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Thursday, March 19, 2015

Ombrina: da qualcuno che mi vuole bene

Grazie Lucio. Mi ci volevano proprio queste parole. Mi ci vorra' un po di tempo ancora. Mi sono vista tutto andare in frantumi l'altro giorno. Grazie del tuo affetto, le tue parole sono state fra le cose piu' belle che mi sono arrivate in questi giorni, e mi hanno fatto sentire utile e che mi vuoi bene.

Il meteorite mi ha fatto sorridere.
Ciao!

MR


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Carissima Maria Rita,

e' da molto che non ci sentiamo. Mi dispiace non averti potuto scrivere prima, ma sono stato preso da un mare di impegni. Ho piu' volte pensato di scriverti ma poi e' sopraggiunta un'altra cosa che dovevo fare urgentemente.

Stamattina ho visto quello che è successo per Ombrina. La cosa, anche se non mi ha sorpreso, mi ha amareggiato TANTISSIMO. MI SPIACE di piu' per te che ci hai messo l’anima per portare avanti questa lotta perdendo sette anni del tuo tempo.

Dico tempo perso perché è un modo di dire, il tempo impiegato in queste cose , a prescindere se vanno bene o male, è tempo guadagnato in stima e rispetto di se stessi.

Mi rendo conto che ora sei parecchio giù, ma permettimi di farti una critica, non puoi dire che sei stata sconfitta. Almeno non puoi dirlo, se il motivo è che una cinquantina di teste di CXXXO, che insieme formano la CTVA, ha dato parere positivo al progetto Ombrina. Si sapeva che prima o poi avrebbero dato l’OK. Consentimi, il fatto di averli rallentati per sette anni, se non è una vittoria è senz’altro una grossa soddisfazione. E poi, in questi sette anni hai risvegliato una coscienza in molte persone che senza di Te avrebbe continuato a dormire.

Ora molti programmi TV (Presa Diretta, Report, Scala Mercalli etc..) parlano di questi problemi ed il merito è Tuo. Magari questo non te lo riconoscerà nessuno, ma stai tranquilla che è così.

Se una persona, nel 2011, non sapendo che pesci pigliare, non si fosse imbattuta nel tuo blog, ora molto probabilmente la XXX avrebbe già finito di perforare da tempo, ed invece al momento ha un ricorso pendente al TAR. Stessa cosa dicasi per YYY. Anche per YYY la CTVA ha dato parere positivo, nell’agosto 2013. E’ passato più di un anno e mezzo, quasi due, ma ancora non è uscito il Decreto VIA (Decreto che sto aspettando con piacere che esca). Un motivo ci sarà.

Buona parte di quei pochi progetti bocciati sono stati respinti dal Ministero non dalla CTVA.

Tempo fa te l’avevo detto, se un meteorite simile a quello che provocò l’estinzione dei dinosauri dovesse essere valutato dalla CTVA, stai tranquilla che il parere sarebbe: Positivo con Prescrizioni. La stessa 152/2006 (la legge sulla VIA) non prevede specificatamente una bocciatura, parla sempre di approvazione con eventuali prescrizioni.

Col perdurare del costo del petrolio ai livelli attuali, parte di queste Società andranno in fallimento. Non credo che tutti i progetti approvati saranno realmente realizzati.

Sono sicuro che ti riprenderai presto da questa battuta di arresto. Il sole della California sarà pure molto bello, ma dopo tempo anche lui provoca delle scottature.

Un grandissimo bacio,

CIAO Lucio.


Monday, May 12, 2014

Il fracking su Report di Milena Gabanelli


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 Un sacco di gente mi scrive sulla puntata di Report e sul perche' non c'ero. Non lo so. 
Occorre chiedere al pseudo giornalista Roberto Pozzan ed alla Gabanelli.
Pero' di certo il mio blog l'hanno letto, eccome!

***

Oggi 14 Maggio 2014 mi ha scritto il diretto interessato Roberto Pozzan per dirmi
che temeva che io volessi approfittarne per fare un viaggio negli USA a spese della RAI
(a questa vilta' neppure i petrolieri sono mai arrivati)

Vivo negli USA e anche se dal petrolio non si ho guadagnato ne soldi
ne carriere politiche i soldi per un volo LAX-Ohio ce li ho.

Per telefono il Pozzan mi dava del tu, come se fossimo amici di vecchia data.
Per email si passa al lei, si vergognava?

Mi ha scritto e telefonato sia negli USA che in Italia ma poi mi scrive che non aveva
i miei recapiti e che e' per questo che non poteva contattarmi!!

Dalla puntata dei fracking si vedeva nel retro il mio blog.

Cara Milena, complimenti per il "giornalista" che si e' scelta.


***
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Il giorno di Thanksgiving, a fine Novembre 2013 ero a casa che "cucinavo". Erano venuti a trovarmi mio fratello ed altri amici, e sarebbero poi venute a cena varie persone, fra cui Pierluigi. Non mi sono cimentata con un tacchino intero, ma eravamo alle prese con un pollo ruspante - una impresa piu' modesta.

Durante la mattina fra patate da sbucciare e cranberry sauce da improvvisare, mi chiama il giornalista Roberto Pozzan di Report che mi aveva gia' contattata per email e a cui avevo dato i miei recapiti. Mi dice che la Gabanelli gli aveva dato l'OK per una trasmissione sul fracking da mandare in onda in primavera e che quindi voleva farsi una "chiaccherata" con me.

Mi fa tante domande, e siamo rimasti al telefono per quasi due ore. Gli indico il mio blog e gli dico che e' tutto li. Gli dico di Rivara e che ci sono altri casi di fracking in Italia. Gli dico che ho scritto in lungo e in largo di cosa accade negli USA, della correlazione con la sismicita' indotta, delle proteste che si susseguono fra New York e California e con tutto quello che c'e' in mezzo. Una telefonata cordiale, che lascia intendere che ci sara' un dopo.

E poi?

Poi non l'ho piu sentito. Scomparso.

Ieri domenica 11 Maggio, dopo sei mesi, mi chiama per dirmi che la sua trasmissione andra' in onda stasera. Non ho ben capito perche' volesse comunicarmi questa notizia, e infatti l'ho sentito un po imbarazzato.

Ho tagliato corto perche' non sapevo cosa dire e perche' mi feriva sentire quelle parole di circostanza.

Nonostante parli di fracking da anni, non sono stata considerata degna di apparire in questo programma.

Ci sono rimasta male perche' come ho gia' detto sarebbe stato una specie di "grazie", un modo per incoraggiarmi ad andare avanti e per sentire che tutto questo enorme lavoro non e' inutile. Come detto, adesso tutti parlano di fracking (e di acidi e di sismicita' indotta e di H2S e di fanghi e di trivelle a mare e di pesci inquinati e di cementificazioni improprie) ma li dietro c'e' un enorme lavoro di diffusione e di sensibilizzazione che in pochi hanno cercato di fare. Soprattutto, per ognuna di queste cose c'e' sempre stato un periodo iniziale di derisione, come dire: ma che dice quella esaltata, le trivelle non possono portare ai terremoti mai e comunque.

E poi invece...

Per non parlare delle cause, e dei veleni con tutti questi galletti improvvisati ambientalisti, o dei vari Ernesto Galli della Loggia o Ferruccio de Bortoli che si "ispirano" perche' non hanno argomenti, e poi mi chiedono di scrivere perche' non sanno cosa dire, e poi ancora mi censurano perche' certe cose non si possono dire. O dei vari Chicco Testa che invece di rispondere sul tema dei propri conflitti di interesse passa ad attaccarmi sul personale. O di gente come Mariastella Bianchi che non sa che scrivere sulle proprie risoluzioni e copia pezzi interi da me. O Sergio Morandi della Medoigas che cerca di usare i tribunali contro di me.

Perche' dunque questo trattamento da parte di Report?

Leggo la locandina della puntata. Dicono cose come: abbiamo fatto un viaggio in vari stati americani, c'e' la sismicita' indotta, ci sono controversie, i politici sono informati in Italia su questi argomenti?

C'e' qualcosa di diverso da quello che ripeto da anni a questa parte? Non so, non credo. Mi pare che sia l'essenza di quello che dico da anni e anni, nonostante gli insulti e gli approfittatori di vario genere.

Di nuovo perche' questo trattamento?

Sono scomoda pure alla Gabanelli? Pensano che occorre trovare un compromesso e io sia una del "no"? O al giornalista dava fastidio che tutte queste cose sono state gia' raccontate da anni ed anni ormai e che Report arriva tardi? Oppure che non ho il patentino da geologa? Non lo so.

So solo che la prima volta che si e' parlato di fracking in Italia - con Rivara - e' stato perche' sono stata tre giorni e tre notti a indagare, gratis, per amore, e da sola. E rivedere per filo e per segno le cose riprese dal mio blog non e' stato carino.

Ecco:

Fracking a Ribolla

tutto scovato dalla sottoscritta, mentre che i capoccioni delle unviersita' italiane continuavano a ripetere che in Italia mai e poi mai c'era fracking in Italia, che le trivelle non possono mai e poi mai causare terremoti, che in Italia siamo piu' bravi e mentre che il giornalismo italiano, incluso Report,  dormiva.

Ecco qui sulla pizza Chevron
 
La prova di tutto e' che se l'avessero scovate quelli di Report queste cose, io me ne sarei rimasta a casa mia e mai mi sarei messa a fare attivismo dalla California.

Nota: questo e' quello che viene fuori dal mio contatore.  Non sempre lo guardo, non sempre conservo. Non riesco nemmeno a monitorarlo piu' di tanto, per cui molto probabilmente questa e' solo una piccola sezione del tutto. 












Thursday, August 29, 2013

Fracking e terremoti: prima causa in tribunale


"Given the strong spatial and temporal correlation between the two wells and seismic activity on the fault, it would be an extraordinary coincidence if the recent earthquakes were not triggered by the fluid injection. For these reasons, I conclude that fluid injection triggered the recent seismicity."

Data la forte correlazione spazio-temporale fra i pozzi di reiniezione e l'attivita' sismica sulla faglia, sarebbe una coincidenza straordinaria se i terremoti recenti non fossero stati innesati dalla reiniezione di fluidi. Per questi motivi, concludo che la reiniezione di fluidi ha causato la recente sismicita'.

Steve Horton, Seismological Research Letters
sui terremoti attorno a Greenbrier, Arkansas
March/April 2012 
 
Un sacco di persone mi mandano link sul fatto che anche il Sole 24 ore si sia svegliato sulla questione fracking, e che dica che "l'estrazione prolungata causa terremoti"

Beh, meglio tardi che mai.

Questo dimostra che non e' piu' possibile far finta di niente e che l'informazione non si puo' piu imbavagliare, neanche in Italia. Troppi i report, troppi i nostri blog, i nostri siti indipendenti che continuano a parlare di terremoti, e inquinamento delle faglie, e acqua marroncino nei rubinetti.

Ma il Sole 24 ore ha ancora molto pane da mangiare per recuperare, perche' ci sono decine e decine e decine di studi che collegano le trivelle ai terremoti.

Ed ecco qui. La prima causa in tribunale contro i fraccanti per trivelle e terremoti.

Succede a Greenbrier, Arkansas.
Ne avevamo parlato qui gia' nel 2011.

Il tutto e' molto semplice.

Prima delle trivelle del fracking e delle reinizioni sotterrannee di monnezza petrolifera, niente terremoti.

Arrivano le trivelle del fracking e delle reinizioni sotterranee di monnezza petrolifera, arrivano i terremoti.

Si fermano le trivelle del fracking e delle reinizioni sotterranee di monnezza petrolifera, finiscono i terremoti.

Lineare. Lampante.

Fra il 2010 e il 2011 ne hanno registrati 1000 di terremoti.
Il maggiore era di intensita' 4.7 Richter.

Nessuno a Greenbrier poteva pensare, allora che la colpa fosse delle attivita' di fracking della Chesapeake Operating, Inc e della BHP Billiton che acquisto' le operazioni della Chesapeake.

Ma quando Scott Ausbrooks dell'Arkansas Geological Survey e Steve Horton dell' Universita' di Memphis Center for Earthquake Research and Information spiegarono dopo un po' che la causa degli sciami sismici era molto probabilmente delle trivelle, si decise di chiudere i pozzi incriminati. 

Infatti, i due, allarmati dalle ripetute chiamate dei residenti che si lamentavano dei numerosi tremori quotidiani - anche dodici al giorno - decisero di installare delle stazioni di monitoraggio attorno ai due pozzi di reinizione nella zona. 

Il 98% delle scosse si era registrato nel raggio di 5 chilometri dai pozzi. In piu', i due scoprirono l'esistenza di una faglia sismica prima di allora sconosciuta, ora chiamata faglia di Guy-Greenbrier.

A questo punto le autorita' non poterono piu fare finta di niente. 

Vi fu una moratoria permanente su un area di circa 3,000 chilometri quadrati sulle attivita' di reinizione attorno alla nuova faglia.
 
E cosi' i residenti decisero di fare causa ai petrolieri responsabili, anche quelli che inizialmente erano favorevoli al fracking in citta'.

E' la prima volta che si va in tribunate per i danni da fracking e della sismicita' indotta.
Ed e' anche una causa molto importante, perche' potrebbe dare l'avvio a molte altri contenziosi legali.

Dopotutto la terra non ha tremato solo a Greenbrier per colpa delle trivellazioni. Casi simili ci sono anche in altre zone dell'Arkansas, nel nord del Texas, in West Virginia e a Youngstown, Ohio.

"The scientific community is really focusing on this issue so I imagine we will see more cases because of that. That's one of the new battlegrounds."

E questo lo dice Barclay Nicholson, avvocato di Houston che lavora per i petrolieri.

Dal canto loro i petrolieri dicono che non potevano predire i terremoti, e che una volta appurata la connessione fra terremoti e trivelle hanno fatto tutto quello che potevano per fermarli e che in ogni caso... il fracking ha portato milioni e milioni di dollari di investimenti in Arkansas e che ha dato lavoro e gas a tutti.
    
It’s something that happened, we addressed it and developed some rules to keep it from happening again and everyone has moved on.

Questa e' la posizione di Lawrence Bengal, direttore del consorzio petrolifero "Arkansas Oil and Gas Commission". Come dire,  che vuoi che sia un terremotino di qua o di la.  Let's move on. Si, per lui che non sente la terra tremare sotto i piedi!

Vediamo come va a finire.




Sunday, October 31, 2010

La Gabanelli e Report sul petrolio in Italia



Sono contenta che il programma della Gabanelli si sia occupato della questione petrolio in Italia. Oggi Repubblica racconta anche la storia della petroliera Haven, che incagliata nei mari antistanti Genova nel 1991 dopo essersi incendiata, continua ancora adesso a tirare fuori veleni
e a inquinare pesci, mari e gente.

Era gia' tutto scritto - ricercatori sia francesi che italiani ne avevano gia' parlato tante volte, e io stessa lo sapevo. Qualche volta ne ho parlato in giro per l'Abruzzo dagli articoli di scienza che pure sono stati pubblicati, ma ci e' voluta la televisione e poi le telecamere per dare ampio risalto a questa faccenda.

Chissa' dove erano nel frattempo gli accademici genovesi e liguri? Chissa' perche' non hanno dato l'allarme, non hanno sensibilizzato la cittadinanza. Una persona di scienza, a mio avviso, ha una certa responsabilita' verso la societa' , come ce l'hanno i medici e gli insegnanti, di fare il megli che possono per il bene comune, nell'informarla, nel curarla, nel educarla al senso del dovere.

Ma la storia di Arenzano e' la stessa di Terzigno, e' la stessa di Pieve Vergonte, e' la stessa di Manfredonia, e' la stessa di Taranto, e delle navi radioattive in Calabria.

E' la storia del paese occidentale piu' corrotto del mondo - l'Italia - dove l'ambiente che non si vede, non si sente, non vota e non paga mazzette, e' sempre trascurato e bistrattato, e dove chi governa e' piu' interessato al bunga bunga, alle ville in giro per il mondo, alle leggi ad personam, agli affari per i suoi amici.

E non e' solo Berlusconi, e' tutta la classe politica, ignorante, inutile e impreparata.

Ma prima o poi la natura presenta il conto. Sono le leggi semplici e lineari della fisica e della causa e dell'effetto - veleni mi dai, veleni ti riprendi.

Non sono solo i pesci ad ammalarsi di cancro, sei tu che ti ammali perche' in mezzo a quei veleni ci vivi e non fai niente.

Il disastro della Haven e' accaduto 19 anni fa. Si e' succeduta una serie di politici, di amministratori, di commissioni, possibile che nessuno prima della Gabanelli abbia mai potuto indagare, porsi domande, studiare, denunciare?

Alla fine e' la storia degli italiani, un popolo cosi eccellente nei suoi individui talora, ma allo stesso tempo cosi poco curante del bene comune, delle generazioni future, del darsi da fare disinterssato, del prossimo, della giustizia vera.



Da la Repubblica:

Dimenticate da chi avrebbe dovuto bonificare la zona, inquinano l'acqua, intossicano e ricoprono di una melma grigiastra i pesci che si ammalano di cancro. Solidificato dal tempo fino ad apparire come massi lunari, il petrolio affolla le reti dei pescatori liguri nonostante vadano a gettarle lontano dalla zona off limits.

Il petrolio sul fondo del mare sembra non interessare, dalla riva non si vede, sulla superficie dell'acqua neanche. Tanto che i 60 miliardi che vanno a risarcire i Comuni vengono impiegati per rifare la passeggiata a mare di Arenzano, mettere a posto le fogne o la zona dell'ex ferrovia.

Nel 1995, a quattro anni dal disastro della Haven, ad esempio, i ricercatori dell'Istituto per la ricerca applicata al mare, incaricati dal ministero dell'Ambiente di preparare un piano per la bonifica, si calano con un batiscafo fino a 700 metri. E vedono distese interminabili di catrame, pesci negli anfratti di bitume.


Il problema è che i residui degli idrocarburi sono capaci di indurre cancro. Abbiamo trovato pesci che vivono a stretto contatto col fondo e notato come una specie in particolare, mostrasse sintomi, segni di tumore al fegato.

Reazioni? "Si è deciso di fare finta di nulla, come se il problema non esistesse" racconta Ezio Amato, allora responsabile scientifico del governo per la bonifica Haven.


Noi in Abruzzo di questo abbiamo prova diretta - volevano trivellare Ombrina Mare a ridosso di una riserva di pesca, senza saperlo. E quando la Confindustria dice che occorre incentivare il traffico petrolifero per Ortona, occorre ricordarsi di Arenzano e dei 20 anni di veleni.

Il parco della costa teatina serve anche per questo.




Saturday, July 4, 2009

PESCARA 18 LUGLIO 2009


Ci siamo, finalmente il 18 luglio ci vediamo tutti a Pescara per manifestare contro l'Abruzzo petrolifero in spiaggia.

Ci si vede alle 10:30 davanti alla statua di Cascella, in riva al mare.

Siamo tutti invitati: cittadini, movimenti, sindaci, associazioni, agricoltori, produttori, esercenti, artigiani, operatori turistici, pescatori e tutti quelli che amano l'Abruzzo.

GIANNI CHIODI e DANIELA STATI DEVONO PRENDERE UNA POSIZIONE CHIARA PER SALVARE LA NOSTRA TERRA

L'ABRUZZO CHIEDE IL BLOCCO TOTALE DELL' ATTIVITA' PETROLIFERA PER ALMENO 30 ANNI NELLA NOSTRA REGIONE

In questi giorni sono in Sardegna ad un meeting sul petrolio in varie parti del mondo. E' sconvolgente ascoltare quello che succede, anche per me che credevo di avere letto e sentito tutto. In Nigeria, in Ecuador, nel Canada, fa veramente male vedere ed ascoltare di prima persona quello che succede alle popolazioni locali, dei paesi del primo e del terzo mondo in ugual misura, ogni volta che arriva il dio petrolio.

Malattie, terreni devastati, acqua mista a petrolio, pesci morti, foreste disboscate. L'ENI, come la Shell, la Total e le loro amiche piu o meno grandi, non risparmiano niente, figuriamoci se andranno con i guanti bianchi in Abruzzo.

In questo meeting c'era anche il giornalista che ha realizzato il servizio di Report sulla Nigeria per Milena Gabanelli, nonche' uno dei principali attivisti pacifici per la Nigeria: Nnimmo Bassey, presidente di Oilwatch Africa e di Friends of the Earth Africa, un architetto diventato attivista, arrestato varie volte nel suo paese e che predica metodi non violenti per liberare la Nigeria da pratiche disumane come il gas flaring.

Praticamente, in Nigeria non gli fanno nemmeno il "centro oli": il gas di risulta e gli scarti sulfurei li bruciano direttamente in aria, al 100%. Vicino a questi tubi sputa fuoco e' sempre giorno. Parlare con il signor Bassey mi ha fatto sentire piccola, perche' noi qui abbiamo tutte le comodita' del primo mondo e dovremmo non solo rispedire i petrolieri a casa loro senza mezze misure ma denunciare tutte le schifezze che ENi e compagnia bella vanno facendo in giro per il mondo ai popoli piu' vunerabili. Naturalemente da Americana, paese che divora il petrolio come fosse acqua in rispetto agli altri paesi del mondo, mi sento particolarmente colpevole dell'orrore laggiu'.

C'erano anche alcuni rappresentanti del Congo, dove l'ENI andra' ben presto a trivellare sabbie bituminose, il petrolio piu' schifoso del mondo in assoluto. Avrei tanto voluto poter far per loro la stessa cosa che stiamo facendo in Abruzzo: spiegare alla gente di che si tratta, e dopo aver imparato, dirgli di arrabiarsi e di lottare con le armi della parola, dell'intelligenza, della democrazia, ma purtroppo non posso fare piu battaglie di quanta energia io abbia.

In Abruzzo, dobbiamo lottare e vincere: per noi, per i nostri figli e anche per mostrare al resto del mondo che i petrolieri non sempre la spuntano e che si puo' sconfiggere questa banda di criminali che anche se veste con i vestiti di lino, e va in giro con il sorriso finto e le risposte prestampate, sempre criminali sono.

Monday, June 8, 2009

Milena Gabanelli e il petrolio d'Italia


Mi sono arrivate varie segnalazioni del fatto che Milena Gabanelli ha raccontato degli scempi petroliferi in Nigeria, nel suo programma Report, domenica 7 giugno alle 21:00.

Il titolo del programma e' stato "La violenza dei forti". Non ho ancora visto il programma, e non essendo in Italia, non sapevo neppure che fosse andato in onda, ma sono veramente contenta che qualcuno abbia avuto il coraggio di parlarne. Grazie a Milena Gabanelli, per la sua professionalitá e per avere avuto il coraggio della denuncia.

Oggi, 8 giugno dalle 5 alle 6 di sera, la Gabanelli sara' online per parlare del suo programma. Magari possiamo parlare a chattare con lei di petrolio in Abruzzo? Qui il link io ci provero', speriamo che siamo in tanti.

Il link della tramssione invece, come mi hanno segnalato Carlo, Maria Paola e Massimiliano e' qui

Queste le repliche su Rai sat al canale 121:

Lunedì 08/06 alle 10.00 e alle 21.00
Giovedì 11/06 alle 16.45
Venerdì 12/06 alle 24.00

In fondo il testo del riassunto della puntata. Ricordo che il gas flaring consiste nel bruciare direttamente gli scarti sulfurei (fra cui l'idrogeno solforato) invece che mandarli al desolforatore prima. Nel desolforatore ci sono prima delle reazioni chimiche (il cosiddetto processo Claus) che trasforma gli scarti sulfurei in zolfo puro allo stato solido. La parte di gas che non si riesce a smaltire viene poi bruciata. La percentuale di recupero dello zolfo di solito e' del 95-96%, per cui in teoria "solo" il 5% dell'idrogeno solforato finisce in atmosfera.

Ora, costruire desolforatori costa, ovviamente tanto piu' quanto piu'alta e' la percentuale di idrogeno solforato che riesci ad evitare di immettere nell'ambiente. A Viggiano il desolforatore
che viene chiamato "centro oli" ha portato alla distruzione di tutta l'agricoltura nel circondiario, a Sarroch trovano zolfo nei pesci per colpa del desolforatore di Mr Moratti. Tutto questo in presenza di impianti che dovrebbero smaltire l'idrogeno solforato al 95%.

Immaginate voi come si vive in Nigeria dove il DESOLFORATORE NON C'E' E DOVE TUTTO l'H2S VIENE BRUCIATO AL 100% in queste enormi torri di fuoco. L'immagine di cui sopra e' un esempio di gas flaring nigeriano. Una specie di fiammella del centro petroli moltiplicata per vari fattori.

Per tutto questo occorre ringraziare l'ENI, di cui ciascuno di noi e' membro, visto che al 30% appartiene ancora allo stato Italiano e cioe' a tutti noi.

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In Nigeria, tutta la regione del delta del Niger, un tempo ricchissima di pesce e di coltivazioni agricole, è stata appaltata alle attività di estrazione e ricerca di petrolio delle multinazionali straniere, dalla Shell all’Agip.

Uno degli aspetti più controversi è il “gas flaring”, il gas che fuoriesce dai giacimenti di petrolio e che viene bruciato dalle compagnie perché sarebbe costoso riutilizzarlo. Una pratica vietata in Nigeria e contrastata dalle Nazioni unite perché altamente inquinante. Ma nonostante i divieti e le sentenze della Corte Federale Nigeriana, la pratica del gas flaring ancora oggi viene adottata anche perché l’entità delle multe che dovrebbero dissuadere le grandi aziende è risibile. Alla fine anche i governanti africani sembrano tollerare e chiudere un occhio. Allora di chi è la responsabilità di un inquinamento che ha devastato il delicato ecosistema fluviale, distrutto la pesca e reso imbevibile l’acqua? E lo sfruttamento delle risorse alle spalle della popolazione locale? Negli anni la tensione è degenerata in una vera e propria guerra. A confrontarsi i guerriglieri, l’esercito nigeriano e le polizie private che proteggono le strutture e i cantieri delle multinazionali.