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Friday, March 14, 2014

Avila, California e il potere di Prop 65

Avila, California

 Avila Beach, 1995

La fanghiglia petrolifera sotto la piscina di una famiglia.
I nastri sono per evitare che gli uccelli si sporcassero.

Avila, 1925

Avila, 1960 notare le cisterne di petrolio

Avila, 1965

Avila, 1994 le cisterne prima della demolizione

Avila, 1995 le cisterne in fase di distruzione


Avila 1998, fra le macerie i ritrovamenti di utensili degli indiani Chumash

Avila 1998, prima della demolizione del paese, tutto chiuso

Avila 1998, notte prima della demolizione, festa grande

Avila, 1998 strade chiuse per l'inizio dei lavori

Avila, 1998 lavori in corso

Avila, 1998 demolizioni a tappeto

 Avila, 1998 i nostalgici


Avila 1998, le condotte sotto la citta' che avevano causato le perdite di petrolio

Avila 1998, la demolizione

Avila 1998, la demolizione

Avila 1998, la demolizione

Avila 1998,  il drenaggio di monnezza   

Avila 1998, la pulizia
 
Avila 1998,la demolizione

Avila 1998, lo spostamento dello Yacht Club

Avila 1998, lo spostamento dello Yacht Club

Avila 1998, lo scavo

Avila 1998, lo spostamento dell'Avila Grocery Store

Avila 1999, rasa al suolo

Avila 1999, rasa al suolo

Avila 1999, rasa al suolo

Avila 1999, la pulizia

Avila 1998, lo spostamento dell'Avila Grocery Store

Avila 2000, la ricostruzione

Prima

Dopo

Dopo ancora

Avila Beach, oggi

Avila Beach, oggi



There's never been anything like this. 
Love Canal, Times Beach -- they involved moving people away, 
declaring the places Superfund sites, 
doing a little bioremediation and putting up fences. 
 Nothing ever got really decontaminated. 
But there's going to be full cleanup here,
 and people will be able to move back to their homes. 

Danny Larson, sulla eccezionalita' dell'evento ad Avila.

I petrolieri contaminano una citta'
la demoliscono e poi la ricostruiscono.

The America I love


Nel 1989 un residente che faceva dei lavori nel suo scantinato trovo' delle fuoriuscite di greggio in casa sua.

Chiamo' le autorita', fecero delle analisi e venne fuori che voila' - petrolio, benzina, carburante diesel ed MTBE  avevano letteralmente sommerso terreni e spiaggia in tutta Avila a causa di perdite da un vicino, enorme, complesso di cisterne di stoccaggio e dagli oleodotti associati.

Le cisterne erano state costruite nel 1906 dall Union Oil, ottanta anni prima, su una collina non distante da Avila. Da qui, petrolio e prodotti raffinati venivano pompati su navi pronte a salpare i mari al ritmo di 8 milioni di litri al giorno. Le tubature attraversavano il centro cittadino di Avila.

Si scopri' che nel corso degli anni circa 1,600,000 litri di petrolio erano stati dispersi nell'ambiente. La Union Oil, detta Unocal e ora diventata parte di Chevron, non si era accorta di niente per decenni e decenni.

Si decise di passare ad azioni legali contro la Unocal. Si rinirono vari gruppi di cittadini di Avila, il Communities for a Better Environment di San Francisco e  la Environmental Defense Fund che denunciarono la UnoCal per violazioni alla Prop 65, l'ormai famosa legge californiana che impone la notifica del rilascio di sostanze tossiche nell'ambiente da parte degli inquinatori e il divieto di inquinare l'acqua potabile. Piu' tardi, anche lo state attorney general e la contea di San Luis Obispo parteciparono alla causa.

E cosi, timorosa di perdere la causa, la Unocal accetto' volontariamente di pagare per pulire il tutto.

Danny Larson, uno degli attivisti dell'epoca, disse che era la prima volta che succedeva una cosa del genere e cioe' che la citta' sarebbe stata ripulita. 

There's never been anything like this.  Love Canal, Times Beach -- they involved moving people away, declaring the places Superfund sites, doing a little bioremediation and putting up fences. Nothing ever got really decontaminated. But there's going to be full cleanup here, and people will be able to move back to their homes.

Ma come fare per togliere la melma petrolifera che aveva intaccato case, sottosuolo e falde acquifere?

All'inizio la Unocal aveva pensato di pompare aria e sostanze nutritive nel suolo in modo da accellerare la crescita di microbi la cui digestione di petrolio avrebbe eliminato il problema. Sarebbe stata una soluzione "gentile ed efficace".

Ma gli esperti conclusero che ci sarebbe voluto troppo tempo.

E cosi' si passo' allo scavo diretto per la rimozione dei terreni inquinati.

Fu un lavoro mastodontico, che in molti casi significo' che le case dovettero essere rase al suolo. E infatti, la maggior parte di Avila fu distrutta perche' non c'erano altri modi di procedere. Le ruspe portarno via quasi 300 mila metri cubi di terreno, tutti i negozi furono chiusi e molti semplicemente se ne andarono. 

This is one of the best beaches on the Central Coast. It's protected, south-facing, and really warm and beautiful. I just hope the residents will still be here when it's all over. This is going to be hard on people, especially the older folks. I hope everyone comes back. 

Alla fine vennero distrutti tutto il business district e sei isolati di case private. Molti tornarono, ma non tutti.

Le strutture ritenute piu' belle e ``storiche" -- negli USA questo e' relativo :)  -- vennero invece prese, spostate su camion apposta, e poi rimesse al loro posto, come il supermercato Avila Groceries e lo Yacht Club sul mare.

La Unocal pago' circa 200 milioni di dollari dell'epoca, circa 400 milioni di adesso. La citta' di Avila aveva 400 abitanti al tempo, e questo significa che vennero spesi circa 500 mila dollari per residente durante le operazioni di pulizia.

E poi la citta' venne ricostruita.

Si decise di usare l'occasione per renderla piu' attraente e piu' aperta ai turisti. Oggi e' un piccolo gioiello sul mare.

I soldi avanzati dai fondi versati dalla Unocal, sono stati investiti su progetti ambientali e il ricavato, ancora oggi, viene usato per progetti di abbellimento della citta' e per agevolare costruzioni di case per i meno abbienti.

E il sito delle taniche di stoccaggio da dove partirono tutti gli inquinanti?

Le cisterne sono state smantellate ed il sito stesso ripulito. Ci hanno anche fatto degli scavi di suppellettili degli indiani Chumash. Per anni il sito e' rimasto chiuso al pubblico, ma adesso, 25 anni dopo, ci sono dei progetti per costruirci un complesso turistico da 95 cottages per visitatori, con terme, ristoranti ed anfiteatro all'aperto, approfittando delle viste maestose sul mare di Avila.

La gente vorrebbe un parco a ricordare il disastro invece.

I proponenti del complesso turistico, promettono che saranno rispettosi della natura, della vista, della storia, del sito. Dicono che lasceranno il 60% del sito aperto al pubblico con sentieri e piccoli parchi.

I proponenti del progetto?

I titolari originari del terreno, il lupus in fabula.

La Chevron.






Tuesday, February 28, 2012

La Shell a giudizio: omicidio, tortura, schiavismo in Nigeria




Puo' veramente essere che nel 2012 le corporazioni possono andare ovunque nel mondo e commettere abusi come torture, omicidi e schiavismo e allo stesso tempo essere esenti dal confronto coi loro accusatori e non rendere giustizia?

Questo e' esattamente quello che la Shell difendera' presso la nostra piu' alta corte oggi.


Karen Redford, avvocato
28 Febbraio 2012



La Corte Suprema americana ha deciso di ammettere il dibattito "Kiobel vs. Shell", dove dovra' decidere se il processo di un gruppo di Nigeriani contro la Shell per crimini contro l'umanita' e per la morte del famoso attivista Ken Saro Wiwa, puo' svolgersi negli USA oppure no.

La Shell e' infatti accusata di avere ingaggiato paramilitari che hanno commesso sequestri di persona, esecuzioni sommarie, tortura, lavori forzati, stupri, violenze, tangenti, sparatorie e finanche genocidio. Fra i delitti contestati, la morte di Ken Saro Wiwa e di altre persone.

La Corte Suprema e' allora chiamata a decidere se le vittime possono o no portare in causa la Shell, non per danni ambientali, ma per danni contro i diritti umani, anche se i crimini sono accaduti fuori dagli USA.

Infatti, parrebbe che questa causa dei nigeriani contro la Shell, non possa competere ad un tribunale USA visto che la Shell ha sede altrove, e visto che le morti e i presunti abusi sono accadute in Nigeria.

Ma facciamo un passo indietro. Negli anni '90 sorse in Nigeria il movimento popolare degli Ogoni, di cui abbiamo parlato tante volte su questo blog, che includeva anche Ken Saro Wiwa e che denunciava le pietose condizioni ambientali in Nigeria a causa di decenni di sfruttamento petrolifero, soprattutto per opera della Shell.

Le pacifiche proteste di Wiwa e dei suoi collabroatori vennero pero' subito messe a tacere dal brutale regime dittatoriale dell'epoca, in collaborazione con la Shell. Insieme, secondo l'accusa, la Shell e il governo furono responsabili di quella bella lista di delitti di cui sopra, inclusa la morte di Ken Saro Wiwa.

Ora e' evidente che una persona e' sempre responsabile di omicidio.

Ma questo reato non e' stato commesso negli USA.

Qui pero' c'e' anche una legge che si chiama Alien Tort Statute, secondo la quale orrendi crimini commessi all'estero contro l'umanita' possono essere portati a processo sul suolo USA. Questa legge esiste da 30 anni.

A volte infatti, succedeva che criminali nazisti, o altri dittatori venivano negli USA "in pensione", pensando di poterla fare franca. Invece no, qui la legge dice che in casi particolarmente gravi, anche se il crimine l'hai commesso all'estero, puoi essere portato in causa in un tribunale americano.

Questa legge e' stata gia' usata contro Radovan Karadzic, per crimini commessi durante la guerra di Bosnia/Serbia e contro il dittatore filippino Ferdinando Marcos.

E le multinazionali? Chi protegge i deboli contro quelle? I criteri applicati per Marcos e per Karadzic sono gli stessi che si applicano alla Shell? La legge cosi' com'e' formulata non spiega se bisogna fare distinzione fra persone/dittatori e multinazionali/ditte petrolifere.

Anche se la legge non era esplicita, circa 15 anni fa, si decise di provare ad usare questa Alien Tort Statute anche contro le multinazionali.

Il primo caso fu quello di Doe vs. Unocal, in cui alcuni cittadini di Birmania portarono in causa la Unocal Americana e la Total di Francia.

Ecco qui il racconto - da brivido.

In questo caso, la Unocal e la Total erano accusate di avere ingaggiato l'esercito birmano per forzare la costruzione di un oleodotto, ben consci della brutalita' che sarebbe stata riservata ai residenti, tutti contrari.

Infatti i militari commisero torture, violenze sessuali e omicidi sugli abitanti che quell'oleodotto proprio non lo volevano. Un po' come in Nigeria.

Fu un successo - dopo 9 anni la Unocal e la Total, nel 2005, ammisero le loro colpe e furono costrette a risarcire le vittime.

Ma adesso, gli avvocati della Shell dicono che questa Alien Tort Statute si debba applicare *solo* alle persone, non alle corporazioni, cioe' a loro.

E di grazia, perche'? Ovviamente perche' hanno paura di perdere come hanno perso quelli della Unocal/Total a suo tempo e sarebbe un colpo durissimo per la Shell la cui immagine di certo non brilla per carita' cristiana!

E quindi siamo finiti alla Corte Suprema che deve decidere se queste multinazionali siano "persone" che possono stare a processo anche per presunti delitti commessi fuori dagli USA, secondo questo Alien Tort Statute oppure no.

A capo di questo processo c'e' la signora Barinem Kiobel, moglie del dottor Kiobel che venne impiccato dalla giunta militare della Nigeria nel 1995 assieme a Ken Saro Wiwa e sotto la regia della Shell. Assieme alla vedova del dottor Kiobel, altre nove persone.

La signora chiede solo che ci sia un processo, e che lei possa presentare le sue argomentazioni contro la Shell presso un triunale, presumibilmente non corrotto, e chiedere giustizia per la morte del marito, avvenuta 16 anni fa!

Nel 2010 la Corte Suprema disse che le corporazioni possono dare soldi a candidati politici, e godere della liberta' di parola, proprio come una persona.


Vediamo se ora sono persone anche nel senso che non possono andare dove gli pare e creare disastri, impuniti.

Qui il commentario di uno degli avvocati per i diritti umani del gruppo Earth Rights International, Katie Redford

How anyone could argue with a straight face that they shouldn't be held responsible for such abhorrent behavior is almost beyond comprehension. Yet that's precisely what Shell and their corporate supporters have been insisting on.


Il caso e' ora nelle mani della Corte Suprema che ha iniziato ad ascoltare pareri di Shell e vittime il 28 Febbraio 2012.

Qui il sunto della prima giornata

Saturday, November 27, 2010

La Total e i lavori forzati: vergogna francese in Birmania

Christophe de Margerie, capo di Total


il CEO Christophe de Margerie, e' morto in Russia a 63 anni**


Il suo aereo si e' schiantato contro una macchina spalaneve all'aereoporto Vnukovo International Airport di Moscow. Pare che l'autista della macchina spalaneve fosse ubriaco e che ci fosse molta nebbia. Sono morte altre tre persone con lui.

Che ci faceva a Mosca de Margerie?

Era andato li per difendere gli affari della Total e per mostrare il suo appoggio alla Russia nel conflitto Russia-Ucraina. Si era incontrato con il primo ministro Dmitri A. Medvedev e stava tornando in Francia.

Infatti, nonostante le sanzioni imposte alla Russia per la questione Ucraina, la Total aveva continuato a fare affari con Putin - come del resto gli altri petrolieri. Il quale Putin ha invitato un messaggio al presidente francese Hollande per dire che la Russia aveva perso un amico.

de Margerie era un fervente sostenitore della Russia. Allo stesso tempo la Total aveva interessi nel paese fra cui una percentuale nel campo Kharyaga e una quota di partecipazione in Novatek, il secondo conglomerato di produzione di gas in Russia, dopo Gazprom.

Assieme a Novatek, la Total voleva costruire un impianto di liquefazione del gas naturale nella penisola di Yamal per mandare il gas in Cina. de Margerie anche contento che i cambiamenti climatici avessero aperto dei varchi nell'Artico, cosi da facilitare gli spostamenti dalla Russia alla Cina. In totale nel 2012, Total ha prodotto circa 180 mila barili di petrolio in Russia.

E grazie che e' amico di Putin!

de Margerie lavorava in Total dal 1974 ed era il nipote del fondatore della casa produttrice di Taittinger Champagne. Fra i suoi antenati una lunga lista di ambasciatori e uomini d'affari.

Grazie a lui - e ai suoi metodi poco ortodossi - la Total riesce a stabilirsi in Qatar, Russia e Arabia Saudita, mostrandosi meno filo-americano o filo-anglosassone degli altri mega colossi del petrolio.

Completa la fusione con la Elf, gia' iniziata dal suo precedessore Thierry Desmarest e si espande ache verso le fonti fossili "estreme", nelle Tar Sands del Canada, nei mari di Norgevia e di Gran Bretagna.

Non era molto contento del divieto di fracking in Francia, e cosi' la Total acquisto' dei permessi di fracking nel Regno Unito, forse per far dispetto alla Francia stessa. Ciononostante aveva spesso accompagnato il primo ministro Hollande in visite in paesi "strategici", petroliferamente parlando: Brasile, Polonia, Emirati Arabi.

Gia' si parla di successori - fra cui Patrick Pouyanné attualemente presidente Total del ramo raffinazione e petrolchimica, oppure Philippe Boisseau, che invece guida il reparto gas ed energia alternativa.

Qui l'obituario della Total .


Qui invece una vicenda di tanti anni fa, dove e' evidente di che pasta era fatto Mr. de Margerie.


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L'ENI, lo sappiamo, fa disastri in tutto il mondo. Non sono migliori certo le altre ditte petrolifere. Ecco allora un po la storia della Total di Francia, che la regione Basilicata sta allegramente pensando di invitare a casa sua - a suon di affari poco chiari e all'ombra di presunte mazzette.

La Total nasce nel 1924 in Francia, come ente nazionale per l'approvigionamento del petrolio e nel corso degli anni si e' fusa con Elf e Fina. A suo capo c'e' oggi un certo Christophe de Margerie.

La Total, come tutti i petrolieri, vanta una storia di morte e di distruzione ambientale da brividi. Questo e' come opera in Birmania.

La Birmania, ora nota come Myanmar, e' governata da una giunta militare ferrea. La stessa che ha tenuto per anni in carcere o agli arresti domiciliari l'attivista per la democrazia Aung San Suu Kyi che ha vinto una lunga lista di premi, fra cui, nel 1991, il Nobel per la pace. In vari modi e localita' Suu Kyi e' stata detenuta dal 1989 al 2010.

Bene, questa nazione, fra i suoi vanti ha pure quello di autorizzare i lavori forzati. In teoria sono stati vietati dal 1999 (un po tardi!) ma in pratica la usano ancora adesso.

Nel 1992 la compagnia francese Total firmo' un contratto con la giunta militare della Birmania per il progetto Yadana, che avrebbe estratto gas nel mare Andamano e portato il gas via tubature in Thailandia. Altri partner di minoranza erano l'americana UnoCal e la Thailandese PTTEP. L'americana Chevron ha acquistato la UnoCal nel 2008.

Sotto la guida di Total questo trio avrebbe dovuto costruire l'oleodotto in Birmania, per un totale di 60 km. La giunta militare impose che il 50% dei profitti dovessero andare nelle proprie casse - altro che royalties italiane del 10%!

Quasi da subito, inziarono a fioccare le voci di sfruttamento inumano della manodopera locale. Una gran mole di personale militare obbligo' gli abitanti della zona ai lavori forzati per costruire infrastrutture e per trasportare equipaggiamento. Ci furono anche casi di confisca dei terreni senza compenso, evacuazioni forzate, tortura, violenza sessuale e omicidio per chi osava ribellarsi. Uno scenario di violenza diffusa e corruzione ad alto livello di cui pochi sanno nel resto del mondo perche' la Birmania non fa notizia come il golfo del Messico.

Total non ha fatto niente per evitare tutto cio', e anzi, e' stata connivente mandando milioni di dollari nelle casse dei militari, e accettando i lavori forzati e violenze per la realizzazione dei suoi progetti. A parte i lavori forzati, la Total non ha portato lavoro a nessuno.

Le comunita' locali di popolazioni indigene, Mon, Karen e Tavoyan non solo sono state sfruttate senza pieta', ma hanno visto il loro habitat distrutto, dalle scure di Total. Ma alla Total non gliene importa niente, dicono che omicidi e violenza ci sono, ma che non sono problemi loro.

Sara' , ma gia' nel 2005 la Total ha accettato di pagare 6 milioni di dollari per evitare una causa contro di loro sulla questione della violazione dei diritti umani e per mettere le voci a tacere. Una regista, Milena Kaneva ne fece anche un film chiamato Total Denial.

Chi segue il caso dall'inizio e' una associazione internazionale, detta Earth Rights International (ERI). Dal 1996 ad oggi hanno catalogato e denunciato tutte le malefatte del governo birmano e dei petrolieri conniventi in questa storia di torture e di sfruttamento. Ma dopo i soldi del 2005, nulla e' cambiato e Earth Rights International continua a rompergli le scatole.

Total e suoi compari hanno versato 5 miliardi di dollari alla giunta militare (1000 volte in piu' dei soldi dati al popolo birmano nel 2005 per evitare la causa), con i quali soldi la Birmania ha inziato un programma di collaborazione con la Corea del Nord (!) per la proliferazione di armi nucleari.

Nel report del 2009 quelli dell'ERI dicono:

Total continues to mislead policymakers, investors, and the general public about its direct and indirect impacts in the Southeast Asian country.

[Total] has again misled the general public, investors and policymakers regarding the impact of their pipeline in Burma. The companies are still linked to violent abuses such as forced labor and killings in their project area and their project has generated multi-billion dollar revenues for the Burmese military regime.

Con raffinata eleganza francese, il CEO di Total dice che i critici dell'oleodotto francese possono andare a quel paese "can go to hell" , che lui fa solo il gioco dell'industria petrolifera, che va dove gli viene detto di andare, e che non e' colpa sua se i thailandesi vogliono il gas della Birmania. Lui semplicemente lo prende dalla Birmania, paga chi deve pagare, e pensa ai suoi affari.

Un altro Ponzio Pilato.

Pensate che questo tipo abbia a cuore i calanchi della Basilicata? I fagioli della Basilicata?
I figli della Basilicata? Io ho miei dubbi.

Vito de Filippo ha qualcosa da dire in merito a tutto cio'? Il vescovo di Potenza, Agostino Superbo, ha qualcosa da dire in tutto cio'?



Fonti: Earth Rights International, The Independent, Newsweek, Irrawaddy, Earth Rights International 2, Total denial