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Thursday, May 10, 2012

L'ENI nella melma

 Vignetta di Filippo Foti

.. e no, la melma non e' solo lo schifo petrolifero che abbiamo sottoterra, ma e' prioprio etica, morale. 

Una ditta che in tutta la sua esistenza non ha fatto altro che corrompere ed inquinare, quale altro habitat naturale puo' avere se non la melma? In questi anni vengono fuori mazzette in Nigeria, in Iraq, in Kazakstan. Un modus operandi normale e mondiale per loro.

Ecco che arriva oggi la notizia di "commissariare" la divisione ENI in Kazakhstan, detta Agip KCO per corruzione internazionale.

Commissariare, si, come si fa nei paesi di mafia. Della serie: non ci fidiamo piu' di loro. L'alternativa, secondo il CorSera e' di vietarle di negoziare con il Kazakhstan.

E perche'? Perche' - come e' loro costume, dal piccolo al grande - hanno cercato di corrompere pure i kazakhi. E si, d'altro lato, lo stesso Enrico Mattei, fondatore dell'ENI diceva di se di essere "un corruttore onesto". Come se fosse un onore corrompere!

L'ENI - e farebbe ridere se non che fa piangere - e' adesso accusata di avere corrotto tale Timur Kulibayev, genero del presidente della repubblica Nursultan Nazarbayev, per circa 20 milioni di dollari e per avere diciamo dei favorini nell'accellerare le pratiche petrolifere in Kazakhstan.

L'ENI e' proprietaria del 16.8% del giacimento Kashagan e l'intero campo detto Karachaganak.

Mi viene da ridere a pensare a Paolo Scaroni o chi per lui che intrallazza con uno che si chiama Nur-sultan. Se fossi un vignettista farei Scaroni tutto sudato che da le sue belle mazzette a Borat!

E se arrivano a corrompere in Kazakhstan, figuriamoci quanta corruzione c'e' in Italia!

Il grande a fare questa richiesta e' Fabio De Pasquale, che gia' ha avuto a che fare con l'ENI in passato e che non ha avuto paura di loro.

L'ENI e' cosi indagata come "persona giuridica per corruzione internazionale".

Scaroni - gia' condannato in via definitiva per inquinamento ambientale - dice che non e' preoccupato e che e' calmo.

Si vede che nemmeno la vergogna gli fa un baffo a quest'uomo!

Nel suo rapporto del 2011, l'ENI diceva che i pubblici ministeri di Milano avevano chiesto di revisionare alcuni documenti relativi al Kashagan, perche' c'era un indagine "contro ignoti" per corruzione.


Scaroni e' calmo e L'ENI, interpellata da Reuters, non commenta.

Troppo impegnati a togliersi la melma di dosso.



La banda dei 26 e la riserva del Borsacchio

** La vergogna piu' grande da parte mia ad Alessandra Petri che quasi maternamente a Gennaio tanti complimenti mi fece per il mio lavoro sul petrolio. Le chiesi di darsi maggiormente da fare per la difesa dell'ambiente.  Una persona, due facce. Disgusting. **

Ecco qui i nomi dei consiglieri regionali che invece di preoccuparsi di bonifica di Bussi, trivellazioni a mare, trivellazioni a terra, inceneritori,inquinamento dei fiumi d'Abruzzo, se le prendono con una piccola riserva naturale in provincia di Teramo.

Questi non sono di nessun partito, se non del partito dei soldi. Capofila, Gianni Chiodi, il governatore piu' inutile d'Italia. Uno schifo. 

La banda dei 26 che distruggono la riserva del Borsacchio:

Gianni Chiodi 
Alfredo Castiglione
Luigi De Fanis
Angelo Di Paolo
Mauro Febbo
Paolo Gatti
Gianfranco Giuliante
Giandonato Morra
Nazario Pagano
Federica Chiavaroli
Ricardo Chiavaroli
Walter Di Bastiano
Emiliano Di Matteo
Emilio Iampieri
Alessandra Petri
Luca Ricciuti
Lorenzo Sospiri
Giuseppe Tagaliente
Lanfranco Venturoni
Nicoletta Verì
Emilio Nasuti 
Antonio Prospero 
Berardo Rabuffo 
Claudio Ruffini 
Luciano Terra

Hanno votato no alla riperimetrazione:

Maurizio Acerbo
Franco Caramanico 
Camillo D’Alessandro 
Cesare D’Alessandro 
Giovanni D’Amico 
Giuseppe Di Luca 
Lucrezio Paolini
Antonio Saia
Camillo Sulpizio

Assenti, invece, Daniela Stati (Fli), Marinella Sclocco (Pd), Paolo Palomba (Idv), Luigi Milano (Api), Antonio Menna (Udc), Giuseppe Di Pangrazio (Pd), Giorgio De Matteis (Mpa), Carlo Costantini (Idv), Walter Caporale (Verdi) e Nicola Argirò (Pdl).

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Se uno fa google con le parole "erosione costa Abruzzo" esce di tutto.

"Emergenza erosione costa - presto l'unita' di crisi"

"Scogliera contro erosione costa - un problema che con il passare degli anni e' diventaro serio"

"L'Adriatico continua a mangiarsi fette intere del nostro litorale"

"Prepararsi alle mareggiate" 

"Tra qualche anno ci troveremo di fronte all'impossibilita' di recuperare decine di metri di litorale"

E ovviamente se ci sono emergenze ci sono soldi pubblici - miei, tuoi, di tutti  - a coprire queste spese. E allora vai con i ripascimenti, trasportando sabbia di qua e di la, "unita' di crisi" (e di soldi!), con le scogliere e con tutto quello che si puo' pensare per non regalare la costa al mare.

Come ricorda Fabrizia, abbiamo un progetto finanziato dall'UE che si chiama "SICORA" e che e' gia' costato 100 milioni di euro fra consulenti vari.

Quasi tutti i tentativi falliscono.

Ma perche' c'e' l'erosione delle coste? Semplicemente perche' per un motivo o per l'altro la sabbia e i sedimenti non arrivano piu' alla riva dai fiumi oppure il terreno si abbassa e alla fine, il mare vince.

La subsidenza, piu' o meno accentuata dall'uomo e' dunque una causa della scomparsa della riva ed e' questo quello che e' successo ad esempio lungo la riviera romagnola. In Emilia Romagna, uno dei motivi della subsidenza e' stata proprio l'estrazione di idrocarburi.

La costruzione di opere a mare che possono impedire il deposito di sabbia a riva e' un altra causa dell'erosione delle coste. Uno dei tanti casi e' quello di Ragusa dove la costruzione di un molo per la pesca ha fatto scomparire un intero sito archeologico lungo la costa.

L'eliminazione della vegetazione spontanea e delle dune costiere a favore di palazzi e altro cemento direttamente a mare completa il quadro erosivo. Le piante e dune rappresentano una delle difese piu' importanti della costa, difendendole dal vento, e alimentando il trasporto e il trattenimento di materiale sabbioso dall'entroterra.

In Abruzzo allora, dove i problemi sono gia' gravi, ci dovrebbe essere una speciale attenzione per difendere la costa e cercare non tanto di intervenire DOPO, quanto di evitare PRIMA che accadano i disastri.

E' un po quello che predico sempre, ci vuole un po di pragmatismo, di logica, di lungimiranza. Se faccio X, la natura mi ritorna Y. Dunque, meglio non farlo X.

E invece no, io voglio fare X lo stesso, come un bimbo capriccioso.

Perche' allora scandalizzarsi quando accade Y, dove Y sta per : tumori quando fumi, inondazioni quando costruisci lungo il fiume, crolli quando costruisci senza cemento?

Ed eccoci allora arrivati alla riserva naturale del Borsacchio.  L'Abruzzo ha cosi tanti guai, ed e' veramente grottesco che tutti lorsignori pagati cosi lautamente dal cittadino medio siano tutti compatti a voler decretare la morte della riserva del Borsacchio, una riserva a mare, che serve per proteggere la costa e per dare un qualcosa in piu' agli operatori turistici gia' esistenti.

Vuoi mettere andare in vacanza a Francavilla - cemento su cemento - o andare in un posto dove invece c'e' verde lungo il mare a due passi?

Ma questo lorsignori - la banda dei 26 -  non lo capiscono.

Vedi Carlo Masci - due anni fa parlo' di ripascimenti, di piani, di investimenti per salvare le coste dall'erosione - 1.5 milioni di euro. E qui invece c'era una cosa che poteva fare di buono, gratis!, e non l'ha fatta.

Fanno veramente schifo.

E come non ne capiscono di turismo, cosi non ne capsicono di difesa del mare, di cosa sia etico, di buon senso. Capiscono solo il portafoglio, la speculazione, i soldi.

Ovviamente i loro portafogli, e di quei begli amici avvoltoi che hanno gia' pronti come falchi a costruire villette e alberghi in uno degli ultimi tratti di costa d'Abruzzo non cementificata.

A noi, non restera' niente, se non, fra qualche anno le bollette dell'erosione della costa nell'ex riserva del Borsacchio.


Ribellatevi.


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Questo il comunicato stampa, fortissimo, di varie associazioni ambientaliste:

Dopo averla di fatto congelata per sette anni, i “nuovi barbari” hanno sottratto alla Riserva naturale del Borsacchio delle aree di pregio per servirle su un piatto d’argento ad un manipolo di speculatori.
Definire “nuovi barbari” i 26 Consiglieri Regionali che l’8 maggio hanno votato a favore del taglio della Riserva suona quasi come un complimento; i Barbari veri, almeno, nutrivano un profondo rispetto per la natura. Questi invece hanno dimostrato di disprezzarla.
La “banda dei 26” è stata perseverante. Malgrado gli innumerevoli problemi di cui soffre l’Abruzzo, è riuscita a dedicare quasi una decina di sedute del Consiglio Regionale a quello che deve essere parso a molti osservatori il vero problema della nostra regione: la riperimetrazione di una piccola riserva regionale estesa appena 1.100 HA.
E così, per editto, si ritrovano fuori dalla Riserva un lungo e bellissimo tratto di spiaggia che dalla Pineta Mazzarosa si spinge fino al Quartiere Annunziata di Giulianova e la Contrada Giammartino.
Per effetto della riperimetrazione il nostro territorio si trova ad essere più esposto al pericolo della cementificazione e della petrolizzazione; Giulianova, in particolare, risulta totalmente esclusa dalla Riserva e rinuncia così non solo ad un’importante occasione di riqualificazione socio-economica dell’intera area dell'Annunziata - che, ribadiamo, non avrebbe perso i benefici del “contratto di quartiere” - ma anche alle proprie origini visto che i resti del ponte di epoca romana erano all’interno della Riserva.
Tristi primati per una città a vocazione turistica.
I Consiglieri detrattori della Riserva hanno incassato l’appoggio pieno ed incondizionato dei Comuni di Roseto e Giulianova - il primo a guida centrodestra, il secondo centrosinistra - ma responsabili entrambi, quanto la Provincia di Teramo, di non aver dotato la Riserva né degli Organi di Gestione né di un Piano di Assetto Naturalistico.
Le tre amministrazioni hanno tenacemente perseguito la volontà di non far mai decollare la riserva, nonostante abbiano avuto a disposizione e speso 250.000 euro per la predisposizione del Piano di Assetto Naturalistico dell’area! Soldi che sono stati spesi per studi e progetti su un perimetro che ora è stato modificato.
Alle argomentazioni di giuristi e naturalisti di fama nazionale che hanno evidenziato la valenza dell’area e l’inopportunità di modificare il suo perimetro si sono contrapposte argomentazione da bar. Quanto sono lontani questi politici dai bisogni concreti delle persone!
Come associazioni vogliamo ringraziare pubblicamente quei consiglieri regionali che, con tutte le loro forze, hanno cercato di fermare il taglio della riserva. A loro va il merito di aver tentato fino all’ultimo di impedire che si compisse uno scempio vergognoso.
La ferita inferta alla Riserva è viva e profonda, come vivo e profondo resterà per lungo tempo il ricordo di questo amaro 8 maggio.
La risposta di tutte le associazioni ambientaliste sarà durissima: valuteremo tutte le strade possibili per fermare la legge approvate ieri in consiglio regionale e combatteremo quanti hanno compiuto tale scelta, in particolare chi tenta continuamente di issare la bandiera di un becero e falso ambientalismo di maniera.
La guerra non è ancora finita. Anzi, deve avere ancora inizio.


WWF
Italia Nostra
Comitato abruzzese Beni Comuni
Comitato Riserva Naturale Regionale Guidata Borsacchio
Legambiente
Archeoclub Giulianova
Slow Food condotta di Giulianova e Val Vibrata







Wednesday, May 9, 2012

Stoccaggio Gas Plus San Martino, San Benedetto


Sono quasi uguali. Due piccioni con un fava per la Gas Plus.

"Rischi di incidente rilevante per cittadini e lavoratori"

"In fase di esercizio dello stoccaggio sara' possibile che l'onda di petrurbazione possa creare microsismicita'. Si prevede tuttavia che la magnitudo di questi sismi sara' molto bassa e non percepibile dall'uomo."


Ne avevamo gia' parlato qualche tempo fa, la Gas Plus di tale Davide Usberti decide di stoccare gas in un giacimento di idrocarburi a San Martino sulla Marrucina, localita' Piano Palomba, paese micorscopico delle montagne d'Abruzzo. Lo stoccaggio sara' chiamato Poggio Fiorito. Allo stesso modo, vogliono fare stoccaggio a San Benedetto del Tronto.

Cosi, si svegliano la mattina e decidono di prendere paesi - turistici o di montagna, non importa - e portare il "progresso" che guarda caso fa arricchire solo loro.

I progetti sono scaricabili sopra e sono aperti per chi volesse fare le osservazioni. Il termine e' il 3 Giugno 2012 per San Martino e il 4 Giugno per San Bendetto.

Notare che i testi sono quasi tal quale per San Benedeto del Tronto e per San Martino sulla Marrucina. L'Italia parcheggio del gas!

Il progetto inizia con scenari drammatici.  "La profonda recessione del 2009 ha ridotto le domande di gas", "Il collasso dell'economia", "Il tasso di disoccupazione della Provincia di Chieti" come dire, per risolvere i problemi del mondo stocchiamo gas in una zona sismica!

I comuni interessati sono San Martino sulla Marrucina, Casacanditella, Fara Filiorum Petri, Ari.
A 4 km di distanza c'e' un area protetta deta "Parco dell'Annunziata", c'e' vincolo idrogeologico,
a causa dei rischi di subsidenza. L'area e' classificata zona sismica UNO dove possono esserci forti terremoti. Lo dice pure la Gas Plus.

Casacanditella ha gia' problemi di subsiendenza. Pare che alcuni condomini abbiano presentato gia' problemi di instabilita' in passato.

Nel testo della Gas Plus, la parola subisdenza noncompare neppure una volta.

La Gas Plus vuole prendere vecchi pozzi dimessi e metterci dentro e tirare fuori il gas a piacimento.
Lo iniettano da aprile ad ottobre, lo tirano fuori da novembre a marzo.

Vogliono fare due pozzi nuovi e riadattare un pozzo vecchio, detto Poggio Fiorito bis dir 1A.

Vogliono costruire una unita' di compressione per la distribuzione, e installare una "unita' di trattamento" per rendere il gas estratto conforme alle specifiche di vendita.

Che significa l'ultima frase? Che trattamento e'? Ci saranno ciminiere?  Chi lo sa.
Dicono che useranno "setacci molecolari" utili per eliminare "particelle solide e liquide".
Non si sa che particelle.

Ovviamente si trattera' di sbancare l'area, usare fanghi e fluidi perforanti, produrre monnezza, tanta monnezza, e martoriare ancora, incessantemente, madre natura cosi' la Gas Plus puo' speculare con i giochini del gas, e cercando di passare per eroi dell'umanita'.

Interessante che vogliono stoccare al massimo 150 milioni di metri cubi di gas. In Italia ne consumiamo 440 al giorno. Cioe' tutto questo stravolgimento per accumulare, nel giro di sei mesi,
tanto gas quanto basta all'Italia per mezza giornata!!

E' tutta speculazione, niente altro.

Questo progetto deve essere approvato dal Corpo Forestale, dalla Sopraintendenza per i beni archiettonici e paesaggistica per l'Abruzzo, e dall'Autorita' dei Bacini di Rilievo Regionale dell'Abruzzo e del Bacino Interregionale del Fiume Sangro.

Ovviamente la Gas Plus dice che e' tuttapposto, che non ci sono problemi.

Ma se uno guarda le carte, e guarda in particolare il Piano di Stralcio di Bacino per l'assetto idrogeologico della  regione Abruzzo, ente che dovra' pronucniarsi pure lui su questoprogetto della Gas Plus, viene fuori che sia Casacanditella, che Fara, che Ari, sono tutte ad alto rischio - P3.

E che dice questo Piano? Dice:

Art. 14 - Disciplina delle aree a pericolosità molto elevata (P3)

Fermo restando quanto disposto agli art. 9 e 10 del precedente Capo I delle presenti Norme, nelle aree a pericolosità molto elevata sono consentiti esclusivamente:

opere ed interventi finalizzati alla mitigazione del rischio e della pericolosità gravitativa ed erosiva;


opere urgenti realizzate dalle autorità di Protezione Civile o dalle autorità competenti, per la tutela di persone, beni ed attività in condizioni di rischio immanente;


attività di manutenzione delle opere di consolidamento e di risanamento idrogeologico esistenti;


le opere strettamente necessarie alle attività di sfruttamento minerario ed idrogeologico di corpi rocciosi nel rispetto della normativa vigente e purché nell’ambito dello Studio di compatibilità idrogeologica, di cui all’Allegato E alle presenti norme, si dimostri che l’attività di estrazione, produzione ed esercizio non alteri o incrementi le condizioni di instabilità in un intorno significativo dell’intervento e non contribuisca ad innescare fenomeni di subsidenza incompatibili con le finalità di tutela del presente Piano.

Nelle aree a pericolosità molto elevata è quindi vietato:

a) realizzare nuove infrastrutture di trasporto e di servizi (strade, ferrovie, acquedotti, elettrodotti, metanodotti, oleodotti, cavi elettrici di telefonia, ecc.), fatti salvi i casi previsti nel successivo articolo 16,


b) realizzare opere pubbliche o di interesse pubblico, quali ospedali, scuole, edifici religiosi, ed altre opere di urbanizzazione secondaria, di edilizia residenziale pubblica, insediamenti produttivi, nonché le opere a rete a servizio di nuovi insediamenti previsti dai piani di insediamenti produttivi e dai piani di edilizia economica e popolare;


c) impiantare nuove attività di escavazione e/o prelievo, in qualunque forma equantità, di materiale sciolto o litoide, fatta eccezione per le attività relative allaricerca archeologica e per gli interventi finalizzati alla eliminazione della pericolosità idrogeologica;


d) impiantare qualunque deposito e/o discarica di materiali, rifiuti o simili;


e) realizzare opere private di canalizzazione di acque reflue;


f) qualsiasi tipo di intervento agroforestale non compatibile con la fenomenologia del dissesto in atto;


g) in genere qualunque trasformazione dello stato dei luoghi, sotto l’aspettomorfologico, infrastrutturale ed edilizio, che non rientri tra gli interventi espressamente consentiti di cui ai successivi Art.15 e 1.

Il documento continua, ed e scaricabile nel link in alto, ma  a me non pare che la Gas Plus abbia risposto a nessuna di queste domande.

Di nuovo, la parola subsidenza non compare mai in tutti il rapporto!

Ci vorrebbe qualcuno che studiasse il progetto in dettaglio...

Franco Caramanico, paladino dell'ambiente ha qualcosa da dire? O e' piu' facile saltare sul carro quando sono stati gli altri a prepararglielo, come nel caso di Bomba?

Guardiagrele non e' lontana.

Come sempre, la denuncia deve partire da altri, in questo caso da Los Angeles!

Perche' nessuno parla di questo progetto?

Lo sanno a San Martino sulla Marrucina?


Sunday, May 6, 2012

Nemici della riserva del Borsacchio

Berardo Rabbuffo


 Claudio Ruffini

Lanfranco Venturoni

8 Maggio 2012 - Palazzo L'Emiciclo Aquila
ore 11:00  - Consiglio Regionale
sulla riserva del Borsacchio

Ecco chi non lo vuole.
Scriviamogli:

Rabbuffo Berardo (FLI)  berardo.rabbuffo@crabruzzo.it
Ruffini Claudio (PD)  claudio.ruffini@crabruzzo.it
Venturoni Lanfranco (PDL)  lanfranco.venturoni@regione.abruzzo.it

E meglio ancora ricordiamocene alle prossime elezioni.



Il giorno 8 Maggio 2012 si riunisce ancora la commissione VIA all'Aquila per decidere altre "trasformazioni" ambientali.

Fra queste le proposte, assurde e bipartisan, di restringere o eliminare del tutto la Riserva del Borsacchio, nel Teramano. E' una riserva che sorge lungo la costa, e dunque sai quanto ci guadagni con le villette!

Protestiamo. Scriviamo ai consiglieri regionali che invece di pensare ai problemi seri dell'Abruzzo non hanno niente da fare se non pensare a distruggere la Riserva del Borsacchio:

Io direi cosi:

Caro consigliere regionale, mi chiamo XXX e sono un cittadino italiano. Pago le tasse e dunque il suo stipendio. Sono fermamente contrario alla riperimetrazione a a qualsiasi stravolgimento della Riserva del Borsacchio che va difesa e non distrutta per il beneficio di palazzinari, cementificatori e petrolieri.
la riserva e' anche uno strumento in piu' contro il proliferare di concessioni petrolifere. 

Spero che lei voglia rispettare l'opinione popolare, e soprattutto il bene comune. Chi governa lo deve fare nell'interesse generale e non a favore di speculatori edilizi.

XXX

Ma guarda tu, se con tutti i guai italici il probela deve essere una riserva!!

Friday, May 4, 2012

ENI: vengo, ti avveleno, e me ne vado




"E' vero dottore che ho livelli di piombo troppo alti?"
Come se avere il piombo nel sangue fosse normale.


L'ENI di Gela chiude per un anno.

Dicono che la crisi continua ad essere preoccupante perche' c'e' un "crollo dei margini" e che siccome abbiamo un "surplus" dovuto alla scarsa domanda, e' bene chiudere la raffineria.

Leggi: non guadagnano quanto vorrebbero e siccome la benzina costa caro, e il fotovoltaico spopola, loro sono in "crisi".

Non tutta la raffineria verra' chiusa, ma ci saranno lo stesso 500 lavoratori mandati allo stop per un anno e in Cassa Integrazione.

Nel frattempo incaricano l'Universita' la Sapienza di studiare l'inquinamento prodotto nelle falde acquifere della zona.

Interessante che lo facciano nel 2012 - le falde sono inquinate da decenni e lo sanno tutti!

A Gela l'acqua "non e' potabile ma e' bevibile"

A Gela gli abitanti hanno arsenico, piombo, mercurio nel sangue.

A Gela 1 bambino su 20 nasce con deformazioni di qualche genere - al cervello, agli organi genitali, ai polmoni.

A Gela il tasso di tumore e' di gran lunga sopra la media nazionale per quasi tutti i tipi di cancro.

A Gela ci sono concentrazioni di inquinanti milioni di volte superiore a quanto consentito dalla legge.

A Gela le mamme hanno la diossina nel latte.

A Gela gli uomini hanno forti problemi di infertilita'.




A Gela si muore di inquinamento.

A me, l'ENI disse che quello e' il prezzo da pagare per il progresso - 18 gennaio 2008, Pescara.

Secondo Wikipedia, l'ENI ha fatturato nel 2011 circa 110 miliardi di euro, con un utile di circa 7 miliardi di euro.

Io non so se quei lavori torneranno fra un anno o se saranno tagli permanenti. Ma visto lo scenario italiano e mondiale, potrebbe essere che non tornano piu'. Dopotutto anche in Italia pian piano il fotovoltaico prende piede e da diverse parti si sentono gli impianti "tradizionali" in crisi.

Lo dicono pure i capi!

E allora, possibile che non si potevano usare tutti quegli utili per trovare una soluzione vera per i lavoratori mandati in cassa integrazione? Non potevano usare quei settemila miliardi di euro per fare una qualche sorta di riqualificazione agli operai? Insegnarli a mettersi in proprio, ad utilizzare la loro conoscenza tecnica per - che so - imparare a mettere i pannelli solari, ripararli o qualsiasi altro tipo di attivita'? O meglio ancora, per iniziare a fare delle bonifiche? A cercare di rimediare in qualche modo il danno ambientale  hanno causato?

Insomma ridare qualcosa indietro a questa comunita' a cui l'ENI ha dato solo tumori, diossina e disperazione.

E si, l'ENI ci avrebbe perso economicamente - le bonifiche non portano soldi, istruire i tuoi operai non porta soldi -  ma avrebbe almeno iniziato a chiedere un pochino scusa per tutto il dolore che ha causato nel corso di decenni e su intere generazioni. E non c'e' prezzo per una donna che perde il proprio feto per inquinamento, o che se lo vede nascere microcefalo per colpa dei fumi tossici.
 
Questo mostra solo una cosa: i petrolieri - l'ENI ma tutti gli altri allo stesso modo,  sono tutti uguali - arrivano, distruggono e se ne vanno, senza guardare in faccia nessuno, se non i propri  tornaconti.

50 anni fa l'ENI voleva aprire a Taormina. Gli dissero di no e puntarono sul turismo. Gela invece gli disse si.

Il turismo a Taormina non chiude, l'acqua si puo' bere e la gente nasce normale.

Non e' vero che o si muore di trivelle o di fame.

Thursday, May 3, 2012

Il fracking e la salute delle donne



Sara Jerving e' una giornalista che scrive per il Center for Media and Democracy. Ha scritto un report giornalistico sugli effetti del fracking sulla salute delle donne. Interessantissimo, ma non dissimile dai soliti effetti delle trivellazioni sulla salute delle donne: aborti, problemi ai sistemi riproduttivi, e danni ai feti, nonche' tumori al seno, alla cervice, al colon, alle ghiandole endocrine, alla laringe, alle ovaie, al retto, all'utero.

Il reportage si chiama "The fracking frenzy's impact on women" - "L'impatto sulle donne della corsa al fracking".

La prima sezione si intitola "Toxins in fracking process linked to breast cancer", "Le tossine nel processo di fracking sono collegate ai tumori al seno".

Infatti guarda caso, nelle sei contee in Texas dove fanno fracking in maggior misura, ci sono stati aumenti di casi di tumore al seno, mentre sono in calo nel resto dello stato. Il rapporto parla anche di benzene, cancerogeno, di materiale radioattivo, e di morie di animali.

L'EPA e' the Environmental Protection Agency degli USA - l'equivalente del Ministero dell'Ambiente.

Not only do the chemical cocktail inserted into the ground been shown to contaminate groundwater and drinking water, but fracking fluid also picks up toxins on its trip down to the bedrock and back up again that had previously been safely locked away underground. Chemicals linked to cancer are present in nearly all of the steps of extraction — in the fracking fluids, the release of radioactive and other hazardous materials from the shale, and in transportation and drilling related air pollution and contaminated water disposal. 

Non solo le sostanze tossiche iniettate nel sottosuolo contaminano le falde acquifere e l'acqua potabile, ma i fluidi del fracking catturano varie tossine nel loro viaggio verso su e giu' da e verso il sottosuolo che madre natura aveva seppellito in sicurezza. Sostanze chimiche collegate al cancro sono presenti in tutte le fasi dell'estrazione - nei fluidi del fracking, nel rilascio di sostanze radioattive e di altro material dallo shale gas, nel trasporto e nelle trivellazioni che inquinano l'aria e nella dismissione di acqua contaminata.

Some reports indicate that more than 25 percent of the chemicals used in natural gas operations have been linked to cancer or mutations, although companies like Halliburton have lobbied hard to keep the public in the dark about the exact formula of fracking fluids. According to the U.S. Committee on Energy and Commerce, fracking companies used 95 products containing 13 different known and suspected carcinogens between 2005 and 2009 as part of the fracking fluid that is injected in the ground. These include naphthalene, benzene, and acrylamide. Benzene, which the U.S. EPA has classified as a Group A, human carcinogen, is released in the fracking process through air pollution and in the water contaminated by the drilling process. The Institute of Medicine released a report in December 2011 that links breast cancer to exposure to benzene. 

Alcuni rapporti indicano che piu' del 25% delle sostanze chimiche usate nelle operazioni di trivellazione del gas naturale, sono stati collegati a cancro o mutazioni, sebbene alcune ditte, come la Halliburton, a lungo hanno cercato di fare operazioni di lobbying per tenere nascoste le formule esatte dei fanghi usati per il fracking. Secondo la US Committee on Energy and Commerce, le ditte del fracking fra il 2005 e il 2009 hanno usato 95 prodotti che contengono 13 sostanze carcinogeniche note o sospette, come parte delle miscele di fracking che sono iniettate nel sottosuolo. Queste includono naphtalene, benzene e acrylamide. Il benzene, che la EPA degli USA ha classificato come parte del gruppo A, un carcinogenico umano, e' rilasciato nella fase di fracking tramite inquinamento in aria e in acqua durante le trivellazioni. L'istituto di medicina ha rilasciato un rapporto nel dicembre 2011 secondo cui l'esposizione al benzene causa tumori al seno.

Up to thirty-seven percent of chemicals in fracking fluids have been identified as endocrine-disruptors — chemicals that have potential adverse developmental and reproductive effects. According to the U.S. EPA, exposure to these types of chemicals has also been implicated in breast cancer

Fino al 37% delle sostanze chimiche usate nel fracking sono state identificate come sostanze che hanno effetti negativi sui sistemi endocrini  - cioe' che hanno effetti avversi sui sistemi di sviluppo e riproduttivi. Secondo l'EPA degli USA, l'esposizione a queste sostanze chimiche e' collegato al cancro al seno.

The Marcellus Shale in the northeast part of the United States also naturally contains radioactive materials, including radium, which is largely locked away in the bedrock. The New York’s Department of Environmental Conservation (DEC) analyzed 13 samples of water, contaminated by the fracking process, as a result of the hydraulic fracturing of the shale during the extraction process. The DEC found that the resulting water contained levels of radium-226, some as high as 267 times the limit for safe discharge into the environment and more than 3000 times the limit safe for people to drink. One gas well can produce over a million gallons of contaminated water. A New York Times expose in 2011, released secret EPA documents that illustrated how this water is sometimes sent to sewage plants that are not designed to process the dangerous chemicals or radiation which in some instances are used in municipal drinking supplies or are released into rivers and streams that supply drinking water. 

La zona del Marcellus Shale nel parte nord-est degli USA contiene materiale radioattivo allo stato naturale, fra cui il radon, che e' in maggior parte contenuto nella roccia sotterranea. Il New York Department of Environmental Conservation (DEC) ha analizzato 13 campioni di acqua contaminata dal processo di fracking. Hanno trovato che l'acqua conteneva alti tassi di radium-226, in alcuni casi fino a 267 volte piu' di quanto possibile rilasciare in ambiente, e piu' di 3000 volte maggiore il limite di tossicita' per gli umani. Un pozzo di gas puo' produtte piu' di un milione di galloni di acqua di acqua contaminata (4 milioni di litri). Un espose' del New York Times del 2011, ha reso pubblici alcuni documenti segreti segreti dell'EPA secondo il quale questa acqua viene in alcuni casi mandata alle centrali di trattamento che non sono state disegnate per tali trattamenti con sostanze chimiche e radiazione che viene mandata alle fonti idriche municipali o sono rilasciate nei fiumi e nei torrenti che alimimentano le fonti idriche.

Emerging data points to a problem requiring more study. In the six counties in Texas which have seen the most concentrated gas drilling, breast cancer rates have risen significantly, while over the same period the rates for this kind of cancer have declined elsewhere in the state. Similarly, in western New York, where traditional gas drilling processes have been used for decades before hydrofracking came along, has been practiced for nearly two centuries, rural counties with historically intensive gas industry activity show consistently higher cancer death rates (PDF) than rural counties without drilling activity. For women, this includes breast, cervix, colon, endocrine glands, larynx, ovary, rectal, uterine, and other cancers. 

Alcuni dati recenti mostrano che c'e' bisogno di maggiori studi. Nelle sei contee del Texas dove ci sono stati i maggiori tassi di trivellazione di gas, i tassi di tumori al seno sono aumentati in maniera sostanziale, mentre nel resto dello stato i tassi per questo tipo di cancro sono scesi. Allo stesso modo, nella parte occidentale dello stato New York dove le trivellazioni convenzionali di gas sono stati usati per decenni prima del fracking, alcune contee con alti tassi di operazioni petrolifere mostrano alti tassi di morti per tumore, rispetto alle contee in cui non ci sono state attivita' petrolifere. Per le donne, questo include cancro al seno, alla cervice, al colon, alle ghiandole endorcine, alla laringe, alle ovaie, al retto, all'utero.

La sezione successiva ha per titolo "Toxins linked to Spontaneous Abortion and Birth Defect", "Le tossine collegate agli aborti spontanei e ai danni alla nascita". In particolare, si sono gia' registrati forti tassi di aborti e di feti morti alla nascita fra animali, specie mucche, tenute vicino ai pozzi del fracking.

Certain compounds, such as toluene, that are released as gas at the wellhead and also found in water contaminated by fracking have the potential to harm to pregnant women or women wishing to become pregnant. According to the U.S. EPA, studies have shown that toluene can cause an assortment of developmental disorders in children born to pregnant women that have been exposed to toulene. Pregnant women also carry an increase risk of spontaneous abortion from exposure to toluene. Wyoming failed to meet federal standards for air quality due to fumes containing toluene and benzene in 2009. 

Alcuni composti chimici, come il toluene, che sono rilasciati dal pozzo e sono anche riscontrati nell'acqua contaminata dal fracking, hanno il potenziale di causare danni a donne incinte o che vorrebbero essere incinte. Secondo l'EPA degli USA, alcuni studi mostrano che il toluene puo' causare una serie di disturbi allo sviluppo del feto e di bambini nati da donne incinte esposte al toluene durante la gravidanza. Il toluene causa anche aumenti di rischio di aborti spontanei nelle donne. Lo stato del Wyoming non ha rispettato i livelli federali standard per la qualita' dell'ambiente a causa dei fumi tossici di toluene e di benzene nel 2009.

L'articolo denuncia anche i tentativi dei petrolieri di far finta di avere a cuore i problemi delle donne, dipingendo di rosa alcuni pozzi e facendo delle donazioni alla ricerca sul cancro al seno, mentre allo steso tempo iniettano enormi quantita' di sostanze carcinogeniche, neurotossine, biocidi e sregolatori dell'attivita' endocrina, mentre trivellano, causano perdite e rilasciano monnezza sopra e sottosuolo.

Evviva i petrolieri allora!

Tuesday, May 1, 2012

Gasland d'Italia: Policoro (Matera) e Porto Viro (Rovigo)

2 Novembre 1991, Policoro, Basilicata, Italia
Pozzo di gas ENI esploso.

In Italia non succede.








In questi giorni assistiamo ad un delirio dopo l'altro in termini di petrolio e di gas italico.

Stefano Saglia, Corrado Passera, Claudio Descalzi, Assomineraria, continuano ad insistere che dobbiamo fare dell'Italia un "hub energetico", che dobbiamo trivellare, che questo portera' a ben 25,000 o 30,000 posti di lavoro, che questo ci portera' a risolvere tutti i problemi d'Italia.

Il petrolio portera' soldi, lavoro e felicita' a tutti.

E allora ecco come si trivella in Italia.

Qui un piccolissimo articolo su un pozzo di metano che continua a regurgitare gas a Porto Viro, in provincia di Rovigo dopo una esplosione, nel 2010.



Si' e da un anno e tre mesi! e dallo scoppio del dicembre 2010 che il pozzo continua a rilasciare metano. Nessuno vede, dice fa. Tuttapposto.

Un anno e tre mesi!

Le piante vicino al pozzo sono morte, la gente e' preoccupata dell'aria che respira, il comune ha solo potuto mettere una scritta in cui si dice di non avvicinarsi perche' c'e' pericolo d'incendio.

Questa e' l'Italia delle trivelle.

Ma a guardare bene, non e' questo l'unico caso di pozzo metanifero esploso in Italia.

Nel 1991, a Policoro, ci fu un altro pozzo di gas esploso, ma nessuno ne parlo' e non ne esiste quasi traccia ne sul web, ne sulla stampa. Le foto che vedete me le ha mandate Felice Santarcangelo qualche tempo fa.

E' l'Italia dei pozzi di metano dell'ENI.



Vogliamo parlare dell'oleodotto esploso a Viggiano?

Vogliamo parlare delle galline morte a causa delle esalazioni di idrogeno solforato in Basilicata? 


Vogliamo ricordare lo scoppio di Trecate, in provincia di Novara?


Vogliamo ricordare lo scoppio della piattaforma Paguro?

Sono troppi gli scandali, i problemi, i rischi alle persone e alla natura. Ma a Passera interesssa solo il PIL.

Mi dica, Passera, che ce ne facciamo di un PIL perfetto dopo averla distrutta l'Italia?