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Thursday, June 18, 2015

Laudato si: le frasi piu' belle dell'enciclica sul clima




Eccoci qui. La prima enciclica mai scritta tutta sull'ambiente.  Si puo' scaricare qui.

Laudati si: 184 pagine di urgenza e di invito all'azione. E' bellissimo questo modo semplice, chiaro, nonambiguo, scientifico, di scrivere e di leggere.

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"Perciò è diventato urgente e impellente lo sviluppo di politiche affinché nei prossimi anni l’emissione di anidride carbonica e di altri gas altamente inquinanti si riduca drasticamente, ad esempio, sostituendo i combustibili fossili e sviluppando fonti di energia rinnovabile."


"Sappiamo che la tecnologia basata sui combustibili fossili, molto inquinanti – specie il carbone, ma anche il petrolio e, in misura minore, il gas –, deve essere sostituita progressivamente e senza indugio"


"I giovani esigono da noi un cambiamento. Essi si domandano com’è possibile che si pretenda di costruire un futuro migliore senza pensare alla crisi ambientale e alle sofferenze degli esclusi."


"L’esposizione agli inquinanti atmosferici produce un ampio spettro di effetti sulla salute, in particolare dei più poveri, e provocano milioni di morti premature."


"La terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia. In molti luoghi del pianeta, gli anziani ricordano con nostalgia i paesaggi d’altri tempi, che ora appaiono sommersi da spazzatura. Tanto i rifiuti industriali quanto i prodotti chimici utilizzati nelle città e nei campi, possono produrre un effetto di bio-accumulazione negli organismi degli abitanti delle zone limitrofe, che si verifica anche quando il livello di presenza di un elemento tossico in un luogo è basso. Molte volte si prendono misure solo quando si sono prodotti effetti irreversibili per la salute delle persone.


"Ma il sistema industriale, alla fine del ciclo di produzione e di
consumo, non ha sviluppato la capacità di assorbire e riutilizzare rifiuti e scorie. Non si è ancora riusciti ad adottare un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l’uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, massimizzare l’efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare."

 

"Esiste un consenso scientifico molto consistente che indica che siamo in presenza di un preoccupante riscaldamento del sistema climatico. Negli ultimi decenni, tale riscaldamento è stato accompagnato dal costante innalzamento del livello del mare, e inoltre è difficile non metterlo in relazione con l’aumento degli eventi meteorologici estremi, a prescindere dal fatto che non si possa attribuire una causa scientificamente determinabile ad ogni fenomeno particolare. L’umanità è chiamata a prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stili di vita, di produzione e di consumo, per combattere questo riscaldamento o, almeno, le cause umane che lo producono o lo accentuano. È vero che ci sono altri fattori (quali il vulcanismo, le variazioni dell’orbita e dell’asse terrestre, il ciclo solare), ma numerosi studi scientifici indicano che la maggior parte del riscaldamento globale degli ultimi decenni è dovuta alla grande concentrazione di gas serra (anidride carbonica, metano, ossido di azoto ed altri) emessi soprattutto a causa dell’attività umana."


"Rivolgo un invito urgente a rinnovare il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta. Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti. Il movimento ecologico mondiale ha già percorso un lungo e ricco cammino, e ha dato vita a numerose aggregazioni di cittadini che hanno favorito una presa di coscienza. Purtroppo, molti sforzi per cercare soluzioni concrete alla crisi ambientale sono spesso frustrati non solo dal rifiuto dei potenti, ma anche dal disinteresse degli altri.

"Il mio predecessore Benedetto XVI ha rinnovato l’invito a "eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale e di correggere i modelli di crescita che sembrano incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente"


"Se la tendenza attuale continua, questo secolo potrebbe essere testimone di cambiamenti climatici inauditi e di una distruzione senza precedenti degli ecosistemi, con gravi conseguenze per tutti noi. L’innalzamento del livello del mare, ad esempio, può creare situazioni di estrema gravità se si tiene conto che un quarto della popolazione mondiale vive in riva al mare o molto vicino ad esso, e la maggior parte delle megalopoli sono situate in zone costiere."



"Oggi riscontriamo, per esempio, la smisurata e disordinata crescita di molte città che sono
diventate invivibili dal punto di vista della salute, non solo per l’inquinamento originato dalle
emissioni tossiche, ma anche per il caos urbano,
i problemi di trasporto e l’inquinamento visivo e acustico. Molte città sono grandi strutture
inefficienti che consumano in eccesso acqua ed
energia. Ci sono quartieri che, sebbene siano stati
costruiti di recente, sono congestionati e disordinati, senza spazi verdi sufficienti. Non si addice
ad abitanti di questo pianeta vivere sempre più
sommersi da cemento, asfalto, vetro e metalli,
privati del contatto fisico con la natura."
"Noi non siamo Dio. La terra ci precede e ci è stata data. Ciò consente di rispondere a un’accusa lanciata contro il pensiero ebraico-cristiano: è stato detto che, a partire dal racconto della Genesi che invita a soggiogare la terra (cfr Gen 1,28), verrebbe favorito lo sfruttamento selvaggio della natura presentando un’immagine dell’essere umano come dominatore e distruttore. Questa non è una corretta interpretazione della Bibbia come la intende la Chiesa. Anche se è vero che qualche volta i cristiani hanno interpretato le Scritture in modo non corretto, oggi dobbiamo rifiutare con forza che dal fatto di essere creati a immagine di Dio e dal mandato di soggiogare la terra si possa dedurre un dominio assoluto sulle altre creature. È importante leggere i testi biblici nel loro contesto, con una giusta ermeneutica, e ricordare che essi ci invitano a « coltivare e custodire » il giardino del mondo (cfr Gen 2,15). Mentre « coltivare » significa arare o lavorare un terreno, « custodire » vuol dire proteggere, curare, preservare, conservare, vigilare. Ciò implica una relazione di reciprocità responsabile tra essere umano e natura."

"Il dramma di una politica focalizzata sui risultati immediati, sostenuta anche da popolazioni consumiste, rende necessario produrre crescita a breve termine. Rispondendo a interessi elettorali, i governi non si azzardano facilmente a irritare la popolazione con misure che possano intaccare il livello di consumo o mettere a rischio investi136menti esteri. La miope costruzione del potere frena l’inserimento dell’agenda ambientale lungimirante all’interno dell’agenda pubblica dei governi."


"Se i cittadini non controllano il potere politico – nazionale, regionale e municipale – neppure è possibile un contrasto dei danni ambientali."




Wednesday, June 17, 2015

La NASA: finisce l'acqua del pianeta









Quando era piccola a mia nipote che lasciava l'acqua scorrere mentre si lavava i denti, le dicevo "chiudi il rubinetto che senno' finisce l'acqua del pianeta".

Lei rideva e mi diceva "ma zia l'acqua del pianeta non puo' finire". Aveva quattro o cinque anni.

Chi l'avrebbe detto mai che la NASA dopo dieci anni avrebbe detto la stessa cosa? 

Non uno, ma due studi della NASA condotti in collaborazione con la University of California at Irvine mostrano l'inarrestabile svuotamento delle riserve idriche, a causa dei cambiamenti climatici, e della sovrapopolazione del pianeta.

In uno di questi studi hanno studiato l'acqua estratta dagli acquiferi fra il 2003 ed il 2013. In 21 dei 37 acquiferi principali del mondo, l'acqua viene estratta a ritmi superiori a quanto possa venire naturalmente riempito. Di questi 13 erano pericolosamente vicino al prosciugamento. Fra questi gli acquiferi di India, Cina, Francia, Pakistan e pure della Central Valley di California.

Il primo triste premio va all'Arabian Aquifer, usato da 60 milioni di persone. Secondo in classifica il bacino dell'Indi in India e Pakistan. Il bronzo al bacino Murzuk-Djado fra Libya e Niger. Si stima che si va avanti cosi, l'acquifero del Nordest del Sahara  fra 50 anni avra' perso il 90% della sua acqua.

Per gli USA il peggior acquifero e' in California, con l'Acquifero della Central Valley la cui acqua e' usata per irrigare campi e con la siccita' che ha portato ad un grande aumento del numero di pozzi artesiani. Ci vorra' molto tempo affinche' le nuove leggi che limitano le trivelle dell'acqua abbiano il loro effetto.

 Il senior water scientist della NASA, Jay Famiglietti dice

"The water table is dropping all over the world. There’s not an infinite supply of water."

L'altro studio ha mostrato che le riserve idriche sono minori di quanto si credeva. L'acqua di falda e' sempre piu' importante in tempo di siccita' e in zone aride. In questo momento gli acquiferi sono la principale fonte di acqua per circa 2 milardi di persone. La situazione diventera' ancora piu' difficile negli anni a venire, con i cambiamenti climatici sempre piu' accentuati e con una popolazione globale in aumento. Ovviamente ci vogliono millenni per riempire gli acquiferi che si ricaricano solo con le piogge e con le nevi che si sciolgono. Nel frattempo si trivella sempre  piu e sempre piu in profondita; --  alla ricerca di acqua sotterranea -- portando gli acquiferi a perdere sempre piu acqua preziosa.

Sempre secondo Famiglietti:

"We need to get our heads together on how we manage groundwater because we’re running out of it."

Ma dove finisce questa acqua pompata dagli acquiferi? Nel mare. Infatti un altro studio del 2012 condotto in Giappone, mostra che il 40% dell'aumento dei livelli degli oceani e' dovuto direttamente all'acqua tirata fuori dalle falde acquifere di tutto il mondo.

Nicole rideva quando le diceva che finisce l'acqua del pianeta, ma mi sa che da ridere e' rimasto ben poco.


Tuesday, June 16, 2015

L'idrogeno solforato, la Shell e la riserva indiana



CHEMISTRY CAN BE COOL. 
Il giorno 20 Febbraio 2015 i residenti della riserva indiana detta Swinomish hanno avvertito puzze di uova marce.  Qualcuno finisce all'ospedale per inalazioni tossiche.

Cosa c'era nei dintorni? Una bellissima raffineria della Shell. La riserva e' proprio qualche centinaio di metri a sud dell'impianto, nella citta' di Anacortes e nello stato del nord ovest americano Washington State.

A un certo punto la Shell non ha potuto fare a meno di rilasciare un qualche tipo di comunicato stampa. E cosi, dicono semplicemente che sono stati rilasciati in atmosfera dei generici "sulfur-based compounds" ma che era tuttapposto e che i livelli di queste sostanze chimiche erano tutte nella norma.

Passano due mesi. L'agenzia incaricata di sorvegliare l'inquinamento atmosferico, la Northwest Clean Air Agency (NCAA) riceve ben 63 segnalazioni in merito all'incidente. Una al giorno in media.

Inziano anche a circolare dei rapporti della Shell. Il primo, del 30 Marzo, parla solo di generici lavori di manuntenzione. Il secondo, del 10 Aprile, parla di un incidente accaduto il 20 Febbraio.

Entra in scena il professor Dan Jaffe, professore di chimica atmosferica ed ambientale presso la University of Washington.  Va sul computer, e usando un apposito pacchetto di simulazioni viene su con le immagini di cui sopra.  E' l'idrogeno solforato che dalle 12:50 fino alle 16:18 p.m. del 20 Febbraio si e' sparso nell'ambiente. Secondo il rapporto Shell sono stati rilasciati circa 2.3 libbre di idrogeno solforato. E la mappa mostra come tutta la comunita' ne ha risentito.

E' tanto, e' poco. Non e' questo il punto. Il punto e' che la gente ha respirato monnezza per colpa della Shell per tre ore. Conclude Jaffe:

"Any time you have industrial facilities located near people, this is going to happen"

Chiaro e semplice.

Texas - esplosioni, fanghi di perforazione nei campi, fiamme e scoppi



Non poteva mancare' l'incendio della settimana.

Questa volta siamo a Cuero, Texas a 85 miglia a sudest di San Antonio.

Un oleodotto e' scoppiato e le fiammate hanno divorato la zona, creando una colonna di fuoco visibile a 20 miglia di distanza. Come da copione, non sapendo cosa fare, il fuoco sara' lasciato estinguersi da solo. Intanto i residenti di DeWitt County sono stati evacuati per sicurezza.

Gli addetti alla sicurezza si consolano pensando che "menomale che era zona rurale":

If we were going to have a fire from a ruptured pipeline, I don’t think we could have picked a better location, as there were so few homes around there".

Tuttapposto, anche qui. 

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Questo invece non e' l'incendio della settimana ma il riversamento della settimana, sempre in Texas, nella citta' di Arlington.

Il giorno 16 Giugno 2015 circa 43,000 galloni di fluidi di perforazione, sono letteralmente ribolliti in superficie dopo essere partiti dal sottosuolo a a causa di un incidente sotterraneo. Il brodo scottante di Gargamella e fuoriuscito nelle strade, nei campi, nelle fogne e nei fiumi della citta'.

Hanno dovuto evacuare 100 famiglie.

Si divertono in Texas, eh?


In the incident, 42,800 gallons of fracking fluid — boiling up from thousands of feet underground — spewed into the streets and into Arlington storm sewers and streams. A series of video recordings obtained by News 8 shows the scene behind the walls of a fracking site 600 feet from a cluster of homes in the state's seventh largest city. 100 homes in Arlington had to be evacuated as fracking fluid spilled out of a drilling site onto the city streets. "Clearly there was a release of unpermitted materials into the stormwater system," said Arlington Fire Chief Don Crowson the drilling company mishandled the spill. According to the report, Vantage Energy first contacted 911 nearly two hours after fracking water first started to spill. What's more, the call to 911 came not from the site, but from corporate headquarters in Pennsylvania. "This is unacceptable behavior," said City Council member Robert Rivera. "The citizens of Arlington do not appreciate the lack of ability to control the site." The official cause of the spill at a site adjacent to Lake Arlington Baptist Church is listed as equipment failure. Vantage Energy was issued a citation and has agreed to reimburse the city $84,000. But this was not included in the city's report: Records uncovered by News 8 of another 1,500-gallon spill at the same site one month earlier. Arlington Resident Kim Feil said the two incidents one month apart reinforce her fears that drilling so close to homes is not safe. "I just assumed this was a residential area and it would be free from industrial hazardous operations," Feil said. "Now we see it's not." - See more at: http://upriser.com/posts/42-800-gallons-of-fracking-fluid-boiled-over-spewing-into-the-streets-sewers-and-streams-of-arlington-texas#sthash.8CnNmZMd.dpuf




 

Monday, June 15, 2015

I miracoli delle rinnovabili nel 2014










Nel 2014 il 23% dell'elettricita' a livello globale e' venuto dalle rinnovabili.



Investimenti nelle rinnovabili a livello mondiale


I nuovi posti di lavoro nelle rinnovabili














La Germania e' sempre la regina del sole.

Sunday, June 14, 2015

Agip-ENI in Nigeria, perdite e promesse fasulle








Update 2 Novembre 2016

Ekole Creek, Bayelsa, un altro massive oil leak da parte di Nigeria Agip Oil Company
che ha impattato le comunita' rurali di Agbura e Otuokpoti con distruzione di campi e di pesca nell'intero fiume.
Strati di 5cm di petrolio sull'acqua.
Irritazioni alla pelle.
Acqua da bere contaminata.
Puzza nell'aria


“We cannot drink water, we cannot bathe in the river, our aquatic life such as fish and animals are dying. We appeal to the relevant authorities to come to our aid”

Dalla lettera dei residenti alle autorita'.

Mr Filippo Cotalini, Media Relations Manager dell'ENI in Nigeria
non ha rilasciato commenti.

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14 Giugno 2015


We are for sharing, for transparency, for the future. We are for the energy of the heart and mind.

Eni is inspired by principles of correctness, transparency, honesty and integrity 

Respect for people or the environment, for today’s world today or that of tomorrow [...]  this is what we are working for every day.



Vaglielo a dire in Nigeria

14 Giugno 2015


Non e' facile scrivere di Nigeria e di Agip ed essere italiani. E questo perche' siamo al 30% noi che facciamo lo schifo laggiu',  e nessuno che pensa di mettere pressione all'ENI, a Descalzi e a tutta la cricca di politici e di affaristi che chiudono gli occhi.

La Nigeria e' lontana, come lo sono tutti i paesi in cui noi occidentali andiamo, trivelliamo in cambio di quattro denari, molto inquinamento e tanti saluti.

Per fortuna che c'e' l'associazione Environmental Rights Action/Friends of the Earth Nigeria a cercare di denunciare e di rendere noto al grande pubblico quello che accade lontano nel silenzio generale.

Il 12 Gennaio 2015 un incidente petrolifero nella zona di Kalaba, Yenagoa e nello stato di Bayelsa, dell'Agip. Viene tutto reso noto solo il 28 Gennaio. In quelle due settimane nessuno aveva fatto niente e il petrolio misto ad altre sostanze veniva bellamente rigettato in atmosfera, ricadendo poi sul suolo.

Le richieste di queste associazioni? 

“Agip should take immediate steps to stop the spill by going to site and effect clamping"

“Agip should take all necessary steps to prevent such delays in responding to spill incidents; especially when there is no security or accessibility issues".

“Agip should ensure steps are taken for the immediate clean-up of impacted environment,”

La risposta dell'Agip per email di Filippo Cotalini, Media Relations Office Manager dell'Eni - stiamo investigando, appena pronto manderemo un annuncio.

Campa oggi che viene domani.

18 Aprile 2015  un'altra perdita di petrolio in Nigeria, questa volta nnel campo detto Osiama, sempre nello stato del Bayelsa e sempre di proprieta' dell'Agip-ENI.

Ancora una volta gli intrepidi dell'Environmental Rights Action/ Friends of Earth Nigeria vanno a perlustrare una perdita di petrolio dall'oledotto Tebidabe-Ogboinbiri. Strada facendo hanno incontrato un altra perdita da un pozzo, a un paio di chilometri di distanza. Ovviamente nessuno aveva ancora fatto niente per ripulire ne l'oleodotto, ne il pozzo, anche nelle settimane successive al 18 Aprile.

Di nuovo l'ENI sebbene contattata non ha dato risposte, secondo la stampa di Nigeria.

Alla fine, esasperati, secondo Reuters il 27 Maggio 2015 in Nigeria, un altra comunita' del Niger Delta di Bayelsa decide di chiudere i propri impianti petroliferi dell'AGIP nella zona detta Nembe 5.
I membri dell'Agrisaba Oil and Gas Committee lamentano le promesse non mantenute dall' Agip in termini di opportunita' di lavoro e di sviluppo nella loro comunita'. E quindi chiudono i loro pozzi.

Questa volta l'Agip aveva la risposta pronta, e per penna del CEO Claudio Descalzi: e' tutto normale, non ci sono problemi, e' tuttapposto.

Evviva l'ENI.