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Tuesday, July 18, 2017

Bocciato l'airgun norvegese al largo della Sardegna








L'airgun in mezzo alle nuove proposte Aree Speciali Protette di Importanza Mediterranea
e' stato bocciato dal Ministero dell'Ambiente il giorno 14 Luglio 2017





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Un'altra buona notizia, di cui sono contenta, perche' come per la Sicilia, l'Abruzzo, la Sardegna, la Lombardia, ovunque ci siamo organizzati e lottato, come collettivita', e non ci siamo arresi, i risultati sono arrivati.

L'airgun proposto dalla societa' TGS-NOPEC Geophysical Company al largo delle coste sarde e' stato bocciato dal Minsitero dell'Ambiente.

Bocciato "In nome del popolo italiano". E' sempre bello vedere queste parole quando sotto c'e'   qualcosa di positivo, perche' e' questo quello per cui i nostri governi dovrebbero lavorare e prendere le decisioni. In nome del popolo italiano.

Si tratta di un area di circa 6000 kmq, a una distanza di 45-75 chilometri da riva e in cui eseguire ispezioni sismiche in 2D e in 3D. In totale avrebbero acquisto oltre 7,800 chilometri di linee sismiche, cosi tante perche' in 3D la presa dati e' maggiore che in 2D, visto che si vuole una maggiore risoluzione del sottosuolo.

Il progetto si chiama "Prospezione geofisica d 2 E.P-.TG" e riguardava le provincie di Oristano e di Sassari, con in mezzo i comuni di Stintino, Oristano, Bosa, Tresnuraghes, Olbia, Cuglieri, Alghero, Porto Torres, Sassari, Narbolia, San Vero Milis, Villanova Monteleone, Magomadas.

Erano a 15 miglia da zone protette!
Quale arroganza, eh? 

La ditta invece ha sede ad Asker, Norvegia: avrebbero fatto airgun per circa 80 giorni per la presa di dati in due dimensioni e poi per 120 giorni per quella in tre dimensioni: 200 giorni di spari ad alta intensita' in mare, ogni dieci secondi, 24 ore su 24. 

Ed e' interessante vedere la prepotenza e la supponenza di questa TGS-NOPEC Geophysical Company, che nessuno ha mai sentito nominare prima e che vuole volere comandare e a spuntarla, nonostante gli si dica di no.

Erano arrivate varie osservazioni, da cittadini, dalla regione Sardegna, dai comuni di Cuglieri e di Narbolia (OR) alla quale la  TGS-NOPEC Geophysical Company, aveva risposto di ritenere che

"al momento esista una visone sproporzionata ed incorretta dell'impatto negativo della prospezione geofisica"

Certo, agli occhi di qualsiasi petrolieri le legittime preoccupazioni di cittadini sono sempre sproporzionate ed incorrette. Loro devono trivellare, costi quel che costi, e per loro siamo e saremo sempre una spina nel fianco.

Poi ancora. Chiedono al governo di ottenere una sospensione di circa sei mesi per districare la faccenda, per altri incontri e

"affinche' venga compresa a fondo la tecnologia utilizzata e la Commissione abbia una conoscenza piu' aggiornata della proposta"

Cioe' per cercare di intortarseli meglio al Ministero.

Interssante che il Ministro dei Beni Culturali abbia detto si, ma che invece e' proprio quello dell'ambiente, di Gianluca Galletti, che abbia invece detto il no finale.

Ecco, un altra pagina di buon senso, per la Sardegna, per l'Italia, per il pianeta tutto. Come sempre non e' solo l'airgun, e' tutto quello che viene fuori dopo l'airgun, -- petrolio, infrastruttura, inquinamento, pericoli di scoppi, cambiamenti climatici, democrazie malate.

Ecco, in Sardegna, ci siamo risparmiati tutto questo.

Qui ci sono tutte le immagini e il progetto in maggiori dettagli. 

Bravi a tutti quelli che si sono dati da fare, e sopratutto, caro Minsitro Galletti se l'airgun non e' accettabile qui, non lo e' da nessuna altra parte dei nostri mari d'Italia.






Thursday, February 19, 2015

Air Gun di Novegia in Sardegna
















L'airgun in mezzo alle nuove proposte Aree Speciali Protette di Importanza Mediterranea.









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Si vede che proprio gli piace sondare il mare e sparare sottacqua.

Eccolo qui, e' il progetto di prospezione geofisica d 2 E.P-.TG per l'acquisizione di circa 7800 chilometri di linee sismiche alla ricerca di petrolio che riguardano le provincie di Oristano e di Sassari, con in mezzo i comuni di Stintino, Oristano, Bosa, Tresnuraghes, Olbia, Cuglieri, Alghero, Porto Torres, Sassari, Narbolia, San Vero Milis, Villanova Monteleone, Magomadas.


Questa volta i bombaroli sono norvegesi, si tratta infatti della TGS-NOPEC di Asker, Norvegia che
saranno all'opera per 80 giorni per la presa di dati in due dimensioni e poi per 120 giorni per quella in tre dimensioni: 200 giorni di spari ad alta intensita' in mare, ogni dieci secondi, 24 ore su 24.

Lo studio di impatto ambientale e' stato preparato, controllato, approvato e sottoscritto dai seguenti:


Fabio Marzio Di Rosario

Alessandra Cargioli

Linda Volpi

Claudio Mordini

Paola Rentocchini


Ma chi e' questa TGS-NOPEC? Si autodefiniscono "la principale Società a livello mondiale specializzata in acquisizioni di dati geofisici multi-client".

Cioe' sono degli intermediari. Loro prendono queste linee sismiche, le elaborano e poi "le rendono disponibili" ai petrolieri.

Gratis?

O a pagamento per creare un altro po di business "multi-client"? Ma no, perche' essere cosi maliziosi. Sicuramente e' tutto per amore della conoscenza e dell'Italia.

E infatti esordiscono con un sacco di belle parole sull'euro, sul fatto che l'82% del fabbisogno di petrolio e' importato dall'estero, sulla spesa nazionale, sul piano energetico nazionale, sulla politica energetic europea, sull'hub sud-europeo, il dollaro, le tabelline, le concessioni italiane che diminuiscono perche gli operatori non sono riusciti a portarsi avanti con le trivelle. Poverini.

Concludono che si profila sempre di più "l'importanza e l'urgenza di perseguire la strada dell'indipendenza energetica" e che quindi adesso arrivano loro a fare ispezioni sismiche nei mari di Sardegna. Ecco, come arriviamo all'indipendenza energetica.

Bombardando i mari sardi.

E lo faranno alla grande. Dicono che partiranno con un volume ``minore'' di air-gun di 150 decibel, per arrivare al culmine a 260 decibel -- che sono devastanti per la vita marina. Ed infatti, lo dicono anche loro che i cetacei possono avere risposte negative gia' a partire dai 120 decibel.

Purtroppo per loro pero' c'e' il santuario dei delfini a poca distanza -- l'area marina protetta "Santuario Pelagos" -- e quindi i nostri eroi devono prendere precauzioni. E quali sono ? Beh, decidono che non ci entreranno dentro "per eliminare potenziali impatti" e che fra le 12 e le 15 miglia dal confine saranno fatte solo manovre. Entro le 12 miglia si fermeranno del tutto.

Come dire, le balene e i delfini non si azzardassero ad uscire dal santurario! Come se loro anche lo sapessero che esiste un santuario e che a 15 miglia piu' in la ci sono spari di air gun in mare. Pero siamo tranquilli: i norvegesi si porteranno appresso almeno due "osservatori qualificati" e se dovessero mai avvistare un mammifero marino entro i 500 metri, si fermeranno e lasceranno alle balene di allontanarsi. Che magnanimi!

E la pesca? Niente problemi neanche qui. Sono previste azioni di "coordinamento" con gli operatori della pesca inclusa "la presenza di un rappresentante locale a bordo nel corso dello svolgimento delle operazioni."

Ma quanta gente sara' a bordo? Fanno una festa sulla nave dell'air gun, con osservatori e pescatori??

Come sempre, tutto va visto in un ottica maggiore: dalla mappa di cui sopra ci sono varie aree marine protette nel Mediterraneo, e in mezzo ci facciamo l'air gun? Ma che senso ha proteggere da una parte e poi, a poca distanza, sparare?

I nostri amici norvegesi dicono che l'opzione zero non si puo fare perche' e' in contrasto con "la strategia energetica nazionale" e che se restassero a casa loro, in Norvegia, non si potrebbero fornirci "le informazioni necessarie per successive fasi di esplorazione" e quindi non si potrebbe "contribuire ad un incremento delle riserve di idrocarburi" a livello nazionale.

Mmh. Questi Norvegesi proprio amano l'Italia e la Sardegna.

Notare che siccome si sono messi nell'angoletto piu angoletto del mare italiano, non c'e' bisogno di interpellare nessun altro - Francia, Spagna, Monaco e i pareri transfrontalieri non sono richiesti.

Ecco qui tutte le aree protette che potrebbero essere interessate, ma che, magicamente, non lo saranno, perche' troppo lontane - secondo loro!



EUAP 1174 Area Marina Protetta “Santuario dei Mammiferi Marini”, ubicata a circa 35 km di distanza;

EUAP 0554 Area Marina Protetta “Capo Caccia Isola Piana”, ubicata a circa 45 km di distanza;

EUAP 1052 “Parco Naturale Regionale di Porto Conte”, ubicato a circa 46 km di distanza;

EUAP 0552 Area Marina Protetta “Isola dell‟Asinara”, ubicata a circa 50 km di distanza;

EUAP 0945 “Parco Nazionale dell‟Asinara”, ubicata a circa 52 km di distanza;

EUAP 0951 Area Marina Protetta “Penisola del Sinis Isola Mal di Ventre”, ubicata a circa 55 km di distanza.

SIC ITB010042 “Capo Caccia (con le Isole Foradada e Piana) e Punta del Giglio”, ubicato a circa 43 km di distanza;

SIC ITB010043 “Coste e Isolette a Nord Ovest della Sardegna”, ubicato a circa 47 km di distanza;

SIC ITB011155 “Lago di Baratz – Porto Ferro”, ubicato a circa 48 km di distanza;

SIC ITB010002 “Stagno di Pilo e di Casaraccio”, ubicato a circa 50 km di distanza;

SIC ITB010082 “Isola dell‟Asinara”, ubicato a circa 50 km di distanza;

ZPS ITB013044 “Capo Caccia”, ubicata a circa 45 di distanza;

ZPS ITB010001 “Isola Asinara”, ubicata a circa 50 km di distanza;

ZPS ITB013012 “Stagno di Pilo e Casaraccio e Saline di Stintino”, ubicata a circa 50 km di distanza

IBA 175 “Capo Caccia e Porto Conte”, ubicata a circa 43 di distanza;

IBA 171 “Isola dell‟Asinara, Isola Piana e Penisola di Stintino”, ubicata a circa 46 di distanza;

IBA 172 “Stagni di Casaraccio, Saline di Stintino e Stagni di Pilo”, ubicata a circa 50 km di distanza.


Anche qui, tuttapposto.



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LA versione mandata sul FQ





La Sardegna e' ancora sotto attacco. E con lei i mari di Corsica, Francia e Principato di Monaco.

Questa volta il lupus in fabula e' una ditta norvegese, la TGS-NOPEC che si autodefinisce "la principale società a livello mondiale specializzata in acquisizioni di dati geofisici multi-client". Non sono dei veri petrolieri, quanto invece specialisti di airgun: acquisiscono dati e poi rendono i loro risultati "disponibili" ai petrolieri. Non e' chiaro se a pagamento o per amore dei loro "multi-client".

Questa ditta ha richiesto al Ministero dell'Ambiente di poter svolgere ricerche petrolifere nei mari di Sardegna secondo il progetto d 2 E.P-.TG che prevede l'acquisizione di circa 7800 chilometri di dati i fra le provincie di Oristano e di Sassari, passando per i comuni di Stintino, Oristano, Bosa, Tresnuraghes, Olbia, Cuglieri, Alghero, Porto Torres, Sassari, Narbolia, San Vero Milis, Villanova Monteleone, Magomadas.

Come per le concessioni precedenti, di Sardegna da parte della Schlumberger e di Francia da parte della Abyssea, a poca distanza c'e' il santuario marino Pelagos, istituito in Italia dal Ministero dell'Ambiente nel 1991 e classificato come Area Specialmente Protetta di Interesse Mediterraneo.

Perche' ci hanno fatto un santuario? Perche' a causa della speciale conformazione geografica dell'area e dell'abbondanza di cibo per cetacei negli anni novanta di cetacei ce ne erano molti. L'universita' di Barcellona e Greenpeace censirono 830 balenottere comuni nel 1992. Ma non tutto ha funzionato come doveva: dopo piu di venti anni, le misure di tutela non sono adeguate, ed il numero di cetacei nell'area si e' ridotto notevolmente. Ad esempio, nel 2008, secondo Greenpeace di balenotteri comuni ne erano rimasti poco piu di 200.

La concessione sarda e' 12 miglia dal confine con il santuario, anche se - bonta' loro! - per le prime tre miglia della concessione, i norvegesi eseguiranno soltanto manovre. Per la vita marina 12 o 15 miglia non sono niente.

La TGS-NOPEC restera' all'opera per circa duecento giorni con violenti spari di air gun ogni dieci secondi, su archi che possono anche durare 24 ore su 24, con intensita' massima che supera i 260 decibel. Loro stessi dicono che ci possono essere impatti sui cetacei gia' a partire dai 120 decibel. Cioe' bombarderanno con suoni che sono miliardi e miliardi di volte superiori a quanto questi poveri animali possono sopportare.

Ci sono nelle vicinanze varie aree protette, vari siti di interesse comunitario, varie zone di protezione speciale, proposte o esistenti. Ma siamo tranquilli, e' tutto sotto controllo e non ci saranno effetti. Ovviamente dicono che e' tutto fatto a causa de "l'importanza e l'urgenza di perseguire la strada dell‟indipendenza energetica" in Italia.

Come sempre, tutto va visto in un ottica maggiore: qui non si tratta "solo" di air gun. Si tratta di aprire un ampio pezzo di mare ai petrolieri, e per periodi pluridecennali, con le loro trivelle, le loro navi, i loro fanghi di perforazione, i loro pericoli di scoppi, il loro inquinamento. L'air gun e' solo il primo passo. E' questo che vogliamo per i mari di Sardegna? Ricordo che in Florida, il limite alle trivelle e' di 200 km da riva per proteggere il turismo.

Mi chiedo che parere dara' il Ministero dell'Ambiente, lo stesso che ha istituito il santuario Pelagos nel 1991? Troveranno un democristiano compromesso? Della serie, si puo' fare tutto assieme - airgun, petrolio, cetacei e turismo? Oppure riconosceranno che quello che hanno creato nel 1991 deve adesso essere difeso a spada tratta? Spero che prevalga il buonsenso, come gia’ successo sia per la concessione della Schlumberger che della Abyssea.

Qui immagini della concessione e maggiori approfondimenti.










Saturday, September 20, 2014

Progetto Eleonora: Arborea sconfigge la Saras dei Moratti




Il consiglio di Stato dice che l'idea della Saras di trivellare oltre 40mila ettari ad Arborea (Oristano)  
e' incompatibile con il Piano paesaggistico regionale.

Il progetto e' cosi definitivamente bocciato: 
non ci sono piu' altri ricorsi possiibli per la Saras.

Ciao Signori Moratti, ciao Saras! 

Bravi al sindaco Manuela Pintus, Davide Rullo 
e tutta Arborea 

:)




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 Arborea, provincia di Oristano - si e no 4000 abitanti.

Un tempo questa localita' si chiamava Mussolinia, perche' fu fondata durante gli anni del fascismo. Molti residenti sono figli e nipoti di veneti giunti qui all'inizio del '900 per bonficare l'area. Non distante da Arborea il magnifico stagno di S’Ena Arrubia, protetto da ogni trattato possibile  -- zona a protezione speciale,  sito di interesse comunitario, important bird area --  dove se sei fortunato puoi vedere i fenicotteri rosa e che si estende pacifica e verdeggiante davanti agli occhi di turisti, birdwatchers e chiunque abbia voglia di un po di pace.

Arborea fino a qualche anno fa era una cittadina tranquilla, dove la gente si occupava di agricoltura, turismo e produzione di latticini.  La cooperativa 3A e' all'avanguardia ed esporta latte e derivati in tutto il mondo.

E poi... nel 2009 arriva il lupus in fabula. Che qui si chiama Saras. La Saras dei fratelli Moratti che  presenta il suo bel "Progetto Eleonora" per trivellare un pozzo esplorativo a 200 metri da S'Ena Arrubia e a 400 metri dalle case di Arborea per la ricerca di gas naturale e a 3000 metri di profondita'. E quindi vai con il solito bla bla dei petrolieri: Eleonora portera' lavoro, e metano ai sardi, Eleonora non causera' problemi ambientali e non ci saranno modifiche al territorio.

Ma poi perche' Eleonora? Forse come Eleonora D'Arborea - l'ultima reggente di uno stato sardo autoctono,  il giudicato di Arborea?

Chissa.

E quindi Arborea, 4000 abitanti si ritrova contro il colosso di proprieta' della famiglia Moratti: Giammarco ne e' il presidente e Massimo l'amministratore delegato. Questa famiglia possiede altre raffinerie in tutta Italia,  fra cui quella a Sarroch, citta' letteralmente devastata come lo sono tutte le altre prese di mira dai petrolieri.  A Sarroch c'e' aria avvelenata, morti sul lavoro, tassi di tumori alle stelle, frequenti sversamenti e rilasci di materiale tossico nell'ambiente. Massimo Moratti ha controllato l'Inter per tanti anni,  e la moglie di Giammarco e' Letizia, gia' sindaco di Milano e ministro. Notare che Milly Moratti, moglie di Massimo, e' una "politica ambientalista moglie di un petroliere". Un po incoerente no?

E allora, cosa puo' fare un paesino cosi piccolo di fronte a contanto denaro ed influenza?

La risposta e': molto. Nel 2011 e' partita una bellissima campagna di informazione e di attivismo guidata da poche persone, ma preparate e determinate - Manuela Pintus, Davide Rullo, Paolo Piras,  Federico Torresan, Paolo Pinos, Federico Panetto, Antonella Cenghialta, Irene Nuvoli e tutto il comitato No al Progetto Eleonora che hanno fatto il lavoro giorno per giorno, sensibilizzando, parlando ai propri concittadini, dal basso e con sempre piu' coraggio, mettendo pressione agli enti locali e al governatore Ugo Cappellacci di Sardegna.

Molte sono state le puntate di questa saga, troppo lunghe da raccontare qui. Ma per chi le vive so che sono state un miscuglio di stanchezza, impotenza, gioia, rabbia, coraggio, perseveranza, voglia di non dargliela vinta. Con Manuela, persona di scienza come me, siamo diventate amiche e ci siamo scambiate tutte queste sensazioni che solo chi sta in trincea puo' veramente capire. Ma alla fine, tutta Arborea, tutta la provincia di Oristano, era contro la Saras.

Oggi la bella notizia: il progetto Eleonora e' stato bocciato dalla regione Sardegna. Un risultato che sembrava insperabile nel 2011 ma che invece si e' avverato.  Tutto questo non succede a caso ed e' un altro esempio ancora di quanto potere abbiamo noi cittadini se usiamo l'arma dell'intelligenza, se sappiamo essere organizzati e persistere e senza paura, mettendo pressione a chi ci governa.

Brava Manuela Pintus, brava tutta Arborea. Sono sicura che Eleonora D'Arborea, quella vera e non quella petrolifera che goffamente la Saras voleva propinarvi, da qualche parte sorride ed e' orgogliosa dei suoi discendenti.

Alla famiglia Moratti, lasciate la Sardegna in santa pace. Non si puo' fare gli ambientalisti e le mogli dei petrolieri al contempo.

Qui sulla raffineria Saras in Sardegna.

Friday, May 23, 2014

La Schlumberger e l'airgun nei mari di Oristano e Sassari


La concessione di ispezione sismica della Schlumberger
21000 chilometri quadrati di follia

Pelagos: il santuario dei mammiferi marini dell'UE

Non e' ben chiaro come le due cose possano coesistere.
Mettiamo un cartello per le balene e per i delfini dicendogli di non uscire dalle righe?

Zone protette potenzialmente impattate dall'airgun della Schlumberger

Aree di birdwatching potentenzialmente impattate dall'airgun della Schlumberger

Comunita' USA con ordinanze contro l'uso di airgun nei loro mari


Sono arrivati anche nei mari di Sardegna. La Schlumberger Italiana SpA, filiale dell'omonima texana infatti ha richiesto al ministero dell'ambiente di poter svolgere "indagini geofisiche" bidimensionali nell'istanza D1 EP-SC.

La superficie coinvolta e' enorme: quasi 21000 chilometri quadrati di mare. La concessione comprende le provincie di Sassari e di Oristano con i comuni di Alghero, Bosa, Cuglieri, Magomadas, Narbolia, Porto Torres, San Vero Milis, Sassari, Stintino, Tresnuraghes, Villanova Monteleone. Siamo a 24 miglia da Capo dell'Argentiera e a 33 miglia da Alghero.

Il progetto e’ nelle vicinanze di una ventina di siti di interesse comunitario, di zone protette speciali e di aree archeologiche e di birdwatching. Fra le zone piu' vicine alla concessione, le aree protette “Isola Asinara”, “Capo Caccia e Isola Piana”, “Penisola del Sinis ed Isola di Mal di Ventre”. 

Soprattutto siamo a poche miglia dal santuario dei cetacei (balene e delfini) detto Pelagos istituito nel 1991 e considerata area naturale marina protetta di interesse internazionale.

Ma come gli e' venuto in mente? 

Secondo la Schlumberger, l’attivita’ mineraria in questa zona sara’ di "sicuro interesse".

Lo studio di Valutazione di Impatto Ambientale e' stato pubblicato dal Ministero dell'Ambiente pochi giorni fa ed e' stato redatto da Valentina Negri e da Raffaele Di Cuia. I due, per conto della Schlumgerger,  affermano che tutto sara' posto a distanza tale dalla costa da poter "garantire la preservazione di aree di tutela ambientale".  Come se i delfini e le balene potessero leggere cartelli dove gli si dice: di qui c'e' la riserva, di la c'e' la concessione petrolifera.

Si prevede di acquisire dati per un totale di oltre 7300 chilometri di tracciato di airgun durante un periodo di dieci settimane. Gli spari saranno ogni 5-15 secondi, con intensita' variabile fra circa 240 e 260 decibel, valori migliaia e migliaia di volte superiori a quanto la vita marina possa sopportare.

Spari ogni quindici secondi, ventiquattro ore al giorno per settimane intere in zone popolate da cetacei e possibilmente dalla tartaruga Caretta Caretta, specie uber-protetta da ogni convenzione europea e mediterranea.

Interessante che la Schlumberger dica che la maggior parte delle specie di "importanza economica" vivono fra i 500-700 metri mentre invece con le loro indagini sismiche arriveranno fra i 2000-2800 metri di profondita' e che quindi non c'e' da preoccuparsi. E come ci arrivano a quei 2000-2800 metri se non attraversando la fascia dei 500-700 metri?  E le specie non di "importanza economica"?
E' tutto un business, pure le tartarughe e i delfini!

Nello studio parlano di tutto - temperatura del mare, clima, correnti marine, porti, rotte nautiche e pure della situazione economica della zona, con il numero degli alberghi e la constazione che il turismo e' in calo. Sui possibili effetti dell'air gun alle specie marine del santuario Pelagos piccolissimi paragrafetti, che vuoi che sia.

Sopratutto non c'e' mai una visione di insieme. Come verra' cambiato il mare di Sardegna se si arriva alla fine?  E non delle indagini sismiche, ma del santo graal delle ditte petrolifere: estrarre petrolio. Dove li costruiamo gli impianti di supporto - raffinerie e porti petroliferi - su terraferma? Mettiamo anche qui una FPSO come Ombrina?

I ben pensanti sicuramente diranno che e' solo per la conoscenza del sottosuolo, che il progetto durera' poco e pazienza per qualche balena spiaggiata. E infatti e' la Schlumberger stessa che dice che non si prevede "la costruzione di opere permanenti o lo stazionamento in mare di qualsiasi attrezzatura o mezzo che potrebbero causare una perturbazione dello stato originale dei luoghi".
Forse l'airgun non cambiera' lo stato originale dei luoghi. Ma quello che verra' dopo e per cui l'airgun e solo un antipasto si. Lo scopo finale della Schlumberger non e' di studiare i fondali marini sardi. Lo scopo finale della Schlumberger e' di tirare fuori petrolio. Spezzettano il progetto pensando di andare avanti un po' per volta, ogni passettino osando un po di piu'.  Come la Monaca di Monza che con un che vuoi che sia dopo l'altro fini' in clausura.

Nel progetto le parole effetti trascurabili, bassi o nulli appaiono almeno almeno dieci volte. Certo, e’ tutto trascurabile, finche’ tutto diventa un enorme Porto Torres e fra 50 anni ricominciamo daccapo.
Si possono mandare osservazioni entri il giorno 6 Luglio 2014.

Le balene non parlano, occorre che lo facciamo noi per loro.


Sunday, November 11, 2012

Quadro non esatto e fuorviante





Da google "proprietary, drilling, fluid"
Proprietary significa coperto da segreto industriale.
Nessuna casa produttrice di fluidi perforanti 
rilascia le proprie ricette magiche con buona pace di Giuseppe Citterio. 


Se c'e' una cosa che non sopporto e' l'arroganza di chi pensa che siccome ha dietro una targhetta ENI o Assomineraria o Saras, e magari qualche sonoro titolo dirigenziale, allora puo' pensare di zittire tutti, decidere per tutti, schernire le legittime domande e richieste di residenti e cittadini, e appellarsi ad un saccente "ghe penso mi".

Nella fattispecie parliamo del "Responsabile Progetto Gas" della Saras, tale Giuseppe Citterio che vuole trivellare fra i campi di Arborea, in Sardegna. Con il progetto Eleonora, la Saras vuole piazzare il suo bel pozzo di gas vicino ad una riserva naturale lagunare dove vivono fenicotteri, vicino a case, campi e persone, vicino ad allevamenti di mucche e industrie casearie.

Il Citterio se la prende con un cittadino di Arborea, Davide Rullo, che giustamente si domanda cosa succedera' al suo paese se il folle progetto della Saras dovesse andare avanti e che democraticamente si e' informato ed ha deciso di essere contro questo ennesimo tentativo di bucare l'Italia, mandando una lettera all'Espresso.

Citterio, dipendente Saras, dice che la lettera di Rullo, cittadino, presenta un "quadro non esatto e fuorviante"  e che adesso arrivera' lui, novello Superman, a restituire"verità e oggettività" a questo progetto.

Ah. Allora siamo apposto! L'uomo della Saras con la verita' in tasca che gli altri non conoscono!

Della serie: chiediamo all'oste se il vino e buono!

Ma cosa vuoi che dica l'oste Citterio? E' pagato dalla Saras, dai Moratti, ed e' evidente che e' in pieno conflitto di interessi e che non potra' fare altro che cercare di giustificare l'ingiustificabile, vendendo aceto, se questo porta soldi.

Infatti inizia il Citterio con il ricordare a tutti che hanno inziatoil loro progetto nel 2006 e che da allora hanno avuto ben "30 nulla osta" e altri  permessi ottenuti dalla regione Sardegna. Dice poi che nel 2011 hanno cercato di fare approvare la trivellazione di un pozzo preliminare a 3000 metri nel sottosuolo di Arborea.

Beh, gia' qui mi chiedo: dal 2006?

E perche' la gente l'ha saputo solo nel 2011? Non ci sarebbe stato l'obbligo morale di dirlo anche a chi vive li che volevate trivellarli?

Non sarebbe stato opportuno CHIEDERE ai residenti se il tutto gli stava bene BENE prima che tutto incominciasse?

Perche' gli investitori di Milano sapevano tutto dal 2006 e la gente normale di Sardegna no?

E' dovere morale e di rispetto chiedere alla gente se vogliono che i loro paesi diventino zona di idrocarburi o no, visto lo schifo che la Saras ha gia' causato a Sarroch, e visto che, diciamo, l'industria petrolifera non e' certo fra le piu' sane.

Ci vuole il rispetto delle popolazioni, del loro diritto a decidere per se, e non questa saccenza di uno che viene non si sa da chissa dove a mettere i puntini sulle i.

E allo stesso modo, caro Citterio, sarebbe morale accettare che ad Arborea la maggior parte delle persone non ce la vogliono, non vogliono ne lei, ne i Moratti, ne il suo pozzo ne le sue vuote promesse. E accettare che la gente voglia dire la sua, e che qui lei e' lo straniero che lei deve rispettare chi ad Arborea ci vive e non pensare di volere venire qui a sfogliare la sua sapienza.

Perche' non ha ricordato a chi legge che quel pasticcio di progetto che avete presentato faceva piangere e che tutti gli impatti - sull'agricoltura, sull'immagine, sul paesaggio, sulla salute delle persone - erano tutti sottostimati,  trivializzati e considerati insignificanti?

Pensavate di farla franca, eh? Vi sarebbe piaciuto che la gente dormisse e che tutto fosse restato semi segreto cosi potevate fare quello che vi pare.

E invece no, magari l'oste dei Moratti dira' che il vino e' buono, ma non ha fatto i conti con tutti quegli altri osti che invece ad Arborea ci vivono.

Poi continua il Citterio dicendo che il pozzo esplorativo verra' eseguito in

un’area esterna, anche se vicina, alle zone di pregio ambientale in prossimità dello Stagno di S’Ena Arrubia. In considerazione del valore ambientale dell’area, l’intervento verrà realizzato con la massima attenzione per gli abitanti, l’ambiente e il territorio e con impianti di nuovissima generazione.

"Esterna ma vicina".

Beh, allora vuol dire che anche lui lo sa che vuole trivellare l'intrivellabile e che deve trovare un qualche modo di arrampicarsi sugli specchi.

Ma parlare di attenzione per gli abitanti, il territorio e di "impianti di nuova generazione" e' solo fumo, sono solo chiacchere, perche' lo sa lui meglio di me che tutto questo e' impossibile e che non e' successo mai da nessuna parte del mondo che le trivelle siano coesistite con agricoltura di qualita' e con una vita sana.

Cosa, l'aria si ferma al confine "esterno ma vicino" alla riserva perche' l'ha detto la Saras? 
Suvvia Citterio.

Ma ... e poi mi chiedo:

E.... a Sarroch, dove era questa massima attenzione per gli abitanti?
E.... a Sarroch, dove sono questi impianti di nuova generazione?
E.... a Sarroch, dove e' questa considerazione per l'ambiente?

Non mi risultano tutte queste premure a Sarroch, no? 

E allora o sono due pesi e due misure, per le quali dovreste vergognarvi, oppure sono tutte balle di una ditta - la Saras - che vuole cercare ad ogni modo di fare il lavaggio del cervello alle persone che tutto si puo' fare assieme. 

E questo, caro Citterio, non si puo'.

Non si puo' fare allevamenti, formaggi e ortaggi e dietro pozzi e magari raffinerie ed oleodotti e cisterne e camion che vanno e che vengono su strade di campagna.

Fa bene Rullo a lamentarsi, lo farei anche io, e sa una cosa?
Lo farebbe anche lei se volessero venire a mettere una trivella nei suoi campi e nel suo paese.

E' sempre comodo e facile fare i maestri da Milano.

Citterio insiste che si tratta della trivellazione di un pozzo solo che durera' al massimo sei mesi, e che addirituttura il pozzo potrebbe essere sterile, nel qual caso tutto verra' chiuso, pero' in caso di successo:

il progetto di estrazione del gas naturale prevede la distribuzione del metano alla rete di metanizzazione in corso di realizzazione nell’isola. Il metano di Arborea, infatti, non sarà esportato ma rimarrà interamente a disposizione della Sardegna.

Ma cosa il metano verra' direttamente messo in un metanodotto che non esiste? E nel frattempo? E non sa Citterio che ci vuole lavorazione, trattamento, stoccaggio? Non puoi mica mandare il metano direttamente nel metanodotto! E dove le facciamo tutte queste altre opere? E chi ci garantische che non ne verranno altri di pozzi?

Quello che manca alle affermazioni di Citterio  e' una analisi di LUNGO TERMINE. Cosa ne sara' di Arborea e dei suoi allevamenti e della sue gente fra 20 anni se andiamo avanti cosi?

Come sempre, basta andare a Sarroch, o a Viggiano per capirlo. I petrolieri arrivano e distruggono tutto quello che c'e' sul territorio.

Non sfugge a nessuno l’importanza che una eventuale scoperta di gas naturale potrà avere per lo sviluppo del territorio e per la possibilità di aprire nuovi scenari per l’intera Isola.

Certo, soprattutto non sfugge alla Saras e al suo portafoglio!

Così come è altrettanto evidente che la mancanza di gas naturale in Sardegna, unica regione in Italia a non avere il metano, continui a determinare condizioni di svantaggio sociale, economico ed ambientale, sia per le attività industriali ed agricole che per le famiglie.

E come poteva mancare l'occhiolino al famoso "territorio sano/disoccupazione" cosi' caro ai modelli di sviluppo anni '60?  Certo, e' sicuramente il pozzo di Arborea che risanera' i problemi sardi!
Ma cosa dice, Citterio! 

La situazione di crisi che le aree industriali della Sardegna stanno attualmente vivendo è anche legata ai costi energetici: l’energia in Sardegna ha un costo troppo alto e non ci sono fonti alternative. 


Non c’è il metano e stentano a partire i progetti di metanizzazione (Galsi). Il progetto Eleonora puo’ rappresentare, certo, solo una parziale soluzione del problema, ma domandiamoci tuttavia quali vantaggi potrebbe determinare la presenza di gas naturale nell’Oristanese e quali scenari potrebbe aprire per l’intera isola: riduzione dei costi energetici e contributo al mantenimento dei livelli produttivi e occupazionali; diminuzione delle spese per le famiglie; meno inquinamento (il metano è più pulito rispetto ai combustibili oggi utilizzati in Sardegna); impulso alle attività industriali del territorio e maggiore attrattività per gli investimenti sull’Isola.

Ma e' un pozzo di gas, o la lampada di Aladino?

Un pozzo che ridurra' i costi energetici, innalzera' i livelli produttivi e occupazionali, portera' alle distribuzione delle spese e meno inquinamento!

Ma che film e'?

Citterio, ma non si rende conto che le cose che dice sono ridicole! E' un pozzo che poterebbe anche essere sterile, e lei e' gia' partito in quarta?

In Italia consumiamo circa 95 miliardi di metri cubi di gas.

Le riserve di Arborea sono fra 1 e 3 miliardi di metri cubi di gas - se fosse vero quello che dice la Saras. 

La Sardegna ha il 2.8% della popolazione italiana.

Ora, una cifra stimata e' che i sardi utilizzeranno  il 2.8% del metano totale che si consuma in Italia, arrotondiamo al 3% di 100 miliardi di barili l'anno = 3 miliardi di barili. 

Per cui, se fosse vero quello che dice la Saras, cioe' che al massimo ci sono 3 miliardi di metri cubi di metano, questo metano servira' ai sardi al massimo massimo per un anno - spalmato in 20, 30 anni di attivita', in una regione dove il metanodotto non esiste e da una localita' dove non ci sono strutture per lavorarlo, stoccarlo, trattarlo questo metano.

E a proposito di energia, vogliamo ricordare la storia delle "fonti assimiliate"? Vigliamo ricordare che la Saras spremendo monnezza petrolifera - gli scarti delle raffinerie sarde - riceve i fondi del Cip6, per l'energia rinnovabile?

Potrei sbagliarmi, ma io vedo solo una enorme opera di speculazione.

Citterio: faccia cosi.

Vada fuori, apra gli occhi, li spalanchi forte forte e guardi su. Vedra' una enorme palla gialla splendere, gratis, 365 giorni l'anno.

E' quello il nostro futuro, basta solo volerlo.

Friday, July 20, 2012

Lettera di un dipendente Saras



Il consiglio provinciale di Oristano, ieri ha bocciato all'unanimita' il progetto di trivellare Arborea, citta' con agricoltura di pregio, ortaggi, latticini ed allevamenti rinomati, oltre che varie riserve naturali popolate da fenicotteri.

Parallelamente mi arriva un email da parte di un lavoratore della Saras.

Non voglio causargli problemi, cosi lo chiamiamo solo Davide, un nome fittizio. Non si sa mai che la Saras gli faccia passare dei guai.

Pubblico la sua lettera in calce.

Questa lettera, secondo me, e' l'esempio lampante di quanto bene funzioni il parallelo petrolieri-ricatto posto di lavoro.

Praticamente Davide dice che occorre trivellare Arborea perche' senno' non si sa cosa altro raffinare negli altri stabilimenti Saras, e dice che le trivelle ad Arborea saranno lo sviluppo "sostenibile" !!

Io non ce l'ho con i lavoratori della Saras, che sono, secondo me, solo una parte dell'ingranaggio e non si rendono conto di quanto abbiano pagato per dare ai Moratti tutti i miliardi che hanno e di quante altre opportunita' l'industria del petrolio li abbia derubati.

Come sempre occorre pensare al binomio Gela/Taormina.

La prima disse si al petrolio, la seconda no.

E oggi si vedono i risultati di quelle scelte.

Non sono mai stata a Sarroch, ma non credo che possa reggere il paragone con le altre citta' turistiche della Sardegna.

Cosa sarebbe stata Sarroch senza la fabbrica dei Moratti? Non lo sapremo mai. Ma di certo sappiamo cosa e' oggi Arborea, e credo che nessuno sano di mente possa voler rinuciare a tutto quello che oggi e' Arborea in cambio di trivelle e raffinerie.

Io non credo di generalizzare. E' solo che non ho mai mai mai letto o sentito di una comunita' che sia felice di vivere vicino ai pozzi di petrolio. Mai.

E' la verita', e sfido chiunque che non sia affiliato con l'industria del petorlio a dirmi che si vive bene vicino a raffinerie e simili.

Caro Davide, se la Saras ci tenesse a lei, adesso che il lavoro scema, le farebbe un training per riqualificare lei e i suoi colleghi verso altri tipi di lavoro - pannelli solari, imprese in proprio di manutenzione di altri tipi di industria e cosi via.

L'epoca del petrolio e' finita e star qui a voler trivellare l'intrivellabile e' solo una finta medicina che finira' solo con il fare piu' danni di quanto lei non creda.

E le prove non le ho io.

Le prove le contiene il rapporto Disturbi Respiratori dell'Infanzia e Ambiente in Sardegna chr parla di bimbi piu' malati, di piu' alti tassi di tumore, di inquinanti in aria, in atmosfera e nel suolo per chi vive a Sarroch rispetto ad altre zone della Sardegna.

Legga qui.

E poi qui.

E poi qui.

Le prove le ha Massimiliano Mazzotta con il suo documentario OIL, la cui diffusione la Saras ha cercato in ogni modo di evitare. 

Le prove le ha Giorgio Meletti con il suo libro "Nel paese dei Moratti" contro cui la democraticissima Saras ha intrapreso "azioni legali" come riporta Wikipedia per avere rivelato a tutti il modus operandi della Saras il giorno in cui sono morti tre operai perche' nessuno li aveva addrestrati per le mansioni di cui dovevano occuparsi.

Le basta?

Ripeto io non ce l'ho con lei.

Ce l'ho con chi le fa credere che sia giusto avvelenare acqua, aria e polmoni e che in cambio lei debba pure essergli grato e debba difenderli.

Tutto questo mentre lei arranca ad arrivare alla fine del mese e loro corrono dritti dritti in banca a contarsi i quattrini, mentre Massimo Moratti decide quanti miliardi dare ai suoi calciatori e mentre Mrs. Milly Moratti finge di essere una verde.


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Cara professoressa io lavoro alla Saras da 20 lunghi anni e penso che quanto scrittoda lei riguardo ai petrolieri non sia in linea con quanto sia reale e come in tutte le cose della vita non si puo' far di tutta l'erba un fascio.

 Infatti non so se lei parli cosi' perche' generalizzando( come la maggior parte delle persone) i petrolieri sono tutti degli sporchi colonozzatori senza scrupoli e quindi tottalmente insensibili alla salute  e indifferenti alle persone.

Ma devo dire che non e' cosi'. Perlomeno no e' sempre cosi'.

I Moratti e in particolare la Saras non e' come la dipinge lei e la maggior parte delle persone.

Il fatto che si voglia avere il gas di arborea e' un opportunia' per tutta la Sardegna e nasce dal fatto di una sempre crescenta necessita' di autosuffucienza energetica per ridurre i costi di una ormai agonizzante industria della Raffinazione (e non E' un delitto).

Il fatto poi ambientale secondo me non si pone poiche' il modo di operare della Saras qualore fosse, come dice lei, fautore di terrificanti emissioni gassose non potrebbe mai essere consentito rispetto alle ormai sempre piu' stringenti norme ambientali che hanno contribuito a mettere in ginocchio le raffinerie in Europa, ma al di la di questo La Saras opera ed ha sempre operato nel pieno rispetto di tutela delle piu'restrittive esigenze di carattere ambientale e anzi ha fatto un po' di piu'.

Mi creda no siamo cosi come lei ci dipinge e se ha dei dati che dimostrano il contrario li metta a disposizione.

Non vogliamo trasformare Arborea in un inferno di maleodoranti miasmi ma in una realta' di sviluppo e sostenibilita' per un futuro della Sardegna migliore.

Wednesday, July 18, 2012

La Saras contro Arborea



Gentili membri della giunta regionale di Oristano,

Dr. Emanuele Cera,
Dr. Gianfranco Attene,
Dr. Serafino Corrias,
Dr. Alfonso Marras,
Dr. Alessandro Murana,
Dr. Gianni Pia

mi chiamo Maria Rita D'Orsogna sono un fisico e insegno a Los Angeles. E' probabile che non abbiate mai sentito parlare di me, ma sebbene viva lontano dall'Italia e la mia vita sia oltreoceano, ho speso gli ultimi 5 anni del mio "tempo libero" a cercare, per quanto possibile, di evitare che l'Italia diventasse un campo di petrolio,  facendo informazione libera. E questo solo perche' non lo trovo assolutamente giusto che il bel paese venga bistrattato in questa maniera affaristica da petrolieri e speculatori.

Da Nord a Sud infatti, non c'e' comunita' che non sia interessata da trivelle, buchi, sondaggi esplorativi, stoccaggio, come se l'Italia fosse non il giardino del mondo ma una landa desolata da trivellare alla ricerca di petrolio e gas scadenti e assolutamente irrilevanti per il fabbisogno nazionale, senza rispetto, senza amore, senza coscienza.

Venezia, il Curone, l'Emilia terremotata, Pantelleria, la Val di Noto, la Basilicata, la Costa dei Trabocchi in Abruzzo, il Salento, il Gargano, la Lombardia, la Toscana, e adesso anche la Sardegna. Tutti a fare buchi.

Non credete a quello che dice la Saras.

Sono tutte bugie scritte ad arte dalla ditta dei fratelli Moratti per ingannarvi e per convincervi della bonta' di interventi che buoni non sono stati e non saranno mai, in nessuna parte del mondo, in 150 anni di storia petrolifera.

Mai.

La Val D'Agri in Lucania e' irrimediabilmente persa - ci sono laghi intrisi di sostanze petrolifere, senza vita, ci sono sorgenti millenarie chiuse perche' inquinate, l'aria sa di zolfo, ci sono morie di pesci e di flora, ci sono riversamenti frequenti di materiale tossico e cancerogeno che finiscono nei campi. I tumori  aumentano, la gente emigra.

Con tutte le royalties di cui parla la Saras, la Val D'Agri dovrebbe essere ricchissima. Invece e' tutto il contario: il petrolio ha stroncato le gambe a qualsiasi altra attivita' produttiva che poteva svilupparsi. E cosi, secondo il rapporto dell'Istat per il 2011 la Basilicata e' la regione piu' povera d'Italia. Agricoltura, viticoltura, turismo, allevamenti di animali. E' tutto in declino in Val D'Agri.

L'Adriatico settentrionale e' interessato da enormi problemi di subisdenza e di abbassamento del terreno a cui le estrazioni di metano hanno contribuito notevolmente nel corso degli anni.  Lo dicono gli stessi rapporti dell'ENI. Alcune piattaforme sono addirittura state sequestrate dalla magistratura per i problemi collegati alla loro stabilita'. Il litorale di Ravenna soffre di erosione, di spiaggie inquinate ed arretranti.

Il pozzo di Trecate, in provincia di Novara e' esploso nel 1994 e la bonfica e' stata solo parziale. Ha piovuto petrolio per 3 giorni. Nel 1991 ci sono stati altri scoppi a Policoro, con l'incendio di un pozzo di metano. In provincia di Rovigo c'e' un pozzo che dal 2010 ad oggi emette esalazioni metanifere senza che nessuno sappia o voglia fermarlo. Fanno quasi due anni.

Non e' vero che le attivita' trivellanti possono coesistere con l'agricoltura di pregio, come quella che esiste ad Arborea.

Non e' vero.

Studi scientifici mostrano come le esalazioni di idrogeno solforato - dai pozzi, dagli impianti - siano detrimentali all'agricoltura. In California per legge, i petrolieri devono comprare una pagina di giornale ogni tre mesi per dire allla gente che vivere nei pressi di pozzi di gas e di petrolio fa venire il cancro.

Ma poi e' il semplice buonsenso: chi di voi mangerebbe prodotti di "qualita'" allevati vicino a pozzi puzzolenti di gas? Chi manderebbe i propri figli in vacanza in un posto che sa di petrolio? Chi comprerebbe case a ridosso di pozzi e di oleodotti?

Tutti conoscono la triste storia di Sarroch, un paese in cui i Moratti - come l'ENI, come tutte le ditte petrolifere del mondo - hanno distrutto ogni cosa che hanno toccato con il miraggio di qualche posto di lavoro - a zero sicurezza, zero rispetto per l'ambiente, e solo per ingrassare i loro portafogli.

Ed e' questa che Arborea potrebbe diventare: un pozzo tira l'altro, e poi ci saranno oleodotti, e impianti di purificazione, di smistaggio, e voila', e' arrivata la petrolizzazione e da quella non si torna indietro.

Parlano di 3 miliardi di metri cubi di gas - se e' vero.

Dato il fabbisogno nazionale di 80 miliardi l'anno, 3 miliardi coprirebbero almeno 14 giorni.

Pensateci: tutto il gas di Arborea servirebbe all'Italia per 2 settimane di fabbisogno nazionale - in totale, a fronte di 20 o 30 anni di vita del pozzo, e ammesso e non concesso che venga commercializzato in Italia questo gas.

Dicono di non essere "dentro" a zone protette.

Ma sono a pochissime centinaia di metri da zone importanti di SIC e con stagni e fenicotteri da proteggere. L'aria non si ferma mica perche' c'e' il confine della zona protetta!

Si puo' vivere senza petrolio e senza gas.

Non si puo' vivere senza aria pulita, senza acqua pulita, e senza la speranza di un domani migliore.

Io non ho i soldi, la notorieta' e il potere dei fratelli Moratti, ma ho la certezza che il loro progetto non portera' niente di buono alla vostra comunita'. Qualcuno deve fare qualcosa per fermare questa follia, e spero che quel qualcuno siate voi.

Vogliate prendere coscienza, informazioni, osservando quel che succede in Italia e nel resto del mondo ovunque ci siano situazioni simili.

Il potere di fare la cosa giusta e' nelle vostre mani.

Occorre dire alla Saras, in maniera inequivacabile "no grazie", qui ci teniamo al nostro territorio, andate a bucare altrove.

Non lasciatevi ingannare.

Cercano il dialogo ed il compromesso perche' il dialogo ed il compromesso iniziano con un "si".

Grazie e buon lavoro,

MRD









Monday, April 23, 2012

Piccole grandi vittorie: Arborea (Saras) e Grumento Nova (ENI)



Come sempre, la pressione popolare incanalata in modi intelligenti,  e' uno strumento formidabile contro petrolieri e speculatori di ogni genere. Ecco due piccoli, grandi passi.

1. Arborea, Oristano, 19 Aprile 2012, la Regione Sardegna, ha deciso di sottoporre alla VIA il progetto della famiglia Moratti di trivellare pozzi di gas nei pressi di zone naturali protette, stabilimenti produttivi di latte e formaggi e aziende agricole di pregio.

La Sargas/Saras dei Moratti voleva avere il permesso per trivellare presentando solo una VAS - una valutazione piu' superficiale e meno completa degli impatti ambientali collegati, in questo caso, alle trivellazioni.

Questo, io credo, non e' un risultato che cade dal cielo, ma e' stato grazie all'attivismo di persone che si sono dedicate a far conscere il problema ai residenti, e anche alle centinaia di lettere arrivate alla regione Sardegna per chiedere la VIA. 

E quindi grazie a Manuela Pintus, ,Davide Rullo, Paolo Piras, Paolo Pinos, Roberto Poli, Matteo Cossu, Federico Torresan, Federico Panetto, Paola Carta, Daniela Pala, Enrico Petruzzi, Patrizia Carboni, Stefano Orru, Giacomo Cossu, Claudio Sanna e tutti quelli che hanno lavorato per questo obiettivo.

Come sempre grazie a Fabrizia Arduini che ha scovato il testo di legge secondo cui la VIA nel caso di pozzi di gas/petrolio e' obbligatoria.

La strada e' ancora lunga, ma sono fiduciosa, che se si continuano a rompere le scatole, con argomentazioni solide, con la coscienza dei propri diritti, si va lontano.

2. Grumento Nova, Potenza, 18 Aprile 2012, il comune di Grumento Nova boccia la costruzione di un pozzo di reiniezione - cioe' un pozzo dismesso in cui l'ENI avrebbe voluto seppellire fluidi, monnezza e altri scarti petroliferi, ovviamente per risparmiare i soldi dello smaltimento.

Il pozzo si chiama Monte Alpi, e' in localita' Campestrini Qui un filmato di Basilicata 24. L'area e' attualmente agricola. Il motivo addotto dal comune di Grumento Nova e' che la zona e' fortemente sismica e che e' noto che i pozzi di reiniezione aumentano il rischio sismico.

Anche questo e' un risultato che viene dopo anni e anni di denuncia da parte di tantissimi attivisti lucani -  Antonio Bavusi, Vito L'Erario, Giuseppe di Bello, Albina Colella, Enzo Palazzo, Francesca Leggeri, fra tanti - che in modi e tempi diversi hanno cercato di sensibilizzare l'opinione pubblica. E dopo 15 anni di trivelle, forse a Grumento Nova si sono resi conto che era arrivato il tempo di dire basta.

Ancora una volta i tanti Davide normali sconfiggono i pochi Golia del petrolio. Se usiamo queste vittorie per darci coraggio nei prossimi passi, nei prossimi paesi, nei prossimi pozzi, un giorno ci sveglieremo e scopriremo che Golia siamo noi.


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Ecco la motivazione della regione Sardegna:

La Giunta regionale su proposta dell’assessore della Difesa dell’Ambiente, Giorgio Oppi, ha approvato la delibera per sottoporre all'ulteriore procedura di Valutazione d'Impatto ambientale il progetto per la "Realizzazione di un pozzo esplorativo per la ricerca di idrocarburi nel Permesso di Ricerca denominato Eleonora", proposto dalla società Saras S.p.A. nel territorio del Comune di Arborea.

Il provvedimento è stato adottato a seguito della istruttoria del Servizio SAVI che ha proposto di sottoporre alla procedura di VIA il progetto in considerazione delle criticità legate, principalmente, all’ubicazione dell’intervento in aree ad elevata sensibilità ambientale, con particolare riferimento al fatto che l'area di cantiere ricade all’interno della fascia costiera e interna all'Oasi di protezione faunistica "S'Ena Arrubia", che si trova a meno di 150 m da SIC, ZPS e aree umide Ramsar, ed è interna alla perimetrazione dell’IBA 218 "Sinis e stagni di Oristano". Nondimeno è risultata critica la vicinanza dell'area di intervento a recettori sensibili (aziende, abitazioni, etc.), da cui il cantiere dista poche centinaia di metri.

L'assessore Oppi, illustrando il provvedimento ha sottolineato, altresì, che si è ritenuto opportuno sottoporre alla procedura di VIA il progetto anche al fine di consentire un più esteso coinvolgimento della popolazione, rendendo possibile una maggiore e più approfondita conoscenza dell’intervento e dei suoi potenziali effetti negativi, diretti e indiretti, sulla salute e sull’ambiente, sul paesaggio, sulle attività produttive, che sono motivo di allarme presso l’opinione pubblica.


Ecco il comunicato della OLA:

La Ola (Organizzazione lucana ambientalista) saluta con interesse la
delibera del Consiglio Comunale di Grumento Nova che nega, all'Eni, il
permesso di allestire il pozzo di reiniezione "Monte Alpi 9 or Deep".
Il non allestimento del pozzo di reiniezione in questione e' stata una
nostra precisa battaglia di comunicazione ed informazione condotta da
quasi due anni. A dimostrazione che una corretta politica di
informazione porta i cittadini, e le amministrazioni pubbliche che
gestiscono il territorio, ad avere una presa di coscienza dei loro
diritti e delle effrazioni ambientali che le attivita' estrattive
possono causare. 
I pozzi di reiniezione "buttano" in profondita', fino
a 4 o 7 chilometri (il "Monte Alpi 9 or Deep" e' profondo circa 4
chilometri),  le acque di scarto e di produzione dei centri oli.

Hanno, per le società minerarie, un’importantissima funzione di risparmio di costi, anche perché con questa pratica possono aumentare il pescaggio del petrolio.

L’acqua è, infatti, più pesante del petrolio e, scendendo in profondità, porta più in superficie il minerale da estrarre. Per molti tecnici indipendenti questa pratica di reiniezione è anche una maniera legalizzata da delibere regionali di risparmio dei costi di gestione di rifiuti liquidi tossici ed inquinanti, come sono le acque di produzione di un’attività mineraria, piene di residui di idrocarburi, polimeri, fanghi ed altre degradazioni chimiche di sostanze utilizzate (la dizione di acque di produzione è riportata così nell’enciclopedia degli idrocarburi).

Il pozzo di reiniezione “Monte Alpi 9 or Deep” – per tornare a ciò che interessa la Val d’Agri e i suoi residenti – è tra l’altro realizzato a circa 800 metri dalla faglia sismica di Grumento Nova, responsabile del terribile terremoto del 1857 e – come riportato dagli istituti di sismologia e vulcanologia di tutto il mondo, come confermato da ricercatori del calibro dei professori Leonardo Seeber e Maria Rita D’Orsogna – è scientificamente provato che l’immissione in profondità di acque di produzione, oltre a determinare un rischio di inquinamento delle falde sotterranee perché in genere sono liquidi tossici, possono interagire con le attività sismiche del territorio.

La nostra Organizzazione si complimenta con l’amministrazione del sindaco Vincenzo Vertunni per la presa di posizione a garanzia della tutela di un territorio che è già altamente sottoposto a gravi alterazioni ambientali, ricordando inoltre che è disposta a fornire tutta la documentazione scientifica in suo possesso, da aggiungere – se vorranno – a quella già ampiamente documentata in possesso della stessa amministrazione di Grumento Nova, come supporto al probabile ricorso che l’Eni farà al Tribunale amministrativo di competenza.

Inoltre, la Ola aspetta di sapere se il Dipartimento ambiente della Regione avrà la stesso coraggio e la stessa indipendenza di Grumento Nova verso gli interessi dell’Eni che non sempre combaciano con quelli della Basilicata, visto il ricorso ai pozzi di reiniezione che l’Ente pubblico regionale permette, visto la preoccupante vicinanza del “Monte Alpi 9 or Deep” con la faglia sismica e visto, ancora, la riluttanza della Regione a chiedere i piani ingegneristici dei 68 pozzi attualmente attivi in Basilicata e degli altri 404 finora realizzati tra sterili e oramai esausti. Riluttanza dovuta forse per paura di scoprire il numero di falde acquifere sotterranee coinvolte dalle attività di ricerca/perforazione/estrazione?




Sunday, October 23, 2011

I Moratti a trivellare in Sardegna


Siccome ai Moratti non basta essersi ingoiati le speranze e i sogni di Sarroch, con la sua raffineria Saras che ha di fatto impedito a qualsiasi altra attivita' sana di svilupparsi sul territorio, ora ci riprovano, questa volta con le trivelle su terraferma.

In questi giorni infatti la Saras si prepara a trivellare in provincia di Oristano, fra i campi di fragole di locailita' Arborea. Hanno gia' fatto le esplorazioni sismiche, sono contenti di quello che c'e' sottoterra e cosi ora partono con il progetto "Eleonora" che include dei pozzi esplorativi.

La tattica e' sempre la stessa - del divide ed impera: prima facciamo innocenti esplorazioni sismiche, e poi facciamo altrettanto innocenti pozzi esplorativi e poi che abbiamo fatto tutto, come facciamo a non fare i pozzi permanenti? Come facciamo a non fare oleodotti? Come facciamo a non fare raffinerie, che quasi sempre sono indispensabili vicino ai luoghi estrattivi?

Il progetto Eleonora comprende una area di circa 440 chilometri quadrati che riguarda i territori di Oristano, Cabras, Riola Sardo, Nurachi, Baratili San Pietro, Zeddiani, Tramatza, Solarussa, Siamaggiore, Arborea, Palmas Arborea, Santa Giusta, Marrubiu, Terralba, San Nicolò Arcidano, Uras, Mogoro e, in provincia del Medio Campidano, Guspini.

E poco importa ai Moratti che li ci siano campi di fragole che non hanno niente a che vedere con le trivelle, cosi come non ce li avevano i vigneti di Viggiano e non glien'e' importato niente all'ENI.

E la regione Sardegna? Secondo la Nuova Sardegna, l'assessore all'ambiente e le autorita della provincia di Oristano nel 2010 autorizzarono le esplorazioni perche' si riteneva che

"il territorio non corresse alcun pericolo ambientale dall’attività di ricerca della Saras"

e che

«nonostante nell’area che delimita il permesso minerario siano presenti diversi vincoli idrogeologici e forestali, poichè i lavori previsti non modificano lo stato dei luoghi, non è necessario rilasciare alcuna autorizzazione».
I lavori previsti non modificano lo stato dei luoghi? Ma questi dove vivono? Possibile che non riescano a vedere il tutto in un ottica lungimirante? Possibile che non sappiano di cosa succede in Basilcata? Possibile che non si chiedano che significa avere sul territorio trivelle, e poi oleodotti, perdite, strade e camion di petrolio, possibili raffinerie, inquinamento per 30, 40 anni?

Possibile che non si chidedano quali saranno gli effetti a lungo termine di trivelle ed esalazioni sulle fragole e sull'agricoltura in generale? In Basilicata hanno inquinato campi, laghi, e si ritrovano oggi con un pugno di mosche in mano e petrolio dappertutto, pure nel miele.

Ai sardi posso solo dire che e' tutto scritto, tutto discusso, tutto gia' visto: vi racconteranno le stesse balle che hanno raccontato agli Abruzzesi, ai Lucani, ai Pugliesi, ai Siciliani, ai Lombardi: che il petrolio vi portera' lavoro e ricchezza e che l'agricoltura e il vostro modo di vivere non cambiera'.

Non credetegli. Non c'e' un solo buon motivo per petrolizzare il vostro territorio: in Italia abbiamo del petrolio in generale di qualita' scadente e inquinante, le leggi di protezione per l'ambiente sono pessime, abbiamo un territorio fragile, le royalties sono basse, distruggeranno l'agricoltura, e qualsiasi sogno di turismo e di sviluppo sano e variegato.

Non esiste nessuna comunita' al mondo - che io sappia - che e' felice di vivere accanto a pozzi e raffinerie.

E si qualcuno si arricchira', ma quelli non siete voi, saranno i Moratti.