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Friday, April 8, 2016

Perche' votare e perche' votare si al referendum del 17 Aprile 2016



Il petrolio prima ancora che l'ambiente inquina la democrazia. 



Non avrei mai immaginato che questo referendum aprisse una cosi violenta discussione sul tema petrolio in Italia o che venissero fuori tutti questi scandali, uno piu' deprimente dell'altro per chiunque ami l'Italia.  Essenzialmente predico tutte queste cose da anni, ma questa cosi grande macchina organizzativa per taroccare i controlli, per mentire alla gente, per farci soldi sopra, con la piu' totale incuranza per l'ambiente, il pianeta, la gente e' veramente strabiliante.  I petrolieri hanno giocato con i polmoni, con il mare, con la fiducia degli italiani e questo da solo e' un motivo forte per votare SI il giorno 17 Aprile 2016.


Gli altri li elenchero' fra qualche paragrafo. Ma e' quanto di piu' meschino e antidemocratico invitare la gente all'astensionismo come cercano di fare in molti nel PD. Quale che sia stato l'iter di questo referendum siamo adesso chiamati alle urne, e occorre andare a votare per non sprecare i 3-400 milioni di euro che questo referendum costera'.  Vincere sperando che non si raggiunga il quorum e' uno schiaffo al vivere civile e a tutti quelli che hanno dato la vita, generazioni fa, per darci il suffragio universale.


Il quesito e' sulla durata temporale delle trivelle. Le concessioni adesso durano 30 anni con possibilta' di proroga fino all'esaurimento del giacimento. Il referendum vuole che, per il futuro e per le sole concessioni entro le 12 miglia, una volta scaduti questi 30 anni, non possano esserci proroghe. Il quesito riguarda una ventina di concessioni della Edison e dell'ENI che "scadranno" fra il 2017 e il 2027. Sono in Adriatico (Emilia Romagna, Marche e Abruzzo), in Sicilia e nel mar Ionio (Calabria).   Di queste concessioni una e' unicamente a petrolio, Rospo Mare in Abruzzo, le altre sono tutte a gas o miste. Le piattaforme fuori dalle 12 miglia non sono interessate.


Il voto e' un voto simbolico. I quesiti iniziali erano sei, ma di questi cinque sono stati cancellati, grazie a sgambetti piu' o meno aperti da parte del governo. Hanno una gran paura del voto. Oltre a cancellare cinque quesiti su sei, hanno pure deciso di non voler incorporare il voto con le amministrative di Giugno, sperando nell'astensionismo. Essendo un voto simbolico, anche l'espressione del voto deve essere simbolico.


Non votiamo per trenta o trentuno anni di trivelle. Votiamo per dire al governo che tipo di Italia vogliamo. Una Italia fossile, che si ancora stretta stretta al passato, con tutte questa petrol-molassa di morte, di ministri, di amanti, di bugie, o una Italia che con coraggio guarda al futuro e programma un paradigma energetico diverso, fatto non solo di energia pulita, ma di coscienze pulite.  


Non e' vero che non si puo'. I perdenti, i vecchi dentro, quelli che hanno le mani in pasta, dicono che non si puo'. L'uomo e' piu' intelligente dei buchi. Se abbiamo messo un uomo sulla luna possiamo anche portare sulla terra sole e vento per fare tutto quello che facciamo con il petrolio, senza avvelenare nessuno.  Lo so. E' la storia che ce lo dice.



Ecco perche' votare si:


1. Dalle trivelle italiane, esistenti e future, non ci guadagnano niente gli italiani, solo i petrolieri.  Importiamo ancora la maggior parte del petrolio e del gas che usiamo e sara' sempre cosi perche' ce ne abbiamo troppo poco e scadente per farne affidamento. Non sono le trivelle in mare a portare ricchezza agli italiani. E' l'ambiente sano, un turismo intelligente e moderno, la bellezza, la poesia del nostro paeseaggio che ci salveranno, non i buchi. Ogni Gela e' una Taormina mancata.


2. L'Italia e' un paese fraglie. Trivellare significa stuzzicare e modificare delicati equlibri naturali di cui non sappiamo niente. Tutto il Ravenate e' sottoposto a fortissima subsidenza, spiagge intere sprofondano.  Studi commissionati dagli stessi petrolieri in tempi recenti confermano che la maggior parte della subsidenza e' causata dalle estrazioni metanifere. La subsidenza e' un fenomeno irreversibile: una volta che la terra si abbassa non si torna indietro. La subsidenza si puo' solo rallentare. Chi da il diritto ai petrolieri di lasciare questa eredita' alle generazioni future?


3. Quello che emerge da Viggiano (Basilicata) in questi giorni e' *normale* per l'industria petrolifera. In alcune localita' del mondo i controlli sono superiori, altrove, come in Italia, arrivano tardi e c'e' una spettacolare corruzione fra controllo e controllato. Ma i tentativi di avvelenare residenti e ambiente per risparmiare costi, esistono ovunque. E' questa la triste verita' dell'industria petrolifera: ancora piu' che i sussidi governativi i loro business lucrano con i sussidi non quantificabili delle nostre vite e del nostro ambiente. Ci avvelenano i polmoni ed i figli, ci deumanificano le coste con brutture industriali, puzze sulfuree insopportabili, e cozze e pesci tossici. Sono sicura che se si indagassero tutte le piattaforme d'Italia si troveranno concentrarzioni elevate di materiale tossico in ciascuna di queste. E' inevetabile. Prima ci lasciamo questo modus vivendi alle spalle, meglio sara'.


4. A Ragusa, allo scadere della concessione Vega A approvata nel 1984, hanno fatto richiesta per trivellare altri dodici pozzi nel quasi silenzio generale. Viene fuori adesso che dopo decenni attorno alla piattaforma Vega A ci sono elevate concentrazioni di metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici, composti organici aromatici e MTBE e che non e' possibile il totale ripristino ambientale.  A Ravenna invece viene fuori che le cozze "sane" pescate vicino alle piattaforme erano invece state prese altrove. Quelle vere invece avevano altre concentrazioni, anche qui, di metalli pesanti e idrocarburi policiclici aromatici. Chi mangia quelle cozze? Anche qui, tutto questo e' *normale* perche' si tratta di infrastrutture che invecchiano, di sostanze tossiche e corrosive, e di controlli scarsi e difficili. Un giorno in piu' di proroga e' un giorno in piu' di mare malato.


5. E se qualcuna delle trivelle ha incidenti o malfunzionamenti? Dalla piattaforma Paguro, da cui sono morte tre persone, non vogliamo veramente imparare niente? O vogliamo dimenticare la piattaforma ENI Temash incendiatasi nel 2004 solo perche' e' in Egitto? O del fatto che l'ENI-Saipem ha trivellato senza certificazioni? O che l'ENI in Norvegia ha ammesso una "lack of competence" nel trivellare i mari del nord? O vogliamo dimenticare che quando in Abruzzo ci furono perdite da Rospo Mare, prima si parlo' di petrolio e *dopo quattro giorni* i petrolieri corressero la stampa parlando di erba e fango, come se loro stessi non fossero capaci di distinguere il petrolio dal fango immediatamente? 



6. Non e' vero che se non lo estraiamo noi lo faranno i Croati con magiche trivelle "a 45 gradi" come scrive qualche petrol-giornalista. Per tutto il parlare che si e' fatto di petrolio in Croazia, i residenti dell'ex-Yugoslavia non hanno trivellato un solo pozzo. In Italia invece tiramo fuori petrolio dagli anni '50 in Adriatico, senza chiedere niente a nessuno. Non sarebbe il caso di dare l'esempio e di decidere *assieme* ai croati di chiudere il mar nostrum ai petrolieri da ambo i lati?


7. Non e' vero che diminuira' l'occupazione. Nessuna piattaforma chiudera' il 18 Aprile. Per di piu' il lavoro petrolifero e' altamente automatizzato e sono poche le persone che lavorano sulle piattaforme. Di contro, chi protegge il lavoro delle migliaia di pescatori che non sanno se pescano pesce o concentrati di monnezza tossica?

8. E se invece di preoccuparci di petrol-lavoro, ci preoccupassimo del lavoro green? La tendenza mondiale e' di occupazione verde che cresce. In Canada gli ex lavoratori del petrolio chiedono di essere riqualificati per il lavoro nell'industria delle rinnovabili, negli USA il lavoro nelle rinnovabili ha superato quello nell'industria petrolifera. E la cosa bella del lavoro verde e' che spesso si tratta di piccole industrie, e quindi di ricchezza distribuita invece che di colossi e multinazionali. Invece di fare la guerra al referendum, perche' il governo di Matteo Renzi non fa piu' politiche per incentivare le rinnovabili? L'uso di automobili elettriche? Il risparmio energetico? Nel 2014 il governo addirittura fece dei tagli retroattivi sugli impianti di energia verde, causando l'ira degli investitori stranieri e pure del Wall Street Journal.  Forse perche' Matteo Renzi ha piu' petrol-amici che amore per le rinnovabili? 


9. Giustificare le trivelle d'Italia perche' "se non lo facciamo noi, lo faranno in Mozambico e in Nigeria" e' una offesa al Mozambico e alla Nigeria, e a tutti quelli che vivono vicino a pozzi e trivelle e mare malato. Ai Nigeriani non importa se trivelliamo Tempa Rossa o Ravenna o Ombrina. Ai Nigeriani importa che il loro dolore cessi e che non debbano piu' respirare, mangiare e vivere petrolio.  A chi pensa cosi' due cose dico. Intanto, se vogliamo proprio fare questo ragionamento, e allora dovremmo dire "se non lo facciamo nel giardino del mio condominio, lo faranno in Basilicata" e quindi che si aprissero loro un Centro Oli nelle loro citta', o una FPSO nel loro mare. Andassero al mare a Falconara. E sopratutto. Se vi dispiace (ma veramente!) per la Nigeria e per il Mozambico, diventate attivisti per la Nigeria e per il Mozambico. Ce n'e' tanto bisogno. E no, non e' impossibile. Se l'ho fatto io dalla Calfornia per l'Italia, lo potete fare anche voi per il Mozambico e per la Nigeria. Ai politici che seguono questo pensiero dico: perche' invece non mettete su delle commissioni d'inchiesta per studiare cosa esattamente l'ENI e l'AGIP abbiano combinato in Nigeria, se veramente ci tenete?  Non e' distruggendo l'Italia che si migliora il resto del mondo. Invece di giocare al ribasso, miglioriamolo il pianeta.


10. Il pianeta muore per colpa nostra. Del nostro uso smodato di fonti fossili. Ogni giorno leggiamo di cambiamenti climatici che progrediscono e che alterano i delicati equilibri naturali. I ghiacciai che si sciolgono, le barriere coralline che muoiono, isole che scompaiono, gli oceani che si acdificano. Non e' giusto. Da qualche parte si deve pur iniziare per cambiare le cose, e cercare di salvare il salvabile. L'Italia ha firmato decine di accordi da Kyoto a Parigi e sarebbe tutto vuoto se ci ostinassimo a trivellare il pianeta fino all'ultima goccia. Occore invece affrontare la sfida energetica con coraggio: iniziamo da qui, dal 17 Aprile.


Non c'e' sfida alcuna davanti cui l'uomo non abbia messo tutta la sua intelligenza e il suo volere e non ci sia riuscito.

Possiamo farcela. Ce l'abbiamo sempre fatta.

Friday, February 13, 2015

L'Adriatico petrolizzato - le trivelle di Croazia








Manca poco alla fine del periodo di 30 giorni per mandare osservazioni al governo croato in merito alle trivelle in Adriatico: l’ultimo giorno valido e’ il 16 Febbraio.

Il documento proposto dal governo di Zagabria ci tocca da vicino perche’ l’Adriatico e’ nostro tanto quanto loro, e veramente intendono lottizzare tutto quello che possono. Parliamo del 90% dell’Adriatico croato trasformato in un gigantesco campo di petrolio. Eppure, lo Strategic Environmental Assessment (SEA) di Croazia, di circa 400 pagine dedica solo poche righe all’Italia che si concludono con il solito “tuttapposto”. E cioe’ non ci saranno effetti sui paesi confinanti.

Ma magari anche si.

E infatti dicono che “non si prevedono impatti transfrontalieri per quanto riguarda le aree Natura 2000 in Italia, escluso in caso di incidenti.”

Escluso in caso di incidenti. Che significa?

In quelle poche righe si cita solo la zona Natura 330009 Trezze San Pietro Bordelli, del Fruili Venezia Giulia, un sito marino di interesse europeo, con biodiversita’ di flora e fauna acquatica e con speciali formazioni geomorfologiche, nei pressi di Gorizia, vicina al lotto 1 dei croati. Qui si dice che se trivellano come prevedono “non si puo' escludere l'impatto transfrontaliero”. Fine.

E di grazia, quale sara’? Inquinamento a mare? Danni alla pesca? Hanno interpellato l’Italia? L’Italia ha qualcosa da dire? Debora Serracchiani lo sa? Ha una idea? O pensa come tutto il PD che dopo lo sblocca Italia ci voglia anche lo sblocca Croazia? E Matteo Renzi, ha una qualche idea?

Tutto tace.

In realta’ la direttiva europea prevede che gli stati confinanti, in questo l’Italia, possano richiedere alla Croazia la possibilita’ di studiare meglio il progetto, visto che ci sono potenziali effetti negativi anche per noi. Sarebbe opportuno, io credo, che tutto venga tradotto in italiano, che ci siano studi adeguati sugli effetti sulle nostre coste e in cui anche la cittadinanza italiana possa dire la sua.

E questo perche’ dalla Croazia vengono fuori affermazioni poco tranquilizzanti: l’Agenzia per gli Idrocarburi croata, afferma di non possedere sufficenti risorse per le operazioni di riprisitino ambientale in caso di incidente. Dicono semplicemente che “hanno cinque anni di tempo” per capire come trivellare rispettando l’ambiente al meglio. E cioe’ rimandano al futuro. Un po improvvisato no?

Non saremmo dovuti arrivare fin qui. L’Adriatico e’ un mare chiuso, piccolo, poco profondo, gia’ inquinato. Di petrolio si parla gia’ da tanto tempo e sarebbe stato utile avere un solo politico che veramente ci avesse creduto e che fosse stato un po piu’ coraggioso e magnanime. Che avesse lavorato giorno dopo giorno, in silenzio e creandosi rete sulle due rive, per fare della difesa del mare e dell’interdizione alle trivelle in tutto l’Adriatico il suo regalo a noi cittadini.

Luca Zaia, Luciano D’Alfonso, Gian Mario Spacca, Nichi Vendola sono i presidenti delle regioni adriatiche Veneto, Abruzzo, Marche e Puglia che hanno fatto ricorso contro le nuove regolamentazioni petrolifere dello Sblocca Italia. Visto che il nostro governo e’ sordo ed insensibile, io spero che possiate voi prendere la situazione nelle vostre mani, senza che vi rincorrano appresso i cittadini. Spero che troviate il modo per istaurare un dialogo con la Croazia, chiedendo anche noi di partecipare secondo i canali ufficiali, perche’ il petrolio e’ di chi se lo piglia, ma l’inquinamento e’ di tutti.

Spero anche che Debora Serracchiani si svegli dal suo torpore.

Proteggere il nostro orticello va bene, ma occorre avere l’audacia e la volonta’ delle cose grandi. Sono quelle che ci rendono memorabili.

Qui i link con le mappe delle concessioni petrolifere di Croazia, le petizioni popolari ed il testo della SEA riferito all’Italia.



Saturday, January 31, 2015

Affondiamo le trivelle in Croazia







Per chi volesse mandare testi propri, l'indirizzo e' 



Dipartimento delle Miniere del Ministero dell'Economia,
Vukovar Via 78,
Zagabria, Croazia

rudarstvo@mingo.hr


Ecco cosa dicono dell'Italia nel loro documento di valutazione ambientale:


8.3.2.12.2 Repubblica d'Italia

"Il bordo esterno dei campi di ricerca numero 1, 2, 3, 5, 7, 9, 12, 15, 18, 24, 25, 26 i 29 si trova al confine con la zona epicontinentale dell'Italia (immagini 8.9. e 8.10). Ai limiti della parte nord del campo di ricerca no 1 si trova la zona Natura 2000 IT 330009 Trezze San Pietro Bordelli (SCI), dove non si puo' escludere l'impatto transfrontaliero se le attivita' si svolgeranno nel campo 1. Di seguito, prima di iniziare le attivita' di ricerca e produzione idrocarburi nel campo 1 bisogna provvedere alle consulatazioni con la Repubblica d'Italia. Come alternativa si propone la riduzione dell'area del campo di ricerca no 1 nella sua parte settentrionale. I bordi esterni dei campi di ricerca no 18 i 24 sono distanti circa 22 km dall'area Natura 2000 IT 911001 Isole Tremiti (SCI) e IT 9110040 Isole Tremiti (SPA) – immagine 8.10. Data la distanza dai campi di ricerca non si prevedono impatti transfrontalieri per quanto riguarda le aree Natura 2000 in Italia, escluso in caso di incidenti.

Le aree protette marine in Italia si trovano a distanza di 20 km dai campi di ricerca (immagine 8.11) e non si prevedono impatti su di loro"



La Slovenia chiede la Valutazione di Impatto Ambientale Transfrontaliera, ma la Croazia gli dice no.


Debora Serracchiani, Fruili Venezia Giulia
Luca Zaia, Veneto
Luciano D'Alfonso, Abruzzo
Gian Maria Spacca, Marche
Nichi Vendola, Puglia

ecco la vostra occasione d'oro per far qualcosa di buono

Chiedete alla Croazia una valutazione di impatto ambientale che includa
anche l'Italia. 

Il petrolio e' di chi se lo piglia, ma l'inquinamento e' di tutti.



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Sono diventata amica virtuale con vari attivisti di Croazia con cui nel corso dei mesi abbiamo cercato di coordinare lettere, dati, e amicizia.

La situazione croata non e' commentabile : la foto sopra parla da se.  Alcune cose fanno sorridere, perche' veramente alcuni politici di Croazia pensano che le trivelle porteranno loro soldi e fortuna e benessere e che tutto potra' coesistere con mare ed aria pulita.

Ad esempio, Barbara Doric della "Croatian Hydrocarbon Agency" dice che la nazione ha “tecnologie avanzate per mantenere i piu' alti standard ecologici". Ah si, e quali sarebbero? E come mai non ce li ha nessun altro al mondo, visto che perdite e scoppi e incidenti sono all'ordine del giorno?

Un altra chicca e' che durante lo spettacolo ‘Otvoreno’ il Prof. Igor Dekanic quando gli veniva chiesto come avrebbero fatto a mantenere questi "piu elevati standard ecologici" ha risposto che non lo sapeva ma che "Abbiamo cinque anni per pensarci".

Cioe' anche loro vanno a casaccio!

Un po e' colpa nostra, nel senso che avrebbe dovuto essere l'Italia la porta bandiera della difesa del mare Adriatico, perche' siamo -- in teoria -- piu' avanzati della Croazia, facciamo turismo da piu' tempo di loro, perche' abbiamo piu' estensione costiera di loro e perche' i problemi trivelle--inquinamento--erosione--subsidenza li abbiamo gia' sperimentati a Ravenna, a Venezia, nel delta del Po.

Un sacco di gente pensa cose stupide come "ecco, trivellano loro, se non ci sbrighiamo a trivellare pure noi, si acapparreranno tutto il petrolio italiano". Questo e' folle, intanto perche' la trivellazione in orizzontale non concede certo di svuotare i giacimenti a decine e decine di chilometri di distanza, ma sopratutto perche' siamo stati noi italiani a trivellare per primi - in Veneto per esempio.  La Croazia ha semplicemente fatto quello che abbiamo fatto noi negli anni '60, lottizzato il mare.  E comunque non e' che uno si lancia dal balcone e noi dobbiamo per forza seguirli.

Ripeto, avremmo dovuto essere noi a tendere loro la mano e a dire loro "non trivelliamo nessuno dei due".  Ma cosi' non e' stato, e adesso siamo qui a discutere sul se e come trivellare la nostra pozzangheretta.

Mi auguro che tutti possano partecipare e che soprattutto si facciano vivi amministratori di Puglia, Abruzzo e Veneto.

Il petrolio e' di chi se lo piglia, ma il mare inquinato e' di tutti.

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Qui il testo tradotto in Italiano.


Gentili membri del governo Croato,

L'intero processo di estrazione del petrolio a mare crea inquinamento dannoso agli umani ed alla vita marina per tutto l'arco della durata del progetto. Le piattaforme a mare rilasciano fluidi di perforazione e scarti metallici, che includono sostanze tossiche, fra cui cromo, mercurio e benzene, direttamente a mare.

Una piattaforma rilascia circa 90,000 tonnellate di materiale di scaro durante l'arco della sua vita temporale, danneggiando la vita marina e la qualita' dell'aria. Oltre alle piattaforme, le petroliere potrebbero causare ulteriore inquinamento, visto che ogni anno circa 635,000 tonnellate di greggio sono rilasciate dalle navi nel Mediterraneo.

Tutto questo nel giro di pochi chilometri di distanza da aree marine e un migliaio di isole ed isolotti croati. Il piu grande tesoro nazionale, l'Adriatico, deve essere protetto. E' del tutto chiaro che questo progetto e' incompatibile con la protezione del mare Adriatico di Croazia e che deve essere fermato.

Grazie.