi nessuno in Italia.

Penso ai miei amici italiani di qui. Perche' solo a me e' venuto il marasma a sentire dell'Abruzzo al petrolio? Perche' loro non sentono di dover far qualcosa per l'Italia, anche da qui?

Non vedo soluzioni immediate. Manca la base. Manca il vedere a larga scala. Manca la pragmaticita'. Manca una visione. Manca la grandezza d'animo, il coraggio di fare la cosa giusta. Manca l'onesta' morale. Manca l'amore.

E' questa Roma bruciata la rivoluzione di Monicelli? Spero di no.

La gente si arrabbia adesso perche' sono rimasti senza lavoro, senza scuole decenti, senza futuro.

Ma non siamo arrivati qui per caso. Ci sono dietro anni di scelte politiche scellerate, e peggio c'e' il carattere italiano secondo cui imbrogliare va bene, se e' per una "buona causa", per aiutare chi ne ha bisogno, o perche' cosi' fan tutte.

Dai concorsi all'universita' spartiti e assegnati prima ancora di sedersi sulle sedie del quiz, fino alla parruchiera che mi chiede "ti posso fare un po di meno sullo scontrino?", dagli avvocati miliardari che pagano gli apprendisti 500 euro al mese se gli va bene, fino ad arrivare a Zio Mastella o a Zio Remo che danno un posto a tutti e non importa se e' per il bene comune o no.

Berlusconi e' solo il simbolo dell'Italianita' piu' brutta, fatta di apparire, di fumo, di furbizia, di manovrette. Quanti di noi ne sono davvero immuni?

Sei un avvocato? Pagalo per bene il tuo apprendista. Sei un industriale? Non riversare i rifiuti nel fiume. Sei uno studente? Non cercare scorciatoie, studia per davvero. Sei un dentista? Falla la ricevuta fiscale.

Si deve ripartire dalla base delle cose. Non posso fare niente. Dobbiamo tutti cambiare un pochino. Dobbiamo insegnare ai nostri figli che la cosa pubblica e' sacra, sempre. Dobbiamo renderci conto che la rivoluzione vera parte dalle nostre vite.

Intanto, Roma brucia.

Saturday, November 20, 2010

Pompei, Padania, Pensieri

Ci risiamo con le emergenze. Questa volta tocca a Vicenza e a Pompei. Emergenze diverse, ma legate dallo stesso filo conduttore, la mancanza piu' totale di programmazione, di precauzione, del pensarci prima.

Succede li oggi.

Succedeva l'anno scorso a Messina con le frane che portano via un intero paese costruito senza lasciare fiato ai fiumi che fanno semplicemente quello che madre natura detta loro.

Succedeva qualche settimana fa a Terzigno, dove la gente di Napoli non sa piu' dove mettere la monnezza e cosi si costruiscono discariche improvvisate con una brodaglia di liquami tossici che portano ai limoni-mostri. E se questo e' il fato dei limoni, chissa' che ne e' dei feti e dei polmoni della gente.

Succedeva qualche mese fa a Capri dove non sapendo come fare con i depuratori insufficenti il sindaco decise allegramente di riversare la monnezza in mare.

Succedeva a Sarroch, dove quando piove troppo riversano i contenitori a cielo aperto di monnezza petrolifera direttamente a mare.

Succedeva all'Aquila dove hanno costruito case di pastafrolla.

Sono sicura che ovunque uno si giri in Italia puo' trovare esempi della stessa cosa, la natura che si vendica, le morti bianche perche' la sicurezza e' un optional, monumenti lasicati marcire perche' se sono sopravvissuti per 2000 anni, sopravviveranno pure la settimana prossima.

Passa oggi che viene domani e in qualche modo ci arrangeremo. Solo che qualche volta la fortuna finisce.

In modi diversi, tutte queste tragedie italiche potevano essere evitate se solo ci si pensava prima.

E' questo quello che mi ha spinto all'impegno petrolifero, al volere il parco della costa teatina: la prevenzione. Ci si deve pensare prima, non dopo ai guai. Dopo puoi solo consolare le lacrime di chi perde casa, salute o opere d'arte.

Parlavo l'altro ieri con una mia amica che ha comprato un appartamento qui a LA. Nelle tariffe condominali qui sono incluse anche le riparazioni che avverranno fra 30 anni. Cioe': si sa che fra 30 anni occorrera' rifare il tetto, e cosi qualcuno fa il conto di come diluire i pagamenti sull'arco di 30 anni, inclusi gli interessi in banca, di modo che quando arrivera' il momento di rifare quel tetto (fra 30 anni) i conti saranno apposto, crisi o non crisi e non ci sara' alcuna tassa aggiuntiva.

La programmazione, questa sconosciuta.

Ma di chi e' la colpa? Certo di tutti quelli che stanno al potere e che si arriscono senza pensare al bene del paese. Ma un po e' anche colpa nostra.

Quanti lavoratori in proprio pagano le tasse - tutte? Quante persone chiedono sempre lo scontrino fiscale, dal bar sotto casa fino al dentista o al notaio? Quante volte rispondiamo, si con l'IVA? Quante persone seguono gli iter per le opere comuni nei propri paesi e protestano se vedono cose sbagliate? O semplicemente fanno finta di niente pensando che "tanto e' sempre stato cosi e sempre cosi sara'?"

Forse e' ingenuo pensare che un gesto stupido come farsi fare lo scontrino o protestare cambi qualche cosa, ma e' un punto di partenza. Non si puo' pretendere che tutto funzioni nella collettivita' se continuiamo a pensare al nostro portafoglio, al nostro pranzo domenicale, alla partitella di calcio mentre tutto va in rovina e aspettando che qualcun altro ci salvera'.

Quel qualcuno sei tu.

Ti devi impegnare tu. Ci devi pensare tu al bene comune. Le tasse le devi pagare, e poi devi essere vigile e protestare che quei soldi vengano spesi bene e per cose utili.

Chi controlla cosa sta succedendo oggi a Messina? Chi controlla che ne e' di tutti quei soldi che arrivano dall'UE? Chi controlla che all'Aquila non ci stiano di mezzo mafia e camorra? Chi controlla che il fiume Lambro sia ripulito come si deve?

Oggi sono Pompei, Vicenza, Terzigno. Iera erano Messina e l'Aquila.

Domani e' casa tua.