
Stasera siamo a Vasto, alle 21:00 in piazza Rossetti. Ieri ho trascorso tutto il giorno fra vescovadi vari, prima a Penne con il vescovo di Pescara, Valentinetti, e poi a Lanciano, con quello di Lanciano/Ortona, Ghidelli. Ho anche incontrato il reponsabile della pastorale sociale di Lanciano/Ortona, padre Miccoli, nonche' il prof. Veraldi del dipartimento di economia dell'universita' di Pescara che coordina una tesi di laurea sul centro oli ed i suoi effetti sul territorio.
E' stata una giornata concitata e stancante. Voglio sperare che l'incontro con il clero sia stato utile e che le cose che mi hanno detto troveranno dei risvolti nella realta' pratica. Assieme al regista del video, a tutti abbiamo dato delle copie del DVD 'Il ritorno di Attila'. Il 25 luglio i sacerdoti di Abruzzo e Molise presenteranno una dichiarazione contro il centro oli (e Bussi e le morti bianche di questa regione). Direi che sono stati incontri cordiali e che i vescovi mi sono sembrati aperti, anche se a Ghidelli ho dovuto ricordare varie volte che Gesu Cristo non si fece mai conti di convenienza, che se le dichiarazioni nemmeno si fanno i giornali non ne potranno mai parlare e che, visto che e' quasi un anno che sto dietro a questa storia, non ho molto piu' tempo da aspettare. E' venuto il tempo di agire, adesso.
Ho anche detto loro varie volte che la chiesa, in generale, e' in una posizione ottimale per fare del bene vista la loro presenza radicata sul terreno, e che se le chiese si svuotano e' anche colpa del fatto che c'e' uno scollamento totale con la vita reale della gente. Chi era con me ha detto che sono stata 'gentilmente aggressiva' ma ho deciso in tutto questo periodo che staro' qui di dire tutto cio' che io credo sia giusto. Mi indigno ancora quando penso a cio' che l'ENI con il beneplacito di politicucci ed entucci locali nonche' di ministeri vari vuole fare alla nostra regione.
Intanto, cosa accade al nostro beneamato ente nazionale idrocarburi? Una delle sue aziende controllate, la Enichem, e' stata condannata a quasi 2 miliardi di euro per avere inquinato il lago Maggiore con DDT dal 1990 al 1996. Fu proprio nel 1996 che gli svizzeri (e non gli enti italiani!) si accorsero che i pesci avevano nei corpi delle quantita' di DDT e mercurio, superiori ai limiti elvetici. Gli svizzeri allertarono le autorita' italiane, l'impianto di Pieve Vergonte venne chiuso nel 1997 e la pesca vietata in tutto il Lago Maggiore. Se non era per i cittadini dell parte svizzera del lago, molto piccola rispetto a quella italiana, i lombardi stavano ancora li a mangiare pesci al DDT.
La citta' dove sorge il complesso chimico, Pieve Vergonte, e' fra le 16 aree di maggior inquinamento della nazione italiana, in compagnia di altre località dove si lavorano sostanze petrolchimiche e dove si respira l'aria fine, da Gela a Porto Marghera. La bonifica iniziata nel 1998 a Pieve Vergonte avanza a rilento e a tuttoggi, le falde acquifere e il terreno attorno alla cittadina sono inquinate da arsenico, mercurio, e sostanze a base di cloro.
In cima c'e' una figura di Pieve Vergonte e di tutto il Lago Maggiore.
Pieve Vergonte e' l'ultima citta' in alto a sinistra. Fa abbastanza impressione il fatto che una cittadina non proprio vicinissima al lago ne abbia causato un inquinamento tale da vietarne la pesca e che i veleni siano arrivati in Svizzera, dall'altro lato della mappa: gli inquinanti, gassosi o liquidi che siano, non conoscono confini.
Anche da noi ci l'ENI e le sue amiche ci consegneranno trivelle, pozzi, stabilimenti petrolchimici che lasceranno nei terreni, nel mare, nelle falde idriche sostanze tossiche. Ce ne accorgeremo? Ricordo che dall'altra parte, purtroppo per noi, non abbiamo gli svizzeri a salvarci.
Fonti: Il Sole 24 ore
Pieve Vergonte