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Monday, December 19, 2016

Portland vieta la costruzione di qualsiasi nuova infrastruttura fossile in citta'


Il giorno 14 Dicembre 2016 hanno approvato una risoluzione in cui la costruzione di nuova infrastruttura fossile - impianti di stoccaggio, trasporto e lavorazione di derivati da petrolio, gas e carbone sara' vietata a partire dal Gennaio 2017.

L'infrastruttura che hanno se la tengono, ma non se ne potranno costruire di nuove, e anzi, quelle esistenti non potranno nemmeno allargarsi.

E' la prima volta che una citta' americana approva un progetto simile, e di cosi ampio respiro. A Portand ci sono gia' circa 11 terminali di stoccaggio e lavorazione di prodotti fossili: dieci depositi petroliferi e uno di gas liquido naturale.

Con questa nuova risoluzione hanno creato una zona urbana chiamata "Bulk Fossil Fuel Terminals", e poi le hanno vietate per il futuro: vietate in citta' tutte le opere con infrastruttura marina, oleodotti, ferrovie, collegate al trasporto di combustibili fossili. Tutto cio' che e' ora permesso sono le stazioni di servizio della benzina e l'infrastruttura dedicata al biodiesel o all'etanolo e altre forme di carburante non fossile.

L'iniziativa viene dal sindaco Charlie Hales ed e' stata approvata da una commissione ad-hoc con cinque voti a favore e nessuno che si sia opposto. Anzi, il sindaco dice che quello che hanno fatto a Portland lo si puo' fare in tutto il mondo.

Questo dell'Oregon e' solo una delle tante iniziative *locali* per fermare l'uso a grande scala delle fonti fossili. Qualcuno dira' che sono Nimby, ma non e' cosi. E' che un sindaco, una comunita' hanno controllo solo sul proprio territorio. Se lo stato, il governo, la nazione non fanno niente o non fanno abbastanza, beh, allora ci si pensera' localmente.

L'idea e' che se *tutti* facessero cose simili, il messaggio prima o poi arrivera' che il tempo dell'espansione fossile di "drill baby drill" e' finito.

E cosi', la citta' di Vancouver a Washington State (da non confondersi con l'omonima canadese) ha vietato nuovi depositi petroliferi sul territorio comunale, la citta' di Oakland in California ha vietato tutte le nuove infrastrutture di carbone e San Francisco ha vietato le trivelle su tutti i territori cittadini.

L"idea e' che tutte assieme queste citta' possano creare un "muro verde" sulla West Coast americana e passare un messaggio potente ai petrolieri, ai politici a livello nazionale.

E infatti Portland fa gia' parte di una coalizione di citta' a livello mondiale che si sono impegnate a passare risoluzioni urgenti per contenere gli effetti dei cambiamenti climatici.

Nel Novembre del 2015, Portland aveva gia' approvato norme per vietare traffico da trasporto petrolifero in citta' e l'espansione di terminal petroliferi. La legge del 2016 appena approvata contiene entrambe queste risoluzioni ed e' un tentativo di dare una regolamentazione globale alla citta'..

Wednesday, December 14, 2016

La Chevy Bolt e il futuro arrivano nelle concessionarie di California



Arriva nelle concessionarie americane la Bolt EV, la macchina elettrica “normale” della Chevrolet, marchio sotto il controllo General Motors. Per la precision arriva in California ed in Oregon. E’ l’auto dell’anno 2017 per alcune riviste del settore, fra cui Motor Trend.

La Bolt e’ “normale” ma speciale allo stesso tempo: non da all’occhio, non costa un occhio, ma riesce a fare circa 200 miglia – 320 chilometri con una sola carica. Questo si che fa sgranare gli occhi verso il futuro.

Il prezzo base e’ circa 37,500 dollari, ma grazie agli incentivi statali in California la si potra’ acquistare a 29,000. Un prezzo ragionevole, piu’ o meno come una Toyota Prius. Una macchina dove non si deve andare a cambiare l’olio, i filtri, o andare a fare il pieno al distributore.

A fine 2017 arrivera’ anche la Tesla ad immettere sul mercato la sua Model 3, mirata ad un consumatore “normale” e con un prezzo “normale”. La Model 3 avra’ batterie diverse dalla Bolt e una maggiore automazione. Sara’ dunque una sfida fra le due case produttrici, ma sopratutto un sodalizio: seppure in concorrenza fra loro, il mercato ha potenzialita’ cosi grandi che alla fine entrambe portranno crescere, fare aumentare consapevolezza, e confidenza nel consumatore. Il successo dell’una sara’ il successo dell’altra.

Finora i piu’ grandi ostacoli all’acquisto di veicoli elettrici erano appunto il prezzo e l’autonomia: sia la Bolt che la Model 3 risolvono questo problema. Ci saranno altre sfide: il prezzo della benzina continua a calare, e di solito c’e’ anticorrelazione fra l’immatricolazione di veicoli ibridi ed elettrici e il costo del petrolio, e questo perche’ il risparmio di benzina e’ sempre un incentivo.

Ma il successo dei veicoli Tesla finora mostra la strada da seguire: prodotti esteticamente belli, affidabili, comodi, tecnologici, e che fanno un po sognare di essere parte del futuro.

Facciamo un passo indietro. In California esiste una legge che impone che entro il 2025 il 15% di tutte le auto vendute da tutte le case produttrici debbano essere a emissioni zero. Si chiama programma ZEV: Zero Emission Vehicle program.

Anche la FIAT risponde a questo obbligo ed e’ per questo che quando lanciarono la 500 sul mercato californiano ne dovettero creare una versione elettrica. Ma spesso, e questo vale anche per la FIAT, I produttori creano un numero minimo di automobile elettriche, tanto quanto basta per soddisfare i vincoli del programma ZEV.

Si chiamano “compliance vehicles” – veicoli per soddisfare i requisiti. A suo tempo l’amico Marchionne si lamento’ che il costo per produrre queste compliance vehicles era cosi elevato che praticamente erano in perdita. Anzi, arrivo’ a sconsigliarne l’acquisto.

Il CEO della Chevrolet, Alan Batey, dice che le Chevy Bolt non sono pensate come compliance vehicles, quanto come un investimento per il futuro. Ne produrranno tante quante il mercato vorra’. Oltre alla Bolt, dal 2010 la Chevrolet gia’ produce la Volt, modello ibrido con buon successo di numeri.

Perche’ il lancio della Bolt in California ed in Oregon? Perche’ di tutte le automobile elettriche vendute negli USA ogni anno, piu’ della meta’ sono in California, stato che ha corsie preferenziali per i modelli elettrici, e una rete di ricarica sempre piu’ efficente e dove fa chic comprare l’auto elettrica.

Secondo Motor Trend la con i suoi 200 cavalli e un passaggio da 0 a 60 miglia per ore in 6.3 secondi e’ non solo una macchina elettrica eccellente, ma e’ una macchina eccellente punto, elettrica o non elettrica.

Ci sono gia’ le liste d’attesa.

Marchionne, a quando anche in FIAT?

Saturday, June 4, 2016

Oregon: treno al petrolio si incendia.








Lo stato dell'Oregon chiede al Federal Railroad Administration, l'ente federale che controlla la rete ferroviaria USA di porre una moratoria sui treni che passano per l'Oregon, carichi di petrolio, finche' non si capisce come sia potuto accadere questo incidente. Pare che sia colpa delle viti che tengono assieme le rotaie, che in qualche modo hanno ceduto. Ma finche' non si appura esattamente cosa sia successo, e' bene fermarsi come da questa lettera scritta dall'Oregon Department of Transportation e inviata al Federal Railroad Administration.


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Ecco qui. Un incendio e' divampato nella citta' di Mosier in Oregon dopo che un treno carico di petrolio e' uscito dai binari e si e' incendiato. Fiamme nere e puzza nell'aria erano dappertutto. Uno o due vagoni erano letteralmente avvolti dalle fiamme. In totale almeno sette vagoni sono fuoriusciti dai binari.

Questi treni di trasporto petrolio sono spesso chiamati "treni bomba" perche' spesso ci sono incidenti ed incendi in tutto il Nord America. Le comunita' sono spesso contrarie al trasporto di petrolio fra le loro case e i loro campi, sopratutto perche', come sempre, manca la trasparenza. Nel 2014 l'Oregon Department of Transportation decise che non sarebbe stato obbligatorio per i petrolieri informare le comunita' del passaggio dei treni bomba e nemmeno le autorita' disposte alla pubblica sicurezza, come per esempio i pompieri. I sindaci furono molto contrariati, e molti di loro esternarono la loro rabbia, anche immaginando il disastro odierno - e cioe' che il treno uscisse dai binari, si incendiasse, e nessuno sa niente per almeno mezzora perche' nessuno era stato messo in allerta. Esattamente quello che e' successo qui.

In questo caso erano 96 vagoni che portavano petrolio con alto contenuto di gas e quindi altamente infiammabile a Tacoma, Seattle, dall'Idaho. Il petrolio veniva dal Bakken Formation, fra North Dakota e Canada. Viene estratto con il fracking e trasportato principalmente via treno.

Le scuole sono state evacuate e c'e' allerta per la qualita' dell'aria. Alla gente con problemi respiratori e' stato detto di restare in casa.

Storie quotidiane di petrolio. Non e' la prima, e non sara' l'ultima. La verita' e che estrarre-trasportare-raffinare-stoccare idrocarburi e' sempre pericoloso.

Meglio lasciarlo sottoterra.

Thursday, May 19, 2016

Cascade Locks: la citta' dell'Oregon che sconfisse la Nestle


"Nestlé should be worried, because common sense and
democracy are on our side"


"We cannot set the precedent of allowing NestlĂ© or any other 
industrial-scale water bottler into our County" 

If a company like this comes to your town you need to start talking to your neighbors

Aurora del Val, Cascade Locks, direttore di  Local Water Alliance.


 Sono sempre belle le storie di comunita' che si organizzano e che combattono battaglie piu' grandi di loro e della speranza di vincerle. Ed e' ancora piu' bello che qualche volta ci riescano.

Questa storia si svolge in Oregon. In una piccola citta' di mille anime che si chiama Cascade Locks. Un posto tranquillo, lenta, un piccolo paradiso terrestre a 60 chilometri da Portland, la citta' principale dell'Oregon e con visuali mozzafiato su monti e fiumi.

E che fiumi.

Non per niente si chiama Cascade Locks. Cascade sta per cascata, e Locks sta per una serie di barriere costruite sui fiumi tanti anni fa per migliorarne la navigazione. Il fiume principale si chiama Columbia River, e' lungo quasi 2000 chilometri, spinge circa sette milioni di litri al secondo dalle Rocky Mountains fino al Pacifico. Il fiume e i suoi tributari sono alimentati dalle nevi sul Mount Hood e dalle abbondanti pioggie della zona.

Nel 2007 entra in scena la Nestle', la ditta alimentare svizzera che produce un po di tutto e che in Italia e' proprietaria dei marchi Acqua Panna e San Pellegrino.

Il suo progetto? Imbottigliare e commercializzare l'acqua di uno dei tributari del Columbia River che passa proprio per Cascade Locks, e che si chiama Oxbow Springs.

La Nestle' voleva accaparrarsi piu di 500 milioni di litri l'anno di quest'acqua e venderla in 1.6 milioni di bottigliette di plastica l'anno, sotto il nome di Arrowhead, consumata in massa qui negli USA.

Cosa poteva dire la Nestle? Un po come i petrolieri: che avrebbero portato lavoro e soldi, che non sarebbe cambiato niente, che avrebbero costruito un impianto da 50 milioni di dollari per imbottigliare l'acqua portando lavoro a 50 persone. Avevano anche il sindaco dalla loro parte e tutto il consiglio cittadino, ammaliati dalle promesse acquatiche della Nestle, e dal fatto che la citta' non e' proprio ricca e che nuovi di posti di lavoro sarebbero stati utili. 

Ma ne la Nestle ne i politici avevano fatto i conti con i residenti o con gli ambientalisti che in questo caso sono la stessa cosa.

La gente a Cascade Locks si e' arrabbiata e ha agito in modo costruttivo. Un gruppo iniziale di donne (sempre le donne!) ha dato l'allarme, ha studiato i progetti, e ha poi spiegato a tutti quello che sarebbe successo. E cioe' che sarebbe aumentata la mole di plastica prodotta, che in citta' sarebbero passati duecento camion al giorno. Che l'acqua e' di tutti e non della Nestle, e in questi tempi di cambiamenti climatici, chi puo' dire se e quando verra' la siccita'? Se e quando l'acqua diventera' cosi preziosa che sembrera' un delitto cederla alla Nestle per profitto? E infatti, nonostante tutta quest'acqua, nel 2015 venne dichiarata una emergenza siccita' proprio a Cascade Locks.

Gli attivisti hanno iniziato a tappezzare la citta' di cartelli, a protestare, a chiedere trasparenza.  Hanno messo su un blog che si chiama semplicemente "Keep Nestle Out". Hanno regalato acqua a chi veniva a visitare la citta. Hanno girato dei video di sensibilizzazione e diffuso su internet in cui ci si e' opposti tutti alla privatizzazione dell'acqua. La gente si e' sentita tradita dal proprio governo svenduto alla Nestle e del fatto che avrebbero tolto loro l'acqua per poi rivendergliela in bottiglia.

Tutti si sono sentiti coinvolti: residenti, agricoltori, turisti e le vicine tribu di indiani che ritengono quell'acqua sacra. La notizia si e' diffusa presto specie fra altre citta' prese di mira dalle multinazionali dell'imbottigliamento.  Il mantra degli attivisti e' stato: se facciamo venire la Nestle,  come faremo mai a dire di no alle altre? E come possiamo chiedere ai nostri contadini di usare meno acqua quando la imbottigliamo per mandarla chissa dove e per il profitto di una ditta svizzera?

La Nestle ha goffamente cercato di rispondere con i suoi contro-video e la sua contro-propaganda, ma come per il petrolio in Italia nessuno gli ha creduto. 

A un certo punto, sul finire del 2015 il governatore Kate Brown decise che ci voleva piu' input dalla gente. Gli attivisti hanno promosso ed organizzato un referendum in tutta la contea di Cascade Locks, che si chiama Hood River County.

Il giorno 17 Maggio 2016 si e' votato.  Quella che sembrava una battaglia impossibile di questo paesello di mille persone si e' trasformata in una enorme vittoria: la Nestle e' stata bocciata con il 69% dei voti. Negli USA non esiste il quorum, ma qui ha votato il 66% degli aventi diritto.

E' considerata una vittoria monumentale: numeri cosi alti raramente si vedono negli USA e sopratutto e' un messaggio chiaro e forte: l'acqua e' della gente e non della Nestle. Cascade Locks e' la prima cittadina, e Hood River County la prima contea americana, a vietare l'imbottigliamento di acqua locale a livello industriale. Daranno l'esempio e coraggio a molte altre citta'.

Questa storia mi ha ricordato la nostra storia d'Abruzzo, dieci anni fa, quando contro ogni speranza ci siamo opposti al Centro Oli dell'ENI ad Ortona. Nessuno di noi era un attivista. Tutti ci siamo sentiti partecipi e abbiamo voluto proteggere qualcosa che in un modo o nell'altro era emotiviamente nostro.  E giorno dopo giorno, alla fine, abbiamo vinto noi. Vincere contro le multinazionali si puo' ad Ortona come a Cascade Locks. Ci vuole solo pazienza, sincerita', l'amore dentro.



Thursday, June 5, 2014

Sergio Marchionne: non comprate la 500 elettrica



Novembre 2014, al campus dell'unviersita' 
3 macchine elettriche su 4 sono FIAT 500.





"I will sell the minimum of what I need to sell and not one more"



"Either through idiocy or… well, idiocy is the only thing that comes to mind… rather than produce and sell the car at a scale where Fiat gets its money back and starts making a profit, Mr Marchionne has decided to bash electric cars and tell customers to not buy the Fiat 500e (as if they could anyway). Never mind that the 500e has been bringing many new customers into the Fiat brand."



Ecco le review:

 







Peccato che Marchionne non voglia venderle!!!

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Da vari anni ormai in California esiste il Zero Emission Vehicle Program, il programma "ZEV" secondo il quale le case produttrici di automobili devono vendere una certa percentuale di veicoli  ad emissioni zero nel nostro stato. La percentuale aumenta a cadenza periodica, e per il periodo 2014-2017 e' fissa al 14%. L'ente che regola il tutto si chiama CARB - California Air Resource Board.

Questa percentuale del 14% si applica a tutti i produttori di automobili, e dunque anche alla FIAT di Sergio Marchionne che vende in California la FIAT 500.

Ora, e' evidente che per fare una auto elettrica ci vuole un certo investimento di capitale e che se di modelli ne costruisci pochi, non riesci ad ammortizzare i costi.

E' proprio quello che' e' successo alla FIAT che pensava di costruire tante FIAT 500 elettriche quanto bastava per fare contente le leggi di California, senza troppi altri investimenti ne di pubblicita' ne' per progetti futuri.

E cosi, siccome ne ha costruite poche, la FIAT perde circa 14,000 dollari per ogni automobile venduta. Ci vogliono infatti nuovi servizi, nuove procedure di vendita, nuovi accordi con nuovi partner, visto sopratutto che era la prima auto elettrica mai venduta dalla FIAT in California.
Il prezzo della 500 normale e' di circa 17,000 dollari. Quello della 500 elettrica e' di 32,000 dollari, quasi il doppio. Nonostante l'alto prezzo e gli incentivi statali, e a causa delle produzione limitata, la FIAT non riesce a coprire i costi e ci perde.

E quindi per Marchionne, meno ne vende di auto elettriche meglio e'.

Inaspettatamente pero' la FIAT 500E dove la e sta per elettrica, e' esplosa sul mercato californiano.  A quanto pare la preferiscono in moltissimi alla 500 tradizionale perche' e' una macchina facile e divertente da guidare e perche', nel bene o nel male, la macchina elettrica e' adesso una moda. Le review sono eccellenti, tutti la amano, e ci sono poche macchine in inventario.

E quindi cosa deva fare Marchionne?

Beh, credo che chiunque abbia un po di sale in zucca, correrebbe a produrre altre auto elettriche, e con la produzione di massa, a cercare di ottimizzare i rapporti costi/profitti. Insomma a dare al consumatore cio' che chiede e in modo da guadagnarci, e questo sopratutto perche' l'auto elettrica e' qui per restarci.

E invece... Marchionne dice ai suoi clienti di non comprare la FIAT 500e!!!!

Si, ha detto questo ad un convegno a Washington in cui ha detto che l'unica ditta che riesce a guadagnarci con le automobili elettriche e' la Tesla, il cui modello base e' molto costoso e che quindi:

"I hope you don't buy it because every time I sell one it costs me $14,000. I'm honest enough to tell you that."

Parole testuali di un grande imprenditore.

Notare che il gruppo Renault-Nissan ha venduto oltre centomila auto elettriche negli USA, incluse la Nissan Leaf e le Renault ZOE, Twizy,  Kangoo ZE, Fluence ZE e la Nissan e-NV200.  E non lo fa perche' e' un ente di beneficenza o perche' glielo impone la legge di California. Lo fa perche' ha trovato il modo di guadagnarci.

E la FIAT 500e supera la Nissan sotto ogni punto di vista - bellezza e fluidita' di guida. 

Notare anche che la Chrysler aveva un programma detto ENVI, per sviluppare macchine elettriche. Fu eliminato cinque anni fa, appena dopo l'acquisizione da parte del gruppo FIAT. Dove sarebbe oggi la FIAT 500 e la FIAT in generale se Marchionne e i suoi amici fossero stati lungimiranti e se si fossero tenuti e sviluppati il programma di macchine elettriche?

La FIAT 500e e' in vendita per ora solo in California, perche' la domande e' forte, perche' la legge lo impone. Dall'estate del 2014 sara' in vendita anche in Oregon.

E' prodotta in Messico.





Tuesday, June 9, 2009

L'Italia come l'Algeria


Non e' solo il nostro primo ministro a dire che Roma e Milano assomigliano sempre piu' a citta' africane. Anche la Petroceltic, ditta petrolifera irlandese in data 3 giugno 2009 ci ha messo nella stessa casella dell'Algeria. Come infatti riporta L'African Buisness News il capo della Petroceltic, tale Andrew Bostock dichiara:

"I am pleased to be able to report that all of the resolutions at today's AGM have been approved, including the recently announced share placing, which will now proceed to completion. Petroceltic has raised aggregate gross proceeds of £27.5 million from this placing and is now well funded for active programs in both Algeria and Italy throughout 2009 and 2010. These programs will appraise the extent of discoveries already made in both areas and also extend our operations into new exploration prospects. We are optimistic that this program will start to unlock the value which we believe exists in our portfolio.

Funding from the placing has also enabled the Company to accelerate the Italian exploration and appraisal program. We are now preparing for the drilling of up to three wells on our Italian acreage during 2009/10."

Cioe' e' stato tutto liscio avere permessi, in Algeria come in Italia. Uguale. Dicono di avere sufficienti soldi per trivellare durante il 2009 e il 2010 e che addirittura vogliono accelerare i tempi per le trivelle italiane.

Nessuno ricorda che in Algeria ci sono i deserti, mentre in Abruzzo c'e' il mare, l'uva e la vita delle persone. Forse non lo ricordano nemmeno gli italiani.

Nel silenzio generale dunque, Ortona, l'Abruzzo, lo sciapito Gianni Chiodi, il prepotente Mauro Febbo, la muta Daniela Stati e in generale il popolo intero d'Italia regala la sua spiaggia, il suo mare, la sua pesca, la sua terra ad un gruppo di irlandesi.

Si sente solo il fruscio delle banconote del sindaco di Ortona, Nicola Fratino che giĂ  conta i soldi per il trasporto del petrolio tramite il suo porto dai colori psichedelici. Che schifo.

Un motivo ci sarĂ  pure se l´Italia lentamente declina - turisticamente, culturalmente, economicamente, politicamente e secondo me la base di tutto sta in questo orrendo non curarsi del bene comune. In questa idea che se penso al mio orticello, andra' tutto bene. In questa rassegnazione che tanto io che ci posso fare. In questo piegarsi la schiena tutti i giorni e pensare che solo i matti possono urlare la verita'. In questo lasciare che tanto ci pensera' un altro a far qualcosa.

In California e' dal 1969 che non si azzardano a mettere piĂą trivelle nel mare. L'anno scorso negli USA si parlava di diminuire le distanze trivellabili dalle coste, da 160km ad 80km. Ci fu la rivolta di governatori e popolo - se ne parlo' per settimane. Il governatore Schwarzenegger disse che non se ne parlava nemmeno in California, e con lui quello del Maine, della Florida, dell'Oregon. Alzarono la voce, e non da politici di questo o di quel partito, ma da governatori interessati al bene del proprio popolo. Io non ho dovuto far nulla, perche' ci ha pensato chi di dovere.

Tutto questo fracasso per portare il limite ad 80 chilometri. In Italia non esiste nessun limite e non gliene importa niente a nessuno se gli vengono a mettere le trivelle sotto il naso. Ma proprio niente.

La TV italiana, se uno la guarda agli orari giusti, continua a mostrare storie di morte e di distruzione, per colpa della Camorra, della Mafia, del terremoto, delle regole inesistenti sul trasporto su strada, qualche volta dell'ENI. Ma per una volta che le tragedie potrebbero essere PREVENUTE, in Abruzzo come in Sicilia, il silenzio piu totale.

Ci piacciono i morti gia' morti.

Ma poi, ognuno ha quel che si merita e ciascuno e' artefice della propria fortuna, compresi i popoli. Come posso pensare che ci si indigni per trivelle in mare, quando non ci si indigna che la Mafia e' la prima azienda del paese?

Questa storia del petrolio in Abruzzo si e' snodata esattamente allo stesso modo in cui tutto si snoda in Italia: con pochissime persone disposte davvero a lottare con intelligenza, senza distogliere lo sguardo dall'obiettivo vero e senza volerne approfittarne - politicamente o economicamente.

Dove sono gli altri accademici? Dove sono i ricchi d'Abruzzo? Dov'e' Mr Pasta De Cecco? Dov'e' la gente che spontaneamente si riversa nelle piazze? Dove sono i politici? Davvero si crede alle parole di Chiodi? E ricordo che sono parole, e non fatti, quelli sono inesistenti.

Il primo gennaio 2010 e' sempre piu' vicino. Da allora i petrolieri potranno fare cio' che vogliono alla nostra terra. Si vede che agli abruzzesi gli sta bene cosi'.

Ma come già so dal primo giorno di questa storia, tutto ciò non scalfisce di un millimetro la mia vita personale. Alla fine dei conti, non sono io che devo andare al mare ad Ortona, a Vasto, a Pineto. Non sono io che dovrò portare i miei bambini a giocare all'ombra delle piattaforme, fra il cemento e circondata da spiagge che scompaiono a San Vito, a Pescara, a Montesilvano.

Malibu e' molto piĂą vicina.