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Saturday, March 26, 2011

Prestigiacomo e Scaroni, un'intesa sulla nostra pelle



Protocollo d'intesa per la determinazione degli obiettivi di riparazione ai fini della sottoscrizione di atti transattivi in materia di danno ambientale con riguardo ai siti di interesse nazionale di:

Priolo, Brindisi, Napoli Orientale, Pieve Vergonte, Crotone, Cengio, Avenza, Mantova, Gela, Porto Torres

fra:

Ministero dell'Ambiente tutela del territorio e del mare e ENI, Syndial, Polimeri Europa, Enipower, Raffineria di Gela, Enimed e Ionica Gas - di seguito ENI.


Qualche settimana fa il ministro Prestigiacomo e' andata a Brindisi a inaugurare un "impianto pilota" per la cattura e lo stoccaggio di anidride carbonica. Dice che bisogna "mettere in campo tutte le tecnologie che consentano di rendere meno inquinanti e meno nocivi per il clima gli impianti tradizionali per la produzione di energia”.

Se lo dice lei.

Sorge allora la semplice domanda: ma a quelli che hanno finora inquinato il paese con questi "impianti tradizionali"- raffinerie, acciaierie, petrolchimici - e ci si sono arricchiti sopra che gli facciamo?

Come si legge dal titolo, gli facciamo un baffo. Anzi, gli facciamo una bella intesa e siamo tutti felici.

Ma cos'e' questa "intesa per la determinazione degli obiettivi di riparazione ai fini della sottoscrizione di atti transattivi in materia di danno ambientale con riguardo ai siti di interesse nazionale di Priolo, Brindisi, Napoli Orientale, Pieve Vergonte, Crotone, Cengio, Avenza, Mantova, Gela, Porto Torres" fra il Ministero dell'Ambiente e l'ENI?

La storia inizia con Pieve Vergonte. Qualche anno fa ne abbiamo parlato anche qui: l'ENI l'aveva inquinata con il DDT assieme a tutto il lago Maggiore. Ovviamente in Italia non se ne accorse nessuno, abbiamo dovuto aspettare i reclami degli svizzeri e dei loro controlli sul pesce!

Alla fine di un lungo processo, sembrava pero' che giustizia fosse fatta. L'ENI fu finalmente condannata a pagare quasi due miliardi di euro di danni per l'inquinamento del lago dal 1990 al 1996. La sentenza fu emessa dal giudice Maria Dolores Grillo.

Scaroni pero' decide che c'e' una strada migliore che pagare e cosi inizia il film "La trattativa", uno stretto parente de "Il compromesso", de "Il dialogo" e de "La mediazione" cosi cara a questa corrotta azienda che va sotto il nome ENI.

E che cosa si vuole "trattare"?

Ma ovviamente uno sconto sul prezzo della multa, che e' circa il 40% del fatturato annuo dell'ENI. Tanto soldi si, ma assolutamente normale per un inquinamento andato avanti per anni e con conseguenze cosi gravi per la salute delle persone che hanno mangiato pesce al DDT.

Ecco allora questo protcollo d'intesa ENI-Prestigiacomo per gli sconti, definiti "determinazione degli obiettivi di riparazione ai fini di atti transattivi in materia di danno ambientale riguardo i siti di interesse nazionale"

Eh? Ma che ci stanno a fare i giudici e le loro sentenze se poi le riparazioni te le decidi da solo?

Scaroni e' cosi' sicuro che riuscira' a trovare una strada per queste "determinazioni" che nei suoi bilanci annuali non include cifre da pagare per le condanne di Pieve Vergonte. Fanno finta di niente. Come dire e' sicuro che un qualche inciucio e' sempre possibile.

Non solo non ci sono i soldi in bilancio per pagare la multa, ma nemmeno per ripagare province, comuni, regioni e tutti quelli che si sono costituiti parte civile contro l'ENI.

Piu' grave di tutto e' che questo "Protocollo d'Intesa" dovrebbe interessare non solo Pieve Vergonte, ma TUTTE le altre localita' inquinate dall'ENI, incluse come dice il titolo Priolo, Napoli Orientale, Mantova, Avenza, Gela, Porto Torres, Brindisi, Crotone

Il ragionamento dell'ENI e' semplice - siccome in molte di queste citta' stanno per partire processi analoghi a quelli di Pieve Vergonte e l'ENI ha paura di perdere cause, soldi e la cosa che le e' piu' cara, la reputazione, decidono di agire preventivamente.

Inquino per decenni, faccio un protocollo e pago quello che mi pare a me.

Che gli importa all'ENI che li c'e' di mezzo la vita della gente? In tutte queste citta ci sono limiti sfondati, persone che si ammalano, monnezza nel mare, liquami di mercurio, animali morti dall'inquinamento. A Gela i tumori sono alle stelle, i bambini nascono deformi, gli manca parte del cervello, non hanno l'acqua potabile, e il ripristino ambientale in tutta la zona petrolchimica siracusana e' considerata impossibile.

E allora uno dira', ma perche' la Prestigiacomo accetta queste cose? Da italiani, che ne abbiamo da guadaganare? Perche' almeno non gli facciamo pagare multe il piu' salate possibile, in modo che almeno quei poveretti possano essere riscarciti un pochino e magari sperare in un futuro migliore? I soldi non curano le malattie, ma tolgono qualche pensiero.

La risposta alla domanda "che ci guadagnano gli italiani, i brindisini o i crotonesi in tutto questo" e' : niente, assoluatemente niente.

La risposta alla domanda "che ci guadagna la Prestigiacomo in tutto questo" invece e' semplice: un trattamento simile per se stessa e la sua ditta VED, Vetroresina Engineering Development, anche questa al centro di vari problemi legali per inquinamento.

Il cerchio si chiude. L'ENI e' contenta perhce' gli fanno lo sconto-multa, la Prestigiacomo pure perche' lo sconto se lo piglia pure lei.

E cosa vuoi che conti la morte di qualche feto in piu o in meno? O il dolore di una mamma che scopre di avere partorito un figlio menomato? O i travagli di una famiglia disperata per curare i difetti alla nascita di questi bambini? Cosa vuoi che conti il giovane che si ammala di leucemia? Cosa vuoi che conti la morte prematura per tumore ENI? Cosa vuoi che conti che vai al mare all'ombra di ciminiere e al sapore di mercurio?

Cosa vuoi che conti LA VITA del cittadino comune?

Niente, assoultamente niente.

Stefania Prestigiacomo, spero che lei si vergogni.

Fonti: Tantopersapere,
Indymedia Piemonte

Sunday, August 23, 2009

Tumori made in ENI


Spulciando su internet vengono fuori vari articoli, anche recenti, su fatti gravi che pero' non portano mai ad azioni politiche vere. l giornalismo italiano e' spesso colpevole di essere troppo superficiale, ma anche quando fanno le cose come si deve, non c'e' ne' una coscienza pubblica forte da esigere che le cose cambino, e ne' tantomeno un senso di amore da parte degli amministratori di garantire una miglior qualita' di vita alle persone.

Mi riferisco, nello specifico ad una indagine portata avanti dall'Espresso nel maggio del 2007. Lo scenario e' abbastanza triste: in Italia c'e' un aumento vertiginoso di tumori. Si parla di livelli da epidemia. Ne avevamo gia' parlato qui e qui, ma questa indagine spicca per precisione, per numeri e perche' si fanno nomi e cognomi, o meglio, sigle. Dall'inchiesta viene fuori che dagli anni ottanta ad oggi, i tumori in Italia sono aumentati

del 20% per linfomi e leucemie

del 27% per il seno

del 10% per il cervello

del 15% circa per il fegato.

Nella regione Lombardia nel giro di venti anni i casi di neuroblastoma, cioe' un tipo di tumore al cervello che colpisce i bambini di eta' fra i zero e i due anni, sono aumentati del 70%, quelli del sistema nervoso quasi del 50%, e le leucemie infantili del 23%.

L'articolo parla di vari fattori che portano alla comparsa di tumori - il fumo, la genetica, la vita sedentaria. Per alcune di queste cose non ci possiamo fare quasi niente - come appunto i geni. Per altre cause sono le persone che decidono di ammazzarsi da sole, con il fumo e decidendo di non far attivita' fisica. Io naturalmente non fumo, e non riesco a capire perche' la gente continui a farlo. La Philip Morris per anni ha sperimentato sui topi per capire come rendere le sigarette le piu' assuefanti possibili. Perche' uno vorrebbe consegnare la propria salute (oltre che i propri quattrini) ai commercianti di sigarette? Volere e' potere per chi pensa che e' impossibile smettere.

Ma poi c'e' la regina delle cause: l'avvelenamento delle nostre acque, dei nostri mari, della nostra aria a causa di inquinanti di vario tipo. Dice l'Espresso:

Così, se il rapporto tra fumo di sigaretta e tumori del polmone e dell'uretra è un fatto indiscutibile, così come quello tra fumo passivo e cancro del seno, è anche vero che se si cercano le ragioni dell'EMERGENZA fotografata in queste pagine, l'attenzione si punta tutta sui VELENI che ci circondano.

Secondo il presidente dell'associazione internazionale medici per l'ambiente, Renzo Tomatis, i tumori italiani con una forte componente ambientale superano il 50 per cento del totale.

Dove aumentano i casi di cancro? In tutta Italia, con una concentrazione micidiale in 54 aree che comprendono 311 comuni. Nella mappa tracciata da 'L'espresso' queste zone di crisi disegnano una radiografia della Penisola avvelenata che corre da Pieve Vergonte, un paese all'ombra della fabbrica Enichem nel profondo Nord della provincia di Verbania, alla punta inferiore della Sicilia, con Gela e il suo petrolchimico voluto da Enrico Mattei per regalare un futuro industriale all'isola.

C'e' da aggiungere qualcosa? La prima in classifica a regalare tumori agli Italiani ed ai loro figli e' la nostra beneamata ENI! Siamo noi ad amazzarci con le nostre mani, visto che l'ENI e' finanziata dagli Italiani stessi, azionari al 30%.

Aree siderurgiche e chimiche, porti e raffinerie: qui si concentrano gli eccessi di mortalità per malattie respiratorie, per tumori alla laringe e ai polmoni, al fegato, alla vescica, leucemia e linfomi. Lo raccontano gli studi sempre più numerosi sulle acciaierie di Genova, Piombino e Taranto, sui petrolchimici siciliani di Gela, Priolo e Augusta, così come sulle raffinerie di Sarroch, Porto Torres e Portoscuso in Sardegna.

Non sono senza colpa i pesticidi, le antenne dei telefonini, i cementifici, le discariche della Camorra a Napoli, gli inceneritori, l'amianto sui tetti.

Di queste conclusioni io non sono affatta stupita, sono due anni che continuo a leggere di storie di morte, di malattie che l'ENI ed altri industriali di pochi scrupoli regalano ai propri dipendenti e a tutti coloro che vivono vicino ai loro stabilimenti. Ed e' senso comune che se respiri aria malsana tutti i giorni della tua vita, qualcosa pure ne risentira' il tuo fisico. Ma non e' solo colpa di ENI e compari.

Quello che mi stupisce di piu' e' che questa inchiesta di due anni fa non ha portato a quasi nessuno scandalo nazionale. La politica non ha fatto nulla. Le normative italiane per il regolamento delle emissioni industriali sono ancora adesso fra le piu' blande al mondo. Abbiamo una ministra dell'ambiente, la Prestigiacomo, che si vanta del suo ambientalismo del fare e che si fa vedere a stringersi la mano con i capi dell'ENI. Ancora adesso, mi arrivano un giorno si e uno no email da varie citta' italiane su proposte di inceneritori, di pozzi di petrolio in posti inimmaginabili, di carbone "pulito", di centrali a biomasse, di turbogas.

Basta!

Non ancora ci si rende conto che investire sull'ambiente significa per prima cosa investire su noi stessi, visto che ci ammaliamo tutti alla fine?

Perche' mentre proliferano infrastrutture di morte, i tetti delle case italiane non hanno tutti i pannelli solari?

Perche' le bonifiche vengono fatte alla meno peggio, se mai si fanno?

Perche' i processi sono deragliati, senza colpevoli, con multe irrisorie, o dove i colpevoli sono le aragoste, come a Manfredonia?

Perche' in Italia la percentuale di bambini che si ammalano di tumore e' del doppio che nel resto d'Europa e degli USA?

Qualcuno di noi quando vede un tetto di amianto va a lamentarsi con le autorita' o con chi l'ha messo - o non l'ha tolto - quel tetto di amianto? Ce ne sono dappertutto in Italia, anche sui tetti delle scuole. Non va mica bene.

Intanto in Germania, i tumori dal 1990 sono iniziati a calare, come riporta the German Cancer Research Center, idem nel Regno Unito dove per esempio il tumore al seno e' calato del 7% dal 1986 ad oggi secondo The Independent, e negli USA dove i tumori sono calati del 20% negli scorsi 20 anni.

Per inciso, mentre in Inghilterra i tumori al seno calano, in Italia un gruppo di ricercatori di Siena assieme a loro colleghi della Pennsylvania, stimano che le cifre che fornisce il governo italiano sono sottostimate del 70%! Cioe' i tumori aumentano, ma il nostro governo per ogni 100 casi, ne riporta solo 30. Malafede, onesto errore? Io non lo so.

Ma andiamo avanti cosi. Abbiamo il cibo migliore del mondo, una nazione bellissima, ma ci piace farci del male da soli.

Fonti: Corriere della Sera

Friday, June 5, 2009

Televisioni a confronto: Chevron ed ENI


Qualche tempo fa RAI UNO mostro' un film documentario su Enrico Mattei, il fondatore dell'ENI che venne dipinto come una specie di scaltrissimo uomo d'affari, corruttore ma onesto, come se le due cose potessero coesisitere. Non una parola sugli schifi fatti all'ambiente di Nigeria ed Ecuador, con i loro oleodotti e le loro raffinerie sputa veleni. Ci fu pure una serata da Vespa per celebrare Enrico Mattei, e anche qui, silenzio piu' totale su Gela, Manfredonia, Crotone, Pieve Virgonte, Melilli, Augusta, Priolo. Nada.

Ma si sa, la colpa e' delle aragoste!

Nello stesso periodo, la TV USA, sul canale CBS (Central Broadcasting Station) mando' in onda in prima serata la storia della Chevron-Texaco e dell'inquinamento devastante che queste ditte hanno portato alla comunita' indigena dell'Ecuador.

Agli americani che non lo sapessero e' stato spiegato come la Texaco per 23 anni ha buttato gli scarti tossici petroliferi in pozzetti scavati alla meno peggio e che spesso dopo le pioggie ridondavano robaccia fra i campi. La gente ha sentito in maniera chiara dalla TV che la Texaco ha avvelenato l'acqua, ha trattato l'Ecuador come una pattumiera, ha lasciato che gli indigeni usassero quell'acqua per lavarsi, vestirsi, cucinare.

Gli americani hanno sentito che la Texaco ha fatto delle cose che assolutamente non sarebbero state tollerate negli USA - vedi la storia di ieri sul fatto che per avere inquinato per tre anni due texani rischiano otto anni di galera.

Dopo aver fatto il comodo proprio in Ecuador per un quarto di secolo, la Texaco fu finalmente acquistata dalla Chevron, nel 1992.

Fu in quello stesso periodo che la comunita' ecuadoregna decise di portare la Chevron in tribunale. Guidati da un avvocato di New York, Steven Donziger, chiesero 27 miliardi di dollari in danni come stimati da un ingegnere ecuadoregno, Richard Cabrera.

La Chevron, come ogni ditta petrolifera che si rispetti, non vuole pagare e dice che il sistema ecuadoregno e' corrotto e che loro hanno sempre seguito le regole.

All'inizio, nel 1993 gli ecuadoregni e Donziger, presentarono la causa in un tribunale di New York, ma la Chevron rispose, per nove anni, che la causa doveva essere discussa in Ecuador, Li infatti le leggi per la difesa dell'ambiente sono molto piu' blande che negli USA.

Nel 2003 la spuntarono e finalmente inizio' la causa, in Ecuador. La Chevron allora disse che non volevano la causa nemmeno li, perche' a suo tempo, la Texaco e il governo dell'Ecuador avevano stabilito un patto secondo cui la ditta petrolifera avrebbe ripuito la terra in cambio del rinuncio a citazioni in tribunali.

Dicono pure che siccome la Texaco era in partnership con una ditta locale, la Petroecuador, questi ultimi sono responsabili della pulizia tanto quanto loro.

Donziger controbatte che anche se erano in partnership con Petroecuador, il responsabile unico delle operazioni di trivellamento e produzione era la Texaco. Dice pure che l'accordo era firmato dal governo e dalla Chevron, e non DALLA GENTE, che dunque non ha rinuciato ai suoi diritti e che e' autorizzata a richiedere l'intervento giudiziario e il risarcimento dei danni.

Dei 916 pozzi illegali, solo 162 sono stati ripuiti finora, e qualcuno di questi non e' stato neppure sistemato per bene. La Chevron dice che sono meno di 916, anche se si rifiuta di dire quanti e dove sono. Affermano anche che i loro studi dicono che la pulizia che hanno fatto va bene.

Il giornalista USA va a parlare con la rappresentante della Chevron e gli fa le domande difficili: proprio come Vespa a Scaroni e compagni alla televisione! La sentenza dovrebbe uscire nelle prossime settimane. Vediamo come va a finiie.

I petrolieri pensano ai loro affari, negli USA come in Italia. Non ci sono santi da nessuna parte. Quel che pero' e' diverso e' che negli USA ci si indigna, ci si scandalizza, la TV e' un po piu' obiettiva, i giornalisti non hanno paura di chiedere, non devono ringraziare nessuno. Anzi, piu' cose di questo genere fai, piu' sei stimato. Lo senti quando parlano che per loro Chevron, Texaco e cosi via sono entita' a se stanti, giganti da criticare e non qualcosa da rispettare, da adulare.

Da Vespa invece sembrava un gran inciucio pro ENI, tutti li imbalsamati e timorati del DIO ENI, del DIO Mattei. Come puo essere altrimenti quando l'ENI e' stata lasciata entrare dappertutto come una piovra dai mille tentacoli? Giornali, chiesa cattolica, universita, Hanno contaminato tutto.

Intanto la distruzione del pianeta continua.
Ora ci sono i cinesi in Ecuador.


Fonti: Ecuador Crude, CBS
















Voglio vedere quando la RAI portera' in prima serata le schifezze che l'ENI ha fatto, e sta facendo il Nigeria, nella stessa Ecuador, a Manfredonia.