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Tuesday, December 14, 2010

Roma in fiamme


Mi sveglio, accendo il computer, preparo i cereali con le fragole. Il latte e' freddo. Fuori c'e' nebbia. Il marine layer che sa di sale pervade il mio balcone. Le mie piante sono vive. Il compostaggio procede. Le rose stanno sbocciando. Vorrei tanto mangiare un cachi, come quando ero bambina, in campagna.

Vedo le foto. La fiducia a Berlusconi. Baci in Parlamento. Le smorfie di Bossi, di Casini. Donne incinte su sedie a rotelle. Berlusconi galletto. Un cartellone elettronico con i numeri. Berlusconi spavaldo. 206 su 206 del PD hanno votato contro la fiducia. Berlusconi sorridente.

Apro il video di Repubblica. Non puo' essere Roma. Forse e' Buenos Aires? Fiamme, piccoli roghi, ragazzi con le sciarpe palestinesi in giro per la citta'.

Chiamo la mamma. C'e' la neve a Lanciano. Le dispiace che l'Italia non abbia piu' niente da offire ai giovani. L'ha portata in centro un rumeno che l'ha presa sotto la neve. Non ha avuto paura. I am proud of you mom.

Ho un paper da scrivere prima di partire per l'Italia. Mi hanno invitato ad Este. Mi hanno invitato in Basilicata. Sono stanca. Mi hanno invitato a Sambuceto. Piantiamo un albero. Chissa' se serve a qualcosa. Continuano a chiedermi come fare per venire a studiare in America. Sento la disperazione nei loro email. Non ho tempo. Oggi ci sono gli esami. Vorrei partire, andare lontano per un po e non pensare a niente.

Mangio i cereali. Sono lontana. Il latte e' freddo, ma non ci penso piu' .

Penso a Roma che brucia. Che posso fare? Non l'ho votato io Berlusconi. Vorrei cancellare il Settembre 1979 e non essere mai stata italiana. Qualcosa mi assale. Mi dispiace vedere Roma cosi'. Mi dispiace non poter fare niente. Non e' giusto.

Non e' giusta questa sconnessione fra chi siede ai palazzi e chi sta in strada. Non e' giusta la plateale compravendita di voti, non e' giusto che di giovani, ambiente, di giustizia sociale, di integrazione vera, di futuro non se ne occupi nessuno in Italia.

Penso ai miei amici italiani di qui. Perche' solo a me e' venuto il marasma a sentire dell'Abruzzo al petrolio? Perche' loro non sentono di dover far qualcosa per l'Italia, anche da qui?

Non vedo soluzioni immediate. Manca la base. Manca il vedere a larga scala. Manca la pragmaticita'. Manca una visione. Manca la grandezza d'animo, il coraggio di fare la cosa giusta. Manca l'onesta' morale. Manca l'amore.

E' questa Roma bruciata la rivoluzione di Monicelli? Spero di no.

La gente si arrabbia adesso perche' sono rimasti senza lavoro, senza scuole decenti, senza futuro.

Ma non siamo arrivati qui per caso. Ci sono dietro anni di scelte politiche scellerate, e peggio c'e' il carattere italiano secondo cui imbrogliare va bene, se e' per una "buona causa", per aiutare chi ne ha bisogno, o perche' cosi' fan tutte.

Dai concorsi all'universita' spartiti e assegnati prima ancora di sedersi sulle sedie del quiz, fino alla parruchiera che mi chiede "ti posso fare un po di meno sullo scontrino?", dagli avvocati miliardari che pagano gli apprendisti 500 euro al mese se gli va bene, fino ad arrivare a Zio Mastella o a Zio Remo che danno un posto a tutti e non importa se e' per il bene comune o no.

Berlusconi e' solo il simbolo dell'Italianita' piu' brutta, fatta di apparire, di fumo, di furbizia, di manovrette. Quanti di noi ne sono davvero immuni?

Sei un avvocato? Pagalo per bene il tuo apprendista. Sei un industriale? Non riversare i rifiuti nel fiume. Sei uno studente? Non cercare scorciatoie, studia per davvero. Sei un dentista? Falla la ricevuta fiscale.

Si deve ripartire dalla base delle cose. Non posso fare niente. Dobbiamo tutti cambiare un pochino. Dobbiamo insegnare ai nostri figli che la cosa pubblica e' sacra, sempre. Dobbiamo renderci conto che la rivoluzione vera parte dalle nostre vite.

Intanto, Roma brucia.