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Thursday, April 19, 2018

ENI: corruzione in Congo, Nigeria e Algeria








Le accuse di corruzione dell'ENI sono arrivate lontano, anche in Congo.

Non c'e' molto da stupirsi visto che ormai ovunque vanno lasciano dietro di se tracce di malefatte, inquinamento, mazzette, e bugie.

Basta solo leggersi i documenti che l'ENI stessa rilascia ai suoi investitiori a Wall Street. Ogni anno una lista fittissima di quelli che loro stessi chiamano "criminal proceedings" in giro per il mondo. E basta vedere cosa hanno fatto in Basilicata, a Porto Marghera, a Gela e ovunque siano andati nella stessa Italia per capire che se trattano cosi il loro paese, come possono trattare meglio l'Africa?

Nel caso del Congo si tratta di indagini per corruzione internazionale. I nostri amici petroliferi fanno affari qui dal 1968.

L'ENI firmo' dei documenti con il Ministero degli Idrocarburi del Congo per esplorazione e sfruttamento petrolifero da eseguirsi fra il 2013 e il 2015.

Secondo le accuse fra tutte queste carte ci sono state anche mazzette per pubblici ufficiali del Congo, per favorire l'ENI. Si parla di mazzette per il 10% dei contratti affidati all'ENI, contratti stimati in 350 milioni di euro. Funzionava cosi, secondo le accuse: l'ENI riceveva contratti, ma il 10% del denaro doveva andare a ditte locali come da accordi con gli ufficiali per promuovere lavoro in loco.

Una di queste ditte locali non era una vera ditta locale, era una copertura per ufficiali governativi, che dunque l'ENI avrebbe accettato di pagare. La ditta finta in questione si chiama Africa Oil and Gas Corporation.

Interessante anche che a un certo punto la Africa Oil and Gas Corporation decide di cedere il 23% dei suoi diritti alla World Natural Resources, ditta britannica, ma pare in realta' controllata da un certo Roberto Casula, dirigente ENI. 

Quindi l'ENI paga le tangenti agli ufficiali nigeriani grazie a questa Africa Oil and Gas Corporation che poi cede parte delle sue quote a un dirigente ENI stesso.

Se tutto fosse vero, e' come se l'ENI pagasse tangenti a se stessa.

Chi e' questo Roberto Casula?

E' il Chief Development Operations and Technology Officer, e non e' proprio sconosciuto a questo blog, visto che e' implicato in altri scandali petroliferi e che con la questione tangenti nella vicina Nigeria e' stato accusato di essersi  portato a casa circa 50 milioni di dollari.
 
Ma quanti soldi gli servono? 

Da internet emerge che Roberto Casula e' cagliaritano, classe 1962, cioe' 55 anni e che ha trascorso tutta la sua carriera in ENI, dall'Agip in Italia, passando per la Francia, fino ad arrivare all'Agip Angola. Fra il 1997 and 2000 e' stato il Development and Production Coordinator per conto dell'ENI in tutti i territori africani, nel mar Caspio e in Iran. Ha poi lavorato in Sicilia, a Tripoli, per l'area del Sud Sahara e in Nigeria.

Insomma ha bucato un po dappertutto.

Interessante che scriva che ha "chiuso importanti affari e ha negoziato con le piu' alte autorita' di paesi come il Kenya, Sud Africa, Libya, Congo, e Mozambico."

Mmh!

Chissa' come li ha chiusi questi affari!

Sicuramente tutto lecito, e sicuramente i 50 milioni di Nigeria sono solo accuse infondate!

Sicuramente tuttapposto anche in Congo.

Ma cosa dice l'ENI dei suoi affari in Congo? 

Dal loro sito dicono che sono coinvolti in attivita' on e offshore, con trivelle in acque profonde nella zona di Pointe-Noire in un area di circa 2,500 chilometri quadrati. Dicono che sono stati bravissimi a trivellare il campo Nené Marine field, nel blocco Marino 12, di cui ENI era l'operatore (cioe' il trivellatore) con un interesse al 65% nella concessione. Gli ci sono voluti meno di 12 mesi per completare il tutto. Gli ultimi accordi sono del 2016, e qui dicono di volere "monetizzare" il gas prodotto nel paese.

Ovviamente sul caso Congo, l'ENI fa la santarella e dice che "chi noi, giammai!". Lo stesso pero' i loro uffici di San Donato Milanese sono stati perquisiti e tutti i documenti collegati al Congo fra il 2009 e il 2014 sono stati sequestrati.
I grattacapi per l'ENI non finiscono qui.

L'ENI e' accusata di mazzette pure in Nigeria.

Intanto l'ex AD Paolo Scaroni e' implicato in altri scandali in Algeria per altre mazzette fra il 2007 e il 2010.

E questo e' solo quello che sappiamo,

Figuriamoci quanto marcio e' quello che non sappiamo ancora. 


Wednesday, May 25, 2016

Tunisia: il sole portera' il deserto del Sahara a fiorire












We try to achieve a triple bottom line. 
 Something that makes financial sense, 
but also delivers social and environmental benefits.


Ecco cosa sara' possibile grazie alle rinnovabili. Il deserto del Sahara in Tunisia tornera' a fiorire.

La ditta norvegese Sahara Forest Project (SFP) sta preparando la costruzione di un impianto da 30 milioni di dollari per agricolizzare dieci ettari di terreno nel Sahara della Tunisia, paese in cui il deserto copre circa il 75% del territorio.

Tre sono gli obiettivi: usare tecnologia rinnovabile e all'avanguardia per rigenerare il deserto, portare acqua e campi agricoli alla gente, e creare lavoro.


Il gruppo SFP ha deciso di imitare la natura per tornare alla vita nel deserto:  l'energia solare servira' per creare la rete elettrica. Questa aiutera' a spingere l'acqua del mare in serre specializzate tramite tubature per essere raffreddata e desalinizzata. Quest'acqua verra' usata per innaffiare il deserto e permettere l'agricoltura.

L'acqua desalinizzata sara' anche usata perche' la gente ne possa bere, e il sale commercializzato. Le serre produrranno umidita' che poi verra' rilasciata nell'ambiente, nella speranza di ulteriormente aiutare i terreni a tornare produttivi.

Pare fantascienza? Beh, nel Qatar la stessa ditta ha gia' creato un progetto pilota di questo genere in cui la produzione di ortaggi e' stata sostenuta per un anno intero. Da questa esperienza SFP ha imparato ad adattare i loro modelli a particolari condizioni geografiche, anche usando la saggezza popolare. Un simile progetto sara' creato in Giordania.

La Tunisia e' stata scelta per le sue condizioni geografiche ma anche perche' la nazione ha interesse e impegno gia' verificati verso le rinnovabili e la sostenibilita', e questo anche per contenere gli effetti di siccita' e inondazioni. L'impeto di far qualcosa di buono e progressista qui e' forte. Le previsioni per il paese che si arrivera' al  30% di energia dalle rinnovabili nel 2030. 

Ma le sfide nel portare il progetto pilota del Qatar su larga scala in Tunisia non sono semplici. Le tempeste di vento portano a granelli di sabbia che coprono i pannelli e i macchinari e occorre capire come evitare queste polveri.
Tutto questo fermera' la desertificazione? Non lo sappiamo, ma l'ONU ne e' cosi preoccupata che ha inserito il problema nei suoi obiettivi per la sostenibilita' mondiale.

Vediamo come finira', ma se ci riescono, sara' un altro piccolo grande miracolo delle rinnovabili.

Sunday, May 8, 2016

L'Addax e il Niger, i cinesi e il petrolio

Nel 2010



We are witnessing in real time the extinction of this iconic 
and once plentiful species

Without immediate intervention, the Addax will lose its battle for survival 



I am the Lorax. 
I speak for the trees. 
I speak for the trees, for the trees have no tongues. 




Si chiama Addax, ed e' una sorta di antelope che vive nel Niger d'Africa.
E' bianca d'estate, e' elegante, e' sinuosa.

Sta per scomparire dalla faccia della terra.

Ne sono rimaste infatti nel mondo soltanto 3 esemplari secondo lo IUCN, l'international Union for the Conservation of Nature. Tutto lascia prevedere che presto si estingueranno. La colpa e' dei bracconieri ma soprautto dell'industria del petrolio che ha invaso l'habitat naturale degli Addax.

Secondo Alessandro Badalotti di Save Our Species, un ramo dello IUCN e' una situazione disperata: nemmeno una quindicina di esemplari sarebbero sufficienti a garantire una popolazione sostenibile.

Gli esemplari maschi sono alti 1 metro e 15, pesano circa 80 chilogrammi. Gli esemplari femminii sono piu' piccoli. Il loro pelo diventa bianco solo d'estate, forse per adattarsi al caldo del deserto del Niger.

Nel 2010 c'erano 200 Addax selvatici. Poi sono arrivati i cinesi della China National Petroleum Corporation. 

Senza pieta' alcuna hanno distrutto l'habitat degli Addax, riducendo le zone in cui questi animali vanno per mangiare - erbe e cespugli prevalentemente.  E assieme a tutto cio' i guardiani pagati dei petrolieri per proteggere le trivelle hanno finito con l'uccidere gli addax. Non si sa bene perche', forse per la loro carne. Gli Addax semplicemente non riescono ad adattarsi e a sopravvivere con tutti questi attacchi. Le guerre africane non hanno certo aiutato. 

Jean-Christophe Vie raccomanda una serie di misure di emergenza per aiutare a salvare l'Addax dall'estinzione, fra cui proteggere questi ultimi tre esemplari nella natura selvaggia con l'esercito e di proteggere maggiormente quelle che restano nelle riserve africane.

Circa 200 Addax vivono ancora in un parco naturale protetto del Marocco, presso Agadir. Altri 300 viviono invece nel Termit e Tin-Toumma National Nature Reserve nel Niger. Altri ancora sono presso collezioni private.  Si pensa di farli riprodurre in cattivita' e poi di rilasciarli nel deserto, e non solo quelli delle riserve, ma anche quelli degli zoo americani, del Giappone e dell'Australia che fra di loro hanno circa 600 esemplari di Addax.

Ma si puo' prendere esempio da quello che e' successo per il cosidetto Scimitar-horned oryx, una antilope dalle grandi dimensioni e dalla corna a forma di scimitarra per capire come andra' a finire. Questo animale, e' stato oggetto dei bracconieri per anni a causa della bellezza delle sue corna ed e' stata classificata come estinta nel mondo naturale nel 2000. Vari esemplari vivono ancora in centri di cattivita',  ma e' difficilissimo farli riprodurre e poi rilasciarli, per i costi, per le incertezze.

Cento anni fa c'erano milioni di Scimitar-hornex oryx. Tutti morti per colpa dell'uomo, che gli ha distrutto l'habitat e li ha cacciati. Quelli che restano vivono in condizioni semi-artificiali. 

Altre specie minacciate, e per gli stessi motivi nel deserto, bracconieri, distruzione di habitat da parte di multinazionali del petrolio e non, sono i ghepardi, le gazzelle Dama e le cosiddette gazzelle dalle corna sottili.

Questa storia mi ha fatto pensare a quando ero bambina. Una delle storie che ci leggevano al kindergarden era "The Lorax" di Dr. Seuss.  Parla di una comunita' dove scoprono che da un speciale tipo di albero si poteva guadagnare. E quindi tutti ad abbattere alberi, finche' non sono tutti finiti. E poi c'e' un bambino con un seme. E poi le parole:

"UNLESS someone like you cares a whole awful lot, nothing is going to get better. It's not.”

Non l'ho mai visto un Addax ma fa tristezza vedere che un essere cosi perfetto sia relegato all'oblio e a causa della nostra ingordigia. 

Se avessi dei bimbi, gli leggerei The Lorax. 





Wednesday, June 17, 2015

La NASA: finisce l'acqua del pianeta









Quando era piccola a mia nipote che lasciava l'acqua scorrere mentre si lavava i denti, le dicevo "chiudi il rubinetto che senno' finisce l'acqua del pianeta".

Lei rideva e mi diceva "ma zia l'acqua del pianeta non puo' finire". Aveva quattro o cinque anni.

Chi l'avrebbe detto mai che la NASA dopo dieci anni avrebbe detto la stessa cosa? 

Non uno, ma due studi della NASA condotti in collaborazione con la University of California at Irvine mostrano l'inarrestabile svuotamento delle riserve idriche, a causa dei cambiamenti climatici, e della sovrapopolazione del pianeta.

In uno di questi studi hanno studiato l'acqua estratta dagli acquiferi fra il 2003 ed il 2013. In 21 dei 37 acquiferi principali del mondo, l'acqua viene estratta a ritmi superiori a quanto possa venire naturalmente riempito. Di questi 13 erano pericolosamente vicino al prosciugamento. Fra questi gli acquiferi di India, Cina, Francia, Pakistan e pure della Central Valley di California.

Il primo triste premio va all'Arabian Aquifer, usato da 60 milioni di persone. Secondo in classifica il bacino dell'Indi in India e Pakistan. Il bronzo al bacino Murzuk-Djado fra Libya e Niger. Si stima che si va avanti cosi, l'acquifero del Nordest del Sahara  fra 50 anni avra' perso il 90% della sua acqua.

Per gli USA il peggior acquifero e' in California, con l'Acquifero della Central Valley la cui acqua e' usata per irrigare campi e con la siccita' che ha portato ad un grande aumento del numero di pozzi artesiani. Ci vorra' molto tempo affinche' le nuove leggi che limitano le trivelle dell'acqua abbiano il loro effetto.

 Il senior water scientist della NASA, Jay Famiglietti dice

"The water table is dropping all over the world. There’s not an infinite supply of water."

L'altro studio ha mostrato che le riserve idriche sono minori di quanto si credeva. L'acqua di falda e' sempre piu' importante in tempo di siccita' e in zone aride. In questo momento gli acquiferi sono la principale fonte di acqua per circa 2 milardi di persone. La situazione diventera' ancora piu' difficile negli anni a venire, con i cambiamenti climatici sempre piu' accentuati e con una popolazione globale in aumento. Ovviamente ci vogliono millenni per riempire gli acquiferi che si ricaricano solo con le piogge e con le nevi che si sciolgono. Nel frattempo si trivella sempre  piu e sempre piu in profondita; --  alla ricerca di acqua sotterranea -- portando gli acquiferi a perdere sempre piu acqua preziosa.

Sempre secondo Famiglietti:

"We need to get our heads together on how we manage groundwater because we’re running out of it."

Ma dove finisce questa acqua pompata dagli acquiferi? Nel mare. Infatti un altro studio del 2012 condotto in Giappone, mostra che il 40% dell'aumento dei livelli degli oceani e' dovuto direttamente all'acqua tirata fuori dalle falde acquifere di tutto il mondo.

Nicole rideva quando le diceva che finisce l'acqua del pianeta, ma mi sa che da ridere e' rimasto ben poco.


Friday, May 1, 2015

Ouargla: il cratere petrolifero dell'Algeria

Grazie a Marco Prosperini 










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in due in seguito ad un incendio **

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Dal 26 ottobre 1986 e' passato molto tempo, ma e' interessante tornare indietro per scovare un altro dei famosi petrol-incidenti. In questo caso un cedimento spaventoso del terreno nel campo petrolifero Haoud Berkaoui, nel sud-ovest dell'oasi di Ouargla

Nasce cosi un cratere di 80 metri di profondita' e 200 m di diametroi pozzi di petrolio OKN-32 sono letteralmente stati ingoiati dal sottosuolo.  

E non finisce qui - pochi mesi dopo, nella primavera del 1987, il cratere si allarga ed ingoia altri pozzi di petrolio, fra cui il  OKN-32A. Il buco arriva ad uno spettacolare diametro di 320 metri.

Da allora, il cratere continua inesorabilmente ad espandersi, con importanti conseguenze ambientali attorno ad Ouargla, nota prima di allora per i suoi datteri.

Nel 1999 il buco era di 600 metri per 260. Si allarga di circa un metro l'anno in ambo le direzioni. 
La subsidenza e' di 4 millimetri per anno di calo del terreno attorno al cratere. Si teme che altre localita' a vari chilometri di distanza possano cedere anche loro, in modo catastrofico.

Il tutto va avanti da quasi 30 anni!

In realta' Ouargla, per essere deserto, si trova in una pozione invidiabile: siede sopra l'acquifero dell' "Sahara settentrionale" di area pari a 800,000 chilometri quadrati - quasi 2 volte quella della Francia! - a cavallo fra Algeria, Libia e Tunisia, a circa 1000 metri di profondita'.  A Ouargla l'acqua affiora in superficie e c'e' vita per tutta la comunita'.

La falda e' vitale per tutto il Sahara.

Nel 1956 la Sonatrach, la ditta algerina nazionale, scopre il petrolio e per un po datteri e trivelle convivono.  Ma con il tempo, le trivelle avanzano, i datteri non troppo: si arriva a tirare fuori dal campo di Haoud Berkaoui il 50% della produzione algerina nazionale.

E verso la fine degli anni ottanta, la svolta.

Mentre che trivellano incontrano acqua ad alta pressione che e' viene sprigionata e che erutta. Buttano giu' barite per cercare di fermare il flusso di acqua, ma il risultato e' stato solo di inquinare le falde acquifere -- l'acqua continua a tornare in superficie con portata di vari milioni di litri all'ora. Nel suo tragitto, passa attraverso uno strato di sale, ed e' stata l'erosione di questo strato di sale a far crollare il campo di petrolio. 

Crolla il campo, torna su acqua salata e contaminata. Proprio quello che serve ad una zona desertica.  
Prima l'acqua era vita, ora e' morte.

L'acqua arriva su con una concentrazione di sali di 275 grammi per litro, come il Mar Morto. E' praticamente inutilizzabile. Peggio, si mescola con quella "normale" e si stima che tutta l'acqua dell'acquifero del Sahara potra' arrivare a tassi di 20 grammi per litro in 100 anni se nessuno fa niente,
di fatto cancellando una delle poche sorgenti d'acqua di tutto il deserto.

La vicenda e' coperta dal segreto: le autorita' hanno creato un perimetro di sicurezza. 

Intanto la desertificazione attorno all'oasi di Ouargla, continua, lenta, inesorabile, petrolifera.