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Wednesday, July 20, 2016

La Danimarca passera' al 100% di agricoltura biologica










Denmark’s plan to turn the country into an organic country is the world’s most ambitious

Food and Agriculture Minister Dan Jørgensen


La Danimarca, 5 milioni e mezzo di anime, non contenta dei suoi record di energia rinnovabili si e' posta un nuovo obiettivo: tutto quello che sara' prodotto sul proprio suolo domestico sara' biologico e sostenibile.


Se ci riescono saranno i primi in tutto il mondo ad avere agricoltura "organica" come diciamo qui negli USA.

In realta' la Danimarca e' innamorata della sua agricoltura pesticidi-free da tanto tempo e sono almeno 25 anni che si sperimentano metodi per l'agricoltura "biologica". E' questa una delle nazioni "storiche" in questo senso perche' sono arrivati prima di tutti gli altri. Nei quasi dieci anni dal 2007 ad oggi, la produzione di cibo organico e' aumentata del 200%.

Come faranno tutto questo?

Seguendo il Økologiplan Danmark, il piano di "azione organica" del paese. Sono 67 punti in cui e' tutto delineato. Il governo ha gia' deciso che incentiveranno la trasformazione di campi in cui si usa ancora di agricoltura convenzionale in campi in cui si usano metodi sostenibili e che attraverso pubblicita' e sensibilizzazione cercheranno di aumentare ancora di piu' la vendita di prodotti organici.
Ci saranno programmi nelle scuole per educare i bimbi e per spiegare i benefici dell'agricoltura organica agli studenti.

Entro il 2020 si vuole cosi *raddoppiare* la terra coltivata ad organico rispetto al 2007. Tutti i terreni di proprieta' del governo verrano coltivati in modo naturale e seguendo metodi biodinamici. I privati che lo vorranno riceveranno sussidi e sara' anche incentivata la ricerca sull'agricoltura sostenibile. Le leggi saranno piu' snelle per chi vuole eseguire la transizione. Per ora il piano e' di usare circa 61 milioni di dollari per questo progetto.

E questo rigaurda non solo zucchine e fragole ma anche il bestiame, primi fra tutti i maiali. Infatti sono coinvolte varie agenzie, coordinate dall minstro del cibo, agricoltura e della pesca che lavoreranno con comuni, regioni e privati per una visione globale della produzione di cibo in modo sostenibile e locale. 

Verranno poi istituiti dei target. Per esempio la mensa scolastica dovra' presto iniziare a fornire il 60% dei suoi prodotti da coltivazioni organiche agli studenti - e cioe' circa 800mila pasti. Tutte le mense di Copenhagen sono gia' organiche. Con le mense scolastiche, gli stessi requisiti verranno imposti alle mense dei militari, civili, degli uffici pubblici. 

Per adesso i danesi sono i principali consumatori di agricoltura biologica d'Europa. Il 7.6%. Sembra poco? Beh, nel resto d'Europa siamo molto piu' in basso. La Germania ne usa solo il 3.7%.  Negli USA solo l'1% dell'agricoltura domestica e' organica. In Italia non si sa, ma nelle tabelle di cui sopra non compare.

Perche' e' importante l'agricoltura organica, sostenibile? Beh, e' evidente che se non metti pesticidi nel tuo corpo stai meglio in salute. E stai meglio tu e sta meglio chi coltiva i terreni. Sopratutto diserbanti, monoculture, e altre sostanze tossiche non sono la risposta: sul lungo termine impoveriscono il suolo e la qualita' dell'aria. Spesso rendono i terreni piu vulnerabili alla siccita' e alle inondazioni.  L'agricoltura organica invece porta con se una maggiore varieta' di habitat, insetti, piante. I prodotti organici hanno un sapore migliore e, secondo alcuni studi hanno piu antiossidanti e migliori proprieta' anti-infiammatorie. Chiunque sia mai passato in campagna e abbia mai raccolto e mangiato un fico, una nespola o una albicocca da un albero nato e cresciuto spontaneamente lo sa. 

Ma non solo. I danesi hanno anche ridotto lo spreco di cibo del 25% nel corso di 5 anni, grazie ad alcune organizzazioni che regalano o vendono a prezzi bassi il cibo imperfetto.  Si chiamano "Stop Spild Af Mad" -- fermiamo lo spreco di cibo -- e WeFood.  I contadini danesi vengono pagati almeno 20 dollari per ora. Per legge. L'uso di antibiotici e' bassissimo, i casi di salmonella sono rari, e gli animali sono tenuti nelle stalle in condizioni decenti.

L'Italia e' appena uscita dall'Expo, dedicato al cibo.

Cosa e' rimasto? Che impegni ci sono per il futuro in questo senso? Ci sono degli obiettivi per l'agricoltura piu' salutare? Per incentivare l'organico - prodotto e consumato in Italia?

E per una volta ricopiare le cose buone degli altri?










Sunday, February 15, 2015

E' nostra - il sole a casa tua




http://www.energoclub.org/news/treviso-13-febbraio-cambia-energia-scegli-e-nostra

Ecco una bella inziativa: una coooperativa italiana senza scopo di lucro che fornisce elettricità sostenibile ai propri soci.

Ci sono voluti due anni e quattro gruppi per creare questo progetto: EnergoClub, Avanzi, Retenergie, ForGreen che hanno dato vita a "è nostra". Lo scopo e' di cambiare il modo in cui produciamo e consumiamo energia, abbandonando le fossili e cercando di guardare alle rinnovabili, partendo dal basso, coinvolgendo il cittadino.

Ci sono gia' esempi collaudati di  cooperative dell'energia,  n Germania Greenpeace Energy con 110,000 soci, in Belgio Ecopower con 47,000 soci, in Spagna Som Energia con 20,000 soci, in Francia Enercoop con 18,000 soci, in Gran Bretagna Energy4All con 1350 soci ed infine in Danimarca Middelgrunden Wind Turbine Cooperative con 40,500 soci.

Funziona cosi': su proposta del comitato tecnico-scientifico la Cooperativa decide da dove e compare energia sostenibile  e cosi' uno e' sicuro di avere fatto la sua parte nel diminuire il consumo di energia fossile. Piu soci ci sono, meno si useranno carbone e petrolio.

In Germania, Greenpeace Energy non solo vende e distribuisce energia verde ma costruisce ed implementa i propri impianti energetici: turbine a vento, installazioni di pannelli fotovoltaici in modo rispettoso dell'ambiente e non per massimizzare i profitti. Ed essendo numerosi i propri soci, hanno anche voce in capitolo sulle discussioni energetiche, hanno fondi per testare nuove idee e progetti di ricerca.

Per associarsi a "e' nostra" e farne un successo anche in Italia qui tutte le istruzioni
Altri link informativi sono qui ed altri ancora sono qui 



Wednesday, September 10, 2014

Assoil School: per i petrolieri Viggiano e' un esempio di sviluppo sostenibilie






Viggiano, anomalie di funzionamento di tutti i giorni


Dopo ENI scuola, si passa as Assoil school.

Nomi, sigle, inglesismi per dire una cosa sola: come possiamo fare il lavaggio del cervello alla gente che le trivelle sono cosa buona e giusta?

Beh ecco, quelli di Assomineraria si sono inventati appunto la ASSOIL School che sta per "Advanced Skills for Services in Oil & Gas Industry School", cioe' scuola per le competenze avanzate nei servizi per gas e petrolio.

Questa importantissima scuola e' stata fondata nel nel gennaio 2011 ed ha sede a Viggiano, Potenza.

Si organizzano qui "percorsi formativi per l’indotto upstream" con l’obiettivo di trasferire "know-how a risorse occupate e non" e per "formare e/o riqualificare personale proprio" o per "attingervi risorse con competenze funzionali allo sviluppo delle loro offerte di Servizi al mercato locale, nazionale ed internazionale"

Ancora: 

Il Centro potrà ampliare il proprio intervento per offrire percorsi formativi specialistici (per esempio su prevenzione e sicurezza) e di alto livello a risorse umane italiane e straniere interessate ad esperienze tecnologiche ed industriali avanzate, ponendo così le basi per un’affermazione a lungo termine della sua funzione. 

E ancora:

I corsi del centro saranno aperti alle imprese dei soci fondatori e ad altre imprese interessate.
L’Associazione è impegnata a sviluppare il progetto formativo nei prossimi anni, con l’ambizione di costituire un polo culturale e di sapere in grado di attrarre partecipazioni anche estere.


Cioe' invece di puntare agli stranieri che vengono in Basilicata a vederne le bellezze, e a respirarne l'aria pulita,  qui si e' ben fieri del portare i trivellanti da mezzo mondo ad imparare come distrugger meglio il pianeta!

E ovviamente come mai potra' una scuola del genere non avere lo stampo di approvazione della regione Basilicata, che poco ci manca e Marcello Pittella gli mette pure il tappeto rosso e i petali di rosa ai piedi dei petrolieri?

E infatti, tutti gingillanti, quelli dell'Assoil school riportano che ad Agosto di quest'anno la Regione Basilicata gli ha dato un riconoscimento ufficiale come Organismo di Formazione Accreditato,
evidentemente perche' la Assoil school  "conferma di essere in linea con gli standard riguardanti la normativa nazionale in ambito formativo".

Cioe' uno dice: io vado all'universtia' a studiare archiettura, farmacia o fisica. E altri diranno io vado a studiare al "polo culturale" di Viggiano dove fanno esempi di sviluppo virtuoso.

Chissa' se anche le fiammate periodiche dal centro oli siano parte di questo sviluppo virtuoso.

Come sempre, basta crederci e magicamente tutto si avvera.

Wednesday, February 19, 2014

Italia 2013: rinnovabili in aumento, fonti fossili in calo

Ecco qualcosa di cui essere fieri, in barba dei petrolieri e politici, direttamente da Energy Market Price.




Secondo questo sito infatti, l'Italia e' uno dei principali produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili, con il testa l'idroelettrico ed il solare fotovoltaico, grazie alla sua posizione geografica e grazie agli incentivi dati al settore negli scorsi anni.

Gli impianti del meridione sono particolarmente efficenti: in complesso nei primi sette mesi del 2013
sono stati prodotti quasi 13,800 GWh di energia da solare, il 7.3% del totale.

La fonte principale di energia rinnovabile e' l'idroelettrico con quasi 33,000GWh, l'eolico a quasi 10,000GWh, e il geotermico a 3,000GWh.

In totale sono quasi 60,000GWh da rinnovabili.

Durante lo stesso periodo, gli impianti convenzionali a fonti fossili hanno prodotto circa 105,000 GWh di elettricita', cioe' il 15.7% in meno rispetto all'anno precedente.

Cioe' le rinnovabili crescono e petrolio e carbone calano.

Non male, considerato tutte le difficolta' del paese e nonostante tutto il lavaggio del cervello che trivellare e' cosa buona e giusta.

E ora un po di energia pulita anche in parlamento, please.

Friday, July 26, 2013

It always seems impossible until it's done



"The technology is in place; 
anyone who tells you we can’t bring about a system 
based on 100% renewable energy sources right now 
 probably acts out of vested personal interest.”

La tecnologia esiste.
Chiunque vi dice che non si puo' creare
un sistema basato al 100% sulle energie rinnovabili
probabilmente agisce sulla base di interessi personali.



Abbiamo investito in modo dissennato nell energie rinnovabili, 
eravamo ubriachi? 

 Ente Nazionale Idrocarburi


It always seems impossible until it's done
Nelson Mandela


In Italia la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e' stata del 24.5% nell'anno 2011, un buon risultato se si pensa che in Germania invece la quota di energia elettrica da rinnovabili nell'anno 2012 e' stata del 23%.

Ci sono altre realta' in cui e' stato fatto anche di meglio: in Spagna al 2009 erano arrivati al 35%, in Svezia al 2012 la quota prodotta e' stata del 48%, in Portogallo nel 2010 invece si era al 50%.

In Norvegia - la patria del petrolio - la produzione di elettricita' da rinnovabili e' al 99%, grazie all'energia idroelettrica e cosi pure in Islanda dove siamo invece al 100% grazie ad un mix fra geotermico ed idroelettrico.

E la tendenza a produrre energia in modo sostenibile non riguarda solo i paesi occidentali: in Peru' lo sviluppo di energia rinnovabile e' stata dichiarata priorita' nazionale, in India lo stato del Gujarat sta seguendo un programma aggressivo di solarizzazione,  e cosi pure in Marocco e finanche in Arabia Saudita.

Ma non e' tanto lo status quo quello che e' veramente importante quanto l'idea che il futuro non e' piu' carbone, petrolio, fracking e buchi-buchi-buchi. Questa era l'energia del 20esimo secolo, quando non sapevamo fare di meglio che massacrare madre natura.

Sono passati cento anni, il petrolio ha segnato per molti versi anche in positivo un'era - quella dell'automobile, del volo aereo, del benessere diffuso - ma ha portato con se, e' innegabile, tanti problemi. Inquinamento, giochi politici, speculazioni finanziarie e non da ultimo i cambiamenti climatici.

Il futuro e' allora rendersi conto che non dobbiamo per forza continuare su questa strada. Che le alternative ci sono, e che se le cerchiamo e le vogliamo, si puo' transizionare dalla melma petrolifera al sole, al vento e all'acqua, e che questo non vuol dire tornare alle caverne. Ci vuole solo il coraggio, e la voglia di andare incontro al 21esimo secolo invece che restare aggrappati a modelli vecchi e superati.

Non e' un caso che in tutto il mondo inizia a germogliare l'idea del 100% da rinnovabili.

La Svezia l'ha gia' annunciato: essere la prima economia mondiale oil-free nel 2020. Si, oil free, programmano di sostituire anche la benzina con carburante da fonti rinnovabili.

Ci riusciranno, non ci riusciranno? Non lo sappiamo. Intanto si sono posti questo obiettivo, ambizioso e di ispirazione per tutti. Anche la Scozia ha annunciato di voler generare il 100% della sua energia da fonti rinnovabili entro il 2025, mentre la Danimarca ha in programma di dire adios a tutte le fonti di energia fossile nel 2050. Last but not least, le Filippine che il giorno 8 Luglio 2013 hanno annunciato di volere arrivare al 100% di energia da fonti rinnovabili nei prossimi 10 anni.

Il campo delle rinnovabili e' in piena espasione, i costi vengono giu, le tecnologie migliorano. Proprio qualche giorno fa, a Stanford hanno messo a punto le piu' sottili strutture assorbi-luce mai create: hanno spessore di qualche nanometro. Dal canto suo, 'International Energy Agency afferma che entro il 2016 l'energia rinnovabile superera' quella prodotta dal gas e sara' il doppio di quella prodotta dal nucleare, diventando la seconda fonte elettrica dopo il carbone.

Fra quattro anni, non fra quaranta!

L'impeto verso le fonti di energia rinnovabili portano con se anche mille altre opportunita' imprenditoriali, e di ricchezza diffusa: ad esempio a Berlino nel 2015 nascera' il CleanTech Business Park, 90 ettari per ricerca e sviluppo di progetti di energia verde: conservazione e stoccaggio, design e produzione.

Sara' il piu' grande complesso industriale di Berlino.

Se avessimo un po di coraggio e di lungimiranza in Italia, smantelleremmo l'ILVA di Taranto, faremmo bonifica e pulizia, riqualificheremmo tutti gli operai, inviteremmo le migliori menti del mondo e lo faremmo qui il Clean Tech Italia.
 



 

Saturday, July 20, 2013

Sonnenschiff - la citta' che produce 4 volte l'energia che consuma













In linea di principio, l'Abruzzo, la Basilicata sarebbero posti ideale dove portare avanti esperimenti di sostenibilita' ambientale seria. Sono regioni scarsamente popolata, che si fregia del titolo di "regione verde d'Europa" e che quindi potrebbe usare questi punti di partenza per interventi creativi e futuristici.

Invece, come per tutto, stiamo a guardare il resto del mondo che ci corre avanti, ancorandoci a modelli antichi e petroliferi che risalgono -- come dice Confindustria -- al 1930.  

Eccoci allora una ennesima lezione di vera sostenibilita' da parte dei tedeschi, che invece guardano al 2030!

Sonnenschiff e' una costruzione del 2004 che sorge a Friburgo ed e' stata disegnata dall'architetto Rolf Disch. La traduzione del nome e' "Nave del sole" perche' rassomiglia ad una nave e perche' e' costruita con il sole in mente - per produrre energia, e per risparmiarla.

Le finestre sono a tripla vetrata, con intercapedini sotto vuoto. Ci sono 1000 metri quadrati di pannelli solari che producono sul tetto, 135 kWp e il tutto e' studiato per usare la minor quantita' di energia possibile. kWp sta per kilo-Watt peak, cioe' i kilo-Watt (energia per secondo erogata) a massima irradiazione solare del pannello.

Accanto a Sonnenschiff c'e' Solarsiedlung che sta per Villaggio Solare, dove 52 case sono state costruite con simili accorgimenti, secondo il criterio "Passivhaus":  circondate dal verde, con tetti sporgenti per far ombra, coperti da pannelli solari e da giardini, raccolta di acqua piovana per l'irrigazione e per gli scarichi del bagno, e con riscaldamento prodotto da scarti di legna del giardino.

Il tutto fa si che questo sistema di case produca 4 volte piu' energia di quanta non ne usi.

Ora gia' lo so cosa diranno i piu' "intelligenti" : sono cose possibili su scala piccola, ci vogliono soldi, non siamo la Germania etc etc. 

Eppure da qualche parte si deve partire - perche' non creare un progetto pilota, che ne so, di prendere un villaggio dei monti d'Abruzzo e non renderlo totalmente autosufficente? 

Tocco Casauria l'ha fatto con le sue 4 pale eoliche.

E invece no, a noi in Italia ci piacciono le trivelle sul bordo dei laghi, nei vigneti, nei parchi, e fra le case della gente.

Friday, July 20, 2012

Lettera di un dipendente Saras



Il consiglio provinciale di Oristano, ieri ha bocciato all'unanimita' il progetto di trivellare Arborea, citta' con agricoltura di pregio, ortaggi, latticini ed allevamenti rinomati, oltre che varie riserve naturali popolate da fenicotteri.

Parallelamente mi arriva un email da parte di un lavoratore della Saras.

Non voglio causargli problemi, cosi lo chiamiamo solo Davide, un nome fittizio. Non si sa mai che la Saras gli faccia passare dei guai.

Pubblico la sua lettera in calce.

Questa lettera, secondo me, e' l'esempio lampante di quanto bene funzioni il parallelo petrolieri-ricatto posto di lavoro.

Praticamente Davide dice che occorre trivellare Arborea perche' senno' non si sa cosa altro raffinare negli altri stabilimenti Saras, e dice che le trivelle ad Arborea saranno lo sviluppo "sostenibile" !!

Io non ce l'ho con i lavoratori della Saras, che sono, secondo me, solo una parte dell'ingranaggio e non si rendono conto di quanto abbiano pagato per dare ai Moratti tutti i miliardi che hanno e di quante altre opportunita' l'industria del petrolio li abbia derubati.

Come sempre occorre pensare al binomio Gela/Taormina.

La prima disse si al petrolio, la seconda no.

E oggi si vedono i risultati di quelle scelte.

Non sono mai stata a Sarroch, ma non credo che possa reggere il paragone con le altre citta' turistiche della Sardegna.

Cosa sarebbe stata Sarroch senza la fabbrica dei Moratti? Non lo sapremo mai. Ma di certo sappiamo cosa e' oggi Arborea, e credo che nessuno sano di mente possa voler rinuciare a tutto quello che oggi e' Arborea in cambio di trivelle e raffinerie.

Io non credo di generalizzare. E' solo che non ho mai mai mai letto o sentito di una comunita' che sia felice di vivere vicino ai pozzi di petrolio. Mai.

E' la verita', e sfido chiunque che non sia affiliato con l'industria del petorlio a dirmi che si vive bene vicino a raffinerie e simili.

Caro Davide, se la Saras ci tenesse a lei, adesso che il lavoro scema, le farebbe un training per riqualificare lei e i suoi colleghi verso altri tipi di lavoro - pannelli solari, imprese in proprio di manutenzione di altri tipi di industria e cosi via.

L'epoca del petrolio e' finita e star qui a voler trivellare l'intrivellabile e' solo una finta medicina che finira' solo con il fare piu' danni di quanto lei non creda.

E le prove non le ho io.

Le prove le contiene il rapporto Disturbi Respiratori dell'Infanzia e Ambiente in Sardegna chr parla di bimbi piu' malati, di piu' alti tassi di tumore, di inquinanti in aria, in atmosfera e nel suolo per chi vive a Sarroch rispetto ad altre zone della Sardegna.

Legga qui.

E poi qui.

E poi qui.

Le prove le ha Massimiliano Mazzotta con il suo documentario OIL, la cui diffusione la Saras ha cercato in ogni modo di evitare. 

Le prove le ha Giorgio Meletti con il suo libro "Nel paese dei Moratti" contro cui la democraticissima Saras ha intrapreso "azioni legali" come riporta Wikipedia per avere rivelato a tutti il modus operandi della Saras il giorno in cui sono morti tre operai perche' nessuno li aveva addrestrati per le mansioni di cui dovevano occuparsi.

Le basta?

Ripeto io non ce l'ho con lei.

Ce l'ho con chi le fa credere che sia giusto avvelenare acqua, aria e polmoni e che in cambio lei debba pure essergli grato e debba difenderli.

Tutto questo mentre lei arranca ad arrivare alla fine del mese e loro corrono dritti dritti in banca a contarsi i quattrini, mentre Massimo Moratti decide quanti miliardi dare ai suoi calciatori e mentre Mrs. Milly Moratti finge di essere una verde.


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Cara professoressa io lavoro alla Saras da 20 lunghi anni e penso che quanto scrittoda lei riguardo ai petrolieri non sia in linea con quanto sia reale e come in tutte le cose della vita non si puo' far di tutta l'erba un fascio.

 Infatti non so se lei parli cosi' perche' generalizzando( come la maggior parte delle persone) i petrolieri sono tutti degli sporchi colonozzatori senza scrupoli e quindi tottalmente insensibili alla salute  e indifferenti alle persone.

Ma devo dire che non e' cosi'. Perlomeno no e' sempre cosi'.

I Moratti e in particolare la Saras non e' come la dipinge lei e la maggior parte delle persone.

Il fatto che si voglia avere il gas di arborea e' un opportunia' per tutta la Sardegna e nasce dal fatto di una sempre crescenta necessita' di autosuffucienza energetica per ridurre i costi di una ormai agonizzante industria della Raffinazione (e non E' un delitto).

Il fatto poi ambientale secondo me non si pone poiche' il modo di operare della Saras qualore fosse, come dice lei, fautore di terrificanti emissioni gassose non potrebbe mai essere consentito rispetto alle ormai sempre piu' stringenti norme ambientali che hanno contribuito a mettere in ginocchio le raffinerie in Europa, ma al di la di questo La Saras opera ed ha sempre operato nel pieno rispetto di tutela delle piu'restrittive esigenze di carattere ambientale e anzi ha fatto un po' di piu'.

Mi creda no siamo cosi come lei ci dipinge e se ha dei dati che dimostrano il contrario li metta a disposizione.

Non vogliamo trasformare Arborea in un inferno di maleodoranti miasmi ma in una realta' di sviluppo e sostenibilita' per un futuro della Sardegna migliore.

Thursday, April 14, 2011

La California e il 33 percento


California can power itself entirely on clean energy
resources like wind, geothermal and solar power

Bernardette del Chiaro,
Environment California

L'altro ieri il nuovo governatore della California, Jerry Brown, ha firmato una legge statale che richiede che tutte le ditte che forniscono energia a questo stato, lo facciano con fonti rinnovabili, sole e vento, per il 33% del totale entro il 2020 - fra nove anni.

A oggi 2011, la quota e' gia' circa il 18% del totale. Si stima che per l'anno prossimo arriveremo al 20%.

Ovviamente nessuno ne parla in Italia, presi come siamo con nucleare e petrolio e con il dire che non si puo'.

Il governatore ha detto che la legge aiutera' a risollevare l'economia, e che questo "aggressivo" spostamento lontano dalle fonti tradizionali - carbone, petrolio e gas - creranno lavoro e daranno alla California una nuova spinta verso l'avanzamento di tecnologie nuove.

Ha anche detto che la legge creera' centomila posti di lavoro in piu' e che ridurra' le emissioni di inquinanti. Questi numeri non stati tirati fuori da cappelli magici, ma da un apposito studio del Centro per l'Efficenza Energetica e le Tecnologie Rinnovabili, un gruppo autonomo di industriali del settore.

Nella legge ci sono anche incentivi per fabbriche di pannelli solari, installatori e investimenti in ricerca. Il gruppo Environment California - che ha il solo scopo di fare lobby sui politici di California, quali che essi siano - ha detto che il tutto e' stato una gran vittoria per l'ambiente californiano.

Il governatore Brown aggiunge che il 33% non e' un fine, e' una partenza e che come stato possiamo fare meglio, e che non e' irragionevole pensare al 40% nei prossimi 10 anni, visto che i prezzi diminuiscono e che la tecnologia migliora.

Per la maggior parte, la legge e' stata considerata buona e giusta anche dai repubblicani, anche se qualcuno di loro ha cercato di spaventarci dicendoci che il prezzo dell'energia aumentera'. Stimano del sette per cento. Ma di solito i repubblicani sono sempre catastrofici su queste cose. Anche se aumentera', credo che tutti qui saremo ben felici di pagare un po di piu' - o di consumare di meno - per un ambiente piu' sano.

Il 33% non e' il 100%, ma e' un passo in avanti e soprattutto da' un segnale di ottimismo e di speranza che un futuro migliore e' possibile.

Intanto per i primi sei mesi del 2010, le ditte califonrniane che lavorano nel solare hanno ricevuto quasi un miliardo di dollari di investimenti da privati, di piu' che in qualsiasi altra parte del mondo.

Questo post e' dedicato a tutti quelli che mi scrivono e che mi dicono che con sole e vento non ci riusciremo mai ed e' per questo che dobbiamo trivellare tutto il trivellabile.

La California ha 40 milioni di persone. Se lo possiamo fare qui, lo possono fare tutti.