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Wednesday, February 13, 2013

L'isola di Vieques ed il Prof. James Porter



Coralli inquinati da residui di esplosivi nel mare di Vieques


"It is all about human rights"


8 Febbraio 2013.

Ho tre ore di tempo per parlare ai miei studenti del corso di sostenibilita' che insegno, dell'uso di fonti fossili e dei problemi che comportano. Ho insegnato questa classe tante volte ormai. Lo faccio per amore, non sono obbligata a farlo, ma considerato che ho imparato tanto in questi anni sul petrolio e derivati mi pare giusto condividere e discuterne con gli studenti.

Durante la presentazione gli parlo del fracking, delle Tar Sands, della Nigeria. Gli parlo delle Cancer Alleys in Louisiana ed in California. Gli parlo del nostro consumo sfrenato di petrolio da americani, gli parlo della vita intorno a una raffineria. Ci sono dei video ogni tanto. E poi ci sono domande, commenti, discussioni. E' sempre molto stimolante sentire cosa hanno da dire i ragazzi.

Tutto questo pero' oggi 8 Febbraio 2013 non s'ha da fare.

Questo giorno e' presente sul nostro campus il Prof. James Porter che ci dara' una lezione sulle armi da guerra a Porto Rico e ai suoi effetti sulla natura e sull'ecologia. Mi dicono che devo portarci tutta la classe.

Ci vado un po di malavoglia. Mi spezzera' il mio discorso a meta' e chissa' sara' una cosa noiosa ed accademica, con numeri e cifre e la mia mente sara' altrove.

Arrivo. Mi siedo dietro con tutte le mie scartoffie. Chissa', magari riesco a fare dell'altro mentre che lui parla.

E poi invece .. dopo 5 minuti che il professor Porter parlava ero completamente presa da questo signore di 50 anni, americano in tutto e per tutto. Per la sua innocenza, per il nero che e' nero e il bianco che e' bianco, per la sua pulizia morale, per i suoi ideali, e per le cose che ci ha detto.

Alla fine degli anni '90 il governo di Porto Rico - un protettorato USA - chiede al Prof. Porter, esperto di barriere coralline, di fare delle ispezioni sui coralli dell'isola di Vieques.


Questa isola di 7,000 abitanti era usata da 60 anni circa dalla marina USA per le esercitazioni navali ed aeree. Ci sparavano bombe per testarle. Ma le bombe non sono cioccolatini, e hanno dentro composti chimici cancerogeni e tossici. E ovviamente tutte le armi detonate sono rimaste li, sui fondali del mare e sui prati di Vieques.

L'accordo fra il governo USA e Porto Rico era che la barriera corallina di Vieques, fra le piu' straordianarie del continente americano, non sarebbe stato bombardato. Il governo di Porto Rico dopo 60 anni voleva solo accertarsi se questo fosse verita'.

Come da copione, il prof. Porter arriva con la sua troupe e trova la barriera corallina in uno stato penoso. Scopre bombe esplose e non esplose, proiettili e liquidi esplosivi sui fondali. Fa analizzare il tutto e scopre concentrazioni elevatissime ed inaccettabili di arsenico, di benzene e di altre sostanze tossiche per il mare e per i coralli. Scopre anche cartine dell'esercito USA che mostrano chiaramente che la barriera corallina fosse un target delle esercitazioni, sebbene non fosse questo l'accordo stipulato.

Il prof. Porter presenta il suo rapporto alle autorita' portoricane.

Il suo lavoro ufficiale era finito.

E invece, era solo l'inizio. Non poteva lasciare la sua opera a meta'. Adesso sentiva la responsabilita' di aggiustare l'aggiustabile.

E cosi' il prof. Porter scopre che tutte queste sostanze tossiche sono presenti non solo in acqua, ma anche nei campi, nei corpi e nelle vite delle persone. E infatti, neanche a farlo apposta i cittadini di Vieques hanno i tassi di tumore piu' elevati di tutte le isole dei Caraibi.











Inizia allora il suo nuovo lavoro, non da scienziato, ma da attivista.

Sa che l'esercito USA non ammettera' mai che questi bombardamenti siano nocivi e anche se lo fara' dira' che e' tutto nell'interesse nazionale. Ma lui insiste. Scrive, denuncia, va in televisione. Porta con se i vari rappresentati dei cittadini di Porto Rico.

E' un lungo tira e molla, ma alla fine, grazie anche a tutto il polverone sollevato dal Prof. Porter,
nel 2005 il governo USA accetta di fermare le esercitazioni belliche su Vieques.

Si, l'esercito piu' potente del mondo smette di fare bombardamenti su isola di 7000 abitanti per salvare coralli e persone.

Ma il suo lavoro non e' ancora finito. Anche se le esercitazioni sono ferme, le vecchie bombe sono ancora li, a scaricare materiale tossico nel mare.

E allora il Prof. Porter va dai suoi colleghi di ingegneria e costruisce un prototipo meccanico, un robot, per identificare e raccogliere tutti questi rimasugli bellici sul fondo del mare in modo da poterli caricare su navi e portarli via - tutto in modo automatico.

Secondo le sue stime ci vogliono al massimo 2 milioni di dollari per ripulire il mare di Vieques.

Questi sono tanti soldi per me e per te, ma per le milizie USA sono bazzeccole. Hanno un budget di vari trillioni di dollari - e cioe' varie migliaia di miliardi di dollari.

Obama si e' preso l'impegno - sollecitato dallo stesso Porter - di iniziare le operazioni di pulizia, ma per ora e' ancora tutto fermo. Ma lui non demorde.

Credo che parte del motivo per cui il Prof. Porter stia facendo tutte queste conferenze su Vieques in giro per l'America sia per sensibilizzare cittadini sul tema, ma anche per far crescere il senso civico e la voglia di partecipazione.

La testardaggine di una persona sola che riesce a far fermare i bombardamenti militari USA a Porto Rico e' una storia ammirevole e che lascia un senso di speranza, la speranza che non e' tutto perso su questo pianeta e che ci sono ancora anime nobili.

Chi gliel' ha fatto fare? Sono quasi 15 anni che porta avanti questa sua missione per un isola che non era sua, ma che lo e' diventata.

Alla fine del discorso ha detto ai ragazzi: prendete le cose che imparate qui e cambiate il mondo.  Ha detto: arriva un momento che uno deve lasciare la comodita' della vita accademica e usare le cose che si sanno e che si hanno e che si insegnano per tutto resto del mondo che c'e' la fuori.

Ci ha detto che occorre "become the boxer if you have to" e che la sua lotta a un certo punto non era piu' per l'ambiente o per i coralli. Era per i diritti umani. Era che non era giusto che la gente si ammalasse di cancro per il nostro "interesse nazionale".

Che bella che e' stata quell'ora con il professor James Porter. Alla fine, gli sono andata vicino e l'ho ringraziato.

E poi siamo andati in classe, per l'ultima oretta che era rimasta con gli studenti.

Invece della presentazione da 3 ore che avevo gia' preparato ho tirato fuori una presentazione vecchia della storia del Centro Oli d'Abruzzo, gliel'ho raccontata, gli ho fatto vedere un po di foto di Punta Aderci e della costa teatina e del lago di Bomba e delle vigne, e per un po' mi sono sentita boxer anche io.























Tuesday, February 28, 2012

La Shell a giudizio: omicidio, tortura, schiavismo in Nigeria




Puo' veramente essere che nel 2012 le corporazioni possono andare ovunque nel mondo e commettere abusi come torture, omicidi e schiavismo e allo stesso tempo essere esenti dal confronto coi loro accusatori e non rendere giustizia?

Questo e' esattamente quello che la Shell difendera' presso la nostra piu' alta corte oggi.


Karen Redford, avvocato
28 Febbraio 2012



La Corte Suprema americana ha deciso di ammettere il dibattito "Kiobel vs. Shell", dove dovra' decidere se il processo di un gruppo di Nigeriani contro la Shell per crimini contro l'umanita' e per la morte del famoso attivista Ken Saro Wiwa, puo' svolgersi negli USA oppure no.

La Shell e' infatti accusata di avere ingaggiato paramilitari che hanno commesso sequestri di persona, esecuzioni sommarie, tortura, lavori forzati, stupri, violenze, tangenti, sparatorie e finanche genocidio. Fra i delitti contestati, la morte di Ken Saro Wiwa e di altre persone.

La Corte Suprema e' allora chiamata a decidere se le vittime possono o no portare in causa la Shell, non per danni ambientali, ma per danni contro i diritti umani, anche se i crimini sono accaduti fuori dagli USA.

Infatti, parrebbe che questa causa dei nigeriani contro la Shell, non possa competere ad un tribunale USA visto che la Shell ha sede altrove, e visto che le morti e i presunti abusi sono accadute in Nigeria.

Ma facciamo un passo indietro. Negli anni '90 sorse in Nigeria il movimento popolare degli Ogoni, di cui abbiamo parlato tante volte su questo blog, che includeva anche Ken Saro Wiwa e che denunciava le pietose condizioni ambientali in Nigeria a causa di decenni di sfruttamento petrolifero, soprattutto per opera della Shell.

Le pacifiche proteste di Wiwa e dei suoi collabroatori vennero pero' subito messe a tacere dal brutale regime dittatoriale dell'epoca, in collaborazione con la Shell. Insieme, secondo l'accusa, la Shell e il governo furono responsabili di quella bella lista di delitti di cui sopra, inclusa la morte di Ken Saro Wiwa.

Ora e' evidente che una persona e' sempre responsabile di omicidio.

Ma questo reato non e' stato commesso negli USA.

Qui pero' c'e' anche una legge che si chiama Alien Tort Statute, secondo la quale orrendi crimini commessi all'estero contro l'umanita' possono essere portati a processo sul suolo USA. Questa legge esiste da 30 anni.

A volte infatti, succedeva che criminali nazisti, o altri dittatori venivano negli USA "in pensione", pensando di poterla fare franca. Invece no, qui la legge dice che in casi particolarmente gravi, anche se il crimine l'hai commesso all'estero, puoi essere portato in causa in un tribunale americano.

Questa legge e' stata gia' usata contro Radovan Karadzic, per crimini commessi durante la guerra di Bosnia/Serbia e contro il dittatore filippino Ferdinando Marcos.

E le multinazionali? Chi protegge i deboli contro quelle? I criteri applicati per Marcos e per Karadzic sono gli stessi che si applicano alla Shell? La legge cosi' com'e' formulata non spiega se bisogna fare distinzione fra persone/dittatori e multinazionali/ditte petrolifere.

Anche se la legge non era esplicita, circa 15 anni fa, si decise di provare ad usare questa Alien Tort Statute anche contro le multinazionali.

Il primo caso fu quello di Doe vs. Unocal, in cui alcuni cittadini di Birmania portarono in causa la Unocal Americana e la Total di Francia.

Ecco qui il racconto - da brivido.

In questo caso, la Unocal e la Total erano accusate di avere ingaggiato l'esercito birmano per forzare la costruzione di un oleodotto, ben consci della brutalita' che sarebbe stata riservata ai residenti, tutti contrari.

Infatti i militari commisero torture, violenze sessuali e omicidi sugli abitanti che quell'oleodotto proprio non lo volevano. Un po' come in Nigeria.

Fu un successo - dopo 9 anni la Unocal e la Total, nel 2005, ammisero le loro colpe e furono costrette a risarcire le vittime.

Ma adesso, gli avvocati della Shell dicono che questa Alien Tort Statute si debba applicare *solo* alle persone, non alle corporazioni, cioe' a loro.

E di grazia, perche'? Ovviamente perche' hanno paura di perdere come hanno perso quelli della Unocal/Total a suo tempo e sarebbe un colpo durissimo per la Shell la cui immagine di certo non brilla per carita' cristiana!

E quindi siamo finiti alla Corte Suprema che deve decidere se queste multinazionali siano "persone" che possono stare a processo anche per presunti delitti commessi fuori dagli USA, secondo questo Alien Tort Statute oppure no.

A capo di questo processo c'e' la signora Barinem Kiobel, moglie del dottor Kiobel che venne impiccato dalla giunta militare della Nigeria nel 1995 assieme a Ken Saro Wiwa e sotto la regia della Shell. Assieme alla vedova del dottor Kiobel, altre nove persone.

La signora chiede solo che ci sia un processo, e che lei possa presentare le sue argomentazioni contro la Shell presso un triunale, presumibilmente non corrotto, e chiedere giustizia per la morte del marito, avvenuta 16 anni fa!

Nel 2010 la Corte Suprema disse che le corporazioni possono dare soldi a candidati politici, e godere della liberta' di parola, proprio come una persona.


Vediamo se ora sono persone anche nel senso che non possono andare dove gli pare e creare disastri, impuniti.

Qui il commentario di uno degli avvocati per i diritti umani del gruppo Earth Rights International, Katie Redford

How anyone could argue with a straight face that they shouldn't be held responsible for such abhorrent behavior is almost beyond comprehension. Yet that's precisely what Shell and their corporate supporters have been insisting on.


Il caso e' ora nelle mani della Corte Suprema che ha iniziato ad ascoltare pareri di Shell e vittime il 28 Febbraio 2012.

Qui il sunto della prima giornata