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Sunday, September 18, 2011

Ortona e Pescara: arriva l'airgun Petroceltic, e la politica tace




Cosi' mentre Febbo, Di Stefano, Sorgi e Chiodi discutono sul parco, la Petroceltic si porta avanti. Come sempre, la politica dorme e a scoprirlo siamo noi persone normali.

In Puglia e a Vasto a suo tempo hanno fatto ricorso al TAR.

E in Abruzzo?

Qui i testi della d492 e qui della d507.

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In data 13 Settembre 2011 il Ministero dell'Ambiente ha dato parere positivo "con prescrizioni" a nuove operazioni petrolifere al largo delle coste abruzzesi.

Sono state approvate le concessioni d507 e d492 al largo di Ortona e Pescara, dove la ditta irlandese Petroceltic e' ora autorizzata ad eseguire ispezioni sismiche con la tecnica dell'airgun.

Queste consistono nell'utilizzo di violenti spari di aria compressa dai cui segnali riflessi e' possibile ottenere informazioni sui giacimenti petroliferi. L'air gun e' dannoso alle specie marine che a causa dei forti rumori ripetuti nel tempo possono perdere l'orientamento, essere lesionate e spiaggiare. Negli scorsi mesi sono stati frequenti gli avvistamenti di delfini in varie localita' abruzzesi, per i quali siamo fortemente preoccupati. L'air gun e' il primo passo verso la trivellazione dei fondali d'Abruzzo a cui seguiranno perforazioni di pozzi esplorativi e permanenti per cui la Petroceltic ha gia' richiesto l'autorizzazione.

La d492 e la d507 giungono sulla scia della d505 approvata in primavera per il vastese e per le isole Tremiti, sempre per conto della Petroceltic. Questa ditta irlandese e dal basso capitale d'investimento ha cosi' ottenuto di poter sondare l'Adriatico da Pescara fino al Gargano.

Per le concessioni d507 e d492, il Ministero dell'Ambiente indica che non sono giunti pareri da parte della regione Abruzzo e Molise, come anche per la d505. A Gianni Chiodi, come sempre, non importa che l'Abruzzo venga petrolizzato e sebbene sia il governatore di questa regione, non si degna neppure di manifestare la sua opinione: e' come se governasse altrove.

Per la concessione d492 invece il ministero elenca tutte le osservazioni giunte dai cittadini, incluse quelle della provincia di Chieti, senza affermare che sono tutte di contrarieta'. Non risultano invece atti trasmessi ne dalla provincia ne dal comune di Pescara.

Si affema anche che le concessioni sono autorizzate in quanto non sussistono vincoli ambientali lungo la costa ortonese e pescarese.

I cittadini hanno fatto sforzi immensi in questi ultimi anni contro le trivellazioni in Abruzzo. E' ora che anche la politica si svegli. Siamo stanchi di questa mollezza e di questo tergiversare. Non e' tollerabile che chi governa non abbia a cuore il nostro territorio. Ci vuole coraggio a far politica e occorre che si tutelino per davvero i diritti dei cittadini di oggi e del futuro. L'Abruzzo ha una immagine vincente di territorio sano e verde e chiediamo che venga difeso nei fatti e non a chiacchere.

La perimetrazione del parco della costa teatina avrebbe portato ad un ulteriore strumento di difesa contro le trivelle, invece siamo ancora qui impantanati in inutili discussioni.

Chiediamo al presidente della provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio e ai suoi assessori all'ambiente e al turismo Eugenio Caporella e Remo Di Martino, al presidente della provincia di Pescara Guerino Testa e al sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia di essere piu' attivi nella difesa del nostro mare, senza paura, senza stupidi calcoli politici, e nell'interesse generale. Chiediamo a Mauro Febbo di opporsi con vigore contro le trivellazioni invece che contro il parco.

E' possibile presentare ricorsi al TAR contro le autorizzazioni d507 e d492, prendendo esempio dal sindaco di Vasto, Luciano La Penna, che ha depositato ricorso contro la concessione d505 assieme ai comuni di Vieste, Peschici e assieme alla regione Puglia.

Ci auguriamo che simili ricorsi al TAR vengano presentati anche ad Ortona e a Pescara. Ci sono sessanta giorni di tempo per farlo.

Infine, l'approvazione di queste concessioni mostra ancora una volta quanto importante sia il coivolgimento delle persone. Poiche' la nostra classe politica continua a mostrarsi del tutto incompetente e' necessario che ciascun cittadino vigili maggiormente e sia piu' attivo nella difesa del territorio, scandalizzandosi e esigendo che chi governa lo faccia nel nostro interesse e non per avvantaggiare il business della Petroceltic.

Maria R. D'Orsogna, California State Unviersity Northridge

Dante Caserta, WWF Italia

Fabrizia Arduini, Emergenza Ambiente Abruzzo

Guido Pietroluongo, Italia Anti-Whaling events

Saturday, September 17, 2011

Io voglio il parco!


Eccoci qui: Santa Fabrizia ha disegnato una locandina che si puo' stampare e attaccare un po ovunque, nei negozi, nelle scuole, in giro.

E' un piccolo gesto, ma facile e serve a scuotere l'opinione pubbilica e a mostrare a Febbo che la sua prepotenza non porta da nessuna parte. E' tutto fatto, basta solo che ci crede faccia questo piccolo sforzo di stamparselo.

Altre informazioni utili:

Sabato 17 Settembre dalle 5pm alle 8pm ci sara' una raccolta firme a favore del parco in Piazza Lucio Valerio Pudente a Vasto, promossa dal Club Alpino Italiano (CAI), dagli Amici di Punta Aderci e dal Fondo Italiano per l'Ambiente (FAI)

Domenica 25 settembre, dalle 4pm alle 8pm ci sara' una raccolta firme a favore del parco a Lanciano, lungo i Viali, promosso dal WWF.

Domenica 2 Ottobre altra raccolta firme alla Stralanciano, la corsa amatoriale d'Abruzzo, come gentilmente concesso dagli organizzatori, Guido Catenaro e papa'.

Chiunque abbia voglia di fermarsi, dare una parola di incoraggiamento e' benvenuto. Le persone che stanno dietro ai banchetti sono persone normali, non pagate da nessuno, e lo fanno solo per amore del parco. Per esperienza so che e' bello sentirsi apprezzati quando si fanno queste cose, e piu' ancora che la firma e' bello sentire che la gente e' partecipe e non indifferente.

Grazie a Fabrizia, Ines, Alessio, e tutti quelli della Costituente.

Wednesday, September 14, 2011

Lo vuoi il parco? Il tempo e' adesso - prima che lo bruciano.


E' sera, sono in Ohio e probabilmente mi pentiro' di questo post che ho scritto di getto dopo avere letto questo sull'incendio doloso di Punta Aderci.

Chissa' perche' questi incendi scoppiano mentre i no al parco fanno la voce grossa.




L'apatia degli italiani, degli abruzzesi e' sempre piu' sconvolgente e inquietante. Vorrei non arrabbiarmi per l'Italia, essere libera e non sapere certe cose, per sentirmi meno impotente. Ma non di fronte a Febbo, ci mancherebbe, ma di fronte a un popolo intero che per la maggior parte non sa di avere dei diritti e che non sa esigere che vengano rispettati.

Sono stanca di sentirmi dire "e che ci posso fare" oppure "stai tranquilla e pensa a campare" o "aspettiamo". E sono pure arrabbiata quando mi si dice che "gli Americani le cose non le fanno a casa propria ma le fanno altrove".

Stanno incendiando la costa teatina! Nel silenzio generale. Parte della nostra classe politica con Febbo a capo sta sabotando il nostro parco. Un parco che c'e' da 10 anni a cui dobbiamo ora solo trovare dei confini.

E la gente perbene, normale, dov'e', cosa fanno? Perche' nessuno fa niente nel concreto per questo parco a parte quei pochi eroi della Costituente? Perche' lasciamo che gente senza scrupoli possa incendiarlo.

Ho mille amici su Facebook dall'Abruzzo che al massimo si passano i miei post e mi mettono "Mi piace" sulla casella.

Occorre invece agire, e' troppo facile fare gli attivisti Facebook.

Hai un negozio? Attacca un cartello "Io lo voglio il parco" e fallo attaccare ai tuoi amici. Sei un operatore turistico? Scrivi al Centro una lettera e se non la pubblicano, mandala in giro su internet. Hai un gruppo musicale? Scrivi una canzone per il parco. Conosci Febbo di persona? Cantagliene quattro. Ti piace fare hiking? Organizza una passeggiata a Fossacesia o dintorni a favore del parco. Sei giovane? Prendi una maglietta bianca, e scrivici: I love il parco della costa teatina.
Ciascuno potrebbe e dovrebbe fare qualcosa.

In una parola, rompi le scatole.

Non ne usciamo altrimenti.

Mi sono presa pure i fischi dalla cricca di Febbo, sebbene al mare in Italia ci vado solo una o due volte l'anno. Quella sera ero stanca, avevo gia' dato per l'Abruzzo e avrei preferito riposarmi. Volevo solo stare a casa a passeggiare lungo la strada panoramica di Lanciano, dove, da lontano l'Abruzzo pare bello. Quando sono arrivata a San Vito e ho visto chi Febbo si portava dietro volevo andarmene perche' lo sapevo che sarebbe andata a finire a urla e non li volevo. Eppure sono andata li e, fischi o non fischi, ho detto la mia e ho fatto la mia parte.

Se tutti facessimo cosi, Febbo non potrebbe andare per le piazze a dire che la gente e' contraria al parco. Lo puo' fare perche' chi e' favorevole non dice niente.

Fare l'attivista non e' semplice, e credo che tutti vogliamo la vita facile. Molto meno impegnativo andare al mare, mandare Febbo a quel paese in privato e pensare a campare nella speranza che il lavoro sporco lo faccia qualcun altro.

Purtroppo e' questa logica che ci ha portato a dove siamo adesso in Italia e se non sentiamo l'impazienza di agire la colpa e' di ciascuno di noi, per il parco e per la nazione in generale.

TUTTI SI DEVONO DARE DA FARE PER QUESTO PARCO.

Febbo continua ad andare in giro con la sua cricca a piantare il seme che la gente non lo vuole il parco. Io lo so che non e' vero, ma lui i suoi li organizza, mentre gli altri non fanno niente.

Stanno incendiando il parco tutto, nel silenzio generale. Capite? Lo stanno incendiando e nessuno fa niente.

Mario Pupillo dov'e'? Enrico di Giuseppantonio dov'e'? Gli scout dove sono? La chiesa dov'e'? L'universita' di Chieti dov'e'?

Ma perche' siamo cosi passivi?

Non voglio sentirlo mai piu' che gli americani le cose vanno a farle altrove. Gli americani quando c'e' da difendere le loro cose, nel bene e nel male, si raccorciano le maniche e si danno da fare.

I Maori sono stati a protestare per 3 settimane contro la Petrobras. Gli americani si sono fatti arrestare sul prato della Casa Bianca, incluso il capo della Nasa e Darryl Hannah. Sono stati li per due settimane a rompere le scatole ad Obama.

E noi? Noi al massimo ci passiamo i messaggini sull'Iphone aspettando un Godot che non verra' mai.

Le ispezioni sismiche in Nuova Zelanda e i pinguini morti




Te Whānau ā Apanui will continue to oppose deep sea drilling in its waters now and forever.

Comunita' Maori della Nuova Zelanda

Un'altra storia di petrolio che alla stampa italiana non interessa.

Petrobras e' la compagnia nazionale petrolifera del Brasile - una specie di ENI brasiliana. Ha attivita' in varie parti del mondo, inclusa la Nuova Zelanda dove il governo gli ha venduto in esclusiva delle licenze petrolifere e di gas nel 2010 della durata di cinque anni.

Petrobras e' anche la compagnia petrolifera che piu' di ogni altra trivella alla ricerca di petrolio in acque profonde, ed e' nota per i suoi metodi aggressivi, per la mancanza di misure di sicurezza per ambiente e lavoratori e per avere spesso assunto personale non sufficentemente addestrato.

In tre anni, dal 1998 al 2001 la Petrobras e' stata responsabile di almeno 80 morti.
Questo un editoriale di Forbes in merito.

Ed e' proprio nei mari dell'isola del nord di Nuova Zelanda (ce ne sono due, nord e sud) che la Petrobras stava eseguendo ispezioni sismiche all'inizio del 2011, nel cosiddetto bacino di Raukumara.

La Petrobras non ha perso tempo e per varie settimane in Aprile 2011 ha portato a spasso nel mare su una nave a contratto chiamata "Orient Express" un sonar lungo 10 chilometri che ha spazzolato un area di oltre 12,000 chilometri quadrati a 110 chilometri da riva.



La Nuova Zelanda petrolizzanda - la concessione Raukumara e' in alto a destra, in verde.


Lo scopo era di eseguire ispezioni sismiche: sparare violenti getti di aria compressa in mare, ed ottenere dai segnali riflessi informazioni sui giacimenti di Raukumura. Come volevasi dimostrare, hanno subito iniziato a ritrovare pinguini morti.



Lungo la baia di Waihau Bay il giorno 28 Aprile 2011 hanno ritrovato 14 carcasse.

Particolarmente arrabbiati sono i Maori, comunita' indigene locali che ne' il governo della Nuova Zelanda, ne' la Petrobras ha provveduto ad informare di queste esplorazioni sismiche e dei progetti petroliferi.

Di queste comunita' Maori, la piu' a rischio e' la Ngati Porou, la piu' vicina alla zona delle trivelle e che vive secondo criteri naturali. Non solo nessuno gli ha detto niente, ma pare che non si parli nemmeno di quantificare costi, e benefici per la collettivita' o chi paghera' in caso di incidenti - stile BP insomma.

I Maori dipendono sulla pesca per il loro sostentamento e sono molto preoccupati di inquinamento in mare e ai pesci in caso di trivellazioni. La zona e' particolarmente fragile e altamente sismica. In piu' le trivelle Petrobras saranno in acque profonde e non ci sono pratiche standard ne protocolli da seguire - nessuno per esempio sa come progettare le valvole di sicurezza in cosi' grande profondita' e ovviamente i residenti della Nuova Zelanda e i Maori non vogliono essere le cavie della Petrobras.

E ovviamente lo sanno fin troppo bene che il petrolio porta lavoro a pochi, e ancora di meno alle comunita' locali, lasciandosi dietro invece solo mare sporco, inquinamento, perdite e possibili scoppi.

Non ne vogliono sapere!

E cosi, si sono dati da fare. Greenpeace locale, e le comunita' Maori hanno mandato delle barchette in mare per protesta ad interferire con l'Orient Express della Petrobras durante le ispezioni sismiche. Alcuni si sono pure tuffati in mare, causando il cambiamento di rotta dell'Orient Express. Sono stati li per tre settimane a rompere le scatole alla Petrobras.

Dopo avere scoperto i cadaveri dei pinguini, i Maori hanno chiesto al governo delle risposte celeri e accurate. Per loro infatti i pinguini sono animali sacri.

Hanno rilasciato questo statement durissimo:

Te Whānau ā Apanui will continue to oppose deep sea drilling in its waters now and forever.
We will continue to let the Government know that te Whānau ā Apanui will oppose this exploitation of the environment for as long as it takes, and in as many forms as that opposition is necessary, until deep sea oil drilling and inland mining in our tribal territory is off the agenda forever.

Il governo della Nuova Zelanda ha detto di non potersi prounciare finche' il tutto non sarebbe stato accertato e che le morti dei pinguini potrebbero essere state a causa di condizioni climatiche eccezionali che avrebbero o causato la morte diretta dei pinguini o degli animali di cui si cibano. Hanno dato la colpa a La Nina!


Mmh - che coincidenza! Arrivano i petrolieri, spiaggiano i pinguini e la colpa e' di La Nina!


I residenti non ci credono a questa di La Nina. Dicono che le condizioni climatiche sono normali e che non ci sono state tempeste di alcun genere.

E hanno continuato a protestare. Finalmente l'8 Maggio 2011 la Petrobras ha deciso di andarsene prima del tempo. Il governo della Nuova Zelanda ha dovuto scortare l'Orient Express per paura che ci fossero azioni di disturbo alla nave ammazza pinguini.

A giugno 2011 il governo della Nuova Zelanda ha annunciato nuove misure di sicurezza per regolamentare l'attivita' petrolifera.

Vediamo come va a finire.

Personalmente penso che questo sia un risultato delle proteste e della rabbia dei Maori. Come sempre si deve rompere le scatole ai politici incessantemente ed ovunque, non c'e' altra soluzione.

E noi? E i nostri delfini? E i nostri pescatori? E la nostra rabbia?




Proteste no drilling in Nuova Zelanda

Questa storia mi e' stata gentilmente segnalata da Françoise Lienhard che da tanto tempo e' impegnata contro il fracking in Francia - grazie Francoise!







Monday, September 12, 2011

Febbo, Di Stefano, Primavera: i recidivi


Non possono proprio accettarlo che i sogni di pozzi di petrolio, raffinerie, villette ed ecomostri lungo la costa dei trabocchi possano svanire.

Non possono proprio accettarlo che invece della prepotenza possa vincere la democrazia ed il buonsenso.

Ma si sbagliano di grosso perche' vinciamo noi, gente onesta che vuole solo vivere in un ambiente sano e naturale e che non ha amici costruttori di villette o di raffinerie.

Nonostante il ministero gli abbia detto a chiare parole che IL PARCO S'HA DA FARE, la cricca della politica d'Abruzzo continua ad insistere come bambini capricciosi a dire di no e inventarsi una scusa piu' ridicola dell'altra.

Non solo non si arrendono e continuano a spararle ma neanche gli importa di diventare gli zimbelli dell'Abruzzo intero. Ma chi si credono di essere?

Di Mauro Febbo abbiamo gia' parlato tante volte - qui e qui.

Un paio di giorni fa il Centro riporta la proposta di Fabrizio Di Stefano - quello che e' favorevole a eliminare il divieto alla riorganizzazione del partito fascista - che se ne esce con la brillante idea: facciamo un referendum negli otto comuni interessati al parco.

Questo nonostante esista gia' una legge che, come ha detto il ministero, ne ha sancito l'esistenza dieci anni fa. In piu' vorrebbe fare questo "referendum abrogatorio" venti giorni prima che i comuni debbano sottomettere i perimetri.

In dieci anni non si e' fatto niente - ora in venti giorni si dovrebbero fare referendum e perimetro allo stesso tempo!

Di Stefano dice che "non esistono studi scientifici" per cui non si possono fare perimetrazioni.

Senatore, ma cosa hai fatto negli scorsi dieci anni? Perche' non li hai commissionati questi studi? Cosa facevi? Se prima non ti interessava del parco, perche' ora? Perche' Fossacesia ci e' riuscita a perimetrare il tutto per tempo invece?

Forse che prima Di Stefano pensava che non se ne sarebbe fatto niente di questo parco, e ora che sta per succedere tutt'a un tratto - svaniti i sogni di villette - si recuperano gli studi scientifici?

La sparata di Di Stefano e' sulla scia delle dichiarazioni del sindaco di Vito, Rocco Catenaro che assieme a quello di Rocca San Giovanni Gianni di Rito dicono che:

i consigli comunali non possono quindi provvedere ad approvare una perimetrazione e ove lo facessero, sarebbe illegittimo perché in base a una sentenza della Corte costituzionale non si deve procedere a una zonizzazione di tipo urbanistico, ma di tipo ambientale-naturalistico.

Eh? In abruzzese: ma che s'accondano?

Ci inzuppa poi il pane Paolo Primavera, di Confindustria, che dice di essere favorevole pure lui al referendum. Scusi, ma lei non ha nessun ruolo in tutto cio'. Chi e' lei in questa faccenda? Lei ha lo scopo dichiarato di trivellare l'Abruzzo, e' evidente che ha interessi di parte e che per lei il Parco e' solo un vincolo in piu'.

Ecco perche' si erano cosi arrabbiati con me la sera del 27 Maggio 2011, perche' ero li per ricordargli che piu parco = meno petrolieri, e questo non gli piaceva a Paolo Primavera. Infatti lui e' ai vertici di Confindustria, quelli che hanno commissionato la pubblicita', un anno fa, di "Le ragioni del petrolio e del gas" e in cui dicevano che petrolio e agricoltura assieme si possono fare.

Figurarsi quanto gli puo' importare a questi della difesa del territorio!

Non gli abbiamo creduto allora, non gli crediamo adesso. E cosi evidente: qui c'e' tanta gente che cerca ogni scusa possibile per non fare il parco e per lasciare spazio a petrolieri e speculatori con soldi che non si sa da dove vengono.

Passiamo a Gianni Chiodi - prestigiatore sul tema. Anche qui il Centro gli ha chiesto, ma lei che ne pensa del parco? Ecco cosa risponde - un mare di parole per non dire niente!

Io trovo utile l’istituzione di una zona con fasce di protezione del territorio e con strutture - che abbiamo già finanziato - come le piste ciclabili. Io dico che i pronunciamenti dei Comuni devono essere chiari. Non basta dire genericamente sì al Parco. Occorre anche l’indicazione di quali sono le zone di più alta e di minore protezione. Sul piano personale posso raccontare ciò che accadde quando ero sindaco di Teramo. Ci fu la proposta di far entare la città di Teramo nel territorio del Parco nazionale del Gran Sasso Ritenni che i vincoli superassero le opportunità di marketing terroriale e, pertanto, decisi di non aderire alla proposta. Ma, ripeto, per il Parco della costa teatina, la Regione si adeguerà ai pronunciamenti delle comunità
interessate.

Tradotto: resta a guardare, non si sbilancia, gli piace la pista ciclabile cosi' le villette si vendono meglio. Ponzio Pilato pure qui.

La Costituente del Parco della Costa Teatina, con a capo Lino Salvatorelli ha risposto a questa cricca di referendari dell'ultimora, dicendo che purtroppo il ministero ha gia' deciso, ma se proprio volete fare un referendum facciamolo cosi:

Proponiamo allora alcune consultazioni popolari, certi che Paolo Primavera e gli altri politici, una volta scelta la strada della democrazia diretta, non si tirino indietro:

La discarica di amianto di Ortona;
Il pozzo Gagliarda 1 Dir a Ortona;
La centrale turbogas di Ortona;
La ricerca di idrocarburi in Adriatico
Le centrali a biomasse di Treglio, Ortona, Vasto;
L'impianto di estrazione di gas sotto il lago di Bomba con annessa raffineria;
La centrale termoelettrica a olio di palma di Vasto;
L'apertura anticipata della caccia;
I ripascimenti;
La variazione al PRG per il resort all-inclusive di S. Vito Chietino;
Gli inceneritori per i rifiuti in tutto l’Abruzzo;
La realizzazione di nuovi porti a S.Vito e a Vasto;
e l'elenco sarebbe ancora molto lungo.

Vediamo se ne passa uno solo di questi referendum. Vediamo che dice Primavera. Vediamo che dicono i nostri politici.

Infine, ecco qui, un breve calcolo, fornito gentilmente da Lorenzo Luciano:

Comuni favorevoli al Parco:

Vasto: abitanti 40381
San Salvo: abitanti 19401
Fossacesia: abitanti 6283
Casalbordino (solo dopo la figuraccia fatta a Roma): abitanti 6382

Comuni contrari al Parco:

Rocca San Giovanni: abitanti 2379
Torino di Sangro: abitanti 3084
San Vito: abitanti: 5321
Ortona: abitanti: 23911

Totale 72447 favorevoli su 107142. Il 68% e' a favore.

Ecco, cari inutili politici, risparmiatevi quei soldi e le risate generali e mettetevi in mente che raffinerie e speculazione edilizia qui non ve le faremo fare.

Se proprio volete le villette andate a Francavilla e se volete le raffinerie andate a Gela.

Grazie a Lorenzo Luciano, Lino Salvatorelli, Ines Palena, Fabrizia Arduini, Franco Sacchetti, Alessio Di Florio e tutti quelli della Costituente per la dedizione al parco di tutte queste settimane. Chiunque voglia organizzare eventi per dire si al parco puo' contattare me o ciascuno di loro e in qualche modo facciamo.

Saturday, September 10, 2011

Una FPSO e il campo Aquila a Brindisi


E' probabile che la comunità brindisina,
che sino ad ora ha sonnecchiato,
farà sentire la sua voce.
Forse, però, è fuori tempo massimo.


Telenorba, 9 gennaio 2011


Whenever the people are well-informed,
they can be trusted with their own government.


Thomas Jefferson


La notizia e' di qualche giorno fa - l'ENI iniziera' "presto" a trivellare a 25 miglia al largo di Brindisi, nel campo Aquila. Venticinque miglia sono circa 40 chilometri.

In realta' di questa partenza imminente delle trivelle se ne parlava gia' da gennaio 2011, ma evidentemente nessuno penso' bene davvero di darsi da fare per capire meglio, per opporsi se necessario.

Era tutto gia' scritto da tempo.

I comunicati di otto mesi fa infatti dicono che l'ENI aveva gia' appaltato alla Saipem - anche se sono tutte e due dello stesso gruppo! - un contratto per 1 miliardo di euro nel 2009 per gestire una misteriosa e non meglio specificata FPSO al largo di Brindisi.

Qualcuno dei politici o dei giornalisti di Brindisi e dintorni si e' posto il problema di chiedersi cosa fosse una FPSO? Qualcuno si e' preoccupato di spiegarlo alla gente? Qualcuno sapeva che allo stesso tempo in Abruzzo stavamo facendo fuoco e fiamme per evitarne la costruzione - poi vittoriosi?

Si una FPSO e' quella che si vede in cima - una mini raffineria con fiamma perenne che brucia monnezza petrolifera 24 ore su 24. Bello, eh.

Com'e' possibile che a nessuno sia venuta la curiosita' anche solo di mettere FPSO dentro google?

FPSO sta per Floating Processing and Storage Offshore unit: la P sta per processing - lavorazione e la lavorazione e' la fiamma che si vede, spesso per togliere zolfo dal petrolio schifoso italiano.

Qui un po di link dell'epoca in cui ne volevano piazzare una in Abruzzo.

FPSO 1
FPSO 2
FPSO 3
FPSO 4

La P e' praticamente un mini-centro oli. E chi non sa cosa sia un centro oli, deve un po vergognarsi perche' in Basilicata ci hanno distrutto un intero paese - Viggiano - con un centro oli. E il minimo che si possa fare e' di saperlo.

La F e' floating, cioe' galleggiante, la S e' lo storage, cioe' lo stoccaggio e la O offshore, in mare.

Fa ancora piu' rabbrividire che a Brindisi l'ENI invece che costruirla ex-novo questa FPSO voglia prendere una petroliera vecchia e "riconvertirla."

Chissa' che ci esce.

L'ENI inzio' a parlare di questo giacimento nel 1993. Dopo 18 anni finalmente sono pronti.

Come riportava Telenorba, gia' a gennaio 2011 si diceva che le attivita' sarebbero iniziate nel quarto trimestre 2011.

Le operazioni dureranno 20 anni almeno.

L'ENI dice di potere tirare fuori circa 120 milioni di tonnellate fra gas e petrolio in totale con 12 mila barili al giorno. La FPSO porta' processarlo e stoccarne 700 mila.

1 tonnellata di petrolio sono circa 7.3 barili, per cui
120 milioni di tonnellate sono circa 870 milioni di barili di petrolio.

L'Italia ne consuma circa 1.5 milioni al giorno.

Ergo, nel giro di 20 anni, e ipotetizzando che il consumo di petrolio resti invariato nel tempo, il "ricchissimo" campo di petrolio di Brindisi ci dara' petrolio per 580 giorni.

Un anno e mezzo di petrolio. Quella roba lassu' in bellavista sul litorale.

Ciascuno puo' trarne le conseguenze che vuole.

Si, forse e' tardi.

La democrazia e' faticosa e ogni santo giorno ci deve interessare cosa ci accade intorno. La Basilicata, l'Abruzzo sono forse lontani, ma un giorno potrebbe toccarci piu' da vicino.

Wednesday, September 7, 2011

Le bugie dell''ENI a Crotone e il mistero delle trivelle di Santa Cesarea Terme

** Nota: Il fatto che l'ENI volesse trivellare e non aggiornare i suoi impianti a Hera Lacinia l'ha scovato la sottoscritta e poi mandato a NewsCrotone24. Da qui la notizia si e' diffusa sulla stampa di Calabria. Basta guardare le date di pubblicazione di tutti gli articoli e di questo post (ricordando che qui siamo a -9h di fuso) per rendersene conto. Evviva il giornalismo italiano! **





Via a Eni per nuovo pozzo a Crotone

Dal Sito della Staffetta Quotidiana


La perforazione del pozzo avverra' per tratti
di 60 metri fino a 1810 metri

Dal sito di VIA del governo italiano su Hera Lacinia a Crotone


Interventi manutentivi, che non comporteranno la perforazione di nuovi pozzi, effettuati periodicamente necessari per garantire la
continuità della sicurezza delle installazioni.

Dai comunicati ENI alla stampa di Crotone


Qui c'e' qualcuno che non la racconta giusta!


Antefatto: in questi giorni tutta la stampa e i cittadini di Puglia sono in subbuglio per quella che pare una piattaforma mobile, stazionata per qualche giorno davanti a Santa Cesarea Terme, in provincia di Lecce. Nessuno sa cosa sia.

L'avvocato Tamborini di Lecce ha allora scritto a quelli del Ministero chiedendo lumi. Ecco parte della risposta:

Dagli Uffici competenti ho appreso che la piattaforma in questione è una piattaforma di perforazione di tipo jack up, al momento in cui è stata fotografata in transito, non destinata ad operare nei mari a largo del Salento dove non vi sono attualmente specifici programmi di perforazione né autorizzazioni rilasciate.

Intanto non e' vero che non ci sono programmi di perforazione, la Northern Petroleum gia' parla di permessi ricevuti per le ispezioni sismiche che sono solo il preludio delle trivelle.

Ma a parte tutto cio', apprendiamo che si tratta di una piattaforma di tipo Jack-up, una piattaforma di perforazione mobile i cui piedi si appoggiano al fondale marino.

Ma dove va? Perche' andava in giro per il basso Adriatico?

Allora vado a guardare i permessi di VIA concessi negli ultimi tempi e nel silenzio generale si scopre che l'ENI ha avuto il permesso di allargarsi e di trivellare ulteriormente il mare di Crotone, praticamente attaccato alla riva.

La concessione si chiama Hera Lacinia, e' in produzione dal 1987 e il suo nome tecnico e' DC 4 AG.

Con questa nuova istanza, chiedevano al governo di allargarsi. Il governo gli ha detto si e il tutto e' stato reso noto il 18 Luglio 2011. Praticamente trivelleranno un nuovo pozzo in mare, ma dalla stessa piattaforma sovrastante.

Hera Lacinia e' anche il nome di un tempio dell'eta' greco-romana che sorge a Crotone. In Abruzzo li chiamano con i nomi di pesci - Ombrina e Rospo Mare - a Crotone con i nomi di templi per prenderci meglio in giro.

Negli atti ufficiali dicono cosi:

Coltivazione di idrocarburi D.C.4AG sviluppo giacimento Hera Lacina in località Capocolonna in comune di Crotone (KR) - Positivo con prescrizioni.

Che significa questo? Intanto che si tratta di "coltivazione": questo vuol dire, in italiano onesto, che il nuovo pozzo e' li per tirare fuori idrocarburi.

Poi se si leggono i decreti dicono:

Preso atto che non risultano pervenuti osservazioni da parte del pubblico, ne particolari misure cautelative da parte della D.G. per la protezione della Natura...

Non so cosa vuol dire D.G. ma so che il resto significa che nessuno ha osato dire niente - regione, provincia, comune, cittadini. Nada. L'ENI fa quello che vuole.

Interessante che dopo qualche rigo invece si dica che si sono un "po allontanati" dal sito di interesse comunitario Capo Colonna per evitare fenomeni erosivi e che la subisdenza ci sara' ma e' compatibile coi valori "naturali."

Che carini! Aggiungono:

Valutato che l'ENI SpA, essendo certificata ISO 14001 e' impegnata in un miglioramento continuo nella protezione dell'ambiente e, grazie al suo sistema di Gestione Integrata di porre in essere tutte le migliori strategie per la gestione ottimale anche degli aspetti di Salute e Sicurezza.

Vaglielo a dire in Basilicata!

In riassunto: questa concessione e' vicina ad un sito protetto dall'Europa sotto il profilo ambientale, ma va tutto bene perche' l'ENI e' certificata e c'ha un "sistema di gestione integrato" che ha "solo" portato alla devastazione della Basilicata!

Il progetto trova pieno riscontro nel quadro della politica di possibile riduzione di approvigionamenti esteri e consequenziale incremento di produzione interne di idrocarburi che pertanto risulta coerente con la pianificazione e programmazione energetica europea nazionale e regionale.

Ma come ci pensano che una piattaforma piazzata li in piena stagione turistica possa farci crescere economicamente? E tutto il turismo - o il potenziale turismo - di Crotone e della vera Hera Lacinia, che fine fanno?

La piattaforma prevede operazioni di supporto su terraferma per definire una "area living", fanghi perforanti e rifiuti petroliferi che dovranno essere smaltiti a terra.

Cioe' nuovo pozzo, nuova monnezza, nuovi problemi per lo smaltimento - e solo loro ci credono che tutto verra' fatto nel rispetto del mare. Ma cos'e' questa area living? E chi e' che vuole stare in un'area "living" vicino alla monnezza petrolifera, tossica, cancerogena e qualche volta radioattiva?

Infine il permesso e' con prescrizioni, questo vuol dire che ci sono degli obblighi. E quali sono?

Che l'ENI deve inserire anche Hera Lacinia - quella petrolifera non quella vera dell'eta' antica - sotto il suo certificato ISO, che l'ARPA deve controllare che tutto funzioni e che devono indagare monnezza prodotta e subsidenza.

Seguono firme su firme.

La chicca e' che il Ministero dei Beni Culturali lo chiami "hoff shore". Con l'h. Sara' pure un errore di battitura, ma quello e' un Ministero...

Ora che e' tutto stato approvato pero' l'ENI decide di mandare un innocente comunicato alla citta' di Crotone - dicendo loro che effettueranno solo interventi di manutenzione su pozzi esistenti.

Mmh. La VIA e la stafetta quotidiana dicono tutt'altro. Com'e' possibile?

Puo' essere che il Jack-up visto a Santa Cesarea Terme fosse destinato ai mari di Crotone? Chi lo sa. A Crotone il mostro e' arrivato nella notte fra il 4 e il 5 Settembre 2011. La foto di Santa Cesarea Terme e' del 3 Settembre 2011. E' lo stesso jack-up?

Ovviamente neanche a Crotone nessuno sa niente.

Restiamo a guardare, sudditi e non cittadini, sebbene siano nostri quei mari e quelle spiagge. Tutt'apposto allora. Evviva l'Italia.



Fonti: Crotone 24 news,
Il Corriere della Calabria